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Il futuro del DC Universe riceve un aggiornamento importante mentre cresce l’incertezza sulla fusione Warner Bros.

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Negli ultimi mesi, una delle domande più frequenti tra i fan DC riguarda il destino del nuovo universo cinematografico guidato da James Gunn e Peter Safran. Le discussioni sulla possibile fusione tra Warner Bros. Discovery e Paramount hanno infatti alimentato numerose speculazioni su eventuali cambi di rotta, cancellazioni o riorganizzazioni interne.

Ora, però, sono arrivate dichiarazioni che sembrano offrire un quadro decisamente più rassicurante.

Durante la première di Supergirl, il produttore esecutivo Lars P. Winther ha confermato che David Ellison, figura centrale dell’operazione che potrebbe portare alla nascita del nuovo colosso mediatico, ha già incontrato Gunn e Safran per discutere del futuro di DC Studios. Secondo Winther, l’impressione emersa dai colloqui sarebbe positiva e non sembrano esserci segnali di un ridimensionamento dei piani già avviati.

Anzi, il produttore ha sottolineato che diversi progetti sono ormai entrati in una fase troppo avanzata per essere rimessi in discussione. Tra questi figurano la serie Lanterns e il film Clayface, due tasselli fondamentali della nuova strategia costruita attorno al DC Universe.

I progetti di James Gunn sembrano ormai troppo avanzati per essere fermati

James Gunn, Nicholas Hoult, and David Corenswet in Superman (2025)
© Warner Bros Discovery

L’aspetto più interessante di queste dichiarazioni riguarda proprio la solidità della roadmap elaborata da DC Studios.

Dopo anni di cambi di direzione, reboot incompleti e strategie spesso contraddittorie, il nuovo corso inaugurato da Gunn punta a costruire un universo condiviso con una pianificazione di lungo periodo. Proprio per questo motivo molti fan avevano accolto con preoccupazione le notizie relative alla possibile fusione societaria.

Secondo quanto emerso, però, David Ellison sarebbe favorevole all’attuale impostazione creativa. Una posizione che avrebbe un peso importante, considerando che il nuovo gruppo dirigente dovrà decidere come gestire alcuni dei franchise più importanti dell’intrattenimento mondiale.

Inoltre, diversi progetti sono già entrati concretamente in produzione. Quando Winther afferma che “il treno è già partito”, il riferimento è proprio alla difficoltà di intervenire su produzioni che hanno già avviato casting, sceneggiature, riprese o pre-produzione avanzata.

Questo significa che il pubblico può guardare con maggiore tranquillità ai prossimi capitoli del DCU, almeno nel breve e medio termine.

Supergirl sta diventando il simbolo della strategia con cui DC vuole differenziarsi dal passato

Le dichiarazioni del produttore hanno offerto anche uno spunto interessante sulla direzione narrativa del nuovo universo DC.

Secondo Winther, la scelta di affidare a Kara Zor-El il secondo film del DCU dopo Superman non è casuale. L’obiettivo sarebbe quello di evitare una dipendenza esclusiva dai personaggi più sfruttati del passato, introducendo gradualmente nuove figure e nuove aree dell’universo narrativo.

L’adattamento di Woman of Tomorrow consentirà infatti di esplorare una dimensione molto più cosmica rispetto a quella vista nel film di Superman. Da una parte ci sarà una storia radicata sulla Terra, dall’altra un’avventura intergalattica che permetterà di espandere progressivamente la scala del DC Universe.

È una filosofia che riflette perfettamente il progetto di Gunn: costruire un mondo condiviso ma diversificato, in cui ogni film possa avere una propria identità senza rinunciare ai collegamenti con il resto della saga.

Naturalmente l’operazione societaria che coinvolge Warner Bros. Discovery e Paramount non è ancora completamente conclusa e restano alcune incognite legate agli aspetti legali e regolatori. Tuttavia, le ultime dichiarazioni rappresentano probabilmente il segnale più incoraggiante arrivato finora per chi teme che il nuovo DC Universe possa essere rallentato o stravolto prima ancora di prendere realmente forma.

Per il momento, almeno, James Gunn sembra poter continuare a costruire il proprio universo senza particolari interferenze.

Michael Caine confermato per un nuovo ruolo in The Odyssey, in vista del film epico da 250 milioni di dollari di Christopher Nolan

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Da oltre vent’anni, Michael Caine è uno dei collaboratori più fedeli di Christopher Nolan. Per questo motivo molti fan continuano a chiedersi se il due volte premio Oscar possa comparire in qualche modo in Odissea, il colossal da 250 milioni di dollari che arriverà nelle sale il prossimo anno.

Ora è emersa una novità che crea un curioso collegamento tra i due, anche se non nel modo che molti immaginavano.

Michael Caine è infatti stato confermato come voce narrante di una nuova versione audio dell’Odissea realizzata da ElevenLabs, società specializzata nella clonazione vocale tramite intelligenza artificiale. L’azienda ha pubblicato un primo estratto in cui è possibile ascoltare la riproduzione digitale della voce dell’attore alle prese con il celebre poema attribuito a Omero.

Non si tratta quindi di un coinvolgimento diretto nel film di Nolan, ma di un progetto parallelo che arriva proprio mentre cresce l’attesa per uno degli eventi cinematografici più importanti del 2027.

L’Odissea di Nolan continua a generare entusiasmo ben oltre il film

Jimmy Gonzales, Matt Damon e Himesh Patel in Odissea (THE ODYSSEY)
© Universal Studios.

La coincidenza non è casuale. Negli ultimi mesi The Odyssey è diventato uno dei progetti più discussi dell’industria cinematografica, ben prima della sua uscita nelle sale.

Le prime prevendite hanno registrato risultati straordinari e, secondo diverse stime, il film potrebbe trasformarsi in uno dei più grandi successi commerciali della carriera di Nolan. Una prospettiva resa ancora più credibile dal cast stellare che vede Matt Damon nel ruolo di Ulisse, insieme a Tom Holland, Zendaya e Anne Hathaway.

In questo contesto, l’audiolibro narrato dalla voce di Michael Caine appare quasi come un modo per sfruttare l’enorme attenzione mediatica che circonda il ritorno sul grande schermo dell’epopea di Omero. Non è infatti collegato ufficialmente alla produzione cinematografica, ma arriva in un momento in cui il pubblico è particolarmente interessato a tutto ciò che riguarda l’universo dell’Odissea.

Il progetto riporta al centro il dibattito sull’intelligenza artificiale e gli attori

Matt Damon in azione in Odissea (2026)
© Universal Studios.

La vera notizia, però, potrebbe essere un’altra.

Michael Caine è uno dei numerosi interpreti che negli ultimi anni hanno stretto accordi con ElevenLabs per autorizzare l’utilizzo delle proprie voci tramite intelligenza artificiale. Tra i nomi coinvolti figurano anche Matthew McConaughey e diverse icone del cinema del passato le cui voci sono state ricreate digitalmente.

Si tratta di un tema sempre più centrale nell’industria dell’intrattenimento. Da una parte queste tecnologie permettono di preservare e valorizzare voci celebri anche in nuovi contesti. Dall’altra continuano ad alimentare interrogativi su diritti, controllo creativo e futuro delle professioni artistiche.

Nel caso di Caine, il progetto assume anche un valore simbolico particolare. L’attore aveva annunciato il proprio ritiro nel 2023 e difficilmente apparirà nel nuovo film di Nolan. Tuttavia, grazie alla tecnologia, la sua presenza continua in qualche modo a orbitare attorno all’opera che ha contribuito a rendere celebre il regista britannico.

Dopo aver collaborato in film come Batman Begins, The Dark Knight, Interstellar e Tenet, Michael Caine e Christopher Nolan tornano quindi a incrociare i propri percorsi attorno all’Odissea, anche se in una forma decisamente inaspettata.

House of the Dragon sta dimostrando che non sempre cambiare i libri è un errore

Da quando George R. R. Martin ha iniziato a esprimere pubblicamente alcune riserve sulle modifiche apportate da HBO alla sua opera, il dibattito tra fan e spettatori si è fatto sempre più acceso. Da una parte c’è chi ritiene che un adattamento debba restare il più fedele possibile al materiale originale; dall’altra chi sostiene che la televisione abbia bisogno di strumenti diversi per sorprendere il pubblico.

Dopo la premiere della terza stagione di House of the Dragon, però, la posizione dello showrunner Ryan Condal sembra aver trovato un argomento particolarmente convincente a proprio favore. Il primo episodio della nuova stagione ha infatti dimostrato come alcune variazioni rispetto al libro possano migliorare l’esperienza di visione, soprattutto per chi conosce già perfettamente gli eventi raccontati in Fire & Blood.

Attenzione: seguono spoiler sul primo episodio della terza stagione di House of the Dragon.

La Battaglia del Gullet rappresenta un esempio perfetto. I lettori sapevano già quale sarebbe stato il destino di Jacaerys Velaryon, ma la serie è riuscita comunque a costruire suspense attorno all’evento. Per gran parte dell’episodio, infatti, House of the Dragon ha giocato con le aspettative del pubblico, suggerendo più volte che gli eventi potessero prendere una direzione diversa rispetto a quella conosciuta dai lettori.

La vera forza della serie è aver reso imprevedibile una storia che molti conoscevano già

Uno dei problemi più complessi di qualsiasi adattamento riguarda il diverso livello di conoscenza del pubblico. Chi non ha letto il libro vive ogni colpo di scena come una sorpresa. Chi invece conosce già il materiale originale rischia spesso di assistere agli eventi sapendo già esattamente cosa accadrà.

House of the Dragon sembra aver trovato una soluzione interessante a questo problema.

Nella premiere della terza stagione, la serie ha sfruttato proprio la reputazione costruita nelle prime due stagioni. Dopo aver modificato diversi dettagli e contesti rispetto al materiale originale, gli autori hanno instillato nei lettori il dubbio che qualsiasi evento potesse essere alterato. Durante la Battaglia del Gullet, questa incertezza ha trasformato una sequenza teoricamente prevedibile in un momento di forte tensione.

In altre parole, gli spettatori che conoscevano Fire & Blood si sono trovati nella stessa posizione di chi non aveva mai letto il libro: incapaci di essere completamente sicuri di ciò che sarebbe successo.

È una dinamica particolarmente importante per una saga come quella di Game of Thrones, il cui successo è sempre stato costruito sulla capacità di sorprendere il pubblico e ribaltare le aspettative.

Fire & Blood offre una libertà che Game of Thrones non aveva

Emma-d-arcy in House of Dragons - stagione 3
© HBO

Naturalmente questo non significa che ogni cambiamento sia automaticamente positivo. Molte delle modifiche introdotte nelle prime stagioni hanno generato discussioni anche tra i fan più fedeli. Tuttavia House of the Dragon si trova in una posizione molto diversa rispetto alla serie originale.

A differenza di Game of Thrones, che adattava romanzi tradizionali con una narrazione dettagliata e lineare, Fire & Blood è costruito come un testo storico scritto all’interno dello stesso universo narrativo. Gli eventi vengono raccontati attraverso testimonianze, cronache e fonti spesso contraddittorie.

Questa struttura permette agli sceneggiatori di avere un margine di manovra molto più ampio. Eventuali discrepanze possono essere interpretate come errori degli storici, versioni incomplete dei fatti o semplicemente differenti punti di vista sugli stessi eventi.

È proprio questa caratteristica a rendere House of the Dragon un caso particolare nel panorama degli adattamenti. Le modifiche non vengono necessariamente percepite come tradimenti del materiale originale, ma come possibili interpretazioni di una storia che, già nei libri, si presenta come una ricostruzione parziale e discutibile degli eventi.

Il futuro della serie dipenderà dall’equilibrio tra sorpresa e fedeltà

House of the Dragon - Stagione 3
Cortesia di Sky

La premiere della terza stagione dimostra che il problema non è tanto cambiare gli eventi, quanto capire come e perché modificarli.

La Battaglia del Gullet ha funzionato perché il percorso è stato diverso, ma l’esito finale è rimasto coerente con la storia raccontata da Martin. Gli autori hanno aggiunto incertezza senza stravolgere le conseguenze narrative dell’evento.

È una lezione importante per il prosieguo della serie. House of the Dragon può permettersi di sorprendere i lettori, ma deve continuare a mantenere quel delicato equilibrio tra innovazione e rispetto del materiale originale. Se riuscirà a farlo, potrebbe offrire qualcosa di raro: un adattamento capace di emozionare allo stesso modo sia chi conosce già la storia sia chi la sta scoprendo per la prima volta.

Dopo il primo episodio della terza stagione, sembra chiaro che HBO abbia trovato una formula efficace. Resta da vedere se riuscirà a mantenerla fino alla conclusione della Danza dei Draghi.

Yellowstone sta cambiando più di quanto sembri, e il franchise è appena entrato in una nuova fase

Per anni il ranch degli Dutton è stato il cuore pulsante di Yellowstone. Non era soltanto un’ambientazione, ma il simbolo stesso della lotta della famiglia per preservare il proprio patrimonio, la propria identità e il proprio posto nel Montana. Oggi, però, il franchise creato da Taylor Sheridan sembra aver intrapreso una strada diversa.

Gli eventi recenti di Marshals e Dutton Ranch suggeriscono infatti che il mondo narrativo di Yellowstone stia attraversando una trasformazione molto più profonda di quanto possa apparire a prima vista. Anche se Kayce Dutton ha scelto di non vendere definitivamente East Camp nel finale della prima stagione di Marshals, il messaggio lanciato dalla serie appare piuttosto chiaro: il legame storico tra la famiglia Dutton e il ranch che ha definito l’intera saga sta progressivamente lasciando spazio a qualcosa di nuovo.

Questa evoluzione arriva dopo il finale della serie madre, che aveva già segnato una svolta epocale con la cessione delle terre di Yellowstone alla Riserva. Una decisione che ha chiuso il conflitto centrale della serie originale e che ha costretto i protagonisti a ridefinire il proprio futuro lontano dal ranch che aveva dominato le loro vite per generazioni.

I nuovi spin-off stanno dividendo l’eredità di Yellowstone in due direzioni completamente diverse

Ash Santos e Arielle Kebbel in Marshals
© Paramount

La trasformazione del franchise diventa evidente osservando il ruolo assunto dai due principali spin-off.

Da una parte c’è Dutton Ranch, che segue le vicende di Beth Dutton e Rip Wheeler dopo l’acquisto di una nuova proprietà nel Montana. La serie mantiene molti degli elementi che hanno reso Yellowstone un successo: la gestione del ranch, i conflitti familiari, le tensioni territoriali e la dimensione melodrammatica che ha caratterizzato la saga fin dall’inizio.

Dall’altra parte troviamo Marshals, che utilizza Kayce Dutton come protagonista ma sposta il focus verso un contesto completamente differente. Qui la narrazione è sempre meno legata alla vita da allevatore e sempre più vicina a un action thriller incentrato sul lavoro delle forze dell’ordine. Il ranch East Camp continua a esistere, ma il suo ruolo nella storia appare ormai secondario rispetto alle missioni affrontate dal protagonista.

Questa divisione consente al franchise di esplorare nuove strade senza rinnegare il proprio passato. Piuttosto che cercare di replicare Yellowstone all’infinito, Sheridan sembra aver scelto di suddividerne l’eredità narrativa in più direzioni, permettendo a ogni serie di sviluppare una propria identità.

Il futuro della saga potrebbe non dipendere più dal ranch che le ha dato il nome

Dutton Ranch spin-off yellostone

Per molti fan può sembrare paradossale immaginare Yellowstone senza Yellowstone. Eppure è proprio ciò che sta accadendo.

La serie originale ruotava attorno alla difesa di una terra che rappresentava il potere della famiglia Dutton. Dopo cinque stagioni di battaglie politiche, economiche e personali, quel conflitto si è concluso. Continuare a riproporre la stessa dinamica avrebbe rischiato di svuotare di significato il finale della serie madre.

In questo contesto, Dutton Ranch sembra destinata a raccogliere l’eredità più diretta di Yellowstone, mantenendone vivi i temi e le atmosfere. Marshals, invece, ha l’opportunità di reinventarsi completamente, trasformandosi in una serie più vicina a produzioni come Reacher o Tracker, senza il peso di dover replicare continuamente il passato.

È una strategia che potrebbe garantire nuova linfa a un universo narrativo già enorme, evitando che il franchise resti intrappolato nella nostalgia. A quasi dieci anni dal debutto di Yellowstone, Taylor Sheridan sembra aver compreso che per far sopravvivere la saga non basta conservarne i simboli: bisogna trovare il coraggio di andare oltre.

Un romanzo di Virginia Woolf ha finalmente trovato la strada del cinema, e la critica sembra aver apprezzato il risultato

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Più di un secolo dopo la sua pubblicazione, uno dei romanzi più discussi di Virginia Woolf è arrivato per la prima volta sul grande schermo. E, almeno secondo le prime recensioni, l’attesa potrebbe essere stata ripagata.

Virginia Woolf’s Night and Day ha debuttato con un promettente punteggio dell’80% su Rotten Tomatoes, raccogliendo reazioni generalmente positive da parte della critica dopo la sua anteprima al South by Southwest London. Si tratta del primo adattamento cinematografico del romanzo Night and Day, pubblicato originariamente nel 1919 e considerato una delle opere più particolari della celebre autrice inglese.

Ambientato nella Londra dei primi anni del Novecento, il film racconta la storia di una giovane astronoma determinata a costruire il proprio futuro senza piegarsi alle aspettative sociali legate al matrimonio e al ruolo della donna nella società edoardiana. Sullo sfondo si intrecciano le battaglie del movimento delle suffragette e i cambiamenti culturali e scientifici che stavano trasformando il Regno Unito in quel periodo.

L’adattamento affronta una delle sfide più difficili legate all’opera di Virginia Woolf

Portare Virginia Woolf al cinema non è mai un’impresa semplice. L’autrice è considerata una delle figure più influenti del modernismo letterario del Novecento e molte delle sue opere si fondano su uno stile narrativo estremamente introspettivo, caratterizzato dal celebre flusso di coscienza che ha reso immortali romanzi come Mrs Dalloway, To the Lighthouse e Orlando.

Proprio per questo motivo parte della critica ha accolto con favore il lavoro della regista Tina Gharavi, che avrebbe scelto di rendere più accessibile il materiale originale senza rinunciare completamente ai suoi temi principali. Molte recensioni hanno elogiato la performance della protagonista Haley Bennett, considerata il vero cuore emotivo dell’opera, oltre alla ricostruzione storica e all’equilibrio tra romanticismo, ironia e riflessione sociale.

Non sono però mancate alcune riserve. Alcuni critici ritengono infatti che il film abbia inevitabilmente semplificato la complessità dell’opera di Woolf, trasformandola in un dramma storico più tradizionale rispetto alle ambizioni letterarie del romanzo originale. Altri hanno espresso perplessità verso alcune scelte stilistiche moderne, come l’utilizzo di una colonna sonora elettronica in un contesto d’epoca.

Il successo iniziale potrebbe riportare l’attenzione su una delle opere meno conosciute di Woolf

Al di là del risultato critico, il vero interesse del progetto potrebbe risiedere nella sua capacità di riportare al centro dell’attenzione un romanzo spesso oscurato dalle opere più celebri dell’autrice.

Quando si parla di Virginia Woolf, infatti, il dibattito tende quasi sempre a concentrarsi su Mrs Dalloway o Orlando. Night and Day occupa invece una posizione particolare nella sua bibliografia: un’opera che anticipa molte delle riflessioni sulla condizione femminile che diventeranno centrali nella sua produzione successiva, ma che conserva ancora elementi della narrativa tradizionale ottocentesca.

Per questo motivo l’adattamento cinematografico potrebbe rappresentare una porta d’ingresso interessante per un pubblico che conosce Woolf soprattutto per fama o per il suo ruolo nella storia della letteratura. Se il passaparola dovesse confermare le prime impressioni positive, Virginia Woolf’s Night and Day potrebbe trasformarsi in uno di quei piccoli film capaci di trovare una seconda vita proprio grazie all’interesse suscitato tra gli spettatori più curiosi.

Il film ha debuttato nel Regno Unito il 19 giugno e arriverà nelle sale statunitensi entro la fine del 2026.

Il prossimo ruolo di Jenna Ortega potrebbe mostrare un lato dell’attrice che il pubblico non ha mai visto

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Per milioni di spettatori, Jenna Ortega è ormai indissolubilmente legata a Mercoledì Addams. Grazie al successo di Mercoledì (Wednesday), l’attrice è diventata il volto di una nuova generazione di fan del celebre personaggio, conquistando il pubblico con un’interpretazione fredda, sarcastica e volutamente distante dal resto del mondo.

Proprio per questo motivo il suo prossimo progetto cinematografico potrebbe rappresentare una svolta particolarmente interessante nella sua carriera. Nel film Klara and the Sun, adattamento del celebre romanzo di Klara and the Sun, Ortega interpreterà Klara, un’Amica Artificiale progettata per offrire compagnia e supporto emotivo a una ragazza malata.

Le prime anticipazioni suggeriscono un personaggio agli antipodi rispetto a Mercoledì (Wednesday). Se la giovane Addams osserva il mondo con cinismo e diffidenza, Klara affronta ogni esperienza con curiosità, empatia e una sincera meraviglia verso l’umanità. Una differenza che potrebbe permettere all’attrice di mostrare sfumature completamente nuove del proprio talento.

Klara potrebbe diventare il personaggio che ridefinisce la carriera di Jenna Ortega dopo Wednesday

L’aspetto più interessante del progetto non riguarda soltanto il cambio di registro. Interpretare Klara significa infatti affrontare una sfida molto più complessa di quanto possa apparire a prima vista.

Pur essendo un’intelligenza artificiale, Klara è il cuore emotivo della storia. Il personaggio osserva il comportamento umano senza comprenderlo pienamente, imparando gradualmente concetti come l’affetto, la perdita, il dolore e la morte. Si tratta di un percorso che richiede all’attrice di bilanciare innocenza, vulnerabilità e crescente consapevolezza, costruendo un personaggio che evolve costantemente nel corso del racconto.

È proprio qui che il confronto con Mercoledì (Wednesday) diventa particolarmente interessante. Nella serie Netflix, gran parte del fascino del personaggio nasce dalla sua capacità di reprimere le emozioni e mantenere una distanza dagli altri. In Klara and the Sun il processo sembra essere esattamente opposto: il film ruota attorno alla scoperta delle emozioni e alla progressiva comprensione della complessità umana.

