Astenersi deboli di cuore: i creativi
Fabio & Fabio tornano al cinema con un film ad
alto tasso adrenalinico! Per la regia di Jacopo
Rondinelli e scritto da Fabio Guaglione,
Fabio Resinaro e Marco Sani, il 6
settembre arriva nelle sale di tutta Italia
“Ride”, primo film girato interamente con Action
Cam, tra il genere thriller, azione ma anche con qualche spunto
horror.
Siamo davanti al futuro del cinema? Senza
dubbio la domanda sorge spontanea: in un mondo dove le fotocamere
degli smartphone filtrano la nostra vita da condividere momento per
momento, in diretta, in ogni angolo della terra, un film girato
solamente con GoPro e droni ci sembra allo stesso tempo normale ma
anche estremamente innovativo. Questo tipo di linguaggio visivo è
all’ordine del giorno parlando di filmati sportivi, ma la trama di
Ride ci porta oltre il mero documentare l’azione in sé, rendendoci
sia spettatori incuriositi che protagonisti della storia
stessa.
Entriamo quindi di prepotenza nelle vite di
Kyle (Ludovic Hughes) e Max (Lorenzo
Richelmy), due riders acrobatici “adrenaline junkie”,
che amano condividere le loro peripezie su Internet in attesa di
una sperata sponsorizzazione della Red Bull o di qualche altro
brand che gli permetterà di rimandare ancora per un po’ le
responsabilità da “adulti”. Un giorno, un misterioso messaggio
firmato Black Babylon, una società fantasma di cui non c’è traccia
da nessuna parte, li invita a partecipare ad una gara segreta di
downhill. Tra dubbi e incertezza c’è una cosa che li convince e che
potrebbe risolvere i loro problemi: il premio in palio di 250,000$
al riders che arriverà per primo. Le regole (ferree) sono state
stabilite, il percorso controllato a distanza da tantissime
fotocamere sparse tra le montagne e i riders pronti a lanciarsi
nella sfida. Ma Kyle e Max capiranno quasi subito una cosa: non
corrono solo per un montepremi, ma corrono per la loro
vita.
Un
cuore che pulsa in sottofondo, prima lento poi veloce quasi
tachicardico, un incessante martello che scandisce la corsa contro
il tempo, un continuo flash di immagini montate alla perfezione,
una musica nelle orecchie che da la carica: il ritmo in Ride è
tutto. E non potrebbe essere altrimenti o il film perderebbe gran
parte del suo fascino: invece incolla lo spettatore allo schermo,
coinvolgendo così tanto nella gara, da farti soffrire, dubitare,
stancare nelle discese a perdifiato e cercare di capire i tanti
misteri, insieme ai suoi due protagonisti. Se non è il vostro
genere, questo vi genererà uno stato di ansia per tutto il film,
altrimenti vi donerà un senso di euforia facendovi sentire al
centro di un video gioco pazzesco pieno di livelli da superare. È
infatti impossibile non pensare a molti video giochi
dell’immaginario anni ’80, citati qui e lì visivamente per tutto il
film, ma anche al recente Ready Player One di Spielberg, nonostante
sia tutt’altro genere di film.
Un progetto ambizioso
quello di Ride, nato dalla creatività di Guaglione
e Resinaro, che dopo “Mine” con
Armie Hammer, film che ha segnato il loro
successo e che li ha anche fatti entrare di diritto nella lista di
creatori italiani che fanno “film poco italiani”, tentano il bis
cambiando però direzione. Se il tema della sopravvivenza ricorda
sempre quello del soldato Hammer in “Mine”, Ride prende spunto più
dal loro primo progetto di autori e supervisori artistici
“True Love”, un thriller psicologico dove, invece
che l’amicizia tra i due riders, veniva messa alla prova la fiducia
in una coppia. Per Ride, non solo ne firmano la sceneggiatura, ma
anche la produzione, la direzione creativa e in parte il montaggio,
che è a cura di Fabio Guaglione e Filippo
Mauro Boni. Un lavoro da ammirare, davvero lungo,
minuzioso e decisamente importante, a giudicare dalla quantità di
angolazioni e fotocamere azionate per ogni singolo ciak: circa 20
fotocamere da far partire tutte insieme, posizionate su gli attori
stessi, ma anche nascoste tra i bellissimi boschi del
Trentino.
Jacopo Rondinelli, già regista
di spot, documentari e videoclip musicali, era senza dubbio la
persona giusta da mettere alla direzione di Ride (suo primo
lungometraggio), perché è innegabile non notare la sinergia
artistica che si è andata a creare con Fabio & Fabio. Anche per
quanto riguarda i protagonisti, si può parlare di persone giuste,
nel posto giusto: Ludovic Hughes e
Lorenzo Richelmy, sono i Kyle e Max perfetti.
Richelmy in particolare, destinato al successo fuori dai confini
dell’Italia dopo il suo Marco Polo di Netflix, riesce a dare al Max la giusta “poker face”,
quel pizzico di follia, ma anche serietà che il ruolo richiede,
oltre che alla prestanza fisica e l’ottimo inglese (la pellicola è
stata infatti girata in lingua inglese ma uscirà nelle nostre sale
doppiata in italiano).
Qualche difetto il film ce l’ha, ad esempio sul
lungo finale poco chiaro e qualche scelta narrativa forse un po’
banale rispetto al contesto così nuovo, e bisognerà vedere come il
film verrà accolto dal pubblico ma è ammirevole tutto il progetto
che è stato costruito intorno alla pellicola da Fabio &
Fabio insieme alla Lucky Red, dal fumetto
al libro, per arrivare domani chissà, oltre che ad un sequel, anche
ad un videogioco e magari un gelato!
Dalla prima all’ultima scena siamo
effettivamente in gioco con Kyle e Max e questo rende
Ride non solo un prodotto decisamente nuovo
ma conferma anche che il cinema italiano è vivo e l’adrenalina
scorre nelle sue vene.