L’enorme progetto Netflix annunciato nel 2014 ha finalmente trovato il suo compimento in The Defenders, disponibile dal 18 agosto. La serie tv co-prodotta dalla piattaforma insieme alla Marvel ha messo insieme i quattro eroi che ci sono stati presentati nel corso degli ultimi anni: Daredevil, Jessica Jones, Luke Cage e Iron Fist.
Il progetto
Alla base del progetto c’è, ovviamente, il modello cinematografico del MCU in cui dopo aver presentato tutti i vendicatori nell’arco di un paio di anni con svariati film, arriva il film/serie collettiva che fa incontrare i personaggi e forma il super team destinato a salvare New York. In pieno stile Netflix però la serie non ha paura di sporcarsi le mani, mettendo in scena violenza e sangue, un pizzico di tensione sessuale, e dinamiche interpersonali molto più realistiche e colorite rispetto a quelle viste al cinema in tanti anni di Universo Condiviso.
Le ragioni sono semplici: il cinema con un esborso di molto superiore si prefigge di raccogliere un pubblico ampio, costituito prevalentemente di giovani e giovanissimi spettatori. Per una questione di target invece, lo show può permettersi queste incursioni di temi Rating R che consentono anche al prodotto di avere più sostanza.
Pur avendo le carte in regola e il potenziale per mettere in piedi uno show convincente, The Defenders cade sui punti dolenti delle serie che lo hanno preceduto. Non è infatti un caso se le trame legate a Daredevil sono le migliori, mentre, in ordine decrescente di carisma, l’appeal dello show scema da Jessica Jones, passando per Luke Cage fino a Iron Fist.
La genesi
Nei fumetti Marvel, i Difensori (The Defenders) sono formati da Doctor Strange e sono composti dallo Stregone Supremo stesso, con Hulk e Namor il Sub-Mariner. Le necessità di avere alcuni dei protagonisti della squadra originale nel reparto cinema, ha spinto la Marvel a realizzare il progetto, ancora una volta vincente dal punto di vista produttivo, di quattro serie parallele (da cui è poi nata l’esigenza, per acclamazione popolare, di una serie spin off su The Punisher), che convergono adesso in questo quinto prodotto: un ibrido che tenta di mettere insieme i toni e le storie dei quattro protagonisti, che con il proprio trascorso arrivano quasi tutti preparati a questo appuntamento.
Il team
A differenza degli Avengers, la loro squadra si forma per caso. Sono quasi dei teppistelli di strada che per una fortuità casualità conoscono tutti la stessa infermiera (Rosario Dawson), che sempre per caso li mette insieme. Non c’è Nick Fury, quindi, a strutturare la squadra, e quindi non c’è nemmeno il nome ufficiale. Non sentiamo mai la parola Difensori o Defenders, ma più di una volta viene detto da Matt Murdock o da Danny Rand che è importante “difendere la città”. La battaglia per Hell’s Kitchen o per Harlem diventa quindi allargata all’intera città, da sempre, sia nei fumetti che nel cinema, location prediletta per i cattivi di tutti i tempi, punto di partenza per piani distruttivi.
I
villain
Il nemico contro cui si scontrano i nostri è, ovviamente, La Mano, affrontata già da Iron Fist e da Daredevil (con le funeste conseguenze per Elektra), che torna nel dispiegamento di tutte le sue “dita”. Se ogni singolo personaggio ha la sua aria di influenza e la sua Nemesi, Alexandra Reid, interpretata da Sigourney Weaver, è la leader del gruppo, colei che guida le operazioni e che confida nell’arma finale della Mano stessa: Black Sky. Nei fumetti Marvel il personaggio è un misterioso assassino, nello show è Elektra rediviva, risuscitata dalla Mano e da Alexandra in persona, per compiere la missione finale: conquistare il pugno di Iron Fist.
Il cast
E proprio nelle fondamenta della trama che The Defenders trova il suo punto più debole. Nonostante il vistoso impegno, a differenza di Charlie Cox, Kyrsten Ritter e Mike Colter, il ricciuto Finn Jones non ha il carisma per mettere in scena un combattente credibile e il suo ruolo centrale nel racconto ne mina la credibilità. È lo stesso tallone d’Achille che aveva anche il suo show standalone! Discorso diverso vale per gli altri attori: la Ritter riesce sempre a conquistare la scena con i suoi occhi grandi, le sue gambe lunghe e i tagliente sarcasmo, mentre Colter, forte dell’innegabile presenza scenica, si mostra efficace più come spalla o componente di un gruppo che in solitaria.
