La serie drammatica della
HBO vincitrice
di un Emmy EUPHORIA
tornerà con due episodi speciali, con il primo debutto previsto per
DOMENICA 6 DICEMBRE alle 21:00 ET / PT. L’episodio andrà in onda su
HBO e sarà
disponibile per lo streaming su HBO
Max.
Dopo essere stato lasciato da Jules
alla stazione dei treni e ricaduto, il primo episodio speciale
segue Rue (interpretata dalla vincitrice dell’Emmy
Zendaya) mentre celebra il Natale. Scritto e
diretto dal creatore della serie Sam Levinson, l’episodio,
intitolato “Trouble Don’t Last Always”, è interpretato anche da
Colman Domingo, che è apparso nella prima
stagione. Il titolo e la data del secondo episodio sono in arrivo.
Entrambi gli episodi speciali sono stati prodotti sotto Linee guida
COVID-19.
EUPHORIA
ha ricevuto tre Primetime Emmy quest’anno, tra cui Miglior attrice
protagonista in una serie drammatica (Zendaya),
Eccezionale trucco contemporaneo (Non protesico) e Musica e testi
originali eccezionali.
EUPHORIA è stato
creato e scritto da Sam Levinson, che è anche
produttore esecutivo; i produttori esecutivi Ravi Nandan,
Kevin Turen, Drake, Future the Prince, Hadas Mozes Lichtenstein,
Ron Leshem, Daphna Levin, Tmira Yardeni, Mirit Toovi, Yoram Mokady
e Gary Lennon; Will Greenfield è co-produttore
esecutivo. Prodotto in collaborazione con A24 e basato
sull’omonima serie israeliana, creata da Ron Leshem e Daphna Levin,
di HOT.
Disney+ ha diffuso il secondo
trailer ufficiale di The Mandalorian 2, l’attesissima
seconda stagione della serie The
Mandalorian basata sull’universo di Star
Wars che debutterà debutterà il 30 ottobre su Disney+.
The
Mandalorian è ambientato pochi anni dopo la caduta
dell’Impero e prima dell’emergere del Primo Ordine e segue un
pistolero solitario nei confini esterni della galassia, lontano
dall’autorità della Nuova Repubblica.
The Mandalorian 2
è la seconda stagione della serie tv The
Mandalorian live action basata sull’universo di
Star Wars prodotta dalla LucasFilm per la piattaforma
streaming Disney+.
Ambientata nell’universo di Guerre
stellari dopo le vicende de Il
ritorno dello Jedi e prima di Star
Wars: Il risveglio della Forza, racconta le avventure
di un pistolero mandaloriano oltre i confini della Nuova
Repubblica. Dopo la caduta dell’Impero, nella galassia si è diffusa
l’illegalità. Un guerriero solitario vaga per i lontani confini
dello spazio, guadagnandosi da vivere come cacciatore di taglie.
Ambientata dopo la caduta dell’Impero e prima della comparsa del
Primo Ordine, The
Mandalorian racconta le difficoltà di un
pistolero solitario che opera nell’orlo esterno della galassia,
lontano dall’autorità della Nuova Repubblica. La serie ha come
protagonista Pedro Pascal nei panni del Mandaloriano.
La
serie è prodotta e scritta da Jon
Favreau (già produttore de Il Re
Leone e delle saghe
di Avengers e Iron Man). Nel cast
anche Gina
Carano (Deadpool, Fast
and Furious); Carl Weathers (Apollo
Creed nella saga
di Rocky), Nick
Nolte (Cape Fear, Il Principe delle
maree), Emily Swallow (Supernatural, Le regole del delitto
perfetto), Taika
Waititi (premio Oscar 2019 per JoJo
Rabbit), Giancarlo
Esposito (Fa’ la cosa
giusta, Breaking Bad) e Omid
Abtahi (24, Homeland, Star
Wars: The Clone Wars).
The
Mandalorian, prodotta in esclusiva per Disney+ da Lucasfilm, è
la prima serie live-action di Star Wars e, nei suoi 8 episodi,
racconta vicende ambientate dopo la caduta dell’Impero, quando
nella galassia si è diffusa l’illegalità. Protagonista è un
guerriero solitario che vaga per i lontani confini dello spazio,
guadagnandosi da vivere come cacciatore di taglie. A
interpretarlo Pedro
Pascal (Game of
Thrones, Narcos).
Reduce dall’Oscar alla miglior regia
per Vita di Pi,
il regista Ang
Lee ha portato al cinema nel 2016 l’epico film di
guerra Billy Lynn –
Un giorno da eroe, basato sul romanzo È il
tuo giorno, Billy Lynn. Questo è stato pubblicato nel 2012
dallo scrittore Ben Fountain, ed essendosi
dimostrato da subito un grande successo di pubblico venne ben
presto opzionato per una trasposizione cinematografica. Nel
realizzarlo, Lee ha richiesto di poter utilizzare una particolare
tecnica cinematografica, poi divenuta la caratteristica principale
di questo film come anche del suo successivo Gemini
Man.
Billy Lynn – Un giorno da
eroe è infatti il primo film ad utilizzare l’extra-high
frame rate, ovvero con 120 frame al secondo. Questo ha
permesso al titolo di stabilire un vero e proprio record, con una
media di cinque volte superiore allo standard di 24 frame al
secondo. L’intento del regista era infatti quello di dar vita ad un
film particolarmente realistico e immersivo per gli spettatore.
L’effetto visivo ottenuto permette così di seguire con grande
trasporto emotivo le vicende dei protagonisti. L’utilizzo di questa
tecnica portò naturalmente a far aumentare i costi di produzione, e
il film divenne uno dei più grandi progetti dell’autore cinese.
Presentato poi in anteprima mondiale
al New York Film Festival, il titolo non incontrò un parere
particolarmente favorevole da parte della critica. In generale,
molti hanno elogiato l’aspetto visivo del film, il quale non è però
supportato da una solida sceneggiatura. Anche al box office la
pellicola non ottenne risultati entusiasmanti, finendo con
l’incassare circa 30 milioni di dollari a fronte di un budget di
40. Billy Lynn – Un giorno da eroe è però un titolo da
rivalutare, che segna un considerevole traguardo nel progresso
tecnologico e mostra ancora una volta le grandi capacità
cinematografiche del regista premio Oscar.
Billy Lynn – Un giorno da eroe: la
trama del film
Protagonista del film è il soldato
semplice Billy Lynn, il quale a soli diciannove anni si ritrova ad
essere osannato come eroe nazionale insieme ai suoi commilitoni
della Bravo Squad. Il motivo di tale celebrità è da ricondursi ad
una loro coraggiosa azione durante la guerra in Iraq. Il gruppo
viene così ricondotto negli Stati Uniti, dove vengono celebrati con
interviste e festeggiamenti. Si ritrovano invitati al Super Bowl e
alla Casa Bianca per incontrare il presidente. Come se non
bastasse, un produttore cinematografico inizia a seguirli
desideroso di realizzare un film su di loro. Sottoposti dunque ad
una pressione mediatica fuori dalla norma, il gruppo inizia a
manifestare dei primi sintomi di cedimento.
Non tutta la verità è infatti stata
raccontata, e vi sono alcuni retroscena di quanto accaduto in Iraq
che i soldati sperano non vengano alla luce. Billy Lynn, però, è
quello che più di altri fatica a mantenere un distacco emotivo a
riguardo, e proverà una fatica ben maggiore nel doversi sottoporre
alle luci della ribalta. Egli non riesce infatti a dimenticare gli
orrori della guerra, i quali lo traumatizzano ancora a distanza di
tempo. In particolare, però, il giovane soldato è rimasto
particolarmente sconvolto dalla morte di un suo commilitone, evento
sul quale vi sono diversi interrogativi.
Billy Lynn – Un giorno da eroe: il
cast del film
Per interpretare il ruolo del
giovane soldato protagonista Billy Lynn, il regista ricercò a lungo
il giusto interprete. Era infatti consapevole che assegnare il
ruolo alla persona sbagliata poteva rivelarsi particolare dannoso.
La svolta arrivò però nel momento in cui alle audizioni si presentò
JoeAlwyn, il quale aveva da poco
terminato gli studi di recitazione e non aveva ancora mai recitato
in un film. Dopo averlo visto al provino, Lee decise di tenere in
forte considerazione il giovane. Questi, però, dovette superare lo
scetticismo dei produttori, i quali non volevano assegnare il ruolo
del protagonista ad uno sconosciuto. Dopo numerosi test e colloqui,
Alwyn riuscì infine ad ottenere la parte.
Per prepararsi al ruolo, egli si
sottopose ad un lungo allenamento fisico, volto a far aumentare la
sua massa muscolare. Ciò permise all’attore di poter prendere parte
alle complesse sequenze previste dal copione. Alwyn, inoltre,
essendo inglese di nascita, iniziò a studiare l’accento americano
al fine di risultare credibile nel ruolo. Il suo lavoro su questo
fu talmente convincente che i suoi colleghi lo credettero davvero
di origini americane. Nel film sono poi presenti anche altri noti
nomi di Hollywood. Kristen
Stewart recita nel ruolo di Kathryn Lynn, mentre
Garrett
Hedlund è il sergente Dime. Vin
Diesel compare nei panni del sergente maggiore Shroom,
e Steve Martin in quelli di Norm Oglesby.
Tim Blake Nelson, infine, recita nel ruolo di
Wayne Foster.
Billy Lynn – Un giorno da eroe: il
trailer e dove vedere il film in streaming e in TV
Per gli appassionati del film, o per
chi desidera vederlo per la prima volta, sarà possibile fruirne
grazie alla sua presenza nel catalogo di alcune delle principali
piattaforme streaming oggi disponibili. Billy Lynn – Un giorno
da eroe è infatti presente su Rakuten TV,Chili Cinema, Google Play, Apple iTunes, Tim Vision e
Amazon Prime Video. Per poter usufruire
del film, sarà necessario sottoscrivere un abbonamento generale o
noleggiare il singolo film. In questo modo sarà poi possibile
vedere il titolo in tutta comodità e al meglio della qualità video,
senza limiti di tempo. Il film è inoltre in programma in
televisione per lunedì 19ottobre alle ore 21:30 sul
canale TV8.
Prendersi cura di chi ne ha bisogno
non è affatto un compito semplice, ma vedere poi il sorriso sul
loro volto ripaga di ogni fatica. Lo sa bene Bruno Haroche,
protagonista del film TheSpecials, il quale è in costante azione per
essere sempre presente per gli altri. Una vita frenetica che di
privato ha ben poco, ma da cui si possono imparare grandi valori,
che il film aspira e riesce a comunicare con grande intensità.
Presentato ad Alice nella città, in concomitanza
con la Festa del Cinema di Roma,
il film vanta in realtà un già lungo e glorioso percorso. Ha
infatti fatto parte della sezione Fuori Concorso del Festival di Cannes 2019, per poi ottenere
ben 8 nomination ai premi César. Il film diretto da Olivier
Nakache ed Éric Toledano, già autori di
Quasi amici,
è infatti un toccante racconto che, senza risultare smielato,
esalta la diversità e la necessità di prendersene cura.
Protagonisti del film sono Bruno e
Malik, interpretati dagli attori Vincent
Cassel e Reda Kateb.
Amici da ormai quasi vent’anni, questi gestiscono due associazioni
con un fine comune: salvare dalla strada ragazzi problematici per
formarli e insegnargli a prendersi cura di bambini e ragazzi
autistici. I due, infatti, hanno costruito la loro popolarità sulla
capacità di occuparsi di quei casi definiti “estremamente
complessi” e rifiutati da tutte le altre istituzioni di questo
tipo. La loro lotta per salvare i dimenticati, però, si ritrova a
vivere un incerto futuro nel momento in cui due ispettori
governativi si recano da loro per svolgere alcune indagini. L’uomo
dovrà fare affidamento sulla bontà delle sue azioni per riuscire a
dare ancora una casa a quanti ne hanno bisogno.
The Specials: fare del bene oltre
la legge
Quanto narrato dai due registi
francesi si basa sulla reale associazione di Stéphane Benhamou,
specializzato nella cura di bambini e ragazzi autistici. Vere sono
anche le vicende giudiziarie che hanno portato, solo di recente,
all’emanazione di un permesso a tempo indefinito per lo svolgimento
delle attività. È anche a partire da questo documento che Nakache e
Toledano scrivono la sceneggiatura, puntando così ad esaltare due
tematiche particolarmente attuali e sempre troppo poco trattate. La
prima, come già accennato, è quella relativa alla necessità di
opere di bene senza doppi fini. Per tutto il film si assiste alle
fatiche di Bruno e Malik nel tentare di dare completa dignità a
persone affette dalla citata sindrome. Un compito tutt’altro che
semplice, dove ogni caso è unico e necessità di trattamenti
specifici.
