A diversi giorni di distanza dalle
dichiarazioni di Mark Millar che aveva espresso il
desiderio di avere Tessa Thompson come
protagonista del nuovo adattamento di Kick Ass,
arriva la risposta dell’attrice di Thor: Ragnarok che accetta la
proposta.
Su Twitter, la Thompson ha scritto che,
nell’eventualità di un nuovo film sul nuovo personaggio del fumetto
di Miller, lei sarebbe ben lieta di essere la protagonista.
A novembre, Millar ha svelato una
nuova serie a fumetti di Kick-Ass, con cui ha
continuato il successo dei suoi personaggi, oltre a continuare a
lavorare con il cinema, visto che nel 2017 è uscito il secondo
adattamento di Kingsman, da una sua graphic
novel.
Con Kick-Ass,
l’avventura cinematografica è cominciata nel 2008, con la
pubblicazione del primo numero, seguito da altri due capitoli, e da
due adattamenti cinematografici.
Il fumetto che ha esordito a
Novembre vede protagonista Patience Lee, una
veterana con due bambini, che prende il posto di Dave
Lizewkski, e che in New Mexico indossa il costume verde e
giallo per combattere il crimine.
Il primo Kick-Ass,
diretto da Matthew Vaughn del 2010, è stato un
successo e al fianco di Taylor-Johnson e Moretz, ha visto anche la
bellissima interpretazione di Nicola Cage nei
panni di Big Daddy.
Il sequel, del 2013, ha visto invece
nel cast Jim
Carrey, che ha fatto molto parlare di sé per via della
controversa partecipazione al progetto, che a detta sua non si era
rivelato all’altezza delle sue aspettative.
Mentre i cinema si apprestano ad
accogliere Black Panther, il primo cinecomic
Marvel con un protagonista di
colore, da Joe Robert Cole, sceneggiatore presso
la Casa delle Idee, arriva la conferma che lo Studio aveva
intenzione, molto prima di Black Panther, di
portare sullo schermo War Machine, con Don
Cheadle.
Avengers: Infinity
War, Don Cheadle accenna al ritorno di War
Machine
Lo sceneggiatore ha dichiarato
a Complex:
“Avevo scritto una sceneggiatura alla Chinatown e ci siamo
incontrati con la Marvel. A quello stesso incontro mi avevano anche
detto che avrebbero voluto realizzare un film su War Machine. Ho
proposto un’idea e mi avevano dato l’ok per sviluppare il film, ma
poi hanno deciso in base a quello che sarebbe stato Iron Man 3, che
non avrebbero più realizzato il film su War Machine. Ma mi chiesero
comunque se ero interessato a unirmi al loro programma di
sceneggiatori.”
Avengers: Infinity War – la trama
Un viaggio cinematografico senza
precedenti, lungo dieci anni, per sviluppare l’intero Marvel
Cinematic Universe, Avengers: Infinity War di Marvel
Studios porta sullo schermo il definitivo, letale scontro di tutti
i tempi. Gli Avengers e i loro alleati supereroi devono essere
disposti a sacrificare tutto nel tentativo di sconfiggere il
potente Thanos prima che il suo attacco improvviso di
devastazione e rovina metta fine all’universo.
Anthony e Joe
Russo dirigono il film, che è prodotto da
Kevin Feige. Louis D’Esposito,
Victoria Alonso, Michael Grillo e Stan
Lee sono produttori esecutivi. Christopher Markus
& Stephen McFeely hanno scritto la sceneggiatura. Avengers:
Infinity War arriverà nei cinema USA il 4 maggio, dal
25 aprile in Italia.
Avengers: Infinity War trailer ufficiale – i
Vendicatori contro Thanos
Nel cast torneranno tutti gli eroi
protagonisti degli ultimi dieci anni di film ambientati nel
Marvel Cinematic Universe, da Iron
Man (2008) e Black Panther (2018).
La Warner Bros ha diffuso il trailer di 2 Gran Figli
Di… il nuovo film diretto da Lawrence
Sher e con protagonistiOwen Wilson, Ed Helms e Glenn Close
2 Gran Figli Di…
racconterà didue fratelli alla folle ricerca
di una certezza. DAL 1°MARZO AL CINEMA
Owen Wilson
(Grand Budapest Hotel,
Zoolander 2) ed Ed Helms (i film
della serie
Una notte da leoni,
Come ti spaccio la famiglia) sono i protagonisti della
commedia di Alcon Entertainment “2 gran figli di…”, diretta da
Lawrence Sher, al suo esordio alla regia dopo una lunga carriera
come direttore della fotografia (i film della serie “Una notte da
leoni”).
Wilson e Helms sono Kyle e Peter
Reynolds, due fratelli cui la madre, piuttosto eccentrica, ha
sempre raccontato che il padre era morto quando erano ancora
piccoli. Una volta scoperto che non è così, decidono di mettersi
alla ricerca del loro vero padre e vengono anche a sapere alcune
cose della loro madre che forse avrebbero preferito non
conoscere.
2 Gran Figli Di…
Il film è interpretato anche dal
premio Oscar J.K. Simmons (Whiplash), da
Katt Williams, dal quarterback della NFL Hall of
Fame diventato attore Terry Bradshaw, da Ving
Rhames (i film della serie “Mission Impossible”), da Harry
Shearer (“The Simpsons”), dalla candidata all’Oscar June
Squibb (“Nebraska”), dal premio Oscar Christopher
Walken (“Il cacciatore”) e dalla candidata all’Oscar
Glenn Close (“Albert Nobbs”, “Guardiani della Galassia”) nel ruolo
della madre dei due gemelli. Sher dirige una sceneggiatura scritta
da Justin Malen (“La festa prima delle feste”). Il film è stato
prodotto dal candidato all’Oscar Ivan Reitman
(“Tra le nuvole”), da Ali Bell (“Draft Day”) e dai candidati
all’Oscar Broderick Johnson e Andrew A. Kosove
(“The Blind Side”).
I produttori esecutivi sono
Tom Pollock, Scott Parish, Chris Cowles, Chris Fenton e
Timothy M. Bourne. Nel team creativo ci sono il direttore
della fotografia John Lindley (“St. Vincent”) e lo scenografo
Stephen H. Carter (direttore artistico di “Birdman o (L’imprevedibile virtù dell’ignoranza)”),
al montaggio Dana E. Glauberman (“Draft Day”) e la costumista due
volte candidata all’Oscar Julie Weiss (“Frida”,
“Twelve Monkeys”).
Le musiche sono di Rob Simonsen (“Foxcatcher – Una storia
americana”). In uscita nelle sale italiane il 1 marzo 2018, il film
è una presentazione Alcon Entertainment, una produzione Montecito
Picture Company in associazione con DMG Entertainment e sarà
distribuito dalla Warner Bros. Pictures, una società della Warner
Bros. Entertainment.
01 Distribution ha diffuso
una featurette da A
Casa Tutti Bene, il nuovo film
di Gabriele Muccino con un importante cast
corale formato da Stefano Accorsi, Carolina Crescentini, Elena
Cucci, Tea Falco, Pierfrancesco Favino, Claudia Gerini,
Massimo Ghini, Sabrina
Impacciatore, Gianfelice Imparato, Ivano
Marescotti, Giulia Michelini, Sandra
Milo, Giampaolo Morelli, Stefania Sandrelli,
Valeria Solarino e Gianmarco Tognazzi.
Proprio il nutrito cast è il
protagonista del video di seguito:
A Casa Tutti
Bene, recensione del film
di Gabriele Muccino
Scritto da Gabriele
Muccino e Paolo Costella A Casa Tutti
Beneè la storia di una grande
famiglia che si ritrova a festeggiare le Nozze d’Oro dei nonni
sull’isola dove questi si sono trasferiti a vivere. Un’improvvisa
mareggiata blocca l’arrivo dei traghetti e fa saltare il rientro
previsto in serata costringendo tutti a restare bloccati sull’isola
e a fare i conti con loro stessi, con il proprio passato, con
gelosie mai sopite, inquietudini, tradimenti, paure e anche
improvvisi e inaspettati colpi di fulmine.
Diretto da Gabriele
MuccinoA Casa Tutti
Beneè prodotto da LOTUS
PRODUCTION con RAI
CINEMA in associazione con 3 MARYS
ENTERTAINMENT S.r.l.. – Nelle sale dal 14
febbraio 2018
Più “vecchio” di Wolverine e più celebre di Aquaman
(secondo al classifica IGN), Black Panther è il Re Guerriero che
difende il Wakanda, la nazione dell’Africa centro-orientale che si
nasconde al resto del mondo. Per la prima volta nella storia dei
cinecomics, a dieci anni esatti dall’inaugurazione
del Marvel Cinematic
Universe (Iron Man
compie dieci anni il prossimo Aprile), arriva al cinema il primo
film tratto da fumetti con protagonista un eroe di colore, con un
cast e una crew quasi completamente composta da talenti di settore
di colore, un unicum persino a Hollywood che mai aveva
visto un progetto di tale scala (e budget), realizzato da attori,
registi, tecnici, sceneggiatori e produttori afroamericani.
