Negli ultimi mesi, una delle domande più frequenti tra i fan DC
riguarda il destino del nuovo universo cinematografico guidato da
James
Gunn e Peter
Safran. Le discussioni sulla possibile
fusione tra
Warner Bros. Discovery e Paramount hanno infatti alimentato
numerose speculazioni su eventuali cambi di rotta, cancellazioni o
riorganizzazioni interne.
Ora, però, sono arrivate dichiarazioni che sembrano offrire un
quadro decisamente più rassicurante.
Durante la première di Supergirl, il
produttore esecutivo Lars P. Winther ha confermato che David
Ellison, figura centrale dell’operazione che potrebbe portare alla
nascita del nuovo colosso mediatico, ha già incontrato Gunn e
Safran per discutere del futuro di DC Studios. Secondo Winther,
l’impressione emersa dai colloqui sarebbe positiva e non sembrano
esserci segnali di un ridimensionamento dei piani già avviati.
Anzi, il produttore ha sottolineato che diversi progetti sono ormai
entrati in una fase troppo avanzata per essere rimessi in
discussione. Tra questi figurano la serie Lanterns e il film
Clayface, due tasselli
fondamentali della nuova strategia costruita attorno al DC
Universe.
I progetti di James Gunn sembrano
ormai troppo avanzati per essere fermati
L’aspetto più interessante di queste dichiarazioni riguarda proprio
la solidità della roadmap elaborata da DC Studios.
Dopo anni di cambi di direzione, reboot incompleti e strategie
spesso contraddittorie, il nuovo corso inaugurato da Gunn punta a
costruire un universo condiviso con una pianificazione di lungo
periodo. Proprio per questo motivo molti fan avevano accolto con
preoccupazione le notizie relative alla possibile fusione
societaria.
Secondo quanto emerso, però, David Ellison sarebbe favorevole
all’attuale impostazione creativa. Una posizione che avrebbe un
peso importante, considerando che il nuovo gruppo dirigente dovrà
decidere come gestire alcuni dei franchise più importanti
dell’intrattenimento mondiale.
Inoltre, diversi progetti sono già entrati concretamente in
produzione. Quando Winther afferma che “il treno è già partito”, il
riferimento è proprio alla difficoltà di intervenire su produzioni
che hanno già avviato casting, sceneggiature, riprese o
pre-produzione avanzata.
Questo significa che il pubblico può guardare con maggiore
tranquillità ai prossimi capitoli del DCU, almeno nel breve e medio
termine.
Supergirl sta diventando il
simbolo della strategia con cui DC vuole differenziarsi dal
passato
Le dichiarazioni del produttore hanno offerto anche uno spunto
interessante sulla direzione narrativa del nuovo universo DC.
Secondo Winther, la scelta di affidare a Kara Zor-El il secondo
film del DCU dopo Superman non è casuale.
L’obiettivo sarebbe quello di evitare una dipendenza esclusiva dai
personaggi più sfruttati del passato, introducendo gradualmente
nuove figure e nuove aree dell’universo narrativo.
L’adattamento di Woman of Tomorrow consentirà
infatti di esplorare una dimensione molto più cosmica rispetto a
quella vista nel film di Superman. Da una parte ci sarà una storia
radicata sulla Terra, dall’altra un’avventura intergalattica che
permetterà di espandere progressivamente la scala del DC
Universe.
È
una filosofia che riflette perfettamente il progetto di Gunn:
costruire un mondo condiviso ma diversificato, in cui ogni film
possa avere una propria identità senza rinunciare ai collegamenti
con il resto della saga.
Naturalmente l’operazione societaria che coinvolge Warner Bros.
Discovery e Paramount non è ancora completamente conclusa e restano
alcune incognite legate agli aspetti legali e regolatori. Tuttavia,
le ultime dichiarazioni rappresentano probabilmente il segnale più
incoraggiante arrivato finora per chi teme che il nuovo DC Universe
possa essere rallentato o stravolto prima ancora di prendere
realmente forma.
Per il momento, almeno, James Gunn sembra poter continuare a
costruire il proprio universo senza particolari interferenze.