Ne sono un esempio perfetto Joseph
e Valentìn, i due giovani su cui si concentra molto del film,
fornendo un ritratto realistico e sincero della loro condizione.
Tale aspetto di umanità si va però a scontrare con la fredda
burocrazia, che penalizza chi non risulta in regola secondo criteri
talvolta estranei agli obiettivi. Lo spettatore è consapevole sin
da subito di questa minaccia nei confronti dell’associazione di
Bruno. Una volta introdotta, questa è però lasciata più in secondo
piano di quello che ci si potrebbe aspettare. L’attenzione si
rivolge infatti sull’attività del protagonista, mostrandoci la sua
inossidabile forza di volontà. Un bisogno di fare del bene, il suo,
che all’occhio cinico potrebbe nascondere qualcosa. Eppure,
nonostante tutte le indagini nei suoi confronti emerge solo il
desiderio di aiutare il prossimo.
The Specials: la recensione
I valori e le tematiche trattate
nel film risultano spesso essere un terreno insidioso. Parlare di
diversità è tanto giusto quanto delicato, e non sono molti i film
che riescono a farlo senza scadere nel banale. The
Specials sembra trovare la giusta chiave a riguardo,
affrontando il tutto non con gravità ma con la giusta attenzione.
Attenzione che si ritrova nella volontà di utilizzare vere persone
autistiche nei ruoli che prevedono tale sindrome, come anche nel
costruire scene non secondo un ricercato gusto estetico quanto
secondo un bisogno di verità. Nel momento in cui si ottiene questa,
inevitabilmente il film risulta anche bello da vedere.
Tutto ciò viene infatti portato in
scena con una grande semplicità nella scrittura e nella sua messa
in scena. I registi non ricercano lo spettacolo visivo consapevoli
che quanto viene narrato è già straordinario di suo. Si limitano
così a portare sul grande schermo una realtà e una condizione
spesso sottovalutata, lasciando che siano le immagini a denunciare
le azioni che andrebbero compiute in sostegno di questa, e non in
suo contrasto. Condito di grande umorismo, che non nasce da un
sentimento di compassione, il film riesce così a divertire e
commuovere. Perché risulta difficile rimanere impassibili nel
momento in cui si assiste a tanta genuina bontà.
Disney+ ha rilasciato il trailer de
La Storia di Olaf, il nuovissimo cortometraggio
dei Walt Disney Animation Studios che sarà disponibile in esclusiva
su Disney+ da venerdì 23 ottobre e
verrà proiettato ad Alice nella Città sabato 24 ottobre.
Cosa è successo a Olaf dal momento
in cui Elsa lo ha creato mentre cantava “All’Alba Sorgerò” e
costruiva il suo palazzo di ghiaccio e quando Anna e Kristoff
l’hanno incontrato per la prima volta nella foresta? E come ha
imparato ad amare l’estate? Le inedite origini di Olaf, l’innocente
e profondo pupazzo di neve amante dell’estate che ha fatto
sciogliere i cuori nel film di animazione premio Oscar del 2013
Frozen – Il Regno di Ghiaccio e nel suo acclamato sequel
del 2019, vengono rivelate nel nuovissimo cortometraggio dei Walt
Disney Animation Studios, La Storia di Olaf. Il corto
segue i primi passi di vita di Olaf, alla ricerca della sua
identità sulle montagne innevate nei pressi di Arendelle. La
Storia di Olaf è diretto da Trent Correy (animation supervisor
di Olaf in Frozen 2 – Il Segreto di
Arendelle) e Dan Abraham (story artist veterano, autore degli
storyboard della sequenza musicale di “Da Grande” di Olaf in
Frozen 2 – Il Segreto di Arendelle) e prodotto da Nicole
Hearon (associate producer di Frozen 2 – Il Segreto di
Arendelle e Oceania) con Peter Del Vecho (produttore
di Frozen – Il Regno di Ghiaccio, Frozen 2 – Il
Segreto di Arendelle).
Nella versione italiana del corto
l’attore e regista Enrico Brignano presta ancora
una volta la propria voce a Olaf, mentre l’attrice
e cantante Serena Autieri e l’attrice, cantante e
conduttrice televisiva Serena Rossi tornano ad
interpretare rispettivamente le sorelle Elsa e
Anna.
FAMOSO,
diretto da Pepsy Romanoff, co –
prodotto da Maurizio Vassallo per Except (già alle
prese con numerose produzioni musicali, tra cui la regia del
concerto-evento di Vasco Rossi a Modena Park) e prodotto da
Island Records / Universal Music Italia, è l’incredibile
storia di Sfera Ebbasta, dalla periferia di Milano a star
riconosciuta e stimata in tutto il mondo; la genesi del Re della
trap ma soprattutto dell’artista italiano di maggiore successo
negli ultimi 20 anni. Oggi, a quasi tre anni dal suo ultimo album
che mandò per la prima volta sette brani di un
artista italiano nella classifica delle top 200 global di
Spotify, vanta 4.7 milioni di ascoltatori mensili
su Spotify e ha raccolto oltre 1.7 bilioni di
stream complessivi.
Il film è anche l’occasione per
assistere in anteprima, favoriti da una
prospettiva del tutto privilegiata, alla lavorazione del
nuovo album di Sfera Ebbasta;
il film ci porta con lui in studio, nel cuore del
processo creativo di uno dei progetti più internazionali della
storia della musica italiana. A queste immagini si alternano
filmati inediti della carriera di Sfera Ebbasta dagli inizi a
Cinisello nel 2014 ad oggi.
Raccontato in prima persona con
l’ausilio delle voci della sua gente, in
FAMOSO sono presenti i collaboratori più
stretti, le persone con cui è cresciuto condividendo un percorso
che non ha precedenti. Da sua mamma, a Charlie Charles, da Shablo
ai diversi produttori, l’incredibile storia di un gruppo di ragazzi
che voleva cambiare la musica e che in pochi anni l’ha cambiata
davvero.
Per la prima volta queste
testimonianze ci restituiscono un ritratto della persona, del
ragazzo, che dalla periferia milanese è arrivato ai vertici di
tutte le classifiche del paese e che oggi è il principale
riferimento per la nuova scena musicale italiana all’estero.
Insieme ai suoi principali
collaboratori, nel film ci sono gli amici di sempre e la
partecipazione di Marracash, uno dei primi artisti ad aver creduto
in lui. Queste voci si mescolano a quelle dei nuovi amici; artisti
che oltreoceano hanno dominato le classifiche mondiali e che oggi
lo considerano “un fratello”. Parte del documentario è infatti
girato negli Stati Uniti dove Sfera Ebbasta sta entrando nella
ristrettissima cerchia di artisti europei riconosciuti e stimati a
livello internazionale.
FAMOSO è il racconto di come Sfera,
un ragazzo che viene dal nulla, insieme ad un gruppo di lavoro
straordinario, sia riuscito ad imporsi come il più rilevante
fenomeno discografico della storia recente; di come sia passato
dalle case popolari all’essere popolare, “FAMOSO”.
Nella musica italiana esiste un prima e un dopo Sfera Ebbasta e
questa pellicola racconta cosa ci sia stato dietro a questo
fenomeno. Oltre a cristallizzare questa rivoluzione è un modo per
rilanciare, per alzare ancora una volta l’asticella; il prossimo
passo, dopo l’Italia, il mondo. FAMOSO è una storia di fame,
ambizione e gratitudine ma è anche e soprattutto un modo per dire
“non avete ancora visto niente”.
Il regista Ronnie
Sandahl arriva alla Festa del Cinema di Roma
nella Selezione Ufficiale con
Tigers, coprodotto da Alice nella
Città, tratto da una storia vera e basato sul romanzo
autobiografico di Martin BengtssonAll’ombra
di San Siro, nel quale l’ex calciatore svedese racconta la sua
esperienza nel mondo del calcio professionistico e di come il
raggiungimento del sogno della sua vita abbia rischiato di
trasformarsi in un incubo. Tigers è parte di una
trilogia scritta da Sandahl sui risvolti
psicologici dello sport professionistico, ma anche sugli aspetti
politici ed economici del fenomeno. E’ iniziata con
Borg vs McEnroe, diretto da Janus
Metz, e terminerà con Perfect di
Olivia Wilde, previsto per il 2021.
Tigers è l’unico dei tre ad essere anche diretto
da Sandahl.
Il film accende i riflettori sul
mondo che è dietro le quinte del calcio giovanile ai più alti
livelli, su quelle fucine di talenti dove i ragazzi non vengono
solo preparati atleticamente per essere pronti a diventare futuri
campioni, ma viene testata anche la loro resistenza psicologica a
un mondo pieno di pressioni. Una realtà dura e cinica, dominata dal
profitto, dove l’essere umano è un brand, una macchina da
soldi e non sembra contare più di un animale in un circo o in un
allevamento intensivo.
Tigers, la
trama
Martin Bengtsson,
Erik Enge, non ha ancora diciassette anni quando
viene acquistato dall’Inter per giocare nella Primavera. Lascia la
sua casa in Svezia e arriva a Milano col sogno di giocare a San
Siro, coltivato fin da bambino. Martin è un talento e si allena con
abnegazione, ma per essere promosso nella prima squadra la
determinazione non basta. Ci vuole molto sacrificio e una certa
dose di pelo sullo stomaco, che Martin non ha. Tra le cose da
sacrificare, poi, ci sono le relazioni, le amicizie, gli amori.
Tutto ciò che fa naturalmente parte della vita di un
diciassettenne. Per Martin il calcio è tutto, lo è sempre stato, ma
non sa se riuscirà a sopportare questa vita e a reggere la
pressione.
L’ossessione di Martin per
il calcio e la pressione psicologica
Tigers è
anche la storia di un ragazzo fragile, che dietro lo sguardo fiero,
di sfida, contrastante con l’aspetto un po’ gracile e innocente,
nasconde vuoti e problemi irrisolti. Un ragazzo cresciuto senza
padre, che ha di lui solo pochi ricordi d’infanzia legati proprio
al calcio, a quelle partite delle squadre italiane guardate in tv
col genitore, sognando San Siro. Lo sport, il successo nel mondo
del calcio è per il protagonista un mezzo per arrivare al padre,
per essere visto, accettato, amato. Ma il film mette anche in
guardia sui pericoli di queste ossessioni, che facilmente possono
andare fuori controllo e diventare davvero pericolose, mettendo a
rischio la vita stessa, soprattutto se un sistema tutto votato al
profitto le incentiva. Un sistema in cui ci sono più “Martin” di
quanti si pensi, che mette i giovani giocatori gli uni contro gli
altri, in un clima pesante di sfida continua, dove l’amicizia è
merce rara.
Non mancano atteggiamenti
di bullismo nei confronti degli ultimi arrivati o dei più dotati,
che hanno più chance di essere promossi. C’è un controllo quasi
poliziesco della vita quotidiana. Un meccanismo in cui, mentre i
ragazzi come Martin costruiscono il loro futuro e ottengono ciò che
hanno sempre voluto, sono strumento del successo altrui, sfruttati
dalle società come animali in un circo. La metafora animale
percorre tutto il film e rende bene la condizione di Martin. I
ragazzi sono appunto visti come le tigri del circo, chiusi nella
gabbia dorata del calcio per far divertire gli spettatori e
arricchire le società. Sembrano star bene a uno sguardo distratto,
hanno soldi, ma senza la libertà, rischiano la follia. Ecco il
senso del titolo.
È una sorta di tempesta perfetta,
che fa esplodere il disagio, la frustrazione e il senso di
fallimento nel protagonista. Il regista scandaglia bene il suo
mondo interiore, complice anche la buona interpretazione del
giovane Erik Enge, come quella di Frida
Gustavsson nel ruolo di Vibeke, la ragazza con cui Martin
inizia una storia. Emerge con forza e tocca lo spettatore la
sensazione di fallimento che si prova quando ci si accorge che,
raggiunto ciò che si è tanto desiderato, non si riesce a reggerlo,
perché c’è qualcosa di inaspettato che non si era considerato.
Sembra che tutto crolli, ma non è così.
Il film e l’esperienza realmente
vissuta da Bergtsson sono uno sprone per tanti e mostrano come ci
si possa rialzare e costruire un nuovo percorso perché, come dice
la madre di Martin: si può sempre cambiare idea e a volte è
salutare farlo.