Questo aspetto produttivo e
l’unicità del personaggio fanno di Black Panther
un film storicamente importante, non solo nell’ambito del genere,
ed è quindi normale il grande fermento che lo accoglierà al cinema,
a partire dal 14 Febbraio prossimo. La storia che racconta il film
è ambientata a un paio di settimane di distanza dai tragici eventi
di Captain America: Civil War. Il sovrano del
Wakanda, Re T’Chaka, rimane ucciso nell’attacco terroristico del
Barone Zemo. Adesso è T’Challa a ereditare il trono, ma non è così
facile per un uomo, anche destinato a farlo, abbracciare il suo
destino di Sovrano e di Protettore del suo popolo. Per tradizione
infatti il re, a Wakanda, è anche la Pantera Nera, l’eroe che
protegge le tribù della nazione segreta.
Sono molteplici gli aspetti del
film che rappresentano un punto di interesse e di diversità nella
diciottesima pellicola del Marvel Cinematic
Universe e non si parla soltanto del colore della
pelle dei protagonisti. La prima differenza che si incontra,
entrando in Wakanda, è che lo spettatore si trova di fronte a un
mondo completamente differente: sembra di stare in una cittadina
aliena, con una tecnologia avanzatissima, mai vista prima; allo
stesso tempo, queste donne e questi uomini sono a tutti gli effetti
un insieme di tribù profondamente spirituali, che affondano le loro
decisioni, il loro modo di essere, le loro vite in rituali sacri e
investiture mistiche. Un perfetto equilibrio tra tecnologia e
spiritualità che genera un effetto straniante ma che ha un
innegabile appeal, se non altro per la novità visiva e
scenografica.
Sempre parte dell’ambientazione è
il particolare uso del colore. La Wakanda che ci mostra è il film è
colorata e vivace, nel tessuto dei suoi abitanti, nella
caratterizzazione delle sue tribù, nell’armonia con cui i
personaggi vengono inseriti in un contesto così nuovo per il cinema
di genere senza mai confondersi come semplice elemento di sfondo.
La Marvel coglie così in pieno l’occasione
per differenziare e aprire ancora di più il MCU. Come Guardiani della Galassia ha aperto l’orizzonte
spaziale, Black Panther amplia l’orizzonte
terrestre dell’universo condiviso.
Da un punto di vista narrativo, il
film è una storia di origini, ma anche in questo caso non si
racconta la nascita del protagonista o la scoperta dei propri
poteri. T’Challa nasce principe e sa che prima o poi sarà Re e
Guerriero. L’origine di questo eroe è la presa di coscienza e la
comprensione di quello che vuol dire occupare una posizione di
prestigio, nell’accettare il peso che tutto questo comporta,
un’altra declinazione, insomma, del rapporto tra poteri e
responsabilità.
Come accadeva in Thor
(2011), l’eroe viene messo alla prova nel momento in cui una
minaccia si fa avanti. Come con il Dio del Tuono, abbiamo a che
fare con due principi destinati a regnare che nel momento della
successione (anche Thor dovrebbe essere incoronato re all’inizio
del film di Kenneth Branagh) si rivelano non essere degni
e mettono in pericolo la propria famiglia, il proprio Regno,
soprattutto il loro ruolo di protettori del proprio popolo. E gli
echi shakespeariani
non si risparmiano nemmeno in Black Panther,
sebbene annacquati da una regia più evidente per quanto
discontinua. T’Challa si trova a combattere contro Killmonger, un
villain che lui stesso ha contribuito a creare, non un cattivo
propriamente detto, ma un carismatico anti-eroe, un personaggio
che, dal suo punto di vista, ha tutte le ragioni del mondo per
giustificare il suo operato e che si fa anche portatore
dell’importante messaggio politico del film, offerto però al
pubblico in maniera semplicistica.
In Black Panther,
come accadeva anche in Thor quindi, l’eroe trova la sua definizione
intorno e grazie al suo antagonista. Segno che, finalmente, dai
tempi di Loki, la Marvel ha lavorato bene con il personaggio del
cattivo, grazie anche a un talentuoso Michael B. Jordan che lo impersona, con lo
sguardo ma soprattutto con il corpo. Chadwick
Boseman, già visto in azione in Civil War, si rivela un perfetto veicolo per
le scene acrobatiche d’azione e un carismatico principe e poi Re
del Wakanda. Intorno a questi due pilastri ruotano una serie di
personaggi, purtroppo non abbastanza approfonditi, che però non
mancano di fascino. Dall’accattivante Nakia, il premio Oscar
Lupita Nyong’O, alla sempre autorevole
Ramonda, Angela Bassett in splendida forma, passando
per il saggio Zuri, l’altro premio Oscar Forest Whitaker, la forte Okoye (Danai
Gurira), la frizzante Shuri (Letitia
Wright), l’indeciso W’Kabi (Daniel
Kaluuya, nominato agli Oscar 2018 per Get
Out), il possente e inaspettatamente comico M’Baku
(Winston Duke), oltre all’agente Ross della CIA
(Martin
Freeman) e a Ulysses Klaw (Andy
Serkis), che tornano dopo le apparizioni,
rispettivamente, in Captain America: Civil War e in Avengers: Age of Ultron.
Alla regia Ryan Coogler, che si era fatto apprezzare per
l’ottimo Prossima fermata Fruitvale Station e per il
buon Creed – Nato per Combattere. Il regista di
Oakland fatica a trovare il suo spazio, mostra qualche guizzo
personale, ma non riesce a dare omogeneità al film, intrappolato in
134 lunghissimi minuti che purtroppo annacquano ciò che di buono
c’è nel film.
Black Panther è un
prodotto che riesce solo in parte a mantenere tutte le promesse
rivoluzionarie che aveva fatto sulla carta. Lo stile del film è
visivamente innovativo, con un utilizzo del colore e della messa in
scena che si impegnano a caratterizzare la location inedita,
tuttavia non è omogeneo nei tempi e nelle modalità di ripresa,
oltre a rivelare ingenuità sorprendenti nell’utilizzo degli effetti
visivi. Inoltre il tono, molto serio nella prima parte, cede alle
lusinghe della risata facile nella seconda, risultando stonato pure
per un prodotto Marvel. Infine, la cultura black
di cui il film doveva farsi portatore, veicolata anche da una
colonna sonora importante, firmata tra gli altri da
Kendrick Lamar, scompare dietro ai meccanismi
narrativi consolidati dello studio, un vero peccato e un mancato
atto di coraggio da parte della Casa delle Idee.
Fortuna che il carisma e la
bellezza dei protagonisti riescono, in parte, ad offuscare tutto il
resto, ma non siamo neanche vicini all’efficacia di Guardiani della Galassia, alla coesione del
primo Iron Man o alla “rivoluzione” Thor: Ragnarok. Tuttavia portare sullo schermo
un mondo nuovo e presentare un personaggio poco conosciuto, con
tante variabili ed elementi caratterizzanti, non era operazione
semplice. A volte però un po’ di coraggio in più premia.
Eroe, Re e Guerriero, Black
Panther ne ha per tutti, e soprattutto ne ha per il
Time Magazine che ha scelto proprio il
diciottesimo film Marvel Studios per la sua nuova
cover.
Il film di Ryan
Coogler è il primo film prodotto dalla casa delle idee a
guadagnarsi la copertina della famosa rivista, con una bella
immagine di Chadwick Boseman e un articolo firmato
da Jamil Smith.
Di seguito la prima sinossi del
film: Black Panther segue T’Challa che, dopo gli
eventi di Captain America Civil War, torna a casa, nell’isolata e
tcnologicamente ultra avanzata nazione africana, Wakanda, per
prendere il suo posto in qualità di nuovo re. Tuttavia, un vecchio
nemico ricompare sui radar e il doppio ruolo di T’Challa di sovrano
e di Black Panther è messo alla prova, quando viene trascinato in
un conflitto che mette l’intero fato di Wakanda e del mondo in
pericolo.
Ryan
Coogler scriverà e dirigerà Black
Pantherche seguirà la storia di T’Challa, il re
guerriero di Wakanda, da dove era stata interrotta in Captain America Civil
War.
Non è ancora chiaro quali altri
personaggi parteciperanno alla storia, anche se sembra una buona
possibilità che nel film ci sia anche Ulysses Klaw, che ha esordito
in Avengers Age of Ultron con il volto
di Andy
Serkis. Inoltre sembra ci possa essere spazio anche
per Everett Ross, visto sempre in Civil
War con il volto di Martin Freeman.