Non è la prima volta che Ortega dimostra di poter uscire dai confini del personaggio che l’ha resa famosa. Alcuni momenti di Wednesday hanno già lasciato intravedere una sensibilità più ampia dietro la facciata impassibile della protagonista. Tuttavia, Klara potrebbe offrirle l’occasione di sviluppare questi aspetti in modo molto più profondo e centrale.

L’adattamento del romanzo di Kazuo Ishiguro punta a essere uno dei film più ambiziosi dell’anno

Jenna Ortega come Klara in Klara and the Sun
Foto di Matt Grace © Sony Entertainment

A rendere il progetto ancora più interessante è il materiale di partenza. Il romanzo di Kazuo Ishiguro, autore premio Nobel per la Letteratura, è considerato una delle opere di fantascienza più sofisticate degli ultimi anni. Attraverso gli occhi di Klara, il libro riflette su temi come la coscienza, l’amore, il sacrificio e il significato stesso dell’essere umani.

Dietro la macchina da presa troviamo inoltre Taika Waititi, autore capace di alternare leggerezza e profondità emotiva in opere come Jojo Rabbit. Questa combinazione potrebbe risultare ideale per raccontare una storia che unisce elementi di fantascienza, dramma e formazione personale.

Accanto a Ortega ci sarà anche Mia Tharia nel ruolo di Josie, la ragazza con cui Klara sviluppa un legame destinato a mettere alla prova tutto ciò che crede di sapere sul mondo.

Per Jenna Ortega, dunque, Klara and the Sun potrebbe rappresentare molto più di un semplice nuovo ruolo. Potrebbe essere il film capace di dimostrare definitivamente che il suo talento va ben oltre il personaggio che l’ha resa una star globale, aprendo una nuova fase della sua carriera proprio mentre Wednesday continua a dominare la cultura pop.

Il film arriverà nelle sale il 23 ottobre 2026.

Tom Cruise irriconoscibile nel nuovo teaser di Digger, il suo film più insolito degli ultimi anni

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Dopo aver trascorso gran parte dell’ultimo decennio a correre, combattere e sfidare la morte nei film di Mission: Impossible, Tom Cruise è pronto a sorprendere ancora una volta il pubblico. Warner Bros. ha infatti pubblicato un nuovo teaser di Digger, il misterioso progetto diretto dal premio Oscar Alejandro González Iñárritu che promette di mostrare una versione dell’attore completamente diversa da qualsiasi cosa abbia interpretato negli ultimi anni.

Il film segue un uomo estremamente potente che si ritrova a dover salvare il mondo da una catastrofe provocata dalle sue stesse azioni. Il nuovo teaser è costruito in modo particolare: per oltre due minuti ripercorre la carriera di Cruise attraverso alcune delle sue interpretazioni più celebri, da Top Gun a Jerry Maguire, passando per Collateral e Edge of Tomorrow. Solo negli ultimi secondi arriva il vero obiettivo del video: mostrare per la prima volta il personaggio di Digger Rockwell.

Le immagini rivelano un Cruise quasi irriconoscibile, con un marcato accento del sud degli Stati Uniti, abbigliamento da cowboy e una caratterizzazione che sembra molto distante dall’eroe d’azione impeccabile a cui il pubblico è abituato. Sebbene il teaser mostri appena una trentina di secondi del film, è sufficiente per suggerire che Digger potrebbe essere uno dei progetti più ambiziosi e imprevedibili della sua carriera.

Digger potrebbe essere il film che cambia definitivamente la percezione di Tom Cruise come attore

La scelta di costruire il teaser come una retrospettiva della carriera dell’attore non appare casuale. Warner Bros. sembra voler ricordare al pubblico che prima di diventare il simbolo del cinema spettacolare contemporaneo, Cruise è stato anche uno degli interpreti più versatili della sua generazione.

Negli ultimi anni il suo nome è stato associato quasi esclusivamente ai blockbuster ad alto tasso di adrenalina, ma Digger sembra voler riportare l’attenzione sulle sue capacità attoriali. Il personaggio creato da Iñárritu appare infatti molto più vicino alle interpretazioni eccentriche e rischiose che Cruise ha occasionalmente affrontato in passato, come quella di Les Grossman in Tropic Thunder.

La trama stessa suggerisce un approccio insolito. Secondo la sinossi ufficiale, il protagonista è “l’uomo più potente del mondo” che intraprende una disperata missione per convincere l’umanità di esserne il salvatore, mentre la catastrofe da lui stesso generata minaccia di distruggere tutto. Una premessa che richiama in parte la satira politica e il tono grottesco di Il dottor Stranamore, uno dei classici più influenti del cinema americano.

Il nuovo film di Iñárritu potrebbe diventare uno dei protagonisti della prossima stagione dei premi

Dietro la macchina da presa troviamo uno dei registi più premiati degli ultimi vent’anni. Alejandro González Iñárritu ha già conquistato quattro premi Oscar grazie a opere come Birdman e Revenant – Redivivo, dimostrando una straordinaria capacità di unire ambizione visiva e profondità tematica.

Anche il cast lascia intuire la portata del progetto. Accanto a Cruise troviamo interpreti del calibro di Sandra Hüller, Jesse Plemons, Riz Ahmed, John Goodman ed Emma D’Arcy. Inoltre, la fotografia è firmata da Emmanuel Lubezki, collaboratore storico del regista e vincitore di tre Oscar consecutivi.

Per questo motivo molti osservatori stanno già guardando a Digger come a un potenziale contendente per la stagione dei premi. Nonostante tre candidature agli Oscar ottenute nel corso della sua carriera, Tom Cruise non ha mai vinto la statuetta come miglior attore. Se il film manterrà le promesse suggerite dai primi materiali promozionali, Digger potrebbe finalmente offrirgli una delle occasioni più concrete per raggiungere questo traguardo.

Il film arriverà nelle sale il 2 ottobre, mentre il primo trailer completo è atteso per il 13 luglio.

Il nuovo spin-off di The Big Bang Theory mostra finalmente il suo lato più sorprendente nel primo trailer

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Dopo mesi di anticipazioni, HBO Max ha pubblicato il primo trailer completo di Stuart Fails to Save the Universe, offrendo ai fan uno sguardo più approfondito su quello che si preannuncia come il progetto più insolito mai nato dall’universo di The Big Bang Theory.

La nuova serie sarà incentrata su Stuart Bloom, il proprietario del negozio di fumetti interpretato da Kevin Sussman, che si ritrova coinvolto in una crisi dalle conseguenze catastrofiche dopo aver accidentalmente danneggiato un dispositivo creato da Sheldon Cooper e Leonard Hofstadter. L’incidente scatena una sorta di collasso della realtà che minaccia il multiverso, costringendo Stuart a diventare improbabilmente l’unica speranza per salvare l’universo.

Il trailer conferma anche il ritorno di diversi personaggi amati dai fan della sitcom originale. Accanto a Stuart ritroveremo Denise, Bert e Barry Kripke, mentre alcune rapide sequenze lasciano intravedere il coinvolgimento di altri volti storici della serie. Per chi conosce The Big Bang Theory, è immediatamente evidente che questo spin-off non sta cercando di replicare la formula originale, ma di espandere il franchise in una direzione completamente nuova.

Da sitcom a fantascienza multiversale: perché questo spin-off potrebbe cambiare il franchise

L’aspetto più interessante di Stuart Fails to Save the Universe non riguarda tanto i ritorni dei personaggi storici, quanto il radicale cambio di genere che la serie sembra voler abbracciare.

Per la prima volta nella storia del franchise creato da Chuck Lorre, il racconto si sposta apertamente nel territorio della fantascienza, giocando con universi alternativi, versioni differenti dei personaggi e scenari che sembrano usciti direttamente da un fumetto Marvel o DC. Una scelta che, almeno sulla carta, appare perfettamente coerente con l’identità nerd che ha sempre caratterizzato The Big Bang Theory, ma che finora era rimasta confinata alle conversazioni dei protagonisti.

La presenza dello sceneggiatore Zak Penn, noto per il suo lavoro su diversi blockbuster supereroistici, suggerisce inoltre che la componente sci-fi potrebbe avere un peso molto più importante del semplice espediente comico. Il trailer mostra infatti un’estetica sorprendentemente ambiziosa per una serie nata da una sitcom, con effetti visivi, realtà alternative e minacce cosmiche che sembrano avere un ruolo centrale nella trama.

Il ritorno dei personaggi storici potrebbe essere solo l’inizio delle sorprese

Uno degli elementi che sta già alimentando le speculazioni dei fan riguarda la possibilità di rivedere alcuni dei protagonisti principali di The Big Bang Theory.

Sebbene il trailer non mostri apertamente Sheldon Cooper o Leonard Hofstadter, la loro presenza viene evocata fin dalle prime immagini attraverso il dispositivo che dà origine alla crisi multiversale. Inoltre, il coinvolgimento di personaggi come Beverly Hofstadter, interpretata da Christine Baranski, e Ramona Nowitzki, interpretata da Riki Lindhome, dimostra che la produzione non ha paura di recuperare figure importanti della serie originale.

Questo apre inevitabilmente la porta a possibili cameo ancora più significativi. Considerando che il multiverso è al centro della storia, le opportunità narrative per riportare in scena personaggi iconici sembrano praticamente infinite.

Dopo il successo di Young Sheldon e Georgie & Mandy’s First Marriage, Warner Bros. sembra quindi pronta a scommettere su una versione molto più audace del franchise. Resta da vedere se il pubblico accoglierà con entusiasmo questa svolta fantascientifica, ma una cosa appare già chiara: Stuart Fails to Save the Universe non assomiglia a nessun altro spin-off di The Big Bang Theory.

La serie debutterà il 23 luglio su HBO Max con una prima stagione composta da dieci episodi.

Il reboot di Wonder Woman potrebbe già aver risolto uno dei problemi più discussi dei cinecomic moderni

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Tra i tanti progetti in sviluppo nel nuovo DC Universe di James Gunn, quello dedicato a Wonder Woman continua a essere uno dei più attesi. Sebbene il film sia ancora nelle fasi iniziali e non abbia nemmeno una protagonista ufficiale, un recente aggiornamento potrebbe aver già rassicurato molti fan sul futuro della Principessa delle Amazzoni.

A confermarlo è stata direttamente Ana Nogueira, sceneggiatrice già coinvolta nel nuovo film di Supergirl e nel progetto dedicato ai Teen Titans. La scrittrice ha ribadito di essere ancora al lavoro sul reboot di Wonder Woman, confermando così che il film continua a occupare un posto importante nei piani di DC Studios.

A prima vista potrebbe sembrare una semplice notizia produttiva. In realtà, dietro questa conferma si nasconde un elemento che potrebbe influenzare profondamente l’intero universo condiviso costruito da Gunn e Peter Safran. Ed è proprio qui che entra in gioco una delle critiche più frequenti rivolte ai franchise supereroistici degli ultimi anni.

Una sola autrice dietro più progetti DCU potrebbe garantire quella coesione che molti fan chiedono da tempo

Wonder Woman

Uno dei problemi che una parte del pubblico ha evidenziato negli ultimi anni, soprattutto parlando del Marvel Cinematic Universe, riguarda la sensazione che alcuni film e serie sembrino appartenere a mondi narrativi differenti, pur facendo parte dello stesso universo condiviso.

Il coinvolgimento di Ana Nogueira in più produzioni strategiche del DCU potrebbe rappresentare una risposta preventiva a questo rischio. Scrivendo sia Supergirl sia Wonder Woman, e lavorando anche al film dei Teen Titans, l’autrice si trova in una posizione privilegiata per costruire collegamenti organici tra personaggi, eventi e temi narrativi.

Questo non significa che tutti i film avranno lo stesso stile. Anzi, uno degli obiettivi dichiarati del nuovo DC Universe è permettere a ogni progetto di mantenere una propria identità. Un film come Clayface potrebbe avere tonalità horror, mentre Supergirl esplorerà territori più fantascientifici. Tuttavia, una supervisione creativa condivisa può aiutare a mantenere una coerenza generale che renda credibile l’appartenenza di tutti questi personaggi allo stesso mondo.

Per Wonder Woman questo aspetto potrebbe essere particolarmente importante. Diana Prince è infatti uno dei pilastri storici dell’universo DC e il suo debutto nel nuovo corso dovrà necessariamente avere conseguenze rilevanti sul resto della narrazione.

Il ritardo del film potrebbe trasformarsi in un vantaggio per il nuovo universo DC

James Gunn 2023
Il regista statunitense James Gunn arriva alla premiere di Los Angeles della Warner Bros. ‘The Flash’ tenutasi al TCL Chinese Theatre IMAX il 12 giugno 2023 a Hollywood, Los Angeles, California, Stati Uniti. — Foto di imagepressagency – DepositPhotos

Per molti mesi alcuni fan hanno guardato con preoccupazione alla mancanza di aggiornamenti sul reboot di Wonder Woman. Rispetto ad altri progetti già annunciati, il film sembrava procedere più lentamente, alimentando dubbi sul suo effettivo stato di sviluppo.

Oggi, però, questo ritardo potrebbe apparire sotto una luce diversa. Consentire a Wonder Woman di arrivare dopo l’avvio del nuovo DC Universe offre infatti agli autori l’opportunità di osservare come reagirà il pubblico ai primi tasselli della nuova continuità narrativa e di costruire il personaggio all’interno di un contesto già definito.

Inoltre, se il film di Supergirl dovesse ottenere il successo che DC Studios spera, Ana Nogueira arriverebbe a Wonder Woman con una conoscenza ancora più approfondita del funzionamento del nuovo universo condiviso. Questo permetterebbe di sviluppare Diana Prince non come un progetto isolato, ma come una figura centrale all’interno di una strategia narrativa più ampia.

Naturalmente resta ancora molta strada da percorrere. Non esistono dettagli sulla trama, sul cast o sulla data di uscita. Tuttavia, in una fase in cui il nuovo DC Universe sta cercando di convincere il pubblico della propria identità, la scelta di affidare più progetti chiave alla stessa autrice potrebbe rivelarsi una delle decisioni più intelligenti prese finora da DC Studios.

A 7 anni dalla fine di Game of Thrones, la sostituta di Daenerys scelta dalla HBO debutterà tra 5 giorni

Dopo un debutto di stagione che ha lasciato il segno, House of the Dragon si prepara a compiere uno dei passi più delicati dell’intero franchise di Game of Thrones. A soli pochi giorni dall’uscita del secondo episodio della terza stagione, tutti gli indizi sembrano puntare verso una trasformazione che potrebbe ricordare da vicino una delle svolte più controverse della televisione moderna.

Attenzione: seguono spoiler sul primo episodio della terza stagione di House of the Dragon.

La morte di Jacaerys Velaryon nel finale della premiere rappresenta infatti un momento cruciale per il percorso di Rhaenyra Targaryen. Fino a questo punto la regina interpretata da Emma D’Arcy è stata raccontata come una figura relativamente equilibrata, nonostante le numerose tragedie che hanno segnato il suo cammino. Tuttavia, la perdita del suo erede arriva in un momento particolarmente delicato: la conquista del Trono di Spade sembrava ormai vicina e la fine della Danza dei Draghi appariva finalmente possibile.

Proprio per questo motivo molti osservatori ritengono che il prossimo episodio possa segnare una svolta radicale per il personaggio. Non si tratta soltanto del dolore per un figlio perduto, ma della distruzione improvvisa di tutto ciò che Rhaenyra credeva di aver finalmente raggiunto dopo anni di guerra e sacrifici.

Il vero rischio per House of the Dragon è ripetere l’errore più discusso di Game of Thrones

Emma-d-arcy in House of Dragons - stagione 3
© HBO

Il paragone con Daenerys Targaryen nasce quasi spontaneamente. Anche la Madre dei Draghi era stata presentata per anni come una figura eroica prima di trasformarsi improvvisamente nella cosiddetta “Mad Queen” durante l’ultima stagione di Game of Thrones. Una scelta narrativa che ancora oggi divide profondamente il pubblico.

La questione non riguarda tanto il fatto che una Targaryen possa diventare più spietata o autoritaria. Nei romanzi di George R. R. Martin, il potere tende spesso a corrompere anche i personaggi più idealisti. Il problema è piuttosto il modo in cui questa trasformazione viene raccontata. Molti spettatori contestarono a Game of Thrones di aver accelerato eccessivamente la discesa di Daenerys verso la follia, senza costruire in maniera convincente il percorso che la portò a distruggere Approdo del Re.

Ora House of the Dragon si trova davanti a una sfida simile. La versione televisiva di Rhaenyra è stata infatti rappresentata in modo generalmente più positivo e comprensibile rispetto alla controparte descritta nel romanzo Fire & Blood. Se gli sceneggiatori intendono condurla verso una fase più oscura, dovranno farlo gradualmente e senza sacrificare la coerenza psicologica costruita nelle stagioni precedenti.

Nei libri Rhaenyra è sempre stata più ambigua di quanto mostrato dalla serie

Uno degli aspetti più interessanti del dibattito riguarda proprio la differenza tra la serie e il materiale originale. In Fire & Blood, Rhaenyra non viene mai descritta come un’eroina senza macchia. Al contrario, nel corso della guerra sviluppa progressivamente paranoia, rabbia e un crescente desiderio di vendetta.

La serie HBO ha invece scelto spesso di mostrarla come una figura più razionale e moderata, accentuando le responsabilità e gli errori dei suoi avversari. Questa scelta ha funzionato molto bene nel costruire l’empatia del pubblico, ma potrebbe rendere più difficile giustificare eventuali svolte estreme nei prossimi episodi.

Le stesse dichiarazioni di Emma D’Arcy sembrano indicare che il percorso di Rhaenyra stia entrando in una nuova fase. L’attrice ha anticipato che una sorta di fanatismo ideologico inizierà a influenzare sempre di più le decisioni della regina, suggerendo che la perdita di Jace potrebbe rappresentare il punto di non ritorno.

Se House of the Dragon riuscirà a raccontare questa evoluzione con la necessaria gradualità, potrebbe offrire una delle storyline più complesse e affascinanti dell’intero universo creato da George R. R. Martin. In caso contrario, il rischio è quello di riaprire una ferita che molti fan di Game of Thrones non hanno mai realmente dimenticato.

Il dramma bellico di 10 ore della HBO è facile da guardare tutto d’un fiato, ma difficile da “sopportare”

Quando si parla delle grandi produzioni televisive dedicate alla Seconda guerra mondiale, il nome che viene citato più spesso è quello di Band of Brothers. La serie prodotta da Tom Hanks e Steven Spielberg è diventata nel tempo un punto di riferimento assoluto per il genere, grazie alla capacità di raccontare il conflitto attraverso il legame umano tra i membri della Easy Company. Eppure, dieci anni dopo, HBO realizzò un’opera che per molti versi si spinse ancora più in profondità nell’orrore della guerra: The Pacific.

Composta da dieci episodi e distribuita nel 2010, la serie segue le vicende di alcuni Marines impegnati nel teatro del Pacifico durante la Seconda guerra mondiale. Basata sulle memorie reali di Eugene Sledge e Robert Leckie, The Pacific non cerca mai di trasformare il conflitto in uno spettacolo eroico. Al contrario, punta a mostrare il prezzo umano della guerra con una durezza che ancora oggi colpisce lo spettatore.

Paradossalmente, proprio questa intensità rende la serie estremamente coinvolgente. Una volta iniziata, è difficile interromperne la visione. Ogni episodio spinge a proseguire per capire cosa accadrà ai protagonisti, ma allo stesso tempo costringe lo spettatore a confrontarsi con immagini, situazioni e conseguenze emotive spesso devastanti. È una serie che si guarda tutta d’un fiato, ma che raramente lascia spazio all’intrattenimento nel senso più tradizionale del termine.

Perché The Pacific sceglie di raccontare la guerra come una lenta distruzione dell’animo umano

La differenza principale tra The Pacific e Band of Brothers risiede nell’approccio narrativo. Se la prima miniserie HBO trovava un equilibrio tra le atrocità del conflitto e il forte spirito di fratellanza che univa i soldati, The Pacific concentra la propria attenzione sugli effetti psicologici della guerra sugli individui.

I protagonisti non vengono raccontati come eroi destinati a compiere imprese leggendarie. Sono ragazzi spesso impreparati alla brutalità che si trovano davanti, costretti a sopravvivere in un conflitto particolarmente feroce e disumano. La guerra nel Pacifico, combattuta tra isole tropicali trasformate in inferni di fango, sangue e paura, diventa il contesto ideale per mostrare come la violenza possa modificare profondamente una persona.

Uno degli archi narrativi più significativi è quello di Eugene Sledge, interpretato da Joseph Mazzello. All’inizio della serie appare come un giovane idealista e sensibile; episodio dopo episodio assiste a una trasformazione progressiva che lo porta a confrontarsi con aspetti sempre più oscuri della propria umanità. Non si tratta semplicemente di raccontare un soldato che combatte una guerra, ma di mostrare come la guerra finisca per ridefinire completamente la sua identità.

Questa scelta narrativa rende la serie molto più cupa rispetto a Band of Brothers. Le battaglie non vengono mai rappresentate come momenti di gloria, ma come esperienze traumatiche che lasciano cicatrici permanenti. Anche quando i protagonisti sopravvivono, la sensazione è che abbiano perso qualcosa di essenziale lungo il cammino.

Le conseguenze del conflitto continuano anche lontano dal campo di battaglia

Uno degli aspetti più interessanti di The Pacific è la volontà di estendere il racconto oltre le operazioni militari. La serie dedica infatti ampio spazio a ciò che accade lontano dal fronte, mostrando le famiglie, le fidanzate e le persone che attendono il ritorno dei soldati.

Questa prospettiva amplia notevolmente il discorso sulla guerra. Non sono soltanto i combattenti a pagarne il prezzo. Anche chi resta a casa vive nell’incertezza, nella paura e nella consapevolezza che nulla potrà tornare davvero come prima. Quando i protagonisti rientrano, il conflitto non è affatto terminato: devono imparare a convivere con i traumi accumulati e con un mondo che nel frattempo è cambiato.

È proprio questa attenzione alle conseguenze emotive che distingue The Pacific da molte altre produzioni belliche. La serie non si limita a raccontare cosa accade durante una battaglia, ma si interroga su ciò che resta dopo la fine degli scontri. Le ferite psicologiche diventano parte integrante della narrazione, trasformando la guerra in una presenza costante anche quando le armi tacciono.

