Trai titoli più attesi di Venezia
74, The Shape of
Water ha segnato il ritorno di Guillermo Del
Toro ad atmosfere congeniali, a una storia semplice, alla
fiaba macabra, al suo amore, puro e cristallino, per il cinema.
Accompagnato dal suo cast
(Sally Hawkins, Octavia Spencer e Richard
Jenkins), il regista messicano ha definito il suo film un
antidoto al cinismo dei nostri giorni, proprio grazie alla sua
genuina natura di fiaba. “Dovremmo scegliere l’amore al posto
della paura. La paura sta prendendo il sopravvento nel nostro
mondo.”
D’altronde la fiaba è sempre stato
il modo prediletto per raccontare grandi storia secondo Del Toro,
che aggiunge: “Il cinema di oggi è fissato nelle indicazioni di
tempo e luogo, nella fiaba invece c’è il ‘C’era una volta’ e questo
la rende indeterminato e per questo sempre attuale.”
La musica di The Shape of Water
L’ambientazione del film è quella
dell’America degli anni ’60, tuttavia un miscuglio di atmosfere,
musiche e colori conferisce alla storia una atemporalità sospesa,
che è stata ottenuto con il lavoro congiunto di una fotografia
meticolosa insieme allo spettacolare lavoro di composizione
musicale di Alexander Desplat.
“Il colore è importantissimo
nel film. Bisogna avere sempre un’idea chiara di quello che si
vuole, ma poi si deve anche lavorare a ciò che viene dalla
collaborazione e dal confronto. Tutto ciò che circonda Eliza è
verde e azzurro, come fosse una presenza sottomarina, mentre il
rosso non c’è mai, ma rappresenta l’amore e lo vediamo nelle sue
scarpe, nel vestito, nelle poltrone del cinema, ma non prima. Il
lavoro con la luce è stato meticoloso. La scena della vasca, ad
esempio, ha richiesto sei ore solo per l’illuminazione.”
Le musiche invece sono state
costruite sull’esempio, tra gli altri, del lavoro di Nino
Rota, sull’onda delle emozioni. Lo stesso Desplat ha
registrato di sua propria bocca un fischio, scelto come “strumento”
che riuscisse a cavalcare l’onda delle emozioni veicolate dal film
stesso.
La Bella e la Bestia

Nell’ambito della fiaba, Del Toro
spiega: “Il film ripercorre La Bella e la Bestia, ma ci sono
due versioni di quella storia, una casta e romantica, l’altra
violenta e torbida. A me non interessava nessuna delle due, io
volevo raccontare una via di mezzo, perché la realtà è estremamente
più complicata di così. La stessa Eliza è un personaggio completo,
una donna normale che vive normalmente la sua sessualità, esiste ed
è normale che sia così.”
Per quanto riguarda l’ambientazione
invece, il regista ha spiegato: “Credo si tratti di
quell’America piena di promesse a cui si riferisce chi dice di
voler renderen ‘l’America grande di nuovo’. Era un periodo ricco di
promesse e aspettative, c’erano molte cose belle ma non erano per
tutti. La creatura rappresenta quell’alterità che io conosco bene
da messicano che lavora anche in America. Si tratta di un mondo
difficile in cui solo l’amore può essere una cosa abbastanza forte
da salvare le persone. Sembra una frase assurda nel mondo cinico di
oggi ma lo dicevano i Beatles e lo diceva Gesù, e credo sia
difficile che si siano sbagliati entrambi.”
Hawkins, Spencer e Jenkins
A interpretare la protagonista, una
donna orfana e muta, c’è Sally Hawkins, che con un
lavoro magistrale consegna al cinema uno dei suoi migliori
personaggi femminili degli ultimi anni. “Guillermo è molto
generoso e alcune cose accadono esattamente quando devono accadere.
Come l’incontro con lui, ad esempio. Io stavo scrivendo una storia
su una donna che non sa di essere una sirena, e di punto in bianco
arriva la chiamata del mio agente, che mi propone di lavorare a una
storia, non ancora scrittza, pensata da Guillermo Del Toro, in cui
si parla proprio di uomini pesce. Le idee si sono sovrapposte. È
molto raro quando le cose coincidono in questo modo.”
Per Octavia
Spencer, che nel film è Zelda, una donna delle pulizie, si
è trattato di tornare indietro al personaggio che le ha regalato
l’Oscar in The Help. L’attrice però ha spiegato:
“Minni era una donna molto intelligente che però non aveva la
sua voce. Con Zelda ho ritrovato un personaggio che pur essendo più
disciplinato di Minni, ha una voce propria, e la utilizza per darla
anche alla sua coraggiosa migliore amica, Eliza.”
A completare il novero degli
ospiti, Richard Jenkins è intervenuto lodando in
particolar modo lo script di The Shape of Water.
L’attore è il vicino di Eliza; artista solitario e problematico, ma
anche lui in cerca di affetto. “Tutto ciò che di buono ho fatto
per il personaggio era nella sceneggiatura. Guillermo mi ha mandato
la sceneggiatura e mi ha detto ‘dimmi se ami questo personaggio
quanto lo amo io’, e il risultato è stato amore a prima
lettura.”
Del Toro è famoso per scrivere
delle biografie per i suoi personaggi e The Shape of
Water non fa differenza: “Ho scritto delle biografie
per ognuno di loro, tranne che per il personaggio di Sally e per la
creatura. Con Sally ho lavorato gomito a gomito, abbiamo creato
insieme Eliza. Per la creatura invece ho fatto un lavoro diverso.
Se ci fate caso non ha neanche nome, e questo perché per ognuno
rappresenta una cosa diversa, una specie di Teorema di
Pasolini.”
Il futuro e
Pinocchio
Nonostante al Lido The
Shape of Water sia stato acclamato come il grande ritorno
di Del Toro, il regista ha altri progetti estremamente nelle sue
corde in cantiere, come il film in stop-motion su
Pinocchio. “Ho i pupazzi e i concept pronti ma
mancano i soldi. È anche vero che tendo a complicarmi la vita da
solo, perché quando volevo fare Hellboy a nessuno piaceva l’idea di
un film di supereroi, per Pacific Rim nessuno voleva vedere robot giganti
combattere contro mostri e per il Labirinto del Fauna, nessuno
voleva produrre un film su quel periodo della storia di Spagna.
Ammetto che volendo raccontare la storia di un Pinocchio
anti-fascista durante l’ascesa di Mussolini, anche io non mi rendo
la vita facile. Mi servono 35 milioni di dollari. Se li aveste voi
fareste di me un messicano contento. ”