Trespass (2011) segna un capitolo
particolare nella filmografia di Joel Schumacher, noto per
la sua versatilità e per aver spaziato tra
thriller,
action e dramma psicologico. In questo film, Schumacher torna
al thriller puro, combinando elementi di azione e tensione
claustrofobica, in una storia che ruota attorno a una rapina
domestica che prende una piega pericolosa e imprevedibile. Pur non
raggiungendo le vette dei suoi titoli più iconici come Un giorno di ordinaria follia o In linea con
l’assassino, Trespass riflette l’abilità del regista
nel costruire suspense e situazioni ad alto rischio, mettendo in
primo piano il conflitto morale dei protagonisti.
Il film si inserisce nel genere thriller
d’azione, con un forte accento sui rapporti di potere e sulle
dinamiche tra criminali e vittime. La narrazione si svolge
prevalentemente in spazi ristretti, creando un senso di
claustrofobia e urgenza, mentre la tensione aumenta grazie a colpi
di scena continui e minacce incombenti. Tematicamente,
Trespass esplora la corruzione, l’avidità e la fragilità
della sicurezza domestica, interrogandosi su quanto l’avidità e
l’inganno possano mettere a rischio la vita di chiunque, anche in
contesti apparentemente protetti.
Il cast comprende attori come Nicolas Cage e Nicole Kidman, che interpretano una coppia i cui segreti
e vulnerabilità vengono messi a dura prova dall’irruzione
criminale. Il film, pur radicato nell’azione e nel thriller, lascia
spazio a riflessioni sui legami familiari, sulle responsabilità
personali e sui compromessi morali in situazioni estreme. Nel resto
dell’articolo si fornirà una spiegazione dettagliata del finale,
analizzando come si risolve il conflitto e quali conseguenze
emergono per i protagonisti.
La trama di Trespass
Al centro delle vicende del film vi è la
famiglia Miller, composta da Kyle,
commerciante di diamanti, la moglie Sarah,
di professione architetto, e dalla loro figlia adolescente
Avery, la quale manifesta tendenze ribelli
nei confronti dei genitori. Nonostante non manchi loro nulla, tanto
da sembrare la famiglia perfetta, questi presentano in realtà tra
loro diverse crepe. Kyle è infatti spesso assente, Sarah si sente
trascurata e sempre più depressa, mentre Avery è ormai sempre più
distante, persa nei suoi affari da adolescente. A riunire la
famiglia, però, vi sarà un evento quanto mai inaspettato e
spaventoso: un intrusione criminale nella loro abitazione.
Durante una notte come un’altra, infatti, un
gruppo di rapinatori armati si introduce nella loro casa evitando
senza problemi i numerosi dispositivi di sicurezza fatti installare
di recente. A capo della banda vi è Elias,
che prendendo in ostaggio i coniugi richiede loro tutti i diamanti
presenti nella cassaforte. Nel tentativo di negoziare con i
criminali, sperando di poter salvare la sua famiglia, Kyle si
troverà però a doversi confrontare con una serie di scottanti
imprevisti. Una serie di segreti, tradimenti e inganni inizieranno
infatti a manifestarsi tra i famigliari, minando le loro certezze e
la fiducia che invece potrebbe salvarli.
La spiegazione del finale del film
Nel terzo atto di Trespass, la tensione
raggiunge il culmine nella residenza dei Miller. Dopo una serie di
scontri violenti tra la famiglia e i rapinatori, Kyle e i figli
cercano di sopravvivere e proteggere la loro integrità. Avery mette
in atto un piano rischioso per salvare suo padre, portando Petal,
la criminale drogata, in un incidente che la immobilizza. Nel
frattempo, Ty, il bruto del gruppo, si risveglia e tenta di
attaccare Sarah, scatenando un confronto finale con Jonah e le
altre figure criminali presenti, mentre Kyle, ferito, tenta di
coordinare la fuga dei suoi cari.
Durante lo scontro finale, emergono le verità
nascoste: la vera natura dei rapinatori, i loro legami con la
criminalità organizzata e i motivi dietro l’assalto alla villa
vengono chiariti. Avery e Sarah collaborano per proteggere Kyle e
la somma di denaro nascosta, mentre Jonah e Elias incontrano la
morte in combattimento. L’azione si conclude con Kyle che usa il
suo ingegno e la forza di volontà per neutralizzare gli aggressori,
garantendo la sopravvivenza della famiglia e la preservazione del
denaro nascosto, simbolo di sicurezza e speranza.
Il finale mette in luce i temi centrali del
film: la resilienza familiare, l’ingegno in situazioni di crisi e
il confronto tra giustizia personale e criminalità organizzata. La
capacità dei Miller di collaborare e proteggersi sottolinea
l’importanza dei legami affettivi di fronte alla violenza, mentre
l’eliminazione dei criminali mostra le conseguenze inevitabili
dell’inganno e dell’avidità. Il conflitto si risolve non solo
fisicamente, ma anche moralmente, evidenziando come la
determinazione e l’astuzia possano ribaltare situazioni
disperate.
Inoltre, il terzo atto rafforza il tema del
valore reale delle cose: il denaro e gli oggetti preziosi hanno
importanza secondaria rispetto alla vita e alla sicurezza dei
propri cari. Il finale sottolinea come l’inganno e la codardia dei
rapinatori si scontrino con la coesione e il coraggio della
famiglia, creando un messaggio morale chiaro. Kyle e i suoi figli
dimostrano che la sopravvivenza e la protezione dei legami
familiari prevalgono su ogni interesse materiale o personale,
completando così la parabola narrativa del film.
Il messaggio che Trespass lascia
agli spettatori è la centralità della famiglia e della resilienza
di fronte al pericolo. Il film illustra come ingegno, coraggio e
collaborazione possano superare anche situazioni apparentemente
impossibili. Inoltre, mette in evidenza i pericoli dell’avidità e
della violenza, mostrando che il crimine porta inevitabilmente a
conseguenze tragiche. Al tempo stesso, il racconto celebra la
capacità umana di sopravvivere e proteggere chi si ama,
sottolineando che la vera ricchezza risiede nei legami affettivi e
nella determinazione a difendere ciò che conta davvero, al di là
del denaro e del prestigio.
Nel 1980 è arrivato al
cinema Shining, capolavoro
di Stanley Kubrick basato
sull’omonimo romanzo del 1977 di Stephen King. Il film si è subito
affermato come un’opera di straordinaria potenza visiva ed emotiva,
capace di incutere profondo timore negli spettatori pur non
mostrando nulla di esplicitamente scioccante, bensì la “semplice”
discesa nella pazzia del protagonista Jack Torrance. Nel 2013, King
ha poi deciso di dar vita ad un romanzo sequel di quel suo
capolavoro, Doctor
Sleep, divenuto nel 2019 un film per la regia
di Mike Flanagan (autore anche
di Oculus
– Il riflesso del male e La
caduta della casa degli Usher).
Con questo film si torna dunque
all’Overlook Hotel, riportando dunque un Dan Torrance adulto
(Ewan
McGregor) tra i resti in rovina dell’edificio che lo
ha quasi ucciso da bambino. In tutti questi anni Dan ha lottato
contro l’abuso di alcol e lo ritroviamo a lavorare come inserviente
in un ospizio, usando i suoi poteri per aiutare a calmare i
pazienti mentre passano a miglior vita. La sua esistenza
relativamente tranquilla viene interrotta quando
incontra Abra, un’adolescente dotata a sua
volta della “luccicanza”. Sapendo che anche Dan condivide tale
potere, la giovane richiede il suo aiuto contro la
spietata Rose Cilindro e i suoi seguaci,
i membri de Il Nodo, che si nutrono della
Luccicanza degli innocenti alla ricerca della loro immortalità.
Cosa accade nel finale
di Doctor Sleep
Dopo aver ucciso con successo la
maggior parte dei membri del gruppo nel corso del film, Dan e Abra
devono affrontare la loro leader, Rose
Cilindro, affamata di vendetta quanto del vapore di Abra.
Sapendo che anche l’Overlook Hotel si nutre di vapore, Dan fa la
pericolosa scommessa di portare Abra al vecchio hotel infestato per
tendere una trappola a Rose. Scatena i fantasmi dell’hotel, che ha
rinchiuso uno per uno nel corso degli anni, e gli spettri affamati
si abbattono su Rose e la consumano fino a quando di lei non rimane
più nulla, non prima però che lei riesca a procurare a Dan una
ferita letale intaccandogli l’arteria femorale della gamba.
Dopo aver divorato Rose, i fantasmi
rivolgono ovviamente la loro attenzione su Dan e l’hotel si
impossessa di lui. Egli inizia allora ad inseguire Abra con
un’ascia (proprio come fece suo padre con lui e sua madre tanti
anni prima), ma riesce a resistere abbastanza a lungo da
permetterle di fuggire e di porre fine all’Overlook una volta per
tutte. Il film amplia dunque la mitologia di Shining e chiude
in modo struggente l’arco narrativo di Dan. Questo finale si
discosta in realtà di molto da quello del romanzo di King (diverse
sono infatti le differenze tra le due opere), ma a differenza
di quanto compiuto da Kubrick, King ha stavolta apprezzato le
modifiche apportate da Flanagan.
La verità sull’Overlook Hotel
L’Overlook Hotel è essenzialmente
un vampiro psichico che assorbe i fantasmi delle persone che
muoiono al suo interno e li trasforma in agenti della sua stessa
fame. I fantasmi dell’hotel sono stati attratti dal giovane Danny a
causa della sua luccicanza e hanno continuato a seguirlo anche dopo
la sua partenza. Anche Jack Torrance aveva il luccichio, motivo per
cui era in grado di vedere i fantasmi dell’Overlook. Rose Cilindro
dice a Dan che il vapore si corrompe e si macchia quando i bambini
diventano adulti, ed è questa corruzione che ha permesso
all’Overlook di prendere effettivamente possesso di Jack e di
mandarlo ad uccidere la sua famiglia.
L’hotel voleva che il giovane Danny
morisse all’interno della struttura per potersi nutrire di lui e,
dopo aver liberato i fantasmi dalle loro prigioni, questi iniziano
a nutrirsi anche di lui. A differenza di Jack, però, la discesa di
Dan nella follia avviene molto rapidamente e, quando riesce a
mettere alle strette Abra nella stanza 237. Tuttavia, Dan aveva
previsto questa eventualità fin dall’inizio, facendo esplodere la
caldaia dell’Overlook. Abra ricorda allora dii questo dettaglio
all’ormai posseduto Dan, e la volontà dell’hotel di preservarsi ha
la meglio sulla necessità di consumare Abra, dandole così la
possibilità di fuggire. Dan usa le sue ultime tracce di energia per
far sì che il luogo che ha ucciso suo padre venga distrutto e muore
in pace nell’hotel in fiamme.
Danny parla ancora con Abra
Uno dei modi in
cui Doctor Sleep chiude il cerchio
della storia di Dan Torrance è quello di fargli svolgere nella vita
di Abra lo stesso ruolo che Dick
Hallorann aveva svolto nella sua. Ciò è evidenziato
dal parallelo tra il giovane Danny seduto su una panchina con il
fantasma di Hallorann all’inizio del film e Dan che in seguito
condivide la panchina con Abra la prima volta che si incontrano
nella vita reale. La scena in cui il giovane Danny parla con
Hallorann sulla panchina ci viene però mostrata anche dal punto di
vista di sua madre Wendy, che vede il figlio parlare da solo.
Allo stesso modo, quando Abra sta
parlando con Danny nella sua stanza alla fine del film, sua madre
entra e vede solo sua figlia. Il fatto che Danny parli ancora ad
Abra nella sua stanza non significa che la perseguiti o che non
possa andare avanti con la sua non-esistenza. Come ha spiegato Dick
Hallorann quando il suo fantasma ha fatto visita a Danny per
l’ultima volta da adulto, nell’aldilà il tempo funziona in modo
diverso ed è probabile che Dan vada avanti proprio come ha fatto
Hallorann, tranne nei momenti in cui Abra ha bisogno di lui.
Il significato della donna nella
vasca da bagno
Un fantasma
di Shining che fa un grande ritorno
in Doctor Sleep è Lorraine
Massey, ovvero lo spirito che abita la vasca da bagno
della stanza 237. Un tempo seduttrice che alla fine si è suicidata
in quella stanza, Lorraine ha cercato di strangolare il giovane
Danny in Shining ed è apparsa come una giovane
donna a Jack Torrance, che l’ha baciata fino a quando, vedendo il
suo riflesso nello specchio, ha capito che in realtà stava baciando
una vecchia in decomposizione. Lorraine è uno dei fantasmi più
spaventosi dell’Overlook, motivo per cui la Stanza 237 ha
un’energia così sinistra, ed è anche il primo fantasma a seguire
Danny lontano dall’hotel.
Con l’aiuto di Dick Hallorann
riesce però a rinchiuderla in una scatola nella sua mente, ma
durante lo scontro finale con Rose Cilindro viene nuovamente
liberata insieme al resto dei fantasmi. L’Overlook può essere stato
distrutto, ma i suoi fantasmi no, e proprio come hanno fatto con
Danny seguono Abra nella speranza di nutrirsi di lei. Tuttavia,
Abra è ben equipaggiata per affrontare alcuni di loro e il film si
conclude con lei che entra nel bagno senza paura. Il fantasma di
Lorraine Massey, che rappresenta il modo in cui gli adulti si
nutrono dei bambini e li privano della loro innocenza, sembra
quindi venire distrutta definitivamente.
Il vero significato del finale
di Doctor Sleep
Parlando con CinemaBlend, a proposito
dell’alcolismo di Dan in Doctor Sleep,
McGregor ha detto: “Mike è stato molto chiaro sul fatto che
Shining era un romanzo scritto sull’alcolismo e la dipendenza,
mentre Doctor Sleep è un romanzo scritto sul recupero”. Parte
della guarigione, per Dan, consiste quindi nel tornare all’inizio
del suo alcolismo, tornando all’Overlook Hotel e affrontando il
fantasma di suo padre. Durante uno dei suoi incontri con gli
Alcolisti Anonimi, Dan ammette che, essendo suo padre morto quando
era così giovane, l’unico modo per ricordarlo e sentirsi vicino a
lui era bere e sfogare la sua rabbia come faceva suo padre.
Tuttavia, anche Jack Torrance è
riuscito a disintossicarsi prima del suo fatidico viaggio verso
l’Overlook Hotel, e Dan trova un modo più sano per conoscere il
genitore facendo lo stesso viaggio verso la sobrietà. Come
in Shining, l’Overlook
Hotel è una metafora della dipendenza. Jack Torrance si è
disintossicato dopo aver accidentalmente rotto il braccio del
giovane Danny mentre era ubriaco, ma l’Overlook lo ha sedotto
ancora una volta verso la strada che porta a fare del male ai suoi
cari. Un punto di svolta fondamentale in Shining è quando
Lloyd, il barista, versa un drink a Jack, agendo di fatto come la
voce sussurrante della dipendenza.
Per Dan, che è diventato un
alcolizzato per imitazione del padre, ha senso che il suo Lloyd sia
lo stesso Jack Torrance. A differenza del padre, però, Dan è in
grado di usare gli strumenti del recupero per resistere alla
tentazione di ricadere nei vecchi schemi, e il fatto di bruciare
l’Overlook con se stesso all’interno è un modo per porre fine al
ciclo della dipendenza, per il bene di Abra. Mentre nel romanzo Dan
torna al suo lavoro, con una rinnovata consapevolezza del suo scopo
nella vita, il finale del film – perquanto amaro – offre un finale
che conclude in modo definitivo l’arco narrativo del
personaggio.
Lanterns
non sta andando nella direzione che molti fan si aspettavano.
Piuttosto che svolgersi nel cosmo, sarà un’avventura realistica,
ispirata a True Detective, ambientata sulla Terra, e
forse anche un passaggio di testimone da Hal Jordan al suo
sostituto nel Settore 2814, John Stewart. È stato ampiamente
riportato che Kyle Chandler ha firmato solo per
recitare in Lanterns, il che significa che potrebbe
essere una presenza occasionale nella DCU.
Per molti fan, l’attenzione rivolta
a John era attesa da tempo. Per altri, questo sta rendendo un
pessimo servizio a Hal e alla sua storia. Chi ha familiarità con i
fumetti saprà quanto siano diversi gli approcci di Hal e John alle
situazioni. Le costruzioni delle Lanterne Verdi di quest’ultimo
sono tipicamente ispirate al suo passato nell’esercito o al suo
lavoro di architetto, e questa tendenza è ora confermata anche
nella prossima serie HBO.
“Una cosa che abbiamo
affrontato fin dall’inizio è che i poteri di Green Lantern si
basano in gran parte sulla creatività”, ha spiegato lo
showrunner Chris Mundy in una recente intervista a Men’s
Health. “Per manifestare le cose dagli anelli Lantern, devi
manifestare qualcosa dal tuo cervello, ma anche dalla tua anima.
Che aspetto ha? Come ci si sente?”
“Immagino che non sia molto
diverso dall’essere uno scultore o un pittore. E Aaron doveva
essere in grado di convincere che John potesse avere quell’abilità.
Ed è quello che ha fatto. Ha capito che John avrebbe apprezzato
quell’aspetto dei loro poteri. Scherzavamo sempre sul fatto che Hal
volesse solo colpire tutto con un grande pugno verde“.
Il showrunner di
Lanterns ha continuato: “[John] era un
cecchino dei Marines, il che richiede un certo tipo di
concentrazione e diligenza. Dopo i Marines, diventa un architetto,
quindi c’è un lato artistico in lui. Sono molti gli elementi che un
attore deve essere in grado di trasmettere. E Aaron è una persona
che comprende quella fisicità in quanto attore teatrale di
formazione“.
“Abbiamo parlato molto del
fatto che essere un marine è il lavoro di John, ma non è tutta la
sua personalità. È tanto un artista quanto un marine”, ha
osservato Mundy. “C’è un vero equilibrio tra il fisico e
l’artistico che è innato in Aaron, e penso che sia
essenziale”.
Accennando al rapporto
antagonistico tra Hal e John, Mundy ha detto che Hal ha “una
sorta di atmosfera retrò alla Chuck Yeager. È il tipo di persona
che incontri e non sai se ti piace o se vorresti prenderlo a
pugni”. John, invece, ha “un’autorità tranquilla, e penso
che questo sia importante per la loro dinamica, per la storia che
stiamo raccontando”.
Piperfilm, Elsinore
Film e The Apartment, società del gruppo
Fremantle, presentano il trailer ufficiale di Il
rapimento di Arabella (leggi
qui la nostra recensione), opera seconda della regista
Carolina Cavalli presentata in anteprima alla Mostra
Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di
Venezia, in Concorso nella nella sezione
Orizzonti e vincitrice del premio per la migliore
attrice a Benedetta Porcaroli.
Scritto dalla stessa regista, il
film è interpretato da Benedetta Porcaroli, Lucrezia
Guglielmino,
Chris Pine, Marco Bonadei ed Eva Robin’s, ed è
prodotto da Antonio Celsi e Annamaria Morelli e per
PiperFilm da Massimiliano Orfei, Luisa Borella e Davide
Novelli.
“Il rapimento di Arabella” è una
produzione Elsinore Film, The Apartment, società del gruppo
Fremantle, e PiperFilm, che lo distribuirà nei
cinema in Italia dal 4 dicembre e all’estero con
Charades.
La trama di Il
rapimento di Arabella
Holly, 28 anni, ha sempre pensato
di essere la versione sbagliata di sé stessa e che la sua vita non
sia andata nel modo giusto. Quando incontra una bambina di nome
Arabella, si convince di aver trovato sé stessa da piccola. Decisa
a scappare di casa, la bambina nasconde la sua identità e asseconda
il desiderio di Holly: tornare indietro e diventare qualcuno di
speciale.
Il remake del classico cult
American Psycho del regista Luca
Guadagnino non prevede uno scambio di genere, nonostante
le speculazioni online e le voci sul casting. Deadline ha riportato
per primo che, nonostante le voci secondo cui Margot Robbie sarebbe stata scelta per
interpretare la versione femminile di Patrick Bateman, interpretato
da Christian Bale nell’originale, ufficialmente
non sarà così. Ci sono state molte speculazioni online su chi sarà
scelto per interpretare un personaggio così iconico, che hanno
portato a migliaia di commenti su un potenziale film con cambio di
genere.
