In una recente intervista, l’attore
Jeffrey Wright ha spiegato cosa rende così
unica la nuova versione della Batmobile che vedremo
nell’attesissimo The
Batman in arrivo il prossimo anno. Il film di Matt
Reeves segnerà il debutto di Robert Pattinson come nuova iterazione
cinematografica dell’iconico vigilante. Al fianco dell’ex star di
Twilight (attualmente nelle nostre sale con Tenet di Christopher Nolan), ci saranno anche
Zoe Kravitz, Paul Dano,
Colin Farrell e naturalmente anche Wright, che
avrà il ruolo del Commissario Jim Gordon.
In una recente
intervista con Jess Cagle per SiriusXM, è stato
proprio Jeffrey Wright a discutere della nuova
Batmobile che vedremo nel cinecomic di Reeves, spiegando di esserne
stato attratto fin dall’inizio: “Uno degli aspetti della sceneggiatura di cui ero davvero
entusiasta era la Batmobile e il modo in cui è stata
descritta”,ha spiegato
l’attore.“Era questo tipo di muscle car
retrò. Era solo la cosa più pazza e più bella che avessi mai
visto.”
Ancora più interessante, Wright ha
parlato del modo in cui il design della Batmobile riflette
l’approccio di Reeves all’intero film: “Quello che Matt stava
cercando di ottenere, e quello che nei fatti ha ottenuto, era
creare un’accessibilità per la nostra Gotham, un mondo tangibile e
radicato in una realtà molto familiare. Allo stesso tempo, è ancora
fantastica, è ancora ottimizzata. È sempre arcuata, ma è comunque
accessibile.”
Le riprese di The
Batman, interrotte lo scorso Marzo a causa della
pandemia di Covid-19, riprenderanno ufficialmente questo mese. Di
recente sono approdate in rete alcune foto dall’aerodromo di
Cardington, in Inghilterra, che ci hanno svelato
i test drive della Batmobile proprio in vista delle nuove
riprese.
“The
Batman esplorerà un caso di detective“, scrivono
le fonti. “Quando alcune persone iniziano a morire in modi
strani, Batman dovrà scendere nelle profondità di Gotham per
trovare indizi e risolvere il mistero di una cospirazione connessa
alla storia e ai criminali di Gotham City. Nel film, tutta la
Batman Rogues Gallery sarà disponibile e attiva, molto simile a
quella originale fumetti e dei film animati. Il film presenterà più
villain, poiché sono tutti sospettati“.
Ryan Reynolds ha ironizzato sulle critiche
mosse di recente da diverse personalità del mondo di Hollywood (su
tutti, Martin Scorsese) all’Universo
Cinematografico Marvel. È trascorso poco
più di un anno da quando la Disney ha acquistato ufficialmente la
Fox, con i Marvel Studios che avranno finalmente la possibilità di
poter introdurre nel loro universo condiviso i personaggi degli
X-Men
e dei Fantastici Quattro.
Purtroppo, non sappiamo ancora quali
siano i piani di Kevin Feige e soci in merito al futuro di questi
personaggi. In particolare, i fan si chiedono quale sarà il destino
di Deadpool, dal momento che i primi due film con
Reynolds realizzati sotto l’egida della Fox erano vietati ai
minori. Per adesso sappiamo quali film del MCU arriveranno in sala
almeno fino al 2022, quindi potrebbe volerci ancora un bel po’ di
tempo prima che questi eroi si uniscano ufficialmente al
franchise.
Sappiamo che il personaggio di
Deadpool non subirà alcun recasting, quindi la Disney – almeno in
teoria – dovrebbe essere pronta, prima o poi, a dare ufficialmente
il via libera all’agognato Deadpool 3. Adesso, in una recente
intervista con EW,
è stato proprio Ryan Reynolds a commentare il fatto che la
Marvel non abbia ancora dei piani definiti per l’introduzione degli
X-Men nel suo universo.
Attraverso la tipica ironia che lo
contraddistingue – e che ha sempre contraddistinto anche il
personaggio del Mercenario Chiacchierone -, Reynolds ha ironizzato
sulla questione facendo proprio riferimento alle critiche mosse al
MCU lo scorso anno da registi come Martin Scorsese e Francis Ford Coppola, dichiarando: “Sono
d’accordo con Scorsese e Coppola sul fatto che i film Marvel
soffrano di un’allarmante mancanza di Deadpool.”
Neanche Ryan Reynolds conosce il destino di Deadpool
Giusto per contestualizzare, verso
la fine dello scorso anno Scorsese aveva definito “non
cinema” i film dell’Universo Cinematografico Marvel. Le
dichiarazioni del regista diventarono un acceso argomento di
discussione a Hollywood, soprattutto perché diversi altri registi
avevano condiviso i pensieri di Scorsese (come Coppola appunto, che
ha sostenuto il collega italo-americano, riaccendendo la
controversia).
È chiaro che Ryan Reynolds abbia usato quell’episodio
per evitare di dare una risposta seria in merito al futuro di
Deadpool, probabilmente perché neanche lo stesso
attore sa cosa stia davvero succedendo in casa Marvel.
La performance di The
New Mutants al box office americano è stata superiore
alle aspettative, così come gli incassi raggiunti da Tenet
dopo l’uscita del film in diversi mercati internazionali. Sembra
che le cose per l’industria del cinema stiano lentamente
migliorando: è quindi possibile che anche Wonder
Woman 1984, in arrivo il prossimo Ottobre, possa
rivelarsi una gran bella sorpresa per la sala e per gli
incassi.
Adesso, veniamo finalmente a
conoscenza della durata del cinecomic di Patty
Jenkins. Come segnalato da
CBM, il Korea Media Rating Board ha segnalato
che il film avrà una durata di 150 minuti, ossia 2 ore e 30 minuti,
compresi i titoli di cosa. Inoltre, è stato confermato che negli
Stati Uniti il film avrà un PG-13, ossia la visione del film da
parte dei minori di 13 anni è consigliata con la presenza di un
adulto.
Wonder
Woman 1984 sarà quindi il terzo film più lungo del
DCEU (se si considera l’attesa
Snyder Cut di Justice
League) e sarà di circa 9 minuti più lungo di Wonder
Woman. Di recente, in occasione del DC Fandome, è stato
rilasciato il nuovo trailer ufficiale del film che ci ha permesso
di dare finalmente un primo sguardo alla trasformazione di Barbara
Ann Minerva in Cheetah. A proposito del personaggio interpretato da
Kristen Wiig, in una recente intervista con
Screen Rant
Gal Gadot ha così parlato del lavoro della
collega e della sua performance:
“Lavorare con Kristen Wiig è
stata un’esperienza straordinaria. È una persona divertente ed è
anche molto sensibile. Interpreta il personaggio di Cheetah… È un
cattivo che non puoi non amare. Capisci da dove viene e Kristen la
interpreta in un modo veramente interessante e affascinante. Ti
travolge… mi ha fatto davvero piacere lavorare con lei. È
fantastica.”
Wonder
Woman 1984 uscirà il 2 ottobre 2020. Il film è
stato definito dal produttore Charles Roven un
sequel “inusuale“, che poterà in scena lo stesso
personaggio grazie al lavoro dello stesso team creativo e che
seguirà gli eventi del precedente capitolo, ma che i fan non
dovrebbero aspettarsi un seguito tradizionale
definendolo “la prossima iterazione della
supereroina”.
L’ordine cronologico del personaggio
di Diana Prince è stato già rimescolato, essendo stata introdotta
nell’era contemporanea di Batman v Superman: Dawn
of Justiceper poi tornare al vecchio secolo con
Wonder
Woman. Il sequel vedrà
ancora Gal
Gadot nei panni di Diana Prince opposta
a Kristen
Wiig, scelta per interpretare la villain Cheetah. Nel
cast figureranno anche Chris
Pine (volto del redivivo Steve Trevor)
e Pedro
Pascal (nei panni di Maxwell Lord).
Come anticipato dalle bellissime
cover ufficiali, il numero di Settembre della celebre rivista
Empire sarà interamente dedicato a Dune,
il nuovo attesissimo adattamento cinematografico dell’omonimo
romanzo sci-fi di Frank Herbert che sarà diretto
da Denis
Villeneuve(Blade Runner
2049) e che arriverà al cinema a Dicembre.
In attesa del primo trailer
ufficiale (che arriverà online il prossimo 9 Settembre), il
protagonista del nuovo adattamento, ossia Timothée
Chalamet (candidato all’Oscar per
Chiamami col tuo nome), ha parlato con la rivista del Wadi
Rum, la valle desertica in cui sarà ambientata gran parte del film,
definendo le riprese “impressionanti”. Il giovane attore ha anche
parlato della scelta di girare tutto dal vero, senza l’ausilio del
green screen, cosa da lui apprezzata in maniera particolare.
“Non abbiamo usato il green
screen”, ha spiegato Chalamet. “Quella era una delle parti
più avvincenti del libro e lo sarà anche del film. Avevo degli
schizzi a cui fare riferimento. Ho imparato veramente tanto. Con
Chiamami col tuo nome e Beautiful Boy poteva essere
controproducente vedere prima gli storyboard, perché poteva
succedere di sentirti limitato dall’inquadratura e da altre cose.
In questo caso è stato l’opposto, perché nella sequenza di un verme
della sabbia che ti insegue, ad esempio, non sarei mai riuscito ad
immaginare tutto da solo.”
La rivista ha inoltre svelato tre
nuove immagini ufficiali del film che ci mostrano, oltre al Paul
Atreides Chalamet, anche i personagg di Chani (Zendaya),
Gurney Halleck (Josh
Brolin), Leto Atreides (Oscar
Isaac) e Duncan Idaho (Jason
Momoa). Potete ammirarle tutte di seguito:
Mentre ha ricordato il compianto
Chadwick Boseman, Robert Downey Jr. ha dichiarato che Black Panther è il risultato più importante
che i Marvel Studios abbiano mai
raggiunto. Il mondo di Hollywood è ancora sotto shock per la
tragica e prematura scomparsa dell’interprete di T’Challa, morto a
soli 43 anni dopo aver combattuto per circa quattro anni contro un
cancro al colon (malattia che Boseman non aveva mai reso
pubblica).
Nonostante la diagnosi, Chadwick Boseman non ha mai smesso di
lavorare. Dopo aver debuttato in Captain
America: Civil War, ha fatto il suo debutto in Black Panther di Ryan Coogler interpretando il primo supereroe
di colore, ruolo che avrebbe poi ripreso sia in Avengers:
Infinity War che in Avengers:
Endgame. Nonostante sia apparso soltanto in quattro film
dell’universo condiviso, l’impatto di Boseman e del personaggio di
T’Challa a livello mondiale è stato davvero impressionante,
soprattutto per quanto riguarda la comunità afroamericana.
Sulla scia di questa tragica
notizia, una valanga di messaggi ha inondato i social media durante
il fine settimana, messaggi proveniente non soltanto dalla grande
famiglia Marvel, ma da Hollywood in generale, profondamente scossa
dalla scomparsa di Boseman. Durante un’intervista rilasciata a
Good
Morning America, Robert Downey Jr., l’iconico interprete di
Tony
Stark/Iron Man nel MCU, ha ricordato con affetto il tempo
passato a conoscere la star di Black Panther e ha condiviso i dettagli
sulla loro ultima conversazione, avvenuta dopo l’orribile omicidio
di George Floyd e l’inizio delle proteste legate al movimento
#BlackLivesMatter in tutto il paese. Downey ha anche dichiarato
che, dei 23 film nell’Universo Cinematografico Marvel, Black Panther è il risultato più importante
raggiunto fino ad oggi dai Marvel Studios.
Robert Downey Jr. ricorda Chadwick
Boseman: “La sua eredità è davvero significativa.”
“Verso la
fine del terzo film dedicato agli Avengers, Infinity War, perdiamo
tutti. Ricordo che era uno di quei rari giorni in cui tutti i
Vendicatori erano insieme sul set. Ricordo che nonostante l’enorme
successo di Black Panther, lui era sempre umile, sempre pronto a
lavorare, sempre con il sorriso sulle labbra. Guardando indietro,
mi rendo conto di quanto fosse un essere umano davvero
incredibile”,ha dichiarato Robert Downey Jr.
“Circa sei o otto settimane fa,
l’ho contattato durante le proteste a seguito della morte di George
Floyd. Abbiamo parlato a lungo”, ha aggiunto l’attore.
“Black Panther è, senza dubbio, il più alto traguardo raggiunto
dall’Universo Marvel, e lo dico con tutto il rispetto per tutti i
film che sono stati girati, compreso i miei. La sua eredità è
davvero significativa.”
Quello delle serie tv è un universo
assai competitivo, pieno di contenuti di generi differenti e adatti
al pubblico di ogni età. Eppure, nonostante l’abbondanza di
prodotti televisivi forniti dai network di tutto il mondo, solo
alcune serie tv riescono davvero a incontrare il favore dei
telespettatori. Tra queste, negli ultimi anni, c’è sicuramente
Peaky Blinders, una serie tv
britannica andata in onda sulla BBC.
Creata da Steven
Knight, Peaky Blinders è una serie tv in costume,
ambientata a Birmingham negli anni del primo dopoguerra, e che
racconta delle vicende della famiglia criminale degli Shelby.
Peaky Blinders cast e trama
Ci troviamo a Birmingham nel 1919,
in una città distrutta dalla Grande Guerra e dove la popolazione
tenta di sopravvivere alla crisi sociale ed economica. Nel
quartiere di Small Heath, vive la famiglia degli
Shelby, legata al mondo del crimine. Soldato
decorato, reduce della Prima Guerra Mondiale, il secondogenito
Thomas Shelby (Cillian
Murphy) è di fatto il boss della pericolosa gang dei
Peaky Blinders. Una delle sue caratteristiche è quella di
nascondere delle lamette nel risvolto del cappello così da avere
sempre un’arma a portata di mano.
I Peaky Blinders controllano ogni
attività criminale della città ma la leadership di Tommy viene
messa a dura prova con l’arrivo dell’ispettore di polizia Campbell
(Sam
Neill), inviato da Winston Churchill con il compito di
recuperare un carico di armi rubate, ripulire la città dai
criminali e distruggere le pericolose organizzazioni comuniste e
sovversive. A collaborare con Campbell c’è anche Grace Burgess
(Annabelle
Wallis), un’affascinante donna irlandese dal passato
assai misterioso. Grace riuscirà per conto dell’ispettore a
infiltrarsi nel clan Shelby, creando non pochi problemi ai Peaky
Blinders.
Ma Campbell non è il solo problema
degli Shelby. Thomas, infatti, deve fare i conti anche con un altro
rivale, il boss Billy Kimber (Charlie Creed-Miles), con il
quale condivide il mercato delle scommesse clandestine. A
complicare ulteriormente la situazione è anche Ada Shelby (Sophie
Rundle), sorella di Tommy, John (Joe
Cole) e Arthur (Paul Anderson),
innamorata di un operaio attivista comunista di nome Freddy Thorne
(Iddo
Goldberg), del quale resta incinta. Agli Shelby,
quindi, non resta altro che allontanare Freddy dalla città perché
Ada possa partorire il suo bambino lontano da occhi indiscreti.
