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Race – Il colore della vittoria: la storia vera dietro il film

Race – Il colore della vittoria: la storia vera dietro il film

Il film Race – Il colore della vittoria (qui la recensione) racconta una delle storie sportive più potenti del Novecento, intrecciando la dimensione personale di un atleta con uno dei momenti più delicati della storia mondiale. Diretto da Stephen Hopkins e interpretato da Stephan James nei panni del protagonista, il film ripercorre l’ascesa di Jesse Owens fino al trionfo alle Olimpiadi di Berlino del 1936, trasformando una carriera sportiva in un simbolo universale di resistenza e dignità.

Al centro del racconto c’è il contrasto tra l’ideologia razzista del regime nazista e la realtà di un giovane afroamericano che, attraverso il talento e la determinazione, riesce a sovvertire ogni aspettativa. Il film non si limita a raccontare le vittorie sportive, ma costruisce un ritratto umano complesso, fatto di sacrifici, contraddizioni e scelte difficili. Tuttavia, per comprendere davvero la portata di questa storia, è necessario andare oltre la narrazione cinematografica e analizzare la vera vita di Jesse Owens.

Dalle piantagioni dell’Alabama al sogno americano

La storia di Jesse Owens inizia in un contesto di estrema povertà. Nato il 12 settembre 1913 a Oakville, in Alabama, figlio di un mezzadro, trascorre l’infanzia lavorando nei campi di cotone. Già a sette anni raccoglieva fino a cento libbre di cotone al giorno, contribuendo alla sopravvivenza della famiglia. Un’infanzia segnata dalla fatica e dalla segregazione, che rappresenta il punto di partenza di un percorso straordinario.

A nove anni, la sua vita cambia radicalmente quando la famiglia prende parte alla Grande Migrazione, spostandosi verso nord in cerca di migliori opportunità. La destinazione è Cleveland, in Ohio, dove il giovane James Cleveland Owens acquisisce anche il soprannome “Jesse”. Il nome nasce da un fraintendimento: quando si presenta come “J.C.” a un’insegnante, il suo accento del sud porta la donna a interpretarlo come “Jesse”. Un dettaglio apparentemente banale che diventerà parte integrante della sua identità pubblica.

Race - Il colore della vittoria film

Il talento esplode: dagli anni scolastici all’università

Già durante gli anni alla East Technical High School di Cleveland, Owens si distingue come un atleta eccezionale, stabilendo o eguagliando record nazionali nel salto in lungo e nelle corse sui 100 e 200 yard. Ma è all’università che il suo talento raggiunge livelli leggendari. Iscritto alla Ohio State University, Owens diventa noto come “The Buckeye Bullet”, un soprannome che sintetizza la sua velocità e la sua precisione.

Nel 1935, durante i campionati Big Ten, realizza una delle più incredibili prestazioni nella storia dell’atletica: in meno di un’ora stabilisce tre record mondiali (salto in lungo, 220 yard e 220 yard ostacoli bassi) e ne eguaglia un quarto nei 100 yard. I numeri della sua carriera universitaria sono impressionanti: come junior, vince tutte e 42 le gare a cui partecipa, dominando competizioni NCAA, Big Ten e selezioni olimpiche. Un dominio assoluto che lo consacra come uno dei più grandi talenti sportivi del suo tempo.

Larry Snyder e la sfida alla segregazione

Un elemento fondamentale nella crescita di Owens è il suo allenatore, Larry Snyder, figura centrale anche nel film. In un’epoca in cui la segregazione razziale era ancora profondamente radicata negli Stati Uniti, Snyder prende una decisione controcorrente: permette agli atleti neri di competere nella sua squadra. Questa scelta non era affatto scontata. Basti pensare che, nello stesso periodo, la squadra di football della Ohio State non accettava atleti afroamericani.

Snyder non solo offre a Owens un’opportunità, ma gli insegna anche tecniche fondamentali, come la capacità di isolarsi mentalmente dal pubblico e concentrarsi esclusivamente sulla gara. Il rapporto tra i due si rivela decisivo, non solo per la carriera di Owens, ma anche per quella di Snyder, che in seguito allenerà atleti capaci di vincere otto medaglie d’oro olimpiche e stabilire numerosi record mondiali.

Race - Il colore della vittoria cast

Vita privata e contraddizioni

Il film accenna anche alla vita personale di Owens, mostrando le sue debolezze e i suoi errori. Nella realtà, l’atleta ebbe una relazione complicata con Ruth Solomon, con cui aveva già una figlia. Owens la tradì, ma i due si riconciliarono e si sposarono ufficialmente il 5 luglio 1935. Questo aspetto evidenzia una dimensione spesso trascurata: Owens non era un eroe perfetto, ma un uomo con contraddizioni, alle prese con le pressioni di una vita pubblica sempre più intensa.

Le Olimpiadi di Berlino: politica e sport

Le Olimpiadi di Berlino 1936 rappresentano il cuore della storia. Organizzate dalla Germania nazista, le Olimpiadi diventano uno strumento di propaganda per Adolf Hitler, che intende dimostrare la superiorità della cosiddetta razza ariana. Prima dei Giochi, il clima internazionale è teso. Il Comitato Olimpico degli Stati Uniti valuta la possibilità di boicottare l’evento a causa delle politiche antisemite del regime.

Anche la NAACP invita Owens a non partecipare, per denunciare le discriminazioni razziali. Alla fine, la decisione è opposta: partecipare e vincere diventa una forma di protesta più potente. E Owens farà esattamente questo.

Il viaggio verso Berlino e le discriminazioni

Come mostrato nel film, la squadra americana raggiunge l’Europa via nave, attraversando l’Atlantico a bordo della S.S. Manhattan. Anche in questo contesto emergono le discriminazioni: gli atleti neri non ricevono lo stesso trattamento dei compagni bianchi, venendo esclusi dalle sistemazioni di prima classe. Un dettaglio che sottolinea un paradosso fondamentale: Owens rappresenta gli Stati Uniti in un contesto internazionale, ma nel suo stesso paese continua a subire discriminazioni.

Il trionfo: quattro medaglie d’oro contro il nazismo

A Berlino, Jesse Owens compie un’impresa storica. Vince quattro medaglie d’oro nei 100 metri, 200 metri, salto in lungo e staffetta 4×100 metri. Stabilisce tre record mondiali e ne eguaglia un altro, diventando l’atleta più vincente dei Giochi. Il suo successo rappresenta una smentita clamorosa dell’ideologia nazista. Nonostante la Germania conquisti il maggior numero di medaglie complessive, Owens diventa il simbolo di un fallimento ideologico: un atleta afroamericano domina la scena mondiale sotto gli occhi di Hitler.

L’amicizia con Luz Long

Uno degli episodi più toccanti riguarda il rapporto con Luz Long, suo rivale nel salto in lungo. Durante le qualificazioni, dopo due salti nulli, Owens rischia l’eliminazione. È proprio Long a suggerirgli di staccare qualche centimetro prima della linea per evitare un altro errore.

Il consiglio si rivela decisivo. Owens si qualifica e vince l’oro, ma ciò che resta nella storia è il gesto di sportività e amicizia tra i due. In un contesto dominato dall’odio razziale, il loro legame rappresenta un atto di coraggio. Owens stesso dichiarerà che tutte le sue medaglie non valgono quanto quell’amicizia.

Hitler, Roosevelt e la verità dietro il mito

Uno degli aspetti più discussi riguarda il comportamento di Hitler nei confronti di Owens. Contrariamente a quanto spesso si crede, non è certo che il dittatore lo abbia ignorato deliberatamente. Alcune fonti indicano che lo salutò con il gesto nazista, ma non ci fu mai un incontro ufficiale. Più significativo, però, è il comportamento di Franklin D. Roosevelt. Nonostante il trionfo olimpico, Owens non ricevette alcun invito alla Casa Bianca, né un riconoscimento immediato. Un fatto che evidenzia come il razzismo fosse radicato anche negli Stati Uniti.

Stephan James in Race - Il colore della vittoria

Dopo Berlino: il difficile ritorno alla realtà

Dopo il successo olimpico, Owens si trova ad affrontare una realtà ben diversa da quella immaginata. Nonostante la fama, le opportunità lavorative sono limitate a causa del colore della sua pelle. A differenza di altri atleti come Johnny Weissmuller, che riescono a costruire una carriera a Hollywood, Owens fatica a trovare spazio. Per mantenere la famiglia, accetta lavori umili e persino gare bizzarre, come correre contro cavalli.

Una scelta che gli costa anche la perdita dello status di atleta dilettante. “Non si possono mangiare quattro medaglie d’oro”, dirà amaramente. Nel tempo, riesce a reinventarsi come oratore motivazionale, lavorando con i giovani e contribuendo a diffondere un messaggio di speranza. Nonostante alcune critiche ricevute per il suo approccio moderato alla lotta per i diritti civili, il suo impatto rimane enorme.

Un’eredità che supera lo sport

Jesse Owens non è stato solo un atleta straordinario, ma una figura chiave nella storia dei diritti civili. Il suo successo ha contribuito a incrinare le basi culturali del razzismo, anticipando le battaglie che sarebbero esplose negli anni successivi. Il film Race restituisce parte di questa grandezza, ma la realtà è ancora più complessa e significativa.

La sua storia dimostra come lo sport possa diventare uno strumento di cambiamento sociale, capace di sfidare ideologie e pregiudizi. Oggi, Owens è ricordato accanto ad altre icone come Jackie Robinson e Joe Louis, pionieri che hanno aperto la strada a una maggiore inclusione. La sua corsa non si è fermata sulla pista di Berlino: continua ancora oggi, ogni volta che lo sport diventa un terreno di uguaglianza.

Derailed – Punto d’impatto: la spiegazione del finale del film

Derailed – Punto d’impatto: la spiegazione del finale del film

Derailed – Punto d’impatto, diretto da Bob Misiorowski nel 2002, rappresenta una tappa significativa nella filmografia di Jean-Claude Van Damme, proponendo l’attore in un contesto più orientato al thriller psicologico e all’azione urbana rispetto ai classici action-movie tipici della sua carriera. Van Damme interpreta un uomo comune trascinato in una spirale di ricatti e violenza, mostrando non solo le sue abilità marziali ma anche una maggiore intensità drammatica, avvicinandosi a ruoli in cui la tensione narrativa prevale sul puro combattimento fisico. Il film si distingue quindi per il tentativo di unire action e suspense in un contesto realistico.

Il film si colloca nel genere del thriller d’azione con forti elementi di noir contemporaneo, in cui il protagonista deve affrontare una minaccia costante e imprevedibile. La trama, che coinvolge ricatti, tradimenti e inseguimenti, ricorda altri lavori di Van Damme come A rischio della vita e Timecop – Indagine dal futuro, dove l’eroe è intrappolato in situazioni limite e deve usare ingegno e forza per sopravvivere. Derailed – Punto d’impattosi differenzia tuttavia per un’atmosfera più cupa e tesa, meno spettacolare ma più concentrata sulle dinamiche psicologiche e morali dei personaggi.

Nel confronto con altri film dell’attore, Derailed – Punto d’impatto evidenzia il lato più umano e vulnerabile di Van Damme, lontano dall’eroe quasi invincibile di pellicole come Kickboxer o Universal Soldier. Il mix tra suspense, tensione emotiva e sequenze d’azione lo rende un’opera intermedia tra il puro action e il thriller psicologico. Nel resto dell’articolo si proporrà una spiegazione dettagliata del finale del film, analizzando come si risolvono i conflitti principali e come questa conclusione riflette le scelte morali del protagonista.

Jean-Claude Van Damme nel film Derailed - Punto d'impatto

La trama di Derailed – Punto d’impatto

Il film segue le vicende di Jacques Kristoff (Jean-Claude Van Damme), un abile agente segreto della Nato. Proprio il giorno del suo compleanno – che aveva progettato di passare con la famiglia – Kristoff viene chiamato dai superiori per compiere una missione di rilevante importanza: rintracciare a Vienna la ladra Galina Konstantin (Laura Harring), in fuga con un carico top-secret, estremamente prezioso e pericoloso. L’agente non ci mette molto a rintracciare la criminale, che conduce con sé su un treno per tornare dai superiori.

Nel frattempo, un gruppo di terroristi capitanati da Mason Cole (Tomas Arana) assaltano il treno e lo dirottano. A quel punto Kristoff scopre cosa aveva rubato Galina: tre fiale di un ceppo ultra virulento di vaiolo, su cui avevano messo gli occhi anche gli uomini di Cole. Sfortunatamente, il contenuto di una fiala finisce nel condotto di ventilazione del treno, iniziando a contagiare i passeggeri, inclusi la moglie e i figli di Kristoff, che lo avevano inseguito di nascosto per fargli una sorpresa. L’agente si trova quindi da solo a combattere contro un potente virus e degli spietati terroristi.

La spiegazione del finale del film

Nel terzo atto di Derailed – Punto d’impatto, Jacques Kristoff affronta la situazione più critica a bordo del treno. Dopo che Mason Cole prende il controllo del convoglio e uccide il personale, Jacques riesce a raggiungere Galina, la passeggera in possesso di vials contenenti un pericolosissimo ceppo di vaiolo. I due tentano di spiare Cole dall’esterno del treno ma vengono catturati. Durante la colluttazione, uno dei vials si rompe, esponendo i passeggeri al virus. Jacques riesce comunque a neutralizzare gli uomini di Cole ai comandi e a ripristinare il vero conduttore, ma il treno rimane fuori controllo a causa dei freni danneggiati.

Mentre il treno accelera verso la catastrofe, Madeline, moglie di Jacques, si prende cura dei passeggeri infettati, compresi i loro figli, mostrando il lato umano della crisi. Cole tenta di fuggire con l’elicottero, ma Jacques lo intercetta e lo costringe a un disastroso scontro, recuperando le fiale residue. Dopo un breve inseguimento in moto, Jacques ritorna sul treno e affronta nuovamente Cole, che minaccia la sua famiglia. Con l’aiuto dei passeggeri, attiva i freni manuali, riuscendo a rallentare il convoglio prima che il ponte esploda, salvando tutti, compreso Ethan, apparentemente perduto durante l’incidente.

Jean-Claude Van Damme in Derailed - Punto d'impatto

Il finale mostra come Jacques riesca a risolvere la crisi: la separazione della carrozza finale, l’uso dei freni manuali e la distruzione parziale del ponte impediscono una tragedia totale. Lars viene arrestato per complicità, mentre Galina scompare, suggerendo un futuro incerto ma indipendente. Jacques e Madeline si riconciliano, chiudendo la tensione emotiva della trama familiare. La risoluzione combina azione intensa e elementi di thriller, mostrando come la prontezza, il coraggio e la collaborazione siano determinanti in situazioni estreme.

Questo finale porta a compimento i temi principali del film, tra cui il conflitto tra dovere e responsabilità personale, la protezione dei propri cari e la moralità in situazioni di pericolo estremo. Jacques è costretto a bilanciare le proprie competenze militari con l’attenzione alla sicurezza della famiglia e dei passeggeri, sottolineando che l’eroismo non è solo fisico ma anche strategico e morale. La gestione del virus e della minaccia criminale evidenzia il tema della responsabilità individuale di fronte a una crisi collettiva.

Inoltre, il finale evidenzia la dualità del protagonista, capace di violenza controllata per salvare vite ma anche di empatia verso le vittime. La scomparsa di Galina mantiene un alone di ambiguità morale, riflettendo la complessità delle scelte umane e la persistenza delle conseguenze. La dinamica tra Jacques e Madeline rafforza l’elemento emotivo, mostrando come l’azione e il thriller possano intrecciarsi con la costruzione di relazioni autentiche e la redenzione personale. La tensione viene risolta senza sacrificare la profondità emotiva della narrazione.

Il film lascia come messaggio centrale l’importanza della prontezza, del coraggio e della responsabilità nelle situazioni più estreme. Il confronto tra azione e morale sottolinea che anche in contesti di pura emergenza, le decisioni etiche e il valore dei legami familiari restano determinanti. Derailed – Punto d’impatto propone così una riflessione sulla resilienza umana e sulla capacità di agire con determinazione e lucidità di fronte a pericoli mortali, mostrando che l’eroismo moderno non è invincibilità, ma scelta consapevole e protezione degli altri.

La madre è basato su una storia vera? Le fonti di ispirazione del film horror

Il film La madre (qui la recensione) di Andy Muschietti, uscito nel 2013, soddisfa tutti i requisiti del genere horror grazie alla sua trama agghiacciante e ricca di suspense. Il film illustra come il dolore e la perdita di una madre possano assumere sembianze mostruose, solo che in questo caso la madre è una figura soprannaturale e le persone non possono fare molto per fermarla. Gli eventi narrati in questo film horror ricordano acuni titoli dei giornali, e molti spettatori si chiedono se il film sia basato su una storia vera.

La madre è tratto dall’omonimo cortometraggio argentino del 2008 di Muschietti, che non è basato su una storia vera. Nonostante attinga ampiamente dal folklore e dalle leggende metropolitane, la trama sembra realisticamente familiare. Muschietti ha dichiarato di aver tratto ispirazione per la sceneggiatura dalla natura, osservando come questa tratti i deboli e i vulnerabili nel suo stato più brutale. L’aspetto della Madre, invece, è stato tratto da un dipinto, altrettanto inquietante.

D’altra parte, il personaggio di Annabel, aspirante punk interpretato da Jessica Chastain, è stato in gran parte ispirato dalla musicista Alice Glass. La madre è, quindi, un ibrido tra una fervida immaginazione e un grande talento sul set, in particolare da parte di Nikolaj Coster-Waldau e Chastain. Il film è così incredibilmente spaventoso, con un tocco di realismo in cui gli spettatori possono immedesimarsi, quindi vediamo come tutto questo si combina.

La madre Jessica Chastain
Jessica Chastain La madre. Foto di George Kraychyk – © 2012 – Universal Pictures

Di cosa parla La madre?

La madre racconta la storia di due bambine, Victoria e Lilly, che si perdono nel bosco dopo che il padre, che aveva intenzione di ucciderle in una capanna abbandonata, viene ucciso da una donna misteriosa. Una squadra di ricerca guidata dallo zio Lucas e dalla sua fidanzata Annabel trova le due bambine vive cinque anni dopo.

Dopo aver accolto le bambine ormai selvagge, Annabel si rende conto che la donna oscura che le ha salvate nel bosco le ha anche  riaccompagnate a casa. Mentre la sorella maggiore, Victoria, si distacca dalla donna misteriosa che chiamano Mama, la piccola Lilly è ancora attaccata a lei e non accetta i suoi nuovi genitori adottivi e la civiltà.

Dopo che la donna misteriosa attacca Lucas, Annabel chiede aiuto allo psicologo Dreyfuss. Scoprono che la figura oscura è il fantasma di una donna di nome Edith Brennan, morta nel bosco dopo essere fuggita da un manicomio nel XIX secolo con il suo bambino. Il fantasma ha adottato le sorelle e non le lascerà andare perché crede che siano la figlia che le è stata portata via.

L’indagine del dottore sull’incidente lo riporta alla capanna dove sono state trovate le bambine, ma fa anche infuriare il fantasma, che inizia una serie di omicidi a partire proprio da lui. Nonostante Annabel e Lucas abbiano recuperato i resti del bambino della donna, il fantasma è ancora legato alla piccola Lilly, e il prezzo da pagare per salvare le sorelle si rivela alto per la famiglia.

La madre cast
Megan Charpentier, Isabelle Nélisse in La madre. Foto di George Kraychyk – © 2012 – Universal Pictures

Su cosa è basato il film?

Andy Muschietti ha basato la sua sceneggiatura su leggende metropolitane, folklore e fenomeni naturali. La figura soprannaturale della Madre combina ispirazioni da fonti mitologiche e notizie di cronaca, rappresentando al contempo la brutalità di Madre Natura. Il fantasma dimostra che, sebbene Madre Natura possa essere amorevole, può anche diventare brutale, persino nei confronti dei più vulnerabili.

Sebbene la sceneggiatura inizi con una storia realistica di due bambini dispersi ritrovati vivi cinque anni dopo, i creatori non hanno confermato che sia basata su bambini realmente esistiti. Victoria e Lily sono, quindi, figure di fantasia, anche se la loro storia rimane comunque una parte interessante della trama.

Il fantasma nel film tormenta Lucas, Annabel e il dottor Dreyfuss, nonostante i due abbiano a cuore il bene dei bambini. Arrivano persino a recuperare i resti della bambina di Edith morta nel 1800 per placarla, ma il fantasma rimane attaccato a Lilly e non lascia in pace la famiglia. L’immagine del fantasma è stata ispirata da un dipinto dall’aspetto inquietante appeso alla parete di Andy Muschietti, che lo spaventava da bambino.