American Psycho è
uscito originariamente nel 2000 e vedeva Bale nei panni di un ricco
banchiere d’investimento psicopatico con un ego smisurato e una
sete di sangue incontrollabile. Il film è stato adattato dal
romanzo di Bret Easton Ellis intitolato
American Psycho. Nonostante non abbia ottenuto
recensioni entusiastiche al momento della sua uscita, da allora ha
trovato un pubblico più ampio che ne ha chiesto a gran voce il
seguito.
Un anno fa è stato rivelato che
Lionsgate e Guadagnino (noto per Challengers) hanno collaborato per
reimmaginare il film originale diretto da Mary
Harron. Ci sono state molte speculazioni su chi sarà
l’“American Psycho”, con persone che indicavano Jacob Elordi o Finn Wittrock,
ma la produzione è rimasta riservata su chi hanno in mente.
L’attrice Chloë
Sevigny ha già proposto al regista di riprendere il suo
ruolo dall’originale. Sevigny interpretava Jean, la segretaria di
Bateman. “Quando ho saputo che [Guadagnino] forse lo avrebbe
fatto… gli ho proposto di interpretare di nuovo Jean e di farmi
ringiovanire”, ha dichiarato Sevigny.
Il cast originale includeva
Jared Leto, Willem Dafoe, Reese Witherspoon, Justin
Theroux e Matt Ross. Purtroppo, non è
stato confermato nulla sul casting o sulla possibilità che gli
attori precedenti riprendano i loro ruoli. Al fianco di Guadagnino
c’è Scott Z. Burns (noto per The Bourne
Ultimatum), che sta adattando il libro di Ellis.
Guadagnino ha recentemente
distribuito After The
Hunt, che ha ricevuto recensioni molto contrastanti e un
deludente 38% su Rotten Tomatoes. Tuttavia, i suoi altri progetti
da regista, tra cui Chiamami col tuo nome e
Challengers, sono stati molto acclamati e hanno ottenuto
risultati significativamente migliori al
botteghino.Margot
Robbie (nota per Suicide Squad e Barbie) non
interpreterà ufficialmente il ruolo di Bateman, ma apparirà in
altri progetti, tra cui un adattamento di Cime tempestose, che uscirà il
prossimo anno.
The Toxic Avenger nasconde dietro
la sua comicità brutale un cuore piuttosto tenero, che emerge
chiaramente nel finale sorprendentemente dolce del film. L’ultimo
capitolo della serie cult, The Toxic Avenger, è un reboot
vietato ai minori che punta molto sull’umorismo infantile e sulle
scene di combattimento cruente.
Potenziato dai fanghi tossici e
trasformato in un mostro inarrestabile, il modesto uomo comune
Winston interpretato da Peter Dinklage cerca ancora di fare la cosa
giusta per il suo figliastro e di combattere le corporazioni che
hanno rovinato la sua vita e il mondo. Nonostante il numero di
esplosioni, decapitazioni e omicidi in The Toxic Avenger,
il remake acclamato dalla critica ha in realtà un finale
piuttosto felice per gli eroi e i loro cari.
Anche il chiaro accenno del film a
un potenziale sequel è filtrato attraverso un’altra gag sovversiva
sull’industria e un’occasione per il simpatico ragazzo dalla voce
gentile interpretato da Dinklage di parlare direttamente al
pubblico. Ecco come finisce The Toxic Avenger, come prepara
il terreno per un sequel e la trama sorprendentemente dolce di
questo brutale supereroe.
Winston ottiene un lieto fine
in The Toxic Avenger
Il lieto fine di Winston alla
conclusione diThe Toxic Avenger è una vittoria
indiscussa per lui e per gli altri personaggi eroici del film,
che prepara un futuro felice (e potenzialmente pericoloso) per il
ragazzo medio diventato eroe radioattivo. La battaglia di Winston
contro Bob Garbinger e i suoi alleati criminali occupa gran parte
della seconda metà del film dopo la trasformazione di Winston.
Dopo essere sopravvissuto a un
attentato della mafia, agli esperimenti di Garbinger e a un brutale
scontro con il CEO mutato, Winston si risveglia in un ospedale.
È sano e salvo, considerato un eroe dal pubblico e (grazie a
una donna che ha aiutato in precedenza e che si rivela essere
un’agente federale) le sue azioni meno lodevoli saranno
efficacemente “nascoste sotto il tappeto”. Come The Toxic
Avenger del 2025 si confronta con il film originale2:41
Nel complesso è un lieto fine
per Winston, con persino il suo rapporto con il figliastro Wade
migliorato dalla sua ritrovata fiducia. Winston è un eroe per la
comunità in generale e in particolare per Wade, i crimini di
Garbinger sono stati smascherati e gli eroi sono accettati da una
comunità che inizialmente li aveva emarginati. È un finale
divertente dopo tutto lo spargimento di sangue precedente.
Spiegazione della scena
post-crediti di The Toxic Avenger
La scena post-crediti di
The Toxic Avenger prepara il terreno per un pericolo
futuro che tornerà in un prossimo film, almeno all’inizio.
Kissy Sturnevan è la principale assistente di Bob e lo aiuta a
realizzare i suoi capricci e desideri. Sebbene inizialmente sia
titubante riguardo alla sua decisione di rapire Wade, l’ingestione
dello stesso materiale radioattivo che ha trasformato Winston e Bob
la rende ancora più malvagia.
Kissy combatte contro J.J., ferisce
Winston e cerca di far uccidere Wade. Tutto questo la rende
pericolosa (e potenzialmente anche più vendicativa) quanto Bob.
Anche se Bob viene ucciso alla fine del film, Kissy sopravvive,
come rivelato nella scena post-crediti. Anche se ferita, è già
pronta a tornare come cattiva.
Non è una cattiva direzione da
prendere per un potenziale sequel di The Toxic Avenger,
soprattutto se ciò significa che il potenziale seguito riporterà in
scena J.J. Tuttavia, la scena post-crediti si dissolve in
una scena diversa, in cui Winston parla direttamente al pubblico di
come preparare un perfetto toast al formaggio.
Insieme alla battuta del film sulla
realizzazione di Toxic Avenger 2 se questo film incasserà 1
miliardo di dollari sul mercato interno, è una frecciatina alla
forma generale dei franchise previsti e dei sequel
pre-programmati. È una battuta perfettamente sciocca che rompe la
quarta parete in un film pieno di battute simili, che prepara un
sequel prendendo in giro il concetto stesso di farlo.
Come The Toxic Avenger prepara
un sequel
Photo courtesy of Yana Blajeva – Legendary Pictures e Eagle
Pictures
Tuttavia, vale la pena considerare
come The Toxic Avenger potrebbe potenzialmente trasformare
la sua forte accoglienza da parte della critica in un potenziale
sequel. La direzione più ovvia sarebbe quella di riportare Kissy
come nuova cattiva, in cerca di vendetta su Winston e i suoi cari
per aver fatto fuori Bob. La sua trasformazione in uno stato
simile a quello del Joker potrebbe diventare una grave minaccia
per il franchise.
Un altro filo conduttore è Fritz,
il fratello maltrattato di Bob e capo della sicurezza. Inizialmente
alleato di Bob, Fritz si è rivoltato contro di lui e ha aiutato a
salvare Wade. Un sequel potrebbe esplorare il suo destino dopo
essere sopravvissuto al taglio della gola da parte di Bob,
preparandolo a rimanere un amico della famiglia di Winston o a
diventare un cattivo che prende il posto di Bob.
Un possibile sequel di The Toxic
Avenger potrebbe anche prendere spunto in modo più diretto dai
film precedenti. La versione del personaggio interpretata da
Peter Dinklage è una rivisitazione, senza
molti degli elementi presenti nelle versioni precedenti (come
l’interesse amoroso). Un sequel di The Toxic Avenger
potrebbe introdurre questi elementi, anche se in modi nuovi per
adattarsi alla nuova continuità.
Il vero significato di Toxic
Avenger
Photo courtesy of Yana Blajeva – Legendary Pictures e Eagle
Pictures
The Toxic Avenger è in
definitiva una storia molto dolce su un uomo che cerca di reagire
contro una società che lo ha lasciato senza speranza. Sebbene il
film ritragga la disperazione e le circostanze disastrose del mondo
in modo così estremo da sembrare una commedia dark, il mondo
di The Toxic Avenger è davvero desolante all’inizio del
film.
Alla fine del film, la folla che
si era rapidamente radunata in una rivolta ora festeggia
Winston. Le bugie abbracciate dalla società sono state
smascherate. La gente, spinta da Winston e dai suoi alleati, ha
iniziato a ribellarsi contro un mondo che vuole essere insensibile
e crudele.
Questo è simboleggiato in modo
esilarante da due giornalisti che compaiono nel corso del film.
Mentre la conduttrice donna racconta la notizia e prova empatia per
Winston, il conduttore uomo più anziano si lamenta e fa allarmismo
sulle potenziali minacce a cui potrebbe essere collegato.
Alla fine del film, la conduttrice
gli dice di stare zitto, mentre l’influenza ribelle di Winston si
diffonde.
Come persona normale, Winston era
abbastanza simpatico. Come eroe, Winston è inarrestabile.
Ispira anche le persone a combattere, nonostante le loro
circostanze, che si tratti di smascherare la verità su un
insabbiamento aziendale o semplicemente di partecipare a un talent
show. Questo conferisce alla commedia macabra di The Toxic
Avenger un nucleo emotivo accattivante.
Secret Team
355 (qui la recensione) si ispira a
una leggendaria spia femminile della Rivoluzione Americana nota
come Agente 355, ma come si collega la sua
storia al film? Diretto da Simon Kinberg,
autore della saga
degli X-Men, il film Secret Team
355 segue la missione dell’agente americano della
CIA Mace Brown (Jessica
Chastain), il cui mandato consiste nel recuperare un
microchip in grado di armare qualsiasi forma di tecnologia, dai
silos missilistici ai telefoni cellulari. La missione di Mace la
vede anche collaborare con un gruppo di altre spie donne, tra
cui Khadijah ( Lupita
Nyong’o), Marie Schmidt
(Diane
Kruger)
e Graciela (Penélope
Cruz).
Anche l’agente
cinese Lin Mi Sheng (Fan
Bing-bing) si unisce al gruppo, mentre il collega di
Mace, Nick Fowler (Sebastian
Stan), finisce per essere un jolly della storia. Come
ci si aspetterebbe da un film d’azione e di
spionaggio, Secret Team 355 presenta
molti colpi di scena, doppi giochi e un grande gioco del gatto e
del topo di agenti segreti che si superano a vicenda. Come
anticipato, nonostante non sia un film basato su una storia vera,
affonda comunque le sue radici nell’era coloniale degli Stati
Uniti. Ha infatti più che altro un legame spirituale con il suo
omonimo attraverso le attività spionistiche delle sue protagoniste.
In questo articolo, forniamo una panoramica su chi era l’Agente 355
e su come ha influenzato la storia del film.
Tutto ciò che il
film Secret Team 355 rivela sull’Agente
355
Nonostante il
titolo, Secret Team 355 non fa
un’immersione profonda nella storia dell’Agente 355. Il principale
riferimento del film a tale figura si ha quando Mace assume la
designazione 355, mentre la squadra di cinque spie donne conduce
operazioni simili in un contesto moderno. Inoltre, l’Agente 355
viene citato nella scena finale, quando la vendicativa Mace e i
suoi collaboratori recuperano il chip da Nick Fowler. Mace fa a
quel punto riferimento alla leggenda dell’Agente 355 mentre Nick si
rende conto di essere stato avvelenato, dimostrando di paragonare
la missione che lei e i suoi alleati hanno intrapreso a quella
dell’Agente 355.
Nel complesso, Secret
Team 355 non è però molto legato alla storia della
leggenda dell’Agente 355 nella storia del film. Tuttavia, sembra
che Kinberg intendesse stabilire un legame tematico tra le cinque
eroine del film e la leggenda dell’Agente 355 nella sceneggiatura
sua e di Teresa Rebeck. Anche l’Agente 355
faceva infatti parte di un giro di spionaggio noto
come Culper Ring, e il cast di personaggi
spionistici di Secret Team 355 forma
anche un parallelo libero con un’organizzazione di intelligence
simile. Questa organizzazione si rivelò una risorsa importante per
i rivoluzionari coloniali durante la Rivoluzione Americana e fu
coinvolta in numerose e note operazioni di intelligence. Una in
particolare coinvolse anche l’uomo il cui nome è diventato sinonimo
di “traditore”.
La spiegazione del reale agente
355 e de Culper Ring
Diane Kruger, Jessica Chastain e Lupita Nyong’o in Secret Team
355
Sebbene l’identità dell’Agente 355
sia sconosciuta, si dice che sia stata una spia durante la
Rivoluzione americana e che abbia fatto parte del Culper Ring. Si
trattava di una rete di spionaggio organizzata
da George
Washington e Benjamin
Tallmadge, con Robert
Townsend e Abraham
Woodhall come capi. Tallmadge, Woodhall e Townsend
adottarono rispettivamente gli pseudonimi di John
Bolton, Samuel Culper
Sr. e Samuel Culper
Jr. per le operazioni del Culper Ring, tutti e tre
alle dipendenze di Washington. La funzione principale del Culper
Ring era quella di fornire informazioni sulle attività
dell’esercito britannico. Il Culper Ring fu anche determinante nel
fornire informazioni su numerosi attacchi e attività dietro le
quinte delle forze britanniche durante la guerra
rivoluzionaria.
Tra le operazioni del Culper Ring
vi fu quella di fornire informazioni che avvertirono George
Washington che il Tyron’s Raid era in
realtà un’operazione del generale Henry
Clinton volta a indebolire le forze americane. Forse
la cosa più famosa è però che il Culper Ring scoprì il complotto
di Benedict Arnold per consegnare una
base americana agli inglesi. Il Culper Ring comprendeva anche
alcune spie donne, come Sarah Townsend, e il
non meglio identificato Agente 355, che
sarebbe stato uno dei protagonisti di numerose operazioni di
spionaggio del Culper Ring. Per quanto riguarda l’identità della
donna, non sono mai state raccolte prove concrete. Tuttavia, ancora
oggi esistono diverse teorie in merito.
Le teorie sulla vera identità
dell’Agente 355
Lupita Nyong’o in Secret Team 355
Un candidato suggerito per
l’identità dell’Agente 355 è Anna Strong,
nota per aver avvisato il Culper Ring della posizione di una delle
loro spie, Caleb Brewster. Altre possibilità
per l’identità dell’Agente 355 sono la già
citata Sarah
Townsend ed Elizabeth Burgin. È
stata teorizzata anche la moglie comune di Robert Townsend, ma nel
tempo è stata avanzata anche un’altra proposta. Questa vuole che
non sia mai esistito un vero e proprio agente 355 in sé. Piuttosto,
una donna non identificata potrebbe aver semplicemente fornito
informazioni al Culper Ring senza esserne effettivamente un
membro.
Secondo questa ipotesi, il numero
355 non sarebbe stato il nome in codice di un membro femminile del
Culper Ring. In ogni caso, chiunque sia stata l’Agente 355, o se
sia mai esistita una vera e propria Agente 355, la leggenda dei
servizi forniti al Culper Ring deriva dalle sue attività. A causa
della natura velata di chi fosse quest’agente, praticamente ogni
teoria su chi potesse essere o sulla possibilità che fosse
semplicemente una donna senza legami che forniva informazioni utili
è ugualmente possibile.
Quasi certamente il mondo non
conoscerà mai la vera identità dell’Agente 355, con secoli di
teorie e molteplici possibilità ad oggi offerte. Allo stesso tempo,
il mistero dell’Agente 355 è parte di ciò che rende la sua storia
così affascinante. Secret Team 355 riprende
quindi la storia dell’Agente 355 e la trasporta nel XXI secolo,
raccontando una storia di spie che salvano il mondo dall’ombra. Il
film collega poi le due storie attraverso le comuni abilità
spionistiche e le azioni di protezione dei loro paesi e del mondo
in modo clandestino.
Chainsaw Man – Il Film: La Storia Di Reze ha
superato i 100 milioni di dollari di incasso a livello globale
inserendosi nella lista dei film giapponesi con maggiore successo
al mondo debuttando al primo posto del box office statunitense
incassando circa 17,3 milioni di dollari nel suo primo week-end.
Dalla sua uscita, anche in Italia è sul podio dei film più visti
con oltre 90.000 presenze in sala in meno di una settimana.
Il film consolida così la crescita
cinematografica di Sony Pictures nell’ambito dell’animazione
giapponese di qualità ed è sostenuto da eccellenti riscontri di
critica e pubblico con valutazioni elevate anche su Rotten Tomatoes
(100% per i critici e il 99% del pubblico) confermando la solidità
di produzioni che uniscono visione creativa e successo commerciale.
Chainsaw Man – Il Film: La Storia Di Reze arriva in sala
dopo il successo mondiale e italiano di Demon Slayer: Kimetsu
no yaiba – Il Castello dell’Infinito uno dei film giapponesi
con incasso più alto di sempre con oltre 660 milioni di dollari,
quinto a livello mondiale del 2025, e con 4.465 milioni di euro in
Italia.
Chainsaw Man – Il Film: La
Storia Di Reze è un film prodotto dallo studio MAPPA, diretto
da Tatsuya Yoshihara (la serie di Black Clover e
Chainsaw Man) con la sceneggiatura di Hiroshi Seko
(Gachiakuta, Jujutsu Kaisen, Dan Da Dan,
Attack on Titan).
Tratto dalla storia originale
“Chainsaw Man” di Tatsuki Fujimoto (pubblicata in serie su Shonen
Jump+ di Shueisha), è ambientato in un mondo in cui i demoni
nascono dalle paure umane e racconta la storia di Denji, un ragazzo
che lavora come cacciatore di demoni insieme al fedele cane
“Diavolo Motosega” Pochita. La sua vita scorre segnata dalle
difficoltà e dal peso del debito ereditato dai genitori, finché un
giorno viene tradito e ucciso. Sul punto di perdere conoscenza,
Denji stringe un patto con Pochita e rinasce come Chainsaw Man, un
essere metà uomo e metà demone, destinato a combattere in una
guerra senza tregua tra cacciatori e creature infernali.
Chainsaw Man – Il Film: La Storia Di Reze è al cinema
distribuito da Eagle Pictures.
Avengers: Doomsday vedrà il
Marvel Cinematic Universe
affrontare una delle più grandi minacce di tutti i tempi nella
forma di Victor von Doom, noto anche come
Dottor Destino. Tuttavia, inizialmente l’MCU aveva
scelto Kang il Conquistatore come grande antagonista
della Saga del Multiverso, fino a quando
Jonathan Majors non è stato licenziato dalla
Marvel Studios e piani per quello che era Avengers
5 sono cambiati.
Durante una recente AMA su Reddit
con Michael Waldron, uno degli sceneggiatori
originali di Avengers: The Kang
Dynasty prima della rielaborazione di
Doomsday, gli è stato chiesto se ci fosse “qualcosa
che hai imparato da quelle bozze iniziali della sceneggiatura che
ti ha aiutato a scrivere la nuova versione, Avengers:
Doomsday?”. Fortunatamente, lo sceneggiatore ha potuto
condividere una delle idee che lui e Jeff Loveness
avevano sviluppato.
L’ideatore della serie
Loki ha dichiarato: “Jeff Loveness e io abbiamo
passato un pomeriggio a proporre l’idea dei Giovani Vendicatori che
sconfiggevano una versione di Kang ed eravamo così
entusiasti”, ma c’era un colpo di scena. Secondo Waldron, gli
eroi avrebbero “scoperto che quel particolare Kang aveva con sé
un bigliettino che diceva di essere pazienti con lui, perché era il
suo primo giorno come Kang”.
Lo sceneggiatore ha concluso la
risposta aggiungendo: “E poi erano così delusi. Penso che
sarebbe stato il Kang lucertola della fine di Kang Dynasty? Non lo
so. Comunque ci siamo divertiti”. Quando si è passati ad
Avengers: Doomsday, Stephen
McFeely, ex membro dell’MCU, è stato assunto per
scrivere la nuova sceneggiatura, dopo aver lavorato alla trilogia
di Captain America, nonché ad Avengers: Infinity War e
Endgame.