Tuttavia, con il clan di Kimber che
si fa sempre più invadente e Campbell alle calcagna, Thomas dovrà
scendere a patti con famiglie rivali per ristabilire il controllo
su Birmingham.
Peaky Blinders personaggi: la
famiglia Shelby
In onda dal 2013, la serie tv
Peaky Blinders è ormai arrivata alla sua
quinta stagione e i personaggi, protagonisti delle
avventure dei gangster di Birmingham, sono sempre di più.
Protagonista indiscusso della serie
è Thomas Michael Shelby, detto Thommy,
interpretato da Cillian
Murphy, che è a capo dei terribili Peaky Blinders.
Nonostante abbia prestato servizio come sergente maggiore
dell’esercito britannico nella Prima Guerra Mondiale e sia stato
decorato per il suo coraggio, Thommy è uno spietato criminale che
gestisce ogni attività illecita della città insieme alla sua
famiglia.
Thommy ha due fratelli e una
sorella. Arthur W. Shelby Jr (Paul Anderson), è il
maggiore dei fratelli Shelby nonché il più violento. A causa della
sua partecipazione alla grande guerra, Arthur soffre di disturbo da
stress post traumatico che si manifesta con improvvisi scatti d’ira
che sfociano in violenza. Inoltre, a causa dei suoi continui sbalzi
d’umore, il primogenito degli Shelby ha tendenze suicide.
John Michael Shelby (Joe
Cole), anch’egli veterano di guerra, è il più piccolo dei
fratelli ed è anche quello da temperamento meno violento. Vedovo e
padre di ben quattro figli, John è attivo nella serie fino alla
quarta stagione in cui resta vittima di un attentato da parte di
alcuni nemici.
Nella famiglia Shelby, la quota
femminile è divisa tra due persone. La prima è Ada Thorne (Sophie
Rundle), unica sorella di Athurn, John, e Tommy. Dopo
la sua travagliata storia con il sovversivo Freddie Thorne
(Iddo
Goldberg), relazione che ha generato un bambino, il
piccolo Karl, anche Ada entra a far parte attivamente dei Peaky
Blinders. Ad aiutare il clan a gestire gli affari illeciti c’è
anche Elizabeth Gray, detta Polly (Helen
McCrory), zia di Tommy e dei suoi fratelli, che svolge
il ruolo di tesoriera.
Peaky Blinders personaggi: i
villain della serie
In ognuna delle stagioni di
Peaky Blinders, la famiglia degli Shelby si trova
a dover combattere contro qualcuno che minaccia il clan e le sue
attività illecite.
Nelle prime due stagioni, il
villain per eccellenza è Chester Campbell (Sam
Neill), poliziotto irlandese inviato da Churchill in
persona per raddrizzare la città perduta di Birmingham. Ad aiutarlo
nella sua difficile missione c’è la bella Grace Burgess (Annabelle
Wallis), che lavora sotto copertura come baristta nel
covo dei Peaky Blinders. Tuttavia, il fascino del male e del
potere, finirà per corromperla e ben presto Grace passerà, per così
dire, al lato oscuro della forza, abbandonando Campbell e la sua
missione.
A mettere i bastoni tra le ruote a
Tommy e ai Peaky Blinders, nella prima stagione c’è anche Billy
Kimber (Charlie Creed-Miles), uno dei tanti boss
della città che si occupa di scommesse clandestine sui cavalli e
che gli Shelby dovranno neutralizzare. Dalla seconda stagione in
poi, Kimber lascia il posto ad altri pericolosi criminali come
Alfie Solomons, interpretato da Tom
Hardy. Si tratta di un pericolo boss di una gang
ebraica che controlla il quartiere di Camden Town, un uomo molto
scaltro e intelligente ma anche estremamente violento e
imprevedibile.
Ma Camden Town non è controllata
solo dal terribile Solomons. Una fetta del territorio spetta,
infatti, anche alla mafia italiana, capeggiata dal boss Darby
Sabini (Noah
Taylor), figlio di immigrati italiani, in guerra contro
Alfie e Thomas per il controllo della città di Birmingham.
Nelle ultime stagioni, inoltre,
dall’America arriva un altro nemico dei Peaky Blinders, il mafioso
newyorkese Luca Changretta (Adrien
Brody), trasferitosi in Inghilterra per compiere i
suoi piani di vendetta.
Peaky Blinders 5: un finale
shock
La quinta stagione di Peaky
Blinders, andata in onda nel 2019, è come sempre
ambientata nel Regno Unito ma stavolta, gli affari della famiglia
Shelby si spingono ben oltre il vecchio continente.
La Shelby Company, attiva negli
States già da molti anni, è adesso capeggiata da Ada Thorne, che si
occupa degli affari di famiglia oltre oceano. La quinta e per
adesso ultima stagione comincia il 29 ottobre del
1929, ovvero durante il cosiddetto ‘martedì
nero’, giorno del crollo della borsa di New
York. A causa dell’incompetenza di Michael che non non
vende le azioni il giorno prima del crollo, la famiglia perde tutti
i suoi investimenti costringendo quindi Tommy a trovare fonti di
guadagno alternative per arginare i danni.
[SPOILER
ALERT]
Tuttavia, il leader dei
Peaky Blinders non sembra essere più quello di una
volta. Dopo la morte di sua moglie Grace, Tommy inizia a fare uso
di oppioidi per mitigare il dolore ma la sua dipendenza diventa
sempre più preoccupante. A causa di queste sostanze, il boss è
sempre in uno stato psicotico-paranoide, tormentato dalle visioni
della sua defunta moglie che lo invita a unirsi a lei
nell’aldilà.
Nonostante il suo alterato stato
mentale ed emotivo, Tommy continua a occuparsi della gestione del
clan ma ci sono nuovi problemi per lui all’orizzonte. Suo cugino,
Michael Gray (Finn Cole), figlio di zia Polly, è
ormai cresciuto ed è convinto di poter approfittare delle sue
debolezze per prendere il comando dei Peaky Blinders. Inoltre,
sullo scenario politico britannico si è appena affacciato un nuovo
e inquietante personaggio, Oswald Mosley (Sam
Claflin), sostenitore di Mussolini e del movimento
fascista.
Per evitare l’ascesa di Mosley, gli
Shelby dovranno formare nuove alleanze, anche con i clan rivali, e
tentare così un colpo di stato.
Peaky Blinders 6 e 7: il futuro
della serie
Grazie al successo ottenuto con le
prime cinque stagioni, Steven Knight, creatore della serie, ha
annunciato il rinnovo di Peaky Blinders per una sesta e una
settima nonché ultima stagione. Tuttavia, la loro messa in
onda è ancora molto lontana. A causa della pandemia di Corona
Virus, ancora in corso, molte produzioni televisive e
cinematografiche hanno purtroppo dovuto chiudere i battenti e
rimandare le riprese a data da destinarsi.
Al momento dunque non sappiamo
quando Peaky Blinders tornerà in onda né tanto
meno quale sarà la trama delle stagioni finali. Tuttavia,
considerato il finale della quinta stagione, possiamo immaginare
quale sarà il naturale futuro della serie.
[SPOILER
ALERT]
Nel finale della
5×06, infatti, abbiamo lasciato Tommy in preda
alle allucinazioni a causa della morte della moglie, mentre
disperato si punta una pistola alla tempia. Tuttavia è assai
improbabile che il protagonista della serie alla fine prema il
grilletto. Lo stesso Steven Knight ha infatti più
volte ricordato che il destino ultimo della serie è sempre stato
quello di arrivare a raccontare la storia degli Shelby durante la
Seconda Guerra Mondiale.
La quinta stagione si apre con il
crollo della borsa di New York nel 1929 e ripercorre in Europa
tutte le fasi dell’ascesa del movimento nazi-fascista, soprattutto
con l’introduzione del personaggio di Oswald
Mosley. Interpretato nella serie da Sam
Claflin, Sir Oswald Ernald Mosley è un personaggio
realmente esistito e che ha fatto parte del mondo politico inglese,
molto attivi negli anni trenta del novecento.
Politico di estrema destra e
simpatizzante del movimento fascista italiano e del suo leader,
Benito Mussolini, nel 1932 Mosley fonda
l’Unione Britannica dei Fascisti. Il partito, che
per un certo tempo venne appoggiato dai conservatori, acquisì una
certa popolarità perché a favore dell’anticomunismo e del
protezionismo.
Peaky Blinders streaming: dove
vedere la serie
Le nuove stagioni di Peaky
Blinders sono in arrivo anche se bisognerà attendere
ancora un po’ prima di poter conoscere il destino di Tommy
Shelby e compagni. Inoltre, stando a quanto dichiarato da
Steven Knight, alla serie potrebbe anche seguire
un film o uno spinoff. Nel frattempo, è possibile rivedere tutte le
stagioni di Peaky Blinders in abbonamento sulla
piattaforma streaming di Netflix.
La Cerimonia
d’inaugurazione della 77. Mostra Internazionale d’Arte
Cinematografica di Venezia, trasmessa in diretta
mercoledì2
settembre su Rai Movie a
partire dalle ore 19.00, si aprirà con un omaggio al
Maestro Ennio Morricone, recentemente
scomparso.
La Roma Sinfonietta, diretta dal
Maestro Andrea Morricone, figlio di Ennio, e
composta da 3 primi violini, 3 secondi violini, 1 viola, 1
violoncello e 1 contrabbasso, eseguirà sul palco
della Sala Grande del Palazzo del
Cinema, Il tema di Deborah, composta
per la colonna sonora del film C’era
una volta in America (1984)
di Sergio Leone. La cerimonia d’apertura
vedrà la presenza del figlio di Ennio, Marco,
e dei famigliari.
Ennio
Morricone, già Leone d’Oro alla
carriera della Mostra del Cinema
del 1995, è stato un musicista e compositore
cinematografico tra i più influenti e prolifici della seconda metà
del Novecento. In questo modo, la Biennale intende rendere omaggio
al suo genio universalmente riconosciuto.
Il nuovo film
del regista veneziano Andrea Segre (Io
sono Li, L’ordine delle cose, Il
pianeta in mare), il
documentario Molecole (71’)
realizzato nella Venezia chiusa per il coronavirus, sarà proiettato
nella serata
di Pre-apertura di martedì1settembre della 77.
Mostra Internazionale d’Arte
Cinematograficadella Biennale di
Venezia, in Sala
Darsena (Palazzo del Cinema) e
al PalaBiennale al Lido.
Alla
speciale serata-omaggio di Pre-apertura,
con inizio alle ore 21.00, sarà invitato
il pubblico di Venezia attraverso la
collaborazione con i quotidiani “Il
Gazzettino”, “La Nuova di Venezia e
Mestre” e il “Corriere del
Veneto”.
Tra febbraio e
aprile 2020 il regista Andrea Segre, mentre
preparava due progetti per il teatro e per il cinema, è rimasto
bloccato a Venezia a causa della diffusione del coronavirus e delle
conseguenti misure di quarantena nazionale. Venezia è la città che
ha ospitato e che ospita molti dei suoi progetti lavorativi, era la
città di suo padre, una città complessa sotto molteplici aspetti.
Questa pandemia ha “congelato” e svuotato il capoluogo veneto,
riconsegnandolo alla sua natura e alla sua storia, ma anche – a
livello personale – alle memorie familiari del regista, che in quei
giorni ha raccolto appunti visivi e storie nel
documentario Molecole. Riemerge così
il legame con il padre veneziano, scienziato chimico-fisico e vero
protagonista del film, morto dieci anni fa. Si mescolano in questo
modo l’isolamento della città e quello più intimo e personale del
regista, autore anche della sceneggiatura originale. Il film uscirà
nelle sale cinematografiche a partire dal 3 settembre 2020.
“Per fare un
film bisogna pensarlo, scriverlo, organizzarlo, girarlo.
Per Molecole non c’è stato
nulla di tutto ciò. Non mi sono nemmeno accorto di girarlo. L’ho
vissuto ed è uscito da solo, in un tempo e una dimensione che non
potevo prevedere. Molecole è
sgorgato. Come l’acqua. Poterlo presentare come film di
pre-apertura della Mostra è per me un grande onore, il modo
migliore per ringraziare la città che lo ha fatto nascere.” (Andrea
Segre)
Molecole, il film
Regia:
Andrea Segre sceneggiatura: Andrea
Segre interpreti: Gigi Divari, Elena Almansi,
Maurizio Calligaro, Giulia Tagliapietra, Patrizia
Zanella musica: Teho Teardo produzione:
ZaLab Film con Rai Cinema, in associazione con Vulcano e Istituto
Luce Cinecittà, in collaborazione con Teatro Stabile del Veneto
Carlo Goldoni distribuzione: ZaLab Film
Italia 2020, 71’
Andrea Segre, il
regista
Andrea
Segre (Dolo, Italia, 1976) è regista di film e
documentari. Il pianeta in mare (2019) è stato
presentato Fuori Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2019.
Il suo primo lungometraggio di finzione, Io sono
Li (2011), è stato presentato a Venezia alle Giornate
degli Autori, La prima neve (2013) ha
partecipato alla sezione competitiva Orizzonti alla Mostra di
Venezia, L’ordine delle cose (2017) è stato
presentato alla Mostra come Proiezione Speciale. Tra i documentari,
ha realizzato Lo sterminio dei popoli
zingari (1998, film d’esordio), Marghera Canale
Nord (2003, Proiezione Speciale a Venezia), Come
un uomo sulla terra (2008), Il sangue
verde (2010, presentato alle Giornate degli
Autori), Mare Chiuso (co-diretto con Stefano
Liberti, 2012, Evento Collaterale del Consiglio d’Europa a Venezia)
e I sogni del lago salato (2015, Progetto
Speciale alle Giornate degli Autori).
Jeff Goldblum ha rivelato che Jurassic
World: Dominion presenterà una scena d’azione con
il trio originale ed un nuovo dinosauro. Dominion sarà
l’ultimo film della trilogia di Jurassic World e dovrebbe
portare a termine l’intero franchise dedicato ai dinosauri. La
produzione del film è iniziata all’inizio di quest’anno, ma a causa
della pandemia di Coronavirus le riprese si sono interrotte a metà
marzo. Dominion è stata una delle prime produzioni di
Hollywood a tornare sul set il mese scorso e, a parte un cambio di
location a seguito di un’epidemia a Malta, pare che le riprese
stiano procedendo senza intoppi.
Nonostante i dettagli della trama
siano alquanto limitati in questo momento, pare che Jurassic
World: Dominionsegnerà la fine
di un’era. Oltre al ritorno della maggior parte delle star di
Jurassic World,Dominion ci riporterà
ufficialmente alle radici del franchise di Jurassic Park. Per la prima volta dal film
originale del 1993, infatti,
Jeff Goldblum,
Sam Neill e
Laura Dern torneranno a lavorare insieme. In
realtà, il personaggio di Ian Malcolm interpretato da Goldblum era
già apparso in Jurassic World:
Il Regno Distrutto, ma in quel caso si era
trattato di un breve cameo. Le cose saranno molto diverse in
Dominion, dal momento che proprio Neill ha promesso che
tutti e tre gli attori avranno dei ruoli sostanziali.