Il dipinto dell’artista italiano Amedeo Modigliani presenta lo stesso collo allungato e lo stesso volto deformato del fantasma di Edith in La madre. Lucas e Annabel sono invece ritratti come vittime di un male in cui non hanno alcuna responsabilità. Il film mostra così quanto il dolore per la perdita di una madre possa ferire la società, anche due secoli dopo.

LEGGI ANCHE: La madre: la spiegazione del finale del film horror

Cattiva Strada: intervista ai protagonisti del film

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Cattiva Strada: intervista ai protagonisti del film

Ecco la nostra intervista a Davide Angiuli, Malich Cissé e Giulio Beranek, rispettivamente regista e protagonisti di Cattiva Strada, film in concorso in anteprima nella sezione Per il cinema italiano alla 17ª edizione del BIF&ST – Bari International Film&Tv Festival. Il film arriva nelle sale italiane il 26 marzo, distribuito da Notorious Pictures.

«Con Cattiva Strada ho voluto raccontare il rito di passaggio di Donato all’età adulta – afferma il regista Davide Angiuli attraverso lo sguardo rigoroso e senza manierismi su una periferia che conosco intimamente, trasformando Bari in un elemento vivo e drammaturgico del film. La sua auto diventa una gabbia insieme soffocante e protettiva, metafora di una giovinezza sospesa tra il desiderio di cambiare e la paura di essere travolti dal mondo

Costruito come una corsa senza respiro, Cattiva Strada immerge lo spettatore in una Bari periferica, febbrile e viva, dove l’asfalto diventa metafora di una generazione in cerca di identità. Un film che esplora il bisogno universale di non restare soli, raccontando i compromessi che si accettano pur di appartenere a qualcosa o a qualcuno.

Cattiva Strada, è scritto e diretto da Davide Angiuli. Prodotto da Mario Mazzarotto per Movimento Film, Francesco Lopez per Oz Film, Daniele Mazzocca per Verdeoro e Guglielmo Marchetti per Notorious Pictures in collaborazione con Rai Cinema. È stato sviluppato in collaborazione con Fondazione Anica Academy e realizzato con il contributo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo, Coesione Italia 21-27 Puglia, Unione Europea, Repubblica Italiana, Regione Puglia e Fondazione Apulia Film Commission.

Spider-Man: Brand New Day – il trailer potrebbe rivelare cosa stava facendo Spidey durante Thunderbolts*

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Il primo trailer di Spider-Man: Brand New Day ha superato le aspettative su più fronti, incluso il record straordinario per il debutto più grande di sempre. Sony Pictures e Marvel Studios non hanno ancora svelato il ruolo di Sadie Sink, mantenendo il personaggio avvolto nel mistero. Il trailer, però, solleva numerose domande mentre Peter Parker sembra affrontare una trasformazione che potrebbe avvicinarlo a Man-Spider.

Un interrogativo centrale per i fan riguarda le azioni di Peter negli anni successivi a Spider-Man: No Way Home del 2021. Non più Vendicatore né protetto di Tony Stark, sembra essersi evoluto in un eroe “di strada” molto amato dai cittadini di New York.

Il trailer mostra alcune delle sue nuove avventure, tra cui battaglie con Boomerang e Tarantula, e include una scena che riproduce la copertina di Amazing Fantasy #15 di Jack Kirby. Molti spettatori ipotizzano che questa sequenza sia ambientata durante l’attacco di The Sentry a New York in Thunderbolts, quando Bob ha involontariamente liberato The Void. Spidey appare pronto a salvare le persone mentre l’oscurità si diffonde, anche se potrebbe semplicemente trattarsi di una ricreazione visiva cupa della copertina originale.

Inoltre, voci non confermate suggeriscono che Florence Pugh potrebbe apparire nel film nei panni di Yelena Belova.

Una nuova fase per Peter Parker

Spider-Man appeso a testa in giù nel trailer di Spider-Man- Brand New Day

A quattro anni dagli eventi di No Way Home, Peter Parker è ora un adulto che vive da solo dopo aver cancellato sé stesso e i ricordi delle persone a lui care. In una New York che non conosce più il suo nome, si dedica interamente a proteggere la città come Spider-Man a tempo pieno.

Mentre le sfide aumentano, Peter affronta una crescente pressione che scatena un cambiamento fisico inaspettato, minacciando la sua stessa esistenza. Al contempo, una nuova ondata di criminalità emerge, introducendo una delle minacce più pericolose che abbia mai affrontato.

Il cast di Spider-Man: Brand New Day include Tom Holland, Zendaya, Sadie Sink, Jacob Batalon, Jon Bernthal, Tramell Tillman, Michael Mando e Mark Ruffalo. Il film è diretto da Destin Daniel Cretton, scritto da Chris McKenna e Erik Sommers, e prodotto da Kevin Feige, Amy Pascal, Avi Arad e Rachel O’Connor.

Daredevil: Rinascita – Stagione 2 potrebbe vedere il ritorno di una grande star del MCU

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La seconda stagione di Daredevil: Rinascita promette di espandere ulteriormente l’universo di Matt Murdock. Oltre a vedere Daredevil unirsi a Jessica Jones, i fan possono aspettarsi il ritorno di un volto eroico familiare.

Originariamente concepita come una rottura rispetto alla serie Netflix Daredevil, la versione Disney+ ha optato per un nuovo casting di Vanessa Fisk. Tuttavia, la revisione creativa ha trasformato lo show in una continuazione diretta degli eventi precedenti. Jon Bernthal ha ripreso il ruolo del Punitore nella Stagione 1, mentre Krysten Ritter torna nei panni di Jessica Jones per la prima volta dal 2019 nella Stagione 2.

Sebbene The Defenders non sia considerata una serie cult, i fan rimangono desiderosi di vedere i personaggi di Daredevil, Jessica Jones, Luke Cage e Iron Fist riuniti sullo schermo, cosa che appare sempre più probabile.

Ritorni e anticipazioni per Daredevil: Rinascita – Stagione 2

Recentemente, il leaker @Cryptic4KQual ha risposto ad alcune speculazioni riguardanti l’apparizione di Iron Fist ed Elektra, confermato che, pur non vedendo Danny Rand (Iron Fist) in questa seconda stagione, il personaggio tornerà in futuro. L’insider ha aggiunto: “Vedrete sicuramente una certa persona entro la fine dello show.”

Nonostante circolino ipotesi sui social, il nome rimane un segreto. Tuttavia, questo indizio suggerisce che la Stagione 2 sarà un must-watch ancora più coinvolgente per i fan Marvel.

Marvel Television sembra mantenere i suoi progetti streaming separati dagli eventi cinematografici. Tentare di rendere le serie TV fondamentali per capire i film non ha funzionato, ma c’è spazio per personaggi che saltano tra grande e piccolo schermo.

Frank Castle avrà un ruolo importante in Spider-Man: Brand New Day quest’estate, alimentando le speranze dei fan di un futuro incontro tra Daredevil e l’arrampicamuri. Voci parlano anche di un possibile film “street-level” in cui i Defenders potrebbero riunirsi completamente.

Trama della Stagione 2

In Daredevil: Rinascita, sopravvivenza, resistenza e redenzione si scontrano nella battaglia per l’anima di New York. Nella Stagione 2, il sindaco Wilson Fisk schiaccia la città sotto il suo tallone mentre dà la caccia al vigilante di Hell’s Kitchen. Sotto la maschera, Matt Murdock combatterà dall’ombra per abbattere l’impero corrotto del Kingpin e riscattare la sua città.

La Stagione 2 vede protagonisti Charlie Cox come Daredevil e Vincent D’Onofrio come Wilson Fisk, con il ritorno di Deborah Ann Woll, Ayelet Zurer, Wilson Bethel e Margarita Levieva. Krysten Ritter riprende il ruolo di Jessica Jones e Matthew Lillard entra come il misterioso Mr. Charles. Daredevil: Rinascita torna su Disney+ il 24 marzo.

Un film Minecraft 2 cambia volto ad Alex: scelta una grande star

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Un film Minecraft 2 cambia volto ad Alex: scelta una grande star

Un film Minecraft 2 continua ad ampliare il proprio cast con un nome di grande rilievo. Il film, sequel diretto della pellicola del 2025, Un film Minecraft, ispirata al celebre videogioco Minecraft, sarà nuovamente diretto da Jared Hess e vedrà il ritorno di diversi protagonisti. Tra questi figurano Jason Momoa, Jack Black e Jennifer Coolidge, pronti a riprendere i rispettivi ruoli.

Secondo le ultime informazioni, anche Kirsten Dunst si è unita al progetto, nel ruolo di Alex, uno degli avatar più iconici del gioco. Alex, anticipata nella scena post-credit del primo film, è un altro avatar giocabile di Minecraft, proprio come Steve (probabilmente il più noto della saga). Sebbene gli avatar del gioco siano privi di genere, questa scena ha introdotto Alex come personaggio femminile, con la sua iconica maglia verde e la coda di cavallo arancione.

L’arrivo di Kirsten Dunst segna un cambiamento

Kirsten Dunst
Kirsten Dunstsul red carpet del Festival di Cannes – Foto di Luigi De Pompeis © Cinefilos.it

La scelta di Kirsten Dunst rappresenta una svolta rispetto alla breve apparizione di Alex nel primo film. In quella scena, il personaggio era mostrato solo di spalle, con il corpo interpretato da Alice May Connolly e la voce affidata a Kate McKinnon.

Il tono della performance di McKinnon si adattava perfettamente allo stile comico e sopra le righe del film, in linea con il resto del cast. Dunst, invece, porta con sé un background diverso: pur avendo partecipato a commedie, è principalmente nota per ruoli più drammatici in film come Intervista col vampiro, la trilogia di Spider-Man di Sam Raimi e Melancholia.

In effetti, pur avendo preso parte recentemente a progetti con elementi comici, Dunst non appare in una vera commedia cinematografica dal 2013, quando fece un cameo in Anchorman 2: Fotti la notizia.

Un approccio più realistico per Alex?

La sua partecipazione potrebbe però dare una nuova sfumatura a Un film Minecraft 2. Dopo ruoli recenti in film come Il potere del cane (che le è valso una nomination agli Oscar come miglior attrice non protagonista), Civil War di Alex Garland e L’inganno di Sofia Coppola, Dunst potrebbe offrire una versione più realistica e sfaccettata di Alex.

Questo approccio potrebbe creare un interessante contrasto con lo Steve di Jack Black, dando vita a dinamiche nuove e a un equilibrio diverso tra comicità e profondità narrativa nel sequel.

Invincible – Stagione 4: un personaggio originale “cambia voce”

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Invincible – Stagione 4: un personaggio originale “cambia voce”

La quarta stagione di Invincible introduce un cambiamento importante ma poco evidente: la sostituzione della voce di uno dei suoi personaggi storici. La serie di Prime Video è celebre per il suo cast stellare, che include attori del calibro di Steven Yeun, Sandra Oh, J.K. Simmons e Gillian Jacobs, ma tra i ruoli secondari figurano anche Mark Hamill, Walton Goggins, Sterling K. Brown, Seth Rogen e Clancy Brown. Persino i ruoli minori e occasionali sono spesso affidati ad attori di prim’ordine, con partecipazioni passate di Kate Mara, Ella Purnell, Jon Hamm, Simu Liu e molti altri.

Con un cast così ampio, non è raro assistere a cambiamenti nel doppiaggio. Negli anni, diversi personaggi sono stati reinterpretati da nuovi attori, spesso senza che il pubblico se ne accorgesse. Todd Williams ha ereditato Titan da Mahershala Ali, Eric Bauza ha sostituito Ezra Miller nel ruolo di D.A. Sinclair, e Jonathan Groff è stato rimpiazzato da Luke Macfarlane come Rick. Uno dei vantaggi di un cast composto solo da doppiatori è che il cambio di attori non è sempre evidente, ma risulta spesso fluido e “invisibile”, rispetto alle produzioni live-action.

Zachary Quinto non sarà più la voce di Robot in Invincible – Stagione 4

zachary quinto

Uno dei cambiamenti più significativi riguarda Robot, personaggio centrale della serie. Nelle prime tre stagioni, Robot era doppiato da Zachary Quinto, mentre la sua controparte umana, Rudy/Rex, aveva la voce di Ross Marquand. L’uso di due doppiatori creava una separazione tra il supereroe e il ragazzo dietro il robot, dando a Robot maggiore autorità come membro dei Guardiani del Globo e allo stesso tempo conferendo a Rudy più empatia e umanità.

Conosciuto per aver interpretato lo Spock amante della logica nel reboot di Star Trek di J.J. Abrams, la voce monotona e priva di emozioni di Quinto si adattava perfettamente a Robot. Nella stagione 4 di Invincible, però, il personaggio è interamente doppiato da Ross Marquand, sia quando Rudy/Rex è dentro l’armatura sia quando non lo è. Il passaggio è quasi impercettibile grazie alla sua straordinaria capacità di imitazione vocale, che gli consente di mantenere intatta l’identità del personaggio.

Marquand è infatti una sorta di “camaleonte vocale”. Sebbene sia noto soprattutto per il ruolo di Aaron in The Walking Dead, è anche un imitatore: interpreta diversi altri personaggi in Invincible, tra cui The Immortal.

Perché Zachary Quinto non è nella stagione 4 di Invincible?

L’assenza di Zachary Quinto non è stata spiegata ufficialmente, ma alcuni fattori rendono la scelta comprensibile. Nei primi episodi della nuova stagione, la narrazione si concentra maggiormente su Rudy/Rex, riducendo il tempo in cui Robot appare nella sua iconica armatura.

Inoltre, Quinto è attualmente impegnato come protagonista nella serie Brilliant Minds, dove ricopre anche il ruolo di produttore. Questo potrebbe aver reso meno pratico il suo coinvolgimento per un numero limitato di battute.

Nonostante ciò, il suo addio potrebbe non essere definitivo. Se in futuro la trama dovesse riportare Robot al centro dell’azione nella sua forma corazzata, non è escluso un ritorno di Quinto. Nel frattempo, Ross Marquand continua a dimostrarsi una scelta solida, mantenendo coerenza e qualità in uno dei personaggi più complessi della serie.

Outlander – stagione 8, episodio 3, recap: svelata la verità sul capitano Cunningham

Nell’episodio 3 dell’ottava stagione di Outlander, “Abies Fraseri”, Jamie finalmente scopre cosa sta tramando il Capitano Charles Cunningham, e la cosa non lo rende affatto contento. L’episodio inizia con Brianna e Fanny che fanno acquisti al posto di scambio. Inizialmente è un bel momento di complicità tra le due, ma l’atmosfera cambia quando due uomini si avvicinano a Fanny con intenzioni chiaramente disonorevoli. Una volta che gli uomini se ne vanno, Fanny rivela a Brianna che si tratta di ufficiali. Aveva riconosciuto quel tipo di comportamento dopo anni passati a osservare gli avventori del bordello in cui era cresciuta.

Dato che questi uomini si trovavano al posto di scambio per far visita al Capitano Cunningham, questo è il primo grande campanello d’allarme dell’episodio dell’ottava stagione di Outlander. Ovviamente, ne parleremo più avanti. Molto altro accade prima che Jamie scopra la verità su Cunningham. Prima di tutto, una lettera di Lord John Grey riapre le ferite della gelosia di Jamie. John vuole che Brianna vada a Savannah per dipingere un ritratto della vedova di Ben Grey, Amaranthus, e di suo figlio. Jamie si irrita immediatamente e proibisce a Brianna e Claire di avere a che fare con Lord John. Naturalmente, la cosa non va a finire bene.

L’ultimo grande scontro tra Jamie e Claire sulla questione di Lord John Grey, nell’episodio 2 della settima stagione di Outlander, è accompagnato da una serie di altri eventi. Vediamo William continuare le sue indagini sulla morte del cugino Ben e, sebbene non trovi le risposte che cerca, il processo lo avvicina alla vedova di Ben. Questo episodio di Outlander ci offre anche un altro scorcio del rapporto conflittuale tra Lord John e Percy Beauchamp, che chiede al suo vecchio socio un favore che coinvolge Fergus Fraser. Poi c’è il grande evento dell’episodio 3 dell’ottava stagione di Outlander, quando Claire resuscita magicamente un neonato nato morto.

A tutto ciò segue l’inevitabile confronto tra Jamie e il Capitano Charles Cunningham. Sebbene sia difficile non apprezzare quest’uomo, Jamie ha sempre avuto difficoltà a fidarsi di lui. A quanto pare, aveva ragione, visto che questo episodio di Outlander rivela che Cunningham non si è affatto ritirato dall’esercito di Sua Maestà.

Charles Cunningham sta radunando una milizia lealista a Fraser’s Ridge

Mentre si trova nei boschi con Fanny, Jamie sente degli spari e scopre che Benjamin Cleveland ha sparato e ucciso i due uomini che avevano fatto visita a Cunningham al posto di commercio. Il signor Cleveland, visibilmente compiaciuto, rivela che gli uomini stavano contrabbandando armi a Fraser’s Ridge. Jamie impedisce al proprietario terriero vicino di impiccare i cadaveri e li seppellisce, ma non prima di aver perquisito i loro corpi e aver trovato una lettera indirizzata al capitano Cunningham.

Jamie affronta Cunningham, sottolineando che, sebbene la lettera sembri banale a prima vista, alcune parole chiave indicano qualcosa di completamente diverso. Una rapida perquisizione del posto di commercio permette a Jamie di trovare una chiave che, una volta appoggiata sulla lettera, rivela un nuovo messaggio. Il mittente della lettera, che si rivela essere il maggiore Patrick Ferguson, promette di inviare nuove armi e richiede nuove reclute.

Con questa informazione ormai di dominio pubblico, Cunningham non ha altra scelta che dire la verità a Jamie. Non si è affatto ritirato dall’esercito britannico e sta radunando una milizia lealista a Fraser’s Ridge. Jamie è, ovviamente, furioso. Tuttavia, Cunningham esprime il desiderio che Jamie si unisca alla sua causa. Questi due uomini hanno trascorso del tempo insieme e Cunningham crede che le opinioni politiche di Jamie non siano poi così diverse dalle sue. Lo incoraggia ad aiutare il re a ottenere la vittoria, in modo che la guerra e la violenza possano finalmente finire. Mentre l’episodio 4 della stagione 8 di Outlander volge al termine, Jamie è lasciato a riflettere sull’offerta.

Come Claire ha riportato in vita il bambino nato morto e cosa significa questo per la fede

La grande rivelazione sui Cunningham sarà anche stata il fulcro del finale dell’episodio 3 dell’ottava stagione di Outlander, ma è stato il grande miracolo di Claire a costituire il momento culminante. All’inizio dell’episodio, una donna in travaglio, Suzannah, si presenta a casa dei Fraser in cerca di aiuto disperato. Dopo averla visitata, Claire scopre che la donna è incinta di due gemelli. I due bambini sono aggrovigliati l’uno nell’altro, rallentando il travaglio di Suzannah. Naturalmente, non è nulla che Claire non possa risolvere con un po’ di medicina pratica e qualche manovra.

Il primo bambino alla fine nasce senza problemi. Tuttavia, i guai iniziano quando arriva il secondo. La neonata sembra essere nata morta, ma Claire fa tutto il possibile per rianimarla. Sa che è inutile, però, e lo sa anche Jamie. Mentre osserva tristemente, vede la disperazione di Claire e capisce che lei è stata riportata a quel momento in Francia di tanti anni fa, quando teneva in braccio il corpo di Faith. Osserviamo tutto questo anche dal punto di vista di Claire. Lei piange sulla bambina mentre ha delle visioni di Faith e di ali blu, e sente la voce del Maestro Raymond.

All’improvviso, la bambina nata morta inizia a piangere. È successo qualcosa di spettacolare. Claire ha sempre avuto un talento per la guarigione con la medicina pratica, ma questo è stato puramente magico. Più tardi, quando Jamie le chiede come sia successo, Claire spiega di aver sentito una luce blu diffondersi attraverso di lei fino alla bambina, ed è stata la stessa esperienza di quando il Maestro Raymond l’aveva guarita in Francia. Ciò solleva la domanda se l’uomo misterioso avesse usato lo stesso potere per riportare in vita Faith, proprio come Claire ha salvato la figlia piccola di Suzannah.

Il grande bacio di William e Amaranthus: ecco cosa c’è da sapere

william e amaranthus baco in Outlander - Stagione 8

William continua ad affrontare un periodo piuttosto complicato nell’ottava stagione di Outlander. Le stagioni precedenti della serie fantasy si sono rivelate estremamente turbolente per lui, poiché ha scoperto la verità su suo padre e non è riuscito a salvare la vita di Jane. Ora, William sta lottando per affrontare la notizia che suo cugino, Ben, è morto mentre era prigioniero dei ribelli. Nell’episodio 2 dell’ottava stagione di Outlander, William scopre che nella tomba di Ben c’è un altro uomo, il che gli fa sperare che suo cugino sia in qualche modo sopravvissuto. Tuttavia, ulteriori indagini nell’episodio 3 rendono questa ipotesi improbabile.