Un capitolo fondamentale della trilogia bellica prodotta da Tom Hanks e Steven Spielberg

Tom Budge, James Badge Dale, and Josh Helman in The Pacific (2010)
© HBO

Negli anni HBO ha costruito una sorta di trilogia ideale dedicata alla Seconda guerra mondiale composta da Band of Brothers, The Pacific e Masters of the Air. Ognuna affronta il conflitto da una prospettiva differente, ma è probabilmente The Pacific l’opera che sceglie l’approccio più duro e meno romantico.

Pur non raggiungendo il radicalismo antimilitarista di film come Va’ e vedi o Il vento che accarezza l’erba, la miniserie HBO rifiuta quasi sempre la spettacolarizzazione della guerra. L’obiettivo non è celebrare il combattimento, ma mostrare il costo umano che esso comporta.

A distanza di oltre quindici anni dalla sua uscita, The Pacific continua così a rappresentare una delle opere televisive più mature e dolorose mai dedicate alla Seconda guerra mondiale. Non è una serie semplice da affrontare e in molti momenti può risultare persino estenuante dal punto di vista emotivo. Proprio per questo, però, rimane una visione fondamentale per chiunque sia interessato a comprendere come la televisione possa raccontare la guerra senza trasformarla in spettacolo.

Avengers: Doomsday, le 6 cose che ci entusiasmano di più a sei mesi dall’uscita

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A sei mesi dall’arrivo nelle sale, Avengers: Doomsday si presenta già come uno dei film più importanti nella storia recente del Marvel Cinematic Universe. Dopo anni caratterizzati da risultati alterni e da una crescente frammentazione narrativa, Marvel Studios ha bisogno che il ritorno degli Avengers diventi un evento capace di riunire il pubblico e rilanciare la Saga del Multiverso verso il suo epilogo.

Tra ritorni clamorosi, nuovi eroi, incursioni multiversali e l’arrivo di uno dei villain più amati dei fumetti, le aspettative sono inevitabilmente altissime. Ecco le sei cose che, al momento, rendono Avengers: Doomsday uno dei film più intriganti del prossimo anno.

Il ritorno di Steve Rogers potrebbe essere molto più importante di quanto immaginiamo

Steve Rogers in Avengers: doomsday

La presenza di Chris Evans è probabilmente una delle notizie che ha fatto più rumore tra i fan Marvel. Dopo il finale di Avengers: Endgame, l’arco narrativo di Steve Rogers sembrava concluso in modo definitivo. Proprio per questo motivo il suo ritorno appare particolarmente significativo.

Evans ha sempre dichiarato di voler tornare solo in presenza di una storia realmente valida. Se ha deciso di rimettere il costume di Captain America, è lecito pensare che il personaggio abbia un ruolo centrale negli eventi che porteranno alla crisi del multiverso. Più che un semplice cameo nostalgico, potrebbe trattarsi di un tassello fondamentale dell’intera trama.

Robert Downey Jr. come Dottor Destino è la scommessa più audace della Marvel

Robert Downey Jr.
Robert Downey Jr. sarà Dottor Destino in Avengers: Doomsday. Gentile Concessione Disney – (Photo by Jesse Grant/Getty Images for Disney)

Se il ritorno di Evans ha emozionato il pubblico, quello di Robert Downey Jr. ha probabilmente lasciato tutti senza parole. Dopo aver interpretato Tony Stark per oltre dieci anni, l’attore tornerà nell’MCU nei panni di Victor Von Doom.

La scelta è affascinante per diversi motivi. Da un lato introduce finalmente sul grande schermo una versione ambiziosa di uno dei più grandi antagonisti della storia Marvel. Dall’altro costringe il pubblico a confrontarsi con un volto amatissimo associato improvvisamente al ruolo del principale nemico degli Avengers. È una decisione che potrebbe ridefinire completamente la percezione del personaggio e rappresentare una delle interpretazioni più interessanti della carriera di Downey Jr.

I Fantastici Quattro stanno finalmente entrando nell’universo principale dell’MCU

Petro Pascal in I Fantastici Quattro- Gli Inizi

Il film The Fantastic Four: First Steps ha introdotto la Prima Famiglia Marvel in una realtà separata rispetto all’universo principale. Tutti gli indizi disseminati nelle scene post-credit suggeriscono però che la collisione tra questi mondi sia ormai imminente.

Vedere Reed Richards, Sue Storm, Johnny Storm e Ben Grimm interagire con personaggi come Thor, Sam Wilson e gli altri Avengers rappresenta uno degli eventi più attesi dai lettori dei fumetti. Inoltre, il collegamento con Dottor Destino potrebbe trasformare i Fantastici Quattro nel cuore emotivo e narrativo dell’intera storia.

Gli Avengers sono più divisi che mai

Thunderbolts* finale

Uno degli elementi che rese memorabile Avengers: Infinity War fu l’incapacità degli eroi di collaborare pienamente contro Thanos. Doomsday sembra voler riprendere quella dinamica.

Dopo gli eventi di Thunderbolts* esistono infatti diverse fazioni che rivendicano il ruolo di Avengers. Da una parte c’è il gruppo guidato da Sam Wilson, dall’altra i Nuovi Avengers nati proprio dagli eventi di Thunderbolts*. Le tensioni tra questi schieramenti potrebbero offrire a Dottor Destino l’occasione perfetta per colpire, replicando una delle strategie che resero Thanos così pericoloso.

Il multiverso apre la porta a incontri impossibili

Deadpool e Wolverine recensione film marvel
Deadpool & Wolverine – Credit © Marvel Studios

Se c’è una caratteristica che distingue la Saga del Multiverso dalle precedenti fasi Marvel, è la possibilità di far incontrare personaggi provenienti da realtà completamente diverse.

Film come Deadpool & Wolverine hanno dimostrato che i cameo possono diventare parte integrante della storia e non semplici apparizioni nostalgiche. Per questo motivo molti fan si aspettano sorprese importanti in Doomsday, con il ritorno di volti storici provenienti dai vecchi universi Marvel cinematografici. La sfida sarà utilizzarli in modo narrativamente significativo e non come semplice fan service.

Gli X-Men potrebbero rubare la scena a tutti

professer x in avengers: doomsday

Tra gli annunci che hanno accompagnato la produzione del film, nessuno ha generato tanta curiosità quanto il ritorno degli storici protagonisti della saga cinematografica degli X-Men.

Le prime anticipazioni mostrano infatti la presenza di personaggi iconici come Charles Xavier, Magneto e Ciclope, suggerendo che il contributo dei mutanti sarà molto più importante di una semplice comparsa. Per molti spettatori si tratta del vero evento storico del film: vedere finalmente gli X-Men condividere lo schermo con gli Avengers dopo oltre vent’anni di separazione tra i franchise.

Se Marvel riuscirà a gestire correttamente questo incontro, Avengers: Doomsday potrebbe diventare ciò che Infinity War fu per la Saga dell’Infinito: il momento in cui anni di storie separate convergono finalmente in un unico grande evento cinematografico.

Warner Bros. riporta in vita un amatissimo franchise fantasy dopo oltre 40 anni

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Dopo decenni di tentativi, progetti cancellati e sviluppi mai concretizzati, Warner Bros. ha finalmente confermato il ritorno di uno dei franchise animati più iconici degli anni Ottanta. Durante l’Annecy International Animation Film Festival 2026, lo studio ha annunciato di essere al lavoro su un nuovo film dedicato a ThunderCats.

L’annuncio è arrivato attraverso un reel promozionale che mostrava alcuni dei progetti attualmente in sviluppo presso Warner Bros. Animation. Tra questi figurava anche ThunderCats, insieme ad altri ritorni di proprietà storiche dello studio. Al momento non sono stati diffusi dettagli sulla trama, sul team creativo o sulla data di uscita, ma la conferma rappresenta comunque una svolta importante per un progetto che per anni sembrava destinato a non vedere mai la luce.

La notizia assume particolare rilevanza considerando la lunga e travagliata storia produttiva del franchise. Negli ultimi vent’anni sono stati sviluppati diversi tentativi di rilancio, tra cui un film animato in CGI e un adattamento live-action affidato a Adam Wingard, autore di Godzilla vs. Kong. Nessuno di questi progetti è però riuscito a superare la fase di sviluppo. Ora Warner Bros. sembra aver scelto una nuova strada per riportare sullo schermo Lion-O, Tygra, Panthro, Cheetara e il resto dei guerrieri di Thundera.

Il ritorno di ThunderCats conferma che Hollywood sta puntando sempre di più sui grandi franchise nostalgici

La rinascita di ThunderCats non è un caso isolato. Negli ultimi anni Hollywood ha riscoperto il valore delle proprietà nate tra gli anni Ottanta e Novanta, cercando di trasformarle in nuovi universi narrativi capaci di conquistare sia il pubblico storico sia le nuove generazioni.

La serie originale seguiva le avventure dei ThunderCats, una razza di felini umanoidi costretta a fuggire dal proprio pianeta natale e a ricostruire la propria civiltà sulla Terza Terra, combattendo contro i Mutanti di Plun-Darr e il malvagio Mumm-Ra. Una miscela di fantasy, fantascienza e avventura che contribuì a renderla uno dei cartoni più popolari della sua epoca.

L’interesse di Warner Bros. arriva inoltre in un momento in cui diversi franchise simili stanno vivendo una seconda giovinezza. Il successo di nuovi adattamenti di saghe storiche ha dimostrato che esiste ancora spazio per racconti eroici e mondi fantastici capaci di parlare a più generazioni. Per questo motivo il ritorno di ThunderCats potrebbe rappresentare molto più di un semplice film nostalgico: potrebbe essere il primo passo verso una nuova espansione del marchio attraverso serie animate, spin-off e ulteriori produzioni cinematografiche.

Dopo oltre quarant’anni dal debutto della serie originale, ThunderCats sembra dunque pronto a tornare al centro della scena. La vera sfida sarà capire se il nuovo progetto riuscirà a conquistare un pubblico moderno senza perdere quell’identità che ha reso il franchise un classico dell’animazione.

Gears of War: svelati i primi dettagli sulla trama del film Netflix

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Dopo quasi vent’anni di tentativi falliti e cambi di produzione, il film di Gears of War sembra finalmente prendere forma. Sono infatti emersi i primi dettagli ufficiali sulla trama dell’adattamento targato Netflix, che racconterà le origini della leggendaria Delta Squad, il gruppo di soldati protagonista della celebre saga videoludica.

Le nuove informazioni arrivano da un approfondimento pubblicato da Entertainment Weekly dedicato all’universo Xbox. Secondo quanto rivelato, il film seguirà una squadra improvvisata di militari impegnata nella lotta per la sopravvivenza contro i Locust, la razza sotterranea che minaccia l’esistenza dell’umanità sul pianeta Sera. Matt Booty, Executive Vice President of Gaming Content and Studios di Xbox, ha spiegato che il cuore della storia sarà il legame tra i membri della squadra, definendo la fratellanza e la collaborazione come elementi centrali dell’identità di Gears of War.

Si tratta di un aggiornamento particolarmente importante per i fan storici della serie. Per anni il progetto cinematografico ha attraversato numerose versioni, passando da Len Wiseman a Universal Pictures fino ad arrivare a Netflix, che ha affidato la regia a David Leitch e la sceneggiatura a Jon Spaihts. La conferma che il film resterà ancorato alla Delta Squad suggerisce una maggiore fedeltà al materiale originale rispetto ai precedenti tentativi di adattamento.

Le origini della Delta Squad potrebbero cambiare il modo in cui Netflix costruirà l’universo di Gears of War

La scelta di raccontare la nascita della Delta Squad apre scenari particolarmente interessanti sul piano narrativo. Nei videogiochi il gruppo è composto da personaggi diventati iconici come Dominic Santiago, Augustus Cole e Damon Baird, figure che hanno contribuito a definire il successo del franchise attraverso la trilogia originale.

Resta però ancora un interrogativo fondamentale: quale fase della cronologia verrà raccontata? Una delle ipotesi più accreditate è che il film possa collegarsi agli eventi di Gears of War: E-Day, il nuovo capitolo della saga ambientato durante il Giorno dell’Emersione, il momento in cui i Locust emersero dal sottosuolo dando inizio alla guerra che avrebbe devastato Sera. In questo scenario, Netflix potrebbe utilizzare il film per raccontare la formazione iniziale della squadra e gettare le basi di un universo cinematografico più ampio.

Un’altra possibilità è che il film scelga invece un percorso originale, ambientandosi tra E-Day e gli eventi del primo videogioco. Questa soluzione consentirebbe di approfondire personaggi secondari poco esplorati nei giochi e di costruire gradualmente l’arrivo di Marcus Fenix, il volto più celebre della saga. Una strategia simile permetterebbe a Netflix di sviluppare più film o serie collegate, sfruttando anche il progetto animato già annunciato e ambientato nello stesso universo.

In ogni caso, il primo vero segnale che emerge da questi dettagli è rassicurante per i fan: dopo anni di incertezza, il film sembra voler rispettare il lore, i personaggi e i temi che hanno reso Gears of War uno dei franchise più importanti nella storia di Xbox.

Il Diavolo veste Prada 2 arriva in streaming: annunciata la data ufficiale su Disney+

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Dopo aver conquistato il botteghino mondiale a vent’anni dall’uscita del film originale, Il Diavolo veste Prada 2 si prepara a raggiungere il pubblico domestico. 20th Century Studios ha infatti confermato che il sequel sarà disponibile in streaming su Disney+ e Hulu a partire dal 29 luglio, poco meno di tre mesi dopo il debutto nelle sale avvenuto il 1° maggio.

Il film si è rivelato uno dei successi più sorprendenti dell’anno, raccogliendo recensioni generalmente positive e ottenendo un punteggio Certified Fresh del 77% su Rotten Tomatoes. Prima dell’arrivo sulle piattaforme streaming, gli spettatori potranno acquistare il film in formato digitale dal 30 giugno, mentre non è stata ancora comunicata una data ufficiale per l’uscita in Blu-ray e DVD.

L’annuncio conferma una strategia ormai consolidata per i grandi studi hollywoodiani: sfruttare il successo cinematografico per poi trasferire rapidamente i titoli sulle piattaforme streaming. Nel caso del Diavolo veste Prada 2, la finestra relativamente breve tra sala e streaming dimostra quanto Disney consideri il film un contenuto di forte richiamo per il proprio catalogo estivo.

Il successo del sequel dimostra che Miranda Priestly è ancora uno dei personaggi più influenti del cinema contemporaneo

Anna Hathaway e Meryl Streep in il diavolo veste prada 2

L’arrivo in streaming rappresenta un nuovo capitolo per un franchise che molti consideravano concluso. Quando il primo Il Diavolo veste Prada uscì nelle sale, il personaggio di Miranda Priestly interpretato da Meryl Streep divenne immediatamente un’icona della cultura pop, trasformando battute come “That’s all” e “Gird your loins” in citazioni entrate nell’immaginario collettivo.

Il successo del sequel suggerisce che il fascino di quel mondo non si sia esaurito. In un panorama dominato da remake, reboot e revival, Il Diavolo veste Prada 2 è riuscito a intercettare sia il pubblico nostalgico che una nuova generazione di spettatori, interessata a temi come il potere, l’ambizione professionale e l’evoluzione dell’industria della moda nell’era digitale.

L’approdo su Disney+ potrebbe inoltre amplificare ulteriormente il fenomeno, consentendo al film di raggiungere un pubblico molto più vasto rispetto alla distribuzione esclusivamente cinematografica. Per Disney, il sequel rappresenta anche un banco di prova importante: dimostrare che franchise nati al di fuori dei tradizionali universi fantasy o supereroistici possono ancora generare risultati significativi sia al box office sia in streaming.

Harry Potter: il nuovo Hagrid della serie HBO avverte i fan: “A qualcuno non piacerà”

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La nuova serie di Harry Potter continua a prendere forma e arrivano le prime anticipazioni su uno dei personaggi più amati dell’intera saga. Nick Frost, scelto per interpretare Rubeus Hagrid nel reboot targato HBO, ha rivelato che la sua versione del personaggio sarà diversa da quella resa iconica dal compianto Robbie Coltrane. Una scelta che, secondo l’attore, potrebbe non convincere tutti gli appassionati.

In un’intervista rilasciata al Times, Frost ha spiegato di voler rispettare il lavoro svolto da Coltrane, pur cercando una propria identità per il personaggio. La nuova serie, infatti, avrà a disposizione molte più ore per sviluppare Hagrid rispetto ai film originali, permettendo di approfondirne aspetti della personalità che finora erano rimasti sullo sfondo. L’attore ha anticipato un Hagrid più riservato, con una caratterizzazione influenzata dalle sue origini e da un approccio più sfumato rispetto alla versione cinematografica che il pubblico conosce da oltre vent’anni.

La dichiarazione è particolarmente interessante perché tocca uno dei punti più delicati dell’intero progetto HBO. Il nuovo Harry Potter non dovrà soltanto essere fedele ai romanzi di J. K. Rowling, ma dovrà anche confrontarsi con l’immaginario collettivo costruito dai film. Hagrid rappresenta uno degli esempi più evidenti di questa sfida: per milioni di spettatori il volto e la voce di Robbie Coltrane sono ormai inseparabili dal personaggio.

Un Hagrid più complesso potrebbe essere il primo vero segnale della filosofia del reboot HBO

La squadra Grifondoro nella serie di Harry Potter HBO
© HBO

Le parole di Frost offrono probabilmente la prima indicazione concreta su come HBO intenda distinguere la nuova serie dalle pellicole originali. L’obiettivo non sembra essere quello di replicare fedelmente ciò che il pubblico ha già visto, ma di esplorare aspetti dei personaggi che nei film sono stati necessariamente compressi a causa della durata limitata.

Nel caso di Hagrid, questo potrebbe tradursi in una rappresentazione più vicina ai romanzi. Nei libri il guardiacaccia di Hogwarts non è soltanto una figura paterna e protettiva per Harry, Ron ed Hermione, ma è anche un personaggio impulsivo, talvolta ingenuo, capace di commettere errori e di trovarsi spesso al centro di situazioni imprevedibili. Frost ha inoltre citato come fonte d’ispirazione John Coffey di Il miglio verde, personaggio che unisce una presenza fisica imponente a una profonda sensibilità emotiva.

Questa scelta narrativa potrebbe rappresentare il vero valore aggiunto della serie HBO. Dopo oltre vent’anni di dominio culturale dei film, il successo del reboot dipenderà infatti dalla sua capacità di offrire qualcosa di nuovo senza tradire lo spirito originale della saga. Se HBO riuscirà a costruire versioni più sfaccettate dei personaggi iconici di Hogwarts, il pubblico potrebbe accettare cambiamenti che oggi appaiono rischiosi. In caso contrario, il confronto con le interpretazioni storiche rischierà di diventare inevitabile.

La nuova serie di Harry Potter debutterà su HBO il 25 dicembre.

Avatar – La leggenda di Aang 3 sarà “il punto più alto di Netflix”: Gordon Cormier promette un finale epico

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L’attesa per la seconda stagione di Avatar – La leggenda di Aang non è ancora terminata, ma l’attenzione dei fan si sta già spostando verso il capitolo conclusivo della serie. Gordon Cormier, interprete di Aang nell’adattamento live-action di Netflix, ha infatti anticipato che la terza stagione sarà qualcosa di senza precedenti, arrivando a definirla addirittura “il punto più alto di Netflix, della televisione e del cinema”.

L’attore ha rilasciato le dichiarazioni nel corso di un’intervista a ScreenRant dedicata al ritorno della serie. Secondo Cormier, la stagione finale rappresenterà il culmine di tutto ciò che è stato costruito nei primi due cicli narrativi: dall’introduzione del mondo e dei personaggi fino all’apprendimento delle arti del dominio degli elementi da parte di Aang. Il giovane protagonista ha sottolineato come ogni episodio della terza stagione sarà caratterizzato da eventi fondamentali per la storia, senza momenti di transizione o rallentamenti.

Le sue parole assumono un peso particolare perché arrivano da chi ha vissuto in prima persona la produzione della serie. Cormier ha dichiarato di essere completamente soddisfatto del lavoro svolto nella stagione finale, un’affermazione che non aveva mai fatto per i capitoli precedenti. Un segnale che lascia intuire una produzione particolarmente ambiziosa, pensata per chiudere la storia con la stessa forza emotiva e spettacolare che ha reso celebre la serie animata originale.

La guerra contro il Signore del Fuoco e la Cometa di Sozin guideranno l’ultimo capitolo della saga

Avatar - La leggenda di Aang - Stagione 2
© Netflix

Le anticipazioni di Cormier confermano indirettamente che la terza stagione seguirà fedelmente gli eventi di Avatar – La leggenda di Aang. Aang dovrà completare il suo addestramento, imparare il dominio del fuoco e prepararsi allo scontro finale contro il Signore del Fuoco Ozai, mentre l’arrivo della Cometa di Sozin incombe come la minaccia definitiva destinata a cambiare il destino del mondo.

Si tratta degli eventi più amati dai fan dell’opera originale, che considerano il terzo libro della serie animata uno dei punti più alti della storia dell’animazione televisiva. Non sorprende quindi che Netflix stia investendo gran parte delle proprie risorse proprio nella conclusione della saga. Lo stesso Cormier ha rivelato che il combattimento finale ha assorbito una parte significativa del budget della stagione, lasciando intendere che lo scontro tra Aang e Ozai sarà uno dei momenti più spettacolari mai realizzati per la serie.

La sfida per Netflix sarà ora mantenere le promesse. La prima stagione è stata accolta positivamente e ha dimostrato che un adattamento live-action di Avatar può funzionare, superando le difficoltà che il franchise aveva incontrato in passato. Se la seconda stagione riuscirà a consolidare quanto costruito finora, la terza potrebbe davvero trasformarsi nell’evento televisivo che Cormier sta descrivendo. E anche se la storia di Aang si concluderà con il terzo capitolo, resta aperta la possibilità che l’universo di Avatar continui attraverso spin-off dedicati ad altri personaggi, magari esplorando in futuro il mondo di Korra.

La seconda stagione di Avatar: The Last Airbender debutterà su Netflix il 25 giugno.