Presentato in concorso alla Mostra
del Cinema di Venezia, il film Io
capitano (qui
la recensione) di Matteo
Garroneè stato un grande caso cinematografico
italiano per l’anno 2023. Dopo la partecipazione a tale evento,
dove ha vinto poi il Leone d’argento alla regia, il film ha infatti
intrapreso un percorso che lo ha portato in tutto il mondo,
arrivando anche ad essere nominato ai Golden
Globe e agli Oscar (prima
volta in assoluto per Garrone) come Miglior film internazionale. In
patria, ha invece ottenuto quindici nomination ai David
di Donatello, vincendone poi sette, tra cui Miglior film e
Miglior regia.
Un grande successo per un film che
mescola dramma sociale e favola, andando a raccontare un
controcampo del viaggio che i migranti africani intraprendono per
arrivare in Europa. Dopo anni di tentennamenti, Garrone si è
infatti deciso con Io capitano a portare
sul grande schermo una storia difficile, basata su reali
testimonianze e nella quale si affrontano tante problematiche di
questi episodi di emigrazione che troppo spesso vengono invece
banalizzati o di cui a noi, dall’altra parte del mare, arriva solo
il finale. Ma prima di esso c’è tutto un lungo e doloroso viaggio,
che è proprio ciò che Garrone va ad esplorare con il suo film.
La trama e il cast
di Io capitano
In Io
Capitano si racconta il viaggio avventuroso
di Seydou (Seydou Sarr)
e Moussa (Moustapha
Fall), due giovani cugini che decidono segretamente di
lasciare Dakar, capitale del Senegal, per raggiungere l’Europa, con
l’obiettivo di poter inseguire il sogno di diventare celebrità nel
campo della musica. Lasciandosi alle spalle le proprie famiglie,
per i due ha così inizio un’Odissea contemporanea attraverso le insidie del
deserto, gli orrori dei centri di detenzione in Libia e i pericoli
del mare. Quando ormai sarà troppo tardi per tornare indietro, i
due ragazzi si troveranno a dover proseguire il percorso, scoprendo
quanto quel viaggio sia ben diverso da come previsto.
La storia vera dietro il film
Foto di Greta De Lazzaris
“La storia mi è venuta in mente
diversi anni fa, quando mi fu raccontato di questo adolescente che
da solo aveva guidato un’imbarcazione con circa 250 persone a
bordo. – ha raccontato Matteo
Garrone – Una volta arrivato a
destinazione, travolto dall’emozione di aver portato tutti in salvo
ha iniziato a gridare “io capitano, io capitano”. Però mi sentivo
in imbarazzo, da borghese, a pensare di raccontare quella storia e
i suoi retroscena. Poi, qualche anno dopo, ho incontrato il ragazzo
che quel finale lo ha vissuto, il cui nome è Fofanà Amara, e
quell’incontro mi ha riavvicinato a quel racconto, motivandomi a
riprenderlo in mano”.
La storia di Fofanà
Amara è comune a quella di tanti ragazzi come lui in
cerca di una vita migliore. Partito da una Guinea sconvolta da
scontri politici, Fofanà decide di emigrare verso l’Europa e inizia
così ad attraversare il deserto fino a Tripoli, in Libia. Qui gli
viene fatto capire che il barcone con duecentocinquanta persone a
bordo arriverà in Italia solo se qualcuno si offre di guidarlo e
quel qualcuno è lui. Così, a soli quindici anni, Fofanà intraprende
questo viaggio di due giorni in mare. Al suo arrivo, viene
arrestato e accusato di essere uno scafista, salvo poi essere
rilasciato. Oggi vive e lavora in Belgio.
Sulla base di questa testimonianza,
Garrone ha aggiunto che: “A quel punto abbiamo deciso di
costruire questo film seguendo i canoni del racconto d’avventura e
del viaggio dell’eroe.Bisogna infatti sapere che
ci sono tanti tipi di immigrazione, quella raccontata in
Io capitano è legata al fatto che il 70% della popolazione africana
è composta da giovani e questi giovani sono influenzati dalla
globalizzazione occidentale, di cui penso sia importante raccontare
gli effetti sulle popolazioni.”. Fondamentale però è stato
anche il lavoro di ricerca sul campo, necessario affinché si
potesse raccontare la verità su ciò che avviene durante questo
viaggio verso l’Europa.
“Abbiamo fatto un grosso lavoro
di documentazione, durato qualche anno, e poi per cercare di
raccontare questa storia ci siamo affidati a chi queste vicende le
ha vissute in prima persona. – racconta Garrone
– È stato un lavoro assolutamente collettivo, reso
possibile grazie a persone come Mamadou Kouassi, che mi hanno
raccontato le loro storie al servizio delle quali io ho potuto
mettere le mie conoscenze tecniche“. Mamadou
Kouassi Pli Adama è un altro dei tanti giovani che
hanno vissuto sulla loro pelle “l’esperienza di quel viaggio,
delle prigioni libiche, della paura e degli orrori che vengono
perpetrati”. “Sono stato venduto come schiavo – ha
raccontato – e ho passato mesi e mesi a lavorare in
condizioni terribili per comprare la mia libertà”.
Alla fine, è riuscito ad imbarcarsi
da Zuwara verso l’Italia, ma lungo la traversata il gommone su cui
viaggiava s’è spezzato in due e altre persone sono morte sotto i
suoi occhi. Grazie a un peschereccio di Mazara del Vallo è però
riuscito a sopravvivere e ad arrivare a terra. Oggi, Mamadou è
vicepresidente del Movimento migranti e rifugiati di Caserta e
lavora come mediatore interculturale presso il Centro Sociale
Ex-Canapificio dove aiuta persone arrivate in Italia come lui, nel
riconoscimento dei propri diritti e nella conoscenza degli
strumenti sociali e formativi. Con Io
capitano ha dunque avuto modo di offrire la propria
testimonianza, che purtroppo è comune a quella vissuta
quotidianamente di tantissimi altri ragazzi (e non
solo).
Il trailer del film e dove vederlo
in streaming e in TV
È possibile fruire
di Io capitano grazie alla sua presenza
su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in
rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi
di Apple iTunes, Rakuten
TV e Prime
Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di
riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un
abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale
comodità e ad un’ottima qualità video. Il film è inoltre presente
nel palinsesto televisivo di martedì 26
marzo alle ore 21:30 sul
canale Rai 1.
ScreenRant ha avuto
l’opportunità di intervistare alcune delle figure chiave coinvolte
nel prossimo reboot di The
Toxic Avenger, tra cui le star
Peter Dinklage ed
Elijah Wood. Sebbene The Toxic Avenger
(la
recensione) sembri fedele al film originale, Peter Dinklage ha confermato che c’è stata una
cosa che non è riuscito a fare con la sua interpretazione del
personaggio.
Parlando con ScreenRant, a
Peter Dinklage è stato chiesto del processo di riprese di The
Toxic Avenger, compreso il processo di doppiaggio della
performance di un altro attore nel costume di Toxic Avenger.
Nonostante inizialmente fosse preoccupato, Dinklage ha detto che
l’attrice all’interno del costume, Luisa Guerreiro, era
“incredibile” e che “ha colto tutti i miei manierismi,
anche quelli che non sapevo nemmeno di avere”.
Dinklage ha parlato di come hanno
sviluppato la doppia performance, dicendo: “Abbiamo provato
insieme in una sala prove. In pratica ho recitato l’intero film
come se fossi Toxie“. Dinklage dice ”Non ho altro che elogi
per“ Guerreiro, perché se avesse girato con il costume ”in
Bulgaria in piena estate… [lui] si sarebbe lamentato per tutto il
tempo“. Ecco i commenti completi di Dinklage ed Elijah
Woods:
Peter Dinklage: Sì, sono sempre
pronto per nuove sfide, nuove esperienze, e Macon mi ha detto
all’inizio del progetto che non sarei stato io. All’inizio, il mio
lato maniaco del controllo ha pensato: “Oh oh. Come? La gente
penserà che sono io, e devo assicurarmi che sia infuso con ciò che
farei se non fossi io”. Ma Luisa Guerreiro, che ha indossato il
costume e ha interpretato il 70% del film nei panni di Toxie, è
stata incredibile. Abbiamo provato insieme in una sala prove. Ho
praticamente recitato l’intero film come se fossi Toxie, e lei ha
colto tutti i miei manierismi, anche quelli di cui non ero nemmeno
consapevole, e ora sono davvero consapevole di questi manierismi.
[Ridacchia] Ma lei ha davvero tirato fuori tutto questo, e poi
quando abbiamo registrato la voce fuori campo per l’intero film,
Macon e io l’abbiamo fatto nella sala ADR, mi è sembrato quasi di
essere fuori dal mio corpo, e incredibilmente adatto al tono del
film, avendolo in un certo senso doppiato, immagino. Ma sembrava
davvero reale, ma allo stesso tempo distante. È difficile da
spiegare, ma ha fatto un lavoro incredibile, ed era in Bulgaria in
piena estate, dove fa molto caldo, e io ho rinunciato al mio
controllo. [Ridacchia] E sì, non ho altro che elogi per
lei.
Dinklage: Oh sì, più di quanto
lo sarei io. Io mi lamenterei tutto il tempo.
Cosa significano i commenti
di Peter Dinklage per il reboot di The Toxic Avenger
Quanto costa l’attore in The
Toxic Avenger?
I commenti di Peter Dinklage sono
interessanti, perché evidenziano come gli spettatori non guardino
effettivamente la sua performance per la maggior parte di The Toxic
Avenger, nonostante lui sia la star. Secondo Dinklage, Lisa
Guerreiro interpreta il personaggio principale per “il 70% del
film”, il che significa che lei occuperà la maggior parte del tempo
sullo schermo di Toxic Avenger.
È anche interessante notare che
Peter Dinklage ha dovuto affrontare il ruolo di Toxic Avenger come
se fosse un ruolo di doppiaggio, dato che la maggior parte della
sua performance è in voce fuori campo. Fortunatamente, Dinklage
non è nuovo a questo tipo di lavoro, avendo già prestato la sua
voce in progetti come Wicked, L’era glaciale 4 – Continenti alla
deriva, Transformers: Rise of the Beasts, The Angry
Birds Movie, Destiny e altri ancora.
Il primo episodio di It:
Welcome to Derry presenta più volte la figura
della tartaruga — e questo dettaglio ha un significato molto più
profondo di quanto sembri. Dopo una lunga attesa, la puntata
d’esordio del prequel di IT su HBO
Max è finalmente arrivata, e ne è valsa la pena.
Tra la scena iniziale inquietante e
il massacro al cinema, è chiaro che It:
Welcome to Derry sarà terrificante quanto i film.
Oltre agli spaventi, però, uno degli easter egg
più interessanti del prequel lascia intendere che la serie offrirà
anche nuovi approfondimenti sulla mitologia dell’universo di
It.
Le tartarughe compaiono in vari
momenti dell’episodio 1, proprio come accadeva nei film. Ma questo
non è un semplice dettaglio visivo: è un riferimento diretto ai
romanzi di Stephen King e anticipa elementi che
avranno importanza nei prossimi episodi della serie.
Le tartarughe nel primo
episodio di It: Welcome to Derry
La prima apparizione avviene su un
cartello della scuola superiore, che riporta la scritta:
“Bert the Turtle says: Duck and Cover”. Si tratta
di un riferimento al vero spot educativo del 1951 con protagonista
Bert la Tartaruga, usato per insegnare agli studenti come
comportarsi in caso di attacco nucleare. Nella serie, la tartaruga
è anche il mascotte ufficiale della scuola.
Più avanti, i personaggi Lily e
Matty aprono ciascuno una scatola di Cracker Jack.
Lily trova un razzo, Matty una tartaruga. I due decidono di
scambiarsi i premi, e Lily commenta che le tartarughe
portano fortuna. Lei tiene il ciondolo al braccialetto e
lo indossa ogni giorno. Non sorprende quindi che, durante il
massacro al cinema, Lily sia l’unica
sopravvissuta: un dettaglio che difficilmente è casuale.
Il significato delle
tartarughe nell’universo di Stephen King – chi è Maturin
Le tartarughe appaiono spesso anche
nei due film diretti da Andy Muschietti
(It del 2017 e It: Chapter Two), e non è un caso.
Questi riferimenti rimandano a Maturin, un
personaggio importante del romanzo di Stephen King che, però, non è
mai stato mostrato in nessun adattamento cinematografico.
Nel libro, Maturin la
Tartaruga è l’eterna nemesi di IT
(Pennywise). È una creatura cosmica che esiste fin
dall’inizio dei tempi ed è una delle forze che sostengono i
Pilastri della Torre Nera, l’asse dell’intero multiverso
di Stephen King.
Secondo la mitologia dell’autore,
Maturin avrebbe creato il nostro universo durante
un mal di stomaco: uscì dal guscio e vomitò il mondo. All’interno
di It, Maturin rappresenta la forza del
bene, contrapposta al caos incarnato da Pennywise. È lui
che, in modo mistico, protegge i bambini che il mostro cerca di
divorare e che offre aiuto spirituale al Club dei
Perdenti.
Nonostante la sua
importanza, Maturin non è mai apparso in nessuno
degli adattamenti di It. Doveva comparire in IT – Parte
2, ma la scena venne tagliata durante la produzione.
Tuttavia, tutto lascia pensare che la serie televisiva
colmerà finalmente questa mancanza, inserendo il
personaggio o almeno la sua influenza nel racconto.
Andy Muschietti ha
già confermato che It:
Welcome to Derry sarà collegata
all’universo della Torre Nera, e la ricorrenza
delle tartarughe sembra essere un chiaro segnale in quella
direzione
Forse uno dei progetti più
entusiasmanti dei DC Studios è Lanterns.
La serie sarà il primo grande adattamento live-action di Lanterna
Verde in oltre un decennio e presenterà al pubblico John Stewart
(Aaron Pierre) e Hal Jordan (Kyle
Chandler) del DCU. Lanterns è stato un progetto particolarmente
interessante, viste le sue influenze da True Detective e il tono più serio rispetto ai
precedenti capitoli del DCU come Superman e Peacemaker. Finora è stato rivelato poco sulla
serie, ma nuovi dettagli sono arrivati grazie al co-creatore e
showrunner Chris Mundy (True Detective,
Ozark).
In una nuova intervista con Men’s
Health, a Mundy è stato chiesto se Aaron Pierre avesse fatto
qualcosa di particolare sul set per consolidare il fatto che lui
fosse John Stewart. Mundy ha risposto elogiando la versatilità
dell’attore nell’interpretare il suo personaggio in diversi momenti
della sua vita, confermando che la serie sarà ambientata in periodi
temporali diversi:
“La nostra storia si svolge in
un paio di periodi storici diversi e quindi la sfida era che i
personaggi fossero coerenti nella loro essenza. John è una persona
diversa in uno di questi periodi rispetto all’altro. E credo che la
fisicità e il magnetismo che Aaron porta al ruolo abbiano unito
tutto questo. Quella formazione teatrale, quel desiderio di essere
presente nei minimi dettagli del lavoro e dell’arte, hanno davvero
arricchito il personaggio di John sotto tutti gli aspetti. Hanno
aggiunto dimensione al lato più fisico del ruolo e alla parte più
emotiva e creativa.”
Tenete presente che Mundy sta
parlando di mostrare i due protagonisti di Lanterns in momenti
diversi delle loro vite, non necessariamente di esplorare l’antica
storia del Corpo delle Lanterne Verdi, ad esempio. È un approccio
intelligente che sfrutta il formato narrativo lungo della
televisione, che consente ai creativi di prendersi il tempo
necessario per approfondire i loro personaggi. Per inciso,
l’approccio flashback era già stato vociferato nel 2025, quando si
era saputo che la serie stava cercando i genitori di Hal
Jordan.
Onorare le radici fumettistiche di
Lanterna Verde
Nell’intervista a Men’s Health,
Mundy ha anche parlato delle influenze dei fumetti sulla serie. Lo
showrunner ha confermato che Lanterns non si baserà su una trama di
fumetti in particolare (cosa comune per gli adattamenti di
fumetti), ma si è concentrato sul rendere John e Hal autentici
rispetto a ciò che sono sulla pagina stampata:
“Ognuno ha fatto i compiti sui
fumetti in modo più o meno autonomo, e noi [inclusi i co-creatori
Lindelof e Tom King] eravamo lì per rispondere a qualsiasi domanda.
Ma non stiamo raccontando un capitolo specifico che è già esistito
nei fumetti. I nostri personaggi sono fedeli ai fumetti, ma li
stiamo inserendo in una nuova storia. Quindi gli attori non hanno
dovuto scavare in un periodo specifico dei fumetti. Si trattava più
che altro di capire chi è John e chi è Hal.”
Ci sono state alcune preoccupazioni
tra i fan su quanto Lanterns abbraccerà la natura fuori dagli
schemi del suo materiale originale, dato quanto sembra realistico.
I commenti di Mundy sono un buon segno del fatto che la serie
aderisca alle sue radici fumettistiche e riecheggiano quanto
affermato all’inizio del 2025. In un comunicato stampa per
annunciare l’inizio della produzione, Mundy ha affermato che la
serie era concreta, ma che abbracciava comunque l’aspetto fantasy
dei fumetti:
“Fin dall’inizio, la nostra
forza trainante è stata quella di offrire un dramma stratificato,
radicato in una narrazione sfumata e in una ricca costruzione del
mondo, che bilanciasse tensione e mistero con emozioni oneste e
autentiche. L’obiettivo è creare qualcosa che sembri senza tempo e
concreto senza sacrificare la magia del materiale
originale.”
Come accennato, è passato molto
tempo da quando l’universo di Lanterna Verde ha avuto l’opportunità
di brillare in un live-action. Fortunatamente, grazie ai talentuosi
creativi e al cast dietro la serie, Lanterns
sembra prepararsi a diventare un degno e memorabile adattamento di
Lanterna Verde.
L’uscita della serie It:
Welcome to Derry (qui
la nostra recensione) ha spinto molti spettatori a chiedersi se
la serie sia tratta da un libro vero e proprio. Per i “Constant
Readers” di Stephen King la domanda può sembrare
superflua, ma è comunque legittima. La serie, infatti, funge da
prequel di It e segue
il maggiore Leroy Hanlon, un pilota
dell’aeronautica statunitense che si trasferisce con la famiglia a
Derry per lavorare a un progetto governativo segreto.
Ben presto, però, l’uomo scopre che
nella cittadina c’è qualcosa di profondamente corrotto. I bambini
del luogo iniziano a sparire, e Derry si ritrova ancora una volta
in balia della presenza maligna che da sempre vive sotto la
superficie: Pennywise il Clown. La serie è piena
di riferimenti all’universo di King e di rimandi all’opera
originale, ma molti si chiedono se sia effettivamente basata su un
libro prequel o se si tratti di un’espansione autonoma della
storia.
Non esiste un libro intitolato
Welcome to Derry, ma la serie nasce da elementi presenti
in It
La risposta alla domanda se
Welcome to Derry sia tratto da un libro è sì… ma
anche no. La serie prende spunto da dettagli e accenni che
King aveva solo suggerito nel romanzo originale.
Nel libro It, King
inserisce cinque interludi scritti dal
bibliotecario e storico locale Mike Hanlon, in cui
vengono raccontati eventi del passato di Derry, collegati ai cicli
di violenza e scomparsa che coincidono con le manifestazioni di
Pennywise nel corso dei secoli.
Tuttavia, non esiste alcun
romanzo intitolato Welcome to Derry scritto da
King, né un prequel ufficiale come nel caso di Jerusalem’s
Lot per ’Salem’s Lot. La serie nasce quindi dal
desiderio di espandere quei frammenti di storia
accennati da King e mai sviluppati.
Il regista Andy
Muschietti, che aveva già diretto i due film di
It, ha spiegato a King di voler riempire i vuoti e
svelare gli enigmi lasciati volutamente irrisolti nel
romanzo. In questo modo, Welcome to Derry costruisce una
“storia nascosta”, complementare al libro ma non direttamente
tratta da esso.
Un esempio: la storia del Black
Spot e di Dick Hallorann
Nel romanzo originale, King
menziona brevemente il Black Spot, un locale di
Derry frequentato da militari afroamericani durante gli anni della
segregazione. Il locale venne incendiato da suprematisti bianchi –
probabilmente
influenzati da Pennywise – ma Dick Hallorann,
il cuoco con la “luccicanza” de Shining, riuscì a salvare
alcune persone, tra cui Will Hanlon, padre di
Mike.
