Il finale in sospeso e le possibilità di un sequel: il regista e la protagonista di Hope fanno chiarezza

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Il thriller fantascientifico Hope, diretto da Na Hong-jin, potrebbe avere un seguito, anche se il regista non considera indispensabile proseguire la storia oltre il film attualmente nelle sale statunitensi. In un’intervista esclusiva a ScreenRant, il cineasta ha spiegato che il finale è stato concepito per offrire una conclusione soddisfacente, pur lasciando aperta la possibilità di sviluppare ulteriormente l’universo narrativo. Anche Hoyeon, interprete della giovane agente di polizia Sung-ae, si è detta favorevole all’idea di un secondo capitolo.

Il film racconta l’arrivo di una presenza aliena nel villaggio di Hope Harbor, dove il capo della polizia Ko Bum-seok si trova a dover proteggere la comunità. Nelle profondità della foresta, intanto, un gruppo di cacciatori diventa preda della creatura che stava cercando. Per Na Hong-jin, autore della sceneggiatura e regista, Hope rappresenta il primo lungometraggio dopo The Wailing del 2016. Presentato in concorso al Festival di Cannes nel maggio 2026, il film ha poi raccolto consensi anche in Corea del Sud e negli altri festival in cui è stato proiettato.

La possibilità di un sequel nasce soprattutto dal finale, che lascia spazio a ulteriori sviluppi. Il regista, tuttavia, ritiene che la conclusione attuale abbia già raggiunto il proprio obiettivo: mettere a confronto due prospettive contrapposte, quella degli aggressori e quella delle vittime.

Na Hong-jin immagina una storia più ampia, ma non vuole un sequel senza una direzione precisa

hopeNell’intervista, Na Hong-jin ha spiegato che il finale distingue chiaramente i due gruppi. Gli esseri umani responsabili delle aggressioni arrivano a confrontarsi con le proprie azioni, pur senza aver ancora raggiunto una piena consapevolezza o un autentico pentimento. Le vittime, invece, concludono il proprio percorso scegliendo di conservare la speranza e andare avanti. Per il regista, questo confronto offre una chiusura adeguata, senza la necessità di ulteriori spiegazioni.

Na ha comunque ammesso che potrebbero servire uno o due film aggiuntivi per raccontare la storia nella sua interezza. Durante la lavorazione, però, ha maturato il dubbio che il solo Hope possa essere sufficiente. Un eventuale seguito richiederebbe soprattutto tempo per sviluppare un’idea convincente, evitando di proseguire il racconto soltanto per ragioni commerciali.

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Anche Hoyeon mantiene una posizione ambivalente. L’attrice ha raccontato che inizialmente desiderava realizzare Hope 2, ma la reazione del pubblico dopo l’uscita coreana le ha fatto apprezzare la possibilità di lasciare spazio all’immaginazione. Gli spettatori hanno iniziato a inventare retroscena e storie personali per gli esseri umani e gli alieni, ampliando spontaneamente l’universo del film. Allo stesso tempo, Hoyeon vorrebbe vedere una conclusione più completa per questo mondo narrativo.

Al momento, dunque, non esiste alcuna conferma ufficiale di un sequel. La disponibilità del regista e dell’attrice lascia aperta la porta a un ritorno, ma il futuro di Hope dipenderà soprattutto dalla possibilità di trovare una direzione narrativa all’altezza del film originale.

Chiara Guida
Chiara Guida
Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice e Direttore Responsabile di Cinefilos.it dal 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.
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