William partecipa a un pranzo a cui è presente il maggiore generale Lesley, il comandante di Ben, e lo interroga con discrezione sulla morte di Ben. William spera che Ben avrebbe fatto sapere a Lesley se fosse davvero sopravvissuto. Tuttavia, è chiaro che il Maggiore Generale non ha motivo di credere che Ben non sia morto nel campo, come sostengono i ribelli. Una volta che William restituisce l’uniforme di suo cugino ad Amaranthus e scopre il soldatino di latta che aveva dato a Ben tra i suoi effetti personali, deve accettare che la sua indagine sia finita.

Sebbene William sia riluttante ad accettare che Ben sia davvero morto, questa consapevolezza sembra aprire le porte a un’altra complicata storia d’amore. Lui e Amaranthus avevano già una buona intesa, ma la loro passeggiata nel giardino ha suggellato il tutto. Non c’è dubbio che la cordialità della vedova sia in realtà un modo per flirtare, ma William sembra comunque colto di sorpresa quando lei gli dà un bacio. Tuttavia, lui ricambia decisamente il bacio. L’espressione combattuta di William dopo l’accaduto rende chiaro che si sente immediatamente in colpa, ma lui e Amaranthus vivranno sicuramente altri momenti simili man mano che Outlander prosegue.

Percy Beauchamp sta cercando Fergus Fraser

Un altro momento interessante nell’episodio 3 della stagione 8 di Outlander si è verificato durante il pranzo in onore del Maggiore Generale Lesley, quando Lord John Grey e Percy Beauchamp hanno avuto una conversazione clandestina. Questi due hanno una storia complicata. Un tempo erano amanti, ma le cose sono andate in pezzi in modo piuttosto drammatico. Tuttavia, Percy vuole un favore da Lord John. Spiega che sta cercando di mettersi in contatto con Fergus per qualche misteriosa ragione, ma il figlio adottivo di Jamie ha ignorato le sue lettere. Percy spera che Lord John colmi il divario nella comunicazione.

Lord John accetta di valutare la possibilità di aiutarlo, ma, in cambio, vuole che Percy rintracci il capitano Richardson. Si tratta del doppio agente che ha fatto rapire William per ricattare Lord John. Da allora è scomparso, e sia Lord John che William sono ansiosi di vederlo affrontare la giustizia.

Roger e Brianna vogliono usare l’oro giacobita per acquistare armi a Savannah

Come già detto, Lord John vuole che Brianna vada a Savannah per dipingere un ritratto di Amaranthus e del suo bambino. Nonostante le obiezioni di Jamie, Brianna accetta di partire. Tuttavia, lei ha secondi fini nel voler andare a Savannah. Sembra che nella stagione 8 di Outlander la battaglia di King’s Mountain, di cui Frank ha scritto nel suo libro, sia inevitabile. Se non possono evitare lo scontro, Brianna e Roger vogliono assicurarsi che i loro alleati siano sufficientemente armati. A Savannah ci saranno ampie opportunità di acquistare armi.

Brianna e Roger intendono utilizzare l’oro giacobita che Jamie ha nascosto per effettuare questo acquisto. All’inizio, Jamie lo proibisce. Tuttavia, questo ha più a che fare con la sua rabbia nei confronti di Lord John che con qualsiasi altra cosa. Ha dato quell’oro a Brianna, e lei ha tutto il diritto di usarlo come meglio crede. Dopo che Jamie e Claire si sono liberati del risentimento per la situazione di Lord John, non c’è nulla che impedisca a Roger e Brianna di procurarsi quelle armi.

Cosa significa l’imminente battaglia a Ridge per la stagione 8 di Outlander

Outlander - Stagione 8, Episodio 1

Tutti erano ansiosi di credere che l’avvertimento di Frank sull’arrivo della guerra d’indipendenza a Fraser’s Ridge fosse falso. Tuttavia, tra l’apparizione di Benjamin Cleveland e la rivelazione che Cunningham sta radunando una milizia, sembra che il destino sia segnato. Sappiamo che non c’è alcuna possibilità che Jamie si unisca alle giubbe rosse come spera Cunningham. Quindi, questi due uomini sono destinati a incontrarsi su fronti opposti sul campo di battaglia. Resta da vedere se Frank avesse ragione anche riguardo alla morte di Jamie nella battaglia di King’s Mountain. Senza dubbio, i futuri episodi della stagione 8 di Outlander forniranno delle risposte.

Chuck Norris, addio all’icona action. Aveva 86 anni

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Chuck Norris, addio all’icona action. Aveva 86 anni

Si è spento all’età di 86 anni Chuck Norris, nato Carlos Ray Norris il 10 marzo 1940 a Ryan, Oklahoma, una delle figure più riconoscibili del cinema d’azione e un protagonista assoluto nella diffusione delle arti marziali in Occidente. Dopo aver prestato servizio nell’aeronautica degli Stati Uniti, si avvicinò al karate, disciplina nella quale raggiunse risultati straordinari, diventando più volte campione e fondando in seguito una propria scuola.

La sua carriera cinematografica ebbe una svolta decisiva quando affiancò Bruce Lee nel film L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente, dove il loro storico combattimento contribuì a consacrarlo a livello internazionale. Negli anni successivi divenne uno dei volti simbolo del cinema d’azione americano, interpretando ruoli di eroi solitari, determinati e moralmente integri, in numerosi film di successo.

Il grande pubblico televisivo lo ha poi identificato indissolubilmente con il personaggio di Cordell Walker nella serie Walker, Texas Ranger, andata in onda per quasi un decennio e diventata un punto di riferimento per il genere. Grazie a questo ruolo, Norris consolidò la propria immagine di difensore della giustizia, incarnando valori come disciplina, onore e rettitudine.

Parallelamente alla carriera artistica, è stato anche autore, imprenditore e promotore di iniziative educative rivolte ai giovani, con particolare attenzione alla formazione attraverso lo sport. Negli anni Duemila, la sua figura ha conosciuto una nuova popolarità grazie al fenomeno virale dei “Chuck Norris facts”, che ne hanno celebrato in chiave ironica l’invincibilità, trasformandolo in un’icona della cultura pop globale.

L’Ultima Missione: Project Hail Mary, le 4 principali differenze tra libro e film

L’ultima missione: Project Hail Mary sembra destinato a diventare uno dei grandi successi del 2026. L’adattamento del romanzo di Andy Weir, diretto da Phil Lord e Christopher Miller, ha ricevuto giustamente recensioni entusiastiche (qui la nostra) e sarà senza dubbio considerato da molti uno dei migliori film dell’anno.

Come ogni adattamento da un romanzo preesistente, anche L’ultima missione: Project Hail Mary cambia qualcosa, tradisce una parte del lavoro di Andy Weir, ma gli amanti dell’originale possono stare tranquilli: il film è un adattamento fedele, salvo che per 4 principali differenze. Eccole:

Il tempo è prezioso

Non dovrebbe sorprendere che alcuni eventi del romanzo siano stati perlomeno accelerati o omessi nella versione finale del film, nonostante la durata di ben 156 minuti. Questo è comprensibile, dato che sarebbe praticamente impossibile includere ogni dettaglio e ogni battuta di dialogo nel film.

Un esempio lampante è il fatto che Ryland Grace del film si rende conto della sua situazione molto prima della sua controparte letteraria, quando si sveglia dal coma farmacologico. Mentre nel libro, alla fine del primo capitolo, Grace conferma di essere ancora nello spazio, ma gli occorrono diversi capitoli per ricordare il proprio nome.

Stessa posta in gioco, spiegazione diversa

L’ultima missione: Project Hail Mary
L’ultima missione: Project Hail Mary – Cortesia di SONY

La missione finale del Progetto Hail Mary rimane la stessa: l’impresa disperata dell’umanità nello spazio interstellare di scoprire perché una stella non è stata colpita dall'”Astrofago”, una forma di vita aliena che sta divorando l’energia del sole, e di trovare un modo per fermarla. Tuttavia, il modo preciso in cui questa posta in gioco viene comunicata differisce leggermente nel film.

Grace nel libro ha dei flashback in cui comprende la natura dell’Astrofago fin dalle prime fasi; innanzitutto, si tratta del ricordo di una conversazione con un amico preoccupato e della paura intrinseca che prova ripensando al “problema Petrova”, ma il film tralascia alcuni dei ricordi precedenti e comunica la gravità della situazione principalmente attraverso un flashback che ritrae Grace in classe. Risponde alle domande degli studenti preoccupati riguardo all’Astrofago e spiega cosa sta succedendo, poco prima che Eva Stratt irrompa per interrogarlo sulla controversa ricerca di Grace, e quindi prima di reclutarlo per lo sforzo internazionale volto ad aiutare l’umanità a sopravvivere al problema Petrova.

La limitata conoscenza di Grace della biologia eridiana non viene messa alla prova

Project Hail Mary
Project Hail Mary

La vita di Rocky a un certo punto è appesa a un filo dopo che la nave subisce una falla. L’Astrofago immagazzinato come carburante per l’attacco finale sta fuoriuscendo rapidamente e Grace finisce per essere reso inabile nel dramma che ne consegue. In un eroico tentativo di salvare il suo amico e la missione, Rocky lascia la sicurezza dei suoi recinti ricchi di ammoniaca a bordo della nave ed entra nell’atmosfera ricca di ossigeno di Grace, intervenendo per correggere la rotta della nave che sta perdendo il controllo, a grande rischio della propria vita.

Una volta che Grace è al sicuro, Rocky riesce a tornare nel suo recinto e inizia il processo di guarigione. Grace si sveglia, installa una lampada riscaldante per Rocky e si concentra sull’allevamento del Taumoeba resistente all’azoto (l’organismo in grado di divorare l’Astrofago, che minaccia entrambi i loro pianeti d’origine) per completare la sua missione e quella di Rocky, tornando spesso per spiegare i suoi progressi e tenendo d’occhio eventuali segni che indichino che il suo amico alieno è ancora vivo e vegeto.

Questa sequenza si svolge in modo leggermente diverso nel romanzo. Rocky salva comunque Grace inizialmente, ma poi il nostro eroe umano ricambia il favore, riportando l’alieno nella sua camera di decompressione (subendo gravi ustioni nel processo). Cerca anche di “aiutare” il suo amico alieno colpendolo con una pompa ad aria ad alta potenza… solo per scoprire, al risveglio di Rocky, che in realtà stava facendo esattamente il contrario di aiutarlo a guarire.

Le difficoltà sulla Terra passano in secondo piano rispetto alla missione di Grace e Rocky

Project Hail Mary
L’ultima missione: Project Hail Mary – COrtesia di SONY

Gli amanti del libro noteranno che il film sposta ulteriormente l’attenzione sulla missione individuale di Rocky e Grace, dedicando meno spazio agli eventi sulla Terra. Gli spettatori non sentiranno parlare del Sahara ricoperto di pannelli solari, né del disperato piano di bombardare con armi nucleari le calotte polari per accelerare il riscaldamento globale (riducendo così l’impatto dell’Astrofago che sta divorando il sole).

È difficile quantificare esattamente cosa intendo, dato che questa storia di primo contatto è a tutti gli effetti fantascienza, ma il film si concentra molto sull’atmosfera e sulle emozioni del racconto, tralasciando alcuni degli esperimenti e affidandosi a montaggi e ai video-diari di Grace sulla Terra per dare ritmo alla narrazione.

Un altro esempio è che i Beetle (i dispositivi sviluppati per tornare sulla Terra con le informazioni raccolte dalla missione di Grace) non hanno un ruolo di rilievo nel film fino al momento del loro effettivo invio sulla Terra. Nel frattempo, il romanzo contiene un intero flashback in cui Grace racconta di un incontro con il loro progettista, Steve Hatch, e di come questi abbia sviluppato i dispositivi autonomi, e mostra Grace che usa le sonde per cercare di raddrizzare la nave mentre è ancora in caduta libera a causa della perdita dell’Astrofago.

L’ultima missione: Project Hail Mary è comunque un adattamento cinematografico fedele e molto divertente. Lo trovate al cinema dal 19 marzo.

The Pitt, un vero chirurgo esalta Dana: “È il personaggio più realistico mai visto in un medical drama”

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The Pitt continua a distinguersi nel panorama dei medical drama, e ora arriva anche una conferma autorevole dal mondo reale. Il chirurgo Dr. David Shapiro ha definito uno dei personaggi della serie come la rappresentazione più accurata mai vista in televisione.

Nel corso della seconda stagione, ambientata durante il caotico periodo del 4 luglio, il trauma center della serie ha mostrato situazioni sempre più intense e realistiche. Ma secondo Shapiro, è Dana, interpretata da Katherine LaNasa, a rappresentare il punto più alto in termini di autenticità.

Parlando con ScreenRant, il medico ha dichiarato che Dana è “la migliore rappresentazione di un’infermiera esperta di pronto soccorso mai vista in qualsiasi tipo di media”, aggiungendo di aver conosciuto nella realtà numerose professioniste con caratteristiche identiche al personaggio.

Perché Dana è il personaggio più realistico di The Pitt

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Dana ricopre il ruolo di caposala nel trauma center, una posizione chiave che la pone al centro della gestione delle emergenze e del coordinamento del personale. La sua personalità diretta, pragmatica e a tratti dura è perfettamente coerente con le responsabilità che il ruolo comporta.

Nel corso della prima stagione, il personaggio ha subito un’aggressione da parte di un paziente, un evento che ha segnato profondamente la sua evoluzione. Nella seconda stagione, Dana appare ancora più rigida e determinata, ma senza perdere la capacità di mostrare empatia, soprattutto nei confronti dei nuovi arrivati come la giovane Emma Nolan.

È proprio questo equilibrio tra durezza e umanità a rendere il personaggio così credibile. Secondo Shapiro, la serie riesce a restituire con grande precisione la realtà del pronto soccorso, dove competenza, stress e coinvolgimento emotivo convivono costantemente.

L’interpretazione di Katherine LaNasa è stata già ampiamente riconosciuta anche dalla critica, con premi importanti come Critics’ Choice e Emmy. Con la serie già rinnovata per una terza stagione, Dana si conferma come uno dei pilastri narrativi di The Pitt, destinata a rimanere centrale anche nei prossimi sviluppi.

Gli occhi degli altri: recensione del film di Andrea De Sica – #RoFF20

Quando si parla di violenza, si cade spesso nell’errore di credere che l’amore del carnefice verso la vittima fosse solo un amore “malato”. Ma non è così. È la società stessa ad essere costruita su un regime patriarcale e maschilista mai davvero smantellato. E nel panorama cinematografico contemporaneo, molti registi provano ad affrontare questi temi, alcuni con più coraggio di altri.

Andrea De Sica lo fa con Gli occhi degli altri, costruendo un film che parte dal desiderio e dall’erotismo per trasformarli, gradualmente, in ossessione e dominio. Il riferimento è diretto e dichiarato: uno dei casi di cronaca nera più noti in Italia, quello del marchese Casati Stampa. Abbiamo visto il film in anteprima al Cinema Giulio Cesare, in occasione della 20ª edizione della Festa del Cinema di Roma.

La trama di Gli occhi degli altri

Lelio è un marchese tutto d’un pezzo che vive in una villa a picco sul mare, su un’isola, insieme alla moglie, ed è solito organizzare feste e cene nel weekend con ospiti dell’alta borghesia. Durante una di queste incontra Elena, sposata con un suo amico, con cui inizia una relazione adultera. La stessa sera consumano un rapporto, osservati di nascosto da un domestico di Lelio, ma Elena non è turbata: quello scambio di sguardi sembra coinvolgerla. Su questa dinamica si costruisce la loro storia. Quando si separano dai rispettivi coniugi e si sposano, i due iniziano a filmare Elena mentre ha rapporti con altri uomini, sotto lo sguardo compiaciuto di Lelio. Un rituale voyeuristico che si rompe quando la donna attraversa un momento difficile che le cambia le priorità. Ma Lelio non ci sta: la vuole ancora “in forma”, esattamente com’era. E quando Elena si innamora davvero di un altro uomo, oltrepassando il confine del loro patto silenzioso, lui ne decreta la fine.

Gli occhi degli altri film

Tra potere, sguardo e possesso

Una fotografia dalla patina vintage ci proietta negli ultimi anni Sessanta, in un’atmosfera fredda e disturbante. Il sole che si riflette sulla villa a picco sul mare – spesso in tempesta – non basta a riscaldare ambienti segnati da un’inquietudine profonda, che cresce scena dopo scena. Lelio, interpretato da un impeccabile Filippo Timi, ha lo sguardo rigido, tagliente. Sin dai primi piani, il personaggio trasmette ambiguità e instabilità, che si amplificano nel momento in cui incontra Elena: da quel momento in poi, lei diventa il suo unico destino.

De Sica riesce a costruire tensione e apprensione attorno alla figura della nuova marchesa, e lo fa con una regia che lavora per progressione, puntando in primis sul concetto di voyeurismo fino ad arrivare alla violenza annunciata, dando una forma concreta a ciò che poteva essere il rapporto tra i due coniugi prima del celebre omicidio. Il punto di partenza è una dimensione erotica, dove desiderio e feticismo si intrecciano, dando vita a una relazione apparentemente libera, ma carica di presagi sinistri. Elena è inizialmente una donna avvenente, sicura del proprio corpo e del proprio desiderio, ma quella libertà si rivelerà presto una condanna letale.

Elena, da donna libera a oggetto

Elena rappresenta la libertà – mentale, sessuale, personale – di una donna che vuole essere se stessa senza dover pagare un prezzo. Ma, paradossalmente, proprio quella libertà diventa la miccia del suo annientamento. Nel momento in cui lei sceglie di cambiare, di non voler più essere protagonista dei video pornografici girati dal marito, di cercare un’altra via dopo aver affrontato un aborto, viene punita. Non ha più diritto di esistere come soggetto, ma solo come proiezione del desiderio altrui.

È qui che il film entra pienamente nella dimensione del thriller psicologico. Lelio diventa il suo carceriere emotivo. Un uomo solo, che si riempie di feste e registrazioni, che compra tutto: corpi, oggetti, attenzioni. Un despota sedotto dal proprio potere, che si arricchisce solo nel controllo, ma si impoverisce nella sua umanità. Elena, invece, prova a sottrarsi. Quando incontra un altro uomo, quando capisce cosa vuole davvero dalla vita, sceglie di chiudere con quella relazione. Ma non le è permesso. Perché è Lelio a tenere ancora in mano il copione.

Gli occhi degli altri

Un thriller d’autore

Gli occhi degli altri è un film che funziona proprio per la sua scelta di non affrettare nulla. Restituisce ogni dettaglio, ogni incrinatura, con una pazienza quasi angosciante, fino a un finale che – pur noto – arriva come l’unica conclusione possibile. De Sica lavora per sottrazione, senza retorica, e affida tutto alla forza dei due interpreti. Jasmine Trinca è, come sempre, superba.

Un’attrice solida, mai prevedibile, che non ha paura di esporsi e concedersi. La sua Elena è piena di chiaroscuri, imperfetta ma viva, disperatamente attaccata a un’idea di autodeterminazione che la società (e il marito) non le permettono. Ed è supportata da un partner di tutto rispetto, Filippo Timi, che sa trovare il perfetto equilibrio tra l’essere un uomo di potere con tutto il suo appeal e carsima, e un personaggio disturbato, che scivola nell’abisso del delirio. Tutto con una naturalezza sconvolgente. Ed è proprio per questo che riesce nel suo intento: scuotere chi guarda.

Perché Lanterns è diventata la serie più importante del nuovo DCU di James Gunn

Lanterns è una delle serie TV più attese di quest’anno e ha appena assunto un’importanza ancora maggiore per l’universo DC di James Gunn. Nel corso degli anni, diversi registi hanno offerto le proprie interpretazioni dei supereroi e dei cattivi della DC Comics. L’ultimo a raccogliere l’eredità è James Gunn.

L’universo DC di Gunn è iniziato con la serie animata Creature Commandos e il suo primo film ambientato in questo universo è stato il grande successo di Superman del 2025. Ha già in programma una lunga serie di film e serie TV. Tuttavia, Lanterna Verde è una serie di fantascienza imperdibile.

La serie sui supereroi era già entusiasmante al momento del suo annuncio, ma è diventata assolutamente cruciale per l’universo DC con un recente annuncio.

John Stewart interpreterà Lanterna Verde nel sequel di Superman

Le riprese del sequel di Superman, Man of Tomorrow, inizieranno quest’estate ad Atlanta e sono già stati confermati molti membri del cast, sia di ritorno che nuovi.