Palm
Springs non è certo il primo film che parla di loop
temporali, eppure il modo in cui riesce a farlo è spiazzante,
catartico e soprattutto originale. Come nella serie
Russian Doll creata da Natasha
Lyonne, Amy Poehler e Leslye Headland,
parte dal presupposto che a rimanere incastrati nella ripetizione
sono sempre personaggi emotivamente fermi e arrivati ad un bivio
esistenziale, e indaga sulla vita attraverso il binomio
morte-rinascita, risolvendosi nella necessità di contrastare il
dolore della permanenza con i legami umani. Ciò che affligge i due
protagonisti, Nyles (Andy Samberg) e Sarah
(Cristin Milioti) infatti, non è tanto il rivivere
la stessa giornata, quanto la paura di dover affrontare, prima o
poi, i loro traumi, alla pari di Nadia Vulkov nello show di
Netflix.
Il loop temporale diventa quindi
un’opportunità, e non un ostacolo alla crescita: ecco il vero
paradosso. E per come mette in scena questa riflessione,
Palm Springs si dimostra essere una
commedia profondamente e filosoficamente radicata nel mondo
contemporaneo. Non serve un algoritmo della società o un’indagine
statistica per affermare che, oggi, gran parte dei trentenni e
limitrofi è insoddisfatta della sua vita sentimentale e della sua
carriera, soffre di depressione o stress e, in generale, non trova
motivi validi per guardare in avanti e si ostina a rimanere ferma
nel presente (o nel passato). Appunto, come se fosse bloccata in un
loop temporale.
Palm Springs, una nuova
versione del loop temporale
Si può pensare a Palm
Springs nelle funzioni di opera-parodia dei vari
Ricomincio da capo, Source Code e Edge of Tomorrow, oppure
di dark comedy che abbraccia il malessere e il nichilismo ormai
diffuso tra i millennials o, più semplicemente, di ultimo stadio
della rom-com ai tempi della pandemia (anche se è stato girato
nell’era pre-covid) sovvertendone perfino qualche crisma. Ma le
mani e le idee di Andy Siara – sceneggiatore – Max
Barbakow – regista – sono così sicure da fugare ogni
indecisione.
Il film allora prende allora le
sembianze di una lunga terapia a sedute. Nyles e Sarah, non sul
divano di una psicologa ma scaraventati in posti sempre diversi (un
bar, una piscina, una tenda in mezzo al deserto), si aprono e
quando lo fanno per davvero, le cose iniziano a smuoversi, a
cambiare. In questo senso Palm Springs vuole
ricordarci che non è affatto divertente rimanere intrappolati nello
stesso loop temporale, che si può sopravvivere da soli ma insieme è
decisamente meglio.
I Wonder Pictures ha diffuso una
featurette esclusiva del documentario We Are The
Thousand – L’incredibile storia di Rockin’1000, il
lungometraggio diretto da Anita Rivaroli.
We Are The Thousand –
L’incredibile storia di Rockin’1000 racconta la
storia di Rockin’1000, la più grande Rock Band al mondo, iniziata
nel 2015 quando per la prima volta al mondo 1000 musicisti si
incontrarono nel Parco Ippodromo di Cesena, per eseguire il più
grande tributo mai realizzato: suonare all’unisono Learn To Fly e
recapitare il video ai Foo Fighters. Diventato virale in poche ore,
il video attirò l’attenzione della band statunitense che non
esitò a rispondere con un concerto epico, proprio a Cesena.
We Are The Thousand – L’incredibile storia di
Rockin’1000, il progetto cinematografico diretto da
Anita Rivaroli, racconta l’evento attraverso le testimonianze dei
suoi protagonisti, mille musicisti di tutte le età provenienti da
ogni parte d’Italia uniti dall’amore per la musica. Un mega
concerto unico nel suo genere che grazie alle immagini live e ai
racconti di chi l’ha vissuto riesce a emozionare e appassionare lo
spettatore, coinvolto e trasportato quasi per magia nel Parco
Ippodromo di Cesena.
Oggi Rockin’1000 è una realtà
conosciuta a livello globale, che riceve riconoscimenti, inviti e
proposte di collaborazione in tutto il mondo. Dal 2016 organizza
veri e propri concerti negli stadi – Cesena, Firenze, Parigi,
Francoforte – e iniziative speciali che vedono protagonisti 1000
musicisti. Rockin’1000 nasce da un’idea di Fabio Zaffagnini,
Claudia Spadoni, Martina Pieri, Mariagrazia Canu, Francesco Ridolfi
“Cisko” e Anita Rivaroli.
Sotto la sapiente regia di Anita
Rivaroli, We Are The Thousand – L’incredibile storia di
Rockin’1000 porta sul grande schermo un momento epico
della storia della musica live italiana. “E’ prodotto da Indyca in
collaborazione con Rockin’1000 e New Lanark Film & Music,
sostenuto dalla Film Commission Emilia Romagna e dal Piemonte Doc
film Fund”; We Are The Thousand – L’incredibile storia di
Rockin’1000 sarà sugli schermi italiani come evento I
Wonder Stories dal 25 al 28 ottobre.
Adam Brody è stato
uno dei volti più famosi e amati del piccolo schermo all’inizio
degli anni 2000. Protagonista di The OC, l’attore
era sicuramente uno dei più riconoscibili nella scena
internazionale, salvo poi scomparire nel dimenticatoio, non
comparendo più in nessun altro prodotto, cinematografico o
televisivo, che avesse un richiamo importante. Questo film allo
scorso anno, quando è apparso in Shazam!,
in un ruolo marginale che però promette di espandersi nei sequel
del film con Zachary Levi.
Adam Brody sta promuovendo adesso il
suo nuovo film, The Kid Detective, uscito negli USA il 16 ottobre.
Durante una conversazione con The Ringer,
l’attore ha spiegato che Shazam! è stata la cosa
che gli ha dato maggiore visibilità da molto tempo a oggi e ha
anche detto che, se Shazam! e Finché morte
non ci separi (2019) non fossero usciti e non avessero
“spolverato” la sua immagine, probabilmente nemmeno il film
attualmente in promozione, The Kid Detective,
sarebbe mai stato fatto con lui come protagonista.
Il ruolo di Adam
Brody in Shazam! è poco più che un cameo,
dal momento che interpreta il Freddy adulto e compare solo alla
fine del film, ma è chiaro che il franchise continuerà e
probabilmente ci sarà ancora spazio per lui in futuro.
Rian Johnson,
bistrattato regista di
Star Wars: Gli Ultimi Jedi, ha condiviso delle foto
inedite dal set del film Lucasfilm in cui compare anche
Carrie Fisher. Le foto in questione sono apparse
sull’account Instagram del regista e ritraggono i diari che il
regista a tenuto prima e durante la lavorazione del film e due
polaroid, una che ritrae proprio Fisher e Kelly Meryn
Trant.
In attesa di nuovi dettagli,
ricordiamo che a Rian
Johnson, regista de Gli Ultimi
Jedi, è stata affidata la scrittura di una nuova trilogia
basata su nuove storie e nuovi personaggi. In passato, anche ai
creatori di Game of Thrones,David
Benioff e D.B. Weiss, era
stato affidato lo sviluppo di una trilogia parallela:
sfortunatamente, il duo ha deciso poi di abbandonare il progetto.
Inoltre, ci sarebbe anche un nuovo film al quale starebbe
attualmente lavorando Kevin Feige,
presidente dei Marvel Studios.
Il canale Youtube di ComicBook.com
offre in esclusiva un video davvero interessante direttamente dal
set di The
Batman. Le riprese si stanno svolgendo al momento a
Chicago, e nel video vediamo proprio come la città si stia
trasformando in Gotham City per farsi set del film con
Robert Pattinson:
“The
Batman esplorerà un caso di detective“, scrivono
le fonti. “Quando alcune persone iniziano a morire in modi
strani, Batman dovrà scendere nelle profondità di Gotham per
trovare indizi e risolvere il mistero di una cospirazione connessa
alla storia e ai criminali di Gotham City. Nel film, tutta la
Batman Rogues Gallery sarà disponibile e attiva, molto simile a
quella originale fumetti e dei film animati. Il film presenterà più
villain, poiché sono tutti sospettati“.
John
Stratman ha realizzato il trailer di Justice League Snyder’s Cut in
versione 16 bit. Naturalmente il trailer non è esattamente uguale a
quello visto poco tempo fa, tuttavia si vedono molto bene gli eroi
DC in questo formato che più che imponenti li rende invece buffi e
carini.
Le riprese aggiuntive
della Snyder
Cut di Justice
League dovrebbero avere luogo questo mese e durare
soltanto per una settimana. Nonostante la breve durata, il budget
sarà comunque elevato: pare infatti che saranno necessari 70
milioni di dollari per girare il nuovo materiale. Le riprese
aggiuntive coinvolgeranno Ben Affleck (Batman), Henry
Cavill (Superman), Gal
Gadot (Wonder Woman) e probabilmente
anche Ray
Fisher (Cyborg). Al momento non sappiamo se
anche Jason
Momoa (Aquaman) e/o Ezra
Miller (Flash) saranno coinvolti nei reshoot.
Vi ricordiamo che
la Snyder
Cut di Justice
League uscirà nel 2021 sulla piattaforma
streaming di Warner Bros HBO
Max che è disponibile negli USA dall’Aprile scorso.
Attualmente non sappiamo se in Italia la versione debutterà su
qualche piattaforma streaming dato che HBO MAX non è disponibile
nel nostro paese. Ma sappiamo che HBO in Italia ha un accordo in
esclusiva con SKY, dunque potrebbe essere una valida teoria pensare
che in Italia il film possa essere programmato su SKY CINEMA o su
SKY ATLANTIC. Tuttavia, quest’ultima è solo una supposizione dunque
non ci resta che aspettare ulteriori notizie.
Ian McKellen è stato la prima rappresentazione
cinematografica del signore del magnetismo, Magneto, appunto,
villain degli X-Men
e grazie alla sua interpretazione molto amato dai fan. L’attore è
intervenuto su Twitter per spiegare a tutti qual è l’esatta
pronuncia del nome del mutante. Rivolgendosi naturalmente al
pubblico anglofono e alla loro maniera di pronunciare il nome
“Magneto”, McKellen ha chiesto come mai quel nome viene pronunciato
“Magneeto” e non “Magnet-o”, dal momento che si tratta di colui che
crea e controlla campi magnetici.
In inglese la doppia E si pronuncia
I, mentre la parola “magnet” che significa “magnete” da cui viene
il nome del personaggio, si pronuncia proprio come si scrive! E da
qui il il dubbio dell’attore. Di seguito il suo tweet:
Ian McKellen è stato Magneto, l’ultima volta,
in X-Men: Giorni di un Futuro
Passato, in cui compare anche Michael Fassbender, l’attore che ha raccolto
il suo testimone e ha interpretato il ruolo fino allo scorso anno,
in Dark Phoenix. Il destino del personaggio, ora
in mano della Disney, troverà probabilmente presto un nuovo volto
che lo incarni al cinema.
La 20th Century
FOX ha diffuso il primo spaventoso trailer di The
Empty Man, l’annunciato adattamento dell’omonimo horror di
successo BOOM! Studios La pellicola uscirà il 23 ottobre negli USA,
anticipando così l’uscita nelle sale.
The Empty Man è un adattamento della
serie a fumetti di BOOM! Studios creata da Cullen Bunn e Vanesa R.
Del Ray nel 2014. Secondo la sinossi della serie, Empty Man non si
riferisce a un essere o una persona specifica, ma è invece una
malattia orribile che ha travolto la nazione, provocando “follia e
violenza”.
The Empty Man segue il poliziotto in
pensione James Lasombra (James Badge Dale) mentre indaga sulla
scomparsa di un gruppo di adolescenti da una piccola città del
Midwest. Come vediamo dal trailer, la loro scomparsa è
apparentemente collegata a una vecchia leggenda metropolitana nota
come The Empty Man, un’orribile entità ultraterrena che può essere
evocata soffiando in una bottiglia vuota e pensando a lui mentre si
trova su un ponte.
Debutterà al cinema dal 29 ottobre
Possession – L’appartamento del Diavolo, il nuovo
film horror firmato da Albert Pintó con
Begoña Vargas, Sergio Castellanos, José Luis de Madariaga,
Concha Velasco e María Ballesteros. Il film è
distribuito da Lucky Red e Universal Pictures.
Possession – L’appartamento del Diavolo, è uno dei più
grandi successi cinematografici spagnoli dell’ultimo periodo.
Firmato da Albert Pintó, uno dei maestri dell’Horror, il film ha
incassato oltre 4 milioni di dollari in patria.
Possession – l’appartamento, la
trama
Madrid, 1976. La
famiglia Olmedo si è da poco trasferita in città in cerca di un
futuro migliore. Ma il sogno di una nuova vita si trasformerà ben
presto nel loro peggiore incubo: nella casa che con tanti sacrifici
hanno comprato scopriranno di non essere soli. Oscure forze e
presenze maligne aleggiano nell’appartamento, tormentando tutta la
famiglia e in particolare il piccolo Pepe. Tratto da una terribile
e inquietante storia vera avvenuta in Spagna nell’antico quartiere
di Malasaña.
