Dopo sei stagioni che hanno ridefinito l’immaginario fiabesco della TV, Once Upon a Time – Stagione 7 rappresenta un nuovo inizio sotto forma di epilogo. La serie creata da Edward Kitsis e Adam Horowitz si rinnova profondamente pur restando fedele al suo tema cardine: il potere delle storie e la capacità dell’amore di riscrivere il destino. Uscita tra il 2017 e il 2018, la settima stagione chiude la saga con un’ambientazione completamente nuova e un intreccio che unisce generazioni diverse di eroi e antagonisti.
Quando è uscita e dove vederla in streaming
La settima stagione di Once Upon a Time è stata trasmessa negli Stati Uniti su ABC dal 6 ottobre 2017 al 18 maggio 2018, per un totale di 22 episodi. Once Upon a Time in streaming è disponibile su Prime Video.
Trama: un nuovo mondo, una nuova maledizione
La settima stagione si apre con un salto temporale. Henry Mills (Andrew J. West), ormai adulto, ha lasciato Storybrooke per cercare la propria strada e la sua personale “storia da raccontare”. Ma il destino lo riporta a scontrarsi con una nuova maledizione, che lo intrappola in un quartiere di Seattle chiamato Hyperion Heights. Qui gli eroi delle fiabe vivono sotto false identità, ignari del proprio passato magico.
Henry incontra Jacinda (Dania Ramirez), una versione diversa di Cenerentola, e sua figlia Lucy, che gli rivela di essere suo padre. Intorno a loro ruotano personaggi vecchi e nuovi: una Regina (Lana Parrilla) che si reinventa come mentore, un Capitan Uncino (Colin O’Donoghue) più umano e tormentato, e un Tremotino (Robert Carlyle) alle prese con la redenzione finale. La trama intreccia linee temporali e universi paralleli, mantenendo vivo il tono fiabesco e il cuore emotivo che ha reso celebre la serie.
Il racconto abbandona Storybrooke per abbracciare un’ambientazione più moderna e urbana. La città di Hyperion Heights diventa metafora di una società disillusa, dove la magia sopravvive solo nei ricordi e nei gesti di chi non ha smesso di credere. La stagione esplora il tema dell’eredità: come i figli raccolgono il peso delle scelte dei genitori, e come ogni storia – anche la più spezzata – può essere riscritta.
Cast e nuovi personaggi
La stagione 7 segna una trasformazione profonda anche nel cast. Accanto ai volti storici come Lana Parrilla, Colin O’Donoghue e Robert Carlyle, troviamo nuove figure che ampliano l’universo narrativo. Andrew J. West subentra al giovane Jared Gilmore nel ruolo di Henry, offrendo un’interpretazione più matura e riflessiva del personaggio. Dania Ramirez, già vista in Devious Maids, porta in scena una Cenerentola indipendente e determinata, lontana dallo stereotipo della principessa fragile.
Tra le new entry spiccano anche Gabrielle Anwar nel ruolo di Lady Tremaine, una versione più complessa della matrigna di Cenerentola, e Adelaide Kane come la giovane Drizella, la cui sete di potere minaccia l’equilibrio tra i mondi. Si aggiungono inoltre Rose Reynolds (Alice), Tiera Skovbye (Robin di Sherwood) e Mekia Cox (Tiana), che arricchiscono la serie di nuove prospettive e mitologie. Ogni personaggio è riscritto in chiave contemporanea, confermando la capacità dello show di adattare le fiabe alla sensibilità moderna, tra inclusione, emancipazione e ricerca identitaria.
Cosa aspettarsi dal finale
Il finale di Once Upon a Time – Stagione 7 è un atto d’amore verso i fan e verso il concetto stesso di narrazione. Senza scendere nei dettagli, la serie si chiude con un intreccio che riunisce le generazioni di eroi e cattivi in un’ultima, simbolica battaglia. È un epilogo che riflette sul ciclo eterno delle storie: ogni fine è un nuovo inizio, e ogni racconto vive finché qualcuno lo ricorda.
La stagione, pur avendo diviso parte del pubblico per il suo cambio di tono e struttura, si rivela nel complesso una riflessione matura sulla memoria e sulla rinascita. Chiude la saga non con una semplice conclusione, ma con una promessa: che il mondo delle fiabe continuerà a esistere in chi sceglie di credere nella magia.




















La scelta di
Marisa Tomei per interpretare zia May si colloca
perfettamente nell’operazione di ringiovanimento dell’intero cast.
Dal momento che Holland è uno Spider-Man 15enne, è
naturale che anche la zia sia più giovane e in questo caso anche
molto avvenente (senza nulla togliere a Rosemary Harris e
Sally Field). Ci sarà da divertirsi, scommettiamo.
La presenza di
Questo è poco ma sicuro,
il cameo di Stan Lee non è solo un’aspettativa, ma
una vera e propria certezza in tutti i film
Non c’è
Spider-Man senza un giornale che tenti di
diffamarne il nome e il Daily Bugle è senza dubbio
il giornale adatto. Negli altri film sull’Uomo Ragno, l’eroe era
abbastanza grande da poter lavorare al giornale come fotografo,
come in effetti fa nei fumetti. In questo caso però l’eroe è
piccolo per lavorare, va ancora al liceo, ma ci aspettiamo
ugualmente che il giornale diretto da J. Jonah
Jameson faccia capolino nella storia.
Non c’è film Marvel che
si esima dalla presenza di almeno una scena post credits.
Sappiamo che quando si
parla di Spider-Man i problemi di cuore sono
sempre dietro l’angolo. Che sia M.J. o
Gwen, Peter ha sempre un sacco di grattacapi con
le ragazze, ma questo non gli impedisce di fare comunque il suo
dovere di eroe. Dal film di Watts ci aspettiamo sicuramente una
buona dose di action, ma bilanciata dallo spirito alla John
Hughes che i produttori hanno promesso.
Il maggiore problema dei
film Marvel è che, con l’eccezione di Loki, i
villain non sono quasi mai tratteggiati bene. Speriamo che con
l’evocativa (Batman,
Una possibile ragione
della presenza di più villain in
L’Uomo Ragno ha una
caratteristica ben definita, che lo rende per certi versi molto
simile a Deadpool: la comicità. Durante i suoi
scontri, Spidey ha sempre tante cose da dire e spesso prende in
giro il suo avversario, senza però rompere la quarta parete ed
essere volgare come il
La frase più famosa del
fumetto che speriamo di trovare in Spider-Man
Homecoming fu resa immortale da Sam Raimi
e dal suo Zio Ben, Cliff Robertson. Webb l’ha
declinata diversamente ma ci aspettiamo di sentirla ancora una
volta nel film di Jon Watts. Verò è che in questa
storia non è prevista la presenza (e la morte) di Ben Parker, ma si
potrebbe comunque trovare un altro modo per inserire la frase,
apparsa per la prima volta sulle pagine di Amazing Fantasy
#15.





