Così si chiude la Festa del Cinema di Roma 2020, con la presentazione del quarto lavoro da regista di Francesco Bruni, Cosa sarà. Sceneggiatore tra gli altri di Paolo Virzì, cui lo lega un lungo sodalizio artistico e umano, Bruni firma in proprio commedie francamente divertenti, ma anche acute e non prive di un certo disincanto, in cui l’elemento fondante attorno a cui ruota tutto sono i rapporti umani, in special modo quelli familiari, tra mariti e mogli e ancor più tra genitori e figli. Non per niente, le sue commedie realistiche, un po’ strampalate e fresche hanno spesso lanciato giovani talenti. È stato così con il suo esordio Scialla!, che lanciò Filippo Scicchitano, come con Tutto quello che vuoi, che fece emergere Andrea Carpenzano. Oggi è la volta di Fotinì Peluso, che interpreta ottimamente Adele, la figlia del protagonista. La sfida è difficile, poiché si tratta di far ridere o sorridere del dramma di un uomo ancora giovane gravemente malato e della sua paura di non farcela.
La trama di Cosa sarà
Bruno Salvati, Kim Rossi Stuart, è un regista di commedie quasi sconosciuto. Si è separato dalla moglie Anna, Lorenza Indovina. Facendo dei controlli dopo un banale incidente, scopre di avere la leucemia. L’unica speranza di guarigione è un trapianto di cellule staminali. Inizia così il suo percorso da paziente, guidato da una competente e pragmatica ematologa, Raffaella Lebboroni, alla ricerca di un donatore compatibile. Inizia però, anche un viaggio che lo porterà, ancor prima che tra le corsie dell’ospedale, alla scoperta di un segreto di famiglia e alla ricerca, assieme ai figli Adele, Fotinì Peluso, e Tito, Tancredi Galli e al padre Umberto, Giuseppe Pambieri, di una persona che può essere la sua unica speranza. Questo percorso lo porterà anche a ripensare sé stesso e i suoi rapporti familiari.
Finché c’è vita c’è speranza, e ironia
E’ lo stesso Francesco Bruni a spiegare come in questo film – era già accaduto nei precedenti – vi sia un contenuto autobiografico, opportunamente arricchito e rivisitato. Soggetto e sceneggiatura sono del regista, la seconda in collaborazione con Kim Rossi Stuart. Dunque si tratta di una storia molto personale, dolorosa e delicata. Si percepiva che lo fosse. Ecco forse perché Bruni ha sentito il bisogno di tornare nella Livorno in cui è cresciuto per raccontarne almeno una parte. Per molti versi, dunque, è lui il Bruno Salvati della storia, che parla della malattia che lo ha colpito e dalla quale è guarito – si è salvato, appunto, nomen omen – e di come questa si possa rivelare un’opportunità per ricominciare, per cambiare.
Il film rispetta in pieno lo stile di Bruni riuscendo ad essere al tempo stesso divertente e amaro, poetico e drammatico, doloroso, realistico, ma anche movimentato e perfino buffo. Del tutto assente la retorica, come da sana abitudine del regista. Non si scade mai nel melodramma, ma si stempera, si alleggerisce con la situazione comica. Kim Rossi Stuart è convincente nei diversi registri richiesti dal film, bravissimo nel drammatico, ma non meno efficace nella commedia.
Bruni fa di Salvati un personaggio che, come altri nei suoi film, non è il padre che vorrebbe essere, un uomo anche fragile, che non nasconde la paura, ma che attraverso quest’esperienza trova il coraggio e il modo di cambiare, di scrollarsi di dosso un’immagine di sé che forse non gli corrisponde più e comincia a dare maggiore ascolto a chi gli sta intorno. Il sottofinale è emblematico di questo cambiamento. Il cast ha anche una presenza femminile importante: brave Lorenza Indovina, Barbara Ronchi nel ruolo di Fiorella, Raffaella Lebboroni e la già citata Fotinì Peluso. Scelte perfette sono due brani della colonna sonora: Perfect day, che crea un ossimoro emozionante in uno dei momenti forse più dolorosi del film, e I will survive.
Cosa sarà è anche un sentito omaggio a Mattia Torre, regista e autore di Boris e La linea verticale, prematuramente scomparso. In alcune scene del film, come quella del dibattito mancato, si ritrova proprio un po’ della sua impronta, quell’umorismo graffiante e dissacrante, quel voler far ridere a tutti i costi anche della morte, quel trattare con umorismo qualsiasi cosa succeda nella vita perché comunque, finché si è vivi e lo si può raccontare, se ne può sorridere. In Cosa sarà l’ironia, il riso amaro non esita a trasformarsi in franca risata. Così come il regista non rinuncia a punteggiare il film di una pungente ironia sul mondo del cinema, complice anche un cameo di Ninni Bruschetta (Boris e La linea verticale), nel ruolo del produttore cinematografico.
Il quarto lavoro da regista di Francesco Bruni è dunque una sorta di lungo flirt con la morte, al termine del quale non si esce incupiti o avviliti o tristi, ma col sorriso sulle labbra di chi dice: è andata bene! Il funambolo che cammina sulla ringhiera del balcone è Salvati, ma è anche il regista, che pur non cadendo per fortuna, né in questa vicenda umana, né registicamente, riuscendo a tenere il film in equilibrio tra commedia e dramma, ha ben presente però che c’è chi cade. Restituisce però anche la consapevolezza che il funambolo può essere ciascuno di noi, in qualsiasi momento, e che non sempre va tutto bene.
Cosa sarà avrebbe dovuto iniziare il suo percorso in sala dal 24 ottobre. La nuova chiusura imposta dall’ultimo Dpcm costringe ora a trovare altre strade di fruizione, che si spera non penalizzino troppo un lavoro che merita la visione.