Questo episodio, solo accennato nel
libro, viene ampliato nella serie, che potrà così esplorare
il passato militare di Hallorann e il suo legame
con Derry. È uno dei molti “filoni narrativi” che It
suggeriva ma non approfondiva, e che ora vengono portati sullo
schermo.
IT: Welcome to Derry – courtesy of HBO
Una nuova linea temporale: la
serie segue i film, non il libro
Un aspetto importante da chiarire è
che It:
Welcome to Derrynon segue la cronologia
del romanzo, ma quella stabilita dai film di Muschietti.
Nel libro di King, il Club dei Perdenti affronta
Pennywise da bambini nel 1958 e poi di nuovo da
adulti nel 1985. I film, invece, aggiornano tutto
di trent’anni: la prima parte è ambientata nel
1989, e IT – Parte
2 nel 2016.
La nuova serie, quindi, si colloca
prima degli eventi del primo film, durante
l’ultimo ciclo di Pennywise precedente a quello dei protagonisti
originali. L’azione si svolge nel 1962, in piena
Guerra Fredda, due anni prima dell’escalation in Vietnam, nel pieno
del movimento per i diritti civili e poco prima dell’assassinio di
JFK. Questo contesto storico fornisce un terreno fertile per
esplorare le tensioni sociali e razziali
dell’epoca, oltre all’orrore soprannaturale che infesta Derry.
Le modifiche al canone di
King
Stephen King non ha mai considerato
la propria opera come un universo “fisso”: nel corso degli anni ha
spesso modificato, ampliato o contraddetto i
dettagli delle sue storie. Con l’evoluzione del ciclo della
Torre Nera, che collega gran parte del suo
multiverso letterario, la coerenza interna è diventata ancora più
flessibile.
Muschietti ha quindi piena libertà
di reinterpretare la mitologia di It. Nei film, ad
esempio, il rituale per sconfiggere Pennywise non
deriva più da un racconto himalayano (come nel romanzo), ma dalle
tradizioni dei nativi americani di Derry.
Welcome to Derry approfondirà ulteriormente questa
componente indigena, cercando di trattarla con maggiore rispetto e
complessità rispetto a quanto fatto in IT – Parte
2.
Altri cambiamenti, tuttavia,
potrebbero creare piccole discrepanze con l’opera originale. Ad
esempio, nel primo episodio della serie viene suggerito che
Teddy, un personaggio secondario, sia lo
zio di Stanley Uris, uno dei futuri membri del Club dei
Perdenti. Il destino tragico di Teddy, però, non viene mai
menzionato nel romanzo, cosa che in teoria creerebbe
un’incongruenza.
Tuttavia, questa dimenticanza si
inserisce perfettamente nello spirito di Derry, una città che
rimuove o distorce i propri orrori per sopravvivere
psicologicamente. È quindi plausibile che Stanley, da
adulto, non conosca o non ricordi pienamente la verità sulla
propria famiglia. In questo senso, la serie arricchisce anche la
sua tragica scelta finale di suicidarsi pur di non affrontare di
nuovo Pennywise.
L’importanza dello
spirito della storia
Alla fine, ciò che conta davvero
non è la perfetta coerenza del canone, ma lo spirito della
storia. King stesso ha sempre privilegiato la forza
tematica e simbolica delle sue opere rispetto ai dettagli
cronologici.
Se It:
Welcome to Derry riuscirà a catturare
l’orrore viscerale e la corruzione morale che
infestano la cittadina, le inevitabili modifiche rispetto al libro
saranno secondarie. L’universo di It è sempre stato
fluido, mutevole, fatto di paure archetipiche più che di date
precise.
La serie rappresenta dunque
un’occasione per espandere il mito di Derry, per
dare voce alle storie marginali – come quella dei militari neri,
dei nativi americani o delle famiglie segnate dal male – e per
esplorare ancora più a fondo le radici del terrore che Stephen King
aveva solo intravisto nel suo romanzo.
It:
Welcome to Derrynon è un adattamento
diretto, ma un’espansione creativa del mondo di
It: una serie che prende i frammenti lasciati da King e li
trasforma in un racconto autonomo, fedele non tanto ai fatti,
quanto all’anima inquieta di Derry e al male ciclico che vi
abita.
Arriva al cinema in Italia il 18
dicembre con Eagle Pictures Norimberga,
il nuovo film scritto e diretto da James
Vanderbilt, che adatta per il grande schermo The Nazi
and the Psychiatrist di Jack El-Hai. A
dare vita ai protagonisti della storia, die premi Oscar:
Russell Crowe e
Rami Malek.
All’indomani della Seconda guerra
mondiale, mentre il mondo è ancora sconvolto dagli orrori
dell’Olocausto, al tenente colonnello Douglas Kelley (il premio
Oscar Rami
Malek), psichiatra dell’esercito americano, viene affidato
un incarico senza precedenti: valutare la sanità mentale di Hermann
Göring (il premio Oscar Russell Crowe), il famigerato ex braccio
destro di Hitler, e di altri alti gerarchi nazisti.
RAMI MALEK as Lt. Col. Douglas Kelley in ‘Nuremberg’ Image: Scott
Garfield. Courtesy of Sony Pictures Classics
Allo stesso tempo, gli Alleati —
guidati dal giudice Robert H. Jackson (Michael Shannon),
affrontano l’impresa titanica di istituire un tribunale
internazionale, per far sì che il regime nazista risponda dei
propri crimini di fronte alla storia. Nel silenzio delle celle,
Kelley ingaggia un intenso duello psicologico con Göring, uomo
carismatico e manipolatore.
Da quello scontro emerge una
domanda che ancora oggi tormenta la coscienza del mondo: stavano
eseguendo ordini, erano pazzi… o semplicemente malvagi? Sul
palcoscenico della storia si apre così il processo di Norimberga,
un evento che ha cambiato per sempre la storia e l’umanità.
È stato confermato che
John Williams scriverà la colonna sonora del prossimo
film di Steven Spielberg, segnando la 30°
collaborazione cinematografica tra il compositore premio Oscar e il
leggendario regista. Non si sa quasi nulla della trama del prossimo
film, la cui uscita è prevista per il 2026.
Il presidente della Juilliard
School, Damian Woetzel, ha confermato la notizia
durante un evento, “John Williams – A Composer’s Life: A Night of
Stories and Music”, ospitato lunedì presso la rinomata scuola di
arti performative. “John Williams, che è a Los Angeles per fare
quello che fa, […] sta lavorando con Steven Spielberg al prossimo
film. E questo è motivo di gioia”, ha detto Woetzel al
pubblico, secondo il giornalista Doug Adams.
La proficua collaborazione tra
Williams e Spielberg iniziò con “Sugarland
Express” del 1974 e proseguì con grandi successi come
“Lo
squalo“, “E.T. l’extraterrestre” e
“Jurassic
Park“, oltre a prestigiosi drammi come “Schindler’s
List“, “Salvate il soldato Ryan” e
“Lincoln“.
Williams, 93 anni, nel 2022 affermò
che si sarebbe ritirato dopo aver terminato la colonna sonora di
“Indiana
Jones e il Quadrante del Destino“, dichiarando
all’Associated Press che “Harrison Ford, che è molto più giovane di me,
ha annunciato che sarà il suo ultimo film. Quindi ho pensato: se
Harrison ce l’ha fatta, forse posso farcela anch’io“.
Tuttavia, in seguito ha ritrattato
questa affermazione, affermando di non escludere la possibilità di
tornare per un film che ha suscitato il suo interesse. “Non mi
interessano molto i grandi pronunciamenti, affermazioni ferme e
concluse, circondate da porte chiuse. Se ne faccio una senza
contestualizzarla, allora la ritiro“, ha dichiarato al Times
UK alla fine del 2023.
Il film di Spielberg non ha un
titolo né una sinossi, ma si dice che sia un’avventura sugli UFO.
La Universal Pictures, lo studio che distribuirà il film campione
di incassi nelle sale a giugno, ha descritto il progetto come un
“nuovo film evento originale”. Josh O’Connor, Emily Blunt, Colman Domingo, Colin Firth ed Eve
Hewson guideranno il cast, con un altro collaboratore di
Spielberg, David Koepp (“Jurassic Park”, “La
guerra dei mondi” e “Indiana Jones e il regno del teschio di
cristallo”), che scriverà la sceneggiatura.
Fackham Hall uscirà il 5
dicembre e il trailer del film, con protagonista Tom Felton di Harry
Potter, è stato ufficialmente pubblicato.
La parodia gialla che combina
Downton Abbey con Airplane! uscirà
tra un paio di mesi. La commedia è diretta da Jim O’Hanlon (noto
per Catastrophe) e finalmente ha il suo primo trailer.
Sarà ricca di alta società, omicidi e scandali. Lo slogan è
semplice: Nati nell’aristocrazia. Cresciuti nell’idiozia.
Felton apparirà nel film nei panni
di Archibald, il rivale intrigante di Eric Noone, al fianco di Ben
Radcliffe nel ruolo di Noone. Rose Davenport sarà interpretata da
Thomasin McKenzie, Damien Lewis è Lord Davenport e apparirà anche
Katherine Waterston. Il comico Jummy Carr ha
creato e co-sceneggiato la sceneggiatura insieme a Patrick Carr e
ai Dawson Brothers.
La sinossi ufficiale:
“Una parodia che incrocia
Downton Abbey con Airplane! e Monty Python, Fackham Hall segue
l’adorabile borseggiatore Eric Noone mentre ottiene un lavoro in
un’esclusiva casa padronale inglese.
Eric scala rapidamente i ranghi
e sboccia una storia d’amore proibita con la padrona di casa Rose
Davenport. Ma quando si verifica un omicidio inaspettato, Eric
viene incastrato, lasciando Rose e il futuro della sua famiglia in
una situazione pericolosamente incerta”.
Il film arriva pochi mesi dopo che
Downton Abbey ha detto il suo addio definitivo con l’uscita di
Downton Abbey: The Grand Finale. Il famoso dramma storico
britannico ha riscosso un successo mondiale ed è andato in onda per
oltre un decennio.
Il regista O’Hanlon ha parlato del
suo amore per i drammi storici grazie ai “meravigliosi valori di
produzione, le belle case, i salotti opulenti, le acconciature, i
costumi, tutti presenti e corretti in Fackham Hall.”
Felton è noto principalmente per il
suo ruolo di Draco Malfoy nell’universo di Harry Potter, che si è
concluso nel 2011 con Harry Potter e i Doni della Morte: Parte 2.
L’attore è noto anche per The
Flash, Ophelia, e reciterà in They Will Kill You al fianco
di Patricia Arquette il prossimo anno.
Fackham Hall promette di offrire
tutto ciò che i fan amano dei drammi in costume, ma con un umorismo
più crudo, che sicuramente non era presente in Downton Abbey.
O’Hanlon ha anche rivelato che ci saranno riferimenti speciali
all’interno della parodia: “aspettatevi alcune scene piuttosto
volgari che coinvolgono una visita del famoso scrittore J.R.R.
Tolkien e il nome di uno dei suoi personaggi più famosi”.
Nonostante i fan siano alla
disperata ricerca di un sostituto degno di Downton Abbey, questa è
sicuramente la soluzione perfetta per chi vuole prendersi una pausa
dal dramma e desidera un esilarante giallo.
The
Batman – Part II ha ufficialmente una data di uscita, e
Colin Farrell, che ha interpretato Oz Cobb
(Penguin) nel primo film e nella serie TV spin-off, ha parlato di
ciò che i fan possono aspettarsi dal sequel.
In un’intervista con ComicBook, Farrell ha parlato della linea temporale del
franchise e di come il nuovo film si svolgerà dopo gli eventi
dell’ultimo episodio di The
Penguin. The
Batman Part II “riprenderà, più o meno, poche settimane
dopo la fine della serie”, ha dichiarato Farrell. Offrendo
ai fan un assaggio della situazione di Gotham quando rivedranno
Bruce Wayne.
The Batman, diretto da Matt
Reeves, segue il giovane Bruce Wayne (Robert Pattinson) mentre trova la sua
dimensione come Batman e protettore di Gotham City. La miniserie
The Penguin della HBO si concentra sul deformato Oz Cobb che
scala i ranghi della malavita.
The Batman – Parte II uscirà il 1°
ottobre 2027, cinque anni dopo l’uscita del primo film. Il sequel
doveva originariamente uscire quest’anno, ma alla fine è stato
rinviato. Il primo capitolo è stato molto apprezzato, ricevendo un
punteggio dell’85% su Rotten Tomatoes e valendo a Colin Farrell il premio come miglior attore in
un film di supereroi ai Critics’ Choice Awards. Ha incassato
oltre 772 milioni di dollari al botteghino mondiale.
Farrell ha continuato l’intervista
chiarendo
se ci sarà una seconda stagione di The
Penguin. Ma i fan sono rimasti scioccati nell’apprendere
che Oz Cobb avrà un ruolo molto minore in The Batman – Parte
II.
Anche la beniamina dei fan Sofia
Falcone (interpretata da
Cristin Milioti) non avrà un ruolo nel sequel, nonostante sia
un personaggio importante in The Penguin, oltre ad essere
una Falcone e una delle principali antagoniste di Gotham. Reeves ha
confermato che la serie The Batman non fa parte dell’universo DC e
che inizialmente aveva immaginato una trilogia per il suo
adattamento del popolare supereroe.
Alla fine di The Batman,
i fan hanno intravisto uno dei cattivi più famosi del panorama dei
supereroi, Joker, interpretato da Barry Keoghan in una scena tagliata che è stata
successivamente ricaricata. Purtroppo, non è stato confermato molto
su chi sarà il cattivo principale che affronterà Batman nel
sequel.
The Batman – Parte
2 vedrà il ritorno di Pattinson nei panni di Wayne/Batman.
Anche se non è stato confermato, è probabile che anche
Zoë
Kravitz, Andy
Serkis e Jeffrey Wright riprenderanno i loro
ruoli. Keoghan ha detto che riprenderà il ruolo di Joker nel
sequel, ma poi ha dichiarato: “Non sono stato contattato e non
ho saputo nulla”.
Il film L’esorcista
del Papa(qui
la recensione) è
basato sulla vita e sugli scritti di padre Gabriele
Amorth, interpretato nel film da Russell Crowe. Amorth era un sacerdote
cattolico italiano che negli anni ’80 ricoprì il ruolo di esorcista
nominato dal Papa per il Vaticano. Ha documentato le migliaia di
esorcismi che ha eseguito in una serie di libri, tra cui
An Exorcist Tells His Storye
An Exorcist: More Stories, su cui il film
è direttamente basato.
Il film segue Amorth mentre cerca
di aiutare una famiglia americana traumatizzata che vive in Spagna,
poiché il loro giovane figlio, Henry (Peter
DeSouza-Feighoney), è posseduto da un demone malvagio. Nel
corso del film accadono molte cose, dai demoni che saltano da un
corpo all’altro a una serie di credenze religiose. Se vi siete
trovati coinvolti nel caos del finale e avete bisogno di qualche
chiarimento sui dettagli, in questo approfondimento c’è tutto
quello che è successo nel finale di L’esorcista del
Papa.
La trama
di L’esorcista del Papa
Julia (Alex Essoe)
è una madre single che ha perso il marito solo un anno fa in un
incidente stradale in cui è rimasto impalato, sotto gli occhi del
loro giovane figlio Henry, che da allora non ha più parlato. Amy
(Laurel Marsden) è la sorella adolescente ribelle
che preferirebbe morire piuttosto che trasferirsi in Spagna. Si
stanno trasferendo a San Sebastian Abbey, un castello abbandonato
che è stato lasciato alla famiglia dal defunto marito (appartiene
alla sua famiglia da generazioni, i dettagli sono vaghi). Hanno
intenzione di rimanere solo il tempo necessario per ristrutturare
la casa e venderla.
Facile, no? Non ci vuole molto
prima che la famiglia si renda conto che l’Abbazia nasconde più di
quanto si aspettassero. Quando un operaio edile rimane ferito in
modo inspiegabile, l’intera squadra evacua per paura. Nel
frattempo, ci viene presentato padre Gabriele Amorth. Dopo aver
eseguito un esorcismo che includeva il sacrificio di animali, viene
richiamato dal Vaticano, che mette in discussione i suoi metodi
tradizionalisti. È chiaro che Amorth è un uomo di fede orgoglioso e
non è disposto a piegare le sue convinzioni o i suoi metodi a
nessuno.
Egli sostiene che i suoi metodi
sono efficaci sia negli esorcismi autentici che nei casi di psicosi
estrema. Il riferimento a un caso passato è doloroso per tutti i
presenti nella stanza e preannuncia un importante colpo di scena.
Padre Sullivan (Ryan O’Grady), che sembra avere
circa 14 anni, è indignato dalla sfida di Amorth e gli ricorda a
chi deve rispondere, ma Amorth se ne va infuriato prima di essere
congedato, poiché accetterà di essere interrogato solo dal Papa in
persona (Franco Nero).
Henry, che è muto da un anno,
inizia a dire cose assurde e sessuali a sua madre. L’undicenne ha
ora una voce mostruosa, più vecchia (e britannica), e dopo che lui
si è graffiato il viso, lei lo porta di corsa all’ospedale, ma i
suoi segni vitali dicono che sta bene. Julia chiede aiuto al prete
locale, padre Esquibel (Daniel Zovatto). Tuttavia,
Esquibel non è il prete che il demone richiede: vuole qualcuno di
più importante! Amorth viene quindi incoraggiato dal Papa ad
aiutare questa famiglia, e così sale sulla sua piccola Vespa per
cercare di aiutare questa famiglia senza speranza.
I traumi del passato sono un
demone potente in L’esorcista del Papa
Amorth ottiene più di quanto si
aspettasse, poiché il male di questo demone è più profondo e arriva
fino al Vaticano. Il demone dentro Henry conosce il nome di Amorth
e lo schernisce sui suoi traumi passati. Amorth esplora più a fondo
l’Abbazia di San Sebastian e conclude che non si tratta di un caso
ordinario. Una metafora piuttosto ovvia a cui il film si attiene è
che questi demoni satanici rappresentano i demoni figurativi del
passato di una persona. Amorth non riesce a dimenticare una giovane
donna di nome Rosaria (Bianca Bardoe).
Rosaria sosteneva di essere
posseduta, ma Amorth capì che non era così e la lasciò a prendersi
cura di sé stessa, poiché era “solo” malata di mente. Rosaria si è
poi suicidata gettandosi da una torre proprio davanti ad Amorth,
che ancora non riesce a perdonarsi perché sente di aver deluso una
devota parrocchiana. Esquibel si è innamorato di una donna e alla
fine ha scelto il suo amore per Dio piuttosto che lei, ma prova
ancora il senso di colpa per aver momentaneamente tradito Dio e i
voti che aveva fatto.
Anche Henry è tormentato dal
passato, incapace di parlare dopo aver visto suo padre impalato. I
sacerdoti concludono che i traumi del passato costituiscono un
terreno fertile per i demoni e quindi devono affidarsi alla
speranza, alla fede e alla preghiera per sconfiggerli. Devono anche
imparare il loro nome, poiché è questo che dà loro il potere di
distruggerli.
Chi è Asmodeo?
Nelle catacombe dell’abbazia, i
sacerdoti cercano di trovare materiale o indizi che possano
aiutarli a sconfiggere il demone. Trovano reperti dell’Inquisizione
spagnola e scheletri di membri del Vaticano che si sono sacrificati
per cercare di contenere il demone malvagio che è fuggito. Si
imbattono nello scheletro di fra Alonso de Ojeda, uno dei più
famosi esorcisti e che aiutò la regina Isabella durante
l’Inquisizione. Dai suoi diari scoprono che un tempo era posseduto
da un demone così malvagio che si rinchiuse nei sotterranei
dell’Abbazia per proteggere il resto del mondo dalla malvagità
implacabile dello spirito.
Padre Esquibel deduce che è per
questo che il demone ha chiamato Amorth: voleva un ospite il più
potente possibile da possedere. Entrambi i sacerdoti scendono nei
sotterranei dell’abbazia dove finalmente scoprono il nome del
demone, “Asmodeus”. Hanno una conversazione intensa in cui
ammettono i loro passati tormentati, e Amorth insegna a Esquibel le
frasi in latino che deve ricordare per sconfiggere il demone.
Come fanno Amorth ed Esquibel a
sconfiggere Asmodeo?
