Vado a vivere da solo è il
film del 1982 di Marco Risi con Jerry Calà, Enzo Salvi, Lando
Buzzanca
Giacomo, Giacomino per i genitori
iperprotettivi, è un ventiseienne milanese studente fuoricorso. Al
suo compleanno mamma e papà gli promettono “qualunque cosa” e lui,
colta la palla al balzo, chiede d’andare a vivere da solo. Per i
genitori, specie per la mamma, è un autentico dramma. Affitta un
appartamento malconcio all’ultimo piano di un palazzo senza
ascensore, il cui proprietario è partito per l’India, seguendo una
moda diffusa tra i giovani dell’epoca. E lo arreda con mobili di
seconda mano, ma con un tocco spiccato di originalità, sia per i
colori scelti quanto per gli oggetti strani sparsi qua e là per la
casa.
Su tutti, il mitico Wc che suona e
s’illumina quando ci si siede sopra. Inizia la sua avventura da
scapolo gaudente, ma deve purtroppo sopportare le visite
“pedagogiche” dell’invadente signor Giuseppe, ex vicino di casa
cacciato dalla moglie. Presto quest’effimera vita viene rotta
dall’arrivo di Françoise, amica del proprietario di casa, bella
francese alla ricerca dell’uomo giusto, che inizialmente non si
accorge dei sentimenti che Giacomino prova per lei e che tenta
timidamente di dimostrarle.
Questo film del 1982 segna
l’esordio come regista di Marco Risi, che cambierà presto registro
nei suoi lungometraggi dedicandosi a film principalmente a sfondo
sociale o d’inchiesta. Risi si avvale di attori in quel periodo in
pieno successo e popolarità, quali Jerry Calà, nei
panni del buffo protagonista Giacomo, Lando
Buzzanca, l’invadente vicino signor Giuseppe e di
Francesco Salvi, il depresso amico-collega di Giacomo. A loro va
aggiunta la graziosissima Elvire Audray, nei panni di
Françoise.
Vado a vivere da
solo si colloca in quel lungo filone del Cinema italiano
costituito da commedie spensierate, partito proprio a inizio anni
’80. Film leggeri, esilaranti, demenziali, talvolta trash e
volgari, che presero il posto dei film erotici anni ’70, ormai
soppiantati dai film hard. Ma la presente pellicola si differenzia
da molte altre di questo calderone perché mai volgare o eccentrica,
bensì comica e colorita al punto giusto.
Vado a vivere da
solo è quanto mai attuale, dato che tratta una piaga delle
attuali generazioni: le difficoltà di lasciare il tetto familiare,
vuoi per motivi economici, vuoi per quel (in)sano atteggiamento
iperprotettivo dei genitori italiani. Specie quelli del sud. Anzi,
si può dire che Risi, coadiuvato nella sceneggiatura dal re delle
commedie, Enrico Vanzina, e dallo stesso
Jerry Calà, abbia perfino anticipato un fenomeno:
quello della proliferazione dei mammoni “alla Giacomino” in Italia,
i bamboccioni.
Un film consigliato dunque per chi
vuole passare un’ora e mezza spensierata, senza volgarità,
impreziosita dalla verve comica di Jerry Calà, con
le sue inconfondibili gestualità e mimiche facciali, nonché le sue
battute imprevedibili e che sembrano (o forse lo sono davvero)
spontanee e fuori copione. Ad aggiungersi all’ilarità di Cala’ ci
sono anche la verve di un attore consolidato quale Lando
Buzzanca, e la timida spalla di un giovanissimo Francesco
Salvi.
Vado a vivere da solo ha avuto
anche un sequel: Torno a vivere da solo, nel quale Giacomino è
ormai adulto, sposato con due figli, affermato agente immobiliare.
Divorzia dalla partenopea moglie Francesca e intraprende una vita
da scapolo incallito. Ma ovviamente, anche qui i pasticci non
mancano. Un sequel che risente della stanca riproposizione delle
caratteristiche del primo film, ma soprattutto, dell’eccessivo
lasso di tempo intercorso col primo episodio. Ben 16 anni.