Arriva in anteprima mondiale alla
15. Festa del Cinema di RomaLa legge del terremoto, film documentario
opera prima di un volto amato del grande e piccolo schermo e del
teatro, Alessandro Preziosi. Un viaggio fisico e della
memoria, storico e visionario, dentro un racconto che abbraccia
l’esperienza dei singoli e della collettività di tutta l’Italia, il
racconto del terremoto.
Prodotto da Khora
film con Rai Cinema in associazione con
Istituto Luce-Cinecittà e in collaborazione con
Rai Teche, il film dopo la Festa del Cinema
arriverà nelle sale, distribuito da Luce-Cinecittà, e in tv.
La legge del terremoto, la trama
Un viaggio visivo, storico, ma
soprattutto emotivo dentro a uno dei cuori della storia fisica e
psichica del nostro paese, i terremoti. Se l’Italia è un corpo, il
terremoto è un colpo al cuore. Alessandro Preziosi, interprete
amato delle nostre scene che cura regia e dà voce e presenza
d’attore al film, è stato giovanissimo testimone del sisma in
Irpinia, nel 1980. Il suo viaggio ci porta nel Belìce, colpito nel
1968, poi in Friuli, ad Assisi, l’Aquila, Amatrice. Sismi, ma anche
esperienze, umanità, ricostruzioni. Insieme a straordinari
documenti d’archivio (tra gli altri dell’Archivio Luce, delle Teche
Rai, dei Vigili del Fuoco), testimonianze d’eccezione e toccanti
(come quelle di Erri De Luca, Franceco Merlo, Giulio Sapelli,
Vittorio Sgarbi, Mario Cucinella, Pierluigi Bersani, Angelo
Borrelli, Grazia Francescato), passaggi e riprese in luoghi di
forte valenza simbolica come il cretto di Gibellina eternato dal
genio di Alberto Burri, e uno sguardo sofisticato e insieme
commosso, il film disegna una mappa sorprendente di qualcosa che ci
tocca da sempre, nel profondo.
La legge del terremoto, il film
L’Italia e i
terremoti sono una consuetudine inscindibile, che ha
generato storie di distruzione e di ricostruzione dai contorni a
volte epici a volte polemici.Essendo rinomato per essere il “Paese
dell’arte”, il nostro Paese quando si confronta con un terremoto
non ne fa “solo” una questione di perdita di vite umane, ma deve
necessariamente misurarsi anche con la paura di veder scomparire,
per sempre e in pochi attimi, ciò che è stato importante per
secoli. È di fatto una provocazione paradossale della metastoria
del mondo, quella di aver generato al tempo stesso una nazione
altamente sismica che presenta nel suo territorio il più alto
numero di prodotti dell’ingegno artistico umano.
Il documentario ha come teatro
principale il sisma che colpì il Belìce nel 1968,
il primo terremoto italiano del dopoguerra ad avere una grande eco
mediatica. Ma approfondisce lo sguardo anche su altri eventi
sismici trai più rappresentativi dei tanti che hanno colpito
l’Italia recente: il Friuli, Assisi, L’Aquila, Amatrice; e
soprattutto Irpinia 1980, di cui il
quarantesimo anniversario ricorre proprio
quest’anno. Eventi catastrofici e
metastorici che hanno contribuito a costituire un
“sentimento” nazionale su questa tragedia perennemente incombente
sulla nostra gente.
Alessandro Preziosi, che oltre a curare la
regia, è anche narratore dell’intero progetto, partendo dalla sua
testimonianza diretta del terremoto in Irpinia del 1980, non si
sofferma, se non in pochi e necessari momenti, a un racconto del
dolore o della denuncia, ma intraprende un percorso all’interno
dell’anima della sua nazione e della gente che la popola, ponendosi
una fondamentale domanda: come si fa a ricostruire qualcosa,
qualsiasi cosa, persa in un istante? Questa domanda è stata posta
ad intellettuali, politici, storici, economisti, architetti,
giornalisti che lo accompagnano con il loro contributo in questo
viaggio esistenziale, storico e simbolico all’interno della nostra
storia recente.
Gli argomenti trattati, arricchiti
dalle straordinarie immagini di memoria delle Teche Rai e
dell’Istituto luce, cercando di restituire una nuova prospettiva su
un tema raccontato dalla cronaca negli anni, con particolare
attenzione a questioni quali l’emigrazione dalle zone colpite,
l’impoverimento del tessuto sociale, il volontariato, nonché il
prezioso lavoro della protezione civile. Un viaggio che dal passato
si proietta in un futuro che ha come principale caratteristica solo
quella di essere ignoto.
FREE – Liberi, la commedia
diretta da Fabrizio Maria Cortese e presentata nella
prestigiosa cornice del Festival Internazionale del cinema di
Venezia. Un cast stellare, che annovera attori del calibro di
Sandra Milo, Ivano Marescotti e Corinne Clery, è
protagonista di un viaggio on-the-road sui generis, dal Lazio fino
al Puglia, che fa della vita e del desiderio di libertà il fil
rouge della pellicola. FREE – Liberi vuole portare una ventata di
ottimismo e speranza attraverso la celebrazione della così detta
‘terza età’, momento della vita ricco ancora di aspirazioni e di
sogni. “Quello che ho voluto raccontare nel film è la bellezza di
essere anziani. Anziani non come fine o meglio non come principio
di una fine, ma come categoria di persone consapevoli di vivere uno
dei tanti momenti della vita, forse il più bello.” Così Cortese
descrive FREE – Liberi, la storia di 5 anziani che scappano da una
casa di riposo con un entusiasmo dilagante, che colora la storia
come se fosse un po’ fumetto e un po’ favola.
Cinque anziani ospiti della casa
di riposo dell’Opera Don Guanella di Roma, annoiati dalla vita
quotidiana e delusi per il distacco dei loro affetti più cari,
decidono di fuggire verso la Puglia per realizzare il sogno della
loro vita: si tratta di Rocco (Ivano Marescotti), trader fallito,
suo fratello Luchino (Enzo Salvi), cuoco ossessivo compulsivo,
Antonio (Babak Karimi), ex-capitano di lungo corso, Erica (Corinne
Clery), ex- cantante cardiopatica e Mirna (Sandra Milo),
arrivata in Italia dalla Serbia allo scoppio delle guerre
jugoslave. Innamorati dell’avventura che Mirna sta per
intraprendere per ritrovare il pluriricercato Dragomir (Antonio
Catania), suo vecchio amore creduto morto ma in realtà nascosto da
decine d’anni nel Salento, i quattro si uniscono al viaggio. Sono
certi che la loro vita cambierà per il meglio una volta incontrato
il potente criminale. Le storie personali si alterneranno in un
susseguirsi di vicende tra passione e avventura, in un Salento che
farà da cornice alle loro emozioni. Riusciranno i nostri amici a
realizzare i loro sogni?
Accanto a Sandra Milo, Ivano
Marescotti e Corinne Clery, Babak Karimi, Enzo Salvi, Antonio
Catania, Marco Marzocca, Sergio Friscia insieme a Tullio Solenghi,
Shalana Santana, Michele Venitucci, Paolo de Vita, Martina
Palmitesta e Erika Blanc. Prodotto da Golden Hours Films in
collaborazione con Rai Cinema e in associazione con Ismaele Film,
FREE – Liberi è stato girato grazie al sostegno della Apulia Film
Commission e sarà nei cinema italiani dal 12 novembre con
Ismaele Film.
Esce, come Evento speciale,
distribuito in sala da Adler Entertainment,
il 2, 3 e 4 novembre 2020, Raffaello
alle Scuderie del Quirinale (Raphael Revealed),
diretto da Phil Grabsky, documentario sulla
più grande mostra di sempre dedicata al
genio Raffaello Sanzio da Urbino,
nel Cinquecentenario dalla morte. La
mostra, mostra Raffaello
1520-1483 che si è tenuta a Roma,
alle Scuderie del Quirinale, ha chiuso ad
appena quattro giorni dall’inaugurazione a causa del lockdown
imposto per l’emergenza Covid-19 e che, per questo, in pochi hanno
avuto la fortuna di visitare.
Il pregevole lavoro cinematografico
del pluripremiato regista inglese Phil
Grabsky, nuovo pioniere del genere del documentario
dedicato all’arte, già autore di lavori dedicati
a Leonardo, Matisse, Monet,
Renoir e Cézanne, documenta gli
oltre 200 capolavori esposti, tra dipinti e disegni, di cui oltre
la metà è riunita in una mostra per la prima volta. Con opere
prestate da musei prestigiosi come il Louvre,
gli Uffizi, il Prado e
la National Gallery of Art, il film permette
di ammirare il genio, la creatività e la capacità pittorica del
nostro gigante del Rinascimento. Il film, la
cui gestazione è durata quasi tre anni è girato in Ultra HD e
prodotto dalla società di produzione dello stesso regista,
la Seventh Art
Productions, in
collaborazione conil
brand Exibition on
Screen(EOS).
Non semplicemente un
pittore, Raffaello Sanzio è stato uno
dei più straordinari artisti
del Rinascimento, spesso incompreso o
mitizzato. Sulla base del materiale esposto nella straordinaria
mostra romana, questo documentario permette di scoprire, per la
prima volta, il vero Raffaello dietro i suoi colori, disegni e
tele. Un genio che ‘seppe coniugare semplice e complesso
rappresentando, con la potenza degli sguardi e la straordinaria
carica del pennello, un universo di valori senza tempo’.
La
recente ondata di star di Hollywood che appoggiano le
campagne politiche per la stagione elettorale ha portato le star
diAvengers:
Endgamea collaborare ancora
una volta a sostegno dei democratici. E sebbene l’attore di
Captain America Chris Evansstia aiutando a
guidare l’evento a quanto apprendiamo oggi sarà proprio il
candidato Joe Biden a urlare
“Assembla!”.
I registi
Anthony e Joe Russo(Community, Captain America: Civil
War), stanno stnno riunendo le più grandi star
del franchise per l’evento di raccolta fondi politica dal titolo
Voters Assemble che sosterrà il partito
democratico. Ad ospitare l’evento oltre a Chris Evans ci saranno l’attrice Vedova
Nera Scarlett Johansson,
la star di Ant-Man Paul
Rudd, l’attore di War Machine Don Cheadle, l’attrice che interpreta Gamora
Zoe Saldana e l’Incredibile
Hulk/Mark
Ruffalo. L’evento virtuale non solo includerà
un gioco a quiz, ma prevederà anche una sessione di domande a cui
gli attori dovranno rispondere. Quindi i fan potrebbero chiedere
qualsiasi cosa a patto che facciano una donazioe. Indipendentemente
dalle affiliazioni politiche, questo è senza dubbio un evento
entusiasmante e con il cast a disposizione per rispondere alle
domande, sarà interessante scoprire cosa verrà rivelato!
Vi ricordiamo che il prossimo film in
uscita del Marvel Cinematic Universe al
momento è Black Widow. La regia
di Black Widow è stata
affidata a Cate Shortland, seconda donna
(dopo Anna Boden di Captain
Marvel) a dirigere un titolo dell’universo
cinematografico Marvel, mentre la sceneggiatura è stata riscritta
nei mesi scorsi da Ned Benson(The
Disappearance of Eleanor Rigby). Insieme a Scarlett
Johansson ci saranno anche David
Harbour, Florence
Pugh e Rachel
Weisz.
In Black Widow, quando sorgerà
una pericolosa cospirazione collegata al suo passato, Natasha
Romanoff dovrà fare i conti con il lato più oscuro delle sue
origini. Inseguita da una forza che non si fermerà davanti a nulla
pur di sconfiggerla, Natasha dovrà affrontare la sua storia in
qualità di spia e le relazioni interrotte lasciate in sospeso anni
prima che diventasse un membro degli Avengers.
Durante
una recente intervista, Chris Hemsworth ha condiviso la sua
eccitazione per Thor: Love and Thunder,
l’annunciato prossimo capitolo del Dio del Tuono,
rivelando sia la data delle riprese che l’attuale stato dell’arte
del film. Come molti di voi già sapranno Thor: Love and
Thunder riporterà Natalie Portman nei panni di Jane Foster, e
nel quale dovrebbe affrontare anche la sua trasformazione nel nuovo
Thor, almeno se ciò che è stato rivelato durante lo scorso COMICCON
si confermasse come vero.