Chadwick
Bosemaninterpreta il protagonista, T’Challa, già
visto in Captain America Civil War. Nei ruoli
principali del film ci saranno, oltre a Boseman,
Michael B. Jordan, Lupita Nyong’O, Danai Gurira, Martin Freeman, Daniel Kaluuya,
Angela Basset, Forest Whitaker e Andy
Serkis. Nei ruoli di comprimari compariranno
invece Letitia Wright, Winston Duke, Florence Kasumba,
Sterling K. Brown e John
Kani.
Black
Pantherarriverà al cinema il 16 Febbraio del
2018.
Qualche settimana fa, Chris
McKay – scelto dalla Warner Bros. per dirigere il film su
Nightwing – aveva risposto alla domanda di un fan
su twitter che chiedeva informazioni sul casting del protagonista.
Questa era stato il commento:
“È presto per parlare di casting
ma a Febbraio…diciamo intorno a San Valentino forse…dovrei avere un
aggiornamento sulla situazione del primo film su
Nightwing!“
Come promesso è arrivato puntale un
nuovo update sul film, sotto forma di sondaggio. McKay ha infatti
chiesto una mano ai fan di Nightwing per trovare
il perfetto attore per il ruolo.
If YOU were to cast NIGHTWING, what is the
most important quality you would you look for in actor:
In merito al progetto
su Nightwing, il regista aveva elogiato
l’approccio della WB: “Warner Bros è lo studio più attento
al processo creativo di qualsiasi altro studio in cui io vorrai
lavorare. Basta guardare il ruolo di registi di classe mondiale che
hanno lavorato alla Warner Bros e l’hanno resa quella che è adesso.
Questo è esattamente il modo di come gestiscono questi
film”.
La produzione di Quello che
non uccide (The Girl in the Spider’s Web), prossimo
capitolo della saga cinematografica tratta dalla serie
Millenium, ha aggiunto al proprio cast ufficiale
Vicky Krieps. L’attrice è apparsa quest’anno
nell’ultimo film di Paul Thomas AndersonIl filo nascosto, al fianco di Daniel Day
Lewis.
La pellicola, come annunciato negli
scorsi mesi, non sarà un sequel diretto di Millenium – Uomini che
odiano le donne di David Fincher e vedrà nel ruolo
della protagonista Lisbeth Salander la star di The
CrownClaire Foy.
Da qualche tempo “Millennium”
non naviga in buone acque e Mikael Blomkvist, il giornalista duro e
puro a capo della celebre rivista d’inchiesta, non sembra più
godere della popolarità di una volta. Mai come ora, avrebbe bisogno
di uno scoop capace di risollevare le sorti del giornale insieme
all’immagine – e al morale – del suo direttore responsabile. In una
notte di bufera autunnale, una telefonata inattesa sembra
finalmente promettere qualche rivelazione succosa…Lisbeth Salander,
la ragazza col tatuaggio della quale da troppo tempo non ha più
notizie, torna così a incrociare la sua strada, guidandolo in una
nuova caccia ai cattivi che punta al cuore stesso dell’Nsa, il
servizio segreto americano che si occupa della sicurezza
nazionale.
Millennium – Quello che non uccide,
recensione del film con Claire
Foy
Quello che non
uccide arriverà nelle sale americane il 9 novembre
2018 con la regia di Fede Alvarez, si parla
anche di trovare un nuovo volto alla protagonista del film.
A pochissimi giorni dall’uscita
nelle sale di Black
Panther, i Marvel Studios hanno rilasciato un
nuovo trailer internazionale nel quale Robert Downey Jr. dialoga con
l’interprete di T’Challa Chadwick Boseman sui
riferimenti del film al MCU.
Se fate
attenzione, mentre parla di Wakanda, Chadwick insinua che Tony
Stark abbia “rubato” del Vibranio dalle miniere africane –
facendo riferimento alla creazione tecnologica di Tony Stark vista
in Iron Man 2, che si chiamava anch’essa
Vibranium.
Qui sotto potete dare uno
sguardo ai due video.
Vi ricordiamo che i due
attori torneranno insieme sullo schermo in Avengers: Infinity War, al
cinema dal 25 aprile.
New International
#BlackPanther Trailer Shows A Brief Bit Of New Footage And
Further Confirms The Wakanda’ Map Reference In Iron Man 2 While
Chadwick Boseman Details Wakanda’s MCU Connections. pic.twitter.com/yRjqvdjF2k
Black Panther segue T’Challa che, dopo
gli eventi di Captain America Civil War, torna a casa, nell’isolata
e tcnologicamente ultra avanzata nazione africana, Wakanda, per
prendere il suo posto in qualità di nuovo re. Tuttavia, un vecchio
nemico ricompare sui radar e il doppio ruolo di T’Challa di sovrano
e di Black Panther è messo alla prova, quando viene trascinato in
un conflitto che mette l’intero fato di Wakanda e del mondo in
pericolo.
Chadwick
Bosemaninterpreta il protagonista, T’Challa, già
visto in Captain America Civil War. Nei ruoli
principali del film ci saranno, oltre a Boseman,
Michael B. Jordan, Lupita Nyong’O, Danai Gurira, Martin Freeman, Daniel Kaluuya, Angela Basset,
Forest Whitaker eAndy
Serkis. Nei ruoli di comprimari compariranno
invece Letitia Wright, Winston Duke, Florence Kasumba,
Sterling K. Brown e John
Kani.
Black
Pantherarriverà al cinema il 16 Febbraio del
2018.
La notizia è di quelle che fanno
tremare le gambe: secondo VarietyJoaquin Phoenix sarebbe attualmente
in trattative per interpretare Joker nel film
diretto da Todd Phillips (Una notte la leoni,
War Dogs) ed esterno all’universo cinematografico DC.
Il progetto, intitolato The
Joker Origins, riavvierà la storia del personaggio e
necessita quindi di un nuovo attore dopo gli ultimi visti sul
grande schermo (Jared
Leto in Suicide Squad e Heath Ledger nella trilogia de
Il cavaliere oscuro).
Phoenix, come riportato da Variety, è la prima scelta per
la Warner Bros., lui che in passato è stato a lungo corteggiato dai
Marvel Studios per interpretare il
Doctor Strange nell’omonimo cinecomic e che è
stato ad un passo dal diventare Lex Luthor in Batman v
Superman.
The Joker Origins
sarà ambientato nel 1980, e racconterà l’evoluzione di un uomo
ordinario e la sua trasformazione nel criminale che tutti
conosciamo.
Non ci resta che attendere conferme
o smentite ufficiali da parte della produzione. Che ne pensate di
questa scelta? Vi piacerebbe vedere Phoenix nei panni del
Joker?
Secondo The Wrap, Michael Bay
è ufficialmente entrato in trattative con la Warner Bros. per
dirigere il cinecomic Lobo, tratto dall’omonimo
fumetto DC su un cacciatore di taglie intergalattico (un po’ la
risposta a Cable o Punisher della Marvel).
Inizialmente si era parlato di
Guy
Ritchie, ma il regista aveva abbandonato il progetto
per sviluppare Sherlock Holmes: Gioco di Ombre.
Bay è dunque diventato il nome in
cima alla lista dei papabili registi, mentre la sceneggiatura del
film è stata da tempo affidata a Jason Fuchs
(Wonder Woman). Una volta che lo script sarà
terminato, la Warner Bros. avanzerà la proposta e solo allora
sapremo se l’accordo si farà.
La sua finalizzazione potrebbe
subire dei ritardi o addirittura non realizzarsi nel caso in cui i
costi di produzione si rivelino troppo sostenuti. Secondo
l’Hollywood ReporterLobo
richiederebbe oltre 200 milioni di dollari di budget, una cifra
esageratamente alta per uno standalone d’esordio come questo,
oltretutto su un personaggio che molti spettatori non hanno mai
sentito nominare.
Il progetto poi
potrebbe subire il limite R-Rated, e la Warner Bros. non sembra
entusiasta all’idea di dover investire così tanto denaro su una
pellicola rischiosa. Bay, almeno per quanto ne sappiamo, sarebbe
d’accordo con questa politica.
Dopo incassi record, successo per i
protagonisti e parodie varie, siamo finalmente giunti al capitolo
conclusivo di una delle saghe più amate e detestate allo stesso
tempo degli ultimi anni: arriva oggi al cinema Cinquanta
Sfumature di Rosso con Dakota Johnson e Jamie Dornan per la regia di James
Foley.
