Alla fine della visione del pilot di questa miniserie in sette episodi creata dallo sceneggiatore di successo Steve Conrad (The Weather Man, La ricerca della felicità, Wonder) non risulta chiarissimo cosa si è appena visto. Cos’è? DTF St. Louis? Una serie true-crime? Una commedia di costume? Un dramma romantico? In fondo è tutto questo, pur non cercando realmente di esserlo.
Qual è il genere di DTF St. Louis? Impossibile rispondere
Dietro qualsiasi possibile etichettatura dentro un genere, questo show vuol prima di tutto raccontare cosa significhi essere una persona comune, con le proprie fragilità, le imperfezioni, le frustrazione e perchè no? anche i lati oscuri. Il trio di protagonisti che compone l’ossatura emotiva del progetto e intorno al quale ruota l’intera vicenda di tradimento, passione e crimine, viene sviluppato in maniera talmente precisa e veritiera da risultare in un primo momento addirittura respingente. Non è certamente un personaggio con cui entrare in empatia Clark Forrest (Jason Bateman), l’uomo delle previsioni più famoso della cittadina. In fondo non lo è neppure il suo amico Floyd (David Harbour), gigante impacciato e sornione che si lascia irretire dall’altro a tentare una app di appuntamenti per sesso extraconiuale. E certamente non è una donna irreprensibile Carol (Linda Cardellini), moglie di Floyd che sembra puntare la propria attenzione su Clark…
Bisogna finire almeno il
secondo episodio per iniziare a comprendere, anzi meglio ancora ad
esperire, la precisione di questa serie che mette in scena
psicologie capaci di esprimere magnificamente la complessità
dell’essere una persona del tutto comune. Quello che i personaggi
vivono, provano, subiscono, quello che capita loro non si allontana
di un millimetro da quello che accade o potrebbe accadere a tutti
noi in una giornata qualsiasi. DTF St. Louis sviluppa una
poetica della meschinità che episodio dopo episodio si rivela
impossibile da dimenticare. Ed è per questo che invece si iniziano
a comprendere sempre più nel profondo Clark, Floyd e Carol, ad
amarli specialmente quando ci lasciano entrare nel loro mondo fatto
di ipocrisia ma anche di amore, pur se espresso in maniera non
sempre condivisibile. Si tratta di uno show che vuole raccontare la
finitezza umana senza giudicare, al contrario mostrando con
compassione che la strada per i nostri propri inferni personali è
realmente lastricata di buone intenzioni, di piccoli errori che
portano a grandi conseguenze, di pigrizia mentale che può condurre
a guardare dentro l’abisso.
DTF St. Louis non avrebbe assolutamente potuto ottenere un tale livello di potenza espressiva senza il suo cast encomiabile. A guidare questo gruppo di attori troviamo Jason Bateman, il quale da anni ha cominciato a esplorare con risultati fin troppo sottovalutati il lato malinconico dei suoi personaggi più leggeri. L’attore in questo caso ha accostato questo suo stile di recitazione a quello più drammatico sviluppato principalmente attraverso la serie Ozark, regalando al suo Clark Forrest una serie di sfumature che ipnotizzano soprattutto perché spesso si contraddicono. Accanto a lui David Harbour è semplicemente commovente: un interprete che getta anima e corpo dentro un personaggio che possiede un nucleo di purezza rinchiuso dentro un involucro di di debolezze e incertezze. E lo fa con un coraggio e una sensibilità ammirevoli. Come “terzo incomodo” c’è una Linda Cardellini lontana dalla sua comfort zone, che disegna una femme fatale spigolosa ma anche talvolta dolcisisma. A completare lo schieramento di attori preziosi Richard Jenkins e Joy Sunday nei ruoli dei detective che devono far luce sul crimine commesso, più la partecipazione straordinaria (ed efficace) di Peter Sarsgaard.
Ci sentiamo di predire
che non troverà il consenso unanime di critica e pubblico, DTF
St.Louis: è una miniserie troppo precisa e impietosa nell’esporre
il lato oscuro e banale della dimensione umana. C’è troppa
desolazione del vivere comune in questi personaggi e nelle loro
vicende. Per amarla, devi realmente accettare di soffrire
osservando questo universo davvero molto, molto vicino al nostro. E
questo non può che mettere a disagio. Sia chiaro, quel disagio che
talvolta è salutare…









































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