Adesso, in una nuova
intervista con
Insider (la stessa in cui ha anticipato che
presto tornerà a lavorare con Taika Waititi),
Jeff Goldblum ha rivelato alcuni dettagli su ciò che i
fan dovranno aspettarsi da Dominion. La cosa più eccitante
che l’attore ha condiviso è che la prima scena che ha girato per il
film di Colin
Trevorrow è stata sia con Neill che con Dern, e anche
se non ha potuto fornire dettagli concreti, non ha comunque
nascosto la sua eccitazione. “La prima scena che abbiamo
girato… era una scena con me, Laura e Sam ed eravamo… non posso
rivelare troppo, ma siamo stati tutto il giorno rinchiusi un questo
spazio ristretto”, ha dichiarato l’attore. “Lo vedrete! Lo
scoprirete quando vedrete il film. Eravamo tutti e tre in questo
spazio minuscolo ed eravamo minacciati da… non potrei dirlo! Una
sorprendente fazione di creature preistoriche che probabilmente non
avete mai visto prima.”
Sarà il Pyroraptor la nuova
terrificante creatura di Jurassic World: Dominion?
Dalle parole di
Goldblum, sembra che Ian, Ellie Sattler (Dern) e Alan Grant (Neill)
si ritroveranno al centro dell’azione e che alcuni nuovi dinosauri
daranno loro del filo da torcere. Anche se non è chiaro quali
saranno questi nuovi dinosauri, potrebbe trattarsi dei Pyroraptor
apparsi di recente in alcune foto dal set. I fan hanno già
intravisto le varie creature che saranno incluse nel film, ma il
Pyroraptor ha senza dubbio il potenziale per essere tra i più
spaventosi. A rendere le cose ancora più eccitanti è il fatto che
alcuni dinosauri non saranno ricreati attraverso la CGI:
Dominion, infatti,
utilizzerà l’animatronica, come confermato anche da
Goldblum.
Sedicicorto Forlì
International Film Festival, in programma dal 2
all’11 ottobre in edizione ibrida, in streaming su
MyMovies.it e dal vivo alla Sala San Luigi e all’Auditorium Intesa
San Paolo di Forlì, presenta le giurie delle sezioni
competitive.
Animalab: Monica
Manganelli, dopo il grande successo di Butterflies in Berlin,
cortometraggio animato che ha fatto incetta di premi negli ultimi
12 mesi, torna a Forlì in veste ufficiale. La affiancheranno i
colleghi artisti Virgilio Villoresi e la sudcoreana Jooyoung
Soheili.
CortItalia: Elena Bouryka, regista
e attrice, si dovrà confrontare, per decidere quale cortometraggio
vincerà il concorso riservato alle produzioni italiane, con due
giornalisti e direttori di festival. Boris Sollazzo, voce di Radio
Rock, firma di Rolling Stone e direttore artistico di Linea d’Ombra
Festival. E poi Steve Della Casa, uno dei pilastri di Hollywood
Party, mitica trasmissione sul cinema alla Radio(3), ex direttore
del Torino Film Festival e regista di documentari sulle sue
passioni di celluloide, dai musicarelli al cinema horror classico
italiano.
IranFest diventa una sezione
competitiva a tutti gli effetti, giuria compresa, composta da
Giancarlo Zappoli, direttore editoriale di MyMovies.it. Aitor
Arenas Suso, direttore del festival di cortometraggi Humor en
Corto, ovviamente incentrato su brevi film per far ridere. Infine,
in rappresentanza dell’Iran, il regista Milad Tangshir, che con i
suoi film è stato selezionato a Venezia, Torino e al Sundance.
Chiudiamo con la sezione Movie. Per
il concorso internazionale i giurati saranno: il giornalista
britannico e Presidente del board della Short Film Conference
Laurence Boyce. Giacomo Manzoli, direttore del dipartimento delle
arti dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna. Infine,
Sandrine Cassidy, produttrice e direttore del dipartimento festival
e distribuzione della School of Cinematic Arts di LosAngeles.
A queste si aggiungono la giuria
per la sezione sperimentale Experia, composta dal comitato di
selezione di Sedicicorto, la giuria della sezione Animare, composta
dai bambini iscritti alla newsletter dedicata del festival ai cui
voti si aggiungeranno quelli arrivati sulla piattaforma di Il
Cinemino, e la giuria per la sezione CortInLoco, composta dagli
studenti della Scuola di Cinema di Cesena.
Sedicicorto Forlì International
Film Festival 2020 si terrà dal 2 all’11 ottobre ed è
realizzato con il contributo di Comune di Forlì, Film Commission
Emilia-Romagna, Regione Emilia-Romagna, DG Cinema e Audiovisivo –
Mibact e Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì la
sponsorship di Intesa San Paolo, Daniele Alessandrini
Abbigliamento, Cantine DreiDonà e Acquainbrick, con il patrocinio
del Parlamento Europeo e FEDIC.
“Non abbiamo fatto un film di
supereroi, ma un film in cui delle persone stanno passando un
periodo difficile per scoprire qual è il loro posto nel
mondo.” In poche parole si riduce a questo il succo di
The New Mutants, il film di Josh
Boone che è finalmente arrivato nelle sale italiane, dopo
aver affrontato una serie di situazioni davvero complicate che ne
hanno condizionato la produzione e ritardato l’uscita di quasi due
anni.
Il film sui nuovi mutanti è nato in
produzione alla Fox, la sua uscita è stata poi posticipata per
delle necessità di reshoot, riprese aggiuntive, e poi si è trovato
nel bel mezzo dell’acquisizione di Fox da parte di Disney.
Successivamente, il film è stato ulteriormente posticipato a causa
della pandemia di COVID-19 ancora in corso, per
arrivare ad un’uscita in sordina proprio adesso, alla fine di una
strana estate, proprio mentre il cinema e l’esperienza in sala si
sta riprendendo.
Uno degli elementi più interessanti
emersi nel corso della conferenza stampa con il regista e il cast
protagonista, è stato che il film non è effettivamente passato
sotto a nessuna ripresa aggiuntiva. Boone ha infatti detto che la
produzione di The New Mutants era concluso alla
vigilia della fusione e il procedimento che si è avviato di lì a
poco ha impedito qualsiasi intervento sul girato, per cui il film è
uscito soltanto con una rielaborazione di ciò che era già stato
portato a termine durante le riprese ordinarie.
I giovani protagonisti hanno poi
girato il film in un vero istituto per salute mentale, scelta che
ha conferito molta autenticità alla loro recitazione e alla
costruzione di un’ambientazione spettrale ed inquietante.
Per quanto riguarda il lavoro che il
regista ha portato avanti in relazione ai fumetti di origine dei
personaggi, tutti i protagonisti hanno dichiarato che il lavoro sul
personaggio ha previsto una parte di ricerca sui testi, e quindi
tutti hanno letto molti fumetti, ma allo stesso tempo, per cercare
di realizzare un film che potesse essere capito e apprezzato da
tutti, hanno costruito dei personaggi che fossero molto radicati
nella realtà e nel momento emotivo che stavano vivendo in quel
momento, così da fondere le necessità cinematografiche alle radici
fumettistiche.
The
New Mutants è un thriller con sfumature horror,
originale e ambientato in un ospedale isolato dove un gruppo di
giovani mutanti è rinchiuso per cure psichiatriche. Quando iniziano
ad avere luogo degli strani episodi, le loro nuove abilità mutanti
e la loro amicizia saranno messe alla prova, mentre cercano di
fuggire. Diretto da Josh Boone e scritto
da Boone e Knate Lee, il film vede nel
cast la presenza di Maisie
Williams, Anya
Taylor-Joy, Charlie Heaton, Alice Braga, Blu
Hunt e Henry Zaga.
Marco (Stefano
Accorsi) e Anita (Serena
Rossi) scoprono di aspettare un figlio. Finalmente un
raggio di luce nella vita di Marco, messa duramente alla prova dal
dolore per la scomparsa di Leo, il suo primogenito avuto con la
prima moglie Clara (Maya
Sansa). Improvvisamente però, nella vita di
Marco e della sua ex moglie, irrompe Perla (Valeria
Golino), la nuova proprietaria della casa dove la
coppia abitava fino al tragico incidente. La misteriosa donna
sostiene di sentire costantemente una strana presenza e la voce di
un bambino che tormenta sia lei che suo figlio. Marco si
ritrova così combattuto tra i legami del passato e un futuro ancora
da scrivere.
Lacci,
diretto da Daniele Luchetti (La nostra vita,
Mio fratello è figlio unico, Il portaborse) e
interpretato da Alba Rohrwacher, Luigi Lo Cascio, Laura
Morante, Silvio Orlando, Giovanna Mezzogiorno, Adriano Giannini,
Linda Caridi è il film di apertura,
Fuoriconcorso, della 77.
Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (2 settembre
– 12 settembre 2020) diretta da Alberto Barbera e
organizzata dalla Biennale di Venezia.
“Negli ultimi tempi abbiamo avuto
paura che il cinema potesse estinguersi – ha dichiarato
Daniele Luchetti – E invece durante la
quarantena ci ha dato conforto, come una luce accesa in una
caverna. Oggi abbiamo una consapevolezza in più: i film, le serie,
i romanzi, sono indispensabili nelle nostre vite. Lunga vita ai
festival, dunque, che permettono di celebrare
tutti assieme il senso vero del nostro lavoro. Se qualcuno ha
pensato che potesse essere inutile, ora sa che serve a tutti. Con
Lacci sono onorato di aprire le danze del
primo grande festival di un tempo imprevisto”.
“Da 11 anni, la Mostra del Cinema
non veniva aperta da un film italiano – ha dichiarato
Alberto Barbera – La felice opportunità è offerta
dal bellissimo film di Daniele Luchetti, anatomia della difficile
coesistenza di una coppia, alle prese con tradimenti, ricatti
emotivi, sofferenze e sensi di colpa, non senza un piccolo giallo
che viene svelato solo nel finale. Sostenuto da un cast
eccezionale, il film è anche il segno del felice momento che sta
attraversando il nostro cinema, in continuità con la tendenza
positiva delle ultime stagioni che la qualità dei film invitati a
Venezia quest’anno non potrà che confermare”.
Napoli, primi anni ‘80: il
matrimonio di Aldo e Vanda entra in crisi quando Aldo si innamora
della giovane Lidia. Trent’anni dopo, Aldo e Vanda sono ancora
sposati. Un giallo sui sentimenti, una storia di lealtà ed
infedeltà, di rancore e vergogna. Un tradimento, il dolore, una
scatola segreta, la casa devastata, un gatto, la voce degli
innamorati e quella dei disamorati. Dal romanzo di Domenico
Starnone, per il “New York Times” uno dei 100 migliori
libri del 2017, il nuovo film di Daniele
Luchetti.
Lacci sarà
proiettato mercoledì2 settembre, nella
Sala Grande del Palazzo del
Cinema al Lidodi
Venezia, nella serata di apertura della 77.
Mostra. Prodotto da IBC Movie con
Rai Cinema, Lacci è
scritto da Domenico Starnone, Francesco
Piccolo e Daniele
Luchetti.
Daniele Luchetti – Nota
biografica
Daniele Luchetti nasce a Roma nel
1960. La Sacher Film produce il suo primo film da regista,
Domani accadrà (1988), che vince il David di Donatello per
il miglior regista esordiente. Il successivo Il portaborse
(1991) è il suo primo grande successo di critica, ottiene un’ottima
accoglienza al festival di Cannes e vince il David di
Donatello per la miglior sceneggiatura e per il miglior attore
protagonista. Successivamente dirige La scuola (1995),
I piccoli maestri (1998) e Mio fratello è figlio
unico (2007), protagonisti Elio Germano e Riccardo Scamarcio, che viene presentato a
Cannes nella sezione Un Certain Regard e si aggiudica 5 David di
Donatello. Luchetti torna a Cannes nel 2010, questa volta in
concorso, con il film La nostra vita interpretato da Elio
Germano che sulla Croisette si aggiudica il Premio per la migliore
interpretazione maschile. Il film ottiene inoltre tre David di
Donatello incluso quello per il miglior regista. Il film più
recente di Luchetti è Momenti di trascurabile felicità,
realizzato nel 2019.
La ABC ha trasmesso un video tributo
dedicato a Chadwick Boseman, attore interprete di
Black Panther che si è spento a soli
43 anni a causa di un cancro al colon. A partecipare al video tutti
i suoi compagni Vendicatori, che hanno condiviso con occhi lucidi e
voce spezzata il loro ricordo del collega di set.
I really love this family. Seeing their
inability to hide the pain but also the way their admiration and
love overpowers it all makes my heart absolutely ache https://t.co/HQpkL5Y2Uw
Nel corso degli anni, il
MCU
è stato elogiato dai fan di tutto il mondo per il modo in cui è
riuscito a rappresentare sul grande schermo determinati personaggi
(pensiamo a Captain America e
Ant-Man) e anche per il modo in cui è riuscito ad
adattare storie proveniente dai fumetti considerate molto complesse
(come “Civil War” o “Infinity Gauntlet”).
Tuttavia, l’universo condiviso non è esente da errori, e spesso si
è lasciato sfuggire l’occasione di approfondire personaggi o
avvenimenti in modi che avrebbero merito un riguardo maggiore.
The Direct ha raccolto le 10 grandi occasioni mancate
dell’Universo Cinematografico Marvel:
La morte di Zola
Anche se i Marvel Studios
hanno sempre avuto dei problemi ad uccidere i loro cattivi, come
Ronan e Malekith, la distruzione del Dr. Zola in Captain America: The Winter Soldier ha particolarmente
colpito i fan, che l’hanno sempre ritenuta uno spreco di
potenziale.
Toby Jones ha interpretato in modo
avvincente il personaggio ne
Il primo vendicatore, per poi dargli una sfumatura più
vendicativa ed inquietante in
The Winter Soldier. Sfortunatamente, i server che lo
tenevano in vita furono completamente distrutti quando Alexander
Pierce tentò di uccidere Rogers e Natasha facendo saltare in aria
il bunker in cui erano presenti Zola ed i nostri eroi. Tuttavia, le
cose sarebbero potute andare diversamente, poiché Zola sarebbe
dovuto sopravvivere per portare avanti la sua crociata contro
Capitan America.
In uno storyboard che dovrebbe far
riferimento ad una delle prime bozze del film, invece di Zola che
viene distrutto dopo aver rivelato l’infiltrazione dell’HYDRA nello
SHIELD, è lui che spiega quale sia il suo algoritmo. Ma, per un
motivo che non scopriremo mai, i Marvel Studios hanno deciso di
uccidere il personaggio.