David Cornswet tornerà nei panni di Clark Kent/Superman, mentre Nicholas Hoult riprenderà il ruolo dell’intelligente e vendicativo Lex Luthor. Oltre a questi due membri principali, torneranno anche Lois Lane (Rachel Brosnahan), Jimmy Olsen (Skyler Gisondo), Eve Teschmacher (Sara Sampaio), Hawkgirl (Isabella Merced) e l’Ingegnere (Maria Gabriella de Faria). Inoltre, il sequel di Superman introdurrà Brainiac, un villain classico, interpretato da Lars Eidinger.

Tuttavia, un nome importante manca dalla lista del cast. Guy Gartner, interpretato da Nathan Fillion, è apparso nel primo Superman, ma la sua presenza nel secondo film non è stata confermata. Questo potrebbe essere dovuto al fatto che Guy Gartner è in assoluto il Green Lantern più detestato di tutti i tempi. Oppure potrebbe essere perché verrà sostituito.

Il 12 marzo, Variety ha confermato che Aaron Pierre interpreterà John Stewart, uno dei Green Lantern più famosi, in Man of Tomorrow. Potrebbero star gradualmente eliminando la sceneggiatura di Gartner per fare spazio a Stewart.

Inoltre, il sequel di Superman non sarà la prima volta che interpreterà questo ruolo. Pierre è infatti previsto che interpreti Stewart in Lanterns of the Moon. Questo rende la serie TV ancora più importante di quanto non lo fosse già. Lanterns of the Moon potrebbe fungere da una sorta di storia delle origini.

Se saranno intelligenti, faranno in modo che gli spettatori possano guardare Man of Tomorrow senza aver visto Lanterns of the Moon, rendendolo accessibile a un pubblico più ampio. Anche se dovessero optare per questa soluzione, la serie TV del DC Universe completerà sicuramente il film, permettendo al pubblico di familiarizzare con John Stewart prima degli eventi di Man of Tomorrow.

Le lezioni di Hal Jordan e John Stewart sulla Lanterna saranno soggette a vincoli di tempo

Lanterns 2026
Lanterns – Aaron Pierre e Kyle Chandler nella prima foto della serie – Cortesia di Max

La trama di Lanterns parte dal presupposto che il leggendario Lanterna Verde, Hal Jordan, aiuti ad addestrare John Stewart, un novellino assoluto, affinché diventi una Lanterna. Dal trailer sembra che all’inizio Stewart non abbia alcun controllo sui propri poteri, avendo alle spalle solo due mesi di addestramento. Questo lo pone in una posizione di netto svantaggio.

Se John Stewart non apparisse in Man of Tomorrow, la serie potrebbe prendersi più tempo per fargli imparare i trucchi del mestiere. Tuttavia, Lanterns non ha il lusso di dilungarsi sulla storia delle origini del personaggio per più stagioni. Stewart deve avere una padronanza dei poteri del suo anello da Lanterna entro l’uscita del sequel di Superman, il che impone una scadenza al duo iconico.

Gli sceneggiatori devono tenerlo presente quando pianificano Lanterns. Hal e John potrebbero non essere a conoscenza della scadenza, ma noi, come pubblico, lo siamo. Man of Tomorrow uscirà il 9 luglio 2027. Lanterns uscirà nell’agosto 2026. A meno che non girino più stagioni una dopo l’altra, molto probabilmente avremo solo una stagione prima che Man of Tomorrow esca.

Tenendo presente questo, dovranno rendere John Stewart almeno semi-utile in combattimento. Non deve essere un esperto, in nessun caso, ma deve essere in grado di cavarsela abbastanza da poter contribuire alla trama del sequel di Superman. Non hanno bisogno del peso morto di introdurre un personaggio inutile.

Il ruolo di John Stewart nel sequel di Superman garantisce più azione con gli anelli dei Lanterna in Lanterns

Fin dall’inizio, il team creativo dietro a Lanterns ha dichiarato apertamente che la serie avrebbe avuto un’atmosfera alla True Detective. Non era necessariamente una cosa negativa. Tuttavia, dopo aver visto il trailer, i fan della DC hanno espresso il timore che Lanterns si concentri troppo sull’atmosfera alla *True Detective* a scapito della parte dedicata a Lanterns.

Il trailer di Lanterns mostra solo un momento in cui vengono mostrate abilità soprannaturali. Hal Jordan vola brevemente, un’abilità che l’anello di Lanterna Verde può indurre. Tuttavia, l’anello di Lanterna Verde è alimentato dalla forza di volontà, quindi può fare molto di più che indurre il volo, a seconda del personaggio e dello sceneggiatore.

Almeno mostrano come sono fatti l’anello, la batteria di energia e il costume di Lanterna Verde. Inoltre, nel momento finale del trailer, Hal alza il pugno e sembra che il suo anello stia iniziando a brillare quando l’immagine si interrompe.

Tuttavia, tutto il resto nel trailer di Lanterns sembra essere un giallo crudo e realistico con pochi elementi fantascientifici. Sarebbe una delusione enorme, considerando che i fan aspettano da anni una serie TV su Lanterna Verde.

Tuttavia, la scelta di John Stewart nel sequel di Superman garantisce praticamente che “Lanterns” avrà un po’ di azione con l’anello di Lanterna Verde. Il primo film di Superman vede Guy Gardner usare intensamente l’anello di Lanterna Verde. Se Jordan sostituisce Gardner, non avrebbe senso per loro tagliare l’azione con l’anello. Tutto sommato, molto probabilmente avremo la manipolazione della luce e della materia con il suo famoso bagliore verde.

La serie TV Lanterns ci mostrerà la personalità di John Stewart prima del suo incontro con Superman.

Superman vola

L’aspetto più interessante della serie TV “Lanterns” è che darà ai fan della DC la possibilità di conoscere la versione di John Stewart interpretata da Aaron Pierre prima che venga catapultato nel bel mezzo delle avventure di Superman.

Chi ha letto i fumetti conoscerà già qualcosa di John Stewart, ma ogni adattamento per lo schermo permette all’attore di interpretare il personaggio in modo diverso. Pierre porterà sicuramente i suoi modi di fare e la sua personalità in “Lanterns” e, in seguito, in “Man of Tomorrow“. Inoltre, molti fan della DC hanno visto solo le serie TV e i film, il che è assolutamente normale.

Per essere chiari, anche se sono un appassionato di fumetti, non intendo partecipare alla discussione sui “falsi fan”, perché ci sono molti modi diversi di essere fan di un franchise. Non tutti leggono i fumetti. Non tutti sono attratti dagli stessi personaggi, anche se lo sono. Inoltre, non c’è niente di male nel godersi l’universo DC in modo spensierato guardando i media per lo schermo.

L’universo DC sta facendo la cosa giusta assicurandosi che la storia e i personaggi siano accessibili a nuovi spettatori, anche senza conoscere i fumetti. Invece di pretendere che ogni singola persona recuperi decenni di fumetti, la serie TV Lanterns permette agli spettatori di dedicare più tempo ed energie emotive a John Stewart, arrivando a conoscere il personaggio a un livello più intimo prima di vederlo in Man of Tomorrow. Questo rende Lanterns un ottimo punto di partenza.

Assassin’s Creed: la serie Netflix svela ambientazione e timeline, iniziate le riprese a Roma

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Netflix ha ufficialmente acceso l’Animus: la nuova serie live-action di Assassin’s Creed è entrata in produzione e arrivano le prime informazioni concrete su ambientazione e periodo storico. Il progetto, sviluppato in collaborazione con Ubisoft, porterà sul piccolo schermo uno dei franchise videoludici più popolari di sempre, con oltre 230 milioni di copie vendute dal debutto nel 2007.

Le riprese sono iniziate a Roma, in Italia, e la serie sarà ambientata nel 64 d.C., nel cuore dell’Impero Romano, segnando un cambio di prospettiva importante rispetto ad altre epoche già esplorate nei videogiochi. Una scelta che promette di valorizzare uno dei contesti storici più affascinanti e complessi, tra intrighi politici, conflitti e trasformazioni epocali.

Trama, cast e autori della serie Assassin’s Creed su Netflix

La serie sarà un thriller ad alta intensità che ruota attorno alla storica guerra segreta tra Assassini e Templari: due fazioni contrapposte che lottano per determinare il destino dell’umanità, tra controllo e libero arbitrio. Attraverso eventi storici cruciali, i protagonisti si troveranno coinvolti in una battaglia che attraversa il tempo e mette in discussione identità, fede e potere.

Il cast principale include Lola Petticrew, Toby Wallace, Zachary Hart, Laura Marcus, Tanzyn Crawford, Nabhaan Rizwan e Claes Bang, affiancati da un ampio gruppo di interpreti in ruoli ricorrenti, tra cui Noomi Rapace, Sean Harris e Youssef Kerkour. Al momento non sono stati rivelati dettagli sui personaggi.

Alla guida del progetto ci sono Roberto Patino (Westworld) e David Wiener (Halo), che ricoprono i ruoli di creatori, showrunner e produttori esecutivi. In una dichiarazione condivisa con Tudum, i due autori hanno sottolineato come la serie non sarà solo spettacolo e azione, ma anche una riflessione sull’identità umana, sulle relazioni e sul rischio di perdere ciò che ci unisce come specie.

Il franchise di Assassin’s Creed era già stato adattato per il cinema nel 2016 con il film interpretato da Michael Fassbender, che però non aveva convinto critica e pubblico. Proprio per questo motivo, il progetto Netflix rappresenta una nuova occasione per rilanciare il brand in live-action, con un approccio più seriale e approfondito.

Al momento non è stata annunciata una data di uscita ufficiale, ma con l’inizio delle riprese la serie entra finalmente nella sua fase più concreta: la Confraternita sta per uscire dall’ombra.

Peaky Blinders: la storia vera della banda. Quanto c’è di vero nella serie?

Alcuni aspetti di Peaky Blinders sono basati su una storia vera, ma può essere difficile distinguere la realtà dalla finzione. Cillian Murphy interpreta Thomas Shelby, un eroe di guerra che sfrutta il suo status di outsider e la sua intelligenza per orchestrare importanti manovre di potere a Birmingham e non solo. È il volto di Peaky Blinders e incarna l’aspetto e la filosofia di base della vera banda dei Peaky Blinders. La serie si concentra sulla famiglia Shelby, una banda di fuorilegge che si infiltra nell’alta società della Birmingham degli anni ’20. Tuttavia, i veri Peaky Blinders si aggiravano per Birmingham in un periodo storico completamente diverso.

Nel corso delle sei stagioni di Peaky Blinders, la serie ha tratto ispirazione da diverse fonti per creare il personaggio di Thomas Shelby e il suo mondo. In un determinato periodo storico, i veri Peaky Blinders fecero effettivamente notizia a Birmingham ed erano noti per il loro stile unico. Infatti, il creatore Steven Knight ha dichiarato a History Extra di aver creato la serie basandosi sui racconti di suo padre riguardo a uomini “vestiti in modo impeccabile, con berretti e pistole in tasca”. Knight ha combinato gli elementi della vita reale con la sua personale interpretazione di queste leggende per creare l’acclamata serie poliziesca e i suoi memorabili personaggi.

La vera banda dei Peaky Blinders era una gang giovanile degli anni ’70 dell’Ottocento.

Peaky Blinders

A differenza della serie televisiva, i veri Peaky Blinders nacquero nel XIX secolo. Una sottocultura emerse a Birmingham a seguito di una recessione economica. Oltreoceano, vari gruppi di persone diseredate si dedicarono alla criminalità organizzata a New York, e lo stesso concetto si applicò alla città natale dei veri Peaky Blinders. In questo caso, i criminali erano per lo più giovani uomini che giocavano d’azzardo e rubavano per sopravvivere, usando la violenza per assicurarsi un certo grado di potere. Mentre la serie televisiva mostra solo i primi anni del XX secolo, la vera storia dei Peaky Blinders risale agli anni ’70 dell’Ottocento.

Il movimento anti-irlandese degli anni Settanta dell’Ottocento vide bande giovanili come i Peaky Blinders rivolgersi al crimine come sfogo per le loro frustrazioni.

Secondo la storica Barbara Weinberger, la banda emerse perché i sentimenti anti-irlandesi “offrirono un punto di riferimento e un bersaglio per le frustrazioni dei giovani dei quartieri poveri, che… si istituzionalizzarono nelle guerre tra bande”. Negli anni Novanta dell’Ottocento, la sottocultura si associò a uno stile specifico: cappelli di feltro a bombetta, appuntiti e calati sulla fronte, da cui deriva il termine “Peaky Blinders”.

Alcuni abitanti del luogo furono apparentemente accecati dal carisma dei criminali, mentre altri sostenevano che la banda non ci vedesse molto bene a causa degli occhi coperti. In ogni caso, i Peaky Blinders della vita reale lasciarono il segno; un concetto che si ritrova nella serie di Knight.

La serie TV Peaky Blinders rappresentava una banda molto diversa

Paul Anderson è Arthur Shelby in Peaky Blinders
Paul Anderson è Arthur Shelby in Peaky Blinders

Poiché i veri Peaky Blinders erano noti per essere operai della classe operaia, il loro stile distintivo tradisce ciò che avrebbero dovuto indossare, almeno in teoria. Inoltre, i veri Peaky Blinders erano composti da diverse bande, non da un’unica famiglia di fuorilegge. Criminali come Thomas Gilbert facevano parte di una specifica banda, rendendo così il nome “Peaky Blinders” più noto nella cultura di Birmingham. Erano una famiglia criminale per associazione, non per legami di sangue o per un codice di “omertà” condiviso, come i gangster de I Soprano o Il Padrino.

Col tempo, i veri Peaky Blinders iniziarono a definirsi “sloggers”, il prodotto di “povertà, squallore e ambiente degradato”, secondo il produttore di Birmingham Arthur Matthison. Nei primi anni del XX secolo, la banda di giovani mantenne lo stesso look e lo stesso stile di vita criminale, ma più per necessità che per un piano ambizioso volto a ottenere un immenso potere a Birmingham.

Le vere bande dei Peaky Blinders si dissolsero lentamente a causa dello sport, del cinema e di altre attività che tenevano occupati i giovani. La vita divenne più facile per alcuni: non dovevano più dipendere da piccoli crimini per sbarcare il lunario. I veri Peaky Blinders crebbero e si estinsero, ironicamente, più o meno nello stesso periodo storico in cui inizia la serie.

Diversi membri realmente esistiti dei Peaky Blinders hanno ispirato la serie.

La vera storia dei Peaky Blinders include alcuni membri della banda che raggiunsero una certa notorietà a Birmingham per le loro imprese criminali. Tommy Shelby è molto probabilmente basato su Kevin Mooney, alias Thomas Gilbert, sebbene fosse noto per aver cambiato cognome diverse volte. All’apice del potere della banda, Thomas Gilbert ne era il capo. La vera storia dei crimini dei Peaky Blinders non è così sensazionale come quella della serie. I membri della banda Harry Fowles, detto “Baby-faced Harry”, e Stephen McNickle furono arrestati per furto di biciclette.

La prima persona a essere nominata membro dei Peaky Blinders fu un uomo di nome Henry Lightfoot. Henry in seguito combatté nella Prima Guerra Mondiale, un tema che Peaky Blinders affronta attraverso il personaggio di Tommy. Altri membri realmente esistiti dei Peaky Blinders includono Earnest Haynes e Billy Kimber. Haynes fu detenuto in carcere per un mese dopo essere stato arrestato per un’irruzione in casa.

Billy Kimber è uno dei pochi personaggi realmente esistiti presenti nelle prime stagioni di Peaky Blinders, ed è interpretato dall’attore Charlie Creed-Miles. Dopo aver militato nei Peaky Blinders, Billy fondò i Birmingham Boys. Kimber è un rivale di Tommy nella serie, e i Birmingham Boys, nella realtà storica, ebbero la meglio sulla banda dei Peaky Blinders nel 1910.

Peaky Blinders ha utilizzato diversi personaggi ed eventi storici

Peaky Blinders - Stagione 6
© Netflix

La famiglia Shelby di Peaky Blinders non è basata su una storia vera, ma il mondo in cui vive rispecchia la società reale di Birmingham degli anni ’20. Ad esempio, la star del cinema Charlie Chaplin fa un’apparizione nella seconda stagione di Peaky Blinders, e Chaplin era effettivamente originario di Birmingham con radici rom. In realtà, il vero Chaplin era perfettamente consapevole che i Peaky Blinders avevano raggiunto l’apice del successo decenni prima.

Per la serie, Chaplin aggiunge un tocco di glamour, poiché l’influenza degli Shelby arriva fino a Hollywood. La sesta stagione di Peaky Blinders aggiunge un altro riferimento a questo, quando Lizzie Shelby (Natasha O’Keefe) urla a un gruppo di ragazzi di prestare attenzione al proiettore cinematografico perché era un regalo di Chaplin in persona.

I nemici di Tommy in Peaky Blinders sono personaggi storici realmente esistiti.

I nemici di Tommy in Peaky Blinders sono personaggi storici realmente esistiti. Insieme a Billy Kimber dei Birmingham Boys, c’era Charles “Darby” Sabini, un criminale londinese che controllava le scommesse clandestine sui cavalli da corsa nel sud dell’Inghilterra. Kimber e Sabini, nella vita reale, erano rivali in lotta per il controllo del territorio, ed entrambi hanno un ruolo di primo piano nella trama di Peaky Blinders.

Nella quinta stagione di Peaky Blinders, nell’ambito di un piano più ampio, Tommy Shelby stringe un’alleanza con una rappresentazione del politico realmente esistito, Oswald Mosley (Sam Claflin). Oswald Mosley fondò realmente la British Union of Fascists, ma solo nel 1932, e non nel 1929, come nella quinta stagione di Peaky Blinders. Sebbene non ci sia stato un attentato alla sua vita, nel 1940 fu quasi ferito in un’aggressione, mentre la Seconda Guerra Mondiale alimentava l’ostilità dell’opinione pubblica nei confronti della sua ideologia.

Jack Nelson storia vera Peaky Blinders

È interessante notare che Mosley sopravvive alla quinta stagione di Peaky Blinders e che l’ambientazione della sesta stagione, nel 1933, si adatterebbe più accuratamente alla sua effettiva carriera politica e alla sua ascesa al potere. Oltre a Mosley, altri personaggi politici realmente esistiti sono apparsi in Peaky Blinders, in particolare Winston Churchill, che ha sviluppato un interessante rapporto con il personaggio fittizio di Tommy Shelby.

La quinta stagione di Peaky Blinders introduce anche il trafficante di droga Brilliant Chang, che stringe un accordo di distribuzione di oppio con Tommy. La vera storia di Brilliant Chang è che gestiva un ristorante cinese a Birmingham ed era pubblicamente identificato dai media come un “re della droga”.

Anche se i veri Peaky Blinders non hanno avuto una grande influenza sulla società di Birmingham, la serie televisiva offre un’interessante rivisitazione storica e ipotizza cosa sarebbe potuto accadere se un Peaky Blinder del 1890 avesse combattuto nella Prima Guerra Mondiale e in seguito avesse conversato con personaggi storici reali come Chaplin, Kimber, Sabini, Mosley, Churchill e Chang.

La serie Peaky Blinders si è presa molte libertà nella sua interpretazione della storia

Cillian Murphy in Peaky Blinders 6
Cillian Murphy in Peaky Blinders

La serie BBC-Netflix conserva lo spirito della vera banda dei Peaky Blinders, ma ne modifica la storia reale per quanto riguarda chi fossero, come agissero e le loro motivazioni. Negli anni ’90 dell’Ottocento, Chaplin era ancora un bambino e la carriera cinematografica del pioniere del cinema Georges Méliès era appena agli inizi. Inoltre, la Prima Guerra Mondiale non sarebbe scoppiata prima di circa 20 anni, quindi i veri Peaky Blinders si sarebbero concentrati principalmente sulla sopravvivenza a Birmingham.

I veri Peaky Blinders non avevano i mezzi per vestirsi con la stessa eleganza delle loro controparti televisive, né l’ambizione di elevarsi al di sopra dei piccoli crimini.

La maggior parte degli storici sottolinea che i veri Peaky Blinders non nascondevano rasoi nei vestiti, principalmente per ragioni economiche. Molti hanno anche fatto notare che Knight e il suo team non rendono correttamente la lingua rom, senza contare che i veri Peaky Blinders potevano avere anche solo 13 anni ed erano per lo più giovani uomini, non adulti. Sebbene i membri della banda si vestissero bene, o almeno in modo diverso dai tipici criminali di strada, le loro tattiche erano pragmatiche. Anche i veri Peaky Blinders si concentravano su bersagli facili.

Per la serie televisiva, Knights ha preso la banda di Birmingham della fine del XIX secolo e l’ha catapultata in una Birmingham più glamour, trasformandola in una famiglia unita, guidata da un eroe di guerra che non teme personaggi realmente esistiti come Kimber e Sabini. Per esigenze narrative, Tommy uccide Kimber nel 1919, stabilendo così i Peaky Blinders come rivali sia dei Birmingham Boys che della banda di Sabini.