Cox è invece il veterano, il responsabile per il personaggio più strutturato, colui che ha il maggiore coinvolgimento emotivo nella storia e quello che, grazie anche a due stagioni da solista, ha il posto più largo nel cuore dei fan. A lui viene affidato il ruolo di riluttante guida, è lui l’unico a conservare una identità segreta, almeno per gli abitanti di New York, lui è colui che abbraccia il suo fato e che davvero coltiva dentro di sé una doppia personalità, così come è stata doppia la vita che ha condotto fino alla fine della sua seconda stagione. Il Diavolo di Hell’s Kitchen viene constretto a rimettersi in gioco, nonostante le paure, i timori e le promesse, ma scopre che il suo ritorno nei vicoli bui del quartiere di New York è accolto con gioia e selvaggio piacere da lui stesso.
L’unione fa la forza
La serie parte con molta calma, ricostruisce i suoi percorsi e fotografa i quattro protagonisti nella loro condizione del momento, per poi portarli pian piano insieme, tanto che soltanto alla fine del terzo episodio si trovano tutti insieme a combattere per la stessa causa, spalla a spalla. A metà serie quindi arriva la svolta, si forma il team, ritorna anche il personaggio si Stick, fondamentale per Daredevil e in questo caso per la missione intera, ma si pongono anche le basi per i grandi misteri che, considerati tali, si risolvono sempre in una nuvola di fumo. La Mano, i suoi scopi, le Dita, l’immortalità, la distruzione di NY: sono tutti elementi ricorrenti, fondativi potremmo dire, che però sono posti su basi molto fragili e confuse. E probabilmente in questo risiede il poco appeal dello show in generale.
Trai pregi di The Defenders c’è da considerare soprattutto la presenza della Weaver che conferma una presenza scenica inossidabile, solidità nella recitazione anche di fronte a script fallaci, una gravitas da diva in carriera che sembra far impallidire il resto del cast. A lei vanno aggiunti i volti noti delle quattro serie tv precedenti che però, con l’eccezione dell’infermiera Claire, la Nick Fury di turno potremmo dire, e di Colleen Wing, fungono principalmente da accessori. Sono loro i “cari” che ogni personaggio rischia di perdere se si mette contro la Mano, la componente di “debolezza” che ogni eroe buono ha agli occhi del cattivo, nel più canonico e rassicurante dei racconti.
Lo stile delle otto diverse puntate è il risultato di otto diversi punti di vista, dal momento che ogni episodio ha la sua mano di regia. Questa scelta non inficia però l’unità linguistica dello show che si rivela prevalentemente coesa, soprattutto nella rappresentazione confusa, concitata, violenta degli scontri a mani nude. Le nocche sanguinati, i calci, i pugni, il dolore (anche quelli di Luke Cage), dimostrano la fallibilità bellissima di questi eroi da piccolo schermo, la vicinanza alla fragilità umana, smascherano così il loro comune denominatore, l’elemento che li lega agli spettatori che fanno il tifo per loro, sempre incerti sull’esito degli scontri.
The Defenders, l’eroismo in streaming
Con un inizio tiepido e una seconda parte incalzante, The Defenders non risparmia momenti di puro eroismo e di grandi emozioni, rivelandosi leggermente inferiore alle sortite in solitaria di Daredevil, ma rispecchiando lo spirito del progetto e regalando momenti di godibile televisione, in streaming ovviamente.















Miracolosamente scampato
all’attacco di Drogon, Jaime (
Uno dei momenti più emozionanti
dell’episodio Eastwatch è l’incontro di Jon Snow con Drogon. Il
possente drago, con in sella sua Madre, torna a Roccia di Drago e
si ferma di fronte a Jon, dal quale… si lascia accarezzare. La
scena è carica di tensione: il Re del Nord sente il sangue
Dopo la miracolosa e coraggiosa
cura di Sam Tarly, Jorah Mormont è riuscito a tornare dalla sua
Khaleesi. La donna si mostra oltremodo felice di riavere al suo
fianco il cavaliere diseredato, tuttavia, se nei progetti di Jorah
c’era quello di tornare al fianco della donna che ama per servirla,
si rende subito conto che al suo fianco ora c’è questo giovane
sconosciuto, il Re bastardo del Nord. Così Jorah attua la tattica
che conosce meglio: assecondare i desideri della sua Regina,
accantonando il suo amore e il suo desiderio. Parte per una
missione suicida e in quel saluto caloroso, in quello sguardo
lanciato sopra la sua spalla, un’ultima occhiata alla donna che
ama, sembra trovarsi impressa una condanna a morte, oltre la
Barriera.