Tornati nella stanza di Henry,
Amorth dice a Julia che deve chiamare suo figlio, poiché l’amore di
una madre aiuterà a sconfiggere tale male. Henry assomiglia sempre
più a Satana in persona e, quando ogni speranza sembra perduta,
Henry si libera del demone… Psicologia! Il demone sembra essersi
diviso in due e sta possedendo sia Amy che Henry allo stesso tempo.
Amy si trasforma in un ragno umano e inizia a strisciare sul
pavimento e sul soffitto. Il demone poi mette Julia ed Esquibel in
una presa soffocante.
Amorth capisce cosa deve fare per
salvare il suo nuovo migliore amico e la famiglia terrorizzata, e
così si sacrifica. Dice a Esquibel di fuggire con la famiglia.
Amorth fa del suo meglio per impedire al demone di impossessarsi
del suo corpo, ma la situazione non sembra rosea! Torna nelle
catacombe per distruggere se stesso e il demone, ponendo fine al
suo regno tirannico per sempre. E poi, dal nulla, la Vergine Maria,
nel suo iconico abito bianco e blu, emerge dalla spaventosa pozza
d’acqua al centro del terreno.
Proprio quando pensi che sia lì per
salvare la situazione, si trasforma rapidamente in uno spirito
mostruoso. Esquibel torna per aiutare il suo amico, ma sembra che
il demone abbia preso il sopravvento. Ma poi si ricorda le frasi in
latino che Gabriele gli ha insegnato in precedenza! Man mano che
Asmodeo si indebolisce a causa delle preghiere in latino, si
reincarna nelle donne del passato di entrambi i sacerdoti. Rosaria,
come una killer maniacale, attacca Amorth, mentre l’ex amore di
Esquibel appare nuda e coperta di sangue dalla testa ai piedi. Alla
fine i due uomini le sconfiggono e Asmodeo viene finalmente
distrutto.
Ci sarà un sequel di
L’esorcista del Papa?
I due uomini si recano in Vaticano,
dove vengono lodati dal Papa per il loro coraggio. Scopriamo anche
che Julia, Amy e Henry sono tornati sani e salvi negli Stati Uniti
e che Henry sta molto meglio! Uno dei pochi alleati che Gabriele
aveva in Vaticano, il vescovo Lumumba (Cornell John), ha ottenuto
una promozione. Lumumba li accompagna in un tour e spiega che
l’Abbazia di San Sebastiano è stato uno dei luoghi in cui 200
angeli sono caduti dal cielo e si sono trasformati in demoni,
spiegando la nascita di Asmodeo.
Il film termina dunque con un
accenno a un possibile sequel e, dato che il sequel è già stato
approvato, sembra che in futuro avremo altri episodi di
L’esorcista del Papa. I nuovi migliori amici
sacerdoti diventeranno una coppia stile Holmes e Watson certificata
dal Vaticano? L’intenzione sembra proprio quella, con ogni film che
potrebbe raccontare di un caso di esorcismo diverso. Al momento non
ci sono indicazioni sui tempi di realizzazione del prossimo film,
per cui non resta che attendere novità a riguardo.
The Hunting Party, uscito nel 2007, è un film
diretto da Richard Shepard che mescola
dramma,
guerra e satira politica, offrendo uno sguardo irriverente sul
giornalismo di guerra e sulle sue implicazioni etiche. La
sceneggiatura, basata su eventi realmente accaduti e sulle
esperienze di reporter in zone di conflitto, si ispira liberamente
a vicende di giornalisti e soldati durante la guerra in Bosnia, pur
con licenze narrative che amplificano il dramma e il tono
avventuroso del racconto. Il film esplora così i confini tra verità
giornalistica e spettacolarizzazione della guerra.
Il
cast principale vede protagonisti Terrence Howard,
Richard Gere e Jesse Eisenberg, che interpretano
rispettivamente un giornalista veterano, un reporter stanco della
routine e un giovane cronista ambizioso. La regia di Shepard
conferisce al film un ritmo incalzante, alternando momenti di
tensione reale a sequenze quasi comiche, sottolineando la
dissonanza tra la gravità degli eventi e l’approccio talvolta
sensazionalistico dei media. Il film si colloca quindi a metà tra
thriller e satira, offrendo al pubblico riflessioni sulla
responsabilità di chi racconta la guerra.
I temi centrali del film
riguardano la ricerca della verità, l’eroismo e la codardia, ma
anche il conflitto tra morale e ambizione personale. Shepard pone
lo spettatore di fronte a dilemmi etici, mostrando come la brama di
scoop e la fama possano compromettere giudizio e sicurezza. In
questo contesto, il film mescola tensione, umorismo nero e critica
sociale, creando un racconto stimolante e provocatorio. Nel resto
dell’articolo ci concentreremo sul finale del film, spiegando come
si risolve la caccia al criminale di guerra e il destino dei
protagonisti.
La trama di The Hunting Party
Il film segue le vicende di alcuni
giornalisti americani in missione. Corre l’anno 2000 quando il noto
presentatore Franklin Harris (James
Brolin), il cameraman
Duck (Terrence Howard) e
l’aspirante reporter Benjamin
Strauss (Jesse
Eisenberg) si recano in Bosnia per riprendere la
commemorazione del quinto anniversario dalla fine della guerra. Lì
incontrano Simon Hunt (Richard
Gere), un tempo uno dei più acclamati giornalisti
statunitensi, ora ridotto a lavorare per piccole reti televisive, a
causa di un incidente avvenuto nel 1994 che gli troncò la
carriera.
In seguito all’incidente, Simon
viene licenziato, mentre Duck – che era stato il suo cameraman per
molto tempo – viene promosso e ottiene un posto di prestigio a New
York. Nonostante ciò, il giornalista considera il suo ex collega un
grande amico e gli propone di unirsi a lui per accaparrarsi uno
scoop di rilevanza internazionale: Simon infatti è sulle tracce di
Dragoslav Bogdanovic – meglio conosciuto come La
Volpe – il più ricercato criminale della guerra bosniaca, e intende
farsi rilasciare un’intervista esclusiva. Duck accetta la proposta,
ma non sa che le intenzioni di Simon non si limitano a un semplice
reportage.
La spiegazione del finale del
film
Nel
terzo atto di The Hunting Party, Simon Hunt, Duck
e Benjamin si avventurano nel territorio bosniaco per catturare
Dragoslav Bogdanović, noto come “La Volpe”, senza la copertura
ufficiale di alcuna organizzazione. Dopo una serie di
fraintendimenti e pericoli, i tre vengono catturati dalle guardie
della Volpe e portati in un fienile per essere giustiziati. La
tensione raggiunge il culmine quando Srđan, il capo delle guardie
con un tatuaggio inquietante sulla fronte, sta per infliggere la
morte. Tuttavia, all’ultimo momento, una squadra di assassini della
CIA, avvertita da Boris, irrompe e libera i giornalisti, anche se
Bogdanović riesce a fuggire.
Successivamente, i tre protagonisti decidono di non tornare negli
Stati Uniti come ordinato dalla CIA e portano avanti il loro piano.
Localizzano la Volpe mentre caccia nei boschi, senza scorta, e lo
catturano personalmente. Decidono di consegnarlo simbolicamente ai
familiari delle sue vittime nel villaggio di Polje, dove la
giustizia popolare prende il sopravvento e la comunità lo lincia.
La sequenza finale alterna momenti di tensione e liberazione, con i
giornalisti che assistono alla vendetta collettiva, chiudendo il
racconto con un gesto estremo di responsabilità morale e coraggio
personale.
Il finale del film funziona come compimento dei temi principali,
mostrando il conflitto tra giustizia istituzionale e giustizia
privata. La Volpe, rappresentante dell’impunità e della crudeltà,
sfugge alla legge internazionale e alla polizia, mentre i
giornalisti assumono un ruolo attivo, mettendo in discussione le
norme etiche della professione e della comunità globale. La
decisione di affidare la punizione ai familiari delle vittime mette
in luce il limite dell’azione legale e l’urgenza di una risposta
immediata e concreta di fronte al male, evidenziando il rischio
personale e il senso di responsabilità morale dei protagonisti.
Inoltre, il finale sottolinea l’ipocrisia e l’inefficacia delle
istituzioni internazionali. Nonostante la presenza di agenzie come
la CIA, le Nazioni Unite e l’UE, il film mostra come gli individui
siano spesso costretti ad agire fuori dai protocolli ufficiali per
affrontare crimini atroci. L’atto di cattura e consegna della Volpe
alla giustizia popolare diventa un commento satirico sulla
burocrazia globale e sull’indifferenza delle autorità, rafforzando
la tensione tra dovere professionale, etica personale e giustizia
reale, che costituiscono il nucleo tematico del film.
Il messaggio finale di
The Hunting Party riguarda il coraggio morale e il
potere dell’azione individuale di fronte all’ingiustizia.
Nonostante il rischio e le conseguenze personali, Simon e i suoi
compagni dimostrano che il senso di giustizia e la responsabilità
etica possono prevalere dove le istituzioni falliscono. Il film
suggerisce che il vero coraggio non è solo fisico ma anche etico:
affrontare il male e proteggere chi è impotente, pur sapendo che la
giustizia ufficiale potrebbe non arrivare mai, rappresenta un atto
di integrità fondamentale in contesti di conflitto e impunità.
La star di TerrifierCatherine Corcoran ha intentato una causa contro
la serie di film horror, contenente accuse di abuso e frode
finanziaria. Corcoran ha interpretato Dawn nel film Terrifier del 2018, la migliore amica di Tara e una
delle prime persone uccise da Art the Clown. Il suo personaggio è
stato appeso a testa in giù e segato nella sequenza più viscerale e
cruenta del primo film.
Ora un articolo di Entertainment
Weekly rivela che Corcoran ha intentato una causa presso la
corte federale della California domenica 26 ottobre. La causa
sostiene che il suo contratto per il primo film Terrifier
non è stato rispettato, causandole molestie sessuali e frodi
finanziarie.
La causa sostiene che Corcoran
aveva concordato con il regista Damien Leone, il produttore Phil
Falcone e le società di produzione del film che avrebbe ricevuto
l’1% dei profitti di tutti i film Terrifier e del
merchandising, anche nei film in cui non appariva. Nonostante
l’enorme successo al botteghino di Terrifier sin dal suo
primo episodio, Corcoran avrebbe ricevuto solo 8.000 dollari per il
suo lavoro fino ad oggi.
L’accordo è stato stipulato dopo
che la Corcoran ha accettato di essere pagata il minimo giornaliero
di 100 dollari previsto dalla Screen Actors Guild per il suo
lavoro, dato il budget ridotto del film. Inoltre, la sua causa
sostiene che Leone e Falcone non hanno ottenuto il suo consenso
scritto per diverse scene di nudo, nonostante tale consenso fosse
parte del suo contratto.
Le accuse di abuso contenute nella
causa vanno dalle riprese di Corcoran in edifici “gelidi”, a
volte senza bagni, al fatto di essere rimasta dolorosamente
intrappolata su un pezzo di compensato mentre le veniva realizzato
un calco in silicone per la scena della sua morte, fino al fatto
che Leone le abbia “applicato delle protesi con vere feci di
ratto” mentre le tappava la bocca con del vero nastro adesivo.
Sempre senza il suo consenso sarebbero state scattate anche
“numerose fotografie” di lei nuda.
Inoltre, la causa sostiene che alla
Corcoran è stato detto che era “obbligata” a girare la scena
della sua morte in topless, ma non le è stato offerto il consenso
scritto per farlo. La sua sospensione a testa in giù durante la
sessione di riprese di 10 ore ha provocato un gonfiore cerebrale e
danni al timpano. Sono stati anche venduti prodotti con l’immagine
del suo personaggio nudo, cosa che secondo la causa è avvenuta
senza il suo consenso scritto.
La causa sostiene che i creativi
coinvolti abbiano violato il codice civile della California per la
distribuzione di immagini di nudo e sessuali senza aver prima
ottenuto il consenso della Corcoran. La membro del cast di
Terrifier non ha rivelato l’importo per cui ha intentato la
causa. La causa richiede di ottenere un rendiconto dei profitti del
franchise prima di quantificarlo.
Oltre alla mancanza di un consenso
adeguato per le scene di nudo nel primo film, le affermazioni della
Corcoran indicano anche che è stata pagata molto meno del dovuto
per il suo lavoro. Terrifier 2 ha incassato 15,8 milioni di
dollari al botteghino a fronte di un budget di 250.000 dollari,
mentre Terrifier 3 ha incassato 90,3 milioni di dollari a
fronte di un budget di 2 milioni di dollari. Il
prossimo Terrifier 4 si aggiungerebbe a questa
cifra.
La Corcoran chiede un risarcimento
non solo per il denaro che le è dovuto per aver recitato in
Terrifier, ma anche per aver girato scene di nudo
senza il suo consenso. Anche se non è stata ancora fissata una
cifra, è garantito che sarà superiore al suo accordo di profitto
dell’1% a causa delle altre violazioni del contratto avvenute
durante le riprese.
Il regista Damien Leone con
Terrifier 3 ha portato la già sanguinosa saga slasher a
nuovi livelli nauseanti, e ora Art the Clown tornerà a seminare il
caos in Terrifier 4. Appartendo con l’uscita del
cortometraggio di Leone del 2008, The 9th Circle, Art the Clown è
diventato una vera e propria icona della cultura pop, e lo slasher
che induce coulrofobia ha caratterizzato l’intera filmografia del
regista. La serie di film Terrifier non sta reinventando la
ruota quando si tratta di sangue e budella, ma è estremamente
popolare tra gli appassionati di horror grazie alla sua esecuzione
semplice ma efficace che rifugge dall’horror intellettuale degli
anni 2010 e 2020.
Terrifier 3 del 2024 non ha deluso
quando si è trattato di offrire un numero raccapricciante di
uccisioni da incubo, ma ha anche spinto la serie ulteriormente
verso la fantasia, dato che la storia di Art il Clown diventa più
complessa con ogni sequel successivo. Con le voci su Terrifier
4 che iniziano già a circolare nella comunità horror,
il finale sospeso di Terrifier 3 sta praticamente
implorando Leone e il resto della sua troupe di resuscitare Art per
un’altra serie di omicidi. Anche se il progetto è ancora nelle fasi
iniziali, è solo questione di tempo prima che scoppi un
altro caos.
Ultime notizie su Terrifier
4
Con le notizie che iniziano
lentamente a trapelare sul prossimo capolavoro horror, l’ultima
arriva sotto forma di un aggiornamento sulla sceneggiatura da parte
di Damien Leone. L’esperto di horror ha condiviso un aggiornamento
sulla sceneggiatura di Terrifier 4 sul suo account
ufficiale X (precedentemente Twitter) e ha annunciato che il
lavoro sulla sceneggiatura è finalmente iniziato. Accompagnato
da una foto macchiata di sangue della pagina del titolo della
sceneggiatura, Leone ha rivelato che il film avrà un “finale
epico, emozionante, crudele, terrificante, commovente e
assolutamente soddisfacente.”
Sebbene la prospettiva di
conoscere le origini di Art sia eccitante, c’è il rischio di
alienare i fan se non sarà adeguatamente esagerato come il resto
della serie.
Forse la cosa più emozionante di
tutte è che Leone ha rivelato che Terrifier 4 svelerà
finalmente le origini di Art il Clown. Il misterioso clown
assassino è stato a lungo avvolto nel mistero e ogni sua
apparizione ha aggiunto nuovi dettagli alle sue origini chiaramente
soprannaturali. Sebbene la prospettiva di conoscere le origini di
Art sia eccitante, c’è il rischio di alienare i fan se non sarà
adeguatamente esagerata come il resto della serie.
Terrifier 4 è attualmente in
fase di sviluppo
Ancor prima che Terrifier 3
arrivasse nelle sale, è stato riferito che Terrifier 4 era
stato confermato dal regista e sceneggiatore Damien Leone. La
notizia è stata diffusa da diversi fan che hanno assistito alla
proiezione del terzo film, i quali hanno pubblicato su X e
hanno riferito che Leone ha svelato il segreto. Tuttavia, il
regista horror, solitamente loquace, non ha confermato Terrifier 4
fino all’inizio del 2025. Leone ha annunciato nel gennaio 2025 che
la sceneggiatura era in fase di lavorazione, ma non è del tutto
chiaro se il sequel horror abbia ricevuto il via libera o se sia
solo in fase di sviluppo.
Dettagli sul cast di Terrifier
4
Sebbene il cast di Terrifier
3 sia stato il più vivace finora, solo una manciata di
attori potrebbe tornare in Terrifier 4. Dato che è
sopravvissuta ancora una volta, l’ultima ragazza della serie,
Sienna Shaw, dovrà essere presente per sbarazzarsi di Art il
Clown.
Ciò significa che Lauren LaVera
sarà probabilmente la protagonista del cast di Terrifier 4al fianco
di David Howard Thornton nel ruolo del clown diabolico Art. Anche
Victoria Heyes, interpretata da Samantha Scaffidi, potrebbe tornare
per aiutare Art nella sua vendetta contro Sienna, ma la sua morte
alla fine di Terrifier 3 sembrava piuttosto convincente.
Antonella Rose dovrebbe tornare nel
ruolo di Gabbie Shaw, poiché ha bisogno di essere salvata da Sienna
dall’inferno. L’unico grande punto interrogativo è Elliot
Fullam nel ruolo del fratello di Sienna, Jonathan, e anche se il
terzo film suggerisce fortemente che sia morto, la serie non è nota
per tenere fuori dallo schermo gli orribili omicidi di Art.
Inoltre, se il terzo film è indicativo, Terrifier 4 potrebbe
presentare una serie di cameo provenienti da vari ambiti, anche se
la maggior parte dei cameo di Terrifier 3 provenivano dal
mondo dell’horror.
Disney+ ha annunciato che la serie
comedy originale premiata agli Emmy® Only Murders in the
Building, con Steve Martin, Martin Short e Selena
Gomez, è stata rinnovata per una sesta stagione composta da 10
episodi. La serie, per la prima volta oltreoceano, vedrà l’amato
trio di investigatori lasciare New York City per indagare sul nuovo
mistero di Londra.
La serie è ora disponibile in
esclusiva su Disney+ in Italia e su Hulu negli Stati
Uniti, con il finale della quinta stagione che ha debuttato oggi
sulla piattaforma streaming.
La quinta stagione vanta un cast
stellare, che include il ritorno della pluripremiata Meryl Streep, vincitrice di Oscar® ed Emmy®, e
Da’Vine Joy Randolph, Richard Kind, Nathan Lane, Bobby
Cannavale,
Renée Zellweger,
Logan Lerman,
Christoph Waltz, Téa Leoni, Keegan-Michael Key, Beanie
Feldstein, Dianne Wiest e Jermaine Fowler,
Meryl Streep. Oltre alle star Steve Martin,
Martin Short,Selena
Gomez e Michael Cyril
Creighton.
Only Murders in the
Building è opera dei co-creatori e sceneggiatori Steve
Martin e John Hoffman (Grace and
Frankie, Looking). Tra gli executive producer
della quinta stagione figurano John Hoffman, Steve Martin, Martin
Short, Selena Gomez, Dan Fogelman, Jess Rosenthal, Ben Smith e JJ
Philbin.
Un efficace sistema di parental
control assicura che Disney+ rimanga un’esperienza di
visione adatta a tutti i membri della famiglia. Oltre al “Profilo
Bambini” già presente sulla piattaforma, gli abbonati possono
impostare dei limiti di accesso ai contenuti per un pubblico più
adulto e creare profili con accesso tramite PIN, per garantire
massima tranquillità ai genitori.
La serie Terrifier di Damien
Leone ha raggiunto nuovi livelli in termini di violenza e brutalità
in Terrifier 3, ma ha anche lasciato il pubblico con
la voglia di vedere ancora di più grazie al suo finale sospeso, sia
in senso metaforico che letterale. La serie slasher incentrata sul
clown demoniaco di nome Art ha fatto notizia per il suo livello
scioccante di violenza e gore, che secondo quanto riferito ha fatto
vomitare alcuni spettatori. Tuttavia, la genialità della serie non
sta nel suo contenuto inquietante, ma nella tradizione che si è
costantemente costruita nel corso di tre film.