Nell’intervista Chris Hemsworth confermando che il regista
Taika Waititi sta “scrivendo la
sceneggiatura al momento”, mentre sulle riprese ha ammesso
che dovrebbero iniziare nel gennaio 2021. Inoltre ha aggiunto che,
mentre si prepara per la sua nona apparizione nel Marvel Cinematic
Universe, la sua intenzione è quella di portare
“qualcosa di diverso” nel mondo del Dio del tuono:
“[Sono] molto entusiasta di provare a fare qualcosa di
diverso, sai, negli ultimi tre film abbiamo certamente superato i
limiti e abbiamo creato versioni diverse del personaggio, e ora le
persone si aspettano alcuni cambiamenti drammatici”,
ha scherzato Hemsworth. “Quindi abbiamo il nostro
bel da fare in questo senso.”
Chris Hemsworth said he’s filming Thor: Love
and Thunder in January and that he’s very excited to do something
different. He also said that Taika Waititi is currently writing the
script! pic.twitter.com/OvKIu9Spga
Thor: Love and
Thunder è il titolo ufficiale del quarto capitolo
sulle avventure del Dio del Tuono nel MCU, ma ad impugnare il Mjolnir
stavolta sarà Jane Foster, interpretata di nuovo
daNatalie
Portman, come confermato sabato durante il
panel dei Marvel Studios al Comic-Con. L’uscita nelle sale è
fissata invece al 11 febbraio 2022.
Taika Waitititornerà alla regia di un film dei
Marvel Studios dopo Thor:
Ragnarok, così come Chris
HemswortheTessa
Thompson riprenderanno i rispettivi ruoli di Thor
e Valchiria dopo l’ultima apparizione in Avengers:
Endgame. L’ispirazione del progetto arriva dal
fumetto “The Mighty Thor”, descritto da Waititi come “la
perfetta combinazione di emozioni, amore, tuono e storie
appassionanti con la prima Thor femmina dell’universo“.
Continuano le riprese di
The
Batman, l’attesissimo nuovo capitolo dell’uomo
pipistrello che sarà targato Matt Reeves e
Robert Pattinson. Ebbene dopo le foto dal set
del Regno Unito in cui abbiamo visto il pipistrello in sella alla
sua moto, oggi dal set di Chicago dove sono in corso in preparativo
arrivano nuovi scatti che rivelano alcuni particolari molto
interessanti.
Infatti
la troupe sta preparando le location che accoglierà il cast per
circa due settimane di riprese, ma prima di arrivare a questo,
un’altra foto della festa in costume che si svolge a Gotham
City sembra confermare che Wonder Woman
esiste anche in questo mondo che potremmo definire il
Reeves-Verse. Tuttavia questo potrebbe anche
essere solo un Easter Egg senza senso, e non un qualsiasi tipo di
segno che il Caped Crusader di Robert Pattinson interagirà con quei
supereroi. Tuttavia, un giornale che è stato anche avvistato sul
set di The Batman ha menzionato l’esistenza di
Metropolis, quindi chi lo sa. Ecco di seguito tutti gli scatti
rubati che nascondono diversi Easter Eggs, tra cui un poster
che prende in giro Flash, mentre una data rivelata su un taxi
sembra confermare che gli eventi diBatmansaranno ambientati nel
2019.
“The
Batman esplorerà un caso di detective“, scrivono
le fonti. “Quando alcune persone iniziano a morire in modi
strani, Batman dovrà scendere nelle profondità di Gotham per
trovare indizi e risolvere il mistero di una cospirazione connessa
alla storia e ai criminali di Gotham City. Nel film, tutta la
Batman Rogues Gallery sarà disponibile e attiva, molto simile a
quella originale fumetti e dei film animati. Il film presenterà più
villain, poiché sono tutti sospettati“.
Nel mese di novembre
2020 partirà la IV edizione di Castello
Errante, la prima residenza internazionale di
cinema che coinvolge l’America Latina e l’Italia.Castello Errante è un format innovativo che
coniuga formazione e produzione nel campo
dell’audiovisivo: un progetto che vede, nella cooperazione
e nella multiculturalità, una grande occasione di apprendimento e,
nell’utilizzo degli strumenti dell’era digitale, un’interessante
opportunità di sviluppo di nuove idee a carattere
internazionale.
Castello Errante porterà nuovamente
in Italia le eccellenze internazionali del cinema:
un gruppo selezionato di studentiunder 35, provenienti dalle più
importanti Scuole di Cinematografia italiane e dell’America Latina,
formerà una troupe specializzata che parteciperà a percorsi
di formazione e produzione, in un processo di conoscenza,
scoperta e valorizzazione del territorio. In questa edizione la
formazione teorica e i lavori di sviluppo e pre-produzione del
progetto verranno svolti online nel mese di
novembre 2020, mentre a febbraio 2021 si entrerà nel vivo dei
lavori con l’arrivo in Italia della troupe che realizzerà
due progetti audiovisivi, un corto
documentario e un corto fiction, e alcuni
spot legati alla valorizzazione delle ricchezze del patrimonio
italiano. La giovane età dei partecipanti è un fattore fondamentale
per la contestualizzazione di tematiche attuali che – analizzate
dal cinema contemporaneo – fanno riflettere sul presente e
acquisire consapevolezza per il futuro.
Un format unico e innovativo
Un format innovativo mai
realizzato prima che crea un collegamento storico e
culturale tra America Latina e Italia e che promuove le diversità,
i nuovi linguaggi espressivi e il
patrimonio cinematografico e audiovisivo,
all’insegna della ricerca e dello scambio
internazionale, della formazione e della produzione nel
campo dell’audiovisivo, innescando processi di sensibilizzazione,
valorizzazione del territorio e crescita.
Fin dalla sua prima edizione
Castello Errante si è distinto per il suo format unico al mondo:
ogni anno, un borgo italiano, che si differenzia per il suo
patrimonio culturale e paesaggistico, ospita all’interno del
proprio comune circa 20 studenti del settore cinematografico
provenienti dall’Italia e dai Paesi dell’America Latina, che hanno
come scopo finale quello di realizzare diversi prodotti
audiovisivi. Tali prodotti hanno come motore la valorizzazione di
tutti quegli aspetti che il territorio ospitante possiede, in
termini architettonici, artistici, paesaggistici, storici e
culturali. Si crea così un circolo virtuoso che promuove
l’audiovisivo come mezzo di promozione e crescita, scoperta e
scambio.
Castello Errante promuove
in questo modo l’immagine dell’Italia all’estero attraverso il
mezzo cinematografico: grazie a questa formula così
innovativa e alla promozione dei prodotti audiovisivi realizzati,
il nostro Paese viaggia in tutto il mondo all’interno di festival
ed eventi internazionali.
I
partecipanti
Per la selezione dei partecipanti
nella prima parte dell’anno Castello Errante ha lanciato
tre CALL rivolte a studenti under 35:
la prima call per la selezione della
sceneggiatura rivolta ai candidati del Centro Sperimentale
di Cinematografia di Roma;
la seconda call per la selezione del
regista del corto documentario rivolta esclusivamente ai
candidati italiani;
la terza call per la selezione dei membri
della troupe internazionale, indirizzata a tutti gli studenti
italiani e latino americani dei Paesi coinvolti. Ogni studente
ricopre un ruolo specifico a seconda della propria formazione:
regista del corto di fiction; regista del
corto documentario; direzione della
fotografia;assistente camera;
secondo assistente camera; assistente alla
regia;direzione del suono;
microfonista; gaffer;
attore/attrice; costumista;
make-up artist; scenografo/a;
assistente scenografo/a;
montatore; musicista colonna
sonora; filmaker; designer
grafico; assistente di produzione;
assistentedell’organizzazione.
Il tema della IV
edizione
Ogni anno Castello Errante sceglie
un tema sul quale indirizzare il lavoro dei
partecipanti. Dopo aver affrontato nelle passate edizioni il tema
del “cibo” e del “confine”, per il 2020
“il pensiero magico” sarà il
file-rouge di tutta la manifestazione. Il potere della
magia sta nel trasformare e il cinema è magia perché ci dà
l’opportunità di dimostrare la nostra tenacia e coltivare i nostri
sogni, in maniera alternativa, attingendo alla creatività e
trasformando il nostro “io” in “noi”.
Le attività durante la
residenza
Castello Errante come prima
residenza internazionale cinematografica realizza molteplici
attività a carattere culturale e formativo, volte
ad accrescere questo percorso di conoscenza, scambio e
valorizzazione del patrimonio: masterclass e
workshop a carattere internazionale sulle
nuove tendenze tecnologiche e sui nuovi linguaggi
espressivi in campo audiovisivo; eventi dedicati
all’incontro tra cinema e cibo, italiano ed estero, nonché
alla valorizzazione del patrimonio enogastronomico locale; incontri
con personalità del mondo del cinema; attività di
formazione audiovisiva curata dagli studenti internazionali e
rivolta ai ragazzi del territorio; creazione di prodotti
audiovisivi che raccontano le ricchezze artistiche, naturalistiche,
storiche del luogo ospitante, anche a fini turistici; attività di
promozione turistica dei borghi italiani;
programmi educativi rivolti soprattutto ai giovani
e basati su modi nuovi di fare formazione in campo audiovisivo, che
favoriscono lo sviluppo della cultura cinematografica in Italia,
l’integrazione sociale e le relazioni interculturali.
Castello Errante crea un
filo diretto tra la formazione accademica e la pratica più
propriamente associata all’industria audiovisiva. Questo è
certamente uno degli obiettivi, e quindi dei risultati attesi più
interessanti del progetto, poiché spesso la formazione resta un
bagaglio di informazioni che non trova sbocco o riscontro sul piano
della produzione.
Un’iniziativa
green attenta all’ambiente
Castello Errante sposa a pieno
l’ecosostenibilità, rispetta l’ambiente e le
differenze culturali, promuovendo le nuove tecnologie a servizio di
una valorizzazione sensibile e consapevole del patrimonio. Per
questo motivo all’interno della residenza viene promosso l’utilizzo
di materiali green ecosostenibili, sia durante le
fasi di produzione on set che durante quelle di
realizzazione dell’intero evento.
Castello Errante coinvolge,
inoltre, tutti i cittadini, gli abitanti del territorio e i turisti
della Regione Lazio che vengono inevitabilmente resi partecipi dal
progetto a più livelli e promuove uno stile di vita
sano, il consumo di prodotti a km zero,
il rispetto della natura, nonché tutte le idee innovative capaci di
generare socialità e crescita.
Un progetto dal respiro
internazionale
Data la vastità e complessità del progetto che abbraccia
all’unisono diversi settori (dal cinema al turismo, dalla
formazione all’internazionalizzazione), Castello Errante si avvale
di più risorse, in termini di rapporti istituzionali, di
partenariati culturali e tecnici, di sponsor regionali e nazionali,
nonché di risorse umane di fondamentale importanza.
Per la IV edizione Castello Errante ha avuto un ulteriore
riconoscimento di grande prestigio: Il Programa
Ibermedia da quest’anno sostiene l’iniziativa e, in
particolare, le azioni legate al comparto formativo, aggiungendosi
così alla Regione Lazio che sostiene il progetto
con il fondo sulla promozione audiovisiva 2020 “Interventi
regionali per lo sviluppo del cinema e dell’audiovisivo-Annualità
2020”, nel quale Castello Errante si è classificato al terzo
posto su quasi duecento progetti presentati.
Castello Errante è un’iniziativa ideata da Adele
Dell’Erario, organizzata dalla Occhi di Giove
srl e realizzata in collaborazione con l’Istituto
Italo Latino Americano-IILA, le Ambasciate di
Argentina, Cile, Costa
Rica, Colombia, Cuba,
Guatemala, Messico,
Nicaragua, Panama,
Perù, Repubblica Domenicana e
Uruguay, nonché la Roma Lazio Film
Commission e il Centro Sperimentale di
Cinematografia di Roma.
Il progetto è sostenuto dal Il Ministero per i beni e le
attività culturali e per il turismo
(MIBACT), dalla Regione Lazio e
dal Programa Ibermedia,
Queste realtà rappresentano una risorsa imprescindibile per il
respiro internazionale dell’iniziativa e per la sua credibilità a
livello istituzionale. Il contributo di questi soggetti è inoltre
un importante segnale di aderenza del progetto al territorio che lo
ospita, dal quale provengono interesse, disponibilità, mezzi,
indispensabili per la riuscita dell’iniziativa.
Come molti di voi avranno avuto
modo di constatare The New Mutants non è stato
affatto un disastro, ma guardando bene nel dettaglio è facile
capire perché la FOX ha voluto comunque andare avanti con il film
nonostante l’acquisizione. Questa scelta si è rivelata anche
azzeccata dato che il film è stato il primo grande successo
cinematografico negli USA alla riapertura delle sale estive, dando
del filo da torcere anche ad un film molto atteso come TENET
di
Christopher Nolan.