Un nuovo team di Vendicatori
Alla fine di Avengers:
Age of Ultron, il pubblico ha potuto godere dell’assaggio
di un team completamente nuovo di Vendicatori guidato da Captain
America e Black Widow, mentre War Machine, Falcon, Wanda e Vision
avrebbero agito come suoi nuovi membri. Tuttavia, l’unica volta in
cui i fan li vedono in azione insieme come una squadra è durante
l’inizio di Captain
America: Civil War, e anche in quel caso, non tutti gli
eroi sono presenti. Poco dopo l’incidente provocante con Wanda, la
squadra viene sciolta.
Non abbiamo mai visto o sentito
parlare di nessuna delle loro altre missioni o di come si sono
comportati da soli senza l’aiuto finanziario di Tony
Stark e l’assenza di Bruce Banner. All’indomani degli eventi di
Civil
War, in Spider-Man:
Homecoming si parla spesso degli Avengers che non si sono
sciolti, anche se il team a cui si fa riferimento in quel film
dovrebbe essere composto soltanto da Iron Man, War Machine e
Visione, ma anche in questo caso i fan non vedono mai questa
squadra in azione.
In effetti, esiste un concept art
che mostra Visione e War Machine coinvolti nel salvataggio di
alcuni civili su un traghetto, insieme ad Iron Man, ma tale concept
non è mai stato utilizzato in sceneggiatura. Farli apparire insieme
sarebbe stato molto utile per mostrare al pubblico come ci fosse
ancora una squadra attiva di Vendicatori nel mondo, dal momento che
Tony invita persino Peter a unirsi a loro alla fine del film.
Gli accordi di Sakovia
Oltre al fatto che i fan
non hanno avuto modo di vedere queste temporanee formazioni di
Vendicatori in azione, gli effetti degli accordi di Sokovia hanno
avuto pochissima risonanza nell’universo condiviso, a parte Tony e
Steve che si separano mentre gli altri eroi sono in fuga o agli
arresti domiciliari.
Dopo Captain
America: Civil War, gli Accordi vengono citati
solo tre volte: una volta durante Spider-Man:
Homecoming, quando uno degli insegnanti di Peter
li menziona brevemente; una seconda volta in Avengers:
Infinity War quando Ross ordina a Rhodey di arrestare
Steve Rogers; infine in Ant-Man
and the Wasp quando l’agente Woo spiega a Cassie perché
Scott era agli arresti domiciliari.
In effetti, è
davvero strano che questa legge non abbia più importanza nei film,
soprattutto in quelli con protagonista di Spider-Man. In effetti,
Tony non li menziona nemmeno una volta quando rimprovera Peter per
essere andato contro i suoi desideri nel perseguire Avvoltoio.
Inoltre, gli Accordi avrebbero potuto essere menzionati anche per
il fatto che Tony ha svincolato Peter dall’essere costretto a
firmarli, dal momento che fino a quel momento aveva avuto a che
fare con crimini non propriamente “degni” di un
Vendicatore.
L’occhio di Nick Fury
Captain
Marvel ha rivelato che l’origine del trauma oculare di
Nick Fury
era opera di un felino alieno. Anche se questo non è stato un
enorme passo falso, avrebbe comunque potuto portare ad uno sviluppo
del personaggio molto più significativo.
Nei fumetti, ci sono più origini
relative all’occhio danneggiato di Fury, a seconda della
continuity: tuttavia, fanno più o meno tutte riferimento a
quando Fury venne inflitto da una granata vagante o da
un’esplosione d’auto. In Captain America: The Winter Soldier, si sono
fatti diversi riferimenti al motivo per cui il personaggio indossa
una benda sull’occhio.
Nello specifico, Fury dice che il
motivo per cui ha perso l’occhio è stato a causa di qualcuno “di
cui si era fidato” in passato. Nello stesso film, si è andati anche
oltre il mero intrigo, dal momento che Fury ha rivelato la sua
ferita tanto a Pierce quanto al pubblico, palesando così dei segni
causati da alcuni artigli. Ciò ha dato vita a tutta una serie di
speculazioni, con alcuni fan che hanno cominciato a credere che
Wolverine o altri importanti personaggi Marvel avessero tradito la
fiducia di Fury.
Ecco perché non è difficile
immaginare perché molti siano rimasti delusi quando è stato
spiegato in Captain
Marvel che la ferita di Fury è stata opera di Goose.
Zia May scopre che Peter è Spider-Man
Una delle più grandi
occasioni mancate di Spider-Man:
Homecoming è certamente la scena in cui zia May
scopre che Peter Parker è Spider-Man. A causa della natura del MCU,
dopo la rivelazion non vediamo mai la discussione tra i due
personaggi circa la natura da supereroe del ragazzo. Proprio per
questo, i fan sono stati lasciati a speculare sulla dinamica tra
Peter e zia May fino all’uscita di Spider-Man:
Far From Home.
Ci si aspetterebbe che zia May
esitasse a lasciare che Peter continuasse a essere Spider-Man.
Tuttavia, in Far
From Home, a questa rivelazione non viene mai dato il tipo
di peso che merita, soprattutto perché nel primo film era implicito
che zia May si sarebbe effettivamente opposta al fatto che
Peter fosse invischiato in situazioni tanto pericolose. Questo
dovrebbe essere un momento enorme per entrambi i personaggi, ma
purtroppo sullo schermo non è stato mai raccontato.
Il debutto di Black Panther e Captain Marvel
A causa all’ex CEO della
Marvel Entertainment, Ike Perlmutter, Black
Panther e Captain
Marvel sono stati relegati nel dimenticatoio per anni,
nonostante la passione e il desiderio di Kevin Feige di portarli sullo schermo (come
dichiarato dallo stesso nelle varie interviste). Un film su
Black Panther era in sviluppo dal 2008, mentre
Captain Marvel aveva una sceneggiatura già nel 2013, ma abbiamo
visto i rispettivi film soltanto nel 2018 e nel 2019.
Proprio per tali sconcertante
sviluppi, entrambi sono arrivati quasi sul finire della “Saga dell’Infinito”, soprattutto Captain
Marvel. Se i rispettivi film avessero avuto la possibilità di
arrivare prima in sala, i fan avrebbero potuto vedere Black Panther
interagire di più con personaggi come Tony Stark, e magari
cementare ulteriormente Wakanda come paese nell’universo del
MCU.
Edgar Wright e la regia di Ant-Man
Qualunque
cosa i fan potessero pensare delle idee e delle intenzioni
originali di Edgar Wright per il primo Ant-Man
(che si tratti di includere il Regno Quantico o di uccidere Janet
senza tante cerimonie), sarebbe stato, senza dubbio, uno dei film
miglior film (almeno dal punto di vista registico) di questo
gigantesco franchise.Noto essenzialmente
per le sue satire di genere, Edgar Wright ha uno stile ben preciso,
che quasi sempre fa ricorso ad un montaggio capace di rendere anche
le azioni più banali estremamente coinvolgenti e
istruttive.
Questo stile si sarebbe sposato alla
grande con la personalità e le abilità di un personaggio come
Ant-Man, quindi non c’è da meravigliarsi che i Marvel Studios
abbiano deciso di assumerlo quando hanno iniziato a pensare al
film. Sfortunatamente, come poi sappiamo tutti, Wright ha
abbandonato il progetto per alcune “divergenze
creative”.
Ant-Man e Wasp “esclusi” dagli Avengers originali
In una prima bozza di
The Avengers, prima che Scarlett Johansson venisse scelta per il
ruolo di Vedova Nera in Iron Man 2, Joss Whedon aveva
inizialmente pianificato di includere anche Janet Van Dyne (alias
The Wasp) nella squadra. Nel sequel Avengers:
Age of Ultron, sempre Whedon aveva brevemente
pensato di far apparire Hank Pym come il creatore di Ultron
(omaggiando così i fumetti), ma alla fine cambiò idea.
Si tratta di un vero peccato, dal
momento che se Ant-Man e The Wasp fossero stati introdotti come
membri originali degli Avengers, Hank avrebbe potuto ancora essere
il creatore originale di Ultron come lo è nei fumetti. Per non
parlare del fatto che Janet, il personaggio letteralmente
responsabile della nomina della squadra nei fumetti, avrebbe potuto
avere maggiore rilevanza all’interno dell’universo condiviso.
Hulk
Sicuramente non è un segreto a
questo punto che i fan non sia rimasti soddisfatti della storyline
di Bruce Banner/Hulk in Avengers:
Endgame. Alcuni fan hanno persino colto dei segni
premonitori di ciò che la Marvel aveva in serbo per il Gigante
Verde già in Thor:
Ragnarok. Gli elementi della trama del fumetto “Planet
Hulk” sono stati usati come mera vetrina per il personaggio, senza
alcuna crescita per lo stesso.
D’altra parte, in quello stesso
film, era la prima volta che la dinamica tra Hulk e Banner era più
vicina ai fumetti, dove Hulk è una persona con desideri e bisogni
definiti. Purtroppo, tale elemento viene appena accennato dopo che
Hulk si trasforma di nuovo in Banner, mentre il resto del film lo
tratta più come qualcosa sul quale poterci scherzare.
L’arco narrativo del personaggio è
diventato ancora più confuso in Avengers:
Infinity War, quando Hulk viene sconfitto da Thanos e si rifiuta di “uscire” per aiutare Bruce. In
effetti, i fan non vedranno mai più Bruce trasformarsi in Hulk. In
Endgame,
il personaggio si è già sviluppato al di fuori di ciò che viene
raccontato nel film, e tutto viene ridotto ad un brevissimo dialogo
con Scott Lang.
Team-up che non vedremo mai
Le interazioni tra
personaggi del MCU che non vedremo mai sono forse le più dolorose,
ma parte di ciò era comunque fuori dal controllo di Kevin Feige. La
causa di determinati team-up che non vedremo mai è ascrivibile a
diversi fattori, incluso il fatto che i Marvel Studios che non
hanno mai avuto i diritti sui personaggi nella stesso momento.
Come accennato in precedenza
nell’articolo, Tony Stark e T’Challa non si scambiano una singola
battuta nell’universo condivso, nemmeno in Captain America: Civil War, e
adesso non avranno mai più la possibilità di farlo, a causa del
finale di Avengers: Endgame. La morte di Tony
Stark significa anche che personaggi come gli X-Men
e i Fantastici Quattro, che adesso possono finalmente essere
introdotti nel MCU, non avranno la possibilità di condividere con
lo schermo con determinati personaggi (pensiamo per esempio al Cap
interpretato da Chris Evans), a causa della scadenza dei
contratti di alcuni attori.
Sono iniziate venerdì scorso
a Trieste le riprese del nuovo film di Gabriele
SalvatoresComedians,
prodotto da Indiana Production e Rai Cinema in collaborazione
con Friuli Venezia Giulia Film Commission.
Comedians di Trevor Griffiths è
un testo teatrale scritto alla fine degli anni ‘70 ed è stato
giudicato dalla critica come una delle più riuscite pièce teatrali
del teatro inglese contemporaneo.
La pièce è stata rappresentata in
tutto il mondo, la prima americana venne allestita a Broadway per
la regia di Mike Nichols. «Molti anni fa
misi in scena Comedians per il Teatro dell’Elfo di Milano. Lo
spettacolo, interpretato da giovani attori, che in seguito sono
diventati molto famosi, venne replicato per tre anni di seguito e
Griffiths ne fu molto contento e quando recentemente gli ho
proposto di adattare il testo per lo schermo con grande entusiasmo
mi ha risposto “Go ahead with all speed. You’ll do it
well”.
Adattare per lo schermo il testo di
Griffith dà sicuramente la possibilità di creare un film sulla
comicità seppure non si tratti solo di questo. Infatti,
attraverso le varie performance il film ci farà riflettere sia sul
significato di comicità che sull’importanza di fare delle scelte
nella vita e di rimanere fedeli alle scelte fatte.
Nel cast del film Ale
e Franz, Natalino Balasso, Demetra Bellina, Marco Bonadei, Elena
Callegari, Aram Kian, Walter Leonardi, Riccardo Maranzana, Giulio
Pranno, Vincenzo Zampa e con la partecipazione
straordinaria di Christian De Sica.
Poker di donne al Premio Kinéo
ideato e diretto da Rosetta Sannelli. Arrivano in
Laguna, infatti, quattro splendide donne ad illuminare la 18.
edizione dello storico riconoscimento: la ex Bond Girl,
Olga Kurylenko, premiata per la sua bella
interpretazione in The Room,
Katherine Waterston
(Animali Fantastici e dove
trovarli), Anna Foglietta
(Genitori quasi perfetti) e la giovane
Sara Serraiocco (In viaggio con Adele,
Lo spietato).
Tra gli altri personaggi attesi in
Laguna, Oliver Stone, Mads Mikkelsen con la moglie,
l’attrice e coreografa danese Hanne Jacobsen,
Pierfrancesco Favino,
Matteo Garrone, Marco D’Amore e la produttrice
Martha De Laurentiis. D’Amore e
De Laurentiis riceveranno l’ITTV/Kinéo
Award, un premio nato dalla partnership tra il
Kinéo e ITTV – The Italian Tv Festival di
Los Angeles, ideato da Valentina
Martelli, Cristina Scognamillo e
Francesca Scorcucchi, dedicato alla migliore Serie
televisiva italiana e volto a premiare la produzione TV e i
protagonisti che hanno ottenuto maggiori consensi negli Stati
Uniti.
Nel settembre del 2021, inoltre, il
Kinéo volerà a Los Angeles, durante la II edizione
di ITTV Festival dove sarà consegnato
l’ITTV/KINEO premiando produzioni e
protagonisti più amati.
Ospite d’onore del Premio Kinéo
Maria Francesca Spatolisano, Chairman delle
Nazioni Unite, Vice del Segretario Generale António Guterres, per
il Coordinamento delle Politiche e Inter-Agency nel Dipartimento
degli Affari Economici e Sociali. La Spatolisano è stata
Ambasciatrice dell’Unione Europea all’ODEC e all’UNESCO.
Tra le sue funzioni anche il
perseguimento di obiettivi di sviluppo sostenibile.
Tra le novità di quest’anno anche la
sede, con la serata di premiazione all’aperto a Venezia in
Campo Santa Sofia, a due passi da Ponte Rialto, e
la cena ufficiale degli artisti nella dimora cinquecentesca dei
Dogi Morosini: Ca’ Sagredo. Un modo per creare una
vera e propria integrazione delle due realtà territoriali della
Mostra.
Con lo stesso spirito, ma
guardando al futuro, torna, quindi, il Premio Kinéo, evento
speciale collaterale della Mostra Internazionale d’Arte
Cinematografica di Venezia, dando appuntamento anche in streaming a
sabato 5 settembre 2020 alle ore 13.30 per
la conferenza stampa all’Italian Pavilion, all’Hotel Excelsior del
Lido.
L’Associazione Kinéo, inoltre,
promuoverà il convegno coordinato da Carlo Gentile
del SNCCI, il 5 Settembre
a Cà Sagredo, dalle ore 09.00 alle ore 14.00,
durante il Meeting “The Next Present And The Future Of The
Audiovisual. How a Video Can Change The World.”
“Qual è lo stato del sistema
audiovisivo mondiale, il contributo che cinema, web e televisione
possono dare e stanno dando per migliore il nostro mondo,
l’ambiente, il clima ed il nostro modo di vivere?