Terrifier 3 riprende cinque
anni dopo gli eventi di Terrifier 2, in cui Sienna Shaw
(Lauren LaVera) ha finalmente ucciso Art il Clown con una spada
magica dopo un viaggio letterale all’inferno. Sienna porta ancora i segni del suo incontro
sia sul corpo che nella mente e, pochi giorni dopo essere stata
dimessa dall’ultima degenza in una struttura psichiatrica, si
ritrova di nuovo faccia a faccia con Art. Questa volta, lui è
accompagnato dalla Terrifier franchise’s original final girl
Victoria Heyes, che ora è posseduta da qualcosa che eguaglia il
sadismo di Art, ma ha un potere soprannaturale maggiore.
Il duo malvagio cattura Sienna dopo
aver ucciso la zia e lo zio con cui lei vive e minaccia di uccidere
anche il suo giovane cugino che la idolatra, a meno che Sienna non
accetti di essere corrotta dalla presenza demoniaca che attualmente
risiede nel corpo devastato di Vicky. Dopo un astuto inganno da
parte di sua cugina Gabbie, Sienna riesce a riprendere la sua spada
e riesce a decapitare Vicky e a trafiggere Art, mettendo
apparentemente fine a entrambi. Tuttavia, mentre il sangue di Vicky
scorre sul terreno, si apre un portale che sembra condurre proprio
all’inferno da cui proviene il demone.
Gabbie cade nella fossa, ma riesce
ad aggrapparsi al bordo abbastanza a lungo da permettere a Sienna
di salvarla, tendendole la spada affinché lei la afferri. Tuttavia,
Gabbie finisce per cadere nella fossa, portando con sé la spada,
che taglia le mani di Sienna. In seguito, Sienna decide di trovare
e salvare Gabbie mentre le sue mani guariscono magicamente. Nella
mischia, Art fugge da una finestra e sale su un autobus, ancora
vivo nonostante sia stato trafitto e Vicky sia apparentemente
morta.
Cosa succede a Gabbie dopo che
è caduta dalla scogliera all’inferno
Gabbie probabilmente non è
morta
Come rivelato nel corso di una
conversazione tra Jonathan e Sienna all’inizio del film, Art il
Clown, la Piccola Ragazza Pallida di Terrifier 2 e ora
Victoria Heyes non sono più umani. Tutti e tre sono infatti
corrotti dai demoni che li hanno usati essenzialmente come una
porta per passare dall’inferno letterale alla Terra. Anche se non
viene mai detto esplicitamente, l’implicazione è che dopo che Vicky
viene decapitata, il demone fugge dal suo corpo e apre il portale
per tornare all’inferno. È in questo portale che Gabbie cade,
portando con sé la spada di Sienna.
Il destino di Gabbie è rivelato dal
voto di Sienna di trovarla; una promessa del genere non avrebbe
senso se Gabbie fosse perduta per sempre. Sienna ovviamente sa che
è possibile tornare dall’inferno, avendolo già fatto una volta.
Alla fine di Terrifier 2, Art uccide Sienna e la manda al
Clown Café, che sembra essere il suo angolo personale dell’inferno.
Con Terrifier 4 praticamente garantito, dati i Terrifier
3 punteggi record su Rotten Tomatoes e le proiezioni redditizie
al botteghino, il prossimo capitolo potrebbe vederla mantenere la
promessa fatta a Gabbie.
Jonathan è davvero
morto?
La sua presunta morte avviene
fuori dallo schermo
Anche il fratello di Sienna,
Jonathan, è sopravvissuto (a malapena) al suo primo incontro con
Art in Terrifier 2 e, come sua sorella, porta i segni
psicologici di quell’esperienza. A differenza di sua sorella, è
riuscito almeno in parte a andare avanti con la sua vita, dato che
ora frequenta un college nelle vicinanze. Tuttavia, quando Sienna
si rende conto che Art è tornato, gli chiede di tornare a casa,
sapendo che non è al sicuro fuori. Manda lo zio a prenderlo al
college, ma da una sottile alterazione della voce durante la
telefonata tra Jonathan e lo zio si deduce che Vicky e Art lo hanno
raggiunto per primi.
Mentre Sienna è legata dal duo
diabolico, le mostrano una testa rosicchiata dai topi in una
gabbia, che all’inizio sostengono essere quella di sua cugina
Gabbie. Una volta rivelata la vera Gabbie, Vicky mette gli occhiali
di Jonathan sulla testa, sostenendo che in realtà si tratta della
sua testa. Anche se è certamente possibile che Jonathan sia stato
ucciso fuori campo e che quella sia la sua testa, Vicky ha già
mentito una volta sull’identità della testa. È possibile che abbia
mentito di nuovo e che Jonathan sia ancora vivo da qualche parte,
ma il fatto che Vicky abbia i suoi occhiali non fa ben sperare per
la sua longevità, se così fosse.
Perché il demone vuole così
tanto Sienna
Sienna rappresenta una vera
sfida
Il demone (o i demoni) ha trovato
la strada per la Terra attraverso Art, che, come Sienna ha
menzionato in Terrifier 3, era un serial killer anche prima
che il demone lo corrompesse ulteriormente, e Vicky, una donna
completamente distrutta e depravata che era già stata corrotta dal
male di Art. Ora che sono sulla Terra, cercano di fare ciò che
fanno i demoni: causare dolore, morte, umiliazione e paura.
Tormento e tortura, nelle loro forme più pure e infernali. Questo
obiettivo è ciò che rende Sienna così interessante per loro e il
motivo per cui è riuscita a sopravvivere fino ad ora.
Nel 2025, Lauren LaVera avrà un
ruolo ancora sconosciuto in The Life Of Chuck, un
adattamento dell’omonimo romanzo breve di Stephen King diretto da Mike Flanagan, al fianco
di Tom Hiddleston, Chiwetel Ejiafor e Karen
Gillan.
Mentre Art e Vicky sono posseduti
dai demoni, c’è qualcosa dentro Sienna che la rende potente contro
di loro. Per semplificare, si potrebbe dire che Sienna è posseduta
da un angelo se Art è posseduto da un demone. Il personaggio che
suo padre (Jason Patric) ha creato per lei da bambina era un
“angelo guerriero”, più forte di qualsiasi eroe o cattivo. Sienna
ha già affrontato due volte la violenza estrema di Art ed è
riuscita a guarire magicamente le ferite alle mani. È diventata il
personaggio creato da suo padre, completa di spada magica e
poteri.
C’è qualcosa in Sienna che è puro e
buono e, soprattutto, potente. I demoni che possiedono Art e Vicky
la desiderano ardentemente perché sarebbe la vittoria definitiva
per un demone: corrompere il ricettacolo di un angelo. Sienna è una
vera sfida per le entità ossessionate dal caos e dal dolore che
spingono Art e Vicky nelle loro furie omicide, ma è anche possibile
che, possedendo qualcuno con il suo potere, il demone raggiunga
nuovi livelli di potere.
Il simbolismo religioso in
Terrifier 3 spiegato
Ci sono alcuni simboli
decisamente poco sottili sparsi nel film
Il concetto di angeli e demoni che
combattono per le anime dei mortali è molto antico, e
indipendentemente dalla religione che si esamina, ci sono esempi di
entità simili nella maggior parte delle fedi. Terrifier 3
presenta alcuni esempi più evidenti di simbolismo religioso, il più
notevole dei quali è la corona di spine che Vicky indossa prima di
infilarla a Sienna nel momento culminante del film. È un
riferimento diretto alla corona di spine che Gesù Cristo indossò
sulla via della sua crocifissione, ed è intesa come una punizione
dolorosa, proprio come lo fu per Sienna.
Art completò l’immagine della
crocifissione inchiodando lo zio decapitato di Sienna al muro nello
stesso modo di una crocifissione tradizionale, e corruppe anche
l’angelo che tipicamente siede in cima all’albero di Natale
sostituendolo con la testa dello zio. La spada in sé è un simbolo
religioso nel contesto giusto. Nel cristianesimo, nell’ebraismo e
nell’islam, l’arcangelo Michele è riconosciuto come un angelo
guerriero, proprio come Sienna. È famoso per aver portato una spada
fiammeggiante ed è tipicamente riconosciuto come il capo delle
armate di Dio contro il diavolo stesso.
Come il finale di Terrifier 3
prepara Terrifier 4
C’è una direzione molto chiara
per Sienna
Come accennato in precedenza,
Sienna giura di salvare sua cugina Gabbie da qualunque luogo sia
intrappolata alla fine di Terrifier 3. Con i suoi nuovi
poteri curativi, Sienna potrebbe avere gli strumenti necessari non
solo per trovare la strada verso l’angolo dell’inferno di Art e
Vicky, ma anche per sopravvivere e tornare come ha fatto una volta.
Al posto di una scena post-crediti di Terrifier 3, The
9th Circle viene citato attraverso il libro del passeggero
dell’autobus alla fine del film, e questo potrebbe essere un
indizio su dove Art fosse diretto e dove Sienna debba andare.
The 9th Circle è anche il
nome del cortometraggio del 2008 del regista Damien Leone in cui
Art the Clown è apparso per la prima volta.
The 9th Circle è un
riferimento all’Inferno di Dante, che esplora i diversi
livelli dell’Inferno stesso. Ci sono nove “cerchi” dell’Inferno,
ciascuno riservato a un diverso tipo di peccatore. Il 9° cerchio si
trova nelle profondità dell’Inferno ed è la dimora di Satana
stesso. L’immortalità di Art e il suo piacere nel causare dolore
potrebbero significare che lui è il diavolo in persona, e Sienna
potrebbe dover combattere in diversi luoghi da incubo come il Clown
Café per salvare Gabbie. Indipendentemente da come andrà a finire,
sembra quasi certo che lei affronterà Art nel prossimo film.
Il vero significato di
Terrifier 3
Il tema generale è legato alle
cicatrici
Dopo aver scavato tra tutto il
sangue, gli arti smembrati e le interiora umane, emerge un tema
comune per Terrifier 3. Gabbie è affascinata dalle cicatrici
sul viso di Sienna quando arriva per la prima volta, e anche se
quelle sono le uniche visibili, Sienna porta senza dubbio delle
cicatrici sulla schiena per essere stata frustata con l’arma
demenziale di Art, il gatto a nove code, nel climax di Terrifier
2. Ma soprattutto, porta con sé le cicatrici mentali della sua
terrificante esperienza di pre-morte.
Sienna deve ancora affrontare gli
echi traumatici della violenza che lui le ha inflitto e la sua
esperienza infernale al Clown Café; non mangia nemmeno più i
cereali perché le ricordano i cereali “Art Crispies”. Sienna porta
anche il peso di un enorme senso di colpa, poiché si sente
personalmente responsabile per la morte dei suoi amici e dei suoi
cari, vittime di Art nella notte di Halloween di cinque anni prima.
Che abbia ragione o meno a sentirsi così, è qualcosa che la
tormenta da cinque anni, costringendola a entrare e uscire da
strutture psichiatriche e a seguire una terapia farmacologica
costante.
Oltre a tutto ciò, l’arco emotivo
di Sienna riguarda il trauma del dolore che porta con sé ogni
giorno. Ha perso sua madre il giorno della strage di Art, ma tutta
la sua famiglia ha portato il peso del dolore per la morte di suo
padre. Come Sienna racconta a sua zia in Terrifier 3,
sua madre era una persona diversa, più dolce, prima che suo padre
morisse. L’intero arco narrativo di Sienna in due film è stato il
modo in cui ha elaborato il dolore e la perdita, che è un tema
universale per l’umanità.
L’attesa è finita!
One
Piece: verso la rotta maggiore
arriverà solo su Netflix il 10 marzo 2026. Disponibili oggi anche le
nuove immagini della serie interpretata da Iñaki Godoy,
Mackenyu, Taz Skylar, Emily Rudd e Jacob Romero.
L’epica avventura
piratesca di Netflix, ONE PIECE, torna con la seconda stagione —
portando sfide ancora più agguerrite e missioni tra le più
pericolose. Luffy e la sua ciurma salpano verso la straordinaria
Grand Line: un leggendario tratto di mare dove meraviglia e
pericolo si incontrano a ogni angolo. Nel loro viaggio alla ricerca
del più grande tesoro del mondo, visiteranno isole bizzarre e
affronteranno nuovi nemici formidabili.
ONE PIECE è una serie
live action creata in collaborazione con Shueisha e prodotta da
Tomorrow Studios (partner di ITV Studios) e Netflix.
Informazioni su ONE
PIECE
L’adattamento live-action
di ONE PIECE firmato Netflix è tratto dalla serie manga più venduta
di tutti i tempi in Giappone e scritta da Eiichiro Oda, con oltre
100 volumi e 500 milioni di copie vendute in tutto il mondo.
L’epica avventura in alto mare segue Monkey D. Luffy nella sua
missione per trovare il leggendario tesoro ONE PIECE e diventare il
Re dei Pirati.
Il franchise, amatissimo
e intergenerazionale, vanta una fanbase globale vastissima. Al
debutto nel 2023, la serie live action Netflix è diventata un vero
fenomeno mondiale: ha trascorso otto settimane nella Global Top 10,
raggiungendo il primo posto in oltre 75 Paesi e diventando la prima
serie Netflix in lingua inglese a debuttare al #1 in Giappone. La
serie ha totalizzato quasi 100 milioni di visualizzazioni ed è tra
i titoli più scaricati di sempre su Netflix.
ONE PIECE ha ottenuto 11
nomination ai Children’s & Family Emmy Awards, tra cui Outstanding
Young Teen Series. L’amato adattamento offre ai fan nuovi modi per
rimanere coinvolti tutto l’anno anche fuori dallo schermo, grazie a
una nuovissima esperienza immersiva in arrivo alla Netflix House e
al merchandising internazionale — da LEGO a Moose Toys e molto
altro — acquistabile sul Netflix Shop e presso rivenditori in tutto
il mondo.
ONE PIECE tornerà con
l’attesissima seconda stagione nel 2026, ed è già stata rinnovata
per una terza stagione. La serie è stata creata in collaborazione
con Shueisha ed è prodotta da Tomorrow Studios (partner di ITV
Studios) e Netflix.
Creata da Harlan Coben e Danny
Brocklehurst, la serie Prime VideoLazarus ci presenta lo psichiatra forense Joel
“Laz” Lazarus (Sam
Claflin), la cui vita è immersa in una complessa rete di morte,
oscurità e segreti. Quando scopre il suicidio di suo padre, lo
psichiatra Jonathan Lazarus (Bill
Nighy), la vita del protagonista viene sconvolta. È anche
profondamente turbato dalla morte irrisolta di sua sorella Sutton
(Eloise Little), morta quasi 25 anni prima.
Ha inquietanti visioni del suo
omicidio da parte di un aggressore sconosciuto. Turbato dalle morti
nella sua famiglia, la presa di Laz sulla realtà si allenta
ulteriormente quando inizia a “vedere” suo padre defunto, come se
fosse ancora vivo. Tormentato dal passato e dal presente, il futuro
del protagonista è avvolto nell’incertezza in questa serie thriller
psicologica britannica. Se la trama complessa, i personaggi
contorti, i temi oscuri e il tono visivo della serie ti hanno
colpito, questi programmi, simili a “Lazarus”, ti
intratterranno.
Freud (2020)
“Freud” di Netflix segue le avventure del neurologo
Sigmund Freud (Robert Finster) in un periodo difficile della sua
vita nella Vienna del 1886. Si trova ad affrontare problemi nella
sua vita professionale a causa dei suoi esperimenti ritenuti
pericolosi e dell’uso dell’ipnosi sulle persone. Per riscattarsi,
decide di risolvere una serie di omicidi che sconvolgono l’élite
viennese. In questo processo, viene affiancato da una donna di nome
Fleur Salomé (Ella Rumpf), che ha la capacità di comunicare con le
anime dei defunti, e da un poliziotto veterano di nome Alfred Kiss
(Georg Friedrich). Creata da Marvin Kren, Stefan Brunner e Benjamin
Hessler, questa serie thriller poliziesca austro-tedesca esplora i
temi della suspense e dell’intelligenza. Sulla falsariga di
“Lazarus”, esplora le complessità di un protagonista nel campo
della salute mentale, affrontando anche il tema della morte e dei
suoi effetti. Le storie contengono anche toni visivi cupi e
inquietanti.
Baptiste (2019-2021)
Creata da Henry e Jack Williams,
“Baptiste” segue la vita del detective Julien Baptiste (Tchéky
Karyo). Basata su un personaggio che appare in “The Missing” degli
stessi creatori, la serie racconta il viaggio del protagonista
lontano dal pensionamento. Grazie alle sue capacità, viene
contattato da un vecchio amico per aiutare la polizia olandese a
localizzare una prostituta ad Amsterdam. Mentre si districa tra
intricati misteri, incontra varie sfide che mettono alla prova sia
la sua vita personale che quella professionale. La serie drammatica
britannica della BBC, simile a “Lazarus”, racconta la vita di un
complicato protagonista maschile che indaga sui crimini. Entrambe
le serie presentano commenti sulla salute, concentrandosi in
particolare sulla salute mentale degli individui.
The Sinner (2017-2021)
“The Sinner” è una serie drammatica
antologica che racconta il viaggio di vari personaggi in quattro
stagioni. La prima stagione è incentrata sulla vita di Cora
Tannetti (Jessica
Biel), il cui ruolo in un omicidio viene indagato dal
protagonista, il detective Harry Ambrose (Bill Pullman). La
stagione successiva tratta delle indagini sulle azioni di un
ragazzino apparentemente coinvolto in un omicidio. La terza
stagione riguarda un brutale incidente stradale, mentre l’ultima
stagione esplora le azioni di Harry mentre gestisce un caso tragico
che coinvolge una famiglia. Creata da Derek Simonds, la serie
esplora il concetto di famiglia in modo simile a “Lazarus”. Le
serie esplorano la mentalità dei personaggi accusati, che negano il
loro coinvolgimento nell’omicidio.
Broadchurch (2013-2017)
“Broadchurch” segue le indagini
sull’omicidio di un ragazzino in una pittoresca cittadina balneare.
La serie poliziesca britannica creata da Chris Chibnall vede
protagonisti due agenti di polizia, Alec Hardy (David Tennant) ed
Ellie Miller (Olivia
Colman), i cui punti di vista contrastanti sul caso portano
alla luce misteri sempre più profondi. Senza risposte a portata di
mano e con gli abitanti della città che diventano sempre più
sospettosi gli uni degli altri, spetta ai due detective salvare in
qualche modo la comunità. Gli elementi dell’indagine, i segreti e i
temi oscuri collegano la storia al mondo di “Lazarus” e ai suoi
personaggi unici.
The Fall (2013-2016)
Creata da Allan Cubitt, “The Fall”
è ambientata a Belfast e si concentra sulle intricate indagini su
diversi omicidi. La narrazione è incentrata sulla detective Stella
Gibson (Gillian
Anderson), un’agente di polizia chiamata ad assistere in un
caso di omicidio. Il suo coinvolgimento porta a una caccia senza
sosta a un serial killer. Man mano che la protagonista
approfondisce le indagini nella serie poliziesca
irlandese-britannica, incontra ostacoli e minacce impreviste che
potrebbero determinare la sua sopravvivenza. Simile a “Lazarus”, la
serie esamina le motivazioni alla base della violenza e il modo in
cui questa mette alla prova chi indaga sui crimini, come gli
omicidi. Anche gli elementi visivi e i misteri psicologici delle
serie le collegano a livello spirituale.
Hannibal (2013-2015)
“Hannibal” della NBC esplora il
legame che si sviluppa tra il famoso psichiatra Hannibal Lecter
(Mads
Mikkelsen) e Will Graham (Hugh Dancy), un giovane profiler
dell’FBI. Graham è tormentato dalla sua capacità di entrare in
empatia con i serial killer, mentre affronta anche complicazioni
nel suo legame con Hannibal. I due uomini intraprendono un viaggio
selvaggio e complesso nel regno della violenza e dello spargimento
di sangue. Creata da Bryan Fuller, la serie thriller psicologica è
basata sulla serie di libri “Red Dragon” di Thomas Harris ed
esplora un’amicizia brutale. Le idee di manipolazione psicologica,
violenza e morti misteriose collegano la serie a livello tematico
al mondo di “Lazarus” e ai suoi personaggi.
Reckoning (2019)
Creata da David Hubbard,
“Reckoning” racconta le vite complesse di Leo Doyle (Sam Trammell)
e Mike Serrato (Aden Young), che lottano per proteggere le loro
famiglie. Per fare il meglio per i loro cari, sono disposti a fare
sacrifici, ma trovano difficile reprimere i loro sentimenti più
oscuri e violenti. Quando un adolescente viene ucciso nel loro
quartiere suburbano, i due intraprendono un percorso che li porta
verso la distruzione. Questo thriller psicologico australiano segue
anche l’ossessione per un killer enigmatico che rappresenta un
pericolo per la comunità. Come “Lazarus”, affronta i temi della
famiglia, della violenza e del mistero. Entrambe le serie
presentano personaggi che si trovano coinvolti in pericoli più
grandi di quanto immaginassero.