Ebbene oggi alcuni concept inediti
ci rivelano un approccio molto diverso da quello visto nel film per
il personaggio di Demon Bear, il cattivo
principale dell’adattamento dell’omonimo fumetto dei Marvel Comics. Deryl Braun ha
condiviso alcuni dei suoi primi progetti per Demon Bear, uno dei
quali ha una sorprendente somiglianza con il simbionte
Venom. Questa è stata senza dubbio una coincidenza, e qui c’è
una vasta gamma di interpretazioni alternative del classico cattivo
dei fumetti. È difficile immaginare quando i New Mutants e il Demon
Bear torneranno sul grande schermo, anche se i Marvel
Studios useranno quasi sicuramente alcuni dei personaggi
nei prossimi anni, ma i fan vorrebbero sicuramente vedere di più
della versione di Magik della bravissima
Anya Taylor-Joy.
The
New Mutants è un thriller con sfumature horror,
originale e ambientato in un ospedale isolato dove un gruppo di
giovani mutanti è rinchiuso per cure psichiatriche. Quando iniziano
ad avere luogo degli strani episodi, le loro nuove abilità mutanti
e la loro amicizia saranno messe alla prova, mentre cercano di
fuggire. Diretto da Josh Boone e scritto
da Boone e Knate Lee, il film vede nel
cast la presenza di Maisie
Williams, Anya
Taylor-Joy, Charlie Heaton, Alice Braga, Blu
Hunt e Henry Zaga.
A partire dal 19 ottobre,
sarà inoltre disponibile l’esclusivo “IT – 2 Film
Collection”, il cofanetto in metallo in edizione
speciale limitata con i due capitoli diretti da Andy Muschietti
– “IT” e “IT:
Capitolo Due” – in 4K UHD, versione Steelbook, original
Fan Art e 2 Poster dedicati. L’edizione include 5 Dischi, i
film in formato Blu-ray e 4K e un secondo disco Blu-ray di
contenuti speciali relativi a “IT: Capitolo Due”.
Dopo 27 anni, IT è tornato. Quando
le persone iniziano a scomparire a Derry, Mike chiede agli altri
membri del Club dei Perdenti di tornare a casa per distruggere IT
una volta per tutte. Segnati dal passato, i Perdenti devono
superare le loro paure più profonde per sconfiggere Pennywise… che
ora è più letale che mai.
It – Capitolo
due è interpretato da James
McAvoy (i film di “X-Men”, “Split”, “Glass”) nel ruolo di Bill, la
nominata all’Oscar Jessica
Chastain (“Zero Dark Thirty”, “Mama”, “Molly’s Game”) nel ruolo di
Beverly, Bill Hader (“Barry”, “The
Skeleton Twins”) come Richie, Isaiah
Mustafa (“Shadowhunters: The Mortal Instruments” –
TV) come Mike, Jay
Ryan (“Mary Kills People”, “La bella e la bestia”
– TV ” ) nel ruolo di Ben, James
Ransone (nel film “The Wire”, “Sinister”) nel ruolo
di Eddie e Andy Bean (“Swamp Thing”, “Allegiant”) nel ruolo di
Stanley.
A interpretare i membri originali
del Club dei Perdenti Jaeden Martell (“St. Vincent”, “Speciale
mezzanotte”) nei panni di Bill, Wyatt Oleff (“Guardiani della Galassia”, “Guardiani della Galassia Vol.
2”) come Stanley, Jack Dylan Grazer (“Shazam”, “Me, Myself and
I” – TV) come Eddie, Finn Wolfhard (“Stranger Things”, “Carmen Sandiego”) come
Richie, Sophia Lillis (“Nancy Drew and the Hidden Staircase” ,
“Sharp Objects” – TV) come Beverly, Chosen Jacobs (“Hawaii Five-O”,
“Castle Rock” -TV) come Mike e Jeremy Ray Taylor (“Goosebumps 2:
Haunted Halloween”) come Ben. Bill Skarsgård (“Deadpool 2”,
“Allegiant”) ritorna nel ruolo da protagonista di Pennywise.
Produttori, registi e network
televisivi, al giorno d’oggi ce la mettono davvero tutta per
stupire il pubblico e creare contenuti sempre nuovi e originali.
Nonostante le buone intenzioni, non sempre tutte le nuove serie tv
o film mandati in onda poi funzionano ma questo non è il caso di
The Young Pope. Dissacrante e dal sapore quasi
proibito, la serie ha avuto un successo strepitoso e non solo in
Italia. Non a caso, infatti, The Young Pope è stata la prima serie
tv italiana a essere candidata agli Emmy e anche
ai Golden Globe.
Ideata e diretta da Paolo
Sorrentino – famoso regista del film La Grande
Bellezza -, la serie è nata dalla compartecipazione di
tre paesi, Italia, Francia e Spagna, mettendo insieme un cast a dir
poco eccezionale. The Young Pope – i cui primi due
episodi sono stati presentati in anteprima alla 73ª Mostra internazionale
d’arte cinematografica di Venezia – ha come
protagonista il bellissimo e talentuoso Jude
Law, il Papa più sexy e improbabile della storia della
televisione.
The Young Pope trama
La serie racconta dell’incredibile
storia di Lenny Belardo (Jude
Law), l’affascinante e giovanissimo arcivescovo di New
York, e della sua ascesa in Vaticano. Alla morte del Papa in
carica, Belardo viene eletto a sorpresa come nuovo pontefice,
notizia che viene accolta con grande stupore. Ad aver appoggiato e
spinto non solo per la sua candidatura ma per la sua elezione è il
potentissimo Segretario dello Stato Vaticano, il Cardinale Angelo
Voiello (Silvio
Orlando).
[SPOILER
ALERT]
Convinto di aver fatto la scelta
giusta e di aver per le mani finalmente un Papa inesperto e
facilmente manovrabile, Voiello scopre ben presto di aver commesso
un terribile errore. Nonostante la sua giovane età e la sua aria
pacifica, Lenny Belardo ha le idee molto chiare ed è pronto a
dettare le sue regole. Abbandonato dai suoi genitori in
orfanotrofio, Lenny ha sempre potuto contare sul sostegno di Suor
Mary (Diane
Keaton) che, dopo essere stata il suo tutore legale
durante l’infanzia, accetta di seguirlo in Vaticano per aiutarlo
nella sua impresa.
A causa del suo passato traumatico,
Belardo ha sviluppato però un rapporto molto strano con la fede e
soprattutto con Dio considerato quasi come l’ennesima controversa
figura genitoriale assente. Nonostante la sua concezione di fede
assai discutibile e contraddittoria, Lenny è rispettato e quasi
venerato poiché in molti lo ritengono responsabile di un miracolo
realizzato quando era ancora un ragazzo.
Cinico, sprezzante, misterioso e
fin troppo attratto dal lusso, Lenny Belardo prende il suo posto in
Vaticano con il nome di Pio XIII e comincia la sua
riforma della cristianità. Se i suoi predecessori volevano creare
un ponte di comunicazione tra Chiesa e popolo, Lenny sembra essere
di tutt’altro avviso. Un po’ come in un eccentrico club notturno,
il nuovo Papa rende la Chiesa un luogo inaccessibile ed
esclusivo.
The Young Pope cast
La Chiesa, che da anni lotta per
riportare i fedeli verso la fede, chiude i battenti e diventa un
rifugio solo per pochi eletti. Pio XIII, fautore di questa
controversa rivoluzione, esce dalla scena pubblica
rifiutando ogni contatto con il mondo esterno. ‘Prigioniero’ della
gabbia dorata vaticana, Lenny comincia a godere dei privilegi del
suo nuovo status e a vivere quel lusso sfrenato
che ha sempre desiderato.
[SPOILER
ALERT]
Nonostante la sua completa
noncuranza e il suo atteggiamento fin troppo vanesio, il nuovo Papa
non accetta di farsi controllare da nessuno né tanto meno dal
Cardinal Voiello e dai suoi tanti tirapiedi. Comincia così la sua
riforma della Chiesa che prevede un drastico cambio di rotta e il
ritorno a una rigida politica conservatrice. Sotto
il controllo di Papa Pio XIII la Chiesa torna alla sua missione
originale ovvero quella di proteggere Dio e la fede, missione che
ogni fedele deve abbracciare con gioia e dedizione.
La nuova Chiesa rifiuta la
modernità e torna a una quasi medievale intransigenza, adottando
una politica severa su questioni scottanti come
l’omosessualità, la
contraccezione, l’aborto e la
pedofilia. Nonostante la sua politica quasi
oscurantista, Lenny però non dimentica il primo dovere della
Chiesa, ovvero quello di prendersi cura delle persone più deboli e
povere e che vivono ai margini della società.
Il regno di Pio XIII continua
indisturbato sotto gli occhi impotenti di consiglieri e cardinali
fino a quando le morti improvvise dei cardinali Andrew Dussolier
(Scott Shepherd), suo migliore amico
dall’infanzia, e Michael Spencer (James
Cromwell), suo padre spirituale, minano la stabilità
emotiva del nuovo pontefice. Distrutto dal dolore e attorniato da
misteri e complotti ai suoi danni, Lenny dovrà trovare la forza per
affrontare i suoi demoni e condurci in un finale a suon di sermoni
e colpi di scena.
The Young Pope seconda stagione:
arriva The New Pope
Grazie all’incredibile successo
ottenuto da The Young Pope, andata in onda nel
2016 con una stagione di soli 10 episodi e terminata con un
cliffhanger di proporzioni bibliche, Paolo
Sorrentino decide di mettersi subito al lavoro sulla
seconda stagione. Inizialmente concepita come il naturale continuo
di The Young Pope, quella che doveva essere una semplice seconda
stagione si trasforma in una serie nuova di zecca.
A gennaio del 2020 viene quindi
rilasciata The New
Pope, la nuova serie che porta la firma di Sorrentino
ed è prodotta da Sky Atlantic,
HBO e Canal+.
[SPOILER
ALERT]
Papa Pio XIII (Jude
Law) è ormai in coma da più di nove mesi ed è giunta
l’ora per i cardinali di eleggere un nuovo pontefice. Sotto
consiglio sempre del cardinale Voiello (Silvio
Orlando), deciso a scegliere stavolta una personaggio
meno problematico, la scelta del consiglio ricade su Tommaso
Viglietti (Marcello Romolo). Visto come una
persona mite e dall’animo gentile, Viglietti sembra essere la
scelta giusta, eppure ancora una volta Voiello commette il grave
errore di sottovalutare il suo ‘nemico’.
Viglietti prende posto in Vaticano
come Papa Francesco II e comincia a disfare tutto il folle lavoro
di Lenny Belardo e della sua Chiesa esclusiva e intransigente. La
linea del nuovo Papa rispetta i canoni di povertà e carità
cristiana, poco gradita agli avidi cardinali del concilio. Non a
casa quindi, a pochi giorni dal suo insediamento, Francesco
II muore per uno strano malore che sembra portare la firma
del malvagio Voiello.
Morto un Papa se ne fa un altro. Il
conclave si riunisce di nuovo e stavolta la scelta ricade su Sir
John Brannox (John
Malkovich), cardinale inglese dal carattere assai
enigmatico e dal passato doloroso. Dopo un tentennamento iniziale,
Brannox accetta l’incarico e viene eletto con il nome di
Giovanni Paolo III.
Figlio di una modesta famiglia
inglese, John porta dentro di sé un grande e doloroso segreto.
Dipendete dall’eroina quando era solo un ragazzo, Brannox ha
assistito impotente alla morte del fratello gemello Adam dopo un
incidente sugli scii, senza potergli prestare soccorso. Quel
tragico evento ha distrutto la sua vita e quella dei suoi genitori
che non gli hanno mai perdonato la morte del fratello.
Il trauma della perdita del
fratello e i sensi di colpa che ancora lo perseguitano, minano la
sua autostima, rendendolo un Papa buono ma anche molto fragile,
troppo per poter portare un simile fardello. Ma proprio quando la
sua fragilità emotiva sta per diventare un ostacolo alla guida
della cristianità, accade l’impossibile. Lenny Belardo (Jude
Law), al secolo Pio XIII, ormai declassato a Papa
emerito, incredibilmente si risveglia dal coma.
Tra i due Papi in Vaticano comincia
quindi una strana collaborazione. Per qualche tempo, infatti, John
e Lenny lavorano in tandem per respingere alcune delle minacce più
pericolose per la Chiesa, affrontando anche lo spettro del
terrorismo. Ma proprio quando Belardo sembra pronto a riprendere in
mano lo ‘scettro del potere’, la morte lo chiama definitivamente a
sé.
Alla morte di Papa Pio XIII, anche
Giovanni Paolo III decide di abdicare, lasciando così nuovamente
nelle mani del conclave il destino del Vaticano. Stanchi di tutti
questi avvicendamenti di Papi machiavellici, inetti o dal cuore
troppo tenero, i cardinali stavolta non sbagliano. Il conclave
elegge quindi Angelo Voiello che finalmente corona il suo
sogno.
