The Social Reckoning, le prime reazioni sono arrivate: come se la cava il sequel di The Social Network?

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Le prime reazioni a The Social Reckoning sono arrivate e il nuovo film di Aaron Sorkin sembra destinato a generare un dibattito molto più acceso rispetto al suo celebre predecessore. Il sequel indipendente di The Social Network è stato mostrato in anteprima a un primo gruppo di critici, che concordano soprattutto su un punto: il film ha ancora qualcosa di importante da dire sul potere di Facebook e dei social network, ma non tutti ritengono che riesca a raggiungere il livello del film diretto da David Fincher nel 2010.

Questa volta Sorkin firma sia la sceneggiatura sia la regia, mentre Jeremy Strong sostituisce Jesse Eisenberg nei panni di Mark Zuckerberg. La storia abbandona le origini di Facebook per concentrarsi sugli eventi legati ai Facebook Files del 2021, seguendo il giornalista del Wall Street Journal Jeff Horwitz, interpretato da Jeremy Allen White, e la whistleblower Frances Haugen, interpretata da Mikey Madison, nella diffusione di migliaia di documenti interni dell’azienda.

Jeremy Allen White and Mikey Madison in The Social- Il prezzo della verità (2026)
Foto cortesia di Sony/Columbia Pictures

Le prime impressioni oscillano tra giudizi molto positivi e perplessità significative. C’è chi considera il film un seguito necessario e sorprendentemente attuale e chi, al contrario, ritiene che la storia arrivi diversi anni troppo tardi e che l’assenza della regia di Fincher sia impossibile da ignorare.

The Social Reckoning convince per la scrittura di Aaron Sorkin ma il confronto con David Fincher divide le prime reazioni

Tra gli elementi maggiormente apprezzati c’è ancora una volta la scrittura di Sorkin. Alcuni critici sottolineano il ritmo sostenuto dei dialoghi e la capacità del film di trasformare dati, documenti e dinamiche aziendali in un racconto capace di alimentare progressivamente rabbia e tensione. Il risultato viene descritto da alcuni come più vicino a The Newsroom che a The Social Network, soprattutto per la componente apertamente politica e sociale della sceneggiatura.

Anche il cast sta raccogliendo diverse reazioni positive. Jeremy Allen White viene apprezzato per la misura con cui interpreta Jeff Horwitz, mentre Mikey Madison viene indicata come uno degli elementi più convincenti del film. Buoni riscontri arrivano anche per Bill Burr e Betty Gilpin. Più divisiva sembra invece la prova di Jeremy Strong come Zuckerberg: alcuni giudizi parlano di una presenza feroce capace di evitare la semplice imitazione, mentre altri risultano decisamente meno convinti.

Jeremy Allen White e Mikey Madison in The Social- Il prezzo della verità (2026)
Foto cortesia di Sony/Columbia Pictures

Il principale termine di paragone rimane inevitabilmente The Social Network. Una parte della critica ritiene che The Social Reckoning funzioni soprattutto come companion piece del film del 2010, senza però raggiungerne la forza. Altri arrivano invece a collocare i due titoli sullo stesso livello, sostenendo persino che il nuovo film affronti una storia più importante per le conseguenze che Facebook e le sue scelte hanno avuto sulla società contemporanea.

È proprio sulla rilevanza del racconto che emerge una delle divisioni più nette. Per alcuni, raccontare nel 2026 gli eventi legati alle rivelazioni del 2021 rischia di far apparire il film in ritardo; per altri, invece, la riflessione sui meccanismi che alimentano polarizzazione, indignazione e contenuti costruiti per generare rabbia rende la storia ancora estremamente attuale.

La differenza più difficile da ignorare rimane però quella dietro la macchina da presa. David Fincher non è tornato alla regia e almeno alcune delle prime reazioni considerano la sua assenza uno dei principali limiti del sequel. Anche tra chi promuove il film c’è chi ritiene la sceneggiatura di Sorkin decisamente più efficace della sua regia, con particolare perplessità nei confronti del finale.

Il confronto parte inoltre da un precedente difficilissimo da replicare. The Social Network ottenne otto candidature agli Oscar, vincendone tre, compreso quello per la sceneggiatura non originale di Sorkin, e incassò circa 224,5 milioni di dollari nel mondo contro un budget di 40 milioni. A sedici anni di distanza continua inoltre a essere considerato uno dei lavori più importanti della carriera di Fincher.

The Social Reckoning proverà quindi a costruirsi una propria identità partendo da un’eredità particolarmente ingombrante. Nel cast figurano anche Wunmi Mosaku e Billy Magnussen, oltre a Strong, White, Madison, Burr e Gilpin. Il film arriverà nelle sale il 9 ottobre.

Redazione
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