Nella vita reale, Kimber morì nel 1942 in una casa di cura. La quinta stagione fa riferimento al crollo della borsa del 1929 e si conclude con il fallito tentativo di Tommy di uccidere Oswald Mosley, la cui controparte reale visse fino a 84 anni.

Jack Nelson era basato su Joseph Kennedy Sr.

Jack Nelson in Peaky Blinders

Nella sesta stagione di Peaky Blinders, la serie reintroduce Michael Gray (Finn Cole) dopo un’assenza di quattro anni e mostra che ora fa parte delle gang di Boston, guidate dal misterioso Jack Nelson, zio di Gina Gray (Anya Taylor-Joy). Le gang di Boston degli anni ’20 e ’30 erano certamente reali.

Un esempio è la gang di Gustin, una gang irlandese-americana che prese parte a varie attività criminali guidata da Frank Wallace e suo fratello Stephen. Sebbene Jack Nelson non sia un nome realmente esistito, il personaggio dello zio Jack è chiaramente basato su Joseph Kennedy Sr., il padre di JFK. Circolano da tempo voci, ampiamente smentite dagli storici, secondo cui Kennedy avrebbe accumulato la sua fortuna iniziale con il contrabbando di alcolici.

Sebbene questo potrebbe non essere vero e rappresentare semplicemente una licenza creativa da parte di Steven Knight per attribuirgli il ruolo di Jack Nelson, l’ispirazione per l’antagonista della sesta stagione di Peaky Blinders si è certamente macchiato di affari loschi, guadagnando denaro a Wall Street con pratiche che in seguito sarebbero diventate illegali, oltre ad aver presumibilmente incastrato un uomo per stupro al solo scopo di acquisire le sue attività commerciali.

Sebbene Joseph Kennedy Sr. non sia mai diventato Presidente degli Stati Uniti come suo figlio, aveva forti legami con la Casa Bianca e conosceva bene il Presidente Roosevelt. Durante la guerra, Kennedy divenne ambasciatore nel Regno Unito, ma fu richiamato a causa delle sue dichiarazioni anti-britanniche e delle sue simpatie per i tedeschi e i nazisti, il che lo rende un soggetto ideale per un antagonista che possa agire al fianco di Oswald Mosley.

Gli Stati Uniti sono arrivati ​​troppo vicini a collaborare con il Partito Nazista

Il ruolo di Jack Nelson nella sesta stagione di Peaky Blinders esplora anche un altro fatto storico spesso dimenticato: quanto gli Stati Uniti siano arrivati ​​vicini a collaborare con i nazisti prima di entrare nella Seconda Guerra Mondiale. Sebbene l’opposizione a Hitler fosse forte negli Stati Uniti fin dall’inizio, vi era un sentimento filo-nazista altrettanto forte fino all’ingresso degli Stati Uniti negli Alleati nel 1941. L’opinione pubblica americana venne a conoscenza dei campi di sterminio di massa e dell’Olocausto solo nel 1942, quindi le controparti reali di Jack Nelson che premevano per legami più stretti con il Terzo Reich non erano necessariamente a conoscenza delle atrocità commesse da questi aspiranti alleati.

La sesta stagione di Peaky Blinders esplora la storia di Joseph Kennedy Sr. come simpatizzante nazista e antisemita attraverso il personaggio fittizio di Jack Nelson.

Peaky Blinders è molto amato perché è un dramma storico che si prende delle libertà artistiche. Il personaggio di Jack Nelson è basato esclusivamente su Joseph Kennedy Sr., mescolando fatti reali, dicerie storiche e pura finzione. Un aspetto di Jack Nelson che non è stato inventato dagli sceneggiatori di Peaky Blinders è che Joseph Kennedy Sr. fosse un simpatizzante nazista e un antisemita. Durante il suo periodo come ambasciatore, Kennedy Sr. esercitò continue pressioni sul governo statunitense affinché assecondasse Hitler e abbandonasse gli Alleati. Le sue idee antisemite erano ampiamente note, ma purtroppo condivise anche da molti suoi contemporanei e non rappresentarono l’ostacolo alla carriera che giustamente sarebbero oggi.

Alla fine, fu l’atteggiamento disfattista di Kennedy Sr., che infastidiva Churchill (interpretato da Tommy Shelby), a causarne il richiamo negli Stati Uniti nel 1940, piuttosto che i suoi pregiudizi nazisti. Roosevelt non considerò l’antisemitismo di Kennedy Sr. un motivo per escluderlo dalla vita politica, arrivando persino a coinvolgerlo per conquistare il voto dei cattolici irlandesi nelle elezioni del 1940. Joseph Kennedy Sr. non fu coinvolto in un vero e proprio complotto al fianco di Oswald Mosley e Adolf Hitler. Quella parte della storia di Jack Nelson è interamente frutto di fantasia. Tuttavia, gli Stati Uniti arrivarono più volte vicini a collaborare con Hitler, e persino a schierarsi dalla sua parte durante la guerra.

L’ambivalenza degli Stati Uniti nei primi anni della Seconda Guerra Mondiale è ampiamente documentata, con il sostegno pubblico all’adesione agli Alleati che raggiunse il suo apice solo dopo Pearl Harbor. Joseph Kennedy Sr. non era certo l’unico politico di spicco a credere che gli Stati Uniti avrebbero tratto maggiore vantaggio dall’alleanza con il Terzo Reich. Fino al 1939, le Forze Armate statunitensi mantennero attivo il Piano di Guerra Rosso, una strategia per un’invasione militare del Regno Unito.

I movimenti fascisti, simili alla cerchia ristretta di Oswald Mosley nel Regno Unito, avevano una forte influenza politica. Joe Kennedy Sr. forse non era un gangster di Boston armato fino ai denti, ma era una delle diverse figure di spicco statunitensi che, se avessero avuto la possibilità di decidere, avrebbero potuto vedere gli Stati Uniti entrare nella Seconda Guerra Mondiale a fianco dei nazisti.

La serie Peaky Blinders ha mostrato la realtà devastante dell’epidemia di tubercolosi

L’epidemia di tubercolosi (TBC) è stata un tema centrale della sesta stagione di Peaky Blinders. Tommy riceve una diagnosi errata di tubercoloma. Sebbene nel climax della serie scopra di essere stato ingannato da Oswald Moseley e, forse, da Adolf Hitler, trascorre gran parte della stagione credendo di essere malato terminale. E ha ragione ad avere paura: la tubercolosi era endemica per tutto il XVIII e il XIX secolo e, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, uccide ancora oltre un milione di persone all’anno.

I vaccini efficaci contro la tubercolosi non furono sviluppati fino alla metà del XX secolo. Una diagnosi di tubercoloma equivale a una condanna a morte per Tommy Shelby. Negli anni ’30, periodo in cui è ambientata la sesta stagione di Peaky Blinders, la tubercolosi era tra le principali cause di morte, soprattutto nei neonati. È qui che uno dei momenti più tragici di Peaky Blinders assume tutto il suo significato storico: la morte e il funerale di Ruby Shelby, la figlia di Tommy. I tassi di mortalità e le statistiche mostrano solo un lato dell’impatto devastante che la tubercolosi ha avuto sulla vita delle persone prima dello sviluppo dei vaccini. Peaky Blinders ha mostrato l’altro lato di questa realtà. La morte di Ruby non solo è stata straziante, ma è stata resa ancora più amara per il pubblico moderno dai vani tentativi della famiglia Shelby di salvarla con pratiche che da tempo si sono rivelate inefficaci.

Un esempio chiave è il trattamento con i “sali d’oro”, che prevedeva iniezioni intramuscolari di sanocrisina (sodio-oro-tiosolfato). Si stima che migliaia di persone siano morte a causa dei sali d’oro e di altri trattamenti antitubercolari non comprovati. Ecco come Peaky Blinders ha rappresentato l’ironica tragedia di tante epidemie. Tommy è persino convinto che la malattia sia una maledizione gitana, che la sofferenza e la morte di sua figlia siano dovute a uno zaffiro indossato da Grace Shelby. Per questo motivo, trascorre molti degli ultimi giorni di vita della figlia cercando di annullare una magia inesistente, invece di starle accanto con la sua famiglia.

Una serie di idiosincrasie e coincidenze contribuiscono ad aggiungere un tocco di mistero alla trama della maledizione in Peaky Blinders: la morte di Ruby a 7 anni per tubercolosi era un evento comune. Anche la credenza in spiegazioni soprannaturali per malattie come la tubercolosi era sorprendentemente diffusa. La serie è ambientata meno di cento anni fa, ma è innegabile quanto la scienza e la conoscenza medica si siano evolute in questo lasso di tempo. Peaky Blinders ha saputo mostrare in modo eccellente la pericolosità della tubercolosi, i “trattamenti” utilizzati per combatterla e la natura superstiziosa delle credenze che molti nutrivano al riguardo.

Gli elementi migliori che Peaky Blinders ha saputo valorizzare

Considerando i numerosi elementi della storia vera di Peaky Blinders modificati per la serie, affermare che sia anche solo vagamente basata su fatti reali sarebbe un’esagerazione. Tuttavia, è innegabile che alcuni elementi siano stati alterati, rendendo la storia molto più avvincente. Il cambiamento più evidente è senza dubbio la trasformazione dei Peaky Blinders da una banda giovanile a una vera e propria organizzazione criminale guidata da persone di potere realmente esistenti.

La storia di una banda di giovani della classe operaia presenta alcuni elementi interessanti, ma è anche una storia già raccontata molte volte. L’aspetto di outsider della banda giovanile è ben rappresentato nella prima stagione di Peaky Blinders, con Tommy Shelby e gli altri che incutono timore e sono capaci di agire, ma rimangono comunque vulnerabili ai loro nemici. Tuttavia, la consapevolezza che la banda abbia i mezzi per scalare la gerarchia sociale è ciò che rende la serie avvincente.

Allo stesso modo, la scelta di modificare le ambizioni dei Peaky Blinders è stata saggia. Una serie su ladri di biciclette non sarebbe stata interessante a lungo. Tuttavia, la graduale ascesa al potere di Tommy Shelby è stata un percorso affascinante. Vedere da dove è partito nella serie e i livelli che ha raggiunto alla fine, insieme a tutte le perdite e i sacrifici che ha fatto lungo il cammino, ha contribuito a creare questo personaggio televisivo davvero ipnotico.

Infine, sebbene possa sembrare un piccolo dettaglio, il cambiamento nella linea temporale si è rivelato cruciale per la serie, soprattutto per Tommy Shelby. Ambientare gli eventi della serie nel dopoguerra ha visto i personaggi entrare in un mondo cambiato, dove le opportunità sembravano ovunque. Tuttavia, il trauma subito da Tommy durante la guerra è stato un aspetto determinante del personaggio e ha influenzato il suo percorso oscuro nella storia, che senza dubbio continuerà dato che il film di Peaky Blinders sarà ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale.

Peaky Blinders: The Immortal Man, spiegazione del finale: che fine ha fatto Tommy Shelby?

Peaky Blinders: The Immortal Man ha fatto da epilogo alla serie britannica di sei stagioni, mostrando cosa è successo al cast principale dopo gli eventi della serie e fornendo al contempo un finale definitivo per Thomas Shelby. Partito come piccolo malvivente, il percorso di Tommy lo ha portato a costruire un impero criminale e persino a cimentarsi nel mondo della politica.

Il protagonista della serie è senza dubbio uno dei migliori personaggi di fantasia del XXI secolo e uno dei preferiti dai fan, il che rende il film di Netflix ancora più intrigante. Sebbene la serie originale avesse avuto un finale perfetto quasi quattro anni fa, il ritorno di Peaky Blinders nel 2026 non ha suscitato molte critiche, dato che la storia di Tommy aveva ancora spazio per espandersi.

Avendo avuto inizio durante la Prima guerra mondiale, sembra giusto che il suo viaggio finisca nella Seconda guerra mondiale, dato che aveva un ultimo nemico da sconfiggere. Sebbene il Duca Shelby di Barry Keoghan sia all’origine del conflitto principale di Peaky Blinders: The Immortal Man, Tommy alla fine si convince a uscire dal pensionamento e a porvi fine, regalando un addio emozionante e adrenalinico a questa figura leggendaria.

Tommy Shelby è stato ucciso per pietà da suo figlio Duke nel finale di Peaky Blinders: The Immortal Man

Barry Keoghan come Duke in Peaky Blinders- The Immortal Man
Cr. Robert Viglasky/Netflix © 2026.

Tra Oswald Mosley, Luca Changretta e l’ispettore Campbell, Tommy Shelby è sopravvissuto a tutti loro, ma alla fine ha trovato la morte per mano del proprio figlio in Peaky Blinders: The Immortal Man. Per capire come e perché ciò sia accaduto, è importante conoscere innanzitutto il contesto che sta dietro a questo addio straziante ma appropriato a un personaggio così iconico.

Dopo aver preso il controllo dei Peaky Blinders, il figlio di Tommy, Duke, ha finito per stringere un accordo con un simpatizzante nazista di nome Beckett, che stava portando avanti un piano per far vincere la Seconda Guerra Mondiale alla Germania. Sebbene Duke sembrasse disinteressato alla guerra o alla sua moralità in generale, le cose sono cambiate dopo la morte di Ada, spingendo Tommy a tornare in azione, a rimettere in riga suo figlio e a vendicarsi.

Con l’aiuto di Stagg, Charlie, Johnny Dogs, Curly e i nuovi Peaky Blinders, Tommy ha ideato un piano che avrebbe visto Stagg guidare una nave piena di esplosivi contro il magazzino nazista a Liverpool, mentre il resto della banda avrebbe sferrato un’imboscata.

Nel frattempo, Tommy attraversò un tunnel, con richiami ai suoi giorni durante la Prima Guerra Mondiale, mentre Duke fingeva di essere tornato dalla parte di Beckett. Mentre il caos imperversava, Stagg fu colpito a una spalla ma sopravvisse, mentre il resto della banda eliminò gli uomini di Beckett, permettendo a Tommy di piazzare una mina che distrusse il denaro falso destinato ad affondare l’economia britannica.

Sfortunatamente, nessuno eliminò Beckett, che tentò disperatamente di fuggire con la sua auto. Sebbene Tommy avesse la possibilità di mettersi al riparo o addirittura di lasciare scappare Beckett, sapendo che sarebbe rimasto comunque vulnerabile, scelse di restare allo scoperto e prendere la mira, subendo due colpi al torace prima di colpire Beckett alla testa, uccidendo il cattivo all’istante.

Questo ha risolto tutte le questioni in sospeso, ha assicurato la vendetta di Ada e ha permesso a tutti i suoi alleati di sopravvivere. Tuttavia, era chiaro che questa fosse anche l’ultima battaglia di Tommy, motivo per cui ha supplicato Duke di finirlo. Prima che il piano fosse messo in atto, Kaulo — la sorella della madre di Duke — ha promesso pace a Tommy.

Il suo piano era sempre stato quello di far uccidere suo padre da Duke, cosa di cui Tommy era a conoscenza e che alla fine ha accettato. Di conseguenza, il figlio maggiore di Tommy ha vissuto un momento finale intenso con il protagonista della serie prima di premere il grilletto un’ultima volta, segnando la fine della storia di Thomas Shelby in Peaky Blinders.

Molti fan temevano che potesse finire in questo modo, ma è stato un finale poetico per un personaggio profondamente imperfetto ma affascinante. Anche se questa decisione avrebbe potuto dividere il pubblico, le recensioni di Peaky Blinders: The Immortal Man sono state positive su tutta la linea, dimostrando che l’uccisione pietosa di Duke è stata accettata come il modo giusto per Tommy di andarsene.

Perché Tommy ha ucciso Arthur Shelby prima di The Immortal Man

Cillian Murphy in Peaky Blinders: The Immortal Man
© Netflix

Nonostante interpretasse uno dei personaggi principali di Peaky Blinders, Paul Anderson non ha ripreso il suo ruolo in The Immortal Man, ma Arthur ha comunque avuto un ruolo significativo. Il fratello maggiore degli Shelby è stato ucciso da Tommy in un flashback: Tommy lo ha eliminato in un impeto di rabbia causato dall’alcol, sperando che ciò gli avrebbe dato un po’ di pace.

Sebbene non avesse mai avuto intenzione di uccidere una delle persone a lui più care, Tommy sentiva di potersi liberare del loro passato in quel momento di follia indotto dall’alcol, e così ha ucciso suo fratello. I risultati però non sono stati quelli sperati, dato che la testa di Tommy è stata “spaccata in due”, costringendolo a isolarsi da Birmingham insieme a Johnny Dogs.

La maggior parte delle persone credeva che Arthur si fosse tolto la vita, ma Kaulo sosteneva che lo spirito di Arthur le fosse apparso, ed era per questo che conosceva la verità su ciò che era realmente accaduto quella notte. Potrebbe sembrare un modo poco dignitoso per far morire un personaggio così fondamentale, ma ha fatto progredire la storia di Tommy e ha offerto una conclusione ai fan di lunga data, nonostante fosse una decisione controversa.

Questi eventi sono avvenuti diversi anni prima di The Immortal Man, rendendo ancora più dolorosa la vita solitaria di Tommy dopo quel momento, il che ha reso la performance di Cillian Murphy nel film Peaky Blinders ancora migliore.

Purtroppo, questo significa che la morte di Arthur è stata poco più che un atto disperato di Tommy per trovare pace, che ha solo peggiorato le cose, amplificando quanto fosse doloroso il capitolo finale di Peaky Blinders per questi due fratelli.

Il vero piano di Beckett contro i nazisti spiegato e perché si è rivolto a Duke

Tim Roth in Peaky Blinders- The Immortal Man
Cr. Robert Viglasky/Netflix © 2026.

Peaky Blinders: The Immortal Man non perde tempo nel presentare il suo antagonista e le sue motivazioni: Beckett ha cercato di inondare l’economia britannica con milioni di sterline contraffatte, nella speranza che crollasse. Naturalmente, aveva bisogno di un modo intelligente per farlo, ed è per questo che si è rivolto a Duke e ai Peaky Blinders, poiché i loro contatti nel mondo criminale sono perfetti per riciclare quel denaro.

Inoltre, la visione anti-establishment di Duke e la sua mancanza di fedeltà alla Gran Bretagna o al governo lo rendevano il candidato perfetto a cui affidare una somma così ingente, offrendo alla banda 90 milioni di sterline da spendere come volevano in cambio dell’immissione di questo denaro nell’economia.

Beckett potrebbe non essere considerato il miglior cattivo di tutti i tempi di Peaky Blinders, ma se il suo piano avesse avuto successo, la Gran Bretagna sarebbe probabilmente caduta, che era presumibilmente una delle ultime nazioni a resistere al fascismo nell’universo immaginario. Avrebbe reso la sterlina britannica priva di valore, rendendo impossibile per la nazione finanziare una guerra contro i tedeschi.

Duke era stato coinvolto come poco più di una pedina nel gioco di Beckett, una pedina di cui pensava di potersi fidare. Tuttavia, dopo quanto accaduto con Ada, la vera fedeltà del leader dei Peaky Blinders è venuta alla luce, causando il crollo di questo piano nazista e costando, di conseguenza, la vita a Beckett.

Perché Beckett ha ucciso Ada Shelby (e perché Duke ha cambiato idea)

Sophie Rundle come Ada in Peaky Blinders: The Immortal Man
Cr. Robert Viglasky/Netflix © 2026.

Mentre molti fan erano convinti che la morte di Tommy nei Peaky Blinders sarebbe avvenuta nel film ben prima che venissero rilasciati trailer o dettagli, la fine di Ada era molto più difficile da prevedere, e il suo omicidio è stato di gran lunga il colpo di scena più forte di The Immortal Man. Dopo che Duke aveva già superato una prova di lealtà nei confronti di Beckett, gli è stato poi affidato il compito di uccidere la propria zia.

Dopo aver cercato di far ragionare Duke e di impedirgli di agire in modo così avventato, la goccia che fece traboccare il vaso per Ada fu quando i Peaky Blinders saccheggiarono un arsenale destinato al fronte, con l’approvazione dell’ispettore capo della polizia di Birmingham. Sentendo di non avere altra scelta, Ada raccolse le firme dei suoi elettori, che avrebbero dovuto essere sufficienti per far arrestare Duke.

Mentre si recava a consegnare le firme, Duke seguì Ada e suo figlio, ma non riuscì a premere il grilletto. In un colpo di scena straziante, un’auto si fermò prima che lei potesse arrivare a destinazione, e nientemeno che Beckett scese dal veicolo per sparare più volte ad Ada, proprio mentre Duke cercava di avvertirla.

Nonostante interpretasse il ruolo del gangster duro, Duke aveva chiaramente ancora un debole per la sua famiglia e non voleva vederla uccisa a causa dei suoi piani ambiziosi. Tuttavia, per garantire che il denaro invadesse il mercato, Beckett aveva bisogno che Duke uscisse di prigione, motivo per cui decise di uccidere Ada, nonostante ciò fosse motivo di sgomento per suo nipote.