Se nel primo
capitolo Grigio c’era la scoperta, la novità e
facevamo conoscenza delle abitudine sessuali del caro Mr Grey
(Jamie
Dornan) attraverso gli occhi della ingenua Anastasia
Steele (Dakota
Johnson) e nel secondo film Nero la loro
storia si faceva più seria, tra compromessi e thriller, sempre
accompagnando il tutto con le perversioni di lui, in
Cinquanta Sfumature di Rosso c’è un po’ tutto e un
po’ niente… Il che si traduce in due ore di noia.
Cinquanta Sfumature di
Rosso è il capitolo finale della saga ispirata ai libri di
E.L.James
Ana e Christian sono finalmente
pronti a passare il resto della loro vita insieme suggellando il
loro amore con un matrimonio e successiva romantica e sfarzosa luna
di miele in Francia. Tra una corsa sotto la pioggia su gli Champs
Elysées e una punizione tra le lenzuola da parte di lui perché lei
gli ha disobbedito (scene che, al terzo film nemmeno più
sconvolgono o fanno ridere), vengono informati che una persona non
gradita del loro passato sta cercando di intrufolarsi nuovamente
nelle loro vite.
Si tratta di Jack Hyde
(Eric Johnson), ex capo nella redazione dove
lavorava Ana e licenziato proprio a causa sua. Le premesse per una
vendetta in piena regola ci sono tutte, così la “Signora Grey”
viene controllata a vista da una bella guardia del corpo
(Brant Daugherty), di cui Christian stranamente
non è geloso. La trama “thriller” si infila tra dialoghi alquanto
surreali, scene di sesso buttate lì a caso giustificate solo dalla
natura morbosa di lui che ha contagiato anche lei ormai,
inseguimenti alla Fast & Fourious tra le strade di Seattle,
gravidanze da evitare, rapimenti e antagonisti che si capiscono già
dalle prime scene.
Jamie Dornan e Dakota Johnson arrivano stremati a questo
finale, lui evidentemente annoiato dall’essere ancora Mr.Grey e lei
che cerca di mostrarci (con successo) tutte le sfumature delle
emozioni che prova Ana senza muovere un singolo muscolo del viso e
con sguardo fisso. Tantissimi sono gli elementi piantanti qui e lì
durante il film che potevano essere qualcosa di più, ma il regista
o lo sceneggiatore Niall Leonard non si sono
minimamente preoccupati di svilupparli più di tanto o forse hanno
preferito tagliarli in fase di montaggio, preferendoli all’ennesima
scena di Ana che geme di piacere. Dopo tutto questa è una commedia
romantico erotica…
Il sesso, prima del grande amore
tra i due in Cinquanta Sfumature di Rosso rimane
al centro della storia e ogni momento è buono per riaprire la
stanza segreta di Mr.Grey. Se solo non fosse che la linea tra
pratiche sessuali varie di sottomissione non fosse così sottile da
sembrare spesso e volentieri semplice volere di un uomo che
controlla il corpo di una donna (e non solo a letto), padrone che
la vuole a casa e non a lavoro, geloso fino all’inverosimile e che
può decidere tutto per lei. Ma insomma, le femministe non sono
certo il pubblico tipo di un film del genere e chi va a vedere
Cinquanta Sfumature di Rosso sa bene a cosa va
incontro (si spera)…
Come per i capitoli precedenti,
nulla da dire sulla colonna sonora curata da Danny
Elfman, forse unico aspetto pensato e studiato nel minimo
dettaglio, con canzoni scritte proprio per raccontare questa storia
e piazzate ad hoc nei momenti più giusti. Ma questo e la bella
fotografia da spot tv non riescono a salvare un film che sembra
esser stato girato e montato quasi di fretta, talmente sconnesso
nella sua totalità da non sembrare nemmeno un vero e proprio
finale.
Galleggerete tutti con l’arrivo di
IT (recensione)
in 4K Ultra HD, Blu-ray e DVD dal 14
Febbraio, distribuito da Warner Bros.Entertainment Italia. Il Blu-ray sarà
disponibile anche in un’esclusiva edizione limitata con cover
lenticolare.
Diretto da Andy
Muschietti (La
madre), IT è basato sull’omonimo
best-seller di Stephen King, uno dei più grandi
classici horror della storia che ha terrorizzato intere
generazioni.
Il promettente cast di
IT ha contribuito a renderlo il film horror
che ha incassato di più nella storia del cinema mondiale. Accanto a
Bill Skarsgård (“Allegiant,” TV’s “Hemlock
Grove”), che veste magistralmente i panni dell’iconico clown
Pennywise, c’è un ensemble di giovanissimi attori quali Finn Wolfhard (protagonista di
Stranger Things), Jaeden
Lieberher (Midnight
Special), Jeremy Ray Taylor (Alvin Superstar
– Nessuno ci può fermare), Sophia Lillis (37), Wyatt
Oleff (Guardiani
della Galassia), Chosen Jacobs, Jack Dylan Grazer
(Tales of Halloween), Nicholas Hamilton (Captain
Fantastic) e Jackson Robert Scott, al suo debutto
cinematografico.
I Contenuti Speciali sveleranno i
segreti della straordinaria e terrorizzante interpretazione di
Pennywise da parte di Bill Skarsgård, vi porteranno sul set con i
giovanissimi protagonisti del film ed includeranno anche
un’intervista a Stephen King in cui lo scrittore condivide il
processo creativo della sua creature più famosa.
IT, la trama
Il capolavoro horror di Stephen
King prende vita per la nuova generazione. A Derry, Maine, sette
giovani amici si uniscono contro una terrificante creatura
soprannaturale che tormenta la loro cittadina da secoli. IT, che si
fa chiamare Pennywise il Clown Danzante, è un mostro dal potere
indicibile che prende la forma delle paure più spaventose di
ognuno. Minacciati dai loro peggiori incubi, l’unica speranza che
questi ragazzi hanno di sopravvivere a IT è di unire le
forze.
Falling
Skies, la serie tv sci-fi divenuta ormai cult sarà in
onda da lunedì a venerdì su Rai 4 con doppio episodio.
Creata dallo sceneggiatore di
Salvate il soldato Ryan, –Robert
Rodat, che ha avuto anche il ruolo di produttore
esecutivo al fianco di Steven
Spielberg, Falling Skies
racconta un presente apocalittico in cui la Terra è stata invasa da
una razza aliena che ha sterminato il 90% della popolazione e
distrutto ogni apparecchiatura elettronica. Nei sei mesi successivi
all’avvento degli extraterrestri, si costituisce la Resistenza
Umana che cerca di salvare quante più vite possibile e ostacolare i
piani degli invasori.
Articolata in cinque stagioni, di
cui la 3, la 4 e la 5 in prima visione free Rai 4, la serie
Falling Skies conta nel cast volti molto
famigliari al pubblico televisivo e cinematografico, come
Noah
Wyle, Moon Bloodgood, Drew Roy, Will Patton e Doug
Jones.
Falling Skies, la trama
Nella serie La Terra è stata
invasa da una potente razza aliena, che ha messo in ginocchio
l’intero pianeta neutralizzando le apparecchiature elettroniche e
sterminando il 90% della popolazione umana. Tom Mason, ex
professore di storia all’Università di Boston, fa
parte di un gruppo di resistenza nel reggimento Seconda
Massachusetts. Gli alieni invasori, chiamati Espheni, sono umanoidi
alti il doppio di un uomo ed esili come scheletri. Al loro servizio
operano mostruosi esseri detti Skitter, creature molto simili a dei
ragni giganti con sei arti inferiori e due superiori. Gli Skitter,
controllati dagli Espheni, sono frutto di mutazioni genetiche
applicate su razze precedentemente conquistate. Alcuni degli
Skitter, comandati da Occhio Rosso, riescono però a ribellarsi al
giogo Espheni e si alleano con Ben Mason, ma la loro vita non
durerà a lungo. Gli Espheni dispongono inoltre di
potenti Robot detti Mech,
dalla forma bipede e dai micidiali cannoncini laser, ed infine di
navicelle volanti dette Illuminatori.
Potete vedere di seguito i
79 attori che hanno partecipato e la quantità
incredibile di talenti, tutti i una sola stanza, per la foto di
rito dei 10 anni dei Marvel Studios:
Di seguito l’elenco completo dei
film delle prime tre Fase del Marvel Cinematic Universe.
Martedì 13 febbraio
2018 a Milano (Cinema
Colosseo) torna Sala Biografilm con l’anteprima
in versione originale
sottotitolata di HANNAH (recensione),
il nuovo film di Andrea Pallaoro (dopo
il clamoroso successo internazionale della sua opera
prima, Medeas) già presentato alla 74. Mostra del
Cinema di Venezia, occasione in cui la
protagonista Charlotte Rampling è stata
premiata con la Coppa Volpi per la migliore interpretazione
femminile.