Da
oltre vent’anni, Michael Caine è uno dei
collaboratori più fedeli di Christopher Nolan.
Per questo motivo molti fan continuano a chiedersi se il due volte
premio Oscar possa comparire in qualche modo in Odissea, il colossal da 250 milioni
di dollari che arriverà nelle sale il prossimo anno.
Ora
è emersa una novità che crea un curioso collegamento tra i due,
anche se non nel modo che molti immaginavano.
Michael Caine è infatti stato confermato come voce narrante di una
nuova versione audio dell’Odissea realizzata da ElevenLabs, società
specializzata nella clonazione vocale tramite intelligenza
artificiale. L’azienda ha pubblicato un primo estratto in cui è
possibile ascoltare la riproduzione digitale della voce dell’attore
alle prese con il celebre poema attribuito a Omero.
Non si tratta quindi di un coinvolgimento diretto nel film di
Nolan, ma di un progetto parallelo che arriva proprio mentre cresce
l’attesa per uno degli eventi cinematografici più importanti del
2027.
L’Odissea di Nolan continua a
generare entusiasmo ben oltre il film
La coincidenza non è casuale. Negli ultimi mesi The Odyssey è
diventato uno dei progetti più discussi dell’industria
cinematografica, ben prima della sua uscita nelle sale.
Le prime prevendite hanno registrato risultati straordinari e,
secondo diverse stime, il film potrebbe trasformarsi in uno dei più
grandi successi commerciali della carriera di Nolan. Una
prospettiva resa ancora più credibile dal cast stellare che vede
Matt
Damon nel ruolo di Ulisse, insieme a
Tom
Holland, Zendaya e Anne Hathaway.
In questo contesto, l’audiolibro narrato dalla voce di Michael
Caine appare quasi come un modo per sfruttare l’enorme attenzione
mediatica che circonda il ritorno sul grande schermo dell’epopea di
Omero. Non è infatti collegato ufficialmente alla produzione
cinematografica, ma arriva in un momento in cui il pubblico è
particolarmente interessato a tutto ciò che riguarda l’universo
dell’Odissea.
Il progetto riporta al centro il
dibattito sull’intelligenza artificiale e gli attori
Michael Caine è uno dei numerosi interpreti che negli ultimi anni
hanno stretto accordi con ElevenLabs per autorizzare l’utilizzo
delle proprie voci tramite intelligenza artificiale. Tra i nomi
coinvolti figurano anche Matthew McConaughey e
diverse icone del cinema del passato le cui voci sono state
ricreate digitalmente.
Si tratta di un tema sempre più centrale nell’industria
dell’intrattenimento. Da una parte queste tecnologie permettono di
preservare e valorizzare voci celebri anche in nuovi contesti.
Dall’altra continuano ad alimentare interrogativi su diritti,
controllo creativo e futuro delle professioni artistiche.
Nel caso di Caine, il progetto assume anche un valore simbolico
particolare. L’attore aveva annunciato il proprio ritiro nel 2023 e
difficilmente apparirà nel nuovo film di Nolan. Tuttavia, grazie
alla tecnologia, la sua presenza continua in qualche modo a
orbitare attorno all’opera che ha contribuito a rendere celebre il
regista britannico.
Dopo aver collaborato in film come Batman Begins,
The Dark Knight,
Interstellar e
Tenet, Michael Caine e
Christopher Nolan tornano quindi a incrociare i propri percorsi
attorno all’Odissea, anche se in una forma decisamente
inaspettata.
Da
quando George R. R. Martin
ha iniziato a esprimere pubblicamente alcune riserve sulle
modifiche apportate da HBO alla sua opera, il dibattito tra fan e
spettatori si è fatto sempre più acceso. Da una parte c’è chi
ritiene che un adattamento debba restare il più fedele possibile al
materiale originale; dall’altra chi sostiene che la televisione
abbia bisogno di strumenti diversi per sorprendere il pubblico.