The Young Pope streaming: dove
vederlo
Tutti gli episodi di The
Young Pope e del sequel, The New
Pope, sono disponibili in streaming sulla piattaforma
a pagamento di Now
TV.
La storia italiana, soprattutto
quella contemporanea, è una delle più ricche e antiche al mondo. È
quindi quasi scontato che registi e autori attingano dal nostro
passato per la realizzazione di nuovi prodotti televisivi. Negli
ultimi anni, infatti, sempre più di frequente il palinsesto
televisivo si riempie di film e/o serie tv ispirate a fatti di
cronaca relativi agli anni della cosiddetta Prima
Repubblica. Quest’espressione per lopiù giornalistica, si
riferisce al periodo di storia politica italiana che va dal
1948 al 1994. In questo contesto storico, politico e
sociale si inserisce la serie Il Capo dei
Capi, diretta da Enzo Monteleone e
Alexis Sweet, e con Claudio
Gioè e Daniele
Liotti.
Andata in onda nel 2007, la serie
prodotta dalla Taodue – divisa in sei puntate
da circa un’ora e mezza ciascuna -, è ispirata all’omonimo
libro dei giornalisti Giuseppe
D’Avanzo e Attilio Bolzoni. Il Capo dei
Capi racconta la storia dell’ormai noto boss malavitoso Salvatore
Riina, detto Totò Riina.
Nato e cresciuto nella
Sicilia più rurale e dimenticata, Riina era un
semplice contadino, rosso e poco istruito ma per nulla ingenuo.
Ossessionato dai soldi ma soprattutto dal potere, Totò inizia la
sua scalata facendosi strada verso la vetta un delitto alla volta.
Divenuto in breve tempo uno dei personaggi più temuti di
Corleone, Riina comincia a reclutare il suo
piccolo esercito per poter sferrare il suo attacco finale allo
Stato.
Il Capo dei Capi cast trama: tra
realtà e finzione
Negli anni ottanta la Sicilia e in
particolare la città di Palermo era sotto assedio.
La mafia controllava ogni cosa, dalle amministrazioni locali
all’illecito traffico di stupefacenti e i clan si contendevano le
piazze dello spaccio. In particolare la fazione dei Corleonesi,
guidata da Totò Riina era in lotta per il
controllo sul territorio con una seconda fazione della quale faceva
parte anche il famoso boss Tommaso Buscetta.
In quel periodo a Palermo vennero
commessi circa 600 omicidi da entrambi i clan,
situazione che spinse le istituzioni a creare una vera e propria
commissione antimafia. Tra i giudici e i magistrati nominati
c’erano anche Giovanni Falcone e Paolo
Borsellino. Le indagini del pool antimafia portano
all’arresto di 460 persone e all’inizio del Maxiprocesso di
Palermo (1986), ovvero il più grande e lungo processo
della storia.
Mentre i pesci piccoli delle due
fazioni di Cosa Nostra finivano in carcere a vita,
i boss della malavita siciliana continuavano a prosperare. Grazie
ad attentati e omicidi, negli anni novanta Riina è a capo di Cosa
Nostra e comanda indisturbato su Palermo e gran parte della
Sicilia. Le sue attività illecite continuano fino al 1992, anno in
cui la mafia decide di uccidere i due magistrati Falcone e
Borsellino.
Il primo a cadere è Falcone, il
23 maggio del 1992, vittima di un’esplosione
sull’autostrada A29, evento che viene tutt’oggi ricordato come la
Strage di Capaci. Qualche mese più tardi, il
19 luglio del 1992, tocca a Borsellino ucciso
invece nell’attentato terroristico di stampo mafioso ricordato come
la Strage di Via D’Amelio.
Il Capo dei Capi cast
Dal 1982 fino a quel momento, Totò
Riina era rimasto nell’ombra al comando di Cosa Nostra,
usando i suoi scagnozzi per compiere i suoi atroci delitti. Il
potere e la latitanza lo facevano sentire invincibile, quasi
intoccabile. Con l’uccisione di Falcone e Borsellino, tuttavia, le
autorità fecere di tutto pur di smascherare e catturare il
terribile boss della malavita siciliana. Dopo quasi venticinque
anni di latitanza, grazie a una soffiata di un pentito mafioso, il
15 gennaio del 1993 i Carabinieri arrestano Riina. Il boss era
rimasto nascosto fino a quel momento in una casa segreta al centro
di Palermo.
Il Capo dei Capi, parte proprio
dall’arresto di Totò Riina e ripercorre a ritroso tutta la
sua vita. Finito ormai dietro le sbarre, Riina
(Claudio
Gioè) riceve in carcere la visita di un uomo, Biagio
Schirò (Daniele
Liotti), un suo vecchio amico d’infanzia. Grazie a
questa visita inaspettata, Riina comincia a ricordare il suo
passato, dall’adolescenza fino alla militanza in Cosa
Nostra.
Rimasto orfano di padre nel 1943, a soli tredici
anni Totò comincia a prendersi cura della famiglia. Ben presto però
si rende conto che lavorare nei campi non basta per vivere una vita
dignitosa. E’ così che, insieme agli amici Bernardo Provenzano
(Salvatore Lazzaro), Calogero Bagarella
(Marco Leonardi) e Biagio Schirò (Daniele
Liotti), comincia a lavorare come ‘picciotto’ per un
boss locale. In quel preciso istante comincia la sua ascesa nella
malavita organizzata.
In ogni puntata la serie copre un arco temporale
di una quindicina d’anni, raccontandoci degli episodi più
importanti della sua vita. Scopriamo quali sono i suoi più fedeli
collaboratori, i suoi nemici e tutti i crimini compiuti nel nome di
Cosa Nostra. La storia finisce così com’era iniziata, in carcere,
con il boss finalmente dietro le sbarre.
Il Capo dei Capi film: L’ultimo
dei Corleonesi
Girata tra Ragusa e Catania, la
serie Il Capo dei Capi ha avuto un successo
incredibile, riproponendo in chiave moderna un pezzo importante
della storia politica italiana della Prima
Repubblica. Tuttavia, la serie non è la prima ad aver
trattato temi di interesse storico-politico come quello della
nascita e della caduta del boss Totò Riina.
Nel 2007, infatti, anche la
RAI produce un film dal titolo L’ultimo
dei Corleonesi, che racconta dello stesso periodo storico
dal punto di vista di un vecchio amico di Riina, Bernardo
Provenzano.
Il film comincia a Palermo, nel
1992 con la Strage di Capaci e il successivo arresto di Bernardo
Provenzano (David Coco). Nel momento in cui il
boss viene arrestato, il film con un flashback, ci riporta indietro
nel tempo, nella Corleone nel 1948. A quei tempi, Provenzano,
insieme all’amico Totò Riina (Marcello
Mazzarella), viene arruolato dal killer Luciano Liggio
(Stefano Dionisi), ai comandi del boss Michele
Navarra (Emilio Bonucci). I ragazzi cominciano
quindi a seguire Liggio nelle sue missioni, partecipando a omicidi
ed esecuzioni, entrando nelle grazie del boss del paese.
Gli anni passano e Liggio, Riina e
Provenzano ormai sono diventati inseparabili, membri a vita del
clan dei Corleonesi di Cosa Nostra. Quando nel
1974 Liggio viene arrestato per omicidio e molti altri capi
d’accusa, Riina e Provenzano diventa i soli e unici capi del clan,
scatenando una guerra contro la fazione rivale.
Per anni la coppia di amici governa
indisturbata su Palermo e su tutta la Sicilia. A seguito delle
uccisioni di Falcone e Borsellino però, le autorità stringono Cosa
Nostra in una morsa e nel 1993 anche Riina finisce dietro
le sbarre. Rimasto solo a governare la mafia siciliana,
Provenzano si dà alla macchia e sparisce dai radar della polizia.
Solo nei primi anni duemila, seguendo le tracce lasciate dai vari
tirapiedi del boss, i servizi segreti italiani rintracciano
Provenzano. Il film, diretto da
Alberto Negrin, si chiuse così, con la fine di
questo gigantesco flashback e con la cattura del pericoloso killer
malavitoso, Bernardo Provenzano.
Dove vedere Il Capo dei Capi in
streaming
La famosa miniserie Il Capo
dei Capi, prodotta della Taodue e diretta
da Enzo Monteleone e Alexis
Sweet, è disponibile in streaming in abbonamento su
Infinity
Tv.
Interrogato sull’identità
dell’ottavo re di Roma, il tifoso dell’omonima squadra di calcio
darà probabilmente sempre la stessa risposta: Francesco
Totti. Come nota egli stesso nel corso del documentario a
lui dedicato, la gente non è abituata a vederlo come un semplice
uomo o calciatore, bensì come un vero e proprio monumento.
Sembrerebbe dunque esserci poco da aggiungere ad una personalità
tanto celebre e celebrata. Eppure, con Mi chiamo
Francesco Totti si dà vita a tutt’altro che un
semplice e scontato documentario celebrativo. Basato
sull’autobiografia “Un capitano”, il film diretto da
Alex
Infascelli ripercorre sì la vita e la carriera del
calciatore, ma lo fa adottando una chiave di lettura
particolarmente affascinante. Ne emerge una toccante riflessione
sulla popolarità, sul rispetto delle proprie radici e, soprattutto,
sul tempo che passa.
Presentato alla 15ª
edizione della Festa del Cinema diRoma, il film, prodotto da The
Apartment e Wildside, sarà in sala come evento speciale
solo dal 19 al 21ottobre. Al suo interno si potrà ritrovare dunque
un lungo e appassionante excursus sulla vita di Totti. Dai primi
palleggi da bambino sino al debutto nella Roma, dallo scudetto
vinto sino al mondiale del 2006. Toccando tando la carriera
sportiva quanto la vita privata, il documentario giunge infine a
raccontare il sofferto ritiro avvenuto nel 2018. Insieme agli
spettatori, Totti ripercorre così tutta la sua vita, come se la
vedesse proiettata su uno schermo. Le immagini e le emozioni
scorrono dando forma ad un racconto intimo, in prima persona, dello
sportivo e dell’uomo.
Mi chiamo Francesco Totti: anche
se il tempo passa…
È fin troppo comune realizzare un
documentario su di una specifica personalità raccogliendo
interviste di persone ad essa legate. È ben più coraggioso, e
originale, affidare invece l’intera narrazione al diretto
interessato. In Mi chiamo Francesco Totti, infatti,
l’unica voce udibile è proprio quella del calciatore. Con
semplicità, umiltà e umorismo, egli conduce il pubblico nel
racconto della sua vita, come fosse un lungo monologo interiore. Si
parte dalla notte precedente alla sua ultima partita, per poi
compiere un lungo salto all’indietro, tornando sino alle origini di
Totti come bambino e calciatore. Tale riavvolgimento del nastro
permette di rendere sin da subito chiaro il cuore del film: il
passare del tempo.
Totti gioca con lo spettatore,
commenta le immagini, le ferma, le rimanda indietro per poterle
riguardare e riscoprire. In questo suo desiderio di voler fermare
il tempo, non potendo credere a quanto ne sia già passato, egli
diventa estremamente umano, universale. Nel corso del racconto si
trova ad affermare che al momento di iniziare una partita
“svestiva i panni di Francesco e indossava quelli di
Totti”. Ma qui egli non si trova sul campo da gioco, e può
così compiere l’azione contraria. Lascia da parte Totti per mettere
in mostra Francesco, rivelandone paure e speranze. Se da una parte
ciò permette di avere l’ennesima conferma della sua bontà d’animo e
della sua umiltà, valori mai corrotti dal successo, dall’altra
mostra di lui aspetti inediti, e particolarmente affascinanti.
Si scopre così una personalità più
complessa di quello che si potrebbe immaginare, eppure allo stesso
tempo in cui molti possono ritrovarsi. Infascelli evidenzia infatti
come la storia di Totti sia anche quella di un’intero popolo.
Costruendo una vera e propria epica intorno al calciatore, permette
a chiunque di ritrovarsi dentro di lui, rendendo chiara
l’importanza della sua figura. Egli è sì un monumento, ma anche
un’eccezione, un unicum forse irripetibile. Il documentario è
estremamente chiaro nel trasmettere ciò, con una sequenza di eventi
più o meno noti ma su cui c’è ancora molto altro da poter dire. E
il fatto che a dirlo sia lo stesso Totti è nettamente un valore
aggiunto all’intero progetto.