Cosa è successo a Duke dopo il funerale di Tommy?

Dopo aver ricevuto un addio perfetto, a Tommy è stato concesso anche un funerale zingaro in vero stile Peaky Blinders, durante il quale il suo corpo è stato bruciato all’interno di un carro sotto lo sguardo dei suoi cari. In questa occasione, il cast principale di The Immortal Man si è riunito per ricordare Tommy e dargli l’ultimo saluto, in quella che è stata la scena finale del film.

Non ci sono state apparizioni a sorpresa durante questo momento, dato che personaggi come Lizzie, Finn, Alfie e persino l’altro figlio di Tommy, Charlie, erano tutti assenti dal suo funerale. Naturalmente, però, Duke era presente, avendo visto suo padre morire tra le sue braccia, e poiché questo ha rappresentato un momento di passaggio del testimone, rimangono delle domande su cosa gli sia successo in seguito.

“The Immortal Man” non fornisce risposte dirette, ma si deduce che Duke continui a guidare i Peaky Blinders. Un momento così traumatico potrebbe scoraggiare gli altri e indurli ad abbandonare questa vita criminale, ma proprio come Tommy, la natura da fuorilegge scorre nelle vene di Duke; c’è comunque la speranza che riesca a trasformare la banda in qualcosa di buono.

Detto questo, dato che è stata annunciata una serie sequel di Peaky Blinders, potrebbe volerci un po’ di tempo prima che la banda diventi completamente onesta. Non è ancora chiaro se Barry Keoghan tornerà nei panni di Duke per questo nuovo progetto, ma dopo essere diventato la nuova figura centrale del franchise, è probabile che la serie ruoterà attorno al figlio di Tommy in un modo o nell’altro.

Cosa significa la morte di Tommy per il franchise di Peaky Blinders

Considerando che Tommy è stato il volto di Peaky Blinders per ben oltre un decennio, la sua morte segna senza dubbio un nuovo inizio per la serie poliziesca britannica. Sebbene la maggior parte dei fan fosse soddisfatta del finale della sesta stagione, The Immortal Man ha offerto una conclusione ufficiale per Tommy, poiché il film ha risolto tutte le questioni in sospeso riguardanti la famiglia Shelby.

Il franchise continuerà comunque con la prossima serie sequel, oltre che con uno spin-off su Polly e una serie ambientata a Boston. Per gli spettatori fedeli, o forse per una nuova generazione, questo permette loro di continuare a godersi questo universo scritto con maestria e di affezionarsi ai nuovi personaggi, dimostrando che la morte di Tommy non è affatto la fine di Peaky Blinders.

Tuttavia, offre anche a chi ha seguito il suo percorso un punto di arrivo, poiché potrebbero non essere interessati a queste nuove storie. Senza Tommy, le cose non saranno certamente le stesse, e perdere il carisma di Cillian Murphy sarà un duro colpo. In definitiva, però, era il momento giusto per concludere questa narrazione originale e lasciare spazio a qualcosa di nuovo.

Nel complesso, Peaky Blinders: The Immortal Man si è rivelato un capitolo audace ma necessario, poiché impedisce alle persone di chiedere il ritorno di questi personaggi originali, dando al contempo ai fan un motivo per interessarsi a Duke, Kaulo ed Elijah, insieme ai loro futuri alleati e nemici.

Il vero significato del finale di Peaky Blinders: The Immortal Man

Cillian Murphy in Peaky Blinders The Immortal Man (2026)
Cr. Robert Viglasky/Netflix © 2026.

Peaky Blinders: The Immortal Man è ambientato durante la Seconda guerra mondiale, ma è la storia di Thomas Shelby che affronta i propri demoni, pur dovendo nel contempo sventare un piano nazista. Dopo aver cercato di sfuggirvi nella prima parte del film, il protagonista viene infine convinto ad accettare il proprio passato e a tornare in azione un’ultima volta.

Per salvare suo figlio, Tommy sapeva che avrebbe potuto costargli la vita, ma piuttosto che sentirlo come una punizione, ai suoi occhi era più una forma di pietà. Quasi tutte le persone che amava se n’erano andate e, essendosi isolato per così tanto tempo, garantire un futuro più luminoso a suo figlio mentre sistemava i propri casini era la migliore via d’uscita possibile.

Sebbene Tommy non fosse fisicamente immortale come suggeriva il titolo, lo era nello spirito, come dimostra il numero di vite che ha influenzato. Non sarebbe corretto dire che fosse un uomo buono, dato tutto il dolore che ha causato, ma era un eroe per la gente di Birmingham e al suo funerale c’era una grande folla di familiari.

Il suo viaggio attraverso i tunnel prima della missione finale lo ha anche riportato dove tutto è iniziato, rendendo Peaky Blinders: The Immortal Man un’esperienza che chiude il cerchio. Pertanto, il film ha offerto a Tommy un’ultima opportunità per fare pace con i suoi errori e ritirarsi mentre era al culmine del successo, regalando a lui l’eredità immortale che ha sempre desiderato.

Perché Peaky Blinders: The Immortal Man ritarda il vero ritorno di Tommy Shelby spiegato dal creatore

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Secondo Steven Knight, ideatore di Peaky Blinders, il tanto atteso seguito della storia, Peaky Blinders: The Immortal Man, si preannuncia come qualcosa di più di un semplice progetto nostalgico per i fan più affezionati.

Peaky Blinders: The Immortal Man è il sequel della serie di successo di Netflix, Peaky Blinders. Il film presenterà un salto temporale, ambientandosi diversi anni dopo gli eventi della sesta stagione. Tommy Shelby, interpretato da Cillian Murphy, tornerà per affrontare la sua famiglia e gli eventi caotici che hanno avuto luogo dall’ultima stagione. Il film è destinato a essere sia la conclusione della storia di Tommy, sia un preludio a una serie sequel senza titolo, che sarà prodotta da Netflix e dalla BBC.

In un’intervista con ScreenRant, Knight ha fatto luce su come Tommy rientrerà nella storia in un modo che soddisfi le aspettative degli spettatori e abbia senso per il franchise nel suo complesso. Il creatore ha spiegato che il film non è mai stato concepito per rivisitare semplicemente eventi familiari solo per accontentare i fan.

Sebbene elementi iconici, come il pub Garrison e gli effetti della trasformazione di Tommy, rimangano parte della storia di Peaky Blinders: The Immortal Man, la forza trainante della narrazione è molto diversa. Le relazioni centrali, comprese quelle che coinvolgono Duke Shelby (Barry Keoghan) e Tommy, così come John Beckett (Tim Roth), trasformano la trama in qualcosa di completamente autonomo, conferendo al film un senso di scopo invece di renderlo banale.

Anziché riprendere immediatamente da dove si era interrotta la serie, Peaky Blinders: The Immortal Man mostra una versione completamente diversa di Tommy. Il pubblico vedrà una persona più anziana, profondamente segnata dal tempo e dall’isolamento. Tuttavia, le pressioni esterne lo costringono a tornare nel mondo che si era lasciato alle spalle. Le complicazioni legate alla contraffazione di denaro e alla situazione mondiale fungono da catalizzatori che lo riportano in azione.

Volevo impostare la trama in modo da non renderla complicata, per fare le cose che volevo fare, senza che sembrasse forzato. La storia di qualcuno che si era ritirato dal mondo, che poi, a causa di una situazione globale, del denaro contraffatto e del suo rapporto con il figlio, è costretto a tornare. Il fatto è che sta tornando nel mondo che abbiamo creato nella serie. Quindi c’è sempre una gioia per lo spettatore, quando vedi qualcuno, è il momento imperdibile. È il pistolero che si rinfodera le pistole. Quello che volevamo fare era ritardare quel momento. È come tendere un arco e una freccia. Continua a tirare, bang, lasciala andare.

Lo stesso Murphy ha parlato di come il salto temporale abbia influenzato il rapporto del suo personaggio con suo figlio, Duke. L’attore ha spiegato come Tommy abbia essenzialmente abbandonato suo figlio nella sesta stagione di Peaky Blinders e, di conseguenza, il loro ricongiungimento non sarà piacevole. Ha aggiunto che la performance di Keoghan è stata incredibile e che è davvero riuscito a interpretare l’imprevedibilità del suo personaggio.

Cillian Murphy: Oh, è un’ottima domanda. Penso che tu abbia centrato il punto parlando di disfunzionalità. Insomma, lo dice anche Kaulo. Tommy ha abbandonato suo figlio, si è semplicemente ritirato dal mondo, se ne sta lì a vagare per casa, si sta isolando e sta perdendo il controllo emotivo e psicologico. La cosa meravigliosa è che quando finalmente si incontrano, c’è questa riunione esplosiva e violenta in un grande porcile. Per quanto riguarda me e Barry, fortunatamente ci conosciamo da molto tempo e abbiamo già lavorato insieme. È migliorato sempre di più da quando ho lavorato con lui, quando era un ragazzino, in Dunkirk molti anni fa. Ha quell’imprevedibilità e quel carisma quando lo riprendi con la telecamera. Quindi quello è stato il nostro primo giorno sul set, in effetti, quella grande, enorme rissa. Ha dato il tono.

Il regista della serie di punta, Tom Harper, che ha diretto diversi episodi della prima stagione, torna alla regia di Peaky Blinders: The Immortal Man. Ha dichiarato di essere felice di tornare per il film e che gli sembrava di ricongiungersi con la sua famiglia. Harper ha aggiunto che, grazie ai rapporti preesistenti con il cast del film, è stato molto facile per lui rientrare nel progetto.

Benvenuti in Campagna: trailer e poster del film con Maurizio Lastrico e Giulia Bevilacqua

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Arriva il 16 aprile in sala distribuito da Vision Distribution, Benvenuti in Campagna, il nuovo film di Giambattista Avellino, su soggetto e sceneggiatura di Michele Abatantuono e Lara Prando e con protagonisti Giulia Bevilacqua, Maurizio Lastrico, Andrea Pennacchi e Giorgio Colangeli, con la partecipazione di Luca Ravenna. Ecco il poster e il trailer del film.

Benvenuti in Campagna
Benvenuti in Campagna poster – Cortesia di Vision Distribution

La trama di Benvenuti in Campagna

Gerry, ricercatore universitario precario, sua moglie Ilaria, vigilessa sempre in strada nel caos cittadino, e il loro figlio adolescente Giulio, sono ad un punto di svolta nelle loro esistenze. Sarà il bilocale in cui sono costretti a vivere, sarà che la loro libido è scivolata tre metri sottoterra, sarà che la città li sta lentamente strangolando nei suoi grigi tentacoli, ma la famiglia Fontana ha preso una decisione radicale: è necessario un ritorno alla NATURA!

Trasferirsi in aperta campagna sognando di rendere una fattoria diroccata una moderna azienda agricola, sembra l’unica scelta in grado di rasserenare la nostra coppia aiutandoli a sconfiggere l’ansia urbana e l’incertezza verso il futuro. Se non fosse che se c’è qualcosa che è proprio l’opposto della serenità, beh, è la natura. E i nostri lo scopriranno presto. Attraversando una serie di disavventure, dall’affabile vicino milionario che gioca a fare il coltivatore, alla scoperta del primo amore da parte del giovane Giulio, passando per punture d’insetto, trivellazioni sbagliate e miseri raccolti, tutte le loro speranze Green appassiranno miseramente.

Benvenuti in Campagna
Benvenuti in Campagna – Cortesia di Vision Distribution

Emergenza radioattiva è basato su una storia vera? Origini, riferimenti reali e quanto c’è di autentico nel film

Emergenza radioattiva si muove su un terreno che il cinema ha esplorato più volte: quello delle catastrofi nucleari e delle conseguenze invisibili della contaminazione. Tuttavia, è importante chiarire subito un punto: la serie non è la trasposizione diretta di un evento realmente accaduto, ma costruisce la propria narrazione attingendo a una memoria collettiva ben precisa, quella legata ai grandi disastri nucleari del Novecento e dei primi anni Duemila.

La struttura del racconto, così come la rappresentazione dell’emergenza e delle sue dinamiche – evacuazioni, zone rosse, gestione militare della crisi, disinformazione iniziale – richiama chiaramente episodi storici come Chernobyl (1986) e Fukushima (2011). Non si tratta di semplici suggestioni estetiche: la serie utilizza questi riferimenti per costruire un mondo credibile, radicato in paure reali e documentate.

Ciò che rende interessante l’operazione è proprio questo equilibrio: Emergenza radioattiva non vuole essere una serie storico, ma nemmeno una pura invenzione. Si colloca in una zona intermedia, dove la finzione diventa uno strumento per interrogare il reale.

I riferimenti storici: Chernobyl, Fukushima e la paura nucleare contemporanea

Per comprendere davvero la serie, bisogna guardare ai modelli a cui si ispira. Il disastro di Chernobyl, con la sua gestione opaca e le conseguenze devastanti sulla popolazione, ha definito l’immaginario collettivo della catastrofe nucleare: città fantasma, contaminazione invisibile, effetti a lungo termine difficili da contenere.

Allo stesso modo, Fukushima ha riportato questa paura nel presente, mostrando come anche sistemi tecnologicamente avanzati possano fallire davanti a eventi estremi. L’elemento più inquietante, in entrambi i casi, è l’invisibilità del pericolo: la radioattività non si vede, non si sente, ma agisce in profondità, alterando corpi e territori.

Emergenza radioattiva assorbe questi elementi e li rielabora, costruendo una narrazione che risulta familiare proprio perché si fonda su dinamiche già viste nella realtà. Le tute protettive, le aree interdette, la comunicazione frammentaria delle autorità: tutto contribuisce a creare un senso di autenticità che rafforza l’impatto emotivo della serie.

Il cuore del racconto: il dramma umano oltre la catastrofe

Emergenza radioattiva

Se però ci si fermasse al solo impianto “realistico”, si perderebbe il vero punto della serie. Emergenza radioattiva non è interessato tanto alla ricostruzione tecnica dell’incidente quanto alle sue conseguenze intime, personali, quasi esistenziali.

Il rapporto tra Celeste e Antonia, e il dubbio che attraversa il finale, spostano la serie su un piano più profondo: quello della perdita, dell’ambiguità e dell’impossibilità di avere risposte certe. In questo senso, la radioattività diventa anche una metafora narrativa. Non è solo un pericolo fisico, ma una presenza che contamina le relazioni, altera la percezione della realtà e mette in crisi ogni certezza.

Questa scelta allontana ulteriormente la serie da un approccio documentaristico e lo avvicina a una dimensione più autoriale, dove il dato realistico è solo il punto di partenza per una riflessione più ampia.

Quanto c’è di vero nel finale e nella rappresentazione della morte?

Emergenza radioattiva

Uno degli aspetti più discussi riguarda proprio la gestione della morte e della sopravvivenza nella serie. Dal punto di vista scientifico, l’esposizione alle radiazioni può avere effetti molto diversi a seconda della dose e del tempo di esposizione: da sintomi immediati fino a conseguenze che emergono anni dopo.

La serie gioca su questa incertezza reale per costruire il proprio finale ambiguo. Non offre risposte definitive perché, in fondo, nemmeno la realtà le offre sempre. Nei casi storici, molte vittime della contaminazione non sono state immediatamente riconosciute come tali, e le conseguenze si sono manifestate in modo graduale e spesso difficile da attribuire con precisione.

Questa ambiguità scientifica diventa quindi una scelta narrativa coerente: il dubbio su Celeste e Antonia non è solo un espediente drammaturgico, ma riflette una verità più profonda legata alla natura stessa delle catastrofi nucleari.

Un racconto contemporaneo che parla del presente

In definitiva, Emergenza radioattiva non è basato su una storia vera in senso stretto, ma è profondamente radicato nella realtà. Più che raccontare un evento specifico, la serie intercetta una paura collettiva ancora viva: quella di un disastro invisibile, incontrollabile e capace di ridefinire la vita delle persone in modo irreversibile.

Ed è proprio qui che la serie trova la sua forza. Non nel ricostruire fedelmente un fatto, ma nel restituire una sensazione: quella di vivere in un mondo dove la tecnologia può sfuggire al controllo e dove le conseguenze non sono mai completamente prevedibili.

Emergenza radioattiva, la spiegazione del finale: Celeste e Antonia sono morte?

Ideata da Gustavo Lipsztein, la serie Netflix Emergenza radioattiva, originariamente intitolata “Emergência Radioativa”, rivisita la storia vera dell’incidente di Goiânia del 1987. Quando una capsula contenente notevoli quantità di cesio-137 viene lasciata incustodita in una clinica abbandonata e alla fine viene scoperta da due uomini, ha inizio una reazione a catena di proporzioni inimmaginabili. In breve tempo, centinaia di persone si ritrovano alle prese con i sintomi dell’avvelenamento da radiazioni e la CNEN è costretta a lavorare a pieno ritmo. Con ogni episodio della serie docudrammatica brasiliana, comprendiamo meglio come potrebbero essersi verificati il disastro e la risposta ad esso. Nonostante le migliori misure adottate dalla CNEN, i risultati si rivelano molto più gravi di quanto chiunque potesse prevedere e promettono di alterare per sempre il destino della città. SEGUONO SPOILER.

Cosa succede in Emergenza radioattiva

Emergenza radioattiva inizia con Carlinhos e Lucio che si recano in una clinica abbandonata conosciuta come Istituto di Radioterapia di Goias, dove giace un’enorme capsula fatta di quello che sembra essere piombo. Sperando di guadagnare rapidamente, Carlinhos la vende a Evenildo, proprietario di un deposito di rottami locale, che presto scopre che la capsula emette una luce blu durante la notte. Ritenendola innocua, la porta a casa, dove suo fratello, Joao, la mostra alla sua giovane figlia, Celeste. Con il passare dei giorni, però, l’intera famiglia si ammala, e la moglie di Evenildo, Antonia, crede che la capsula sia maledetta. Insieme al figlio Raimundo, porta la capsula in un ospedale locale nella speranza di risolvere il problema, ma i medici la ignorano completamente, lasciando la capsula su una sedia per quasi una settimana.

Man mano che tutti i pazienti dell’ospedale iniziano a mostrare sintomi di avvelenamento da radiazioni, i medici si preoccupano per la capsula e chiamano un fisico nucleare di nome Marcio per chiedere aiuto. Marcio è in città per il compleanno di suo padre, ma quando scopre i valori anomali su un rilevatore a scintillazione, si rende conto che una calamità si è abbattuta sulla città. Dopo aver localizzato la capsula pochi minuti prima che un’infermiera la gettasse nel fiume, ordina un’evacuazione di massa e allerta il CNEN, che allestisce un centro di emergenza allo stadio olimpico. In breve tempo, Evenildo e tutta la sua famiglia vengono portati nel centro di cura, ma il CNEN scopre che la contaminazione potrebbe essersi diffusa. Tra piani locali e blocchi generali, il CNEN si trova a dover affrontare centinaia di persone a rischio di una morte lenta e dolorosa.

Tra i più gravemente colpiti dall’avvelenamento da radiazioni ci sono Celeste, Joao e la figlia di Catarina, che si scopre aver ingerito alcuni dei fiocchi di cesio. Peggio ancora, sembra che la famiglia possa aver lavato via la sostanza e aver inviato alcune particelle nel fiume, il che induce il CNEN ad abbandonare tutto e ad avviare una bonifica di tutti i principali corsi d’acqua. Nel frattempo, Catarina viene scagionata e dimessa dal centro, ma fatica persino a contattare, figuriamoci a incontrare, il resto della sua famiglia. Man mano che la loro salute peggiora, il governo inizia a cercare metodi di cura alternativi, che comportano un aiuto internazionale, sia sotto forma di medici che di medicinali. Mentre setaccia le zone circostanti, lo stesso Marcio viene contaminato e messo in quarantena. Con i pazienti che peggiorano di giorno in giorno, il CNEN si rende conto che deve dedicare tutte le sue risorse al caso prima che sia troppo tardi.

Conclusione di Emergenza radioattiva: Celeste e Antonia sono morte?

Emergenza radioattiva

Emergenza radioattiva si conclude con la tragica morte di Celeste e Antonia, che muoiono dopo aver lottato per settimane contro l’avvelenamento da radiazioni. Sebbene abbiano ricevuto una cura sperimentale e, per un attimo, sembrassero sulla via della guarigione, le loro condizioni si sono aggravate quasi contemporaneamente, portando alle prime due vittime confermate sotto la supervisione del governo. Il fatto che sia stata proprio Antonia a dare per prima l’allarme alle autorità rende la sua scomparsa ancora più triste, ma testimonia anche la sua grinta e il suo coraggio di fronte alle avversità. Forse la parte peggiore di tutto questo è che né Celeste né Antonia sono separate dai loro cari da diverse pareti e livelli di sicurezza, nemmeno nei momenti che precedono la loro morte.

