Ben Affleck è tornato a parlare della travagliata produzione di Justice League, definendo l’allontanamento di Zack Snyder dal film e le successive riprese aggiuntive uno dei momenti peggiori della sua carriera. L’attore, che nel DC Extended Universe interpretava Batman, ha espresso parole durissime sulla gestione del cambio alla regia, avvenuto nel 2017 dopo che Snyder lasciò il progetto in seguito alla morte della figlia Autumn. Le sue dichiarazioni riaccendono i riflettori su una delle produzioni più controverse del cinema supereroistico recente.
Ospite del podcast Happy Sad Confused condotto da Josh Horowitz, Affleck ha spiegato che lavorare a Justice League gli ha mostrato «come non fare un film del genere», soprattutto quando lo studio entra in conflitto con la visione del regista. L’attore ha inoltre espresso soddisfazione per l’uscita, nel 2021, di Zack Snyder’s Justice League, la versione di quattro ore che ha restituito maggiore spazio all’impostazione creativa del cineasta. Nel suo intervento, Affleck ha anche criticato il modo in cui la tragedia personale di Snyder sarebbe stata utilizzata nel contesto della sostituzione alla regia.
Justice League e lo scontro tra Zack Snyder e Warner Bros.: cosa accadde sul set
La versione cinematografica di Justice League arrivò nelle sale nel novembre 2017 con Zack Snyder accreditato come regista, anche se una parte consistente del montaggio finale derivava dalle riprese aggiuntive dirette da Joss Whedon. Snyder aveva abbandonato la produzione per stare vicino alla famiglia dopo la morte della figlia Autumn, mentre Whedon era stato incaricato di completare il film. Il risultato fu una revisione significativa del materiale originale, con cambiamenti narrativi e stilistici che modificarono sensibilmente il tono dell’avventura dedicata alla squadra DC.
Affleck non ha usato mezzi termini nel descrivere quella fase, definendo la rimozione di Snyder e le riprese successive «una cosa terribile». L’attore ha inoltre riferito di aver appreso da altri interpreti alcuni aspetti dell’atmosfera sul set, che ha descritto come profondamente negativa. Le sue parole distinguono anche le difficoltà personali che stava affrontando in quel periodo, compresi il consumo eccessivo di alcol e il divorzio, dalle criticità produttive del film: esperienze dolorose, ha spiegato, che a suo giudizio non furono ciò che compromise il risultato cinematografico.
L’uscita nelle sale fu accolta prevalentemente in modo negativo dalla critica. Negli anni successivi, una campagna sostenuta dai fan chiese a Warner Bros. di pubblicare il montaggio originale di Snyder, fino all’arrivo di Zack Snyder’s Justice League nel 2021. La nuova versione, della durata di circa quattro ore, ampliava gli archi narrativi dei personaggi e recuperava elementi eliminati dal montaggio del 2017, tra cui una presenza più significativa di Darkseid e la rivelazione legata a Martian Manhunter.
Il confronto tra le due
versioni ha finito per trasformare Justice League in un
caso emblematico del rapporto tra autori e studios nel cinema
contemporaneo. Da una parte, la necessità industriale di consegnare
un prodotto capace di raggiungere il pubblico e rispettare le
aspettative commerciali; dall’altra, la visione di un regista che
aveva immaginato una storia più ampia, destinata a svilupparsi
attraverso più film. Snyder aveva infatti progettato un arco
narrativo di cinque capitoli per il DCEU, iniziato con L’uomo d’acciaio e Batman v Superman: Dawn of
Justice, che avrebbe trovato conclusione in due sequel di
Justice League.
Quel piano non è mai stato completato. Il DC Extended Universe ha progressivamente cambiato direzione, fino alla conclusione del ciclo nel 2023, mentre Affleck ha indossato un’ultima volta il costume di Batman in The Flash. Le dichiarazioni dell’attore riportano quindi l’attenzione su una frattura che ha segnato non soltanto la realizzazione di un singolo film, ma anche il futuro di un intero universo cinematografico.
La pubblicazione del montaggio di Snyder ha permesso al pubblico di confrontare due interpretazioni molto diverse dello stesso materiale. Per Ben Affleck, tuttavia, il punto centrale resta il modo in cui è stata gestita una produzione già segnata da una tragedia familiare. Un episodio che continua a rappresentare un esempio significativo delle conseguenze che uno scontro tra visione artistica e decisioni industriali può avere su un film e sulle persone coinvolte.