Lucca Comics & Games presenta l’edizione per i 60 anni del festival

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Lucca Comics & Games 2026 si prepara a festeggiare il suo 60° compleanno, insieme alla sua leggendaria community, da mercoledì 28 ottobre a domenica 1° novembre. 60 anni di storia e di creatività, di diversità e di inclusione, di cambiamento, di evoluzioni e metamorfosi, di arte e, soprattutto, di comunità. Una comunità in cammino, il cui racconto non può essere rivolto al passato ma deve guardare al futuro. L’anniversario “Diamond” non è solo l’occasione per celebrare la storia, ma è il momento per capire cosa Lucca Comics & Games ha costruito insieme a chi l’ha vissuta in questi sei decenni e a chi la vivrà, scoprendo insieme cosa potrà accadere dopo. In sessant’anni non sono cresciuti solo una fiera o un festival: il fumetto, il gioco, la cultura del fantastico sono stati per intere generazioni una palestra dell’immaginazione e ora quel patrimonio di valori, di storie e di sogni compongono un’eredità da trasmettere alle nuove generazioni, la LEGACY di Lucca Comics & Games, tema di questa edizione.

Legacy come eredità, come passaggio di testimone, un patrimonio reale di vita, infanzia, scoperte, cultura, cambiamenti che, per citare Gianni Rodari, permetterà, a chi vuole crescere, di conoscere la grammatica del mondo. Ma anche Legacy come quei giochi da tavolo in cui ogni partita modifica il tabellone in modo permanente, e chi gioca oggi cambia il modo in cui tutti gli altri giocheranno domani. È questo che fa da sei decenni la community di visitatAutori (così il festival definisce il suo pubblico), è questa la vera anima di Lucca Comics & Games: ricevere un immaginario e riscriverlo, facendolo suo.

L’infanzia curiosa degli anni ’70, la giovinezza esplosiva dei comics degli anni ’80, le contaminazioni dei ’90, la metamorfosi digitale dei 2000, l’espansione degli anni ’10. Poi la prova più dura: il 2020, l’anno in cui tutto si ferma e il festival sceglie di non sparire, trasformando le sfide in opportunità. Il ritorno, la rinascita. La voglia di continuare una storia che non è solo nostalgia, ma continua evoluzione e cambiamento.

Una biografia collettiva che ha creato il solco per quello che è oggi l’immaginario della cultura pop mondiale e che quest’anno vuole tornare alle sue origini e ai suoi luoghi. L’Italia, dove Lucca Comics & Games è nato nel 1966 diventando un’eccellenza del Made in Italy, che negli anni ha superato i suoi confini, diventando il luogo dove sperimentare, incontrare, amare, fare amicizia, crescere, giocare, guidato da un ideale di inclusione, uniti nella diversità. Proprio come cita il motto dell’Unione Europea, con cui la manifestazione condivide i valori: è infatti la Commissione Europea a patrocinare questa edizione mettendo al centro il nostro paese e la risonanza mondiale della manifestazione.

A firmare l’affiche del 60esimo – primo e unico esempio di meta-poster presentato questa mattina durante la conferenza stampa tenutasi presso la Galleria degli Uffizi di Firenze e organizzata in collaborazione col Museo, scrigno del Rinascimento italiano – è Claudio Castellini*, maestro assoluto del fumetto internazionale, incarnazione vivente della storia di Lucca Comics & Games. Nato proprio nel 1966, è una delle grandi firme del fumetto bonelliano a cavallo tra gli anni ‘80 e ‘90 (Dylan Dog e Nathan Never), sino a diventare una stella internazionale con i supereroi dell’universo Marvel. Eccellenza italiana conosciuta in tutto il mondo, capostipite dell’Italian Invasion, dalle sue mani durante la presentazione del poster di edizione è avvenuto il passaggio di matita alla piccola stella del fumetto Louise Stéphant, a simboleggiare la nuova generazione che eredita il patrimonio di storie e sogni.

Cortesia Lucca Comics & Games

LEGACY: IL META-POSTER E IL PASSAGGIO DI MATITA

È ai personaggi che hanno abitato i manifesti storici del festival che Claudio Castellini dedica il suo lavoro, il primo meta-poster che fa tornare in scena, insieme, i protagonisti del passato. L’eroina d’oro ‘Lu’ di Zerocalcare che rappresenta ogni visitAutore, il ‘Sandokan’ di Don Maitz come simbolo dell’avventura classica, il gorilla col robot di Phil Hale a rappresentare la trasformazione, ‘Lady Hope’ di Ted Nasmith per uno sguardo al futuro pieno di speranza, e infine il drago di Ciruelo che come l’arrivo della manifestazione rende fantastica la città. Generazioni di immaginari diversi, riunite in un’unica, dettagliatissima immagine, piena di simbolismi, citazioni ed easter egg, da zoomare all’infinito. Al centro, un supereroe, un gigante, sorregge una bambina, la luminosa protagonista del poster di Michael Whelan che con la sua semplice veste dialoga idealmente con il sorridente Yellow Kid, mascotte e prestigioso premio del festival lucchese dagli anni sessanta a oggi. Una bambina che solleva la sua matita: è lei la nuova generazione, colei che disegnerà ciò che verrà dopo. A rappresentare quella del poster, accanto al gigante Claudio Castellini, il giovane talento di Louise Stéphant, dieci anni, vincitrice per due anni consecutivi (2024 e 2025) del Petit Fauve del Festival International de la Bande Dessinée d’Angoulême, il concorso che per decenni in Francia ha premiato e scoperto i talenti della BD.

Con il suo tratto michelangiolesco nel ritrarre le mani, Castellini firma anche il disegno che rappresenta il passaggio di testimone: una mano adulta che consegna una matita in una giovane mano, non un’eredità da custodire ma uno strumento da usare, il gesto di consegnare a qualcuno il potere di immaginare il mondo e cambiarlo. Il passaggio del patrimonio di sogni da una generazione all’altra, il legame tra la storia e il futuro del festival, si è fatto realtà: Claudio Castellini, nella culla dell’arte, ha dato questa mattina la sua matita alla piccola Louise, che firmerà la variant cover del poster di Lucca Comics & Games 2026, che verrà presentata durante l’inaugurazione di questa edizione, il 28 ottobre sul palco del Teatro del Giglio Giacomo Puccini.

Sessant’anni dopo la sua nascita, l’edizione LEGACY non vuole solo celebrare il patrimonio di storie di Lucca Comics & Games, ma donarlo al futuro.

UNA MOSTRA DEDICATA A CLAUDIO CASTELLINI: TOCCHI DA MAESTRO

Claudio Castellini, uno dei maestri del fumetto italiano e internazionale, è celebre per il suo stile dinamico e la straordinaria potenza anatomica delle sue figure. Primo autore italiano a lavorare stabilmente per il mercato americano, Castellini ha ridefinito l’estetica del supereroismo moderno.

Il percorso espositivo Claudio Castellini: Tocchi da Maestro traccia le tappe fondamentali della sua carriera attraverso una selezione di tavole originali: dagli esordi in Bonelli, dove ha legato indissolubilmente il suo nome alla nascita grafica di Nathan Never e a due numeri cult di Dylan Dog, fino alle storiche collaborazioni con Marvel e DC Comics su personaggi iconici come Silver Surfer, Conan, Batman e lo storico crossover Marvel vs DC. La mostra al palazzo delle esposizioni della Fondazione Banca del Monte di Lucca, offre un’analisi approfondita della sua tecnica millimetrica, focalizzandosi sullo studio del chiaroscuro e sulla plasticità muscolare che hanno reso il suo segno un punto di riferimento globale.

LUKE & CLEA – A QUEST FOR LEGACY

Se il 40esimo anniversario fu celebrato con un libro (I 40 Ruggenti, If Edizioni), e il 50esimo con un corto di animazione (Marco Soresina) e una storia a fumetti (Zerocalcare), per il suo anniversario di diamante Lucca Comics & Games sblocca un nuovo livello e lancia un divertente pixel game in 8 bit, Luke & Clea – A Quest for Legacy destinato a diventare un cult. Con uno stile che omaggia i videogames anni Ottanta, il gioco è un viaggio nel multiverso del fantastico di Lucca Comics & Games, con citazioni di giochi arcade, villain, easter eggs, ma soprattutto i tanti NTSC (Non Tutti Sanno Che…) da scoprire per ‘salvare’ la storia di Lucca. Un pixel game in 8 bit che racchiude la storia della manifestazione, ricompone le sfaccettature di Lucca come quelle di un Diamante, e al contempo guarda al suo futuro: il 2026 è solo l’inizio. Luke & Clea – A Quest for Legacy è pensato per accompagnare e raccontare la manifestazione attraverso uno dei suoi linguaggi. L’utilizzo di media diversi mira all’inclusività e ha come obiettivo quello di coinvolgere l’intera community di Lucca. Nato da un’idea di Emanuele Vietina, Francesco Bonturi e Sergio Algozzino, diretto e disegnato da Manuel Macchia(Game Director e Game Design), con la programmazione e level design di Andrea Tognetti, il visual, concept e sound design di Sergio Algozzino, la pixel art di Andrea Putortì (Lead Artist e Lead Animator) e i testi di Teo Benedetti (Writing, Dialogues & Quests). Le musiche per questo speciale progetto sono state realizzate in collaborazione con il Conservatorio di Musica Luigi Boccherini, Master MAI & Games. Il gioco sarà disponibile a partire dalla storica data del 24 settembre 2026, il giorno esatto in cui, nel 1966, tutto ebbe inizio; sarà giocabile via app e proprio il primo giorno di festival verrà sbloccato l’ultimo, sorprendente, livello.

LE MOSTRE DI PALAZZO GUINIGI

Lucca Comics 2026 conferenza stampa
Cortesia Lucca Comics & Games

PER I 60 ANNI DI LUCCA, PALAZZO GUINIGI DEDICA UN INTERO PIANO A LEGACY – LA MOSTRA

Un intero piano dello storico Palazzo Guinigi – il secondo – sarà trasformato in una piattaforma culturale con dispositivi allestitivi adattivi e permanenti destinati a evolvere nel tempo anche grazie al coinvolgimento del pubblico. Sarà questo lo spazio che ospiterà la prima grande mostra volta a celebrare i 60 anni di Lucca Comics & Games. Un progetto inedito, sviluppato in partnership con POLI.design, centro per la formazione post-laurea fondato dal Politecnico di Milano, ecosistema formativo ai vertici delle classifiche internazionali nell’area Art & Design. Una collaborazione caratterizzata dalla forte qualificazione progettuale e istituzionale, grazie all’unione di visione, metodo e prestigio internazionale per dare forma a una piattaforma culturale nel cuore della città di Lucca. Una mostra che sarà LEGACY, evolvendo e interagendo con i visitatori. Un’experience interattiva per raccontare una storia collettiva che è passato e futuro insieme. Come i giocatori dei legacy game, i visitatori potranno intervenire nella mostra, “cambiandola” in modo permanente. Da oggi si apre la call to action per i fan di Lucca Comics & Games: chi vorrà potrà inviare un video con il racconto della sua prima Lucca. Una selezione verrà proiettata in un’area speciale della mostra, My first Lucca, anch’essa in continuo mutamento.

PIÙ VELOCE DELLA SUA OMBRA: 80 ANNI DI LUCKY LUKE

Nel 1946, sulle pagine del Journal de Spirou, debuttava un pistolero capace di sparare più veloce della sua stessa ombra. A distanza di ottant’anni, Lucca Comics & Games è onorata di festeggiare il compleanno di Lucky Luke, la leggendaria creatura nata dal genio grafico e narrativo di Morris.

Direttamente dagli archivi del Maestro, i visitatori e le visitatrici potranno ammirare una straordinaria selezione di tavole originali e copertine storiche che mostrano l’epopea del West da un punto di vista assolutamente inedito. Sarà un’occasione unica per ritrovare il destriero Jolly Jumper, il “fedele” cane Rantanplan e i redivivi fratelli Dalton, ma anche per incontrare figure storiche come Jesse James, Billy the Kid e Calamity Jane: eroi di fantasia e protagonisti reali della frontiera, tutti passati sotto la lente deformante e ironica dell’Autore.

Un percorso espositivo che guiderà nel cuore del “western comico” inventato da Morris, un genere diventato un punto di riferimento e una fonte d’ispirazione inesauribile per il fumetto, il cinema e la letteratura. Le sale di Palazzo Guinigi si trasformeranno nello scenario ideale dove nativi americani, banditi, sceriffi, becchini e ballerine di saloon accoglieranno il pubblico, trasportandolo direttamente all’interno del loro affascinante mondo. Si ringraziano per la collaborazione: Le Edizioni Dupuis, Philippe Blanckaert, Antoine Mathon, Fanny Blanckaert.

Le celebrazioni di Lucky Luke continuano… Anche Sergio Bonelli Editore festeggia gli 80 anni del celebre cowboy Lucky Luke con un’avventura inedita disegnata da Giorgio Cavazzano su sceneggiatura di Marco Nucci. Un omaggio tutto italiano al mito del pistolero creato da Morris nel 1946, che sarà disponibile a partire da Lucca Comics & Games 2026.

TILLIE WALDEN: TIME CAPSULE

Voce della Generazione Z, la fumettista americana Tillie Walden si è distinta nel panorama internazionale per la maturità con cui affronta i temi del racconto di formazione, l’inventiva con cui esplora le potenzialità del linguaggio del fumetto e la sensibilità con cui racconta storie delicate e intimiste.

L’autrice, per la prima volta in Italia, sarà presente a Lucca Comics & Games in collaborazione con Bao Publishing dal 28 ottobre al 1° novembre.

Classe 1996, nel 2018 diventa una delle più giovani vincitrici di un premio Eisner con Trottole (Oscar INK), il lavoro autobiografico che l’ha resa famosa in Italia, incentrato sul mondo del pattinaggio e sulla ricerca della propria identità. Nel 2021 con Mi stai Ascoltando? (Bao Publishing) vince un altro prestigioso Eisner Award nella categoria Miglior Graphic Novel. Con la trilogia young adult Clementine, spin off di The Walking Dead (SaldaPress) nel 2024 è stata inserita nella selezione dei Lucca Comics Awards. A settembre 2026, BAO Publishing porterà in Italia Charity e Sylvia, graphic novel tra fiction e Storia che racconta il coraggio e le sfide di due donne lesbiche nel Vermont di inizio Ottocento.

L’esposizione offre un quadro dettagliato dell’evoluzione stilistica dell’autrice, focalizzandosi sull’uso narrativo del colore, sulla definizione delle ambientazioni e sulla complessa indagine psicologica dei personaggi.

COMICS 

Mentre il mondo è sintonizzato a guardare le partite dei Mondiali, sfidando fusi orari, confini e tifoserie, gli appassionati e le appassionate della Nona Arte si uniscono sotto la grande bandiera di Lucca Comics & Games. E con i primi annunci di oggi, la squadra che scende in campo si delinea già come un vero e proprio All-Star Team di fuoriclasse del fumetto mondiale, provenienti ad oggi da tre diversi continenti e nove Paesi: Giappone, Corea, Taiwan, Stati Uniti, Canada, Italia, Spagna, Bulgaria e Gran Bretagna.

DA GOLDRAKE A LA DIVINA COMMEDIA: LA LEGGENDA GO NAGAI PROTAGONISTA DI LUCCA 60

Nel 160° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone, Lucca Comics & Games ospita l’autore che ha cambiato l’immaginario di intere generazioni, fin dall’arrivo deflagrante di Grendizer (Goldrake) sugli schermi televisivi italiani nel 1978: dal 28 al 30 ottobre il Sensei Go Nagai sarà assoluto protagonista di appuntamenti con il pubblico e momenti celebrativi, con la collaborazione di J-POP Manga. Go Nagai continua a creare opere innovative in una vasta gamma di generi, tra cui horror, fantascienza, robotica, commedia e azione, ed è una figura di spicco che ha diffuso la cultura manga giapponese nel mondo. Le opere del Sensei continuano ad essere amate da tutte le generazioni, godendo di immensa popolarità in Italia e influenzando profondamente la cultura popolare.

Go Nagai ha anche adattato con grande audacia il poema epico di Dante Alighieri La Divina Commedia in un manga, dimostrando la sua capacità espressiva unica di creare un ponte tra la letteratura classica e la cultura pop, generando un dialogo culturale. Proprio per quest’opera senza tempo ha ricevuto il Pegaso per la Cultura, massimo riconoscimento della Regione Toscana, che gli è stato consegnato il 14 luglio 2025 all’Expo di Osaka. Nell’occasione, il Sensei aveva espresso il suo amore per l’Italia e il desiderio di voler tornare proprio a Lucca: l’attesa è finalmente finita.

TŌRU FUJISAWA, LEGGENDARIO AUTORE DI G.T.O. E G.T.U., PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA

Ampiamente celebrato da pubblico e critica per la sua comicità travolgente e la sua tagliente satira sociale, con la serie G.T.O. – Great Teacher Onizuka, spin-off del suo celebre manga G.T.O. – Shonan Junai Gumi, adattata in una serie televisiva e anime, Tōru Fujisawa ha riscosso un successo mondiale senza precedenti. Con la sua opera più recente, G.T.U. Great Teacher Uchiyamada – Mad Yamada Fury Road, con protagonista il suo amato personaggio Hiroshi Uchiyamada, è tornato a conquistare il cuore del pubblico italiano. Il Sensei – per la prima volta in Italia – sarà a Lucca Comics & Games in collaborazione con Dynit Manga dal 28 al 31 ottobre 2026.

Un’occasione per (ri)scoprire le sue opere che raccontano, con originalità e un mix di divertimento e riflessione, temi di carattere sociale sempre attuali, mostrando le bellezze e le contraddizioni della società giapponese a partire dal suo sistema scolastico. Tra episodi di bullismo e insegnanti spesso incapaci di affrontare i problemi dei loro studenti, le avventure di Eikichi Onizuka e degli altri personaggi delle serie diventano l’occasione per parlare di coraggio, evoluzione personale, cambiamento.

FROM WEBTOON TO YELLOW KID: WELCOME TO JH

Jung Ji-hoon, in arte JH, è uno dei nomi più rilevanti del webtoon coreano: la sua capacità di tratteggiare personaggi complessi e tormentati lo ha reso un autore di culto a livello internazionale. La sua opera più significativa, The Horizon, ha rivoluzionato il panorama dei webtoon per profondità e messaggio filosofico, conquistando una candidatura agli Eisner Award 2024 e lo Yellow Kid Fumetto dell’anno ai Lucca Comics Awards 2025. Il suo Ho qualcosa da dirti ha debuttato nel 2026 in edizione cartacea proprio in Italia, pubblicato da Gaijin. JH sarà presente tutti i giorni a Lucca Comics & Games in collaborazione con Gaijin (Renoir Comics) per presentare il terzo e ultimo numero di Ho qualcosa da dirti (e il relativo box) e le variant esclusive per la fiera di entrambe le opere.

 CHANG SHENG, LA SCINTILLA TAIWANESE CHE ILLUMINA IL FUMETTO MONDIALE

“All’origine dei miei lavori c’è spesso una scintilla. La lascio nella mia mente, le consento di crescere e di svilupparsi. Così, a poco a poco, le storie prendono forma.” Storie tra il fantascientifico e il fantastico con straordinarie protagoniste femminili, tratteggiate con uno stile dettagliato ed estremamente realistico, sono il biglietto da visita del taiwanese Chang Sheng, candidato agli Eisner Awards 2026 in ben due categorie (un vero primato per un artista di Taiwan): miglior adattamento di serie asiatica (Yan) e miglior artista. Grazie a Toshokan, dal 28 ottobre al 1° novembre l’autore sarà ospite a Lucca Comics & Games.

IL RITORNO DEL MAESTRO: FRANK MILLER PROTAGONISTA DI LUCCA 60

Protagonista della Will Eisner Award Hall of Fame, Yellow Kid Maestro del Fumetto nel 2023, uno dei creatori più influenti e premiati dell’industria dell’intrattenimento: Frank Miller è una leggenda vivente che non ha bisogno di presentazioni, ispiratore di intere generazioni di autori e autrici, ideale simbolo del tema di questa edizione. Noto per la sua narrativa intensa, dura e senza compromessi e per la sua estetica noir cupa, declinata in fumetti, romanzi e cinema, Miller sarà uno dei grandi protagonisti di Lucca 60 e sarà presente per l’intera durata del festival grazie alla collaborazione con Panini Comics. E se per il festival è l’anno del sessantesimo, anche due sue opere che hanno cambiato il fumetto mondiale festeggiano i loro primi 40 anni: Batman: Il ritorno del Cavaliere Oscuro (The Dark Knight Returns) e Daredevil: Rinascita (Daredevil: Born Again).

L’ARCHITETTO DEI MONDI MARVEL: JONATHAN HICKMAN PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA

Autentica superstar del fumetto contemporaneo, Jonathan Hickman sarà per la prima volta in Italia grazie alla collaborazione con Panini Comics dal 28 ottobre al 1° novembre. Autore statunitense pluripremiato e bestseller, la cui narrazione visionaria ha profondamente ridefinito la fiction supereroistica moderna: dopo il suo ingresso nella casa delle idee nel 2009, è diventato una figura centrale su Fantastic FourAvengers e X-Men, oltre a Secret Wars, evento crossover che ha ridefinito l’Universo Marvel. Tra gli artefici del rilancio dell’Universo Ultimate con Ultimate Spider-Man, attualmente è impegnato su Spider-Man: Long Way Home insieme ad Adam Kubert. Innovativo e influente, Hickman continua a spingere i confini espressivi del fumetto, sia all’interno di universi iconici sia nella creazione di mondi completamente originali.

PEACH MOMOKO: IL GIAPPONE INCONTRA L’UNIVERSO MARVEL

Inchiostro, acquerello e un immaginario unico: Peach Momoko è una delle voci più originali e riconoscibili del fumetto contemporaneo. L’autrice giapponese ha conquistato il mondo con il “Momoko-verse”, la linea che reinterpreta l’Universo Marvel attraverso il filtro delle leggende popolari e della cultura giapponese e la sua visione artistica assolutamente unica. Il suo talento va però ben oltre le tavole a fumetti: Peach Momoko ha firmato illustrazioni per nomi di rilievo internazionale come TOOL, Linkin Park, BABYMETAL e il One Piece Trading Card Game, confermandosi come una delle artiste più versatili e richieste della scena globale. Dal 28 ottobre al 1° novembre, l’autrice sarà ospite di Lucca Comics & Games in collaborazione con Panini Comics: oltre a uno stand dedicato al padiglione Giglio, il pubblico avrà l’occasione di incontrarla durante firmacopie, panel e talk. Sarà inoltre coinvolta in un progetto speciale che sarà presto svelato.