Sharp Objects (2018)
“Sharp Objects” della HBO racconta
il viaggio di una giornalista di nome Camille Preaker (Amy
Adams). Si trova ad affrontare una sfida unica quando le viene
assegnato il compito di seguire il caso dell’omicidio di due
ragazze adolescenti nella sua piccola città natale. Appena dimessa
da una struttura psichiatrica, è costretta a confrontarsi con la
madre emotivamente distante e una sorellastra che conosce a
malapena, ma che in qualche modo esercita un’influenza unica sulla
città. Mentre Camille risiede nella villa vittoriana della sua
infanzia, entra in contatto spirituale con le giovani vittime,
sulla cui morte sta indagando.
Man mano che il mistero si
infittisce, deve sopravvivere alle sfide poste dalla sua stessa
mente. Basata sull’omonimo romanzo di Gillian Flynn, la serie
thriller psicologica creata da Marti Noxon approfondisce la
condizione umana in modo simile a “Lazarus”. Le narrazioni
presentano personaggi ossessionati dai casi di omicidio, esplorando
al contempo i loro problemi psicologici interiori.
Waking the Dead (2000-2011)
“Waking the Dead” racconta le
vicissitudini del detective sovrintendente Peter Boyd (Trevor Eve),
che guida un’unità delle forze dell’ordine dedicata al
perseguimento di casi irrisolti del passato. Anche la profiler
psicologica Grace Foley (Sue Johnston) e l’ispettore Spencer Jordan
(Wil Johnson) fanno parte del gruppo e apportano le loro
prospettive, cercando di utilizzare nuovi metodi e prodotti
tecnologici per risolvere i casi irrisolti a causa
dell’indisponibilità di tali tecnologie in passato. Creata da
Barbara Machin, la serie poliziesca britannica della BBC One
esplora i concetti di intelligenza e suspense. Assomiglia al mondo
agghiacciante di “Lazarus” per la sua rappresentazione delle
indagini, la natura dei misteriosi omicidi e le motivazioni dei
personaggi.
Wire in the Blood (2002-2008)
“Wire in the Blood” segue le
vicende dello psicologo clinico Dr. Tony Hill, che lavora come
profiler criminale per il dipartimento di polizia della città di
Bardfield. I metodi insoliti e inquietanti di Hill e la sua
profonda comprensione della mente criminale lo aiutano a stringere
una partnership con l’ispettore capo Carol Jordan per dare la
caccia a violenti serial killer e risolvere crimini efferati.
Scritta da Alan Whiting e altri, questa serie televisiva poliziesca
britannica approfondisce gli intrighi della mente umana. Basata
sulla serie di romanzi “Tony Hill” e “Carol Jordan” di Val
McDermid, è spiritualmente e tematicamente simile a “Lazarus”. Le
storie esaminano l’intersezione tra crimine e psicologia, indagando
al contempo il concetto di violenza da una prospettiva sfumata.
Diretto da Samanou Acheche
Sahlstrøm e Kasper Barfoed,
The Asset di Netflix, originariamente intitolato
“Legenden”, racconta la storia di Tea Lind, che collabora con i
servizi segreti danesi in un’operazione sotto copertura contro un
misterioso signore della droga di nome Miran Shahrani. Assumendo un
nuovo nome e una nuova identità, Tea si infiltra nella cerchia
sociale della fidanzata di Miran, Ashley, ma le cose non vanno come
previsto. In poco tempo, l’agente segreta scopre una dimensione
completamente nuova del caso, basata sulla sofferenza
silenziosamente sopportata dalla famiglia del suo obiettivo. Man
mano che la convinzione di Tea comincia a vacillare, lei non sa più
da che parte stare. Questa serie
thriller danese sulle spie riprende le convenzioni del genere e
le rielabora da una prospettiva profondamente umana. Mentre la
partita a scacchi tra Tea e Miran infuria, la sua navigazione
attraverso le complesse dinamiche diventa il fulcro della
narrazione.
The Asset è un’analisi romanzata
del mondo dello spionaggio
“The Asset” è una storia romanzata
scritta dal team di sceneggiatori della serie, guidato da Samanou
Acheche Sahlstrøm e Adam August. Sahlstrøm, che ha anche co-diretto
la serie, ha dichiarato in una conversazione con Netflix di essere
stato attratto da questa storia per la sua intricata esplorazione
dell’identità e della lealtà. Ha continuato dicendo che il viaggio
di Tea traccia fino a che punto una persona può seguire la propria
convinzione di giustizia, anche quando la distinzione tra bene e
male si confonde. Sahlstrøm ha inoltre rivelato di aver sempre
desiderato lavorare a una serie poliziesca come “The Asset”, che
pone i personaggi, i loro sviluppi e le relazioni tra loro al
centro della narrazione. In una clip mostrata al Copenhagen TV
Festival, il regista ha affrontato la narrazione da una prospettiva
diversa, inquadrandola come una ricerca dell’identità che
essenzialmente affronta chi siamo, cosa desideriamo essere e come
gli altri ci vedono.
Sebbene i temi affrontati dai
personaggi nella serie abbiano un fondamento nella vita reale, la
storia stessa è di natura inventata e utilizza lo stile, la
struttura e il tono di un thriller poliziesco per aggiungere
ulteriore intrigo a ciò che viene rappresentato. In particolare, il
titolo della serie è simile a quello della serie della ABC “The
Assets”, anch’essa una narrazione thriller di spionaggio. Tuttavia,
a differenza della serie danese, questa serie drammatizza la storia
di Aldrich Ames, un ex agente della CIA realmente esistito che è
stato condannato per spionaggio. Pertanto, le due serie non sono
collegate in alcun modo e la somiglianza dei nomi deriva
probabilmente dal significato del termine “asset” nel campo dello
spionaggio. Inoltre, “The Asset” è probabilmente una storia
contemporanea, che attinge alle ansie del mondo moderno attraverso
la lente di un’operazione segreta. In quanto tale, la storia
utilizza la sua premessa iniziale come trampolino di lancio per
approfondire una serie di altre questioni sociali e familiari.
The Asset è potenzialmente
ispirato a casi reali di traffico di droga in Danimarca
Cortesia di @ Netflix
Dato che “The Asset” affronta il
crescente traffico di droga nella malavita danese, è possibile che
alcuni casi reali abbiano ispirato la trama. Negli ultimi anni, la
Danimarca ha registrato un numero considerevole di incidenti legati
alla droga e la risposta delle autorità giudiziarie è stata rapida
in materia. Secondo il progetto di segnalazione della criminalità
organizzata e della corruzione, un’indagine transfrontaliera
sostenuta da Eurojust
ha rilevato che tra il 2019 e il 2024 le autorità danesi hanno
condannato 69 autori di reati all’interno della rete di traffico di
droga. Questo numero impressionante riflette molte storie non
raccontate su come la polizia abbia arrestato i colpevoli, ed è
probabile che “The Asset” sia vagamente ispirato a una combinazione
di questi arresti per droga. Tuttavia, l’uso di operazioni sotto
copertura come espediente narrativo è probabilmente un’aggiunta
creativa degli sceneggiatori, senza antecedenti diretti nella vita
reale.
Nel corso della stagione, il PET
diventa un elemento di collegamento, non solo supervisionando le
eroiche imprese di Tea Lind come agente sotto copertura, ma anche
orchestrando molti dei colpi di scena. Il PET, noto anche come
Servizio di sicurezza e intelligence danese, è un’agenzia reale in
Danimarca che si occupa di sicurezza nazionale. Secondo alcuni
studi, alcune unità operative speciali del PET hanno l’autorità di
reclutare civili come agenti sotto copertura per infiltrarsi nei
gruppi criminali e ottenere informazioni. Secondo quanto riferito,
nel 2009 l’unità HUMINT (Human Intelligence) del PET si è
infiltrata in una rete di traffico di cocaina che trasportava droga
dal Sud America all’Europa. Sebbene questo caso presenti una
sorprendente somiglianza con quello descritto in “The Asset”, le
analogie sono in gran parte di natura superficiale. È quindi più
probabile che la serie abbia sviluppato una propria interpretazione
del PET basata su informazioni reali, pur mantenendo un tocco
creativo.
Co-diretto da Samanou Acheche
Sahlstrøm e Kasper Barfoed, The Asset di Netflix,
originariamente intitolato “Legenden”, segue il percorso di Tea
Lind da aspirante poliziotta a agente sotto copertura incaricata di
smantellare la malavita criminale. Dopo una serie di fallimenti, il
Servizio di sicurezza e intelligence danese adotta una nuova
tattica per catturare Miran Shahrani, un famigerato trafficante di
droga: prendere di mira la sua ragazza, Ashley. Tuttavia, quando
Tea indossa una maschera e si avventura nella loro rete familiare,
si rende conto che le cose non sono così bianche o nere come si
aspettava, portando la storia verso alcuni punti critici. Questo
thriller di spionaggio danese affronta le complessità degli
abusi familiari e le sfide della lotta per la giustizia. Nel corso
della trama, tutti i conflitti narrativi raggiungono il culmine,
trasformando lo scontro di prospettive in una battaglia per la
sopravvivenza. SPOILER IN ARRIVO.
Cosa succede in The Asset
The Asset inizia con un viaggio in
aereo che prende una brutta piega, quando un passeggero confessa di
essere un corriere della droga, prima di morire a causa di
un’emorragia interna. Questo passeggero si rivela essere un agente
segreto di lunga data, il che fa rivedere la sua morte come un
messaggio inviato dai criminali. Folke, un capo dei servizi segreti
del PET, il servizio di sicurezza e intelligence danese, viene
costretto a reclutare un nuovo agente segreto e sceglie Tea Lind
per il ruolo. Allieva dell’accademia di polizia, Tea ha un passato
di droga e abusi, il che la rende perfetta per il ruolo di
smantellare il traffico di droga di Miran Shahrani dall’interno.
Tuttavia, invece di affrontare direttamente il criminale, Folke
rivolge la sua attenzione alla fidanzata di Miran, Ashley, e Tea
assume l’identità di una gioielliera di nome Sarah Linnemann per
avvicinarsi a lei. Anche se le due diventano subito amiche, i
sospetti di Miran mettono la squadra in difficoltà.
Mettendo a frutto la sua
esperienza, Tea capisce che il modo per placare Miran è assecondare
i suoi impulsi, e ben presto diventa il suo principale mezzo per
trasferire illegalmente il suo denaro in tutto il mondo. Quello che
inizia come un semplice falso di documenti relativi a gioielli,
tuttavia, prende rapidamente una piega oscura quando Tea si rende
conto che lui intende usare la sua ragazza e i suoi figli come
corrieri, trasportando gioielli illegali fino in Spagna. Il piano
viene però interrotto quando Ashley trova i gioielli nascosti nella
sua valigia, scatenando una lite tra i due che rischia di diventare
violenta. Allo stesso tempo, Miran deve affrontare le pressioni dei
suoi superiori per portare i soldi, e quando le parole non
funzionano, sembrano uccidere suo fratello minore, Bambi, per far
capire il messaggio. La morte di Bambi cambia per sempre la
famiglia, e gli effetti dannosi delle operazioni di Miran sono più
evidenti su sua figlia Sofia, i cui cambiamenti di comportamento
sono così gravi da richiedere l’intervento dei servizi sociali.
Quando i servizi sociali prendono
Sofia in custodia, sia Ashley che Miran rimangono con il cuore
spezzato e le vere conseguenze delle sue attività criminali
diventano cristalline. Tuttavia, Tea rimane scioccata quando scopre
che Folke ha orchestrato l’intera vicenda come tattica di pressione
per far parlare Ashley. Allo stesso tempo, la vita di Miran tocca
un nuovo minimo quando cede alla rabbia e uccide Monroe, il
superiore responsabile della morte di suo fratello. Ashley, ora
pienamente consapevole della minaccia che il suo partner
rappresenta per la famiglia, riflette sulla possibilità di
confessare tutto alla polizia, spingendo Tea a rivelare la sua vera
identità. Mentre Ashley parla con la polizia, incriminandosi nel
processo, Tea scopre che Folke intende mettere la coppia dietro le
sbarre. Le cose precipitano rapidamente quando Ashley rivela la
verità anche a Miran, scatenando un ultimo inseguimento al gatto e
al topo tra la polizia e il loro obiettivo.
Il finale di The Asset: chi ha
sparato a Tea? È viva o morta?
Nei momenti finali della prima
stagione di “The Asset”, Tea viene colpita a bruciapelo da un
gruppo di aggressori che le tendono un agguato dal nulla. Questo
avviene subito dopo una conversazione sul futuro con il suo ex
responsabile, Yasin, creando un contorto senso di ironia. Anche se
Tea riesce ad anticipare l’attacco e ad avvertire Yasin, ormai è
troppo tardi, poiché una raffica di proiettili perfora il
finestrino della sua auto. Tuttavia, la prontezza di spirito di
Yasin li aiuta a fuggire dalla scena appena in tempo, garantendole
quei preziosi istanti che alla fine le salvano la vita. Nella scena
successiva, Tea si sveglia in un letto d’ospedale, con Yasin e
Folke al suo fianco. Tuttavia, nessuno dei due è in grado di
identificare l’aggressore, il che apre la strada a una lista di
sospetti troppo ampia. Tuttavia, alcuni indizi dalla scena e dal
contesto suggeriscono che il tentativo di omicidio sia stato
motivato da ragioni emotive.
Dato che Tea ha appena concluso la
missione segreta che ha smantellato l’intera operazione illegale di
Miran, è molto probabile che gli assassini appartengano a quella
cerchia, sperando di ottenere vendetta. Questa idea è supportata
dalle scene precedenti, in cui il padre di Miran incontra Sofia e
Ashley con sentimenti contrastanti. Con i suoi legami con la
malavita, il patriarca è un probabile sospettato nel tentato
omicidio di Tea. Allo stesso tempo, però, la scena ricorda
direttamente anche la morte di Bambi, il fratello di Miran,
avvenuta proprio davanti a Tea. Anche se non sapremo mai con
certezza chi ci sia dietro l’omicidio, è possibile che anche Tea
sia considerata un nemico e che si voglia ucciderla prima che la
situazione peggiori ulteriormente. Inoltre, i legami di Miran con
la mafia significano che l’elenco delle persone pericolose è
infinito. Quindi, anche se non c’è una risposta chiara nel finale,
è probabile che l’aggressione a Tea sia motivata da ragioni
emotive.
Sebbene Tea si risvegli in
ospedale, non c’è una conferma chiara sul fatto che si riprenderà
dalle ferite. Dato che vediamo un proiettile che le perfora
direttamente il collo, c’è un’alta possibilità che una ferita grave
le costi la vita. Tuttavia, il fatto che Tea non solo riprenda
conoscenza, ma parli anche, indica che il proiettile probabilmente
ha mancato tutti i suoi organi vitali. Pertanto, in caso di una
guarigione miracolosa, è possibile che Tea stessa diventi colei che
rintraccerà i suoi aggressori, anche se ciò significa mettersi
nuovamente in pericolo. Inoltre, questo significa anche che il
lavoro dei suoi aggressori non è ancora finito e che potrebbe
esserci un secondo scontro in arrivo. Tuttavia, Tea è ora
un’avversaria più temibile che mai e la sua conoscenza dei
meccanismi interni delle reti criminali di Miran la rende la
giocatrice più preziosa in gioco.
Miran finirà in prigione? Perché
risparmia Tea?
Cortesia di @ Netflix
Quando Miran viene a sapere del
tradimento di Ashley, pianifica immediatamente una via di fuga, che
prevede di usare la sua ragazza come esca per i poliziotti.
Tuttavia, un passo importante in questo senso è vendicarsi dei suoi
traditori, e questo lo porta faccia a faccia con Tea, che è sola e
disarmata. Lui e Nikki la costringono a salire in macchina e poi
guidano nell’oscurità, rispecchiando in modo inquietante le altre
due volte in cui lei ha condiviso un viaggio con loro. Mentre le
precedenti paure si sono rivelate tutte nella sua testa, questa
volta la minaccia è molto reale, poiché Miran le avvolge un
sacchetto di plastica intorno alla testa e inizia a soffocarla fino
alla morte. Invece di implorare per la sua vita, Tea dedica il suo
tempo limitato a salvare Ashley, riferendo a Miran ciò che la
polizia intende fare. Dopo aver appreso che Sofia potrebbe non
rivedere mai più nessuno dei suoi genitori, Miran è costretto a
fare un passo indietro e riflettere sulle sue azioni, prima di
decidere infine di consegnarsi alla polizia.
Tuttavia, prima di consegnarsi,
Miran telefona alle autorità, dichiarandosi l’unico responsabile.
Facendo un ulteriore passo avanti, afferma che Ashley era sua
prigioniera e che era stata costretta a compiere una missione
pericolosa dopo l’altra, pena il rischio di subire danni. Questo
alleggerisce la pressione su Ashley, garantendo a Sofia un futuro
relativamente più sereno. Tuttavia, la questione del destino di Tea
rimane aperta e Miran riflette se ucciderla o lasciarla andare.
Nella scena seguente, la polizia lo arresta sotto gli occhi di Tea,
confermando che ha scelto la seconda opzione, probabilmente sia per
gratitudine che per interesse personale. Sebbene il suo tentativo
di scagionare Ashley sia un misto di realtà e finzione, riassume
efficacemente gli abusi che le ha inflitto in tutti questi anni.
Pertanto, sebbene la sua libertà sia offuscata dalla perdita della
famiglia, ha comunque un effetto catartico.
Tea diventa un’agente del
PET?
Nonostante abbia smascherato Miran
e salvato la vita di Ashley, Tea non si sente soddisfatta del suo
lavoro di agente di polizia, e gran parte di ciò ha a che fare con
la fatica psicologica che ha dovuto sopportare. Quello che era
iniziato come un semplice stratagemma per guadagnarsi la fiducia di
Ashley e ottenere informazioni privilegiate diventa un viaggio di
tradimenti e manipolazioni in cui ogni passo rende sempre più
sfocata la linea di demarcazione tra giusto e sbagliato. Col
passare del tempo, Tea inizia a vedere Ashley come una vera amica
che ha bisogno di aiuto, e questo rende ancora più difficile
sfruttarla per ottenere informazioni. A tal fine, Tea è sorpresa
quando Folke le offre un posto a tempo pieno nella PET, nonostante
i numerosi errori che ha commesso nella sua prima missione. Dopo
averci riflettuto, Tea rifiuta l’offerta di lavoro, sostenendo di
non essere adatta al lavoro richiesto. In particolare, la sua
risposta non fa riferimento alle esigenze fisiche e cognitive del
lavoro, ma ai dilemmi morali ed etici in cui si trova.
All’inizio della serie, Tea è una
delle studentesse dell’accademia più desiderose di ottenere un
lavoro nelle forze dell’ordine a causa del suo background
particolarmente complicato. Alla fine della stagione, tuttavia, ha
sperimentato in prima persona le insidie di questa professione e
gli ambienti difficili in cui sono costretti a lavorare i suoi
agenti. Pertanto, il suo rifiuto dell’offerta di lavoro è anche un
ultimo tentativo di salvare la sua umanità, anche se ciò comporta
una compromissione della sua stabilità e del suo reddito. Le cose
cambiano con il tentativo di assassinio e, con Tea ora in ospedale,
è possibile, se non probabile, che il PET le dedichi tutta la sua
attenzione. Sia Folke che Yasin sostengono che, nonostante le sue
convinzioni, lei è in realtà ciò di cui l’agenzia ha bisogno e,
data la traiettoria narrativa in atto, Tea potrebbe ritrovarsi a
immergersi sempre più profondamente nella tana del bianconiglio
contro la sua volontà.
Chi ha dato la chiave ad Ashley?
Cosa trova nella stanza?