Dopo la premiere della terza stagione di House of the
Dragon, però, la posizione dello
showrunner Ryan Condal sembra
aver trovato un argomento particolarmente convincente a proprio
favore. Il primo episodio della nuova stagione ha infatti
dimostrato come alcune variazioni rispetto al libro possano
migliorare l’esperienza di visione, soprattutto per chi conosce già
perfettamente gli eventi raccontati in Fire & Blood.
Attenzione: seguono spoiler sul primo episodio della terza stagione
di House of the Dragon.
La Battaglia del Gullet rappresenta un esempio perfetto. I lettori
sapevano già quale sarebbe stato il destino di Jacaerys Velaryon,
ma la serie è riuscita comunque a costruire suspense attorno
all’evento. Per gran parte dell’episodio, infatti, House of the
Dragon ha giocato con le aspettative del pubblico, suggerendo più
volte che gli eventi potessero prendere una direzione diversa
rispetto a quella conosciuta dai lettori.
La vera forza della serie è aver
reso imprevedibile una storia che molti conoscevano già
Uno dei problemi più complessi di qualsiasi adattamento riguarda il
diverso livello di conoscenza del pubblico. Chi non ha letto il
libro vive ogni colpo di scena come una sorpresa. Chi invece
conosce già il materiale originale rischia spesso di assistere agli
eventi sapendo già esattamente cosa accadrà.
House of the Dragon sembra aver trovato una soluzione interessante
a questo problema.
Nella premiere della terza stagione, la serie ha sfruttato proprio
la reputazione costruita nelle prime due stagioni. Dopo aver
modificato diversi dettagli e contesti rispetto al materiale
originale, gli autori hanno instillato nei lettori il dubbio che
qualsiasi evento potesse essere alterato. Durante la Battaglia del
Gullet, questa incertezza ha trasformato una sequenza teoricamente
prevedibile in un momento di forte tensione.
In altre parole, gli spettatori che conoscevano Fire & Blood si
sono trovati nella stessa posizione di chi non aveva mai letto il
libro: incapaci di essere completamente sicuri di ciò che sarebbe
successo.
È
una dinamica particolarmente importante per una saga come quella di
Game of Thrones, il cui successo è sempre
stato costruito sulla capacità di sorprendere il pubblico e
ribaltare le aspettative.
Fire & Blood offre una libertà
che Game of Thrones non aveva
Naturalmente questo non significa che ogni cambiamento sia
automaticamente positivo. Molte delle modifiche introdotte nelle
prime stagioni hanno generato discussioni anche tra i fan più
fedeli. Tuttavia House of the Dragon si trova in una posizione
molto diversa rispetto alla serie originale.
A
differenza di Game of Thrones, che
adattava romanzi tradizionali con una narrazione dettagliata e
lineare, Fire & Blood è costruito come un testo storico scritto
all’interno dello stesso universo narrativo. Gli eventi vengono
raccontati attraverso testimonianze, cronache e fonti spesso
contraddittorie.
Questa struttura permette agli sceneggiatori di avere un margine di
manovra molto più ampio. Eventuali discrepanze possono essere
interpretate come errori degli storici, versioni incomplete dei
fatti o semplicemente differenti punti di vista sugli stessi
eventi.
È
proprio questa caratteristica a rendere House of the Dragon un caso
particolare nel panorama degli adattamenti. Le modifiche non
vengono necessariamente percepite come tradimenti del materiale
originale, ma come possibili interpretazioni di una storia che, già
nei libri, si presenta come una ricostruzione parziale e
discutibile degli eventi.
Il futuro della serie dipenderà
dall’equilibrio tra sorpresa e fedeltà
Cortesia di Sky
La premiere della terza stagione dimostra che il problema non è
tanto cambiare gli eventi, quanto capire come e perché
modificarli.
La Battaglia del Gullet ha funzionato perché il percorso è stato
diverso, ma l’esito finale è rimasto coerente con la storia
raccontata da Martin. Gli autori hanno aggiunto incertezza senza
stravolgere le conseguenze narrative dell’evento.
È
una lezione importante per il prosieguo della serie. House of the
Dragon può permettersi di sorprendere i lettori, ma deve continuare
a mantenere quel delicato equilibrio tra innovazione e rispetto del
materiale originale. Se riuscirà a farlo, potrebbe offrire qualcosa
di raro: un adattamento capace di emozionare allo stesso modo sia
chi conosce già la storia sia chi la sta scoprendo per la prima
volta.