Quando Evenildo lascia il suo letto per incontrare sua moglie, sembra quasi che sappia quale destino l’attenda. Il destino, tuttavia, ha piani diversi, poiché lui deve guardare da lontano mentre Antonia è in preda a convulsioni impotenti e alla fine esala l’ultimo respiro. Gli ultimi momenti di Celeste sono lasciati alla nostra immaginazione, poiché diventa quasi troppo straziante da guardare. C’è anche l’ulteriore tragedia di sua madre, Catarina, a cui non è permesso nemmeno vedere, figuriamoci toccare, sua figlia a causa del rischio di contagio. Nonostante i suoi numerosi tentativi di rivolgersi alle autorità, Catarina viene alla fine delusa dal sistema, e la prossima volta che vede sua figlia è in modo straziante in una bara. Ma non finisce qui, poiché ora deve affrontare la paranoia pubblica riguardo al rischio di contaminazione rappresentato dal cadavere di Celeste.

Dopo la loro morte, Celeste e Antonia vengono messe in una bara gigantesca, probabilmente sigillata con diversi strati di isolamento per impedire una fuga di radiazioni. Questo, tuttavia, non sembra bastare a convincere la gente del posto, che inizia a protestare proprio nel bel mezzo della cerimonia funebre. La situazione alla fine si surriscalda e alcuni manifestanti ricorrono a lanciare pietre contro il CNEN e le bare, il che rivela quanto velocemente le circostanze possano recidere il legame delle persone con la loro umanità. Mentre Catarina deve assistere a tutti questi orrori con i propri occhi, a Evenildo e Joao non è nemmeno permesso uscire dalle loro stanze dal momento in cui hanno visto la loro famiglia per l’ultima volta. Sebbene corrano un rischio sempre maggiore di subire un destino simile, entrambi si ritrovano a deperire, poiché le persone a cui tengono di più ora non ci sono più.

Chi è responsabile della tragedia? Chi finirà in prigione?

In definitiva, non esiste una risposta chiara o univoca su chi sia da biasimare per la tragedia di Goiânia, poiché la serie illustra come una serie di errori, grandi e piccoli, abbia provocato un effetto valanga che ha rischiato di diffondere le radiazioni fino a Rio. Tuttavia, l’errore originario è quello dell’Istituto di Radioterapia di Goiás, che ha fornito alla CNEN informazioni errate sulle proprie procedure di smaltimento. Se il loro rapporto originale sulla macchina al cobalto avesse specificato dove si trovasse il cesio rimanente, tutto questo avrebbe potuto essere evitato. Allo stato attuale, tuttavia, la responsabilità è in parte anche della CNEN, che non ha dato seguito al rapporto dell’istituto e ha permesso che un sito così importante andasse in rovina nel corso degli anni.

Mentre alcuni tentano di attribuire la colpa a Carlinhos e Lucio per aver estratto la capsula di piombo, o a Evenildo e Joao per aver portato l’oggetto a casa loro e averci giocato per settimane, entrambe le accuse appaiono fuorvianti. In realtà, è proprio l’incapacità del sistema di mettere in atto misure di sicurezza o di sensibilizzare su tali pericoli a indurre persone comuni come Evenildo ad abbassare la guardia. Le carenze del sistema si estendono al modo in cui vengono trattate le persone contagiate, alle quali non solo vengono negate le risposte che meritano, ma che spesso subiscono anche condizioni disumane e discriminazioni da parte degli stessi medici e infermieri.

Sebbene l’incidente di Goiânia sia una situazione complessa che suscita reazioni diverse da parte di persone diverse, resta il fatto che Antonia e tutti gli altri sono vittime di un fallimento più ampio e sistemico. Verso la fine dello spettacolo, Orenstein tiene una conferenza stampa, in cui l’Istituto di Radioterapia di Goiás viene dichiarato l’unico responsabile di questo intero fiasco. Sebbene lo stesso Orenstein voglia ritenere responsabile il CNEN, la sua onestà viene respinta dai suoi superiori, più desiderosi di insabbiare l’incidente e tornare a una parvenza di normalità. Un montaggio di filmati e informazioni reali rivela che cinque persone dell’istituto sono state giudicate colpevoli di omicidio colposo.

Carlinhos sopravviverà all’intervento? Evenildo e João torneranno a casa?

Emergenza radioattiva

Alla fine della puntata, una terapia sperimentale, seguita da un intervento chirurgico ad alto rischio, salva la vita a Carlinhos. Sebbene l’ospedale sia inizialmente impreparato ad affrontare l’intervento a causa dei limiti di tempo che ogni medico deve rispettare per evitare il rischio di contaminazione, ciò non impedisce loro di provarci. Alla fine avviene un miracolo quando interviene un gruppo aggiuntivo di chirurghi, che porta a termine l’operazione in tempo e salva la vita di Carlinhos. In quanto persona che per prima ha trovato la capsula e ha involontariamente dato inizio a tutta questa saga, Carlinhos è profondamente legato alla narrazione più ampia di “Radioactive Emergency”, e salvargli la vita rappresenta una vittoria personale per il CNEN. Questo si concretizza nella lettera che riceve da sua madre, letta dai medici in uno dei momenti più toccanti della serie.

Sebbene Evenildo e Joao alla fine sopravvivano all’avvelenamento e ricevano il via libera per tornare a una vita normale, trovano il mondo esterno quasi irriconoscibile. Per cominciare, la loro casa e le zone circostanti sono state completamente demolite perché considerate un focolaio di contaminazione, il che significa che tutti i ricordi di Antonia e Celeste sono stati essenzialmente ridotti in polvere. L’unica cosa che rimane è una foto di Celeste che è stata recuperata e decontaminata dal CNEN, e sebbene sia stata consegnata a Catarina intatta, non è certo sufficiente per superare il disastro che lei e la sua famiglia hanno subito. Alla fine, sono Evenildo e Raimundo che si uniscono e riaffermano il valore della famiglia. Anche se le loro case potrebbero essere andate perdute, l’unica cosa che possono fare è restare uniti e ricominciare da zero in un mondo che potrebbe non tornare mai più allo stato originale.

Marcio tornerà a Rio? Cosa gli riserva il futuro?

Emergenza radioattiva

Una volta contenuta la crisi, diverse tonnellate di materiale contaminato vengono inserite in blocchi di cemento, sigillate e poi sepolte in profondità nel terreno, per non essere mai più riportate in superficie. Anche se questa non può essere definita esattamente una vittoria per la CNEN, l’agenzia riesce comunque a ridurre al minimo il numero delle vittime. Il loro più grande aiuto in tutto questo è nientemeno che Marcio, che tecnicamente è un outsider del sistema, ma finisce per diventare un eroe. Giustamente, alla fine, Orenstein gli offre un lavoro presso la sede centrale della CNEN a Rio, riconoscendo quanto possa essere una forza trainante per la squadra. Ciò coincide anche con il fatto che lui avesse sempre pianificato di tornare a casa a Rio, solo che questa volta non torna semplicemente come professore, ma come qualcuno che promette di cambiare il sistema dall’interno.

Il ritorno di Marcio alla vita normale significa anche che è finalmente in grado di ricongiungersi con la sua compagna e il loro bambino non ancora nato. In un certo senso, la loro relazione funge da punto di riferimento nella storia, ed è solo perché la determinazione di Bianca non vacilla mai nel corso dei cinque episodi che Marcio è in grado di salvare tutte quelle vite. Dopo aver avuto la conferma di non essere più infetto a causa del morso del cane, torna a casa con la promessa di un nuovo inizio. Tuttavia, mentre le cose sembrano migliorare per lui, lo stesso non si può necessariamente dire degli altri sopravvissuti, che rischiano di perdere il sostegno del governo. Con le loro famiglie separate e le loro case e i loro beni portati via, persone come Evenildo fungono da triste promemoria della natura devastante della tragedia, sia essa naturale o causata dall’uomo.

Maya Hawke nella serie Netflix God of the Woods

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Maya Hawke nella serie Netflix God of the Woods

Maya Hawke sarà la protagonista della serie Netflix God of the Woods. Variety ha riportato in esclusiva la notizia a dicembre, annunciando l’acquisizione della serie da parte di Netflix. La serie è basata sull’omonimo romanzo di Liz Moore, Dio dei Boschi, edito in Italia da NN Editore.

Secondo la sinossi ufficiale, la serie è descritta come un “dramma multigenerazionale ambientato sui monti Adirondack, che esplora gli oscuri segreti della famiglia Van Laar, le tensioni di classe e i misteri che circondano la scomparsa della tredicenne Barbara Van Laar dal campo estivo di famiglia, a seguito di una precedente tragedia familiare che potrebbe essere collegata. Mentre passato e presente si scontrano, la ricchezza e l’influenza dei Van Laar si sgretolano, rivelando le conseguenze dannose del privilegio e dell’abuso di potere”.

Maya Hawke interpreterà Judy Luptack. Il personaggio di Judy è descritto come “intelligente e silenziosamente determinata, la prima investigatrice donna nel Bureau of Criminal Investigation, un dipartimento dominato dagli uomini, a cui viene affidato il compito di risolvere la scomparsa di una ragazzina da un campo estivo nello stato di New York”.

Questo ruolo permette a Maya Hawke di mantenere la sua collaborazione con Netflix, dato che in precedenza ha interpretato Robin in Stranger Things. Si è unita al cast nella terza stagione ed è rimasta fino all’episodio finale, andato in onda all’inizio del 2026. Tra gli altri ruoli televisivi di Hawke figurano la miniserie “The Good Lord Bird” al fianco del padre, Ethan Hawke, e la serie “Piccole donne”, adattamento BBC del 2017. Al cinema, è nota per film come C’era una volta a… Hollywood, Asteroid City e Inside Out 2.

Liz Moore sta scrivendo la serie insieme a Liz Hannah, ed entrambe ne sono co-showrunner e produttrici esecutive. Neal H. Moritz e Pavun Shetty sono i produttori esecutivi per Original Film. Sony Pictures Television è lo studio di produzione.

Kristen Stewart interpreterà l’astronauta Sally Ride nella miniserie Amazon The Challenger

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Amazon Prime Video ha ufficialmente dato il via libera a una miniserie su Sally Ride con Kristen Stewart come protagonista. La serie, intitolata The Challenger, era stata annunciata per la prima volta a giugno 2024. È ispirata al libro di Meredith E. Bagby The New Guys. Maggie Cohn (“The Staircase”, “American Crime Story”) sarà autrice, produttrice esecutiva e showrunner.

Kyra Sedgwick e Valerie Stadler saranno produttrici esecutive per Big Swing Productions, dove il progetto è stato inizialmente sviluppato. Anche Bagby sarà produttrice esecutiva, così come Stewart, Dylan Meyer e Maggie McLean con la loro casa di produzione Nevermind. Darryl Frank e Justin Falvey saranno produttori esecutivi per Amblin Television. James Hawes (“Slow Horses”, “Black Mirror”) dirigerà e sarà produttore esecutivo.

“Io, Meredith e Valerie di Big Swing stiamo sviluppando con passione questo progetto dal 2017 e siamo entusiasti di collaborare con Amblin e Amazon MGM Studios”, ha dichiarato Sedgwick. “Non c’è nessuno meglio di Maggie Cohn per dare vita alla complessa storia dello Challenger e della nuova classe di astronauti reclutati dalla NASA all’inizio degli anni ’70, il tutto attraverso gli occhi di un’eroina americana, Sally Ride.”

La sinossi ufficiale di The Challenger:

“‘The Challenger’ racconta l’avvincente storia di uno dei momenti più significativi della storia spaziale, sia gli eventi senza precedenti che hanno portato alla tragedia, sia la sconvolgente indagine che ne è seguita. Mentre i membri della Commissione Rogers del 1986 indagano sui complessi meccanismi interni della NASA per scoprire cosa, o chi, sia stato responsabile del tragico destino dello Challenger, la serie esplora il percorso personale di Sally Ride (Stewart), membro della Commissione. Seguiamo Sally e il resto della variegata Classe di Astronauti del ’78, attraverso i ranghi del programma Shuttle, dal reclutamento e addestramento iniziali, agli alti e bassi professionali e personali, fino allo storico momento in cui Sally ha infranto il soffitto di cristallo diventando la prima donna americana nello spazio.”

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“Il coraggio e la brillantezza di Sally Ride hanno cambiato la storia, e non potevamo immaginare un’attrice più talentuosa di Kristen Stewart per dare vita alla sua storia”, ha dichiarato Peter Friedlander, responsabile della divisione televisiva globale di Amazon MGM Studios. “‘The Challenger’ è una storia stimolante sul superamento delle barriere e siamo entusiasti di collaborare con Big Swing Productions, Amblin Television, Nevermind Pictures, Maggie Cohn e James Hawes per condividerla con il pubblico globale di Prime Video.”

La serie segnerà il primo ruolo televisivo fisso nella carriera di Kristen Stewart. Si è affermata come una delle attrici più popolari della sua generazione grazie ai suoi ruoli in film acclamati come “Spencer” – per il quale ha ricevuto una nomination all’Oscar – così come in “Camp X-Ray”, “Clouds of Sils Maria”, “Seberg”, “Love Lies Bleeding” e molti altri. Ha debuttato alla regia di un lungometraggio nel 2025 con “The Chronology of Water”, presentato in concorso al Festival di Cannes dello stesso anno. Ha raggiunto il successo iniziale con il ruolo da protagonista nella saga cinematografica di “Twilight”.

Tom Cruise in lizza per interpretare il villain nel Miami Vice di Joseph Kosinski

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Possibile ingresso di alto profilo nel cast del reboot di Miami Vice, diretto da Joseph Kosinski e interpretato da Michael B. Jordan e Austin Butler. Secondo le ultime indiscrezioni, Tom Cruise sarebbe in trattative per interpretare l’antagonista del film. Il progetto è prodotto da Michael Mann, che aveva già diretto Cruise nel ruolo di villain in Collateral. Al momento non è stato confermato se sia stata formalizzata un’offerta, ma le riprese del film sono previste per l’estate a Miami.

Nel cast principale, Jordan interpreterà Ricardo Tubbs, mentre Butler vestirà i panni di James “Sonny” Crockett. La sceneggiatura è firmata da Dan Gilroy, basata su una precedente versione di Eric Warren Singer. Il film esplorerà il contesto di Miami negli anni ’80, tra glamour e criminalità, ispirandosi alla serie originale.

Kosinski e Cruise hanno già collaborato in passato in Oblivion e Top Gun: Maverick. Il film ha una data di uscita fissata per il 6 agosto 2027, con ulteriori annunci sul cast attesi nelle prossime settimane.

Dove vedremo prossimamente Tom Cruise?

Tom Cruise si trova nella cosiddetta fase post-Mission: Impossible della sua carriera, il che gli offre la libertà di sperimentare ruoli inediti e sorprendenti. In questa direzione va Digger, la misteriosa satira di Alejandro G. Iñárritu, in cui Cruise apparirà quasi irriconoscibile grazie al trucco prostetico e a un accento del Sud, come anticipato dalle proiezioni test.

The Batman – Parte II: anche Robert De Niro rifiuta il ruolo di Christopher Dent

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Con l’inizio delle riprese di The Batman – Parte II previsto per questa primavera, il cast del sequel ha rapidamente preso forma. Per ora, sembra che l’attenzione sarà concentrata sulla famiglia Dent, con Sebastian Stan nel ruolo di Harvey Dent e Scarlett Johansson che dovrebbe interpretare sua moglie, Gilda.

L’ultimo ruolo importante da assegnare sarebbe quello di Christopher Dent, il padre di Harvey. Non è chiaro quale sarà il contributo di questo personaggio, ma dopo che Brad Pitt, Stellan Skarsgaard e Daniel Craig avrebbero rifiutato la parte, negli ultimi giorni è circolata la voce che il ruolo potrebbe andare a Viggo Mortensen, protagonista de Il Signore degli Anelli.

Anche se consigliamo di prendere questa notizia con le pinze, lo scooper Jeff Sneider sostiene che anche l’icona del cinema Robert De Niro si sia visto offrire il ruolo e lo abbia rifiutato. La star di Quei bravi ragazzi aveva già interpretato Murray Franklin in Joker, quindi non è che sia contrario ai film tratti dai fumetti. Forse questo personaggio semplicemente non lo interessava.

Ad ogni modo, sembra sempre più probabile che i Dent avranno un ruolo importante nel film e forse Due Facce sarà il grande cattivo del sequel di The Batman. Tuttavia, molti fan hanno ipotizzato che il personaggio di Johansson – potenzialmente un mix tra Holiday e Phantas – possa rivelarsi il vero antagonista. Non resta però che attendere conferme ufficiali.

Tutto quello che sappiamo su The Batman – Parte II

The Batman – Parte II è uno dei film più attesi del nuovo panorama DC, ma il suo percorso produttivo non è stato privo di ostacoli. Inizialmente previsto per ottobre 2025, il sequel diretto da Matt Reeves è stato rinviato al 1° ottobre 2027. I ritardi sono stati giustificati da esigenze legate alla scrittura della sceneggiatura e al calendario riorganizzato della DC sotto la nuova guida di James Gunn e Peter Safran, che stanno ristrutturando l’intero universo narrativo. Nonostante ciò, Reeves ha confermato che le riprese inizieranno nella primavera 2026 e Gunn ha recentemente letto la sceneggiatura, definendola “grandiosa”, un segnale incoraggiante per i fan.

Sul fronte del cast, è confermato il ritorno di Robert Pattinson nei panni di Bruce Wayne/Batman, all’interno dell’universo narrativo alternativo noto come “Elseworlds”, separato dal DCU principale. Dovrebbero tornare anche Jeffrey Wright come il commissario Gordon e Andy Serkis nel ruolo di Alfred. I rumor più insistenti ruotano attorno alla possibile introduzione di Hush e Clayface (che avrà inoltre un film tutto suo) come villain principali, anche se nulla è stato ancora ufficializzato. C’è chi ipotizza un ampliamento del focus sulla corruzione sistemica di Gotham, riprendendo i toni noir e investigativi del primo capitolo, con Batman sempre più immerso in un mondo in cui la linea tra giustizia e vendetta si fa sottile.

Per quanto riguarda la trama, le indiscrezioni suggeriscono un’evoluzione psicologica per Bruce Wayne, alle prese con le conseguenze delle sue azioni e un Gotham sempre più caotica, anche dopo gli eventi della serie spin-off The Penguin con Colin Farrell (anche lui probabile membro del cast). Alcune fonti parlano di un possibile scontro morale con Harvey Dent, figura ambigua per eccellenza, o di un Batman costretto a confrontarsi con i limiti del suo metodo. Al momento, tutto è però ancora avvolto nel riserbo, ma la conferma della sceneggiatura completa e approvata lascia ben sperare per l’inizio delle riprese entro l’autunno e per un sequel che promette di essere ancora più cupo, ambizioso e introspettivo.

Reeves spera naturalmente che il suo prossimo film su Batman abbia lo stesso successo del primo. The Batman del 2022 ha avuto un’ottima performance al botteghino, incassando oltre 772 milioni di dollari in tutto il mondo e ottenendo un ampio consenso da parte della critica. Queste recensioni entusiastiche sono state portate avanti nella stagione dei premi, visto che il film ha ottenuto quattro nomination agli Oscar. Nel frattempo, Reeves ha espanso la serie DC Elseworld con la già citata serie spin-off di Batman, The Penguin, disponibile su Sky e NOW, per l’Italia.

L’uscita di The Batman – Parte II è ora prevista per il 1 ottobre 2027.

La Ruota del Tempo: in sviluppo nuovi film, serie animate e videogiochi

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Sono in cantiere una serie di nuovi progetti basati sui romanzi fantasy La Ruota del Tempo di Robert Jordan, a cura della società titolare dei diritti iwot Studios e di Thomas Vu, produttore di “Arcane” ed esperto di “League of Legends” di Riot Games. Grazie a una nuova partnership produttiva tra iwot, Vu e la società di media di Anthony Borquez, Initiate Entertainment, i due collaboreranno con il CEO di iwot Studios Rick Selvage e il direttore operativo Larry Mondragon (entrambi produttori della serie TV live-action di Amazon, ora cancellata) per sviluppare e produrre un nuovo videogioco, lungometraggi animati e una nuova serie televisiva animata basata su questo franchise.

iwot ha confermato a Variety che questi progetti di Vu sono “distinti” e aggiuntivi rispetto ai film di La Ruota del Tempo precedentemente annunciati, tra cui il lungometraggio in 3D “The White Tower” e il film live-action della regista Kari SkoglandAge of Legends”, nonché i videogiochi RPG AAA open-world che iwot Studios sta attualmente sviluppando presso iwot Games Montréal.