Proprio Charlotte
Rampling sarà a Milano in occasione dell’anteprima di Sala
Biografilm e presenterà il film insieme al regista.
Da oltre cinquant’anni una delle
attrici più amate dello scenario artistico internazionale, con le
sue interpretazioni Rampling ha fatto la storia del cinema
(recitando per autori del calibro di Luchino
Visconti, François Ozon, Alan Parker, Todd Solondz, Woody
Allen e molti altri), oltre a dare il volto a memorabili personaggi
televisivi (in miniserie e serie tv quali Dexter e Broadchurch).
HANNAH
sarà nelle sale italiane dal 15 febbraio, distribuito da I Wonder
Pictures.
Inserendo il codice HN14PR sul
sito www.biografilm.it/hannah sarà
possibile ottenere una riduzione sul costo dell’ingresso, da 9 a 6
euro
HANNAH di Andrea
Pallaoro
(Italia, Belgio,
Francia/2017/95’)
La routine a cui Hannah cerca
disperatamente di aggrapparsi, tra lavoro, corsi di teatro e
piscina, va in pezzi all’indomani dell’arresto del marito. Perché è
stato incarcerato? Perché la donna si nasconde dai vicini? Perché
suo figlio non vuole avere niente a che fare con lei e le impedisce
di vedere il nipote? Gli indizi per rispondere a questi dilemmi
sono lì, nascosti nei silenzi e disseminati tra le pieghe di un
dolore inespresso, ma le risposte sono in realtà del tutto
marginali. Al centro di ogni scena c’è Hannah: il suo mondo
interiore esplorato senza giudizi morali, un crollo che traspare
con inquietante compostezza dai gesti, dagli sguardi, dai brevi
momenti di cedimento.
Dopo il successo internazionale
di Medeas, Andrea Pallaoro dirige una magnifica
Charlotte Rampling, in un’interpretazione personalissima e
magistrale, premiata con la Coppa Volpi alla 74. Mostra
Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
CODICE DI
SCONTO
Inserendo il
codice HN14PR sul sito www.biografilm.it/hannah sarà
possibile ottenere una riduzione sul costo dell’ingresso, da 9 a 6
euro
Uscita: 15 febbraio
(I Wonder Pictures e Unipol Biografilm Collection)
Il trailer ufficiale di
Hannah
CHARLOTTE
RAMPLING
Dopo l’esordio cinematografico nel
1964 con Non tutti ce l’hanno di Richard Lester
(Palma d’Oro a Cannes), cui segue nel 1966 Georgy,
svegliati, la sua carriera si sviluppa parallelamente in Gran
Bretagna, Francia e Italia: qui in particolare, tra la fine degli
anni 60 e la prima metà dei 70, lavora con autori come Luchino
Visconti (La caduta degli Dei, 1969), Giuliano Montaldo
(Giordano Bruno, 1973) e Liliana Cavani (Il portiere
di notte, 1974).
In seguito, negli Stati Uniti, è al
fianco di Robert Mitchum in Marlowe, il poliziotto
privato di Dick Richards (1975), di Woody Allen
in Stardust Memories (1980) e di Paul Newman
in Il Verdetto di Sidney Lumet (1982).
Tra i molti titoli della sua lunga
filmografia ricordiamo almeno Max amore mio di
Nagisa Oshima (1986), Angel Heart – Ascensore per
l’infernodi Alan Parker (1987), Le
ali dell’amore di Iain Softley (1997), Due volte
lei –Lemming di Dominik Moll
(2005), Verso il sud di Laurent Cantet
(2005), Caotica Ana di Julio Medem (2007), e la
lunga collaborazione con François Ozon, iniziata nel 2000
conSotto la sabbia e proseguita con Swimming
Pool (2003, European Film Award come Migliore
attrice), Angel – La vita, il romanzo (2007)
e Giovane e bella (2013). Tra i suoi film più
recenti: La duchessa di Saul Dibb
(2008) Perdona e dimentica di Todd Solondz
(2009), Melancholia di Lars von Trier
(2011), Treno di notte per Lisbona di Bille
August (2013) e 45 anni di Andrew Haigh (2015),
con cui ottiene numerosi premi internazionali tra cui l’Orso
d’argento, l’European Film Award e la nomination all’Oscar come
migliore attrice.
Nel 2017 è la protagonista di
HANNAH di Andrea Pallaoro.
Uscita: 15 febbraio (I Wonder Pictures e Unipol
Biografilm Collection)
Tra i candidati all’Oscar per il
miglior film del 2018, Il filo nascosto di
Paul Thomas Anderson suscita grande interesse. Il
film, infatti, segna il ritorno di un regista talentuoso, con uno
sguardo originale sulla realtà che lo circonda, capace di far
compiere allo spettatore intensi viaggi all’interno di mondi
sconosciuti e spesso claustrofobici, scandagliando a fondo le
prigioni fisiche e mentali che vincolano i suoi protagonisti.
Apprezzato e spesso premiato nei festival internazionali, candidato
già sei volte all’Oscar – miglior sceneggiatura per Boogie Nights e
Magnolia, miglior film, regia e sceneggiatura per Il petroliere,
miglior sceneggiatura non originale per Vizio di Forma – Anderson
non ha, però, mai ottenuto per sé una statuetta dell’Academy.
La consacrazione ad Hollywood è
arrivata comunque con Il petroliere, che nel 2007 ne ha portate a
casa due: per la migliore fotografia e, soprattutto, per
l’interpretazione di Daniel Day-Lewis nel ruolo
principale. Proprio su un nuovo sodalizio con l’attore britannico,
tre volte premio Oscar (Il mio piede sinistro, il succitato Il
petroliere e Lincoln), che ha da poco annunciato il suo ritiro
dalle scene, il regista punta per tentare di acciuffare l’ambìto
premio. Per affiancare Day-Lewis nel suo nuovo lavoro, Anderson,
che ne è anche sceneggiatore e produttore, ha scelto
Lesley Manville, attrice britannica di cinema e
teatro di lungo corso (Il segreto di Vera Drake, Another Year,
Turner,) e Vicky Krieps (Hanna, Anonymus). La
colonna sonora è affidata a Jonny Greenwood,
chitarrista dei Radiohead, che da anni collabora con il regista
statunitense.
Il film racconta di Reynolds
Woodcock (Daniel Day-Lewis), tra i più apprezzati sarti della
Londra anni Cinquanta. Accanto a lui, sua sorella Cyril (Lesley
Manville). Le creazioni di Woodcock vestono tutta l’alta
società britannica, reali compresi. Complice il lavoro, egli è
attorniato da donne, ma resta uno scapolo convinto, che non
permette a nessuna di entrare davvero a far parte della sua vita.
Poi, incontra la giovane Alma (Vicky Krieps). L’amore per lei
scompagina l’equilibrio che l’uomo si è costruito, fatto di
rigidità, misura e controllo.
La pellicola si presenta agli Oscar
con sei candidature: oltre a quella per il miglior film, la
nomination a Paul Thomas Anderson per la miglior regia.
Daniel Day-Lewis è alla sua sesta candidatura come
miglior attore protagonista, mentre Lesley
Manville è in lizza per gli Oscar per la prima volta, come
miglior attrice non protagonista. Anche Jonny
Greenwood è alla sua prima nomination per la miglior
colonna sonora. Inoltre, trattandosi di un film in costume che fa
del mondo della moda e della sartoria ben più che un’ambientazione,
non poteva mancare una candidatura per i migliori costumi a
Mark Bridges – già premio Oscar per The
Artist.
Il Filo Nascosto, recensione del film
di Paul Thomas Anderson con Daniel Day-Lewis
Il film ha fatto parlare molto di
sé per l’annuncio a sorpresa di ritiro dalle scene da parte
di Daniel Day-Lewis, lo scorso giugno, dopo la
fine del lavoro con Anderson. Pubblico e critica attendevano di
poter conoscere gli esiti di questa nuova collaborazione,
dopo i fasti de Il petroliere, così come attendevano il ritorno di
Day-Lewis davanti a una macchina da presa dopo sei anni – l’ultima
sua interpretazione risaliva infatti al 2012, quando il ruolo di
Lincoln nell’omonimo film di Steven Spielberg gli aveva permesso di
vincere il suo terzo Oscar, facendolo entrare di diritto nella
storia del cinema (finora nessun collega ha fatto meglio di
lui). Si attendeva di poter di nuovo ammirare il meticoloso
lavoro di questo straordinario attore, famoso per le sue doti di
immedesimazione, affinate vivendo per mesi come i personaggi che
interpreta, dentro e fuori dal set. E nonostante si sia spesso
concesso lunghe pause lontano dai riflettori, nessuno pensava certo
che quella de Il filo nascosto sarebbe stata la sua ultima
interpretazione. Invece stavolta Daniel Day-Lewis, sessant’anni
compiuti lo scorso aprile, fa sul serio.