I Tarly, nobile famiglia
dell’Altopiano, diventano involontariamente protagonisti
dell’episodio. Randyl Tarly, papà di Sam, e suo figlio minore,
Dickon, sono le vittime prescelte da Dany per mostrare la sua
ferrea volontà (senza farci dimenticare che il sangue Targaryen che
scorre in lei ne fa una potenziale pazza sanguinaria). Il
sacrificio di Lord Tarly è un moemnto solenne, e come accadde anche
per Alliser Torne, anche in questo caso lo spettatore si trova per
un attimo a simpatizzare per un personaggio notoriamente
sgradevole, che però compie un ultimo gesto d’onore. Dall’altra
parte però c’è Sam, il Tarly più simpatico di tutti. Il ragazzo,
che fino a questo momento voleva diventare un Maestro della
Cittadella, abbandona suo malgrado gli studi, decidendo di
trasformarsi in un uomo d’azione. Se non fosse che per la prima
volta nella sua vita alza la voce, lo fa contro Gilly, proprio nel
momento in cui la Bruta, ignara, si trova di fronte a una
informazione che potrebbe cambiare le sorti di Westeros. La giovane
legge che tale Maestro Maynard ha celebrato l’annullamento del
matrimonio tra tale pringipe ‘Ragger’, maritandolo
contemporaneamente in segreto a Dorne, con un’altra donna.
L’informazione che sembra superflua anche per gli spettatori più
distratti reca con sè la pretesa di Jon Snow al Trono dei Sette
Regni, una pretesa più forte di quella della stessa Daenerys. Il
principe in questione è Raegar, che ottenendo l’annullamento da
Elia Martell, si è sposato in segreto con Lyanna Stark. Dalle loro
giuste nozze è nato un nuovo erede al trono: Jon. L’ultimo ostacolo
che separava il Re del Nord dal Trono di Spade si è dissolto: il
ragazzo non è il figlio illegittimo di Ned Stark (lo abbiamo
scoperto alla fine della sesta stagione), ma nemmeno il figlio
illegittimo di Lyanna Stark. Jon Snow è in realtà il legittimo
erede al trono dei Sette Regni!
Nonostante abbia passato gli
ultimi anni a trasformarsi un una letale assassina, Arya
(
Chi non ricorda questo motto ha le
sue ragioni. Lo stemma a fondo giallo con il cervo reale sollevato
sulle zampe posteriori non si vede dalla quinta stagione (e lì, in
realtà, era “viziato” dalla presenza dei colori del Signore della
Luce). Il simbolo dei Baratheon però potrebbe riprendere a
sventolare, visto che l’ultimo (mezzo) cervo è tornato a
scalpitare. Gendry, bastardo di Robert, ha fatto ritorno nello
show, e con lui anche la speranza di vedere restaurata una delle
grandi famiglie di Westeros. Gendry trova subito una connessione
con Jon, bastardi di padri amici, impugna la mazza invece che la
spada, proprio come Robert, e Davos lo immagina “ancora a remare”,
come ironicamente hanno fatto i fan nel corso delle tre stagioni in
cui il ragazzo non è comparso. Gendry si unisce subito a Jon e
potrebbe diventare un potente alleato e anche un grande amico del
Re del Nord (?).
Il progetto di Jon di andare a
uccidere un Estraneo per portarlo al cospetto delle due Regine e
unire le forze per fronteggiare il nemico comune è, ovviamente, una
missione suicide. Per portarla a termine si circonda dei migliori
uomini che ha a disposizione: Tormund veleno di Giganti, il Bruto a
cui ha affidato la guardia di Eastwatch; Jorah Mormont, il
cavaliere esiliato che, guarito dal Morbo Grigio, si getta di nuovo
tra le braccia della morte, per amore di Daenerys; Gendry, il Toro,
esperto nell’arte di manipolare il ferro, unico bastardo in vita di
Re Robert Baratheon. A loro si uniscono, più o meno
inaspettatamente, coloro che restano della compagnia senza
Vessilli: Lord Beric Dondarrion, riportato in vita sette volte dal
Signore della Luce, che combatte con la spada infuocata; Toros di
Mhyr, sacerdote di R’hllor, che invece combatte solo se ha nello
stomaco una buona quantità di alcol; Sador Clagane, il Mastino, un
tempo Guardia del Corpo di Re Joffrey, poi disertore, carceriere
della piccola Arya Stark, ridotto in fin di vita da Brienne di
Tarth e salvo per miracolo, tenuto in vita dall’odio per il
fratello, Gregor Clagane, la Montagna, e il cui unico scopo è
quello di ucciderlo. Questo sparuto gruppo ha attraversato la
Barriera, verso l’ignoto e forse verso la morte. A questo punto
viene da chiedersi se la vera 