TEMPO, PERDITA, EMOZIONI: PACO ROCA TORNA A LUCCA

Un autore che non ha bisogno di presentazioni: maestro del fumetto spagnolo, vincitore di premi in tutto il mondo con Rughe, considerato un capolavoro del fumetto contemporaneo (e trasposto in un film d’animazione candidato agli Oscar), sa evocare emozioni agrodolci con personaggi commoventi e una narrazione potente. Con la sua capacità rara di coniugare personale e universale, parlando a chiunque di tempo, perdita, affetto e memoria, Paco Roca ha conquistato negli anni il pubblico di Lucca e tutte le giurie: nel 2022 gli è stato assegnato lo Yellow Kid Autore dell’anno, dopo il Gran Guinigi Miglior Graphic Novel assegnato nel 2008. Forte dei suoi successi e dell’amore dei lettori e lettrici italiani, l’autore tornerà a Lucca con Tunué – casa editrice di tutte le sue opere in Italia – dal 28 ottobre al 1° novembre.

SETH PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA… NON È MALE, MALGRADO TUTTO

Per la prima volta in Italia, arriva uno dei maestri del fumetto nordamericano contemporaneo, una voce unica al pari di nomi come Chris Ware e Daniel Clowes. Dal 28 ottobre al 1° novembre Seth (nome d’arte di Gregory Gallant) sarà a Lucca Comics & Games 2026 in collaborazione con Coconino Press per presentare la nuova edizione di La vita non è male malgrado tutto, uno dei suoi graphic novel più amati. Seth ha dato vita alla serie di albi Palookaville, iniziata diverse ere geologiche fa come comic book e attualmente pubblicata con cadenza semestrale in volumi con copertina rigida. I suoi fumetti sono apparsi sul New York Times Magazine, su Best American Comics e su McSweeney’s Quarterly. Le sue illustrazioni e immagini di copertina sono state pubblicate sulle riviste più prestigiose, tra le quali il settimanale New Yorker. Oltre a La vita non è male malgrado tutto Coconino Press ha pubblicato il suo capolavoro Clyde Fans (2019), realizzato nel corso di più di vent’anni, e il graphic novel George Sprott (2022).

BOUM: IL BIANCO E NERO CHE SORPRENDE L’ANIMA (E CONQUISTA PREMI)

Un bianco e nero ricco e sfumato, una messa in scena raffinata ed elegante: è così che si presenta Boum, autrice e illustratrice canadese classe 1985 capace di miscelare sapientemente emozioni e resa naturale, con un tratto inconfondibile. Nota per la sua serie di vignette autobiografiche Boumeries, a Lucca lettori e lettrici potranno scoprire l’opera che, tra i tanti premi, le è valsa l’Eisner Awards 2025 come Best U.S. Edition of International Material, così descritta dalla critica: “Andando oltre la sua apparenza di fumetto underground o di graphic novel di tendenza, La medusa è una splendida sorpresa piena di tenerezza, amore e lacrime”. Grazie alla collaborazione con Tunué, il pubblico potrà incontrare Boum in firmacopie e incontri dal 28 ottobre al 1° novembre.

GARIBALDI A FUMETTI: ALESSANDRO BARBERO SBARCA A LUCCA CON DAVIDE SAVELLI E IRIS BIASIO

Punto di riferimento della divulgazione storica, amatissimo anche dalle nuove generazioni, protagonista di eventi sold out e contenuti virali, approda ora al mondo del fumetto. In occasione dell’uscita del suo nuovo libro – Garribaldi. The British Tour (Rizzoli Lizard) – il 28 ottobre Alessandro Barbero sarà a Lucca Comics & Games affiancato dai co-autori Davide Savelli e Iris BIasio.

Londra 1864. Garibaldi sbarca in Inghilterra, ed è subito una star con tanto di merchandising e traffico di memorabilia! Ispirandosi a questo straordinario episodio, Barbero e Savelli, per le pluripremiate matite di Iris Biasio, raccontano un Garibaldi inedito, incontenibile, larger than life.

IL CIELO È AZZURRO SOPRA LUCCA: LA SFIDA “MONDIALE” TARGATA MIRAGE COMICS

Nel ventesimo anniversario della vittoria della nazionale italiana ai Mondiali 2006, Lucca Comics & Games diventa il campo da gioco per una sfida senza precedenti: un 11 contro 11 che vedrà “in campo” campioni e campionesse del fumetto globale. E se è vero che – come diceva Vujadin Boskov – “pallone entra quando Dio vuole”, qui l’incontro – promosso da Mirage Comics – sarà giocato da due squadre d’eccezione: Italia – Resto del Mondo, in un match all’ultima vignetta. Novanta minuti di pura adrenalina in cui gli 11 autori e autrici italiani sfideranno gli 11 autori e autrici internazionali nella realizzazione dal vivo di due storie, basate sulle sceneggiature inedite dei due “capitani” Michael Bendis e Roberto Recchioni. Annunciati anche i primi giocatori dei due team rivali: Alex Maleev e Sara Pichelli. In postazione per la telecronaca, la voce Rai dell’indimenticabile finale di Berlino 2006, Marco Civoli. Una sfida senza precedenti che il 29 ottobre animerà l’auditorium San Romano.

SCOTT’S COLLECTABLES E I SUOI ARTISTI PER LA PRIMA VOLTA A LUCCA

Scott’s Collectables arriva a Lucca Comics & Games con un esordio d’eccezione, portando la sua artist alley di autori e autrici nazionali e internazionali in un’area dedicata allestita nell’Oratorio San Giuseppe. Per la prima volta una delle realtà internazionali più rilevanti specializzata nella promozione di artisti, nella valorizzazione dell’arte originale e nell’organizzazione di esperienze dedicate ad appassionati e collezioni sarà a Lucca con un prestigioso parterre di ospiti, tra i quali Martin Simmonds e Marco Checchetto.

Uno spazio che riunirà alcuni tra i più importanti esponenti del fumetto nazionale e internazionale, ciascuno con una postazione dedicata dove fan e collezionisti potranno incontrare gli artisti e le artiste, ammirare ed acquistare opere originali e scoprire da vicino il processo creativo che dà vita alle loro storie.

UPLOAD COMPLETATO: CON MARIO MORONI, IL PRIMO PROGETTO ITALIANO DA PODCAST A FUMETTO

C’è un momento in cui un solo linguaggio non basta più e Mario Moroni, una delle voci più riconoscibili nel racconto dell’innovazione, creator del podcast Il Caffettino, lo ha capito e ha scelto di fare una mossa inaspettata, passando dal medium podcast al medium fumetto. Nasce così Achille & KiPI – I Disconnessi di m1RC, un progetto che è solo una graphic novel, ma soprattutto l’evoluzione naturale di una community attenta, curiosa, appassionata di tecnologia e nuovi linguaggi. Cyberpunk, cultura digitale e la sensibilità visiva della Nona Arte contemporanea si fondono in un universo originale, costruito insieme al pubblico fin dall’inizio: la pagina Kickstarter già attiva permette di leggere le prime 10 pagine gratuite e di seguire il progetto, diventando parte del processo creativo prima ancora che il fumetto esista nella sua forma definitiva. Il vero traguardo sarà tagliato a Lucca Comics & Games, community event per eccellenza, quando il fumetto sarà presentato per la prima volta insieme al team creativo.

VIDEOGAME

LUCCA COMICS & GAMES CELEBRA FINAL FANTASY VII, YOSHINORI KITASE OSPITE D’ONORE

Per celebrare l’eredità senza tempo di FINAL FANTASY™ VII e l’uscita storica di FINAL FANTASY VII REVELATION, terzo e ultimo capitolo dell’epica e acclamata serie FINAL FANTASY VII Remake, Yoshinori Kitase sarà ospite d’onore a Lucca Comics & Games 2026.

Yoshinori Kitase, Producer della serie FINAL FANTASY VII Remake e Director dell’originale FINAL FANTASY VII, parteciperà al festival. Durante le celebrazioni, Kitase sarà inserito nella Lucca Walk of Fame, in riconoscimento del suo straordinario contributo all’industria videoludica e del ruolo avuto nel definire una delle saghe più amate del mondo gaming.

DA DEVIL MAY CRY A ŌKAMI: HIDEKI KAMIYA, L’UOMO CHE HA SCRITTO PAGINE FONDAMENTALI DELLA CULTURA POP INTERATTIVA

Arriva a Lucca Hideki Kamiya, uno dei game designer più visionari della storia del medium: a lui si devono capolavori assoluti come Resident Evil 2, Devil May Cry, Viewtiful Joe, Ōkami, Bayonetta e The Wonderful 101. Un percorso straordinario che lo ha visto protagonista in Capcom, Clover Studio e PlatinumGames, dove ha ridefinito interi generi videoludici. Oggi, alla guida del suo nuovo studio CLOVERS, sta dirigendo il sequel di Ōkami in collaborazione con Capcom; uno dei progetti più attesi dalla community videoludica mondiale. Hideki Kamiya sarà a Lucca giovedì 29 e venerdì 30 ottobre. 

L’EX SENIOR ARTIST DI ROCKSTAR GAMES ARRIVA A LUCCA COMICS & GAMES 2026

Senior Artist presso Rockstar Games (2001–2016), Stephen Bliss è accreditato per aver definito lo stile artistico del franchise Grand Theft Auto, a partire dalle iconiche copertine di GTA III e GTA: Vice City. Il suo stile distintivo ha contribuito anche all’identità visiva dei successivi titoli della serie GTA, oltre a Red Dead Redemption e L.A. Noire.

Prima di consolidare la sua carriera nel mondo dei videogiochi, Bliss ha affinato il suo linguaggio grafico nella Tokyo degli anni ’80, lavorando per la maison Hysteric Glamour. Negli anni ’90 ha collaborato con Massive Attack, MTV, Nintendo e Sega.

Oggi Bliss è un artista e muralista affermato a livello internazionale, con mostre personali a Londra, New York e Los Angeles, e murales pubblici da Miami a Guam. Continua a lavorare su progetti di illustrazione commerciale, con un portfolio che include DC Comics, The Washington Post e Bloomberg.

La sua partecipazione a Lucca Comics & Games è un’opportunità unica per incontrare l’artista dietro alcune delle immagini più iconiche della cultura videoludica mondiale.

NARA STUDIO E CYDONIA PORTANO WONDERFUL NEORAN VALLEY A LUCCA

Dopo l’incredibile successo della campagna Kickstarter, che ha raccolto oltre 1 milione di dollari diventando il videogioco con la campagna di crowdfunding di maggior successo mai realizzata sulla piattaforma da un team italiano, Wonderful Neoran Valley, l’indie sviluppato da Nara Studio, sarà protagonista a Lucca Comics & Games 2026 con una serie di attività dedicate. Tra gli appuntamenti previsti, che verranno svelati nei prossimi mesi, ci saranno anche diversi meet & greet con il team di sviluppo guidato dal content creator Cydonia, Creative Director del progetto.

LUCCA COMICS & GAMES 2026 ACCOGLIE DANIEL DOCIU, LEGGENDA DELLA CONCEPT ART INTERNAZIONALE

Nato a Cluj, in Romania, Daniel Dociu è da oltre trent’anni una delle figure più influenti dell’intrattenimento interattivo. Come Chief Art Director di ArenaNet, ha definito l’identità visiva di Guild Wars e Guild Wars 2, vincendo medaglie agli Spectrum Awards e il Grand Master Award all’EXPOSÉ 9. Tra le sue esperienze anche EA, Squaresoft e Amazon Game Studios. A Lucca, un’occasione rara per incontrare chi ha ridefinito il worldbuilding visivo nei videogiochi.

NOAH FALSTEIN, UNO DEI PADRI FONDATORI DELL’ERA D’ORO DELLE AVVENTURE GRAFICHE

Game designer dal 1980, Noah Falstein è tra i primi dieci dipendenti di Lucasfilm Games, poi diventata LucasArts, e ha collaborato con George Lucas e Steven Spielberg su titoli come The Secret of Monkey Island e Indiana Jones and the Last Crusade. Oggi è Director of Experience Design presso la George Lucas Educational Foundation, di nuovo allo Skywalker Ranch dopo 35 anni. A Lucca firmerà copie di Ribelli, Pirati e Tentacoli – La storia di LucasArts di Andrea Contato (Mondiversi/Tora Edizioni), volume di cui ha scritto l’introduzione. Falstein sarà ospite dal 28 al 30 ottobre con talk e firmacopie.

TORA EDIZIONI PORTA A LUCCA CHRIS DARRIL, UNA DELLE FIGURE PIÙ INFLUENTI DEL VIDEOGIOCO ITALIANO CONTEMPORANEO

Ospite di Tora Edizioni, Chris Darril, creatore di Bye Sweet Carole e della serie Remothered, presenterà al festival l’artbook ufficiale di Bye Sweet Carole, frutto della collaborazione con Li-le Sewing Machine, con materiali artistici e contenuti inediti sul gioco. Un’opera da record: candidata agli Annie Awards, vincitrice di un Webby, sei Telly Awards e premiata agli Italian Video Game Awards. Lucca 2026 sarà il primo incontro ufficiale tra Darril, Tora Edizioni e la community.

BURNING FARMHOUSE PRESENTA MARMOREA, IL VIDEOGIOCO HORROR CHE TRASFORMA LA TOSCANA IN UN MISTERO SECOLARE

Ambientato tra le Alpi Apuane e la Versilia, il titolo segue Guido, tornato nel borgo di Pietralba per indagare sulla scomparsa del fratello tra cave di marmo e segreti che affondano le radici nel passato toscano. Il team sarà al festival con un talk dedicato. Uscita prevista nel 2026 per PC.

COLLECTIBLE, GAMES E FANTASY

L’area Nord Est della città di Lucca si rinnova, lo spazio dedicato al mondo Collectible – già presente in piazza Santa Maria e nel padiglione San Francesco nella scorsa edizione – vede nascere ora all’interno del Giardino degli Osservanti un nuovo padiglione multimarca dedicato ai principali player internazionali del mondo Collectible e non solo.

LA MAGIA DI POP MART ARRIVA PER LA PRIMA VOLTA A LUCCA

Per la prima volta a Lucca Comics & Games arriverà POP MART, leader mondiale nel settore dei designer collectibles e dell’intrattenimento pop. Un debutto che assume un significato particolare anche per il brand che celebra il 16° anniversario. POP MART, nota per le sue creazioni iconiche come THE MONSTERS, SKULLPANDA, CRYBABY, MOLLY, DIMOO e HIRONO, promette al pubblico di Lucca esperienze esclusive, attivazioni speciali e sorprese pensate appositamente per l’occasione, portando a Lucca la propria magia.

POKÉMON 30

Pikachu guiderà tutta la Pokémon crew verso i festeggiamenti del 30° anniversario a Lucca Comics & Games. Un compleanno unico per The Pokémon Company che non solo conferma la sua presenza, ma che celebrerà con iniziative e attività memorabili. Pokemon Play Lab per LC&G 2026 cambia casa per trasferirsi in una location monumentale esclusiva ma soprattutto ideale per tutti gli aspiranti allenatori: la rinnovata Palestra Bacchettoni. Una vera palestra nel cuore dell’area est di Lucca, in un edificio grande e accogliente, appena restaurato per un’esperienza unica ed irripetibile. Una location in grado di ospitare e intrattenere tutta la Pokémon community presente in città con laboratori, novità in tiratura limitata, mostra di prodotti unici e meet & greet con i Pokémon più amati.

Ma le sorprese del mondo Pokémon non finiscono qui… la “Road to Lucca” è appena iniziata e toccherà altre tappe che evolveranno nella condivisione di altre iniziative senza precedenti, pensate apposta per la community di Lucca Comics & Games. Gotta catch ’em all!

BANDAI CARD GAMES, UN PADIGLIONE DEDICATO E L’ANTEPRIMA DI NARUTO CARD GAME

In piazza Santa Maria sarà inaugurato un padiglione monografico di Gametrade interamente dedicato ai Trading Card Game di Bandai: ONE PIECE Card Game, Gundam Card Game, DRAGON BALL SUPER CARD GAME Fusion World, Masters e Digimon Card Game. Inoltre, a Lucca Comics & Games 2026 arriverà, in anteprima assoluta italiana, Naruto Card Game, il nuovo gioco di carte collezionabili ispirato all’universo del celebre manga e anime di Masashi Kishimoto. Atteso per il 2027, il titolo rappresenta una delle novità più importanti del catalogo Bandai, portando il mondo dei ninja del Villaggio della Foglia nel panorama dei TCG e offrendo ai fan un nuovo modo di vivere le avventure di Naruto attraverso sfide strategiche e collezionismo.

MARKO DJURDJEVIC TORNA CON ORKEN

Accanto ai grandi fenomeni già entrati nell’immaginario globale, Lucca Comics & Games guarda anche alla crescita di nuovi universi narrativi. Marko Djurdjevic, artista, concept designer e autore noto a livello internazionale, porterà al festival Orken, progetto dark fantasy creato da SIXMOREVODKA, lo studio guidato dallo stesso Djurdjevic, e presentato per la prima volta a Lucca nel 2017. Al centro c’è Edom, un mondo primordiale abitato da orchi lontani dallo stereotipo dei mostri della leggenda: figure arcaiche, custodi di una civiltà antica, immerse in un universo costruito attraverso mito, geografia, culture, religioni e memoria storica. La forza di Orken sta nel suo approccio transmediale: artbook, materiali narrativi e nuovi sviluppi editoriali concorrono alla costruzione di un mondo coerente e riconoscibile, aperto al fumetto, all’illustrazione e al racconto epico, con la partecipazione di artisti italiani come Gigi Cavenago e Matteo Scalera, autori delle variant cover degli artbook.

LE ILLUSTRAZIONI DI MAGIC: THE GATHERING CON REBECCA GUAY E SCOTT M. FISCHER

Rebecca Guay ci porterà in un altro territorio in cui l’universo fantastico prende forma attraverso l’immagine e il gioco. Guay è un’artista tra le più amate dell’illustrazione fantasy internazionale, capace di lasciare un segno profondo nell’immaginario di Magic: The Gathering e in quello del fumetto. Dopo gli esordi tra Marvel Comics e DC Comics, Guay ha lavorato alla serie Vertigo Black Orchid e all’universo di The Sandman. Ha illustrato oltre 150 carte di Magic: The Gathering, firmando anche graphic novel legate al mondo di Magic e lavori come l’antologia DC/Vertigo A Flight of Angels e The Last Dragon per Dark Horse Comics. Il suo percorso si è poi aperto al lavoro espositivo e di galleria, con opere e installazioni che conservano la stessa intensità visionaria delle sue illustrazioni più note. Guay ha recentemente lavorato al suo primo mazzo completo di tarocchi, ARTMS: A Rebecca Guay Tarot.

Su un versante più dinamico e muscolare dell’immaginario fantasy si colloca invece Scott M. Fischer, autore capace di attraversare gioco, fumetto e grandi saghe popolari con uno stile immediatamente riconoscibile. Illustratore di oltre 160 carte di Magic: The Gathering, Fischer ha lavorato anche per Dungeons & Dragons e per alcuni dei più importanti mondi dell’editoria fantasy e del fumetto. È stato autore regolare delle copertine per le serie Dark Horse Comics sul “Buffyverse” di Joss Whedon: Buffy the Vampire Slayer, Angel e Angel & Faith, e ha firmato lavori collegati a universi come The Witcher e La Ruota del Tempo. Due ospiti che saranno a Lucca grazie alla splendida collaborazione con Boose Mtg. La road to Lucca inizierà già dal 10-11-12 luglio con l’arrivo del Paupergeddon Summer Edition al Polo Fiere di Lucca.

PAOLO BARBIERI, 30 ANNI DI IMMAGINARIO

Tra le grandi celebrazioni di questo 2026 anche i 30 anni di attività dell’italiano Paolo Barbieri, artista profondamente legato alla storia del festival. Il suo rapporto con Lucca Comics & Games è cresciuto negli anni attraverso progetti diventati parte dell’identità visiva della manifestazione: dall’universo de L’Orlando Curioso al calendario Lords for the Rings, dai contributi per l’Area Performance fino al poster ufficiale del 2021, tra i più riconoscibili delle ultime edizioni. Nel suo lavoro, Barbieri ha attraversato mito, fantasy e immaginario epico, confrontandosi anche con Dante e con la potenza visionaria della Commedia attraverso il suo Inferno di Dante illustrato. Avrà così luogo, sabato 31 ottobre alle 21 nell’Auditorium del Suffragio, il Concerto in Arte, una serata realizzata da Lucca Crea in collaborazione con il Conservatorio di Musica Luigi Boccherini, in cui musica e immagine dialogheranno attraverso le colonne sonore che hanno nutrito l’immaginario dell’artista. La selezione, curata dallo stesso Barbieri, attraverserà cinema, animazione e grandi saghe: da Joe Hisaishi a John Williams, Hans Zimmer ed Ennio Morricone, fino ai temi di Star Blazers, Lupin III e Il Signore degli Anelli. Un appuntamento immersivo per raccontare, attraverso il suono e la visione, una carriera costruita dentro l’immaginario fantastico e in dialogo costante con Lucca. A coronare le celebrazioni, in occasione di Lucca Comics & Games uscirà per Sergio Bonelli Editore il volume celebrativo dell’anniversario, “Trent’anni di disegni sbagliati”. L’opera ripercorre le tappe salienti della carriera di uno dei più significativi artisti della fantasy italiana, mettendone in luce il ruolo di precursore e innovatore nel panorama editoriale. Il volume racconta inoltre come il suo percorso creativo si intrecci, fin dagli esordi, con la storia stessa di Lucca Comics & Games, testimoniando un legame profondo e continuativo con il Festival. A coronare le celebrazioni, in occasione di Lucca Comics & Games uscirà per Sergio Bonelli Editore il volume celebrativo dell’anniversario,Trent’anni di disegni sbagliati. L’opera ripercorre le tappe salienti della carriera di uno dei più significativi artisti della fantasy italiana, mettendone in luce il ruolo di precursore e innovatore nel panorama editoriale. Il volume racconta inoltre come il suo percorso creativo si intrecci, fin dagli esordi, con la storia stessa di Lucca Comics & Games, testimoniando un legame profondo e continuativo con il Festival.