Si capisce allora il fermento che
si è creato attorno al film e a questa nuova (e ultima) sfida
interpretativa per l’attore londinese, che ha tutte le carte in
regola per sorprendere ancora una volta. Fedele al principio
dell’immedesimazione totale, per prepararsi al ruolo Day-Lewis ha
imparato l’arte dell’alta sartoria, con un apprendistato tra i
costumisti del New York City Ballet, diretti da Mark Happel.
Inoltre, per mettersi alla prova, ha voluto ricreare un abito dello
stilista Cristóbal Balenciaga, alla cui figura
pare sia ispirato il personaggio di Woodcock.
In Usa il film è uscito il 25
dicembre ed ha finora incassato 14,2 milioni di dollari. Lodi
pressoché unanimi hanno riscosso, ad oggi, sia la performance
attoriale di Day-Lewis che la regia di Anderson. Il filo nascosto
ha ottenuto anche due candidature ai Golden Globe:
una a Daniel Day-Lewis, come miglior attore in un
film drammatico, l’altra per la miglior colonna sonora. Nessuna,
però, si è concretizzata. Il film ha vinto, invece, il Critics’
Choice Award per i migliori costumi grazie a Mark Bridges.
Ora restano da assegnare i
riconoscimenti più ambìti, appunto gli Oscar. Le nomination
ottenute dal film non hanno sorpreso, anzi, erano ampiamente
attese. Paul Thomas Anderson, alla sua ottava candidatura,
potrebbe essere vicino al sospirato riconoscimento. Tuttavia, colui
che ha maggiori chance di portare a casa un premio tra i sei cui il
film aspira è proprio Daniel Day-Lewis, complice anche il
definitivo allontanamento dalle scene. L’Academy, dunque, gli
assegnerà la quarta statuetta, nonostante i tre Oscar già vinti
come attore protagonista, trasformandolo a tutti gli effetti
nell’uomo dei record?
In attesa di sapere chi saranno i
trionfatori della notte degli Oscar, il 4 marzo, non resta che
accomodarsi in sala. L’uscita de Il filo nascosto in Italia è
prevista per il 22 febbraio.
Oscar 2018 nomination:
ecco tutti i candidati ai 90° Academy Awards
Arriva l’8 Febbraio al cinema
15:17 – Attacco al Treno, il nuovo film di
Clint Eastwood che ha il sapore di un western
nel titolo e racconta un fatto realmente accaduto, il 21 Agosto del
2015, su un treno diretto a Parigi.
Anthony Sadler, Alek
Skarlatos e Spencer Stone sono tre
ragazzi di Sacramento in viaggio attraverso l’Europa. Sono
cresciuti insieme, vengono da famiglie cattoliche e tutti e tre
hanno una visione idilliaca della guerra come strumento per fare
del bene. Due di loro sono anche arruolati nelle forze armate. Sul
treno che li porta alla nuova tappa del loro tour europeo, Parigi,
si trovano per caso a fermare un uomo armato fino ai denti e con
l’intenzione di compiere una strage.
L’evento, che poteva trasformarsi
in un nuovo capitolo della Guerra che il terrorismo mediorientale
ha dichiarato all’Occidente, è diventato invece un atto eroico
compiuto da tre ragazzi (e un signore inglese) che hanno saputo
agire in un momento di massimo pericolo, fermando il terrorista e
salvando molte vite umane.
15:17 – Attacco al
Treno e la trilogia dell’eroe americano di Clint
Eastwood
Con 15:17 – Attacco al
Treno, Clint Eastwood conclude la sua trilogia di
storie di eroi americani, dopo American Sniper e Sully. Tutti e tre i film sono basati su
storie vere recenti. Il film in questione ha in comune con American Sniper l’ambientazione militare e con
Sully il fatto che la vicenda protagonista si
svolga in pochissimi minuti e che intorno a questi minuti sia stato
costruito un intero film. Per Sully, si trattava di mettere sulle spalle di
Tom Hanks l’intero film, affidandogli il ruolo
dell’eroe americano puro: il pilota di linea Chesley
‘Sully‘
Sullenberger, professionista integerrimo, estremamente
esperto nel suo lavoro.
In questo caso, Eastwood fa il
passo successivo, affidando ai veri Anthony Sadler, Alek
Skarlatos e Spencer Stone il ruolo di se
stessi in tutto l’arco del film, che parte dalla radice della loro
amicizia. Quello che sembra un excursus banale e
raffazzonato sull’infanzia dei tre ragazzini è in realtà
disseminato di piccoli indizi che ci spiegano in che ambiente sono
cresciuti. La fede cieca in Dio, la passione per la guerra, la
vocazione, quasi spasmodica, a voler salvare vite umane, a voler
fare del bene.
La cosa che paradossalmente
sorprende del film è che i ragazzi protagonisti sono assolutamente
normali, anzi mediocri: non riescono ad eccellere nemmeno nei
settori in cui vorrebbero primeggiare, come notiamo nella prima
parte del film. Mentre nella seconda, dove ci viene raccontato il
viaggio in Europa e l’effettivo scontro, si rivelano i turisti
medi, con tanto di rappresentazione banale del Vecchio Continente
visto attraverso i loro occhi. Roma diventa una sfilata di
monumenti con mandolini in sottofondi, Venezia solo canali e musei,
Berlino un bacino di Storia (esclusivamente la Seconda
Guerra Mondiale), Amsterdam un luogo di divertente
perdizione.
Fino ad arrivare su quel treno per
Parigi, dove in pochissimi minuti girati in maniera ineccepibile,
Eastwood mette in scena il sangue freddo di tre normalissimi
ragazzi di fronte a un’emergenza. E forse, allo spettatore spaesato
che pensa di trovarsi di fronte a un brutto film, bisogna suggerire
o sottolineare proprio questo. Il regista normalizza l’atto eroico,
raccontando effettivamente il livello medio di questi ragazzi.
Clint Eastwood non fa niente per migliorare i
suoi protagonisti, a loro agio davanti alla macchina da presa, li
racconta per come sono e forse proprio per questa loro mediocrità
siamo disposti a essere dalla loro parte, a essere fisicamente con
loro sul quel vagone, a sentirci coinvolti alla fine, persino
commossi da questo atto di coraggio.
Anthony Sadler, Alek
Skarlatos e Spencer Stone sono eroi che
hanno ricordato al mondo che ancora esiste un’America buona, ma
restano normali, anzi mediocri. La retorica eastwoodiana trova il
suo coronamento in 15:17 – Attacco al Treno,
muovendosi sul confine tra consapevolezza della propria americanità
e presa di coscienza che quella stessa è sempre più messa in
discussione.
Ecco il primo trailer di
Venom, il nuovo cinecomic targato SONY con
protagonista Tom
Hardy nei ruolo di Eddie Brock. Il film è diretto
da Ruben Fleischer e uscirà in sala
il 5 ottobre 2018.
La pellicola arriverà al cinema il 5
ottobre 2018 con la regia di Ruben
Fleischer (Zombieland, Gangster
Squad). Tom Hardy interpreterà
il protagonista Eddie Brock. Nel cast
anche Matt
Smith, Pedro Pascal, Riz Ahmed, Jenny Slate, Scott
Haze e Michelle Williams.
Il personaggio è stato già portato
sul grande schermo da Sam
Raimi in Spider-Man
3 con Topher Grace nei
panni di Eddie Brock.
Dopo il successo del primo concorso
“Scrivi Il Ragazzo Invisibile 2” che ha coinvolto più di 18.000
studenti italiani, Indigo Film – con il patrocinio
dell’Agiscuola e con il sostegno del
Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani
(SNGCI) – indice un nuovo concorso a livello nazionale
destinato agli studenti delle Scuole secondarie di I e II grado,
legato al film “Il
Ragazzo Invisibile – Seconda Generazione” di Gabriele
Salvatores.
Dopo la visione del film, gli
studenti sono invitati a scrivere una recensione del film.
Tra i premi in palio: la
Mostra del Cinema di Venezia,
un’esperienza sul set, ingressi al cinema e
l’opportunità per la scuola di avere una lezione con
Gabriele Salvatores e Ludovico Girardello.
I vincitori saranno decretati da
una giuria di critici cinematografi formata da: la
Presidente del SNGCI Laura Delli Colli, la
giornalista de Il Corriere delle SeraStefania
Ulivi e il giornalista dell’HuffingtonPost e de
Il FoglioGiuseppe Fantasia.
