Ben Affleck è tornato a parlare della travagliata produzione di Justice League, definendo uno dei momenti più difficili della sua carriera la sostituzione di Zack Snyder durante la realizzazione del film DC del 2017. L’attore, che interpretava Batman nel DC Extended Universe, ha espresso parole particolarmente dure nei confronti della gestione dello studio, sostenendo che la tragedia familiare vissuta dal regista sia stata utilizzata come pretesto per allontanarlo dal progetto. Dichiarazioni che riaprono una delle vicende più controverse nella storia recente del cinema supereroistico.
Ospite del podcast Happy Sad Confused di Josh Horowitz, Affleck ha spiegato che lavorare a Justice League gli ha insegnato soprattutto come non dovrebbe essere realizzato un film quando studio e regista entrano in conflitto. «È stato uno schifo che Zack venisse allontanato da quel film e che noi dovessimo girare nuovamente quelle scene», ha dichiarato l’attore, aggiungendo: «Se volete sapere quale sia stato il punto più basso della mia carriera, è stato quello». Affleck ha poi definito «disgustoso» il modo in cui, a suo giudizio, la morte della figlia di Snyder sarebbe stata sfruttata per giustificare il cambio di regia.
Le parole di Affleck riportano l’attenzione su un problema che va oltre il risultato cinematografico di Justice League: il rapporto tra libertà creativa e controllo degli studios. L’attore non sta semplicemente criticando una versione del film che considera insoddisfacente, ma il contesto produttivo nel quale è stata realizzata. È una distinzione importante, perché la sua testimonianza riguarda soprattutto il trattamento riservato a Snyder e l’atmosfera dei reshoot, pur precisando che parte degli episodi gli era stata riferita da altri membri del cast.
Justice League, perché Ben Affleck considera la sostituzione di Zack Snyder il punto più basso della sua carriera
Durante la lavorazione di Justice League, Zack Snyder lasciò la produzione dopo la morte della figlia Autumn. Warner Bros. affidò quindi a Joss Whedon il completamento del film, attraverso una serie di riprese aggiuntive che modificarono sensibilmente il tono e diversi aspetti della narrazione originaria.
Nonostante Snyder fosse rimasto accreditato come regista, la versione arrivata nei cinema nel novembre 2017 risultò profondamente diversa da quella che aveva immaginato. Il film ricevette un’accoglienza prevalentemente negativa e ottenne il 39% di recensioni positive su Rotten Tomatoes.
Affleck ha riconosciuto che durante quel periodo stava affrontando anche difficoltà personali, tra cui problemi legati all’alcol e la fine del proprio matrimonio. Ha tuttavia distinto quelle esperienze dalla gestione del film, indicando proprio nel passaggio di consegne tra Snyder e Whedon il principale problema produttivo.
La reazione dei fan contribuì successivamente alla nascita della campagna #ReleaseTheSnyderCut, che chiedeva la distribuzione della versione originale del regista. Il risultato arrivò nel 2021 con Zack Snyder’s Justice League, un’opera di circa quattro ore accolta più favorevolmente dalla critica, con il 71% su Rotten Tomatoes.
Affleck ha dichiarato di essere stato felice e soddisfatto dell’uscita della Snyder Cut, che ha restituito maggiore spazio agli archi narrativi dei personaggi e alla visione del regista.
Il progetto originale di Snyder prevedeva un percorso articolato in cinque film, iniziato con Man of Steel e proseguito con Batman v Superman: Dawn of Justice. Due ulteriori capitoli di Justice League avrebbero dovuto completare la saga, sviluppando anche la minaccia rappresentata da Darkseid.
Quei piani non si sono mai concretizzati. Il DCEU ha successivamente cambiato direzione fino alla sua conclusione nel 2023, mentre Affleck ha interpretato Batman un’ultima volta in The Flash.
A quasi dieci anni dall’uscita di Justice League, la testimonianza di Ben Affleck conferma quanto la vicenda abbia lasciato un segno su chi vi ha partecipato. E riporta al centro una domanda ancora attuale a Hollywood: fino a che punto uno studio può intervenire sulla visione di un regista senza compromettere l’identità di un film?