Questi nuovi progetti, che seguono la recente annunciazione della piattaforma di joint venture di iwot Studios con Framestore, rappresentano gli ultimi tasselli della strategia transmediale a lungo termine di iwot per La Ruota del Tempo dopo la cancellazione della serie TV live-action da parte di Amazon lo scorso maggio.

Precedentemente a capo del reparto creativo e del franchise IP presso Riot Games, creatrice di “League of Legends”, Vu è noto soprattutto per aver plasmato il popolarissimo videogioco online, che vanta oltre 100 milioni di giocatori attivi al mese, e un franchise che spazia dagli eSport alla musica, dai giochi alla televisione. Vu è stato anche produttore esecutivo di “Arcane” di Netflix, una serie animata acclamata dalla critica e adattamento del videogioco.

Vedo un’enorme opportunità nell’espandere ‘La Ruota del Tempo’ in esperienze narrative completamente autentiche, integrate, interattive e animate”, ha affermato Vu. “La profondità della mitologia fornisce una base per una crescita sostenuta e multipiattaforma del franchise”.

Thomas ha costantemente dimostrato la capacità di trasformare mondi narrativi in franchise di intrattenimento globali”, ha affermato Rick Selvage, CEO di iwot studios. “Il suo background all’incrocio tra narrazione, tecnologia e architettura dei franchise lo rende particolarmente adatto ad aiutare ad espandere ‘La Ruota del Tempo’in nuovi formati immersivi. Non vediamo l’ora di lavorare a stretto contatto con Thomas e Anthony per portare il prossimo capitolo di ‘La Ruota del Tempo’ al pubblico di tutto il mondo”.

Spider-Man: Brand New Day, trailer da record con 718 milioni di visualizzazioni!

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I film di Spider-Man con Tom Holland costituiscono uno dei franchise di maggior successo dell’Universo Cinematografico Marvel. Dopo due film di grande successo, Marvel e Sony hanno aperto le porte del multiverso per far incontrare lo Spider-Man di Holland con le versioni dell’eroe Marvel interpretate da Tobey Maguire e Andrew Garfield. Spider-Man: No Way Home del 2021 ha sfiorato l’impressionante traguardo dei 2 miliardi di dollari, senza contare la Cina.

Cinque anni dopo, mentre il cast di Spider-Man: Brand New Day non sembra riportare in scena gli Spider-Man del multiverso, l’eroe dell’MCU interpretato da Holland avrà la compagnia del Punisher di Jon Bernthal e dell’Hulk di Mark Ruffalo per combattere minacce come lo Scorpion di Michael Mando e molte altre. Tutti questi personaggi e la lunga attesa per un nuovo film di Spider-Man hanno fatto salire alle stelle l’attesa, e ora è possibile misurarla.

Secondo Sony, sulla base dei dati della società di ricerche di mercato WaveMetrix, il primo trailer di Spider-Man: Brand New Day ha totalizzato 718,6 milioni di visualizzazioni, diventando il trailer cinematografico più visto in 24 ore di tutti i tempi. Il prossimo film di Spider-Man ha completamente polverizzato il precedente record, che apparteneva anch’esso a un film dell’MCU, Deadpool & Wolverine, con 365 milioni di visualizzazioni.

Interpellata da ScreenRant, la Marvel ha confermato che i dati di visualizzazione provengono dal trailer completo, non dalle clip condivise dai fan il giorno prima sui social media.

Il record del trailer principale di Spider-Man: Brand New Day diventa ancora più impressionante se confrontato con il film di Spider-Man di Tom Holland di maggior successo fino ad oggi. Spider-Man: No Way Home ha totalizzato 355,5 milioni di visualizzazioni in 24 ore. Si tratta di meno della metà di quanto ha raggiunto dal nuovo film nello stesso periodo. Considerando gli incassi al botteghino di No Way Home pari a 1,92 miliardi di dollari, il film del 2026 potrebbe tranquillamente raggiungere la soglia dei 2 miliardi di dollari.

Con il lancio del trailer cinematografico più grande di tutti i tempi, Spider-Man: Brand New Day sta dunque per arrivare a dare una spinta alle possibilità di incassi al botteghino della Marvel Studios dopo un 2025 deludente. La serie ha pubblicato tre film l’anno scorso, con il titolo di maggior incasso che è stato I Fantastici Quattro: Gli Inizi con 521,8 milioni di dollari. Seguono Captain America: Brave New World con 415,1 milioni di dollari e Thunderbolts* con 382,4 milioni di dollari.

Il fatto che il trailer di Spider-Man: Brand New Day sia stato il più visto di tutti i tempi nelle prime 24 ore aumenta le possibilità che l’MCU possa non solo avere due film che superino il miliardo di dollari nel 2026 — contando anche Avengers: Doomsday di dicembre — ma potenzialmente due che superino la soglia dei 2 miliardi di dollari.

Sebbene sia ancora troppo presto per dirlo, i dati mostrano che c’è un enorme interesse per altre avventure di Peter Parker interpretato da Tom Holland. Ora, spetta al nuovo film mantenere le promesse e, se avrà lo stesso successo del trailer, allora Marvel e Sony potranno festeggiare una grande vittoria.

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L’Ultima Missione: Project Hail Mary, spiegazione del finale: Ryland Grace sopravvive e riesce a tornare sulla Terra?

Chi conosce bene i romanzi di Andy Weir, sa che L’ultima missione: Project Hail Mary prosegue la tradizione dello scrittore di gettare persone intelligenti in una situazione impossibile e poi usare la scienza per aiutarle a trovare un modo per sopravvivere. Sia il romanzo di Weir che l’adattamento cinematografico mettono a dura prova il loro protagonista, Ryland Grace.

Nel film, il geniale insegnante, interpretato magistralmente da Ryan Gosling, viene coinvolto in uno sforzo internazionale per cercare di salvare il sole da una strana forma di vita chiamata Astrofago che ne sta prosciugando l’energia e minacciando tutta la vita sulla Terra. Gosling aiuta a ideare un piano che porterà tre scienziati a dirigersi verso Tau Ceti in una missione suicida per scoprire perché sembra essere l’unico sistema solare vicino al nostro a non essere oscurato a causa dell’Astrofago.

Lungo il cammino incontra un alieno – e la vera star del film – che chiama Rocky, che si trova a Tau Ceti per lo stesso motivo. Anche la stella del suo pianeta natale sta morendo a causa dell’Astrofage. Ne conseguono una serie di peripezie scientifiche che portano Grace e Rocky a essere catapultati tra le stelle in un’avventura caleidoscopica per salvare i loro mondi. Ma come finisce e cosa significa tutto questo? Ecco tutto quello che c’è da sapere.

L'Ultima Missione: Project Hail Mary
Ryan Gosling in L’Ultima Missione: Project Hail Mary. Jonathan Olley © 2026 Amazon Content Services LLC. All Rights Reserved.

Spiegazione del finale di Project Hail Mary

Verso la metà del film, Grace e Rocky si rendono conto che il motivo per cui Tau Ceti non sembra essere colpito dall’Astrofage nello stesso modo del loro pianeta è che il pianeta su cui l’Astrofage si reca per riprodursi ospita anche forme di vita microscopiche. E queste forme di vita microscopiche si nutrono dell’Astrofage, impedendogli di riprodursi in modo incontrollato e causando l’attenuazione della luce del sole del pianeta.

Grace e Rocky partono alla ricerca di alcune di queste forme di vita microscopiche da Tau Ceti per usarle per nutrirsi dell’Astrofage che sta uccidendo le stelle nei rispettivi sistemi solari. Così, escogitano un piano che prevede la costruzione di un’enorme catena per raccogliere campioni di Taumoeba, come li chiama Grace, senza che quest’ultima debba avvicinare troppo la nave Hail Mary al pianeta.

Naturalmente, il piano va a monte a causa di una perdita nel serbatoio del carburante della Hail Mary, che fa entrare la nave in una spirale incontrollata e fa perdere i sensi a Grace. Rocky, la cui atmosfera è drasticamente diversa dalla nostra, esce dalla sicurezza della sua bolla per salvare Grace e la loro missione.

Con Rocky gravemente ferito e privo di sensi, Grace si impegna a portare a termine la missione studiando i campioni di Taumoeba appena raccolti. Trova un modo per riprodurli in quantità sufficiente a controllare la popolazione di Astrofagi che sta distruggendo il sole, e anche come renderli resistenti agli alti livelli di azoto su Venere, dove si riproducono.

Grace utilizza quindi i progetti creati da Rocky e lo stesso materiale di xenonite di cui è composta la nave di Rocky, insieme a tutta la sua tecnologia, per costruire dei contenitori in cui custodire il prezioso e pericoloso Taumoeba, pronto per il suo ritorno a casa. Fortunatamente, Rocky si risveglia guarito dalle ferite e i due festeggiano il successo della missione prima di prepararsi a separarsi per sempre, in una delle scene più emozionanti del film.

È durante questo viaggio di ritorno, dopo che Grace e Rocky si sono salutati, che Grace si rende conto di un problema cruciale. Il Taumoeba può facilmente uscire dai contenitori di xenonite costruiti da Rocky. E quando fugge, si dirige dritto verso la sua fonte di cibo preferita: l’Astrofago.

L’Astrofago non si limita a oscurare il sole. È anche la fonte di energia che alimenta l’Hail Mary. Nutrendosi, l’Astrofago crea un’enorme quantità di energia che poi rilascia, permettendogli di spingere la nave nello spazio. “Sfreccia e si muove”, come dice uno dei personaggi.

Inutile dire che il Taumoeba che consuma tutto il carburante della Hail Mary sarebbe una pessima notizia. Per fortuna, Grace riesce a contenere rapidamente la perdita sulla Hail Mary. Tuttavia, si rende conto che la nave di Rocky è interamente fatta di xenonite, il che significa che non ci sarà modo di impedire al Taumoeba di fuggire, lasciando Rocky bloccato e vulnerabile agli alti livelli di radiazioni.

L'ultima missione - Project Hail Mary
L’ultima missione: Project Hail Mary – COrtesia di SONY

Grace ha abbastanza carburante per tornare a casa con i campioni di Taumoeba oppure può inviarli sulla Terra con le quattro sonde, ognuna chiamata come uno dei Beatles, e poi usare il carburante rimanente per salvare Rocky. Ovviamente, sceglie la seconda opzione.

Grace raggiunge Rocky appena prima che sia troppo tardi, ricongiungendosi al suo vecchio amico in tempo per salvarlo. I due si dirigono verso Eridani, il pianeta natale di Rocky, per salvare il suo sole, mentre i quattro Beatles tornano sulla Terra per salvare il nostro.

Nel corso del film, mentre Grace ricostruisce la sua memoria dopo l’amnesia causata dal coma, un’informazione cruciale gli sfugge: perché si è ritrovato a far parte dell’equipaggio di Hail Mary. L’equipaggio di tre persone, un pilota, un ingegnere e uno scienziato, era stato selezionato appositamente e tutti sapevano che si trattava di una missione di sola andata. Solo che un incidente uccise entrambi.

L’ufficiale scientifico e il suo supporto lasciano Grace come unica persona con le conoscenze necessarie per portare a termine con successo la missione. Il problema è che lui ha detto di no. Ma per la leader della missione, Eva Stratt, dire di no non era un’opzione, e lo drogò e lo fece imbarcare sulla Hail Mary, convinta che fosse l’ultima e unica speranza dell’umanità.

Solo ora, mentre sacrifica il proprio ritorno sulla Terra per salvare Rocky, si rende conto che lei aveva ragione.

Nel frattempo, Stratt e il suo team di scienziati internazionali recuperano le quattro sonde inviate da Grace e si mettono al lavoro con la Taumeoba per salvare il Sole. La vediamo in viaggio verso una base remota dove sono custoditi i campioni, mentre guarda uno degli ultimi diari di bordo di Grace, in cui lui ammette che lei aveva ragione: era la persona più adatta per la missione.

Project Hail Mary
Project Hail Mary

Ryland Grace sopravvive e torna sulla Terra?

L’epilogo del film è ambientato 16 anni dopo e mostra Grace che vive in un enorme habitat costruito da Rocky che gli permette di sopravvivere su Eridani. L’habitat crea un clima artificiale, controlla la temperatura dell’acqua del mare e persino provoca la formazione della nebbia, permettendo a Grace di vivere comodamente sul pianeta natale di Rocky.

Rocky dice a Grace che l’Ave Maria è pronta per il suo ritorno sulla Terra. Grace ci pensa un attimo, prima di dire a Rocky che ci rifletterà. Grace si reca quindi in un breve tragitto verso un’aula improvvisata sulla spiaggia, dove trova una stanza piena di piccoli Rocky pronti e desiderosi di imparare dal loro strano nuovo insegnante.

È un momento che chiude il cerchio: vediamo Grace di nuovo nel suo elemento, quello di insegnante, dopo aver intrapreso questo incredibile viaggio attraverso l’universo. Lungo il cammino trova un amico, per il quale è disposto a essere coraggioso. Ed è in questa amicizia, fulcro del film, che si trova la soluzione per salvare il mondo.

Sebbene il ritorno di Grace sulla Terra rimanga ambiguo, il film si conclude con una nota ottimistica e piena di speranza. Una nota che suggerisce che il legame tra Grace e Rocky non è la fine del viaggio, ma l’inizio.

Hannah Montana 20th Anniversary Special: il trailer!

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Hannah Montana 20th Anniversary Special: il trailer!

È disponibile il trailer ufficiale dell’attesissimo Hannah Montana 20th Anniversary Special, che arriverà su Disney+ in Italia e su Hulu negli Stati Uniti da martedì 24 marzo, esattamente vent’anni dopo il debutto della serie originale su Disney Channel.

Hannah Montana 20th Anniversary Special è una lettera d’amore ai fan piena di sentimento e nostalgia. Nel corso di un’intervista esclusiva e approfondita, condotta da Alex Cooper, Miley Cyrus ripercorre i momenti più memorabili. Gli spettatori assisteranno inoltre a un dietro le quinte con filmati d’archivio, volti familiari, ospiti a sorpresa e una speciale esibizione di Miley Cyrus.

Lo speciale è prodotto da HopeTown Entertainment e Unwell Productions. Ashley Edens è la showrunner, mentre Miley Cyrus, Tish Cyrus-Purcell, Alex Cooper e Matt Kaplan sono gli executive producer. Cooper sarà anche conduttrice dello speciale, guidando i fan di Hannah Montana attraverso la nostalgica e attesissima celebrazione dell’anniversario.

In vista dello speciale, i fan possono rivivere su Disney+ i loro momenti preferiti con Miley con la Collezione Hannah Montana, che include le quattro stagioni di Hannah MontanaHannah Montana: The Movie Hannah Montana and Miley Cyrus: The Best of Both Worlds Concert. A dimostrazione della duratura popolarità del franchise, il catalogo Hannah Montana ha totalizzato finora più di mezzo miliardo di ore di streaming a livello globale su Disney+.

Le paludi della morte: la spiegazione del finale del film

Le paludi della morte: la spiegazione del finale del film

Le paludi della morte (2011), diretto da Ami Canaan Mann, è un thriller investigativo cupo e atmosferico che si inserisce nel filone dei crime ispirati a casi reali. Il film, presentato in concorso alla Festival di Venezia, attira l’attenzione per il suo tono realistico e per la costruzione di una tensione progressiva legata a una serie di omicidi nelle zone paludose del Texas. La regia di Mann, figlia del celebre Michael Mann, richiama in parte le atmosfere cupe e analitiche del cinema paterno, pur mantenendo un approccio più essenziale e focalizzato sui personaggi.

Il film vanta un cast di rilievo, guidato da Sam Worthington e Jeffrey Dean Morgan nei ruoli dei due detective protagonisti, affiancati da Jessica Chastain e Chloe Grace Moretz. Le interpretazioni contribuiscono a delineare un racconto teso e drammatico, in cui la componente investigativa si intreccia con quella psicologica. La storia è ispirata a eventi realmente accaduti, in particolare ai cosiddetti “Texas Killing Fields”, conferendo al film un ulteriore livello di inquietudine e autenticità che rafforza il senso di pericolo e impotenza che permea la narrazione.

Per tematiche e struttura, Le paludi della morte può essere accostato ad altri thriller investigativi basati su serial killer e ambientazioni isolate, come Zodiac di David Fincher o Seven, così come a opere più recenti come Prisoners di Denis Villeneuve. Tuttavia, il film di Mann si distingue per il forte legame con il territorio e per un senso di indagine incompleta, che riflette la complessità dei casi reali a cui si ispira. Nel resto dell’articolo verrà proposta una spiegazione del finale, chiarendo come la conclusione del film si rapporti ai temi della giustizia, della perdita e dell’irrisolto.

Le paludi della morte cast

La trama di Le paludi della morte

Il film narra le vicende legate al ritrovamento del cadavere di una ragazzina nei pressi della cittadina di Texas City. Il corpo della vittima viene rinvenuto nelle paludi della zona costiera, vicino le raffinerie del petrolio, ed è solo l’ultimo di una lunga e terribile serie di omicidi irrisolti che vedono sempre coinvolte giovani donne violentate e mutilate. Ad occuparsi del caso vi è Mike Souder, giovane poliziotto texano. Considerata la gravità della situazione, però, gli verrà affiancato un agente del FBI proveniente da New York, Brian Heigh. Mentre i due lavorano al fine di trovare indizi, Mike decide di occuparsi anche di Anne, la quale potrebbe facilmente essere una prossima vittima.

La giovane è infatti un’adolescente disadattata che ha passato gran parte della sua vita in riformatorio. Figlia di una prostituta, Anne sembra essere un soggetto ideale per l’assassino. Mike inizia a sviluppare un certo affetto nei confronti della giovane, diventando per lei protettivo come un padre. Nel momento in cui Anne scompare come temuto, i due agenti dovranno intraprendere una corsa contro il tempo al fine di scoprire l’identità dell’assassino e salvare la ragazza prima che possa essere troppo tardi. Sarà a quel punto che Mike scoprirà quanto possa essere pericoloso legarsi ad una potenziale vittima.

La spiegazione del finale del film

Il terzo atto si concentra sull’escalation violenta che segue il rapimento di Anne, evento che segna il punto di svolta definitivo dell’indagine. Brian, profondamente coinvolto nella protezione della ragazza, si trova improvvisamente impotente, mentre Mike tenta di chiudere il cerchio sui sospetti individuati. L’azione si intensifica con un inseguimento che porta a una fuga caotica e sanguinosa, durante la quale uno dei sospettati uccide l’altro, lasciando i detective con più domande che risposte. L’atmosfera si fa sempre più tesa e disorientante, riflettendo la complessità del caso e la difficoltà di distinguere verità e apparenza.

La svolta arriva quando Mike e Brian ritrovano Anne ancora viva nelle paludi, riuscendo a farla soccorrere. Tuttavia, la vera rivelazione giunge poco dopo, quando Brian scopre che i responsabili non sono i sospetti iniziali, ma il fratello della ragazza e un cliente della madre. Lo scontro finale si consuma nella casa di Anne, dove i criminali si rifugiano. Mike interviene con rinforzi, dando luogo a una sparatoria violenta che culmina con la morte degli assassini e della madre. La vicenda si chiude con la sopravvivenza di Anne e con Brian gravemente ferito ma vivo.

Sam Worthington in Le paludi della morte

 

Il finale evidenzia la natura ingannevole dell’indagine e la difficoltà di individuare il male in un contesto sociale degradato. La scoperta che i veri colpevoli appartengono alla cerchia più intima della vittima sottolinea il tema della violenza nascosta, radicata nella quotidianità. Mike e Brian affrontano una verità che mette in discussione le loro certezze investigative, mostrando come il pericolo non provenga sempre da figure esterne o facilmente identificabili. La risoluzione del caso assume così una dimensione amara, in cui la giustizia arriva, ma non porta consolazione.

Questo epilogo porta a compimento i temi della fragilità sociale e dell’impotenza delle istituzioni di fronte a dinamiche familiari e comunitarie compromesse. Il percorso dei due detective riflette una trasformazione reciproca, con Mike che sviluppa maggiore consapevolezza e Brian che si confronta con i propri limiti emotivi. Il salvataggio di Anne rappresenta un barlume di speranza, ma è accompagnato dalla consapevolezza del trauma subito e delle perdite irreversibili. Il film suggerisce che la verità può emergere, ma spesso troppo tardi per evitare le conseguenze più tragiche.

Le paludi della morte lascia allo spettatore una riflessione sulla violenza sistemica e sull’ambiguità morale del contesto in cui si sviluppa. Il racconto mette in luce come il male possa proliferare in ambienti segnati da abbandono e paura, dove il silenzio collettivo diventa complice. La sopravvivenza di Anne e quella di Brian offrono una parziale chiusura, ma non cancellano il senso di inquietudine che attraversa il film. Il messaggio finale evidenzia la difficoltà di ottenere una vera giustizia in un mondo dove le radici del crimine sono profonde e spesso invisibili.