Per partecipare ogni scuola dovrà
effettuare l’iscrizione attraverso il sito www.ilragazzoinvisibile.it/concorso
e organizzare, con l’aiuto di Indigo Film, una proiezione dedicata
al film.
Successivamente i docenti delle
classi partecipanti inviteranno gli alunni a scrivere una
recensione de “Il Ragazzo Invisibile – Seconda Generazione”.
Ciascuna classe potrà partecipare con un massimo di due
elaborati.
C’è tempo fino alla mezzanotte di
Lunedì 11 Giugno 2018.
Nel primo film Michele era
tredicenne, ora ha a diciassette anni ed è nel pieno
dell’adolescenza. Un’ età non facile, che lo pone di fronte a delle
domande complesse: Chi sono io? Qual è la mia strada? Nel
“Il
Ragazzo Invisibile – Seconda Generazione” Michele
cerca di darsi una risposta. La crescita interiore è
accompagnata dall’ evoluzione della storia: entra in contatto con
due mondi, quello dei normali e quello degli “speciali”, due
famiglie e deve capire a quale di esse appartiene.
Il Ragazzo Invisibile –
Seconda Generazione, la
recensione
L’8 febbraio arriva nei cinema
italiani Final Portrait, un biopic incentrato
sulla vita del pittore e scultore Alberto
Giacometti. A dirigere Stanley
Tucci, qui al suo quinto film come regista.
Tucci è cresciuto nel clima artistico della
propria famiglia (suo padre era insegnante d’arte) e ed è un grande
estimatore delle opere di Giacometti. Una scelta non facile, quella
di prendere spunto dalla vita di uno dei più controversi artisti
del ‘900. È infatti difficile inserire Alberto Giacometti
all’interno di una precisa corrente artistica, e sebbene sia
ormai universalmente noto (chi non conosce le sue sculture
lunghissime e longilinee?), il biopic sceglie di raccontarne il
temperamento artistico estremamente instabile.
Il film si concentra su un momento
molto preciso della vita di Giacometti: quello in cui lo scrittore
James Lord (Harmie
Hammer) gli commissiona il proprio ritratto. La
sceneggiatura, dello stesso Tucci, prende spunto proprio dalla biografia
di Lord, e fa della cura dei dettagli il suo punto di forza.
Tutto è messo in scena
meticolosamente, a partire dalla scelta dell’attore protagonista,
un Geoffrey Rush in stato di grazie, la cui
fisicità richiama moltissimo quella dell’artista.
Rush ha svolto ricerche per circa due anni (il
tempo per regista e produzione di trovare i soldi necessari per il
film), nel tentativo di comprendere o quantomeno assimilare i
propri atteggiamenti a quelli di Giacometti.
Non deve essere stato
facile riprodursi negli eccessi di ira, come in quelli di pathos,
tipici del classico artista “dannato” della Parigi bohémien. Lo
studio del pittore, fedelmente riprodotto, è il palcoscenico
principale all’interno del quale si svolge l’azione, molto semplice
eppure mai troppo statica o tediosa. I due attori principali,
Rush e Hammer, si “sfidano” in un
gioco di sguardi e primissimi piani, a suon di battute taglienti e
imprecazioni (del nevrotico artista).
Anche il cast di contorno collabora
a questa rappresentazione che pare teatrale: TonyShalhoub – che interpreta Diego Giacometti,
fratello meno in luce di Alberto (eppure anche egli scultore) e
Sylvie Testud – che riveste i panni della moglie
di Giacometti – rendono perfettamente il senso di totale
sottomissione eppure di amore incondizionato verso una persona
tanto difficile e tormentata.
Tucci si riconferma un regista molto
intimista, capace di indagare la dimensione più “interna” e
personale dell’animo umano. Senza azzardare un giudizio, si limita
a mettere in mostra i contrasti, le ambiguità, le luci e le ombre
del suo protagonista, proprio come in un dipinto. Spesso mostrando
una certa crudezza che non indulge mai però nel patetismo (si veda
la particolare relazione di Giacometti con la moglie e con la sua
musa/prostituta).
L’individualismo di Stanley Tucci costituisce però anche il suo
tallone d’Achille, in quanto Final Portrait per
quanto ottimamente confezionato, non è sicuramente un prodotto che
incontrerà le grazie del grande pubblico, sempre e comunque Giudice
incontrastato dei risultati al botteghino.
Il trailer di Deadpool
2 ci ha dato una prima idea di quello che sarà la seconda
avventura cinematografica del Mercenario Chiacchierone, sempre
interpretato da Ryan Reynolds.
A commentare il film e il trailer è
intervenuto Rob Liefeld, creatore del personaggio,
che ha fatto un paragone molto interessante trai primi due
capitoli, tirando in ballo la differenza che c’è tra
Alien e Aliens.
“Deadpool era Alien,
brillante, funziona perfettamente, è un capolavoro. Deadpool 2 è
Aliens, è come quando James Cameron ha detto ‘Volete che lo faccia
io? Lo faremo più grande, metteremo su più azione’.”
Deadpool 2: il teaser trailer del
film con Ryan Reynolds
Inoltre, di seguito, ecco la nuova
sinossi del film:
Dopo essere sopravvissuto a un
quasi fatale attacco di mucche, uno chef sfigurato che lavora in
una cafetteria (Wade Wilson) lotta con il suo sogno di diventare il
barista più sexy di Mayberry mentre impara a scendere a patti con
il fatto che ha perso il senso del gusto.
Cercando di riconquistare la
sua spezia per la vita, così come un condensatore di flusso, Wade
deve combattere i ninja, la yakuza e un branco di cani sessualmente
aggressivi, mentre viaggia in giro per il mondo per scoprire
l’importanza della famiglia, dell’amicizia e del sapore. Un nuovo
gusto per l’avventura e per ottenere l’ambito titolo di tazza di
caffè del World’s Best Lover.
Nonostante le buone doti di attore
drammatico e le eccellenti doti comiche, Chris Hemsworth è noto al grande
pubblico per il ruolo action di Thor, nel
Marvel Cinematic
Universe.
L’attore è stato infatti
protagonista di Thor: Ragnarok lo scorso ottobre,
mentre tornerà nei panni del Dio del Tuono a partire dal 25 Aprile
per Avengers: Infinity War.
Tuttavia questo film sui
Vendicatori e il prossimo Avengers 4 segneranno la fine del
suo contratto con la Casa delle Idee, è quindi normale che
Hemsworth stia cominciando a guardarsi intorno.
Chris Hemsworth
potrebbe prendersi un anno di pausa dalla
recitazione
Durante un’intervista l’attore ha
ammesso che gli piacerebbe interpretare un ruolo come quello di
James
Bond, ma ha anche constatato che forse si tratta di un ruoli
che si confà meglio ad attori britannici.
“Credo che ogni attore vorrebbe
una tale opportunità. Sono sicuramente un fan e un ruolo così
metterebbe un sacco di pressione. Penso che i fan di Bond siano più
esigenti dei fan dei fumetti. Ma non saprei, ci sono tantissimi
attori che farebbero una cosa del genere meglio di me. Un sacco di
attori e attrici inglesi che vorrebbero interpretare quel ruolo… Mi
sembra come un mondo molto Inglese.”
E in effetti l’unica caratteristica
comune degli attori che hanno interpretato Bond nel corso degli
anni è proprio la loro appartenenza al Regno Unito, e ovviamente
Chris Hemsworth è australiano.
Nonostante i video diffusi in rete
rivelino molto dei personaggi, dalla tuta di Iron Spider al
voltafaccia, ennesimo, di Loki, sembra che di Occhio di Falco non
ci sia traccia.
Così, per sopperire alla mancanza di
informazioni sul nostro Vendicatore arciere, i
fan hanno realizzato un fan poster che vede Clint Barton nella
sua modalità Ronin.
Eccolo, che ve ne pare?
Alcune foto rubate dal set
hanno mostrato Jeremy Renner con un look molto
diverso da quello tradizionale, per i film del MCU, che la
trasformazione in Ronin sia plausibile per l’arco narrativo di
Barton?
Avengers: Infinity War – la trama
Un viaggio cinematografico senza
precedenti, lungo dieci anni, per sviluppare l’intero Marvel
Cinematic Universe, Avengers: Infinity War di Marvel Studios porta
sullo schermo il definitivo, letale scontro di tutti i tempi. Gli
Avengers e i loro alleati supereroi devono essere disposti a
sacrificare tutto nel tentativo di sconfiggere il potente Thanos prima che il suo attacco improvviso di
devastazione e rovina metta fine all’universo.
Anthony e Joe
Russo dirigono il film, che è prodotto da
Kevin Feige. Louis D’Esposito,
Victoria Alonso, Michael Grillo e Stan
Lee sono produttori esecutivi. Christopher Markus
& Stephen McFeely hanno scritto la sceneggiatura. Avengers:
Infinity War arriverà nei cinema USA il 4 maggio, dal
25 aprile in Italia.