Mi chiamo Francesco Totti: la
recensione
L’intero documentario è costruito
sul calciatore, si adatta alla sua personalità esaltandola. Questo
è un’altra palla ai suoi piedi, con la quale dimostra la maestria
di sempre. Tra il ricordo del suo mito Giannini al rapporto con i
vari coach susseguitisi nel tempo, dalla relazione con Ilary Blasi
fino al periodo dell’infortunio, Totti si destreggia nel racconto
giungendo fino alla rete, dove fa goal nel momento in cui lo
spettatore è posto davanti alle immagini del suo ritiro. È lì che
tutto acquista senso, che tutto quell’aver ripercorso la sua vita e
la sua carriera arriva al culmine. Con la voce narrante di Totti è
possibile divertirsi, sorprendersi ed esaltarsi, e giungendo al
finale si rimane sovrastati dalle emozioni, dalla commozione per
quel ritiro che ora si avverte un po’ anche come proprio.
È questo un momento che ha segnato
il mondo sportivo e non solo. Consapevoli della grandezza del
personaggio, regista e produttori lavorano per rendere il
documentario fruibile anche da chi di calcio non si è mai
particolarmente interessato. La sincerità con cui il racconto orale
accompagna quello delle immagini risulta infatti estremamente
comprensibile a livello generale, perché Mi chiamo Francesco
Totti non è un film sul calcio o su un calciatore, bensì su di
un uomo. Un uomo con tutti i pregi e i difetti del caso, ma dotato
di una passione non comune, a cui ha sempre dato tutto sé stesso
fino alla fine.
Disney+ ha diffuso un nuovo
promo inedito nel quale possiamo vedere scene inedite di
The Mandalorian 2, l’attesissima
seconda stagione di The
Mandalorian.
The Mandalorian 2
è la seconda stagione della serie tv
The
Mandalorian live action basata
sull’universo di Star
Wars prodotta dalla LucasFilm per la piattaforma
streaming Disney+.
Ambientata nell’universo di Guerre
stellari dopo le vicende de Il
ritorno dello Jedi e prima di Star
Wars: Il risveglio della Forza, racconta le avventure
di un pistolero mandaloriano oltre i confini della Nuova
Repubblica. Dopo la caduta dell’Impero, nella galassia si è diffusa
l’illegalità. Un guerriero solitario vaga per i lontani confini
dello spazio, guadagnandosi da vivere come cacciatore di taglie.
Ambientata dopo la caduta dell’Impero e prima della comparsa del
Primo Ordine, The
Mandalorian racconta le difficoltà di un
pistolero solitario che opera nell’orlo esterno della galassia,
lontano dall’autorità della Nuova Repubblica. La serie ha come
protagonista Pedro Pascal nei panni del Mandaloriano.
La
serie è prodotta e scritta da Jon
Favreau (già produttore de Il Re
Leone e delle saghe
di Avengers e Iron Man). Nel cast
anche Gina
Carano (Deadpool, Fast
and Furious); Carl Weathers (Apollo
Creed nella saga
di Rocky), Nick
Nolte (Cape Fear, Il Principe delle
maree), Emily Swallow (Supernatural, Le regole del delitto
perfetto), Taika
Waititi (premio Oscar 2019 per JoJo
Rabbit), Giancarlo
Esposito (Fa’ la cosa
giusta, Breaking Bad) e Omid
Abtahi (24, Homeland, Star
Wars: The Clone Wars).
The
Mandalorian, prodotta in esclusiva per Disney+ da Lucasfilm, è
la prima serie live-action di Star Wars e, nei suoi 8 episodi,
racconta vicende ambientate dopo la caduta dell’Impero, quando
nella galassia si è diffusa l’illegalità. Protagonista è un
guerriero solitario che vaga per i lontani confini dello spazio,
guadagnandosi da vivere come cacciatore di taglie. A
interpretarlo Pedro
Pascal (Game of
Thrones, Narcos).
Da sempre la maggior parte dei
contenuti della televisione per ragazzi è affidata alle due
emittenti statunitensi più importanti, ovvero Disney Channel e
Nickelodeon. Tutti i cartoni animati e le serie tv per teenagers di
successo, sono prodotte negli States e poi rilasciate negli altri
paesi. Molti di questi contenuti a distribuzione globale fanno poi
strage di ascolti in tutto il mondo. Oggi vi parliamo di una delle
serie tv per ragazzi più amate, dal titolo House of
Anubis.
Basata sull’originale
belga-olandese, Het Huis Anubis, la versione
anglo-americana targata Nickelodeon, creata da
Hans Bourlon e Gert Verhulst, è
andata in onda per ben 3 stagioni e 145
episodi, dal 2011 al 2013. Trasmessa su
TeenNick – canale affiliato a Nickelodeon -,
House of Anubis è una serie teen drama
thriller, ambientata in un collegio britannico e che ha come
protagonista una ragazza americana.
House of Anubis trama
La giovane amaericana Nina Martin
(Nathalia Ramos) viene mandata dalla sua famiglia
a studiare all’estero in un famoso collegio britannico. Ma nel
momento in cui Nina mette piede in Casa Anubi, una delle residenze
della scuola, cominciano ad accadere cose strane e misteriose.
All’arrivo di Nina, infatti, un’altra studentessa, Joy Mercer
(Klariza Clayton), scompare nel nulla. Nonostante
si tratti solo di una spiacevole coincidenza, Nina viene accusata
della scomparsa di Joy dalla migliore amica di quest’ultima,
Patricia Williamson (Jade Ramsey), che comincia a
indagare sulla faccenda.
In Casa Anubi risiedono nove
ragazzi e ragazze, controllati a vista dal guardiano Victor
Rodenmaar Jr (Francis Magee), figlio del custode.
Nina, ovviamente, dopo le accuse di Patricia, non viene accolta a
braccia aperte dagli altri membri della casa e passa la sua prima
notte da sola in soffitta. Qui Nina fa un’incredibile scoperta.
Nella soffitta trova le
registrazioni del diario segreto di una ragazza, vissuta in casa
molti anni prima e che Nina riconosce all’istante. Il diario è di
Sarah Frobisher-Smythe (Rita Davies), una delle
fondatrici della scuola che Nina ha incontrato durante il tour
della struttura. Nelle registrazioni si parla di un segreto che
riguarda la storia della casa, un mistero di cui nessuno è a
conoscenza.
Nina è molto colpita dalla scoperta
del diario e sopratutto che quest’ultimo appartenga proprio a
Sarah. Durante il loro primo incontro, infatti, Sarah aveva
regalato a Nina una collana con un grazioso ciondolo a forma di
Occhio di Horus che la ragazza aveva accettato volentieri. Ebbene,
quello che a Nina sembrava solo un innocuo regalo, si rivela essere
in realtà uno strumento molto potente. La collana dell’Occhio di
Horus è dotata infatti di misteriosi poteri magici che aiuteranno
Nina nelle sue indagini volte a scoprire il segreto della Casa di
Anubi.
House of Anubis cast
Nonstante le difficoltà iniziali,
Nina comincia a indagare sul misterioso collegio aiutata da due
nuovi amici, Fabian Rutter (Brad Kavanagh) e Amber
Millington (Ana Mulvoy Ten) la sua compagna di
stanza. Insieme i tre ragazzi formano un gruppo investigativo
chiamato Sibuna (ovvero Anubis al contrario), che più tardi si
estenderà ad altri membri della casa.
La prima a unirsi alla squadra è
Patricia che, una volta appreso dell’innocenza di Nina, si offre
volontaria. In questo modo la ragazza spera di scoprire cos’è
successo alla sua amica Joy. A seguire, anche Alfie Lewis
(Alex Sawyer), il buffone della scuola, e Jerome
Clarke (Eugene Simon), si uniscono al team.
Le indagini continuano e il Sibuna
scopre dell’esistenza di un puzzle, i cui tasselli portano a
un’importante rivelazione. Sparsi all’interno di Casa Anubi ci sono
sette pezzi del puzzle che i ragazzi dovranno trovare e mettere
insieme per poter accedere alla Coppa di Ankh. In
egiziano antico, l’ankh è un simbolo sacro che
rappresenta la vita. E’ probabile quindi che la coppa in questione
nasconda il segreto della vita eterna.
Ma per accedere
all’elisir di lunga vita, i ragazzi non solo devono trovare i sette
pezzi mancanti del puzzle ma individuare anche la prescelta, ovvero
l’unica in grado di assemblarli e attivare i poteri dell’ankh. Ma
individuare la persona giusta non è poi così semplice. Secondo la
leggenda, infatti, la prescelta deve in qualche modo essere
collegata al numero ‘sette’. Dopo quindi una serie di tentativi, i
ragazzi capiscono che la prescelta è proprio Nina, nata il 7 luglio
alle 7 del mattino.
La squadra dovrà
quindi lottare per poter riattivare la coppa di Ankh e arrivare
all’elisir di lunga vita prima dei loro nemici. Ci sono infatti
società segrete che tramano nell’ombra contro il Sibuna e la sua
prescelta…
House of Anubis 4: cancellazione a
sorpresa
Grazie alla sua buona dose di
mistero e melodramma adolescenziale, la serie House of
Anubis ha avuto un successo incredibile sia nel Regno
Unito che nel resto del mondo. La serie – la prima di Nickelodeon
girata fuori dagli States – è andata in onda per tre stagioni senza
registrare mai cali di ascolto. Pur essendo, infatti, un prodotto
per teenagers, House of Anubis ha introdotto un bel po’ di novità
in casa Nickelodeon, che hanno fatto la fortuna
della serie e del network.
House of Anubis è
stata forse la prima serie di Nickelodeon ad abbracciare il
format della telenovela. Questo si traduce in puntate più
numerose ma meno lunghe (la durata varia dagli 11 ai 20 minuti) e
in un cast assai più ricco. La serie infatti è forse quella con il
maggior numero di attori e personaggi della storia del network.
Questa caratteristica, che per alcuni potrebbe risultare quasi un
handicap, è in effetti uno dei motivi principali del
successo della serie.
Per gli autori, decidere di seguire
le storie dei vari personaggi e intrecciarle alla
storyline principale è molto complicato perché si rischia
di appesantire la struttura narrativa della serie. Tuttavia, la
presenza di così tanti personaggi stuzzica l’attenzione degli
spettatori che sono meno invogliati quindi a cambiare canale.
Nonostante l’interesse continuo del
pubblico alle vicende degli eroi di House of Anubis, al termine
della terza stagione, nel 2013 il network di Nickelodeon ha
deciso di cancellare la serie.
House of Anubis film: Anubis – La
Pietra di Ra
La notizia della cancellazione
della serie arriva come un fulmine a ciel sereno per i fan di
House of Anubis che sui social richiedono a gran
voce una nuova stagione. La serie infatti era terminata con un
grosso cliffhanger, senza di fatto dare ai telespettatori
un finale degno di questo nome. Per questo motivo Nickelodeon, non
intenzionato a riesumare la serie ormai chiusa in un cassetto, ha
deciso di accontentare i fan di House of Anubis con un film
conclusivo, abbandonando l’idea di una quarta stagione.
Nel 2013, quindi,
Nickelodeon manda in onda il capitolo finale della
saga di House of Anubis, tradotto nel film per la
tv Anubis – La Pietra di Ra.
In questo film i ragazzi del
collegio sono vicini al diploma e il preside, per festeggiare
l’avvenimento, organizza una gita al museo, l’ultima per il loro
corso. Al rientro a Casa Anubi, i ragazzi trovano ad aspettarli le
matricole che prenderanno il loro posto dopo il diploma. I nuovi
studenti sono Cassie Tate (Roxy Fitzgerald), Erin
Blakewood (Kae Alexander), Dexter Lloyd (Jake Davis) e Sophia
Danae (Claudia Jessie), tutti molto emozionati di
poter visitare la struttura.
Durante la gita al museo egizio,
Sophia, Dexter ed Eddie, si intrufolano in una sala misteriosa non
aperta al pubblico dove è esposto un rarissimo artefatto. Si tratta
di una meravigliosa pietra preziosa a forma di piramide chiamata
Pietra di Ra, custode di un antico segreto e dotata di straordinari
poteri. Più tardi la pietra però scompare misteriosamente e viene
ritrovata dai ragazzi sul fondo della borsa di Eddie.
Sequestrata dal malvagio preside Mr
Sweet, la pietra comincerà a prigionare i suoi poteri e a chiamare
a sé i seguaci del dio Ra, gettando la scuola nel caos e mettendo
in pericolo la vita dei ragazzi.
House of Anubis streaming
La serie House of
Anubis purtroppo in Italia non è ancora disponibile per lo
streaming gratuito. Tuttavia potete trovare le prime due stagioni
della serie in abbonamento su Sky.
Inoltre, essendo House of Anubis parte del catalogo internazionale
di Amazon Prime
Video, è possibile che in un prossimo futuro la serie
possa essere disponibile per lo streaming anche nel nostro
paese.