Queste sono alcune domande a cui
risponderanno i relatori e promotori rappresentanti delle Nazioni
Unite, del CSC, della SIAE, della RAI, del Parlamento Italiano,
dell’Istituto Luce-Cinecitta, della Cineteca di Milano, Vision
Distribution e CinemAmbiente.
Il Premio Kinéo, si
realizza col patrocinio del CSC (Centro
Sperimentale di Cinematografia) e in collaborazione con l’AD del
CSC Production, Marcello Foti, con
SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori),
ANEC (Associazione Nazionale Esercenti Cinema),
con il SNCCI (Sindacato Nazionale Critici
Cinematografici Italiani), e il sostegno della
DGCA (Direzione Generale Cinema e Audiovisivo) del
Mibact (Ministero per i Beni e le Attività
Culturali). E’, inoltre, in collaborazione con la Giornata
Mondiale del Cinema Italiano promossa dall’Intergruppo
Cinema della Camera dei Deputati della Repubblica
Italiana.
È cosa alquanto risaputa che
Christopher Nolan sia un’amante del
personaggio e della saga di James
Bond. In occasione della promozione di Tenet,
il regista ha parlato con
GamesRadar del fatto che, durante la sua carriera, abbia sempre
cercato attraverso i suoi film di ricreare le emozioni che lui
stesso provò durante la visione al cinema de La spia che mi
amava(The Spy Who Loved Me), decimo film della
saga uscito nel 1977, con Roger Moore nei panni di 007.
In merito a ciò, il regista ha
spiegato: “Il primo film di James Bond che ricordo di aver
visto al cinema è stato La spia che mi amava con Roger Moore.
Ancora oggi è uno dei miei preferiti, anche se è un film che cerco
di non riguardare troppo spesso. Quando l’ho riguardato di recente,
però, l’ho fatto vedere anche ai miei figli e ho rivissuto
determinate emozioni”.
“Credo di aver avuto sette anni
quando lo vidi al cinema con mio padre”, ha spiegato Nolan.
“Quello che ho sempre cercato di conservare da quella
esperienza è la sensazione di avere la possibilità di saltare
dentro lo schermo e di viaggiare in ogni angolo del pianeta vedendo
cose straordinarie. Aveva una portata spettacolare davvero
notevole. Era escapismo allo stato pure con l’aggiunta di una
componente fantasy. D’altronde, c’era una macchina che diventava un
sottomarino e altre cose del genere.”
Il regista ha poi aggiunto:
“Penso di aver speso buona parte della mia carriera alla
continua ricerca di quelle sensazioni, cercando di fornire
attraverso i miei film un’analoga esperienza al pubblico. Ho sempre
voluto riportare le persone a quel senso di meraviglia relativo a
ciò che i film possono fare e dove ti possono
accompagnare.”
In occasione del DC FanDome, la
Warner Bros. ha finalmente svelato tutti (o quasi) i personaggi che
vedremo nell’attesissimo The Suicide
Squad che sarà scritto e diretto da James
Gunn. Naturalmente, oltre ai personaggi già visti nel
cinecomic di David
Ayer del 2016, nella nuova iterazione di Gunn in
arrivo al cinema il prossimo anno, ci saranno tutta una serie di
personaggi mai visti prima sul grande schermo.
Di recente, il regista ha rivelato
che la DC non gli ha mai imposto quali personaggi avrebbe potuto
usare o meno nel suo film. Piuttosto, è stato lo stesso Gunn ad
aver deciso di togliere dal film alcuni particolari villain. Come
rivelato via
Twitter, infatti, inizialmente nel film sarebbe dovuto apparire
anche il personaggio di Dogwelder: alla fine,
però, Gunn ha deciso di eliminarlo per una ragione ben precisa.
“Dogwelder è stato ovviamente
preso in considerazione”, ha spiegato James
Gunn in risposta alla domanda di un fan. “Ma sai… essendo
un amante degli animali, non sono sicuro che sia qualcosa che
personalmente vorrei vedere espresso attraverso il
cinema.”
Dogwelder, un personaggio troppo
“controverso” per The Suicide Squad
Nei fumetti,
Dogwelder è un membro della Sezione 8. Lavora al fianco di diversi
personaggi altrettanto bizzarri, come Flemgem e Shakes. Dogwelder
ha un dono particolarmente strano: saldare cani morti su altri
cattivi. Anche se The Suicide
Squad presenterà scene di violenza, è chiaro dal
ragionamento di Gunn che Dogwelder è un personaggio un po’ troppo
“controverso” per il suo film, sottolineando quanto le “abilità”
dello stesso non siano piacevoli da vedere sul grande schermo. In
effetti, includere un personaggio come Dogwelder avrebbe potuto
scatenare non poche polemiche…
Jeff Goldblum e Taika Waititi potrebbero tornare a lavorare
insieme dopo Thor:
Ragnarok. Questo è quello che ha lasciato intendere
l’attore in una recente intervista con
Insider, rivelando di aver parlato con Waititi della
possibilità di realizzare qualcos’altro insieme, anche se al
momento il progetto in questione sarebbe assolutamente top
secret.
In Thor:
Ragnarok, Goldblum ha interpretato il personaggio del
Gran Maestro, un essere cosmico che governa il pianeta Sakara e che
ama manipolare forme di vita inferiori come gli umani. Come
dichiarato più volte dallo stesso attore, durante la lavorazione
del film Waititi lo ha spesso incoraggiato a improvvisare sul set
affinché “facesse suo” il personaggio, che di fatto è diventato
molto amato dai fan anche grazie all’interpretazione di
Golblum.
“Sono un suo fan, ovviamente.
Sono un fan di Taika Waititi”, ha dichiarato Jeff Goldbum. “Lo adoro. Lo adoravo anche
prima di avere l’occasione di lavorare con lui e forse faremo
qualcos’altro insieme. Abbiamo parlato di fare qualcos’altro che
deve rimanere segreto al momento. Quel che è certo è che farei di
tutto con lui.”
E se Jeff Goldblum apparisse nel
nuovo film di Star Wars diretto da Taika Waititi?
In seguito alle dichiarazioni di
Jeff Goldbum, in molti hanno cominciato a
speculare sul fatto che l’attore e il regista possano tornare a
lavorare fianco a fianco nel nuovo annunciato film della saga di
Star Wars che sarà diretto e co-sceneggiato
proprio da
Taika Waititi. Anche la fonte ha ipotizzato che la
nuova collaborazione tra i due potesse avere a che fare con la
celebre saga fantascientifica. Per questo ha suggerito all’attore
un possibile ruolo “alieno” all’interno del franchise, che per
tutta risposta ha dichiarato: “Oh, sarebbe divertente. Beh,
l’ho già fatto una volta per Taika e la Marvel, con Ragnarok, anche se ero
un personaggio un po’ strano, cattivo. Ad ogni modo, posso
immaginare di cosa parli.”
In attesa di scoprire nuovi dettagli
sulla rinnovata collaborazione tra Goldblum e Waititi, ricordiamo
che il film di Star Wars diretto dal regista neozelandese
verrà scritto dallo stesso in collaborazione con Krysty
Wilson-Cairns. Al momento non sappiamo ancora quando il
film arriverà nelle sale.
Tenet
di Christopher Nolan è ufficialmente
arrivato in diversi mercati internazionali e i gli incassi del film
nel primo weekend di apertura hanno indubbiamente superato le
aspettative. I risultati al botteghino sono stati alquanto
disastrosi quest’anno, dal momento che la pandemia di Covid-19 ha
portato alla chiusura dei cinema e al posticipo di innumerevoli
film.
Nelle ultime settimane i cinema
hanno cominciato gradualmente a riaprire sia negli Stati Uniti che
a livello internazionale, sebbene alcuni grandi mercati americani
restino ancora chiusi. Tuttavia, dal momento che il Coronavirus è
ancora un problema reale, in molti erano curiosi di vedere quale
sarebbe stata la reazione del pubblico una volta che i cinema
avrebbero riaperto e i film sarebbero tornati a circolare nelle
sale.
Da molti Tenet è
stato visto come il film che avrebbe “salvato” il cinema e, di
conseguenza, gli incassi a livello mondiale. Anche prima dello
scoppio della pandemia, il nuovo film di Nolan era uno dei titoli
più attesi dell’anno. Inizialmente sarebbero dovuto arrivare nelle
sale a Luglio, ma alla fine la Warner Bros. è stata costretta a
ritardare l’uscita più e più volte.
Invece di aspettare che tutte le
sale cinematografiche riaprissero su scala globale, lo studio ha
deciso di procedere con un piano di rilascio non convenzionale. Di
conseguenza, Tenet è
stato lanciato prima in diversi mercati internazionali a partire
dallo scorso 26 Agosto, mentre in alcune città degli Stati Uniti e
in Cina debutterà alla fine di questa settimana, precisamente il 3
Settembre.
Come riportato da
THR (via
Screen Rant), Tenet è
riuscito a scuotere il botteghino internazionale e a donargli nuova
linfa vitale, arrivando ad incassare oltre 53 milioni di dollari,
un risultato che ha superato di gran lunga le aspettative. Il
risultato è il frutto degli incassi di oltre 40 mercati, incluso il
Canada: soltanto 37 milioni di dollari provengono dalle aree
dell’Eurpa, dell’Africa e del Medio Oriente.
Attraverso una nota
ufficiale, il presidente del Warner Bros. Pictures, Toby Emmerich,
ha dichiarato: “Siamo partiti da un fantastico inizio a livello
internazionale e non potremmo essere più contenti. Christopher Nolan ha ancora una volta
consegnato un film degno di un evento che richiede di essere visto
sul grande schermo. Siamo entusiasti che il pubblico di tutto il
mondo abbia l’opportunità di vedere Tenet.”
Ant-Man e Wasp sono due dei
supereroi Marvel più importanti ed iconici.
Essendo membri fondatori degli Avengers nei fumetti Marvel, i due
eroi hanno finalmente ottenuto il tanto atteso debutto sul grande
schermo in Ant-Man
del 2015, ma poiché il film si concentrava su un arco narrativo ben
preciso, ossia la redenzione di Scott Lang, la Wasp di
Evangeline Lilly è stata “menzionata” soltanto
alla fine, nello specifico nella scena a metà dei titoli di coda
che ha anticipato il costume del personaggio.
Ant-Man
and the Wasp ha finalmente mantenuto la promessa,
mettendo Scott Lang e Hope van Dyne fianco a fianco in un’avventura
che era in gran parte legata all’arco narrativo emotivo di Hope. I
due minuscoli supereroi sono diventati un duo indistruttibile, che
ha combattuto l’uno accanto all’altro nell’epico finale di
Avengers:
Endgame, e ora il regista di Ant-Man 3 ha fornito un aggiornamento su come
il personaggio di Wasp si adatterà all’interno del terzo film.
In un’intervista con
Yahoo Entertainment, il regista Peyton Reed ha
fornito alcuni aggiornamenti sullo stato di Ant-Man
3 e sul futuro della relazione tra la Wasp di Evangeline Lilly e l’Ant-Man di Paul
Rudd. Il corrispondente di Yahoo, Kevin Polowy, ha
sottolineato l’equilibrio di genere portato al franchise di
Ant-Man dando
a Rudd e Lilly il medesimo compenso economico e lo stesso
screentime a disposizione in Ant-Man
and the Wasp. Polowy ha poi chiesto a Peyton Reed se ci si
possa aspettare lo stesso per il terzo film. La risposta del
regista è stata la seguente:
“Sono una partnership, e lei è
una parte molto, molto importante di ciò… ed è stata una cosa molto
gratificante. Immagino che tecnicamente siamo stati il primo film
Marvel con un’eroina presente nel titolo del film. Trovare quel
tipo di equilibrio in quel film è stato molto importante per me,
perché storicamente è un campo da gioco in cui entrano in scena gli
uomini. Ma questo sta veramente, veramente cambiando… in un modo
fantastico, aggiungerei.”
Quanto partiranno le riprese di Ant-Man 3?
Al regista è stato quindi chiesto
se il team creativo abbia o meno già “modellato la storia”
del terzo film. Reed ha risposto: “Sì. Niente è ancora
ufficiale, ma stiamo lavorando tranquillamente. Stiamo lavorando
nonostante la pandemia”. Come riportato dalla fonte, i piani
sono quelli di iniziare a girare entro la fine del 2020, o al
massimo all’inizio del 2021, e di far uscire il film già nel
2022.
Mentre la grande famiglia Marvel e l’intero mondo di
Hollywood continuano a rendere omaggio a Chadwick Boseman, scomparso tragicamente lo
scorso venerdì dopo una battaglia di quattro anni contro un cancro
al colon, il regista di
Black Panther,Ryan Coogler, ha condiviso
– via
Variety – un lungo e commovente tributo all’attore.
“Prima di
condividere i miei pensieri sulla morte del grande Chadwick
Boseman, porgo le mie condoglianze alla sua famiglia, che
significava davvero tanto per lui. A sua moglie, Simone,
soprattutto.
Ho ereditato la scelta del
casting della Marvel e dei fratelli Russo in merito a T’Challa. È
qualcosa di cui sarò per sempre grato. La prima volta che ho visto
la performance di Chad nei panni di T’Challa, era in un taglio
incompiuto di Captain America: Civil War. Stavo
cercando di capire se dirigere Black Panther fosse o meno la scelta giusta per
me. Non lo dimenticherò mai: ero seduto in una sala montaggio nel
Disney Lot e stavo guardando le sue scene. La sua prima scena era
con Scarlett Johansson nei panni di Black
Widow, poi era con quel titano del cinema sudafricano che risponde
al nome di John Kani, che interpretava il padre di T’Challa, King
T’Chaka. È stato in quel momento che ho capito che volevo fare quel
film. Dopo che il personaggio di Scarlett li lascia, Chad e John
hanno iniziato a conversare in una lingua che non avevo mai sentito
prima. Suonava familiare, pieno degli stessi click e smack che i
bambini di colore fanno negli Stati Uniti. Gli stessi click che
spesso vengono considerati irrispettosi o impropri. Ma avevano una
musicalità che sembrava antica, potente e africana.
Ho finalmente incontrato Chad di
persona all’inizio del 2016, una volta che aveva firmato per
dirigere il film. Si è intrufolato tra i giornalisti che si erano
radunati per una conferenza stampa che stavo tenendo per Creed, ci siamo incontrati nella
green room. Abbiamo parlato delle nostre vite, del tempo che ho
passato a giocare a calcio al college e del tempo trascorso alla
Howard a studiare per diventare un regista, della nostra visione
collettiva per T’Challa e Wakanda. Abbiamo parlato dell’ironia di
come il suo ex compagno di classe della Howard, Ta-Nehisi Coates,
stesse scrivendo l’attuale arco narrativo di T’Challa con la
Marvel Comics. E di come Chad conosceva lo
studente della Howard, Prince Jones, il cui omicidio da parte di un
agente di polizia ha ispirato le memorie di Coates ‘Between The
World and Me’.