ANNUNCIATI I 5 FINALISTI DEL BOARD GAME DESIGNER OF THE YEAR 2026

Lucca Comics & Games 2026 annuncia i cinque finalisti del Board Game Designer of the Year, il prestigioso riconoscimento promosso da Lucca Crea in collaborazione con SAZ Italia, dedicato all’eccellenza creativa degli autori di giochi italiani e internazionali. A contendersi il titolo saranno Bruno Cathala, maestro della collaborazione creativa e tra i designer europei più eclettici e prolifici; Johannes Goupy, voce francese in rapida ascesa capace di coniugare meccaniche originali e atmosfere coinvolgenti; Tomáš Holek, autore versatile che spazia con naturalezza dai giochi per famiglie ai titoli più esigenti; Reiner Knizia, vera leggenda del game design internazionale e simbolo di innovazione sistemica; e Paolo Mori, voce inconfondibile nel fondere meccaniche eleganti e temi storici. Il vincitore sarà annunciato durante la serata di premiazione al Teatro del Giglio Giacomo Puccini, nell’ambito del festival.

MUSIC 

Anche quest’anno protagonista del festival, la musica di Lucca Comics & Games animerà la città con grandi ospiti e serate imperdibili che faranno scatenare i visitatori. Il Giardino degli Osservanti con il palco a vocazione fandom, piazzale Verdi coinvolgerà invece il pubblico con concerti e performance live, il Foro Boario dove si terranno gli appuntamenti serali, il Teatro del Giglio Giacomo Puccini e, infine, il grande palcoscenico a cielo aperto, il centro storico di Lucca, con la rete in filodiffusione che accompagnerà con la sua musica tutti i momenti e i luoghi del festival.

YŌKO KANNO PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA: A LUCCA E…

Tra gli appuntamenti musicali più attesi di Lucca Comics & Games 2026 c’è senz’altro l’arrivo per la prima volta in Italia di Yōko Kanno, compositrice, arrangiatrice, performer e produttrice musicale tra le figure più importanti della musica per anime, videogiochi, cinema e televisione. Colonna sonora di riferimento per generazioni di spettatori e ascoltatori, il suo nome è legato in modo indissolubile a Cowboy Bebop, anime culto che ha trovato nella musica uno degli elementi decisivi della propria identità. Tra le sigle più note e riconoscibili della produzione anime a cavallo del XXI secolo c’è infatti Tank!, l’apertura jazz firmata da Kanno insieme ai suoi SEATBELTS, entrata nell’immaginario globale anche grazie all’iconico “3, 2, 1, let’s jam”. E ancora, Ghost in the Shell: Stand Alone Complex, Macross Frontier, Darker than Black e Genesis of Aquarion. Con generi, linguaggi e formati diversi, dalla musica per videogiochi, con la serie Nobunaga’s Ambition, alle collaborazioni per il cinema, fino a progetti di rilievo istituzionale come Ray of Water e Hana wa Saku, inno di rinascita dopo il Grande Terremoto del Giappone Orientale del 2011. Yoko Kanno sarà a Lucca sabato 31 ottobre e domenica 1° novembre dove sarà celebrata e incontrerà finalmente i fan italiani ed europei. E il 3 novembre ci sarà un vero e proprio evento epocale: al Teatro Nazionale di Milano, in anteprima europea, la Sensei si esibirà in Piano Me: il progetto solista che unisce pianoforte dal vivo e immagini. L’evento, un vero unicum nel calendario dei concerti di musica classica dell’autunno 2026, è una produzione di Let Me See e Yellow Echos.

TORNA IL POP-PUNK DEI FINLEY

Torna a Lucca il pop-punk dei Finley, che venerdì 30 ottobre saliranno sul palco di Piazzale Verdi dopo il grande successo del tour per i vent’anni dall’uscita di TUTTO È POSSIBILE, il loro primo album, doppio disco di platino con 160.000 copie vendute. La storica band composta da Pedro (voce), Ka (chitarra), Dani (batteria) e Ivan (basso), nata tra i banchi di scuola, che ha calcato i più prestigiosi palchi d’Europa e che da sempre propone concerti ricchi di energia, farà scatenare il pubblico di Lucca con il suo sound generazionale e gli inconfondibili brani del suo repertorio.

I CAVALIERI DEL RE A TEATRO

Dalle sigle degli anime anni ’80 e ’90 al palco di Lucca Comics & Games 2026: tornano I Cavalieri del Re, autori di oltre 40 indimenticabili colonne sonore che hanno fatto la storia di un’intera generazione, tra cui L’Uomo Tigre, Lady Oscar, Yattaman, Ransie la Strega, Gigi la Trottola e Devilman. Il gruppo sarà protagonista di due appuntamenti durante il festival: un inedito e speciale concerto al Teatro del Giglio Giacomo Puccini venerdì 30 ottobre, che sarà anticipato da una light version sul palco di piazzale Verdi giovedì 29 ottobre, due occasioni per rivivere insieme, dal vivo, le melodie che hanno accompagnato l’infanzia di tantissimi appassionati. Lucca li aspetta con il loro repertorio intramontabile, pronto a far cantare il pubblico a squarciagola sulle note che hanno fatto la storia di un genere.

FESTEGGIARE I 60 ANNI CON L’EVENTO BLASTER

L’appuntamento per il primo dei party organizzati per festeggiare il 60° anno di Lucca Comics & Games è sabato 31 ottobre al Foro Boario con la serata Blaster, il party alternativo che unisce clubbing e live show. Mixando le sottoculture dalla scena musicale (metal, punk, rock, elettronica) al mondo nerd, crea uno spazio nuovo e inclusivo, perfetto per scatenarsi a Lucca Comics & Games. Un evento che saprà sorprendere, perché ogni serata blaster la tematica cambia e cambia la line up di band a seconda del genere musicale, e il personaggio Alieno cambia il suo outfit. Non ci resta che lasciarci coinvolgere dalle sonorità alternative Blaster e dare il via alle celebrazioni per l’anniversario Diamond!

MOVIE

L’Area Movie di Lucca Comics & Games, a cura di QMI, torna anche per questa edizione come uno dei punti di riferimento della manifestazione per tutti gli appassionati di cinema, serie TV e intrattenimento. Da sedici anni luogo d’incontro tra gli spettatori e i protagonisti dell’audiovisivo, l’Area Movie proporrà anche quest’anno un programma ricco di anteprime, incontri, eventi speciali e contenuti esclusivi. Le prime novità e gli ospiti del piccolo e grande schermo dell’edizione 2026 saranno annunciati prossimamente.

APRE LA BIGLIETTERIA EARLY BIRD

Al via oggi a partire dalle 13.00 la vendita dei biglietti Early Bird per Lucca Comics & Games – Community since 1966. Sarà possibile acquistare biglietti abbonamenti a prezzo ridotto fino alla mezzanotte di venerdì 24 luglio, con un tetto massimo di 80.000 biglietti.

La biglietteria ordinaria aprirà il 1 settembre, a partire da questa data sarà possibile acquistare biglietti giornalieri e le diverse tipologie di abbonamento a prezzo di listino.

Jumpers 2: annunciato il sequel e proposte idee in cui “Pixar incontra Fast & Furious”

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Il futuro di Jumpers potrebbe già essere in fase di brainstorming creativo. Dopo il successo al box office del film Pixar, uno dei protagonisti, Bobby Moynihan, ha rivelato la sua idea per un possibile sequel che ribalterebbe completamente le regole del primo capitolo. Una proposta volutamente folle, che però ha già ottenuto il supporto del cast e acceso il dibattito sulla direzione futura del franchise.

In un’intervista recente, Moynihan – voce del personaggio King George – ha spiegato che Jumpers 2 dovrebbe fare esattamente il contrario del film originale. Se nel primo capitolo la studentessa Mabel trasferisce la propria coscienza in un castoro robotico, nel sequel dovrebbe essere George a “saltare” in un corpo umano. In questa nuova versione della storia, Mabel sarebbe impegnata in una campagna elettorale per diventare sindaca, mentre George diventerebbe il suo consulente politico. L’idea è stata accolta con entusiasmo anche da Piper Curda, doppiatrice di Mabel, che si è detta immediatamente favorevole a tornare nel ruolo. Il regista Daniel Chong e la produttrice Nicole Paradis Grindle hanno però ribadito che, al momento, Pixar non ha ancora dato alcun via libera ufficiale, sottolineando come ogni eventuale sequel debba nascere da una storia realmente valida.

La proposta arriva in un momento particolarmente interessante per Pixar. Jumpers ha infatti rappresentato una rarità recente per lo studio: un film originale capace di superare le aspettative, incassando oltre 372 milioni di dollari e ottenendo un consenso critico molto alto. In un’epoca in cui Pixar tende sempre più spesso a puntare sui sequel dei suoi franchise storici, il successo del film riapre la discussione sulla sostenibilità delle nuove proprietà intellettuali. L’idea di Moynihan, pur nata come provocazione, evidenzia proprio questa tensione tra sperimentazione e continuità: da un lato la voglia di espandere un mondo narrativo fresco, dall’altro la necessità di non ripetere semplicemente le formule già utilizzate.

Il possibile futuro di Jumpers tra sequel, serie spin-off e nuove sperimentazioni Pixar

Se da un lato l’idea di un Jumpers 2 sembra ancora lontana dall’approvazione ufficiale, dall’altro il team creativo non esclude affatto di tornare in quell’universo. Il regista Daniel Chong ha dichiarato che Pixar è sempre interessata a un sequel, ma solo nel caso in cui emerga una storia realmente forte. Anche la produttrice Nicole Paradis Grindle ha confermato che esiste un “desiderio concreto” di rivedere quei personaggi, pur senza impegni formali.

Le idee sul tavolo, tuttavia, non si fermano alla sala cinematografica. Moynihan ha scherzato sulla possibilità di una serie Disney+ dal titolo Pond Rules, mentre altre ipotesi includono versioni ancora più estreme del franchise, tra cui scenari alla Fast & Furious con castori al volante di veicoli tematici fino allo spazio. Proposte ironiche, certo, ma indicative di quanto il mondo di Jumpers abbia già generato un immaginario sufficientemente ricco da poter essere espanso.

In un contesto più ampio, Pixar continua a bilanciare nuove idee e franchise consolidati, come dimostrano i progetti futuri legati a Gli Incredibili 3 e Coco 2. Proprio per questo, anche se un sequel di Jumpers non è imminente, il film potrebbe rappresentare un tassello importante nella strategia dello studio: testare nuove storie originali in grado di diventare, potenzialmente, le prossime grandi saghe dell’animazione moderna.

Keanu Reeves entra nel mondo LEGO: in trattative per un film ibrido con Universal

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Keanu Reeves potrebbe presto aggiungere un nuovo franchise alla sua carriera già ricchissima. L’attore è infatti in trattative per recitare in un nuovo film LEGO ibrido live-action e animazione, prodotto da Universal Pictures. Un progetto che segna un ulteriore spostamento della star di John Wick verso grandi universi cinematografici, questa volta nel segno dell’iconico brand di mattoncini danesi.

Secondo quanto riportato da Deadline, il film è in sviluppo da circa sei anni e ha attraversato numerose versioni di sceneggiatura prima di trovare una direzione stabile. La svolta sarebbe arrivata con il coinvolgimento del regista Josh Cooley, premio Oscar per Toy Story 4, che ha già collaborato con Reeves proprio nel franchise Pixar dove l’attore ha doppiato il personaggio di Duke Caboom. Reeves dovrebbe tornare a interpretare questo ruolo anche in Toy Story 5, attualmente in forte successo al box office. Il nuovo film LEGO sarà prodotto da The LEGO Group, con Jill Wilfert e Ryan Christians alla produzione, e si inserisce in un franchise che ha già incassato oltre 1,1 miliardi di dollari al cinema.

La possibile partecipazione di Reeves rappresenta un passaggio significativo per la strategia dei LEGO movies. Dopo il boom del primo The LEGO Movie e il progressivo rallentamento dei capitoli successivi, Universal sembra intenzionata a rilanciare il brand puntando su una figura capace di unire carisma, ironia e appeal globale. Reeves, già amato per la sua versatilità tra azione, commedia e ruoli iconici, potrebbe essere l’elemento ideale per riportare il franchise al centro dell’attenzione del grande pubblico. Allo stesso tempo, la scelta di un formato ibrido tra live-action e animazione suggerisce la volontà di sperimentare un linguaggio più dinamico e moderno, in grado di distinguersi dalle precedenti incarnazioni del brand.

Il LEGO movie con Keanu Reeves potrebbe rilanciare un franchise in cerca di una nuova identità

Il franchise LEGO ha vissuto una parabola molto chiara: un debutto folgorante nel 2014 con The LEGO Movie, seguito da sequel e spin-off che non sono riusciti a replicare lo stesso impatto culturale e commerciale. In questo contesto, l’arrivo di Keanu Reeves potrebbe rappresentare non solo un’operazione di casting, ma un vero tentativo di ridefinire l’identità della saga.

La scelta di Josh Cooley come regista aggiunge ulteriore interesse al progetto. Dopo il successo critico di Toy Story 4 e il più recente Transformers One, Cooley ha dimostrato una capacità particolare nel gestire universi narrativi già consolidati, trovando nuove angolazioni emotive e narrative. Il suo coinvolgimento, unito alla presenza di Reeves, suggerisce un film che potrebbe puntare tanto sull’umorismo quanto su una struttura più avventurosa e caratterizzata.

Se l’accordo dovesse andare in porto, il nuovo film LEGO potrebbe diventare uno dei progetti più curiosi della prossima fase di Hollywood: un ibrido tra nostalgia, sperimentazione e star power, con Keanu Reeves al centro di un universo fatto di mattoncini, ma con ambizioni decisamente più grandi del previsto.

La Battaglia della Gola: tutte le differenze tra House of the Dragon e Fuoco e Sangue

Dopo due stagioni di attesa, House of the Dragon ha finalmente portato sullo schermo la Battaglia della Gola, uno degli scontri più devastanti della Danza dei Draghi. La sequenza mostrata nel primo episodio della terza stagione è spettacolare, caotica e visivamente impressionante, ma introduce anche alcuni dei cambiamenti più radicali mai apportati dalla serie al materiale originale di George R.R. Martin.

Dalla morte di Jacaerys Velaryon all’assenza di Nettles, passando per il ruolo di Rhaena Targaryen e il destino della Triarchia, ecco tutte le principali differenze tra la versione televisiva e quella raccontata in Fuoco e Sangue.

Jacaerys non muore da eroe per salvare i fratelli

VermaxLa differenza più discussa riguarda proprio la morte di Jacaerys Velaryon. Nel libro, Jace prende parte alla battaglia per proteggere i suoi fratellastri, Aegon il Giovane e Viserys, che stanno lasciando Dragonstone a bordo della nave Gay Abandon. Quando la Triarchia attacca, il principe interviene in loro difesa a cavallo di Vermax. Nel tentativo di salvare i bambini, viene abbattuto dagli uomini nemici dopo che il suo drago precipita tra le navi. La sua è una morte eroica, che lo consacra come uno dei personaggi più nobili della guerra.

Nella serie HBO, invece, Aegon e Viserys non sono nemmeno presenti nello scontro. Jace muore dopo aver esitato ad attaccare Sheepstealer, riconoscendo Rhaena sul dorso del drago. La distrazione permette alla Triarchia di colpire Vermax e uccidere il giovane principe. Il sacrificio viene quindi sostituito da una tragedia accidentale.

Aegon e Viserys vengono esclusi dalla battaglia

L’assenza dei figli minori di Rhaenyra modifica profondamente il peso emotivo dell’evento. In Fuoco e Sangue, la Battaglia della Gola segna infatti la separazione dei due fratelli: Viserys viene catturato dalla Triarchia e dato per morto; Aegon riesce a salvarsi, approdando infine a Dragonstone. 

La perdita di Viserys devasta Rhaenyra e contribuisce alla sua futura instabilità emotiva. Eliminando questa sottotrama, la serie riduce drasticamente le conseguenze immediate della battaglia sulla famiglia della regina.

Nettles è stata completamente eliminata

Uno dei cambiamenti più controversi riguarda Nettles. Nel romanzo, Nettles è una giovane bastarda che riesce a conquistare il drago selvatico Sheepstealer grazie alla pazienza e all’intelligenza, nutrendolo ogni giorno con pecore rubate. La sua presenza è fondamentale per diversi motivi: dimostra che il legame con i draghi potrebbe non dipendere esclusivamente dal sangue Targaryen; diventa una delle figure più misteriose della Danza; alimenta la futura rottura tra Daemon e Rhaenyra.

Nella serie, Nettles non esiste. Tutto il suo arco narrativo viene trasferito a Rhaena Targaryen.

Rhaena Targaryen e SheepstealerRhaena diventa responsabile della morte di Jace

La sostituzione di Nettles comporta ulteriori conseguenze. Nel libro, Sheepstealer combatte regolarmente dalla parte dei Neri e non ha alcun ruolo nella morte di Jace. Nella serie, invece, Rhaena porta un drago appena reclamato direttamente in battaglia senza averne il pieno controllo. Sheepstealer attacca indiscriminatamente alleati e nemici, contribuendo indirettamente alla morte del principe. Si tratta di un cambiamento enorme che potrebbe ridefinire completamente il futuro del personaggio.

Il rapporto tra Daemon e Rhaenyra cambia radicalmente

Le conseguenze più importanti potrebbero arrivare nei prossimi episodi. In Fuoco e Sangue, Rhaenyra arriva a sospettare che tra Daemon e Nettles sia nata una relazione amorosa. Accecata dalla gelosia e dalla paranoia, ordina la morte della ragazza. Daemon, avvertito del pericolo, aiuta Nettles a fuggire e la vicenda segna la definitiva rottura tra marito e moglie.

Con Nettles assente, la serie sembra voler sostituire questo conflitto con qualcosa di ancora più doloroso: il desiderio di vendetta di Rhaenyra contro Rhaena, colpevole della morte di Jace, e la conseguente necessità di Daemon di proteggere sua figlia. Il risultato è un conflitto meno legato alla gelosia e più alla tragedia familiare.

Sharako Lohar muore nella battaglia

House of the Dragon TriarchiaAnche la Triarchia subisce modifiche sostanziali. Nel libro, Sharako Lohar sopravvive alla Battaglia della Gola e riesce a tornare a Essos, dove la sua gestione della guerra contribuisce alla successiva dissoluzione della Triarchia e allo scoppio della cosiddetta Guerra delle Figlie.

La serie sceglie invece di uccidere Sharako durante lo scontro, chiudendo immediatamente la sua parabola narrativa. Questo potrebbe significare che HBO intende ridurre drasticamente il ruolo futuro delle Città Libere nella storia.

Driftmark viene devastata

Entrambe le versioni concordano su un punto: il prezzo della vittoria dei Neri è altissimo. La Triarchia riesce comunque a devastare Driftmark e infliggere perdite enormi alla flotta Velaryon. Tuttavia, il libro insiste maggiormente sulle conseguenze economiche e strategiche del disastro, mentre la serie privilegia il dramma personale dei protagonisti.

La Battaglia della Gola perde il suo significato simbolico

Forse la differenza più importante è proprio questa. In Fuoco e Sangue, la Battaglia della Gola rappresenta il momento in cui la Danza dei Draghi smette definitivamente di essere una disputa dinastica e diventa una tragedia collettiva: figli perduti, eredi spezzati, innocenti travolti dalla guerra.

Nella serie HBO, lo scontro assume una dimensione più intima. Il fulcro emotivo diventa il rapporto tra Rhaena, Jace, Daemon e Rhaenyra, spostando l’attenzione dalla devastazione del regno alle ferite interne della famiglia Targaryen.

Perché HBO ha cambiato così tanto il significato di questa battaglia?

Le ragioni sembrano essere principalmente narrative. Eliminare Nettles consente di ridurre il numero dei personaggi e rafforzare il ruolo di Rhaena. Allo stesso tempo, trasformare la morte di Jace in una tragedia familiare prepara il terreno per nuovi conflitti tra i protagonisti principali. Resta però il dubbio che accompagna House of the Dragon fin dal debutto: fino a che punto è possibile modificare il racconto di George R.R. Martin senza alterarne il significato?

Per molti lettori, la Battaglia della Gola rappresenta il primo vero passo falso della terza stagione. Per altri, invece, si tratta di un coraggioso tentativo di costruire una tragedia diversa, più personale e imprevedibile. La risposta definitiva arriverà solo con i prossimi episodi.

Supergirl: intervista ai protagonisti Milly Alcock, Jason Momoa e al regista Craig Gillespie

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Ecco l’intervista di Eva Carducci a Milly Alcock, nuova Supergirl del grande schermo, insieme a Jason Momoa che torna nei panni di un personaggio DC per interpretare Lobo, e al regista del film Craig Gillespie. Supergirl arriva nei cinema italiani il 25 giugno distribuito da Warner Bros.

Supergirl, il nuovo film dei DC Studios, uscirà nei cinema di tutto il mondo quest’estate distribuito da Warner Bros. Pictures, con Milly Alcock nel doppio ruolo di Supergirl/Kara Zor-El. Craig Gillespie dirige il film da una sceneggiatura di Ana Nogueira.

Quando un avversario inaspettato e spietato colpisce troppo vicino a casa, Kara Zor-El, alias Supergirl, è costretta a stringere un’improbabile alleanza intraprendendo un’epica avventura interstellare all’insegna della vendetta e della giustizia. Accanto a Milly Alcock recitano Matthias Schoenaerts, Eve Ridley, David Krumholtz,Emily Beecham, con David Corenswet e Jason Momoa.

Il film è prodotto dai responsabili dei DC Studios Peter Safran e James Gunn, basato sui personaggi DC, con Supergirl ispirata ai personaggi creati da Jerry Siegel e Joe Shuster. Nigel Gostelow, Chantal Nong Vo e Lars P. Winther sono i produttori esecutivi. Dietro la macchina da presa, Gillespie è affiancato dal direttore della fotografia Rob Hardy, dallo scenografo Neil Lamont, dai montatori Tatiana S. Riegel e Fred Raskin, dai costumisti Anna B. Sheppard e Michael Mooney, dal supervisore agli effetti visivi Geoffrey Baumann, dalla music supervisor Susan Jacobs e dalla compositrice Claudia Sarne.

DC Studios presenta una produzione Troll Court Entertainment, una produzione The Safran Company, un film di Craig Gillespie: “Supergirl”. Distribuito da Warner Bros. Pictures, il film arriverà al cinema il 25 giugno 2026.

House of the Dragon – Stagione 3: i fan non sono contenti per i cambiamenti alla Battaglia della Gola

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La terza stagione di House of the Dragon si è aperta con uno degli eventi più attesi dai lettori di Fuoco e Sangue: la devastante Battaglia della Gola. Ma se lo spettacolo della sequenza ha conquistato molti spettatori, le modifiche apportate da HBO al materiale originale di George R.R. Martin hanno scatenato una vera e propria rivolta tra i fan.

