Sulla trama di Tenet vige ancora il più assoluto mistero, e quasi sicuramente nulla verrà rivelato sulla storia del nuovo attesissimo film di Christopher Nolan fino a quando non arriverà il fatidico giorno del debutto in sala. I film di Nolan sono sempre stati avvolti da un’aura di segretezza, e la Warner Bros. non ha cambiato strategia neanche per l’ultima fatica dell’acclamato regista, che già promette di essere ancora più complessa dei precedenti Inception e Interstellar.
Adesso però, in una recente intervista con GQ, Robert Pattinson si è inaspettatamente sbottonato a proposito della trama, confermando che dettaglio sul film che – a questo punto – contraddice quanto spifferato dal web negli ultimi mesi. In base a ciò che sappiamo (e che abbiamo avuto modo di vedere grazie al primo trailer ufficiale), Tenet sarà ambientato nel mondo dello spionaggio internazionale, con i protagonisti che dovranno impegnarsi per evitare lo sviluppo di un evento catastrofico su scala mondiale.
A lungo si è parlato del fatto che nel film ci sarebbero stati anche dei viaggi nel tempo, ma è stato proprio Pattinson a rivelare che non sarà così. Il nuovo Batman cinematografico, infatti, non ha soltanto ribadito – al pari del collega Michael Caine – di non sapere effettivamente quale sia la trama del film, ma anche specificato che non ci sarà alcun viaggio nel tempo: “Il mio personaggio non è un viaggiatore del tempo. In realtà, non ci sono proprio viaggi nel tempo. È l’unica cosa che sono autorizzato a dire”, ha spiegato divertito Pattinson.
Anche se potrebbe non esserci un viaggio nel tempo nel senso più letterale del termine, è innegabile da quei pochi indizi sulla trama a nostra disposizione che, in un modo o nell’altro, Tenet giocherà molto a mescolare le coordinate spazio-temporali. Un libro interamente dedicato al backstage della pellicola – già disponibile per il pre-order su Amazon – ha anticipato che il film racconterà una “Guerra Fredda quantica”.
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Tenet, il nuovo film di Christopher Nolan, vede protagonista John David Washington insieme a Robert Pattinson e Elizabeth Debicki.
Con Tenet, i fan stanno pensando che la fine di Inception è stata reale, non si sia trattato di un sogno, e che ora vedremo la storia di quei bambini, espandendo così l’universo di Inception, consentendo anche l’esplorazione di nuovi temi e nuove storie. Come ipotizzato da The Hollywood Reporter, Tenet potrebbe rivelare che la tecnologia dei sogni sviluppata per i militari in Inception è andata ancora oltre, o è stata sviluppata in qualcosa di ancora più pericoloso, questa volta permettendo alle missioni di spionaggio di non funzionare nel regno dei sogni ma di attraversare tempo.
Forse gli eventi di Inception hanno avuto conseguenze terribili e impreviste, portando la prossima generazione a dover affrontare proprio quei cambiamenti.
È possibile, anzi probabile, che Tenet sia completamente scollegato da Inception. Una delle cose che rende così affascinante il film del 2012 è il finale ambiguo, dato che i fan possono decidere da soli se il ritorno a casa di Dom nella sua famiglia è reale o è un sogno. Se Tenet fosse davvero un sequel di Inception, potrebbe risolvere questa ambiguità. Ma per ora si tratta solo di congetture.
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Protagonisti di Tenet oltre ai già citati Robert Pattinson e John David Washington ci sono anche Elizabeth Debicki, Michael Caine, Kenneth Branagh, Dimple Kapadia, Aaron Taylor-Johnson e Clémence Poésy. Il film, il primo lungometraggio di Nolan dal 2017, anno di Dunkirk, viene descritto come un’epica storia action che si svolge nel mondo dello spionaggio internazionale. Il regista ha scritto la sceneggiatura da un’idea originale e le riprese in sette paesi sono ora in corso.
Il film, il primo lungometraggio di Nolan dal 2017, anno di Dunkirk, viene descritto come un’epica storia action che si svolge nel mondo dello spionaggio internazionale. Il regista ha scritto la sceneggiatura da un’idea originale e le riprese in sette paesi sono ora in corso. Lo studio ha già fissato la data di uscita per il 17 luglio 2020. Nolan ed Emma Thomas producono, con Thomas Hayslip produttore esecutivo. Il team di Tenet include il direttore della fotografia di Dunkirk Hoyte van Hoytema (girato in un mix di Imax e 70mm) e la montatrice Jennifer Lame, lo scenografo Nathan Crowley, il costumista Jeffrey Kurland e il supervisore del VFX Andrew Jackson.