La narrazione procede per
capitoli tematici, portandoci avanti e indietro negli ultimi dieci
anni attraverso le parole del Capo della Squadra Mobile di Roma e
dei vertici dei Carabinieri di Ostia che ci descrivono i
sopralluoghi nella centrale dello spaccio di Piazza Gasparri, nelle
Case Popolari di Ostia Ponente dove vivono gli Spada, all’Idroscalo
e fino ai Garage di Ostia Nuova. La ‘Nuova Alba’ del 2013, la
‘Apogeo’, con il sequestro di beni per 19 milioni, e la ‘Eclissi’,
con gli arresti di personaggi chiave della famiglia, nel 2018 fino
alla ‘Ultima spiaggia’ del 2019 sono le operazioni chiave in questa
cronologia… speriamo non le ultime.


Al momento, la Harley Quinn
di 
Al momento non è chiaro
quante nuove riprese Zack Snyder aggiungerà per l’iterazione in
uscita nel 2021 del suo 





















Un teen movie raccontato
a distanza
Naturalmente non
sorprenderà scoprire che la serie, che è firmata, tra gli altri, da
Frost e Pegg, mescola i toni dell’horror
soprannaturale a quelli della comedy inglese, con risate garantite,
per quanto composte. E infatti il prodotto si pone come un
miscuglio di toni e situazioni, che fa incrociare 


Una delle prime scene
post-credits. Sapevamo tutti che Thor sarebbe arrivato quando
L’acclamato sequel di
I Marvel Studios hanno
fatto un ottimo lavoro nel tenere nascoste le più grandi sorprese
di
Per alcuni potrebbe essere
stata solo una scena post-credits “divertente”, ma i Marvel Studios
non avrebbero mai potuto rendersi conto che tipo di impatto avrebbe
avuto. Questa breve e tenerissima – anche se ridicola in modo
ingenuo – sequenza con Baby Groot che balla, ha portato a un’enorme
richiesta di merchandising che la Disney non aveva neanhce
lontanamente pensato di produrre.
In molti modi, il MCU era
ancora agli inizi nel 2014 e quindi l’introduzione di personaggi
come Quicksilver e Scarlet Witch è stato un affare
considerevolmente più grande di quanto non lo sia ora. Servendo
come anticipazione di ciò che sarebbe accaduto in
Come si fa a non amare
questa scena? Il compianto Stan “The Man” Lee ha realizzato una
serie di cameo memorabili nel MCU, ma l’apparente rivelazione di
essere stato mandato sulla Terra dagli Osservatori per tenere
d’occhio le cose – qualcosa che i fan stavano teorizzando da anni –
ha cambiato le regole del gioco.
È qui che è iniziato tutto.
Anche se i dettagli erano trapelati online in anticipo, i social
media erano agli inizi nel 2008. Di conseguenza, la manciata di fan
che hanno deciso di aspettare fino alla fine dei titoli di coda
hanno assistito all’introduzione di
Mentre i fan aspettavano
pazientemente una scena post-credits alla fine di 
Per fortuna, Spider-Man
tornerà nel Marvel Cinematic Universe il prossimo anno, ma se
Far From Home avesse segnato la sua apparizione finale,
sarebbe comunque uscito di scena con stile! In questa scena a metà
dei titoli di coda, l’attenzione dell’arrampicamuri viene catturata
da un servizio giornalistico nella Grande Mela che non solo è stato
caratterizzato dallo shock per il ritorno di 


Torniamo dunque alla domanda
dell’inizio. Romulus mantiene gli alti
livelli del film da cui è tratto, nonostante la diluizione nella
serialità? Stando ai primi due episodi, sembra di si. Il progetto è
molto curato e riesce a sfruttare al meglio la possibilità di
inventare un mondo che ancora non c’è, che non si era mai visto
prima, partendo da una minuziosa ricostruzione storica. Il lavoro
di scrittura in questo senso è notevole. D’altro canto, si
inseriscono elementi che nel film erano assenti, come la
sessualità, quindi la nudità, con scene anche molto esplicite,
elemento che ne 