Sarebbe stata la prima di molte
conversazioni. Chad era una persona speciale. Parlavamo spesso
delle nostre origini e di cosa significa essere africani. Durante
la preparazione per il film, rifletteva attentamente su ogni
decisione, ogni scelta, non solo per come si sarebbe riflessa su se
stesso, ma anche per il tipo di risonanza che avrebbero avuto. Non
avevo idea se il film avrebbe funzionato. Non ero sicuro di sapere
cosa stavo facendo. Ma guardando indietro, mi rendo conto che Chad
sapeva qualcosa che tutti noi non sapevamo. Stava guardando oltre
l’ostacola. Il tutto, mentre si impegnava tantissimo. E si è
impegnato veramente tanto.
Ryan Coogler su Chadwick Boseman:
“Era un leader, un uomo di fede, dignità e orgoglio”
Chad dava un profondo valore
alla sua privacy e io non ero al corrente dei dettagli della sua
malattia. Dopo che la sua famiglia ha rilasciato quella
dichiarazione, mi sono reso conto che ha convissuto con la sua
malattia per tutto il tempo che l’ho conosciuto. Era una persona
che si prendeva cura degli altri, un leader e un uomo di fede,
dignità e orgoglio, ha protetto i suoi collaboratori dalla sua
sofferenza. Ha vissuto una vita bellissima. E ha fatto della
grandissima arte. Giorno dopo giorno, anno dopo anno. Ecco chi era.
Era uno spettacolo pirotecnico epico. Racconterò storie sull’aver
assistito ad alcuni di quei fuochi d’artificio fino alla fine dei
miei giorni. Che segno incredibile ha lasciato per tutti
noi.
Non ho mai sofferto per la
perdita di una persona così prima d’ora. Ho passato l’ultimo anno a
preparare, immaginare e scrivere parole da fargli dire, che non
eravamo destinati a vedere. Mi lascia a bocca aperta sapere che non
sarò più in grado di vederlo di nuovo in primo piano sul monitor o
di avvicinarmi a lui e chiedergli un altro ciak.
Mi fa ancora più male sapere che
non potremmo avere un’altra conversazione, chiamarci su facetime o
scambiarci messaggi. Mi mandava ricette vegetariane e regimi
alimentari per me e la mia famiglia da seguire durante la pandemia.
Controllava me e i miei cari, chiedeva come stavamo, anche se stava
affrontando il flagello del cancro.
Nella culture africana ci
riferiamo spesso a persone care che non ci sono più come antenati.
A volte sono persone geneticamente legate a noi. A volte non lo
sono. Ho avuto il privilegio di dirigere scene del personaggio di
Chad, T’Challa, mentre comunicava con gli antenati di Wakanda.
Eravamo ad Atlanta, in un magazzino abbandonato, con blu-screen ed
enormi luci cinematografiche, ma la performance di Chad ha reso
tutto profondamente reale. Penso che sia stato perché dal momento
in cui l’ho incontrato, gli antenati hanno comunicato attraverso di
lui. Adesso capisco come sia stato in grado di ritrarre abilmente
alcuni dei nostri antenati più importanti. Non avevo dubbi che
sarebbe sopravvissuto e avrebbe continuato a benedirci con altri
ruoli. Ma è con il cuore gonfio di lacrime e con un senso di
profonda gratitudine per essere stato in sua presenza, che devo
fare i conti con il fatto che anche Chad è ora un antenato. E so
che veglierà su di noi, finché non ci rivedremo.”
Il regista Christopher Nolan ha rivelato di non aver dato
alcun consiglio a Robert Pattinson su Batman
durante la produzione del suo ultimo film Tenet. Pattinson, che ha raggiunto la fama
mondiale grazie al ruolo del vampiro Edward Cullen nel franchise di
Twilight, ha trascorso la maggior parte degli ultimi dieci
anni cercando di prendere le distanze da quei film.
Da Cosmopolis a Maps to
the Stars (entrambi diretti da David Cronenberg), passando per
Good Times, High Life e il più recente The Lighthouse,Robert Pattinson ha dimostrato in più di
un’occasione di essere un attore dotato di un notevole talento. Ora
che è riuscito a scrollarsi di dosso l’immagine di “idolo delle
adolescenti”, Pattinson sta cercando nuovamente di farsi strada nel
mondo dei grandi blockbuster, recitando prima in Tenet di Christopher Nolan e accettando poi il ruolo di
Bruce Wayne nel nuovo cinecomic DC dedicato alle avventure del
Crociato di Gotham, l’atteso The
Batman, che sarà diretto da Matt
Reeves.
Durante una recente intervista con
CNA, è stato chiesto a Nolan se Pattison (che ha scoperto di essere
stato scelto per il ruolo di Batman proprio durante le riprese di
Tenet) gli abbia mai chiesto qualche consiglio in merito
al personaggio. Nolan ha spiegato che Pattinson non gli ha mai
chiesto nulla, e che durante le riprese del suo film c’è stato un
“rispettoso silenzio” attorno alla vicenda. Ciononostante,
il regista ha ammesso che smesso si è giocato sulla cosa durante le
riprese e che una volta ha anche parlato con Pattinson della grossa
sfida che lo attendeva.
“Di certo non mi
ha chiesto alcun consiglio”,ha
spiegato Christopher Nolan.“Abbiamo mantenuto un rispettoso silenzio sulla questione fino
quasi alla fine delle riprese. Abbiamo solo detto un paio di cose e
fatto un paio di battute. Abbiamo giusto parlato un po’ dei vari
aspetti della vicenda e di ciò che avrebbe dovuto
affrontare.”
Robert Pattinson e quel giusto mix
di rabbia e ingenuità necessari al nuovo Batman
Considerato il passato di Nolan con
Batman – la sua trilogia de Il cavaliere oscuro ha incassato quasi un miliardo di
dollari al botteghino, con il finale della trilogia,
Il cavaliere oscuro – Il ritorno, che è riuscito persino a
battere quel record – è alquanto sorprendente scoprire che
Pattinson non abbia approfittato della collaborazione con Nolan per
cercare di ottenere qualche buon consiglio. Tuttavia, Nolan è noto
per la sua natura misurata e riservata, e probabilmente non pensava
che fosse appropriato mettere bocca nella produzione di qualcun
altro.
Nonostante la
mancanza di input da parte di Nolan sul personaggio, Robert Pattinson sembra essere molto a suo
agio nel ruolo, come ha dimostrato anche il
teaser ufficiale di The
Batman, anche se è ancora presto per emettere un
giudizio più completo. Data la sua giovane età, rispetto alla
maggior parte degli attori che hanno interpretato il ruolo,
Pattinson sembra incarnare la giusta combinazione di rabbia e
ingenuità necessaria per portare sul grande schermo il Crociato di
Gotham nel suo secondo anno da vigilante.
Quando nel 2001 il film Shrek arriva
nei cinema di tutto il mondo, il genere dell’animazione cambia per
sempre. Con l’uscita dei successivi tre sequel, quello di
Shrek diventa un vero e proprio fenomeno
globale, dando vita ad uno dei franchise animati più redditizi di
sempre. Grazie ai suoi numerosi riferimenti alla cultura di massa,
come anche l’utilizzo di una comicità scorretta e cinica, si è
affermato come un vero e proprio apri pista per i numerosi
imitatori venuti negli anni a seguire.
Tra spin-off, cortometraggi,
speciali e serie televisive, videogiochi, fumetti e attrazioni,
Shrek è oggi uno dei personaggi più iconici e onnipresenti
del nostro presente. Esso è basato sul protagonista dell’omonimo
libro illustrato del 1990 di William Steig, poi
riadattato per permettergli di assumere i connotati richiesti dal
mezzo cinematografico. Il nome scelto dall’autore, Shrek, deriva
dal termine in lingua tedesca “schreck” e dal termine in yiddish
“שרעק” (shreck), che significano “paura”, “terrore”.
Serie dei record, i film di
Shrek si sono affermati come indiscussi campioni di
incassi, nonché come alcuni tra i maggiori successi economici per
quanto riguarda i film d’animazione. Complessivamente, a fronte di
un budget complessivo di circa 535 milioni di dollari, i quattro
film della serie riuscirono a guadagnare a livello mondiale circa 3
miliardi. Shrek è stato anche il primo vincitore
dell’Oscar al miglior film d’animazione, categoria introdotta
proprio nel 2002. Attualmente, invece, non si conosce il futuro
della saga. Un quinto capitolo è
stato più volte promesso, ma al momento non sono state rilasciate
nuove notizie a riguardo.
Shrek: la trama dei film
Shrek (2001)
La storia è quella di un grosso
orco verde di nome Shrek, che vive nella tranquillità della sua
palude, evitando ogni contatto con qualunque altra forma di vita,
in particolare gli umani. La sua pace verrà però infranta nel
momento in cui il terribile Lord Farquaad, regnante della città di
Duloc, decide di esiliare e far sparire dal regno tutte le creature
magiche, considerandole inutili. È così che l’orco si imbatte in un
asino parlante di nome Ciuchino, che riuscito scappare dalle
guardie troverà protezione presso Shrek. Ben presto, però, la
palude dell’orco viene invasa da tutte le creature magiche rimaste
senza casa. Pur di mandarle via, Shrek si dice disposto ad andare a
protestare con Farquaad.
Arrivato a Duloc, egli si ritrova
nel bel mezzo di un torneo, volto a stabilire colui che sarà
incaricato di liberare la Principessa Fiona. Grazie ad un
matrimonio con questa, infatti, Farquaad aspira a diventare re.
Shrek si ritrova così alla fine ad essere il prescelto per la
missione, con la promessa che se porterà a termine quanto
richiestogli la sua palude verrà liberata dagli sfollati. Shrek
intraprende così un viaggio lontano da casa alla ricerca della
principessa, in compagnia del fido Ciuchino. Quello che non sanno,
è che il castello dove è rinchiusa Fiona è sorvegliato da un
pericoloso drago.
Shrek 2 (2004)
Dopo gli eventi del primo film,
Shrek e la principessa Fiona sono ora felicemente sposati e si
godono il loro viaggio di nozze. Al loro ritorno, tuttavia, li
aspetta la richiesta dei genitori di lei di incontrare il principe
che l’ha coraggiosamente salvata. I due reali rimangono però
sconvolti nello scoprire che la figlia abbia deciso di non spezzare
l’incantesimo che l’ha resa un’orchessa, sposando per di più un
vero orco. Da quel momento in poi, comincia una vera e propria
sfida piena di tensione tra Shrek e il Re Harold.
Questi, che aveva sempre desiderato
che la figlia sposasse un vero principe, finisce con il chiedere
l’aiuto della Fata Madrina, la quale proverà in tutti i modi a far
finire il matrimonio della principessa per darla invece in sposa a
suo figlio, il vanitoso principe Azzurro. La cosa si rivela però
più complessa del previsto, e così viene organizzato un piano per
uccidere Shrek. Reclutato a tal fine, il Gatto con gli stivali
finirà però con il diventare amico dell’orco, e li aiuterà nello
sventare i malvagi piani della Fata. Per Shrek sarà a questo punto
fondamentale dare ulteriore prova del suo valore, tanto per Fiona
quanto per i genitori di lei.
Shrek Terzo (2007)
Nel regno di Molto Molto Lontano,
dove Shrek e Fiona si sono stabiliti, il re Harold è giunto al
termine della sua vita a causa di una malattia. Arthur Pendragon,
un lontano cugino, viene indicato come possibile erede al trono.
Shrek si trova così a doversi rimettere in viaggio, partendo alla
ricerca di questi in compagnia del fido Ciuchino e del Gatto con
gli stivali. Come sempre, i tre si troveranno a dover affrontare
numerosi pericoli nel corso del loro cammino. Ma pur di trovare
l’erede e tornare a vivere una vita tranquilla, Shrek si dimostra
disposto a tutto. Al momento della sua partenza, inoltre, scopre di
essere in procinto di diventare padre.
Nel frattempo, Azzurro, distrutto
dalla morte della madre Fata Madrina, medita di riconquistare il
regno e vendicarsi di Shrek. Per riuscire in ciò si reca alla
locanda ‘La Mela Avvelenata’, covo dei principali cattivi delle
favole. Il principe li convince a diventare il suo personale
esercito per riprendersi Molto Molto Lontano. Quando Shrek è ormai
lontano, Azzurro sferra un feroce attacco e invade il regno. Fiona,
rifugiatasi nel tentativo di non essere catturata, dovrà ora fare
affidamento sulle proprie capacità, stando però attenta a
proteggere il figlio che porta in grembo.
Shrek e vissero felici e contenti
(2010)
Con il quarto capitolo della serie,
Shrek e vissero
felici e contenti, il protagonista è ora il padre
amorevole di tre orchetti. Le sue giornate, però, si ripetono tutte
uguali a se stesse tra il caos della sua palude invasa dalla sua
famiglia, Ciuchino, la suocera Lilian, il Gatto e altri loro amici.
Incastrato così in una routine che non gli permette di dare sfogo
alla propria essenza, Shrek inizia nutrire il desiderio di poter
tornare alla sua vecchia vita solitaria e pacifica. Sempre più in
preda alla disperazione, egli si lascerà ingannare dal terribile
nano Tremotino, con cui stringe un patto per poter rivivere un
giorno della sua vecchia vita da orco in cambio di un giorno a caso
del suo passato.
Il patto si rivela però una
trappola, in quanto Tremotino ha sottratto all’orco il giorno della
sua nascita, catapultandolo di conseguenza in un mondo parallelo in
cui non è mai esistito. In questa realtà, Tremotino è diventato il
dittatore di Molto Molto Lontano, dove gli abitanti vivono nella
miseria, mentre gli orchi vengono cacciati e schiavizzati dalle
streghe. Cosa più importante, Shrek scopre di non aver mai
incontrato Fiona. L’orco avrà a questo punto soltanto un giorno di
tempo per poter rimediare a tutto ciò, deciso a sfruttare l’unica
clausola presente nel contratto del malefico nano, relativa
all’ottenimento del bacio del suo vero amore.
Shrek: lo spin-off della
serie
Il gatto con gli stivali
(2011)
Prime, e ad ora unico, spin-off
cinematografico della serie di Shrek, Il gatto con gli
stivali racconta le origini dell’amato personaggio già
precedentemente incontrato. Tutto ha inizio in un orfanatrofio
spagnolo, dove crescono insieme come fratelli Gatto e Humpty
Alexander Dumpty, un uovo dalle sembianze umane. I due amici per la
pelle coltivano un grande sogno, ovvero quello di trovare i famosi
fagioli magici per poter arrivare all’oca dalle preziose uova
d’oro. Crescendo, però, le loro strade sono destinate a dividersi.
Humpty, geloso del suo compagno d’infanzia, diventa un criminale,
in coppia con la scaltra gattina kitty “Zampe di Velluto”, mentre
Gatto si ritrova ad essere un irresistibile latin-lover benvoluto
da tutti in seguito ad un eroico salvataggio.