Il debutto della nuova stagione ha infatti portato subito alla morte di Jacaerys Velaryon, uno dei momenti più tragici della Danza dei Draghi. Tuttavia, il modo in cui il principe perde la vita si discosta in maniera significativa dal racconto presente nel libro, alimentando un’ondata di polemiche sui social.

La morte di Jace divide il pubblico

Nella serie, Jace muore durante la Battaglia della Gola dopo che l’intervento di Rhaena Targaryen a cavallo del drago selvatico Sheepstealer manda in frantumi il piano dei Neri. Cercando di evitare di colpire la cugina, il giovane principe abbassa la guardia e finisce vittima degli arcieri della Triarchia. Una scelta narrativa che molti spettatori hanno percepito come un tradimento del personaggio.

“Perché far ricadere su Rhaena il peso della morte di suo fratello? Oltre ad aver rovinato la sua storyline, ora la stanno trasformando nell’assassina di Jace”, ha scritto un utente su X.

Un altro fan ha aggiunto:

“Jace è morto cercando di salvare i suoi fratellini, non perché Rhaena non riuscisse a controllare il suo drago.”

Le critiche non riguardano soltanto Rhaena, ma anche la caratterizzazione dello stesso Jacaerys, che secondo molti perde il suo sacrificio eroico per diventare vittima di una concatenazione di errori.

Cosa cambia rispetto a Fuoco e Sangue

Jacaerys VelaryonNel romanzo di George R.R. Martin, la Battaglia del Gullet ha conseguenze ancora più drammatiche per la famiglia di Rhaenyra. I giovani Aegon il Giovane e Viserys, figli della regina, si trovano infatti coinvolti nello scontro. È proprio nel tentativo di proteggerli che Jace trova la morte, trasformandosi in un autentico eroe tragico.

La serie elimina completamente la presenza dei due bambini durante la battaglia, modificando così il significato emotivo dell’evento. Per molti lettori, questa scelta priva la sequenza della sua componente più devastante e riduce la portata del sacrificio del personaggio.

Rhaena prende il posto di Nettles

A generare ulteriori discussioni è anche la decisione di affidare a Rhaena Targaryen parte dell’arco narrativo di Nettles, personaggio amatissimo dai lettori ma completamente assente nella serie.

In Fuoco e Sangue, è infatti Nettles a conquistare Sheepstealer, dando vita a una dinamica destinata a incrinare il rapporto tra Daemon e Rhaenyra. HBO ha invece deciso di trasferire questo ruolo alla figlia di Daemon, aprendo scenari completamente nuovi.

Diversi fan ritengono che questa scelta finirà inevitabilmente per alterare il futuro della coppia protagonista.

“Non sopravviverò a vedere Daemon e Rhaenyra distruggersi di nuovo per proteggere Rhaena”, ha commentato un’altra spettatrice.

Una scelta divisiva

Nonostante le polemiche, c’è anche chi invita alla prudenza. Alcuni spettatori ritengono che gli sceneggiatori stiano semplicemente preparando sviluppi futuri più incisivi e che sia troppo presto per giudicare l’impatto complessivo dei cambiamenti.

Una cosa, però, appare già evidente: la Battaglia della Gola ha riacceso il dibattito che accompagna House of the Dragon fin dalla sua nascita. Fino a che punto un adattamento può allontanarsi dal materiale originale senza perdere ciò che rende memorabile una storia?

Per ora, la risposta del fandom sembra piuttosto chiara: la spettacolarità non basta se, nel processo, vengono sacrificati alcuni dei momenti più amati di Fuoco e Sangue.

Rhaena Targaryen reclama Sheepstealer: ecco quali sono le conseguenze nella storia di House of the Dragon

La premiere della terza stagione di House of the Dragon ha confermato definitivamente uno dei cambiamenti più controversi rispetto a Fuoco e Sangue: Nettles non esiste in questa versione della storia. Al suo posto c’è Rhaena Targaryen, che reclama Sheepstealer e prende parte alla Battaglia della Gola. Una scelta che, almeno inizialmente, poteva sembrare una semplice semplificazione narrativa. In realtà, le sue conseguenze sono enormi.

Nell’opera di George R.R. Martin, Nettles rappresentava un elemento destabilizzante nel rapporto tra Rhaenyra e Daemon, mettendo in discussione fiducia, gelosia e lealtà. La serie HBO trasforma invece quel conflitto in qualcosa di ancora più devastante: un dramma familiare che coinvolge direttamente la morte di Jacaerys Velaryon. Il risultato è un cambiamento che non modifica soltanto un personaggio secondario, ma ridefinisce il destino emotivo dei protagonisti.

Perché House of the Dragon ha sostituito Nettles con Rhaena e cosa perde rispetto ai libri

In Fuoco e Sangue, Nettles è una “seme di drago”, una bastarda di umili origini che riesce nell’impresa apparentemente impossibile di reclamare Sheepstealer, uno dei draghi selvatici più imprevedibili di Westeros. La sua presenza ha un enorme valore simbolico: dimostra che il legame con i draghi non appartiene esclusivamente ai Targaryen “puri” e mette in crisi l’idea stessa di superiorità dinastica.

Eliminandola, House of the Dragon rinuncia a una delle figure più affascinanti e sovversive della Danza dei Draghi. Nettles incarnava la possibilità di rompere le gerarchie del sangue, introducendo una prospettiva diversa all’interno di un conflitto dominato da privilegi ereditari e ossessioni genealogiche.

La scelta di affidare Sheepstealer a Rhaena appare invece più funzionale alle esigenze televisive. Il pubblico conosce già il personaggio, è emotivamente coinvolto nella sua storia e non richiede ulteriori introduzioni in una stagione che deve gestire decine di protagonisti. Tuttavia, questa soluzione sacrifica una delle riflessioni più interessanti di Martin: il fatto che il potere non appartenga necessariamente a chi nasce per esercitarlo.

House of the Dragon - Stagione 3
Cortesia di Sky

Come cambia il rapporto tra Rhaenyra e Daemon senza la storia di Nettles

Nei libri, Nettles diventa il centro di una delle crisi più profonde tra Rhaenyra e Daemon. Le voci su una relazione tra il principe e la giovane seme di drago raggiungono la regina attraverso Mysaria. Convinta che Nettles abbia sedotto Daemon e utilizzato persino la stregoneria per ottenere Sheepstealer, Rhaenyra ordina la sua esecuzione.

Daemon, però, sceglie di proteggere Nettles e la aiuta a fuggire. È uno dei momenti più ambigui dell’intera Danza dei Draghi: Martin non chiarisce mai definitivamente la natura del loro rapporto, lasciando spazio a interpretazioni che oscillano tra amore, affetto paterno e sincera ammirazione.

La serie difficilmente avrebbe potuto replicare questa dinamica. Dopo due stagioni impegnate a rafforzare il legame tra Daemon e Rhaenyra, trasformare improvvisamente il principe in un marito infedele avrebbe rischiato di apparire incoerente. Inoltre, la caratterizzazione televisiva di Rhaenyra è molto diversa da quella del libro: meno paranoica, meno incline a lasciarsi consumare dalla gelosia personale.

Sostituendo Nettles con Rhaena, HBO conserva il conflitto ma ne cambia completamente la natura. Non si tratta più di un tradimento sentimentale. Diventa il dramma impossibile di una madre che ha perso il figlio e di un padre disposto a tutto pur di salvare la propria figlia.

Perché la morte di Jace rende questa versione ancora più tragica di Fuoco e Sangue

Il cambiamento più radicale riguarda proprio la Battaglia della Gola. Nel materiale originale, Nettles combatte con Sheepstealer senza provocare la morte di Jacaerys. Nella serie, invece, è il caos generato dal drago selvatico di Rhaena a innescare la tragedia. Jace riconosce la cugina e rinuncia a colpirla. Quella frazione di secondo permette ai nemici di trascinare Vermax verso il mare e uccidere l’erede di Rhaenyra. La conseguenza è devastante: Rhaena diventa, anche se involontariamente, corresponsabile della perdita più dolorosa subita dalla regina dopo Lucerys.

Questo rende il futuro conflitto infinitamente più complesso. Rhaenyra avrebbe tutte le ragioni per pretendere giustizia. Allo stesso tempo, Rhaena non agisce per egoismo o malvagità: desiderava aiutare la propria famiglia, conquistare finalmente un posto nel mondo e dimostrare il proprio valore. Anche Daemon si troverà intrappolato tra due fedeltà inconciliabili. Da una parte la moglie devastata dal lutto, dall’altra la figlia che ha commesso un errore irreparabile. Non esiste una scelta giusta. Ed è proprio questa impossibilità a rendere il dramma ancora più potente rispetto alla vicenda di Nettles.

House of the Dragon sta preparando la trasformazione di Rhaenyra in una nuova “Mad Queen”?

House of the Dragon - Stagione 3
Cortesia di Sky

Dietro questa modifica si nasconde però un interrogativo più ampio. La serie rischia di utilizzare la morte di Jace e il conflitto con Rhaena per spingere progressivamente Rhaenyra verso una deriva sempre più oscura, replicando un percorso che molti spettatori hanno già vissuto con Daenerys Targaryen in Game of Thrones. È una scelta delicata. Nei libri, il deterioramento psicologico di Rhaenyra nasce da una serie di perdite, tradimenti e pressioni politiche che si accumulano lentamente. Ogni passo verso la brutalità appare il risultato di un logoramento progressivo.

Introducendo un nemico interno così vicino e doloroso, House of the Dragon accelera inevitabilmente questo processo. Il rischio è trasformare il dolore della protagonista in una giustificazione narrativa per una futura caduta nella follia, riproponendo uno schema che il pubblico ha già contestato.

Allo stesso tempo, se gestita con la necessaria complessità, questa nuova dinamica potrebbe offrire qualcosa di ancora più tragico: non la storia di una donna consumata dalla sete di potere, ma quella di una madre incapace di distinguere tra giustizia e vendetta dopo aver perso tutto ciò che aveva cercato di proteggere. L’eliminazione di Nettles, dunque, non è un semplice dettaglio da adattamento. È una decisione che ridefinisce i temi stessi della Danza dei Draghi. Nei libri il conflitto nasceva dal sospetto e dalla gelosia. Nella serie nasce dal lutto. E forse è proprio questo a renderlo ancora più devastante.

Cos’è la Triarchia? La spiegazione dei “pirati” di House of the Dragon

La premiere della terza stagione di House of the Dragon ha finalmente portato sullo schermo la Battaglia della Gola, uno degli eventi più devastanti della Danza dei Draghi. In mezzo al caos di navi in fiamme e draghi che si scontrano nei cieli, emerge però un elemento che molti spettatori potrebbero non conoscere fino in fondo: la Triarchia. Chi sono questi alleati dei Verdi? Perché Corlys Velaryon reagisce con autentico terrore quando ne riconosce le insegne? E quale ruolo avranno ancora nel futuro della guerra?

Dietro quello che potrebbe sembrare un semplice esercito mercenario si nasconde infatti una lunga storia di vendette, interessi economici e rivalità politiche. La Triarchia rappresenta il modo in cui George R.R. Martin allarga il conflitto oltre i confini di Westeros, mostrando come le guerre dinastiche attirino inevitabilmente attori esterni pronti a sfruttarne le debolezze. E il loro intervento nella Gola dimostra che, nella Danza dei Draghi, nessuna battaglia resta confinata a una sola famiglia.

Chi è davvero la Triarchia e perché è diventata il nemico storico di Corlys Velaryon

La Triarchia, conosciuta anche come il Regno delle Tre Figlie, è un’alleanza formata dalle Città Libere di Lys, Myr e Tyrosh. Gli spettatori di Game of Thrones hanno già sentito nominare questi territori di Essos attraverso il viaggio di Daenerys Targaryen, ma in House of the Dragon assumono un’importanza politica e militare decisiva.

Originariamente, la Triarchia nacque con uno scopo apparentemente nobile: liberare le Stepstones dai pirati e rendere sicure le rotte commerciali. Il problema arrivò quando il controllo delle vie marittime si trasformò in uno strumento di potere economico. I pedaggi imposti alle navi divennero sempre più onerosi e finirono per colpire direttamente gli interessi di Corlys Velaryon, il più grande navigatore di Westeros e padrone di Driftmark.

Fu allora che Corlys e Daemon Targaryen decisero di intervenire militarmente nelle Stepstones, sottraendo alla Triarchia il controllo di un’area strategica. Da quel momento nacque un odio destinato a durare decenni. Quando Otto Hightower cerca alleati contro i Neri, non deve convincere la Triarchia con grandi promesse: offre semplicemente l’occasione di vendicarsi di due uomini che avevano umiliato il Regno delle Tre Figlie.

House of the Dragon - Stagione 3
Cortesia di Sky

Perché l’attacco della Triarchia cambia completamente la guerra tra Verdi e Neri

L’arrivo improvviso della flotta guidata da Sharako Lohar dimostra quanto la posizione di Rhaenyra fosse più fragile di quanto apparisse. Fino a quel momento, il blocco navale dei Velaryon aveva strangolato Approdo del Re, impedendo rifornimenti e rafforzando il vantaggio strategico dei Neri.

La Battaglia della Gola interrompe questo equilibrio. Anche se Corlys riesce a ottenere una vittoria sul piano strettamente militare, le conseguenze sono devastanti. Una parte significativa della sua flotta viene distrutta, Driftmark subisce gravi danni e soprattutto Jacaerys Velaryon perde la vita.

È qui che emerge uno dei temi centrali di House of the Dragon: la differenza tra vincere una battaglia e vincere una guerra. I Neri possono rivendicare il successo tattico, ma ne escono indeboliti emotivamente, politicamente e militarmente. La Triarchia fallisce nel distruggere completamente il blocco, ma riesce comunque a cambiare il corso del conflitto. È la dimostrazione che spesso non servono vittorie assolute per alterare la storia: basta infliggere la ferita giusta nel momento giusto.

Cosa succede alla Triarchia nei libri dopo la Battaglia della Gola

Nei romanzi di George R.R. Martin, le conseguenze della sconfitta sono altrettanto drammatiche. La flotta superstite torna a Essos profondamente indebolita e iniziano subito accuse reciproche tra Lys, Myr e Tyrosh. Molti ritengono che Sharako Lohar abbia deliberatamente preservato le proprie navi, sacrificando quelle delle città alleate.

Quella che era nata come una potente coalizione commerciale si trasforma rapidamente in un’organizzazione divorata dalla sfiducia. Intrighi, assassinii politici e lotte interne portano infine allo scoppio della cosiddetta Guerra delle Figlie, un conflitto civile che coinvolge non soltanto le tre città, ma anche altre potenze del continente.

Martin utilizza così la Triarchia per mostrare quanto siano fragili le alleanze costruite sull’interesse anziché sulla condivisione di ideali. Finché esiste un nemico comune, l’unità può reggere. Ma una volta venuto meno quell’obiettivo, riaffiorano egoismi e rivalità impossibili da contenere.

Le differenze tra House of the Dragon e Fuoco e Sangue potrebbero cambiare il destino della Triarchia

La serie HBO ha però introdotto una modifica significativa rispetto al materiale originale. In Fuoco e Sangue, Sharako Lohar sopravvive alla Battaglia della Gola abbastanza a lungo da fare ritorno a casa e diventare protagonista delle successive lotte di potere all’interno della Triarchia.

Nella versione televisiva, invece, Sharako muore durante lo scontro contro Alyn di Hull. Si tratta di un cambiamento tutt’altro che marginale. Eliminare il leader della Triarchia direttamente sul campo di battaglia potrebbe infatti comprimere o modificare profondamente gli eventi successivi, riducendo il peso narrativo delle vicende di Essos o affidandole ad altri personaggi.

Questa scelta evidenzia ancora una volta il diverso approccio della serie rispetto al libro. House of the Dragon tende a concentrare l’attenzione sulle conseguenze emotive immediate delle battaglie, privilegiando l’impatto sui protagonisti principali rispetto alle più ampie ramificazioni geopolitiche. Eppure il messaggio resta identico: ogni guerra produce onde d’urto che si propagano ben oltre il luogo in cui è iniziata.

La Triarchia potrebbe aver perso la Gola, ma ha già ottenuto ciò che conta davvero nella Danza dei Draghi: contribuire a spezzare il futuro che Rhaenyra aveva immaginato. Perché nelle storie di George R.R. Martin non esistono nemici minori. Esistono soltanto nuove ferite destinate ad allargarsi.

Klara e il Sole, il primo trailer internazionale

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Klara e il Sole, il primo trailer internazionale

Sony Pictures ha diffuso il primo trailer ufficiale di Klara e il Sole (Klara and the Sun), il nuovo film di fantascienza diretto da Taika Waititi e tratto dall’omonimo romanzo di Kazuo Ishiguro, autore premio Nobel per la Letteratura.

Il film arriverà nelle sale il 23 ottobre 2026 e rappresenta uno dei progetti più attesi della seconda parte dell’anno. Dopo il successo di Mercoledì e in attesa della terza stagione della serie Netflix, Jenna Ortega si prepara a mostrare un lato completamente diverso del suo talento interpretativo, vestendo i panni di Klara, un’intelligenza artificiale progettata per combattere la solitudine umana.

Le immagini pubblicate mostrano un’atmosfera luminosa e quasi idilliaca, molto distante dalle ambientazioni gotiche che hanno reso celebre l’attrice negli ultimi anni. In uno degli scatti più suggestivi, Klara corre attraverso un vasto campo immerso nella luce del sole, mentre altre fotografie la mostrano accanto ad Amy Adams, che interpreta Chrissie, uno dei personaggi centrali della storia.

Di cosa parla Klara e il Sole e cosa mostrano le prime immagini

Ambientato in un futuro distopico, Klara e il Sole segue la storia di Klara, una sofisticata “Artificial Friend”, un robot creato per offrire compagnia e sostegno emotivo agli esseri umani. Attraverso il suo sguardo innocente e curioso, il racconto esplora temi come l’amore, la famiglia, l’identità e il rapporto sempre più complesso tra uomini e intelligenze artificiali.

Accanto a Jenna Ortega e Amy Adams, il cast comprende anche Mia Tharia, Aran Murphy, Natasha Lyonne, Steve Buscemi, Harry Greenwood e Sophia Bryant-Taukiri.

Le prime immagini sembrano suggerire un approccio visivo particolarmente delicato e poetico, in linea con il romanzo di Ishiguro. Dietro la superficie luminosa e rassicurante, tuttavia, si nasconde una riflessione profonda sulla natura delle emozioni e sul ruolo dell’intelligenza artificiale in una società futura sempre più dipendente dalla tecnologia.

Con la regia di Taika Waititi e un materiale di partenza particolarmente apprezzato da pubblico e critica, Klara e il Sole si candida a diventare uno dei titoli di fantascienza più interessanti della stagione cinematografica autunnale.

Sea of Thieves diventa un film live-action: il fenomeno Xbox punta a conquistare il cinema

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L’universo di Sea of Thieves è pronto a salpare verso il grande schermo. Il celebre videogioco piratesco di Xbox avrà infatti un adattamento live-action, prodotto da Destin Daniel Cretton, il regista attualmente impegnato con Spider-Man: Brand New Day. L’annuncio conferma come Hollywood continui a investire con decisione nel mondo dei videogiochi, trasformando alcune delle proprietà intellettuali più amate dai giocatori in nuovi franchise cinematografici.

La notizia è stata rivelata da Entertainment Weekly, che ha confermato il coinvolgimento di Cretton attraverso la sua casa di produzione, Hisako Films. Al momento non è stato scelto il regista che guiderà il progetto, né sono stati annunciati dettagli sul cast o una finestra d’uscita. A commentare l’adattamento è stato Matt Booty, vicepresidente esecutivo e chief content officer di Xbox, sottolineando come la vera anima di Sea of Thieves non risieda in un singolo protagonista: «Il personaggio principale di Sea of Thieves è il giocatore e la comunità. Non si tratta di chiedersi chi siano gli eroi o quale sia la trama. È un gioco profondamente sociale e cooperativo, e da questo si può intuire quale sarà il tono del film». Nato nel 2018 grazie allo studio britannico Rare, il titolo ha superato i 40 milioni di giocatori, diventando la proprietà originale di maggior successo nella storia di Xbox.

Ed è proprio questo l’aspetto più interessante dell’operazione. A differenza di adattamenti come The Last of Us o Fallout, che partivano da universi narrativi già definiti, Sea of Thieves è un’esperienza costruita sulla libertà dei giocatori e sulle storie emerse spontaneamente dalla comunità. La sfida per Hollywood sarà quindi trasformare un “sandbox” multiplayer in un racconto cinematografico coerente senza tradirne lo spirito. Se riuscirà nell’impresa, il film potrebbe aprire una nuova strada per le trasposizioni videoludiche, dimostrando che anche i giochi privi di una trama tradizionale possono generare storie capaci di coinvolgere il grande pubblico.

Il successo di Sea of Thieves potrebbe ridefinire il modello delle trasposizioni dai videogiochi

Negli ultimi anni il cinema ha scoperto il potenziale delle proprietà videoludiche, passando da una lunga serie di adattamenti fallimentari a successi globali. Film come Super Mario Bros. e A Minecraft Movie hanno dimostrato che la fedeltà all’identità dei giochi conta quanto la capacità di reinventarli per il linguaggio cinematografico. In questo contesto, Sea of Thieves rappresenta forse la sfida più complessa e affascinante.

Il videogioco di Rare non ha mai avuto un protagonista fisso o una missione principale dominante. I suoi momenti più memorabili nascono dalle alleanze improvvisate, dai tradimenti tra equipaggi, dalle esplorazioni in mare aperto e dalle avventure condivise. Non è un caso che negli anni abbia ospitato persino crossover con Pirati dei Caraibi, dimostrando quanto il suo immaginario piratesco sia flessibile e ricco di possibilità narrative.

L’adattamento live-action potrebbe quindi scegliere una strada originale: raccontare un gruppo di personaggi inediti alle prese con il caos imprevedibile che ha reso celebre il gioco, piuttosto che cercare di replicare una trama inesistente. In un momento delicato per Xbox, tra ristrutturazioni interne e timori legati al futuro dell’industria, il film assume anche un valore simbolico. È la conferma che Sea of Thieves resta uno degli asset più importanti del marchio Microsoft e che Rare intende continuare a espandere il proprio universo ben oltre i confini del videogioco. Se il progetto saprà catturare il senso di avventura e di comunità che ha conquistato milioni di giocatori, potrebbe trasformarsi nel prossimo grande successo della nuova era delle trasposizioni videoludiche.