Avengers: Infinity War trailer ufficiale – i
Vendicatori contro Thanos
Nel cast torneranno tutti gli eroi
protagonisti degli ultimi dieci anni di film ambientati nel
Marvel Cinematic Universe, da Iron
Man (2008) e Black Panther (2018).
L’attrice, che ha trovato la fama
internazionale con Star
Wars, ma che era già nota agli appassionati di cinema d’autore
(vedi Leon), ha anche partecipato al franchise Marvel nei panni di Jane Foster,
mentre adesso la aspettiamo in Annientamento, nuovo sci-fi di Alex
Garland.
Milla Jovovich sostituirà Olivia Munn (che aveva già preso il posto
di Zoe
Saldana) nel ruolo da protagonista di
Hummingbird, thriller fantascientifico diretto
da Markus Kryler e Fredrik
Akerstrom (Battlefield 1). A confermare la
notizia di casting è Deadline.
L’attrice torna quindi a collaborare
con suo marito Paul W.S. Anderson, che è stato
incaricato di riscrivere la sceneggiatura ultimata da John
McClain, dopo l’esperienza nel franchise di Resident
Evil.
La trama di
Hummingbirdruoterà intorno
ad una serial killer e al suo viaggio di scoperta di sé dopo aver
conosciuto la verità su ciò che è e da dove viene.
Entertainment Weekly
ha dedicato a Solo: A Star
Wars Story la nuova copertina e anche un’abbondante
numero di pagine in cui, come potete vedere di seguito, sono state
rivelate nuove immagini ufficiali dal film di Ron
Howard.
1 di 9
Alden Ehrenreich is Han
Solo
Donald Glover is Lando
Calrissian
Alden Ehrenreich is Han
Solo and Joonas Suotamo is Chewbacca
Emilia Clarke is Qi'ra and Alden Ehrenreich is
Han Solo
Pictured: Alden Ehrenreich
is Han Solo and Joonas Suotamo is Chewbacca
Joonas Suotamo is
Chewbacca, Woody Harrelson is Beckett and Alden
Ehrenreich is Han Solo
Ricordiamo che lo spin-off sarà
ambientato dieci anni prima degli avvenimenti di Una
Nuova Speranza. Nel film ci sarà
anche Chewbacca. Alden
Ehrenreich interpreterà il giovane personaggio che fu
di Harrison Ford. Nel cast
anche Emilia Clarke,Donald
Glover e Woody Harrelson.
Solo: A Star Wars
Story è previsto per il 25 maggio 2018 e dopo il
licenziamento dei registi Phil
Lord e Christopher Miller,
registi di 21 Jump
Street e The LEGO Movie, è stato
incaricato Ron Howard di completare
l’opera. La sceneggiatura porterà la firma
di Lawrence Kasdan e di suo
figlio Jon Kasdan.
È tramite un annuncio ufficiale
divulgato dall’Hollywood Reporter che Adam
Bonnett, produttore esecutivo di Disney
Channel, ha confermato che l’azienda sta attualmente
sviluppando un progetto sulla trasposizione in live action di
Kim Possible, la serie televisiva andata in onda
dal 2002 al 2007.
“Mark
McCorkle e Bob Schooley hanno creato un personaggio in cui i
bambini di tutto il mondo hanno trovato un’amica, una ragazza
normale che trascorre le sue ore scolastiche a combattere i
cattivi. Ci stiamo lanciando nella sfida di rendere Kim e gli altri
personaggi dimensionali, e siamo entusiasti all’idea di lavorare
ancora con loro dando il benvenuto ad un nuovo dinamico team
creativo“.
Nel 2005 la serie ha
vinto il Daytime Emmy Awards per la categoria Outstanding
Sound Mixing – Live Action and Animation.
In passato la
Disney aveva già prodotto due lungometraggi televisivi basati sulla
serie (Kim Possible: A Stitch in Time nel 2003 e
Kim Possible: So the Drama nel 2005).
I fan di Deadpool 2
hanno avuto ieri la possibilità di vedere il primo trailer
ufficiale del film con Ryan Reynolds e soprattutto hanno
visto Cable in tutto il suo splendore.
Ovviamente il breve video è pieno di
riferimenti, battute e, come si nota immediatamente, una presa in
giro palese di Justice League (la battuta iniziale
sul realizzare in CGI un braccio robotico rispetto al “cancellare”
un paio di baffi).
Quello che forse non tutti hanno
notato sono le due citazioni e riferimenti a Thanos, cattivo di Avengers: infinity War e
interpretato sempre da Josh
Brolin, il nostro Cable.
All’inizio, quando Deadpool in
persona ferma il trailer per polemizzare sul braccio di Cable in
CGI, come abbiamo detto sopra, il Mercenario Chiacchierone dice
“Ah, fanculo, lo farò da solo!”. “Lo farà da solo!” è
l’ultima battuta che abbiamo sentito pronunciare da Thanos sul
grande schermo, nei titoli di coda di Avengers: Age of Ultron.
Chiaramente la battuta è la stessa ma declinata alla Deadpool.
A seguire, si prende di mira
Toy Story. Deadpool mette in scena un teatrino con
le action figure, vestendo quella di Deadpool come
Woody lo sceriffo di Toy Story, appunto. Di
seguito, prima che la figure di Deadpool attacchi quella di Cable
mettendogli sulla faccia la zona dell’inguine, il Mercenario gli
dice: “Non temere Cable, ho le pietre per aiutarti.” Il
doppio senso anatomico è chiaro, ma anche il riferimento alla
Gemme dell’Infinito, ossessione di Thanos in
Infinity War (in inglese STONE sta sia per pietre,
rocce, che per Gemme, appunto).
Deadpool 2: il teaser trailer del film con Ryan
Reynolds
Inoltre, di seguito, ecco la nuova
sinossi del film:
Dopo essere sopravvissuto a un
quasi fatale attacco di mucche, uno chef sfigurato che lavora in
una cafetteria (Wade Wilson) lotta con il suo sogno di diventare il
barista più sexy di Mayberry mentre impara a scendere a patti con
il fatto che ha perso il senso del gusto.
Cercando di riconquistare la sua
spezia per la vita, così come un condensatore di flusso, Wade deve
combattere i ninja, la yakuza e un branco di cani sessualmente
aggressivi, mentre viaggia in giro per il mondo per scoprire
l’importanza della famiglia, dell’amicizia e del sapore. Un nuovo
gusto per l’avventura e per ottenere l’ambito titolo di tazza di
caffè del World’s Best Lover.
Diretto da David
Leitch, Deadpool
2 vedrà Ryan
Reynolds tornare nei pani del Mercenario
Chiacchierone della Marvel. Zazie Beetz sarà
Domino, Josh Brolin sarà invece
Cable.
Arriverà al cinema distribuito da
Videa Nome di Donna, il nuovo film
di Marco Tullio Giordana con protagonisti
Cristiana Capotondi, Valerio Binasco, Stefano Scandaletti,
Michela Cescon, Bebo Storti, Laura Marinoni, e con Anita Kravos,
Stefania Monaco, Ronato Sarti, Patrizia Punzo e Patrizia
Piccinini.
Nome di Donna uscirà al cinema dall’08 Marzo
2018.
Marco Tullio Giordana ha
commentato: “Questo film parla delle molestie sul luogo di
lavoro, tema balzato di recente agli onori della cronaca ma
nascosto per anni sotto il tappeto. Non è un film di “denuncia”,
l’ultima cosa al mondo che m’importa è fare il moralista. Il film
indaga più che sul “fatto”, sul sasso lanciato nello stagno, sulle
conseguenze che ne derivano, sui cerchi che si allargano fino a
lambire sponde anche molto lontane. Una di queste è l’ostilità che
immediatamente avvolge la vittima, l’insinuazione che “se la sia
cercata”, la solitudine in cui si trova chi non intende sottostare.
Un film che racconta l’omertà, la compiacenza, il disonore generale
e il coraggio invece di una giovane donna che sfida tutto questo e
si ribella dimostrandosi più forte del luogo comune.”
Nome di Donna, la trama
Nina (Cristiana Capotondi) si
trasferisce da Milano in un piccolo paese della Lombardia, dove
trova lavoro in una residenza per anziani facoltosi. Un mondo
elegante, quasi fiabesco. Che cela però un segreto scomodo e
torbido. Quando Nina lo scoprirà, sarà costretta a misurarsi con le
sue colleghe, italiane e straniere, per affrontare il dirigente
della struttura, Marco Maria Torri (Valerio Binasco) in
un’appassionata battaglia per far valere i suoi diritti e la sua
dignità.