Coinvolto con l’inganno in una
rapina, Gatto si ritrova però ad essere un fuorilegge. Alla ricerca
di un modo per riscattare il proprio nome, viene infine a sapere
che dei criminali si sono appropriati dei leggendari fagioli
magici. Decide allora di unire le forze con il suo ex amico Humpty
e la gattina Kitty, con l’intento di recuperare il bottino. Inizia
così per lui un lungo viaggio, ricco di imprevisti e pericoli, dove
dovrà imparare a fidarsi di chi gli sta intorno e dove avrà modo di
dar prova del suo grande valore e delle sue abilità di
spadaccino.
Shrek: i doppiatori dei
personaggi
Una delle punte di diamante dei
film sono i numerosi celebri attori che si sono avvicendati nel
doppiaggio dei personaggi principali e più apprezzati della saga.
Voce originale dell’orco Shrek è il comico Mike
Myers. Questi, particolarmente legato al personaggio,
decise di rifare da capo il doppiaggio del personaggio, decidendo
di conferirgli un marcato accento scozzese. Tale scelta è motivata
dal fatto che questo gli ricordava il modo in cui sua madre gli
leggeva le favole. Iconico è poi il ruolo svolto dall’attore
Eddie
Murphy, il quale ha reso celebre il personaggio di
Ciuchino grazie alla propria interpretazione. Conclude il trio di
protagonisti la principessa Fiona, la quale sfoggia la voce
dell’attrice Cameron
Diaz.
Celebri sono anche le
partecipazioni degli attori John
Lithgow, per il ruolo di Lord Farquaad, e Vincent
Cassel, per Monsieur Hood, presenti nel primo film.
Per Shrek 2, invece, si ha Antonio
Banderas, per Gatto con gli stivali, Julie
Andrews, per la regina Lillian, e Rupert
Everet, per il principe Azzurro. Nel terzo film sono
invece presenti le voci di Justin
Timberlake, per Arthur Pendragon, John
Krasinski, per Sir Lancillotto, e Seth
Rogen, nei panni del Capitano della Nave. Al quarto ed
ultimo film, invece, hanno partecipato Walt Dohrn,
per il personaggio di Tremotino, e Jon
Hamm, per quello di Brogan l’orco.
Shrek: dove vedere i film in
streaming
Per gli appassionati della saga, o
per chi deve ancora vederla e desidera farlo, è possibile trovare i
film di Shrek su alcune delle principali
piattaforme streaming presenti sul Web. Tra queste si annoverano
Amazon Prime Video, Rakuten TV, Microsoft Store,
Google Play, Now Tv, Chili Cinema, Tim Vision e Apple iTunes. Per
usufruirne, in base alla piattaforma prescelta, basterà
sottoscrivere un abbonamento generale o noleggiare semplicemente i
singoli film. A questo punto sarà possibile vederli in tutta
comodità e al meglio della qualità video.
Mi chiamo Francesco
Totti verrà presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma e
sarà nelle sale come evento speciale il 19, 20 e 21 ottobre,
distribuito da Vision Distribution.
MI CHIAMO FRANCESCO TOTTI
È la notte che precede il suo addio
al calcio e Francesco Totti ripercorre tutta la
sua vita, come se la vedesse proiettata su uno schermo insieme agli
spettatori. Le immagini e le emozioni scorrono tra momenti chiave
della sua carriera, scene di vita personale e ricordi inediti. Un
racconto intimo, in prima persona, dello sportivo e dell’uomo.
Diretto da Alex
Infascelli, soggetto e sceneggiatura di Alex
Infascelli e Vincenzo Scuccimarra, il
film è tratto dal libro Un Capitano scritto da Francesco Totti con
Paolo Condò (edito da Rizzoli).
Prodotto da Lorenzo Mieli,
Mario Gianani e Virginia Valsecchi, una
produzione The Apartment e Wildside, entrambe del gruppo Fremantle,
con Capri Entertainment, Fremantle, con Vision Distribution e Rai
Cinema, in collaborazione con Sky e Amazon Prime Video. Sarà distribuito da Vision
Distribution nelle sale italiane, che ne curerà anche le vendite
internazionali.
Acclamata trilogia d’animazione
della DreamWorks Animation, Dragon Trainer ha negli anni
conquistato generazioni di spettatori da tutto il mondo con le sue
storie ricche di magia ed emozioni. Composto da tre film, il titolo
è poi diventato un vero e proprio franchise grazie a cortometraggi,
serie televisive, fumetti, videogiochi e molto altro. Ciò a
conferma di quanto, dal 2010 ad oggi, Dragon Trainer sia
ormai entrato a far parte dell’immaginario comune, affermandosi
come uno dei migliori prodotti d’animazione degli ultimi anni.
Il primo film venne tratto dal
romanzo Come addestrare un drago, pubblicato nel 2003 da
Cressida Cowell. Tuttavia, nell’approcciarsi alla
sceneggiatura, i registi Chris Sanders e
Dean DeBlois decisero di distaccarsi dalla trama
originale per dare al film un tono più maturo. Diverse differenze
sono così state apportate rispetto al testo di partenza, e queste
si sono poi rivelate decisive per il grande successo del film.
Molto apprezzato, infatti, è stato il processo di crescita che
porta il protagonista dall’essere un recalcitrante guerriero ad un
valoroso esperto di draghi.
Nel corso della sua storia la
trilogia ha ricevuto numerosi onori, con ognuno dei titoli
candidato come miglior film d’animazione al premio Oscar.
Particolarmente entusiasti sono anche i pareri della critica, che
hanno indicato quella di Dragon Trainer come una delle
trilogie animate più complete degli ultimi anni. Anche da un punto
di vista del box office il film ha ottenuto ottimi riscontri,
guadagnando complessivamente a livello mondiale oltre 1.6 miliardi
di dollari, a fronte di un budget complessivo di soli 439.
Dragon Trainer: la trama dei
film
Dragon Trainer (2010)
Il primo dei tre film, Dragon Trainer,
introduce lo spettatore nella storia dell’adolescente vichingo
Hiccup. Questi vive sull’isola di Berk, dove si è
stabilita una comunità di vichinghi. Qui, l’occupazione principale
è combattere e uccidere i draghi che infestano il luogo. La
gracilità e l’intelligenza del giovane, però, lo rendono un
soggetto fuori dalla norma. Egli, infatti, mal si concilia con gli
ideali della sua tribù e del suo capo, nonché padre, Stoick
l’Immenso. Per questo motivo, il ragazzo viene spesso emarginato da
tutti e ritenuto incapace di confrontarsi con i draghi.
Hiccup si ritrova tuttavia incluso
nel “corso anti-drago”, insieme ad altri valorosi giovani vichinghi
di nome Astrid, Moccicoso, Gambedipesce, e i due gemelli Testa
Bruta e Testa di Tufo. Per Hiccup questa è l’occasione di
dimostrare il suo valore, ma nell’incontro con un drago Furia Buia
egli scoprirà un nuovo punto di vista sul mondo che lo circonda.
Con il tempo, il giovane stringe una solida amicizia con il drago,
arrivando a rinominarlo Sdentato e ad addestrarlo per essere
cavalcato. Questo rapporto, però, se scoperto potrebbe causare
numerosi guai ai due.
Dragon Trainer 2 (2014)
In Dragon Trainer
2 ritorna la coppia protagonista composta dal vichingo
Hiccup e il suo leale drago Sdentato. Le cose sono ora molto
cambiate nel villaggio di Berk, dove draghi e vichinghi vivono
finalmente in armonia. Tuttavia, questa nuova alleanza non è
benvista da tutti. Un gruppo di cacciatori di draghi, infatti,
mossi da antichi rancori, dichiara guerra alla comunità vichinga e
ai suoi draghi.
Hiccup, ormai divenuto uomo e pronto ad ereditare il trono, cerca
disperatamente di incontrare il nemico al fine di trovare un
accordo di pace.
In compagnia dei suoi amici di
sempre, il vichingo si ritroverà così lanciato verso nuove
avventure contro il tempo. Allo stesso tempo, però, si ritroverà a
vivere un ulteriore passaggio nel suo percorso di formazione. Mai
come ora, l’importanza dei legami d’amicizia e di famiglia saranno
per lui tanto importanti. Sarà solo attraverso questi che il
giovane potrà sventare l’imminente guerra e assumere il comando del
suo popolo.
Dragon Trainer – Il mondo nascosto
(2019)
Con Dragon Trainer – Il
mondo nascosto, il processo di crescita di Hiccup giunge
ad un punto decisivo. Egli è ormai capo di Berk, e organizza
regolarmente spedizioni con i suoi amici per salvare gli ultimi
draghi ancora esistenti. In una di queste missioni, il gruppo si
imbatte in una Furia Chiara, di cui Sdentato si innamora
perdutamente. Questa si ritrova tuttavia catturata e consegnata al
più temibile dei cacciatori, Grimmel il Grifaio. L’uomo aspira ad
usare l’esemplare per attirare presso di sé Sdentato e tutti i gli
altri draghi, con l’intenzione di sterminarli una volta per
tutte.
Nel disperato tentativo di
ricercare un luogo più sicuro per i draghi e il suo popolo, Hiccup
conduce entrambi verso il mondo nascosto da cui provengono di cui
suo padre Stoick gli aveva spesso raccontato. Sdentato, tuttavia,
avverte la mancanza di Furia Chiara, e Hiccup comprende che è
arrivato il momento di lasciar libero l’amico, in modo che possa
seguire la compagna e vivere felice con lei. Nel momento in cui
verrà però a sapere che l’amico alato è finito a sua volta nelle
grinfie dei cacciatori, organizza un esercito per scatenare una
battaglia contro di essi, al fine di liberare una volta per tutte i
draghi.
Dragon Trainer: il cast e i
personaggi
Per dar voce ai personaggi presenti
nella trilogia, la DreamWorks si è affidata negli anni ad alcuni
tra gli attori più noti di Hollywood. A dar voce al personaggio di
Hiccup, protagonista dei film, è l’attore Jay
Baruchel, noto per aver recitato in Million Dollar
Baby e Tropic Thunder. Grazie a tale trilogia, egli
ha avuto modo di acquisire ulteriore popolarità. Accanto a lui, si
sono susseguiti nomi come America
Ferrera, che dà voce ad Astrid Hofferson, Gerard
Butler, nei panni di Stoick L’Immenso, Jonah
Hill, in quelli di Moccioso Jorgenson, T. J.
Miller, per Testaditufo Thorston, David
Tennant, per Stizzabifolco Jorgenson, e Kristen
Wiig per Testabruta Thorston.
Per i sequel, invece, oltre ai nomi
appena citati, si sono aggiunti attori del calibro di Kit
Harington, nel ruolo di Eret, Djimon
Hounsou, nei panni di Drago Bludvist, e Cate
Blanchett nei panni di Valka, presenti nel secondo e
terzo capitolo. Il ruolo di Valka era stato scritto proprio
pensando alla Blanchett, la quale si dichiarò poi entusiasta di
poter partecipare, avendo amato il primo film. Nel terzo conclusivo
capitolo vi è anche la presenza del premio Oscar F. Murray
Abraham, che presta la propria voce al personaggio di
Grimmel il Grifaio.
Dragon Trainer: le differenze con
il libro e dove vedere i film in streaming
Come anticipato, diverse sono le
trasformazioni operate nella storia originale. Questa era infatti
stata giudicata troppo “dolce” e “capricciosa” dai due registi, che
aspiravano invece a realizzare un’opera di formazione più matura.
Di conseguenza, le caratteristiche dei personaggi sono state
modificate per una resa più in linea con la nuova direzione del
progetto. Anche il personaggio del drago Sdentato è stato
completamente rivisto. Nel libro, infatti, esso è estremamente
piccolo. Per il film, invece, le sue dimensioni sono state
aumentate affinché Hiccup potesse cavalcarlo.
Infine, nel ricercare un tono più
adulto, i registi decisero che i protagonisti non potevano rimanere
illesi dalle battaglie intraprese. Ciò sarebbe infatti stato
controproducente con quanto ricercato. Per questo motivo, in
particolare il personaggio di Hiccup si ritrova gravemente ferito,
richiedendo l’amputazione della sua gamba. Tale mancanza si sposava
con quella del suo drago Sdentato, il quale era privo dell’ala
posteriore. Dalle reciproche ferite i due riescono così a divenire
l’uno la forza dell’altro, dando ulteriore forza al tema
dell’amicizia.
Per gli appassionati della
trilogia, o per chi deve ancora vederla e desidera farlo, è
possibile trovare i film su alcune delle principali piattaforme
streaming presenti sul Web. Tra queste si annoverano Netflix, Amazon Prime Video, Rakuten TV, Infinity,
Microsoft Store, Google Play, Now Tv, Chili Cinema e Apple iTunes.
Per usufruirne, in base alla piattaforma prescelta, basterà
sottoscrivere un abbonamento generale o noleggiare semplicemente il
singolo film. A questo punto sarà possibile vedere i film in tutta
comodità e al meglio della qualità video.
Esperto maestro di arti marziali,
con il tempo Bruce Lee è divenuto una vera e
propria leggenda, tanto per la sua vita quanto per la sua
improvvisa morte. Tra gli anni Sessanta e Settanta ha raggiunto la
massima notorietà partecipando da protagonista a celebri film
dedicati alle arti marziali, dove si è fatto valere per la sua
straordinaria presenza scenica. Le sue scene di combattimento sono
diventate tra le più note della storia del cinema, e tramandano
ancora oggi la sua figura.
Ecco 10 cose che non sai di
Bruce Lee.
Parte delle cose che non sai
sull’attore
Bruce Lee: i suoi film e le serie
TV
10. È stato protagonista di
celebri film. Lee iniziò il suo rapporto con il mondo del
cinema sin da giovanissimo, partecipando a numerosi film cinesi
come attore bambino. Da adulto, ottiene il suo primo ruolo
importante in un film di Hollywood, L’investigatore
Marlowe (1969), per poi ottenere ruoli da protagonista in
pellicole a lui dedicate come Il furore della Cina colpisce
ancora (1971), Dalla Cina con
furore (1972), e L’urlo di Chen terroriza anche
l’Occidente (1972), da lui anche scritto e diretto. I 3
dell’Operazione Drago (1973), sarà invece il suo ultimo film.
L’attore comparirà poi nuovamente sul grande schermo con
L’ultimo combattimento di Chen (1978), dove appare grazie
a materiale d’archivio precedentemente registrato.
9. Ha partecipato a note
serie televisive. Tra i primi successi americani di Lee si
annovera una significativa partecipazione alla celebre serie
dedicata a Batman (1966-1967), dove l’attore interpretava
il ruolo di Kato negli episodi 7, 51 e 52 della seconda stagione.
Ha poi ripreso il personaggio per la serie Il Calabrone
Verde (1966-1967), dove Kato è l’assistente del protagonista.
La sua partecipazione a tutti e 26 gli episodi della serie gli
permise di ottenere una grande fama tanto ad Hong Kong quanto negli
Stati Uniti. Chiamato a recitare per il cinema, Lee comparirà
nuovamente sul grande schermo solo per alcune brevi partecipazioni
alle serie Ironside (1967), Arrivano le spose
(1969) e Longstreet (1971).
