Son of a Pitch 2026 porta a Venezia le nuove voci del cinema indipendente e rafforza il dialogo con l’industria

-

Scoprire nuovi autori non basta: il vero passaggio decisivo è creare le condizioni perché quelle voci possano incontrare chi il cinema lo sviluppa, lo produce e lo distribuisce. È su questa idea che Son of a Pitch, progetto di Save the Cut dedicato al cinema indipendente, ha costruito la sua sesta edizione, andata in scena il 9 e 10 settembre 2026 al Lido di Venezia. Nato nel 2021 come premio internazionale rivolto ai registi under 30, il progetto ha raccolto nelle prime cinque edizioni oltre 7.000 candidature provenienti da più di 100 Paesi, con il 40% delle opere firmato da registe donne e la metà da autori under 25.

A presiedere per il sesto anno la Giuria Artistica è stato Pif, affiancato dallo sceneggiatore Michele Astori, dal direttore della fotografia Luca Bigazzi, dalle attrici Giusy Buscemi e Aurora Quattrocchi e dalla casting director Barbara Giordani. Ma la novità più significativa dell’edizione 2026 è stata la creazione di una seconda giuria, pensata per avvicinare ancora di più il premio al mercato audiovisivo.

Grand Canal trasforma lo scouting in un ponte diretto tra giovani autori e industria audiovisiva

La nuova Giuria Grand Canal riunisce infatti professionisti provenienti da alcuni dei principali protagonisti dell’industria italiana: a presiederla Erica Negri, Head of Commissioning di Sky Studios Italia, insieme a Tamara Prandi di Cattleya, Cecilia Spera di Indigo Film, Raffaele Perillo di Numero 10 e Michelangelo Fano di Netflix Italia. L’obiettivo è dichiarato: fare in modo che il percorso di un cortometraggio non si esaurisca con la selezione o con un premio, ma possa diventare l’occasione per mettere un giovane autore davanti a chi lavora concretamente allo sviluppo di film e serie.

Da questa stessa logica nasce Grand Canal, piattaforma digitale che raccoglie circa 130 cortometraggi internazionali scelti per il loro sguardo su società, sostenibilità e impatto. Il catalogo è destinato a case di produzione, distributori, piattaforme, aziende, fondazioni ed enti alla ricerca di nuovi autori e nuovi contenuti. Per i filmmaker significa prolungare la vita delle proprie opere oltre il circuito festivaliero; per l’industria, avere uno strumento di scouting organizzato attorno a talenti che difficilmente emergerebbero attraverso i percorsi tradizionali.

La selezione 2026 conferma questa vocazione internazionale. Il Best Film è andato a Like a Miracle dell’iraniano Abod Kazemi, mentre il Best Director è stato assegnato al regista bengalese MD. Rabbi Bhuiyan per The Sweetness of Air. When The Tiger Roars del cinese LAM Can-zhao ha conquistato il Grand Canal – Best Film. Premi anche a opere provenienti da Kazakistan, Cina, India e Iran, costruendo una geografia creativa che supera nettamente i confini europei.

Son of a Pitch prova a costruire un percorso che continui dopo il premio

La direzione più interessante del progetto sta però nel tentativo di trasformare un festival per cortometraggi in un sistema più ampio. Save the Cut sta infatti lavorando anche sul rapporto tra formazione e professione, con lo sviluppo di una nuova Academy curata da Erminio Perocco e il dialogo con il Master in International Screenwriting & Production dell’Università Cattolica. L’idea è che il talento debba essere accompagnato dalla conoscenza concreta del mestiere, creando occasioni di confronto prima che i giovani autori entrino stabilmente nell’industria.

Nella stessa prospettiva si inserisce il rapporto con Premio Film Impresa, promosso da Unindustria, e la nascita del Narrative Strategy Circle, tavolo permanente che vuole mettere in relazione cinema, imprese, accademia e istituzioni. Il punto di contatto è l’idea del cinema non soltanto come prodotto culturale, ma come linguaggio capace di raccontare organizzazioni, identità e trasformazioni sociali.

Anche i premi consegnati ai vincitori riflettono questa attenzione al futuro: le statuette sono opere dello scultore Davide Dall’Osso, realizzate prevalentemente con policarbonato proveniente da scarti industriali e trasformate in figure infantili trasparenti e luminose, simbolo di possibilità e rigenerazione.

Dopo sei edizioni, Son of a Pitch sembra quindi voler superare la logica della semplice competizione. Il cortometraggio resta il punto di partenza, ma il vero obiettivo diventa ciò che accade dopo: mettere in relazione talento, industria, formazione e nuove opportunità produttive, trasformando lo scouting in un percorso che possa avere continuità.

Redazione
Redazione
La redazione di Cinefilos.it è formata da un gruppo variegato di appassionati di cinema. Tra studenti, critici, giornalisti e aspiranti scrittori, il nostro gruppo cresce ogni giorno, per offrire ai lettori novità, curiosità e informazione sul mondo della settima arte.
- Pubblicità -

ALTRE STORIE

- Pubblicità -