A Minecraft Movie Squared sarà “più ambizioso”: il sequel espanderà il mondo del videogioco con nuove creature e biomi

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Dopo il sorprendente successo del primo film, A Minecraft Movie Squared punta ad alzare ulteriormente la posta in gioco. Il regista Jared Hess ha anticipato che il sequel sarà “più grande, più folle e più divertente”, con nuove ambientazioni, creature iconiche del videogioco e un’avventura che porterà Steve e Alex al centro di una missione senza precedenti nell’Overworld. Una promessa che lascia intendere come il franchise cinematografico di Minecraft sia pronto ad abbracciare finalmente tutta la ricchezza dell’universo creato da Mojang.

Nel corso di un’intervista con Entertainment Weekly, Hess e la responsabile di Mojang Studios Kayleen Walters hanno rivelato alcuni dettagli sul film. Walters ha sottolineato l’importanza di introdurre Alex, l’avatar femminile storico di Minecraft interpretata da Kirsten Dunst, definendola una presenza fondamentale per rappresentare pienamente il mondo del gioco sul grande schermo. Hess ha invece spiegato che il sequel esplorerà numerose location inedite: «È molto più ambizioso. Saltiamo continuamente da un posto all’altro attraverso ambientazioni davvero uniche. È più grande, più folle e più divertente». Il regista ha inoltre confermato che Steve (Jack Black) e Alex intraprenderanno una missione epica nell’Overworld, ampliando le proprie capacità per affrontare sfide sempre più complesse. Secondo quanto riportato, le riprese erano già iniziate da diverse settimane a fine maggio e il film resta fissato nelle sale per il 23 luglio 2027.

La direzione intrapresa dal sequel rivela una maggiore fiducia nelle potenzialità narrative del brand. Se il primo film aveva scelto una struttura più accessibile per introdurre il pubblico all’universo di Minecraft, A Minecraft Movie Squared sembra intenzionato a parlare direttamente anche ai giocatori di lunga data. Non si tratta soltanto di aumentare la scala dello spettacolo: l’obiettivo appare quello di trasformare la libertà e la varietà del videogioco in una vera identità cinematografica. È una sfida non banale per un franchise nato da un’esperienza priva di una trama prestabilita, ma proprio per questo capace di offrire possibilità quasi infinite.

Alex, Endermen e oggetti incantati potrebbero cambiare il volto della saga

Tra gli elementi più interessanti emersi dall’intervista c’è il riferimento al colore viola presente nel materiale promozionale del film. Hess e Walters hanno infatti confermato che gli oggetti incantati avranno un ruolo importante nella nuova avventura, suggerendo un coinvolgimento molto più significativo degli Endermen, rimasti ai margini nel primo capitolo.

Questa scelta potrebbe aprire la porta ad alcuni degli aspetti più iconici del videogioco. Dopo che il conflitto principale del primo film si era concentrato sullo scontro tra Overworld e Nether, il sequel sembra pronto a espandere il proprio immaginario introducendo creature come Blaze e Wither Skeleton, entrambe legate ai materiali necessari per affrontare le sfide più avanzate del gioco. Sullo sfondo aleggia anche l’ipotesi più affascinante: l’arrivo dell’Ender Dragon, il boss finale di Minecraft e uno degli elementi più richiesti dai fan.

L’inclusione di Alex rappresenta inoltre un passaggio simbolico importante. Non solo perché amplia il gruppo dei protagonisti, ma perché restituisce alla trasposizione cinematografica uno dei volti più riconoscibili dell’esperienza originale. Se il primo film aveva dimostrato che Minecraft poteva funzionare al cinema, A Minecraft Movie Squared dovrà ora dimostrare di poter evolvere in una saga capace di sorprendere senza perdere il senso di scoperta e creatività che ha reso il videogioco un fenomeno globale.

Quentin Tarantino torna davanti alla macchina da presa in Tangled Up in Blue

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Mentre il suo misterioso decimo e ultimo film da regista continua a sfuggire a ogni previsione, Quentin Tarantino ha già iniziato un nuovo progetto. Il regista di Pulp Fiction e C’era una volta a… Hollywood è infatti impegnato nelle riprese di Tangled Up in Blue, il nuovo film diretto da Jamie Adams nel quale recita accanto a Kylie Minogue. Una notizia che sorprende perché, ancora una volta, Tarantino sceglie di mettersi in gioco come attore, allontanando ulteriormente il momento in cui il pubblico scoprirà quale sarà davvero il suo ultimo lungometraggio da regista.

Secondo quanto riportato da Deadline, le riprese di Tangled Up in Blue sono attualmente in corso in Galles. Alcune immagini dal set, pubblicate dal quotidiano gallese Nation.Cymru, mostrano Tarantino insieme a Kylie Minogue durante la lavorazione del film. Al momento non sono stati diffusi dettagli sulla trama né sui personaggi interpretati dai due protagonisti, ma il cast comprende anche Jason Isaacs, RZA, Sofia Boutella e Allison Williams. Il progetto segna inoltre la seconda collaborazione tra Tarantino e Jamie Adams dopo Only What We Carry (2026), confermando un sodalizio artistico che si sta consolidando lontano dai riflettori delle grandi produzioni hollywoodiane.

La vera notizia, tuttavia, è ciò che questo progetto racconta del momento creativo attraversato da Tarantino. Da anni il regista ribadisce l’intenzione di chiudere la propria carriera dietro la macchina da presa con il decimo film, ma il continuo rinvio di questa scelta suggerisce un autore meno interessato alla costruzione del proprio mito finale e più desideroso di esplorare territori differenti. Tra ruoli da attore, sceneggiature affidate ad altri registi e persino il teatro, Tarantino sembra voler ridefinire il proprio rapporto con il cinema prima di pronunciare il suo definitivo addio alla regia.

Il mistero del decimo film di Tarantino continua ad alimentare le aspettative

L’avvio di Tangled Up in Blue si inserisce in una fase particolarmente intensa della carriera del regista. Parallelamente alle riprese del film di Adams, Tarantino sta infatti lavorando nel Regno Unito alla sua prima grande avventura teatrale, The Popinjay Cavalier, una commedia ambientata nell’Europa degli anni Trenta dell’Ottocento descritta come un racconto di travestimenti, inganni e romanticismo avventuroso filtrato attraverso il suo stile ironico e sopra le righe.

Tutto questo rende ancora più incerto il destino del celebre “film numero dieci”. Dopo aver accantonato The Movie Critic, il progetto ambientato nel 1977 che avrebbe potuto vedere il ritorno di Brad Pitt, Tarantino non ha più rivelato quale direzione intenda seguire. Nel frattempo, però, i suoi fan potranno ritrovare parte della sua scrittura ne The Adventures of Cliff Booth, sequel spirituale di C’era una volta a… Hollywood diretto da David Fincher e scritto proprio dal cineasta americano.

L’impressione è che Tarantino stia volutamente sottraendosi alla pressione di dover realizzare “il film definitivo”. Più che correre verso una conclusione annunciata, il regista sembra deciso a sperimentare, collaborare e divertirsi con forme narrative diverse. E forse è proprio questa libertà creativa, oggi, il vero colpo di scena nella carriera di uno degli autori più influenti del cinema contemporaneo.

Fuoco e Sangue: come muoiono nel libro i personaggi principali di House of the Dragon

Basata sul libro di George R. R. Martin, Fuoco e Sangue, House of the Dragon racconta di come Casa Targaryen sia stata quasi annientata all’apice del suo potere. A differenza di Game of Thrones, basato sui romanzi di Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, House of the Dragon si basa su un “trattato storico” interno all’universo narrativo che offre una panoramica della storia dei Targaryen e rivela il destino di decine di personaggi precedenti a Daenerys.

Game of Thrones è noto per le sue morti brutali, e il prequel sui Targaryen non fa eccezione. House of the Dragon ha già mostrato la morte di alcuni personaggi canonici, sebbene l’adattamento televisivo affronti alcuni dettagli in modo diverso. Mentre la maggior parte degli spettatori di Game of Thrones si aspetta violenza esplicita, per alcuni potrebbe essere utile sapere in anticipo come moriranno tutti i membri del cast di House of the Dragon.

Jacaerys Velaryon – Ucciso da balestre in battaglia

Jacaerys VelaryonL’orgoglio dei membri più anziani di Casa Targaryen porta alla morte della maggior parte dei loro figli. Dopo la perdita di Lucerys (Luke) nel finale della prima stagione, il figlio maggiore di Rhaenyra, Jacaerys (Jace), muore nella première della terza stagione di House of the Dragon. Proprio come nella serie, nel libro Jacaerys muore nella Battaglia della Gola, ed è una delle tante vittime chiave dei Targaryen che hanno un impatto significativo sulla Danza dei Draghi.

La morte di Jacaerys Velaryon è uno shock per il resto della sua famiglia e per i Neri nel loro complesso, poiché avviene quando la vittoria sembrava ormai certa. Nella Battaglia della Gola, quando il suo drago Vermax viene ferito dalle balestre, Jace salta giù dal dorso del drago, solo per essere a sua volta colpito. Prima di morire, Jace stringe un’alleanza fondamentale per i Neri reclutando Lord Cregan Stark di Grande Inverno.

Criston Cole – Ucciso dagli arcieri in battaglia

House of the Dragon - Stagione 3
Cortesia di Sky

Ser Criston Cole non è destinato a sopravvivere fino alla fine di House of the Dragon, a meno che la serie non si discosti significativamente dal materiale originale. Ser Criston Cole è uno dei personaggi più controversi di questa storia e il suo desiderio di vendicarsi di Rhaenyra non si affievolisce mai.

Serve fedelmente Re Aegon II fino alla sua morte, diventando Primo Cavaliere del Re quando Aegon si stanca delle strategie conservatrici di suo nonno Otto Hightower. Detto questo, Cole trova comunque una morte soddisfacente: muore nella battaglia conosciuta come il Ballo del Macellaio, colpito da Robb Rivers e altri due arcieri. Rivers, il cui cognome suggerisce che sia un bastardo di Casa Blackwood, è considerato il più abile arciere di Westeros ai suoi tempi.

Aegon Targaryen – Avvelenato da un assassino sconosciuto

Tom Glynn come Aegon Targaryen in House of the Dragon 3La seconda stagione di House of the Dragon ha dedicato molto tempo a presentare Aegon Targaryen come personaggio, ma, come molti membri della sua famiglia, è quasi certo che morirà alla fine del prequel di Game of Thrones. In Fuoco e Sangue, Aegon si dimostra incredibilmente compiacente una volta salito al Trono di Spade, cosa che gli costerà la vita.

Dopo aver “vinto” la guerra civile, Re Aegon II non fa nulla per contrastare l’avanzata degli eserciti, trascorrendo il suo tempo a contemplare il suo futuro matrimonio con Cassandra Baratheon e a commissionare statue dei suoi fratelli defunti. Con gli eserciti verdi decimati e l’arrivo di nuovi nemici, il Consiglio Ristretto si rende conto troppo tardi che Aegon è un re terribile. Aegon viene poi trovato morto con le labbra insanguinate. Il suo assassino non viene mai identificato con certezza, sebbene Larys Strong e Corlys Velaryon siano tra i sospettati.

La serie sembra aver intrapreso una strada diversa con Aegon II. Nella seconda stagione di House of the Dragon, viene gravemente ferito dopo uno scontro con Aemond. Aegon riesce a tornare ad Approdo del Re ancora vivo, ma a stento. Sebbene questo accada anche nei libri, non è stato Aemond a ferire suo fratello. Questo ulteriore conflitto tra Aegon e Aemond suggerisce che House of the Dragon abbia in serbo qualcosa di più. Con ogni probabilità, la serie rivelerà, una volta per tutte, chi ha ucciso il re.

Larys Strong – Giustiziato da Cregan Stark

Larys è uno dei principali sospettati dell’omicidio di Aegon. Quando Cregan Stark arriva ad Approdo del Re, diversi cospiratori vengono condannati. Molti scelgono di unirsi ai Guardiani della Notte per evitare l’esecuzione, ma Larys sceglie la morte. Viene decapitato da Cregan con la sua spada, Ghiaccio. La sua ultima richiesta è che Cregan gli rimuova il piede ferito dal cadavere, richiesta che viene esaudita. Ghiaccio passa a Eddard Stark e in seguito viene riforgiata in due lame: Lamento della Vedova, posseduta da Joffrey Baratheon, e Giuramento, da Brienne di Tarth.

Sebbene questa sia la morte di Larys Strong nel libro, il possibile cambiamento nella sorte di Aegon II nello show potrebbe significare che anche il destino di Larys Strong sarà modificato. Se la serie rivelasse che un altro personaggio uccide Aegon, Larys potrebbe intraprendere un percorso completamente nuovo.

Mysaria – Uccisa per le strade di Approdo del Re

House of the dragon 2×05

Mysaria sembra morire nell’episodio 9 della prima stagione, “Il Consiglio Verde”, in un incendio. Tuttavia, sopravvive perché avrebbe dovuto svolgere un ruolo importante nella guerra, e ritorna nella seconda stagione di House of the Dragon. Durante la Danza dei Draghi, funge da Maestra dei Sussurri non ufficiale di Rhaenyra.

Se la serie seguirà la trama dei libri, Mysaria avrà una delle morti più brutali in House of the Dragon. Quando Rhaenyra fugge da Approdo del Re, Mysaria rimane indietro e viene fatta prigioniera dalle forze dei Verdi. Le viene detto che se riuscirà a camminare nuda per le strade della città mentre viene frustata, le sarà concesso di vivere. Mysaria muore prima di completare il percorso.

Corlys Valaryon – Muore per cause naturali

La morte di Corlys Valaryon in House of the Dragon dipende da quanto la serie deciderà di approfondire gli eventi successivi alla guerra civile dei Targaryen, dato che egli muore un paio d’anni dopo la sua conclusione. Corlys sopravvive alla Danza dei Draghi e funge da reggente per il figlio di Rhaenyra, Re Aegon III, quando questi eredita il trono in giovane età. Corlys muore di vecchiaia e viene sepolto in mare.

Le sue nipoti, Baela e Rhaena, sono le uniche sopravvissute alla guerra, e lui, tormentato dal senso di colpa del sopravvissuto, dedica il resto della sua vita a proteggere l’eredità della famiglia. La morte di Corlys Valaryon potrebbe effettivamente verificarsi in House of the Dragon, ma se ciò accadesse, avverrebbe probabilmente nella quarta stagione, e solo se la serie continuasse la narrazione fino al regno di Re Aegon III.

Rhaenys Targaryen – Muore in battaglia sul dorso di un drago

Rhaenys Targaryen House of the dragonRhaenys muore nella seconda stagione e la serie è rimasta relativamente fedele alla sua fine narrata in Fuoco e Sangue. Sia nel libro che nella serie HBO, Rhaenys cavalca il suo drago Meleys e si scontra con Aemond e Aegon, entrambi in sella ai loro draghi.

In inferiorità numerica, Rhaenys e Meleys vengono uccisi, ma Aegon rimane gravemente ferito e Aemond governa Westeros al suo posto durante la convalescenza. Rhaenys sapeva di non poter sopravvivere alla battaglia, ma si lanciò comunque all’attacco. Esiste un interessante parallelismo tra la morte di Rhaenys e quella di sua figlia Laena. Laena desiderava morire “da cavaliera di draghi” e ordinò a Vhagar (allora suo drago) di ridurla in cenere piuttosto che morire di parto.

Joffrey Velaryon – Caduta dal dorso di un drago mentre si lancia in battaglia

Joffrey VelaryonSebbene condivida il nome con uno dei personaggi più odiati di Game of Thrones, Joffrey Velaryon in House of the Dragon si rivela un personaggio molto più coraggioso e molto meno sadico. Sfortunatamente, essere completamente diverso da Joffrey Lannister non basta a salvare Joffrey Velaryon, ed è uno dei personaggi che morirà prima della fine della serie (a patto che la sua storia rimanga fedele al materiale originale, ovviamente).

Joffrey, figlio di Rhaenyra, muore durante una rivolta ad Approdo del Re. Temendo per la sicurezza del suo drago, cerca di ribaltare le sorti della battaglia cavalcando Syrax, il drago di sua madre, ma precipita per 60 metri. Il suo drago Tyraxes e molti altri draghi vengono uccisi dai rivoltosi. Poiché i fratelli maggiori di Joffrey sono morti entrambi prima di lui, egli è per un breve periodo erede al Trono di Spade. La morte di Joffrey e dei suoi fratelli sottolinea le tragedie portate dalla guerra.

Aemond Targaryen – Muore in battaglia a dorso di drago

Aemond Targaryen è un altro dei personaggi destinati a morire. Coloro che speravano in uno scontro tra Aemond e Daemon vedono esaudito il loro desiderio. Aemond in sella a Vhagar e Daemon in sella a Caraxes si affrontano sopra l’Occhio degli Dei, il lago più grande di Westeros.

Entrambi i draghi vengono gravemente feriti prima che Daemon salti giù da Caraxes e trafigga Aemond nel suo occhio rimasto, facendo precipitare in acqua sia i cavalieri che i draghi. I corpi di Aemond e Vhagar vengono ritrovati anni dopo. Aemond è moralmente colpevole quanto il resto della sua famiglia, ma si considera devoto a loro e scende in battaglia più volte per proteggere la pretesa al trono di suo fratello (cosa che nella serie non è del tutto vera).

Helaena Targaryen – Muore suicida

Tra tutte le morti previste in House of the Dragon, una delle più tragiche ed emozionanti sarà probabilmente quella di Helaena Targaryen, già protagonista di alcune delle scene più difficili da guardare della serie. Dato che il suo declino è già iniziato, è anche possibile che la sua morte avvenga prima della fine della terza stagione.

Dopo la morte dei suoi figli (ne aveva due nei libri), Helaena cade in depressione e alla fine si getta da una delle torri del castello. Helaena è descritta come una giovane donna dolce e introversa, amata dagli abitanti di Approdo del Re, e i suoi figli erano ancora piccoli quando muoiono. La loro morte è tra gli eventi più orribili dell’universo di ASOIAF.

Otto Hightower – Decapitato per ordine di Rhaenyra

Rhys Ifans è stato uno dei membri del cast più noti di House of the Dragon, e il suo personaggio, Otto Hightower, probabilmente ha una scena di morte non dissimile da quella di Ned Stark ne Il Trono di Spade in Fuoco e Sangue. Otto viene giustiziato come traditore quando le forze di Rhaenyra conquistano Approdo del Re, mentre sua figlia, Alicent, e sua nipote, Helaena, vengono tenute prigioniere. Otto era determinato ad avere qualcuno del suo sangue sul Trono di Spade e ha manipolato sua figlia per raggiungere questo obiettivo.

Alcuni credono che Otto sia il vero cattivo di House of the Dragon, e molti personaggi importanti considerano la sua morte una vittoria. Rhaenyra sta combattendo una guerra per diventare la prima regina regnante di Westeros, mentre le azioni di Otto sono tutte finalizzate a sostenere una società patriarcale in cui la sua famiglia conquisti il ​​trono. Dato che la morte di Otto avviene dopo la conquista di Approdo del Re da parte di Rhaenyra, è probabile che si verifichi nella terza stagione di House of the Dragon.

Alicent Hightower – Muore di febbre

House of the Dragon - Stagione 3
Cortesia di Sky

Nonostante sia al centro del conflitto per il Trono di Spade che dilania i Sette Regni in House of the Dragon, Alicent muore in modo relativamente non violento (sebbene tutt’altro che piacevole). Sopravvive alla guerra e trascorre i suoi ultimi giorni in una torre, piangendo la morte dei suoi figli, e verso la fine della sua vita arriva a odiare il colore verde.

Alicent è un personaggio complesso perché sostiene la pretesa al trono del suo malvagio figlio, ma ha anche subito anni di maltrattamenti. Alicent prende queste decisioni perché cerca di ottenere un po’ di potere per sé stessa. La sua morte la rende una figura tragica perché, a prescindere da ciò che ha fatto per migliorare la propria vita, ha solo portato a ulteriore dolore. Muore in giovane età a causa di un’epidemia di Febbre Invernale.

Daemon Targaryen – Muore in battaglia sul dorso di un drago e non viene mai ritrovato

Daemon Targaryen (Matt Smith) house of the dragon stagione 2Daemon è diventato uno dei personaggi più amati dai fan di House of the Dragon, grazie soprattutto all’interpretazione di Matt Smith, ed è probabile che avrà anche una scena di morte memorabile quando uscirà definitivamente di scena. Daemon muore in un’epica battaglia contro Aemond, trafiggendo l’avversario in un occhio con la sua spada Sorella Oscura.

Dopo che entrambi gli schieramenti vengono gettati nelle acque dell’Occhio degli Dei, il drago di Daemon, Caraxes, riesce a raggiungere la riva prima di morire, ma il corpo di Daemon non viene mai ritrovato. Daemon è un personaggio moralmente ambiguo, ma è devoto all’eredità di suo fratello ed è disposto a tutto pur di far salire al trono Rhaenyra, anche a costo di azioni immorali. Potrebbe essere riuscito a preservare l’eredità di Rhaenyra, dato che i loro due figli, Aegon e Viserys, sopravvivono alla guerra ed ereditano il trono.

Rhaenyra Targaryen – Divorata viva da un drago

House of the Dragon - Stagione 3
Cortesia di Sky

Tra tutti i personaggi principali, Rhaenyra Targaryen è forse destinata alla morte più orribile e improvvisa. Dopo essere stata cacciata da Approdo del Re dai rivoltosi, Rhaenyra vaga per Westeros, cercando di racimolare abbastanza denaro per fuggire dal paese. Viene catturata a Roccia del Drago dalle forze di Aegon, dove il suo fratellastro la dà in pasto al suo drago Sunfyre.

Rhaenyra lotta incessantemente per diventare la prima regina regnante dei Sette Regni, ma ciò la conduce solo alla rovina. Il suo destino riflette il tema centrale di House of the Dragon: l’inutilità del conflitto. La morte di Rhaenyra viene svelata nel quarto episodio della terza stagione di Game of Thrones, “Now His Watch Is Ended”, quando Joffrey Baratheon racconta a Margaery Tyrell questi eventi, che ora sono entrati a far parte della storia di Westeros.