Favolacce è
un’opera di grandissima bellezza, in cui i D’Innocenzo costruiscono
ogni inquadratura con una cura certosina, disponendo nello spazio
dello schermo un piccolo racconto per ogni frame, con un’eleganza
formale frutto sicuramente di studio ma anche di talento e di una
sensibilità che emerge in maniera cristallina nelle inquadrature
affettuose e carezzevoli, sui protagonisti più piccoli.




























Come già anticipato
nell’articolo che parla delle differenze tra libro e film de
Le Due Torri, è chiaro che anche qui ci
sono alcune cose che cambiano. Infatti il secondo libro della
trilogia termina con Frodo prigioniero degli orchi, dopo essere
stato punto da Shelob, Sam da solo, con l’Anello fuori alle porte
di Minas Morgul, mentre, dall’altro lato della Terra di Mezzo,
Aragorn, Legolas e Gimli, con Gandalf, si sono ricongiunti con
Merry e Pipino trai relitti di Isengard.
Il lavoro che Peter
Jackson fa nel costruire la rivalità tra Sam e Gollum, come
rappresentati di due accompagnatori complementari per Frodo, è
davvero mirabile, imbastendola sin dall’inizio. Nel libro, però,
Sam non si separa mai da Frodo, mentre nel film Gollum trama contro
lo “hobbit grasso” per separarlo da Frodo, e alla fine ci riesce,
tanto che Frodo si avventura da solo nella tana di Shelob e lì
viene ferito.
Nei romanzi c’è un intero
capitolo, alla fine de Le Due Torri, dedicato all’incontro della
compagnia con Saruman. Sembra strano a pensarci, ma in realtà è la
prima volta che incontriamo lo stregone votato al male nei libri,
perché le altre volte era stato solo evocato nei racconti. Nel film
lo vediamo sulla sua fortezza, Gandalf gli distrugge il bastone,
tuttavia lo vediamo anche assassinato da Grima Vermilinguo. La
caduta di Saruman dalla torre, causa anche la caduta del palantir
che viene raccolto da Pipino.
Il romanzo parte con
Theoden alla guida dei Rohirrim in marcia verso Gondor, con
Aragorn, Legolas, Gimli e Merry nelle sue schiere, mentre Gandalf e
Pipino sono andati avanti verso Gondor. Durante la traversata, i
Dunedain si uniscono all’esercito e suggeriscono ad Aragorn di
percorrere la strada del suo, verso la roccia nera di Erech, dove
c’è l’esercito dei morti che infranse un giuramento fatto a
Isildur. Quest’esercito maledetto risponderà solo alla chiamata del
vero re, per sfuggire alla sua condanna. Aragorn intraprende così
il cammino verso sud e indossa lo stemma di Gondor, l’albero
bianco, uno stemma ricamato da Arwen stessa che lo renderà
riconoscibile in quanto legittimo re agli occhi dei re dei
morti.
La battaglia nei campi
del Pelennor è più o meno simile nell’adattamento cinematografico
de Il Signore degli Anelli: Il Ritorno del Re, tuttavia la sequenza
successiva del romanzo si concentra molto sul potere di guarigione
del re Aragorn. A questo punto della storia, sia nel romanzo che
nel film, Aragorn ha abbracciato il suo destino, e si rivela in
quanto erede di Isildur. Lo fa confrontandosi con Sauron nel
palantir, ma lo fa anche guarendo tutti quelli rimasti feriti
durante la battaglia del Pelennor. In particolare guarisce anche
Faramir, Eowyn e Merry.
L’attraversamento della
terra di Mordor da parte di Frodo e Sam è più o meno simile tra
libro e film, tuttavia c’è un piccolo dettaglio che differisce.
Quando, quasi alla voragine del Fato, Gollum raggiunge di nuovo gli
hobbit, aggredisce prima Sam, poi Frodo indossa l’Anello e
sparisce. Gollum aggredisce Frodo invisibile e gli stacca l’Anello
dal dito.
In molti pensano che il
finale del Il Signore degli Anelli: Il Ritorno del Re sia troppo
lungo, o meglio che comprenda troppi momenti conclusivi, troppi
finali. La verità è che il romanzo ne contiene anche di più, perché
Tolkien ha dato spazio e un lieto fine a tutti i suoi
personaggi.
Alla fine di questo viaggio
tra i fotogrammi e le pagine, anche a distanza di un ventennio, si
può affermare senza ombra di dubbio che il lavoro di Peter
Jackson sul romanzo di Tolkien, con cambiamenti tagli e
aggiustamenti, è stato un prezioso percorso che ha ridato
visibilità ad una delle opere più importanti del ‘900, regalando a
più di una generazione il fascino del fantasy senza tempo.