In un colpo di scena a sorpresa nel
finale, Ashley, che ora vive con sua figlia in un piccolo
appartamento, scopre un giocattolo che non ha comprato. Dopo averlo
aperto, scopre una chiave che conduce a una stanza piena zeppa di
mazzette di contanti e droga. È evidente che si tratta della scorta
nascosta di Miran, e ora Ashley è l’unica ad avervi accesso. Il
fatto che sia riuscita a individuare la stanza esatta non fa che
rafforzare questa ipotesi, poiché probabilmente richiama i suoi
precedenti legami con la malavita. Sebbene non sappiamo chi abbia
messo lì la chiave, è probabile che Miran l’abbia nascosta ben
prima che le indagini della polizia prendessero il centro della
scena. Ciò è coerente con la sua abitudine di nascondere oggetti di
valore tra gli effetti personali dei suoi cari, come dimostrano il
denaro nascosto nel materasso di Bambi e i diamanti rossi nascosti
nella valigia di Ashley. Nascondere la chiave letterale della droga
in un giocattolo per bambini è anche simbolicamente significativo,
poiché indica il futuro della storia.
Nella scena precedente, Ashley
affronta Tea non solo per aver distrutto la famiglia, ma anche per
aver privato tutti del loro lusso. Fin dall’inizio della serie, la
sua ossessione per i piaceri materiali è stata centrale nel suo
personaggio, e il suo attuale stile di vita frugale è destinato a
lasciare un’impronta psicologica. Dato l’improvviso e completo
accesso a ricchezze e droga inesplorate, un cambiamento potrebbe
essere all’ordine del giorno per Ashley, che potrebbe continuare
l’attività di famiglia come nuova responsabile. Questa possibilità
aggiunge una nuova dimensione al suo conflitto con Tea, che
attualmente si trova a metà strada tra l’alleanza e l’inimicizia.
Tuttavia, nello scenario in cui Ashley cede alla tentazione della
ricchezza illegale, potrebbe trovarsi di nuovo faccia a faccia con
il PET e, per estensione, con la sua ex amica.
Il finale di Rosemary’s
Baby contribuisce a consolidarne la fama come uno dei
migliori film horror di tutti i tempi e lascia lo spettatore
con un brivido finale. Basato sul romanzo di Ira Levin,
Rosemary’s Baby vede Mia Farrow nei panni dell’aspirante
madre Rosemary Woodhouse, che si trasferisce in un vecchio
condominio in stile rinascimentale a New York City chiamato
Bramford con il marito manipolatore Guy (John Cassavetes). Dopo
essere rimasta incinta, Rosemary inizia a sospettare dei suoi
vicini e crede che abbiano intenzioni malvagie nei confronti del
suo bambino non ancora nato, spingendola a lottare per riprendere
il controllo mentre tutti le dicono che è solo frutto della sua
immaginazione.
Fino al finale iconico del film
horror, Rosemary sembra immaginarsi gli inquietanti avvenimenti al
Bramford: le sue teorie sono così inverosimili che sarebbe logico
smontarle. È più probabile che sia la sua immaginazione a
scatenarsi piuttosto che la verità che il suo condominio sia pieno
di satanisti dell’alta società. Poi, le teorie di Rosemary
vengono confermate in uno dei finali più agghiaccianti della storia
del cinema. Tuttavia, dal canto satanico agli occhi demoniaci
allo sguardo inquietante d’amore che Rosemary rivolge al suo
bambino, gran parte del finale del film è aperto
all’interpretazione.
Cosa succede nel finale di
Rosemary’s Baby
Rosemary prende la scioccante
decisione di diventare madre del figlio del diavolo
Alla fine di Rosemary’s
Baby, i sospetti paranoici della protagonista vengono
finalmente confermati quando scopre che la congrega dei suoi vicini
sta adorando il suo neonato sotto una croce capovolta, cantando con
entusiasmo “Hail Satan!” Quando Rosemary partorisce, viene
immobilizzata e sedata dai membri della congrega. Più tardi,
riprende conoscenza e le viene detto che il suo bambino è nato
morto. Tuttavia, scopre che il suo latte materno è stato
conservato, quindi, ancora una volta, sospetta che le abbiano
mentito.
Convinta che il suo bambino sia
ancora vivo, Rosemary trova un passaggio segreto che conduce
all’appartamento dei vicini, lo stesso passaggio che la congrega ha
usato per infiltrarsi nella stanza quando lei ha cercato di
chiuderli fuori. Rosemary attraversa questo passaggio e trova
suo figlio, Adrian, disteso in una culla avvolta nel nero,
circondato da entusiasti adoratori di Satana, tra cui Guy, riuniti
per festeggiare la sua nascita. Stanno tutti dando una festa
perversa.
Guy dice a Rosemary che se
crescerà il bambino, sarà ricompensata. Non dovrà diventare un
membro ufficiale della setta di adoratori di Satana, dovrà solo
essere una madre amorevole per Adrian.
Quando Rosemary guarda dentro la
culla, è inorridita da ciò che vede. Guy dice a Rosemary che se
crescerà il bambino, sarà ricompensata. Non deve diventare un
membro ufficiale della setta che adora Satana, deve solo essere una
madre amorevole per Adrian. Inizialmente rifiuta l’offerta e sputa
in faccia a suo marito. Tuttavia, quando sente il pianto del
neonato, il suo istinto materno prende il sopravvento, cambia idea
e decide di prendere con sé il bambino anche sapendo che è
l’Anticristo.
Cosa voleva la congrega dal
bambino di Rosemary?
Rosemary è stata
inconsapevolmente scelta per dare alla luce l’Anticristo
La congrega satanista è così
desiderosa di mettere le mani sul bambino di Rosemary perché è la
loro divinità malvagia, l’Anticristo. Inizialmente la congrega
aveva scelto Terry Gionoffrio, un tossicodipendente in fase di
recupero, per portare in grembo l’Anticristo. La storia inedita di
Terry è raccontata in modo più approfondito nel prequel di
Rosemary’s Baby, Apartment 7A, in streaming su
Paramount +. Dopo la sua morte, per mano sua, la congrega ha
rivolto la propria attenzione a Rosemary.
Il suo incubo di essere aggredita
da una presenza demoniaca era un’esperienza reale in cui era stata
ingravidata dal figlio di Satana. La nascita dell’Anticristo ha
conseguenze globali per le anime dell’umanità. Nella Bibbia,
l’Anticristo è profetizzato per opporsi a Gesù Cristo e
prendere il suo posto prima della Seconda Venuta.
Cosa c’è che non va negli occhi
del bambino di Rosemary?
Rosemary chiede alla congrega:
“Cosa avete fatto ai suoi occhi?” e il leader della setta
Roman Castevet (Sidney Blackmer) risponde allegramente: “Ha gli
occhi di suo padre”. Il padre non è Guy, ma il diavolo.
Adrian ha gli stessi occhi terrificanti descritti nella Bibbia
per Satana. Il pubblico non vede il bambino, ma il terrore di
Rosemary alla vista dei suoi occhi demoniaci suggerisce che il
bambino sia un mostro disumano.
Ciò che gli spettatori vedono
nella loro mente quando Rosemary, spaventata, sbircia nella culla è
senza dubbio molto più terrificante di qualsiasi cosa i registi
potrebbero mostrare.
Nel finale inquietante del film,
l’aspetto dell’Anticristo è lasciato all’immaginazione del
pubblico. Ciò che gli spettatori vedono nella loro mente quando
Rosemary, spaventata, sbircia nella culla è senza dubbio molto più
terrificante di qualsiasi cosa i registi potrebbero mostrare. Gli
occhi luminosi del demone che inizialmente ha attaccato Rosemary e
l’ha ingravidata dell’Anticristo danno un’idea agghiacciante di
come potrebbero essere gli occhi del suo bambino.
Perché Guy si è unito alla
congrega di Minnie e Roman e cosa ha fatto a Rosemary
La congrega non sarebbe stata in
grado di arrivare a Rosemary così facilmente se suo marito Guy non
fosse stato segretamente in combutta con loro. Guy era un attore in
difficoltà che non riusciva a ottenere il ruolo che lo avrebbe reso
una star. Minnie e Roman sono riusciti a convincerlo a unirsi alla
loro congrega e a tradire sua moglie promettendogli fama e successo
come attore. Non appena lo ha incontrato, Roman ha capito che i
maggiori punti deboli di Guy erano la sua vanità e la sua ambizione
di diventare una star, quindi ha sfruttato questo aspetto per
convincere il marito di Rosemary a unirsi al culto satanico.
Nel primo incontro di Guy con
Minnie e Roman, è chiaro che questo è l’approccio di Roman. Adula
Guy dicendogli che ha un talento immenso e che avrebbe già dovuto
avere la sua grande occasione. Roman alla fine convinse Guy a
unirsi alla loro setta e a provocare l’arrivo dell’Anticristo
promettendogli la fama e il successo che aveva sempre desiderato.
Questa è una delle tre tentazioni che il Diavolo usò per cercare di
influenzare Gesù. Dopo aver fallito nel tentare Gesù placando la
sua fame e mettendo in discussione l’amore di Dio, Satana tentò
Gesù con una scorciatoia verso il potere e la gloria.
Guy è complice della manipolazione
e dello sfruttamento di Rosemary da parte della setta. Ogni volta
che lei mette in discussione le motivazioni nascoste di Minnie e
Roman o le strane miscele che il suo medico la costringe a bere,
Guy manipola Rosemary facendogli credere che i suoi sospetti
sono infondati. Sapendo benissimo che la paranoia di Rosemary è
fondata, Guy la convince che è tutta una sua fissazione.
Rosemary abbraccia la
maternità
Quando Rosemary sente piangere il
suo bambino, decide di abbracciare il ruolo di madre che ha tanto
desiderato, nonostante la natura satanica del figlio. Tutto
ciò che Rosemary ha sempre desiderato era diventare madre,
e la nascita di Adrian le permette di farlo. È stata ingannata e
manipolata per servire il Principe delle Tenebre e preparare la
strada alla sua invasione della Terra, ma alla fine ha ottenuto ciò
che voleva. Rosemary è così desiderosa di diventare madre e
prendersi cura di un bambino che è disposta persino a crescere
l’Anticristo con tutto l’amore e le cure che riserverebbe a
qualsiasi altro bambino.
Il vero significato del finale
di Rosemary’s Baby
Sebbene la sua storia tratti
ampiamente temi religiosi e occulti, Rosemary’s
Baby riguarda principalmente la difficile battaglia del
femminismo. Rosemary vuole prendere in mano la propria vita, ma
suo marito e il suo medico non le permettono di prendere alcuna
decisione da sola. Quando si taglia i capelli per riconquistare un
po’ dell’indipendenza che sente sfuggirle, Guy le dice che “è
orribile”.
Quando cede alla congrega e
cresce l’Anticristo come suo figlio, è certamente una decisione
oscura e inquietante, ma almeno è una decisione che prende da
sola.
Quando Rosemary perde la fiducia
nel suo medico, Guy non le permette di consultarne un altro. Quando
lei si sveglia con dei graffi sul corpo, Guy insinua con
nonchalance di averla aggredita mentre dormiva, e questo per
nascondere una verità ancora più oscura. Uscito all’inizio del
movimento di liberazione delle donne, cinque anni prima della
sentenza Roe contro Wade, la trama di Rosemary’s Baby è una
metafora estrema del controllo sul corpo delle donne e della lotta
delle donne per forgiare la propria identità in una società
patriarcale oppressiva. È parte di ciò che lo rende uno dei
film horror più influenti di tutti i tempi.
Tutte le decisioni di Rosemary sono
prese dagli uomini, compreso suo marito. Come molte donne della sua
epoca, Rosemary vuole prendere le proprie decisioni ed è frustrata
dalla sua incapacità di farlo. Quando cede alla congrega e cresce
l’Anticristo come suo figlio, è certamente una decisione oscura e
inquietante, ma almeno è una decisione che prende per se
stessa.
Come il finale di Rosemary’s
Baby regge il confronto con altri grandi finali horror
Rosemary’s Baby è stato
un grande successo quando è uscito nel 1968 e ha contribuito a
inaugurare una nuova era di film horror mainstream. Gran
parte della sua reputazione deriva dalla potente scena finale, che
è ancora considerata uno dei finali più belli del genere. La
conclusione della storia lega insieme tutti i fili e porta i temi
del film al culmine, risultando allo stesso tempo terrificante e
lasciando il pubblico con un pensiero cupo mentre iniziano a
scorrere i titoli di coda. È un finale cupo che ha influenzato
molti altri film horror successivi.
Rosemary’s Baby e The
Omen sono spesso considerati film horror simili, poiché
entrambi trattano il tema di un bambino che sarebbe il figlio del
diavolo. Il presagio è uscito dopo Rosemary’s Baby e offre
un finale altrettanto agghiacciante. Si conclude con il
protagonista diplomatico interpretato da Gregory Peck che
accetta che suo figlio Damien sia l’anticristo e tenta di
ucciderlo, solo per essere ucciso dalla polizia. La scena finale
mostra che Damien è stato adottato dall’amico di Peck, il
presidente degli Stati Uniti. Come Rosemary’s Baby, i
momenti finali suggeriscono conseguenze agghiaccianti.
Anche altri film horror
moderni hanno offerto alcuni dei finali più impactanti, pur essendo
simili a Rosemary’s Baby.
Anche altri film horror moderni
hanno offerto alcuni dei finali più impactanti, pur essendo simili
a Rosemary’s Baby.Midsommar è un altro film incentrato su una
setta mortale, ma che affronta anche temi come le relazioni
tossiche e l’ascesa al potere di una donna. Alla fine, Dani
(Florence Pugh) viene incoronata regina della
festa di mezza estate, mentre scopre che il suo ragazzo l’ha
tradita e che la setta ha ucciso tutti gli altri visitatori. I
momenti finali di Midsommar vedono Dani guardare mentre
bruciano vivo il suo ragazzo, sorridendo gradualmente e, come
Rosemary, accettando questa nuova realtà.
Il finale di Rosemary’s
Baby è al pari di tanti altri grandi finali di film horror
che dimostrano quanto possa essere efficace concludere il film con
un’idea oscura e inquietante. Mentre ci sono film horror che
sembrano più trionfanti e ottimisti nei loro momenti finali, altri
classici come L’invasione degli ultracorpi, The Wicker Man,
The Blair Witch Project e persino film horror più
realistici come The Vanishingrimangono impressi nella
mente del pubblico con l’idea che il male vince.
Shelby Oaks –
Paranormal Paranoids è un
film horror tragico che non allenta il tono cupo una volta
rivelato il destino di Riley Brennan. Diretto e scritto da Chris
Stuckmann, Shelby Oaks – Paranormal Paranoids è un
mix di convenzioni e influenze di genere incentrato sulla scomparsa
di una giovane investigatrice del paranormale e sugli sforzi di sua
sorella per ritrovarla.
La capacità del film di passare da
uno stile all’altro è encomiabile, soprattutto perché svela sempre
più il mistero e ciò che è realmente accaduto a Riley Brennan.
Tuttavia, tra tutti i generi presenti, il film prende alcune pieghe
inaspettatamente pesanti, arrivando a un climax brutale che ricorda
la storia del genere horror nel suo complesso.
Cosa è successo a Riley
Brennan?
Il mistero che circonda Riley
Brennan è al centro di Shelby Oaks – Paranormal
Paranoids, ma il film prende una piega ancora più oscura
dopo che lei viene ritrovata. Riley viene rapidamente identificata
da un documentario ambientato nell’universo del film come una
persona diventata famosa quando lei e i suoi colleghi del
Paranormal Paranoids, un team di investigatori del paranormale su
YouTube, sono scomparsi a Shelby Oaks.
Mentre gli altri sono stati uccisi,
il destino di Riley è rimasto un mistero fino a quando Wilson Miles
si è tolto la vita davanti alla sorella di Riley, Mia. Mia ha
seguito le tracce da Miles a Riley, trovandola infine prigioniera
nella casa della madre di Wilson, Norma. Si scopre che Norma era
al servizio di un’entità demoniaca, che controllava Wilson.
Mentre questa trama si svolge a
Shelby Oaks, c’è anche la costante riflessione di Mia sul fatto che
Riley fosse apparentemente perseguitata da un amico immaginario
demoniaco durante la loro giovinezza. Vedendo di nuovo i segni
dell’entità nel presente (tra cui un branco di cani infernali) e
ammettendo alla fine di averla vista anche lei una volta, questo
collegamento si rivela essere il motivo per cui Riley è stata
rapita.
Norma ha tenuto Riley e Wilson
nella sua casa simile a una prigione e ha costretto suo figlio a
violentare ripetutamente Riley fino alla nascita di un bambino.
Anche se le circostanze e le intenzioni della nascita non vengono
rivelate, le immagini demoniache e gli oggetti rituali nella stanza
di Norma suggeriscono che erano cruciali per i piani del demone
per Riley e il bambino.
Dopo aver salvato Riley e il
bambino, Mia è inorridita quando Riley cerca di soffocare suo
figlio neonato. Questo porta a una lotta in cui Riley viene spinta
fuori da una finestra e sbranata a morte dai cani infernali.
È un finale brutale per Riley, con poco che possa mitigare la pura
brutalità della situazione.
Rimane ambiguo ciò che rendeva
Riley speciale per Tario, il che non fa che aumentare il
terrore sottinteso suggerendo un certo grado di casualità o di
destino sconosciuto alla narrazione. In definitiva, il film non
riguarda realmente Riley, che serve principalmente come retroscena
e motivazione per l’indagine di Mia.
Perché Mia salva il figlio di
Riley
Gli sforzi di Mia per trovare Riley
dominano gran parte del film, con l’ovvio costo del suo matrimonio
con Robert e, alla fine, della vita di sua sorella. Tuttavia, la
sua decisione di salvare il bambino a costo della vita di Riley
soddisfa anche un desiderio del personaggio espresso all’inizio del
film: avere un figlio suo.
Nonostante i loro sforzi, il
documentario all’interno dell’universo del film stabilisce che Mia
e Robert hanno cercato di avere un bambino ma non sono riusciti a
concepirlo. La tristezza persistente per questo fatto, come
dimostra la culla vuota nella loro casa, suggerisce che lo
stress coniugale va ben oltre la ricerca di Riley da parte di
Mia. Le sue affermazioni sui demoni si rivelano essere l’ultima
goccia per Robert.
Sebbene lei possa aver salvato il
bambino apparentemente innocente, gli indizi del film sulla forza
demoniaca che opera dietro le quinte suggeriscono che questo è
esattamente ciò che l’entità voleva fin dall’inizio. Conosciuto
come Tario, il demone ha rivelato di aver voluto un bambino mortale
e ora si è assicurato un nuovo guardiano che ha sempre desiderato
un figlio proprio.
È una svolta cupa per Mia, che
conclude il film urlando mentre Tario la abbraccia come sua nuova
vassalla. Questo potrebbe portarla a diventare come Norma, una
madre corrotta disposta a sacrificare la propria famiglia per
obbedire ai comandi del demone. La scomparsa di Norma lascia questo
punto volutamente ambiguo, aggiungendo un terrificante velo di
mistero alle intenzioni del demone.
Il vero significato di
Shelby Oaks – Paranormal Paranoids
Shelby Oaks – Paranormal
Paranoids è un film cupo, disposto ad abbracciare una
trama tetra e la tragedia dei suoi personaggi principali. Per molti
versi, il film si basa sull’eredità di altri film horror come
Rosemary’s Baby e The Omen, che vedevano anch’essi
entità demoniache prendere di mira dei bambini. In quei film,
l’entità demoniaca alla fine trionfa.
C’è una sottile corrente di
aspettative sociali e commenti nell’approccio di Stuckmann ai tropi
dell’horror. Il circo mediatico che esplode intorno a Riley alla
fine si placa, accettandola come un altro caso di persona
scomparsa. Lei era importante per il grande pubblico quasi quanto
lo era per il demone, entrambi accettando la sua scomparsa con
nonchalance.
Simile al
sottotesto di Rosemary’s Baby su una giovane donna
costretta ad abbracciare una vita domestica che non voleva,
filtrata attraverso la lente dell’horror, Shelby Oaks
evidenzia come donne come Riley e Mia possano essere utilizzate
nei disegni altrui (come madri, mogli, strumenti, serve) senza
alcuna preoccupazione per la loro autonomia.
Alla fine, nessuna delle due
donne è riuscita a ottenere la propria libertà, sia dalle
aspettative di un marito dal cuore spezzato che dalla forza
demoniaca che le ha perseguitate per tutta la vita. È un finale
cupo per entrambi i personaggi, con la conclusione di Shelby
Oaks – Paranormal Paranoids che dà a Tario la vittoria
finale.