8. Gli sono stati dedicati
numerosi film. Sin dalla sua improvvisa scomparsa,
l’attore ha acquisito una particolare aura, che ha reso la sua una
storia degna di essere raccontata. Diverse sono le opere dedicate
alla figura di Lee, alla sua infanzia e ai suoi primi successi nel
cinema e nelle arti marziali. Il più famoso di questi è Dragon – La storia di
Bruce Lee (1993), ma è possibile citare anche Bruce Lee – La grande
sfida (2016), Io… Bruce Lee (1976) e il
documentario Bruce Lee, the Legend (1984). Più di recente,
Lee è comparso, non senza generare
polemiche, come personaggio del film C’era una volta
a…Hollywood, dove dà vita ad uno scontro
con il Cliff Booth di Brad
Pitt.
Bruce Lee: la sua morte
7. Morì
improvvisamente. Nel 1973 l’attore era impegnato nelle
riprese de I 3 dell’Operazione Drago. Nel maggio di
quell’anno fu colto da un edema cerebrale che rischiò di ucciderlo.
Salvatosi grazie ad un tempestivo intervento dei medici, Lee trovò
tuttavia la morte soltanto due mesi dopo, il 20 luglio. Questi si
trovava a casa dell’attrice Betty Ting Pei, e qui iniziò a
lamentare una forte emicrania. Assunta una pastiglia di aspirina,
egli si addormentò per riposare, salvo poi non svegliarsi più.
L’unica testimone dell’accaduto era la Pei, la quale confessò di
aver perso tempo chiamando il proprio medico generico prima che
l’ospedale.
6. Le cause della morte non
sono mai state chiarite. I ritardi nell’accertamento della
causa della morte e la rapidità con cui poi il caso venne chiuso
hanno sempre portato a sospettare dei retroscena non svelati. In
molti hanno infatti sospettato che la morte di Lee non si avvenuta
casualmente e che non sia stata dovuta ad un’allergia ai farmaci
assunti. Negli anni si sono formulate diverse teorie circa la
premeditazione della sua morte da parte di alcuni nemici che
l’attore si era fatto nell’industria. Tra questi vennero citati il
regista Lo Wei e il produttore Run Run Shaw, con cui Lee aveva
avuto delle furiose discussioni, ma anche la stessa mafia cinese
infiltrata negli USA. Ancora oggi i reali motivi che hanno portato
alla morte dell’attore restano un mistero.
Parte delle cose che non sai
sull’attore
Bruce Lee e il figlio Brandon
5. Suo figlio divenne un
noto attore. Nel periodo in cui Lee frequentò la facoltà
di filosofia dell’Università di Washington conobbe Linda Emery,
della quale si innamorò perdutamente. I due si sposeranno poi
nell’agosto del 1964, dando alla luce i figli Brandon
Lee e Shannon Emery, rispettivamente nel 1965 e nel 1969.
Brandon divenne poi famoso tra gli anni Ottanta e Novanta per aver
a sua volta partecipato a diversi film incentrati sulle arti
marziali. Diventerà però particolarmente celebre come protagonista
de Il corvo,
che gli costò la vita.
4. Lee avrebbe potuto
essere interpretato da suo figlio. Nel momento in cui si
preparava il film Dragon – La storia di Bruce Lee, la
produzione era alla ricerca di un attore che potesse ricoprire il
ruolo del protagonista. Il primo della lista di candidati era
proprio il figlio Brandon, il quale però non si dichiarò
interessato, preferendo non legarsi troppo al nome di suo padre e
tentare di costruirsi una propria carriera. La produzione poi lo
scartò giudicando i suoi tratti somatici troppo poco cinesi, e
scelse così un altro attore.
Bruce Lee: il suo allenamento e il
suo fisico
3. Era esperto di numerose
discipline. Lee è noto per la sua grande conoscenza del
Kung Fu, da lui poi reso celebre in tutto il mondo. Egli ebbe modo
di studiare con il noto maestro Yip Man, fino a diventare uno degli
allievi migliori. Attratto da qualsiasi disciplina da
combattimento, Lee si allenò anche nel pugilato e nella scherma. Il
suo allenamento includeva tutti gli elementi di fitness, forza e
resistenza muscolare, resistenza cardiovascolare e flessibilità.
Lee, tuttavia, non basava i propri allenamenti soltanto sul corpo,
sottolineando in più occasioni come la preparazione mentale e
spirituale fossero una componente fondamentale.
2. Scolpì un fisico
divenuto celebre. Quasi tutti si saranno imbattuti in una
foto di Lee tratta dai suoi film dove l’attore fa sfoggio del suo
fisico. Egli ne era particolarmente orgoglioso, e basava anche su
di esso la sua grande presenza scenica. Per raggiungere una tale
forma Lee utilizzò le tecniche tradizionali del culturismo per
scolpire la propria massa muscolare. Si avvalse inoltre di
attrezzature appositamente progettate e costruite per lui.
Possedere una tale forma fisica gli permetteva così di essere
sempre agile e performante per le scene di combattimento previste
per i suoi film.
Bruce Lee: età e altezza
1. Bruce Lee è nato a San
Francisco, in California, Stati Uniti, il 27 novembre del
1940. L’attore è morto ad Hong Kong, in Cina, il 20 luglio del
1973, all’età di 32 anni. Era alto complessivamente 172
centimetri.
Gli appassionati di serie tv di
tutto il mondo lo conoscono principalmente per il ruolo di Phil
Dunphy, il papà pasticcione della serie ormai divenuta cult,
Modern
Family. Di chi stiamo parlando? Ma di Ty
Burrell, ovviamente!
Se siete curiosi, venite a scoprire
insieme a noi tutto quello che c’è da sapere su Ty
Burell, dagli esordi al successo di Modern
Family.
Ty Burrell film
10. Nato il 22
agosto del 1967 a Grants Pass, in Oregon, Stati Uniti, Ty
Burrell è figlio di un’insegnante e di un terapista
famoso. Gary Gerald Burrell, padre di Ty Burrell,
era specializzato in terapia familiare e viene purtroppo a mancare
nel 1989.
Dopo aver conseguito il diploma
alla Hidden Valley High School, Ty si iscrive alla Southern Oregon
University dove studia teatro fino al 1993, anno
della sua laurea. La sua carriera d’attore, tuttavia, comincia solo
con il nuovo millennio.
9. Nel 2001,
infatti, viene scelto per partecipare alla realizzazione dei film
Evolution, diretto da Ivan
Reitman, conosciuto soprattutto per aver diretto e
prodotto film cult come Ghosbusters e
Ghostbusters II.
Il film racconta la storia di uno
strano meteorite che precipita sulla terra, trasportando con sé una
forma aliena. Questa creatura venuta dalla spazio, tenterà di
impadronirsi del pianeta, ma un gruppo di scienziati cercherà di
fermare il piano di conquista degli alieni e di salvare il mondo.
Nel film, Ty Burrell interpreta il Colonnello Flemming, un ruolo
minore ma comunque importante per la narrazione.
8. A quella
primissima esperienza sul set, ne sono seguite molte altre. Tra il
2001 e il 2007, infatti, Ty partecipa ai film Black Hawk
Down (2001), Dawn of the Dead (2004),
In Good Company (2004), Down in the
Valley (2005), Friends with Money (2006),
The Darwin Awards (2006), Fur
(2006) e National Treasure 2: Book of Secrets
(2007).
Ty Burrell e L’incredibile
Hulk
7. Nel 2008, Ty
Burrell partecipa a una grande produzione hollywoodiana e viene
‘castato’ per il nuovo film de L’Incredibile
Hulk, supereroe della Marvel.
Il film, diretto da Louis
Leterrier, è un reboot del primo Hulk
diretto da Ang
Lee nel 2003, e che aveva come protagonista
Eric Bana. A
vestire i panni di Hulk, questa volta è Edward
Norton che ha anche partecipato alla stesura della
sceneggiatura. Il film di Laterrier si ispira ai fumetti della
Ultimate
Marvel, casa editrice connessa alla Marvel Comics, fondata nel 2000, e che
pubblica solo versioni riscritte e aggiornate dei fumetti di alcuni
dei più famosi eroi Marvel.
In questo film Bruce Banner
(Edward
Norton), insieme alla sua fidanzata Betty Ross
(Liv
Tyler), sta mettendo a punto un serio per il governo
americano in grado di creare un supersoldato. Per velocizzare il
processo di sperimentazione, Bruce prova il siero su se stesso e si
trasforma in un enorme mostro verde che distrugge il laboratorio e
scappa inseguito dai militari, ferendo Betty.
Il governo, che vorrebbe utilizzare
il sangue di Hulk per creare un potente arma di distruzione, perde
le tracce di Bruce che per cinque anni si rifugia in Brasile. Qui
impara a contenere la sua rabbia, emozione che scatena il mostro
verde, e nel frattempo cerca un cura, aiutato dal misterioso Mr.
Blue.
Quando purtroppo il suo
nascondiglio viene scoperto, Bruce è costretto a tornare a casa ma
la vita che aveva lasciato non è più come prima. Betty ha un nuovo
fidanzato, lo psichiatra Leonard Samson (Ty
Burrell) e, come se non bastasse, qualcuno ha sintetizzato
di nuovo il siero di Hulk. Banner si troverà dunque a dover
fronteggiare una creatura più forte e cattiva del suo Hulk,
chiamata Abominio, cercando di fermarla prima che distrugga
l’intera città.
Ty Burrell filmografia
6. Negli anni successivi tra i film
più importanti di Ty Burrell troviamo Leaves of
Grass (2009), Fair Game (2010),
Butter (2011), Goats (2012),
Muppets Most Wanted (2014), The Skeleton
Twins (2014) e Rough Night (2017).
5. In particolare, nel 2010, Ty
entra a far parte del cast di Morning Glory, film
diretto da Roger Michell, con Rachel
McAdams, Harrison
Ford e Diane
Keaton.
Il film racconta la storia di Becky
Fuller (Rachel
McAdams), una giovane produttrice televisiva che viene
ingaggiata da un network per risollevare gli ascolti del programma
Daybreak, una trasmissione di notizie e
intrattenimento della mattina. La trasmissione, presentata dall’ex
reginetta di bellezza Colleen Peck (Diane
Keaton) e dal burbero giornalista pluripremiato Mike
Pomeroy (Harrison
Ford), rischia di essere cancellato dopo anni di
attività. Toccherà a Becky trovare una soluzione per far funzionare
il programma e mettere d’accordo i membri del suo staff.
La divertente commedia, uscita
nelle sale in Italia nel 2011, è adesso disponibile in streaming
sulla piattaforma a pagamento di Netflix.
4. Tra il 2014 e
il 2016, inoltre, Ty Burrell lavora anche come doppiatore,
prestando la sua voce ai film Mr. Peabody &
Sherman (2014), Finding
Dory (2016) e Storks (2016.
Ty Burrell serie tv
3. Oltre alla sua
carriera nel cinema, Ty comincia fin da subito a spianarsi la
strada nel mondo della televisione. Dopo aver rimediato dei piccoli
ingaggi in serie tv di successo come Law & Order
(2000 e 2003), West Wing – Tutti Gli Uomini Del
Presidente (2001) e Law & Order – SVU
(2002), Burrell si aggiudica il suo primo ruolo importante nella
serie tv Out of Practice – Medici Senza Speranza
(2005-2006).
Si tratta di una sit-com della
CBS, che racconta delle avventure dei Barnes, una
famiglia tutta composta da medici. Nella serie Ty Burrell
interpreta Oliver, figlio maggiore dei Barnes, nonché chirurgo
plastico di successo. Purtroppo Out of Practice è
andata in onda per una sola stagione di 22
episodi.
Negli anni successivi, la carriera
di Ty in tv prosegue con la sua partecipazione alle serie
Back to You (2007-2008), Damages (2009),
Key and Peele (2012-2014) e ai film tv
Lipshitz Saves the World (2007) e
Fourplay (2008). Tuttavia Ty raggiunge il vero
successo solo nel 2009 quando viene scelto per entrare a far parte
del cast della nuova serie tv comedy della ABC,Modern
Family.
Ty Burrell in Modern Family
2. La serie,
creata da Christopher
Lloyd e Steven Levitan, per
la ABC, racconta della vita di tre
diversi nuclei familiari di Los Angeles, uniti da legami di
parentela.
In una quartiere medio borghese e
residenziale di Los Angeles vivono tre famiglie piene di personaggi
interessanti e coloriti. A capo della prima famiglia, i Pritchett,
c’è Jay Pritchett (Ed O’Neill), ormai al secondo
matrimonio, sposato con Gloria (Sofía
Vergara), una bellissima donna di origini colombiane
molto più giovane di lui. La donna è inoltre madre di Manny
(Rico Rodriguez), figlio avuto dal suo precedente
matrimonio.
La seconda famiglia è invece quella
dei Dunphy ed è composta da Claire (Julie Bowen),
primogenita di Jay, suo marito Phil Dunphy (Ty
Burrell) e i loro tre figli Haley (Sarah
Hyland), Alex (Ariel Winter) e Luke
(Nolan Gould).
L’ultimo nucleo familiare è quello
dei Tucker-Pritchett formato da Mitchell (Jesse Tyler
Ferguson), figlio omosessuale di Jay, e dal suo compagno
Cameron (Eric Stonestreet), entrambi papà adottivi
di Lili (Aubrey Anderson-Emmons), una bambina di
origini vietnamite.
Tutta la storia è incentrata sui
rapporti interpersonali tra i membri delle tre famiglie e sulla
loro quotidianità. La serie, come in una sorta di bizzarro
documentario, ci racconta delle storie bizzarre e divertenti che
hanno come protagonisti proprio i tre nuclei familiari.
Nella serie Ty
Burrell interpreta Phil Dunphy, un uomo
ottimista, giocherellone e forse un po’ troppo naif che combina
spesso disastri e mette in imbarazzo i figli. Nonostante vada molto
fiero del suo lavoro come agente immobiliare, Phil ha sempre
sognato di fare il mago, sorprendendo il suo pubblico con i trucchi
più complessi e strabilianti.
1. Pur non essendo molto presente
sul social, Ty riesce comunque a far parlare di sé. Sono molti i
dettagli della sua vita privata che, negli anni, sono stati resi
noti.
Sappiamo che il 18 agosto del 2000
ha sposato Holly Anne Brown, con la quale convive
ancora oggi. Nel 2010 e poi nel 2012 Ty Burrell e la moglie hanno
adottato due splendide bambine e l’intera famiglia si è stabilita a
New York per poi trasferirsi a Salt Lake
City. Quando l’attore ha ottenuto il ruolo di Phil Dunphy
in Modern
Family, tutta la famiglia si è trasferita a
Los Angeles.
Oltre a essere un appassionato di
sport, Ty è anche un fan sfegatato delle squadre degli
Oregon Ducks, dei Portland Trail
Blazers, dei New York Mets e dei
St. Louis Rams. L’attore, inoltre, è proprietario
di alcuni locali nello stato dello Utah, ovvero, il ristorante
The Eating
Establishment a Park City e il
Bar
X e il Beer Bar a
Salt Lake City.