Dopo il
primo episodio della terza stagione, sembra chiaro che HBO
abbia trovato una formula efficace. Resta da vedere se riuscirà a
mantenerla fino alla conclusione della Danza dei Draghi.
Per
anni il ranch degli Dutton è stato il cuore pulsante di
Yellowstone. Non era
soltanto un’ambientazione, ma il simbolo stesso della lotta della
famiglia per preservare il proprio patrimonio, la propria identità
e il proprio posto nel Montana. Oggi, però, il franchise creato da
Taylor Sheridan sembra
aver intrapreso una strada diversa.
Gli eventi recenti di Marshals e
Dutton Ranch
suggeriscono infatti che il mondo narrativo di Yellowstone stia
attraversando una trasformazione molto più profonda di quanto possa
apparire a prima vista. Anche se Kayce Dutton ha scelto di non vendere
definitivamente East Camp nel finale della prima stagione di
Marshals, il messaggio lanciato dalla serie appare piuttosto
chiaro: il legame storico tra la famiglia Dutton e il ranch che ha
definito l’intera saga sta progressivamente lasciando spazio a
qualcosa di nuovo.
Questa evoluzione arriva dopo il finale della serie madre, che
aveva già segnato una svolta epocale con la cessione delle terre di
Yellowstone alla Riserva. Una decisione che ha chiuso il conflitto
centrale della serie originale e che ha costretto i protagonisti a
ridefinire il proprio futuro lontano dal ranch che aveva dominato
le loro vite per generazioni.
I nuovi spin-off stanno dividendo
l’eredità di Yellowstone in due direzioni completamente
diverse
La trasformazione del franchise diventa evidente osservando il
ruolo assunto dai due principali spin-off.
Da una parte c’è Dutton Ranch, che segue le vicende di Beth
Dutton e Rip Wheeler dopo l’acquisto di una nuova proprietà
nel Montana. La serie mantiene molti degli elementi che hanno reso
Yellowstone un successo: la gestione del ranch, i conflitti
familiari, le tensioni territoriali e la dimensione melodrammatica
che ha caratterizzato la saga fin dall’inizio.
Dall’altra parte troviamo Marshals, che utilizza Kayce Dutton come
protagonista ma sposta il focus verso un contesto completamente
differente. Qui la narrazione è sempre meno legata alla vita da
allevatore e sempre più vicina a un action thriller incentrato sul
lavoro delle forze dell’ordine. Il ranch East Camp continua a
esistere, ma il suo ruolo nella storia appare ormai secondario
rispetto alle missioni affrontate dal protagonista.
Questa divisione consente al franchise di esplorare nuove strade
senza rinnegare il proprio passato. Piuttosto che cercare di
replicare Yellowstone all’infinito, Sheridan sembra aver scelto di
suddividerne l’eredità narrativa in più direzioni, permettendo a
ogni serie di sviluppare una propria identità.
Il futuro della saga potrebbe non
dipendere più dal ranch che le ha dato il nome
Per molti fan può sembrare paradossale immaginare Yellowstone senza
Yellowstone. Eppure è proprio ciò che sta accadendo.
La serie originale ruotava attorno alla difesa di una terra che
rappresentava il potere della famiglia Dutton. Dopo cinque stagioni
di battaglie politiche, economiche e personali, quel conflitto si è
concluso. Continuare a riproporre la stessa dinamica avrebbe
rischiato di svuotare di significato il finale della serie
madre.
In questo contesto, Dutton Ranch sembra destinata a raccogliere
l’eredità più diretta di Yellowstone, mantenendone vivi i temi e le
atmosfere. Marshals, invece, ha l’opportunità di reinventarsi
completamente, trasformandosi in una serie più vicina a produzioni
come Reacher o
Tracker, senza il peso di dover
replicare continuamente il passato.
È
una strategia che potrebbe garantire nuova linfa a un universo
narrativo già enorme, evitando che il franchise resti intrappolato
nella nostalgia. A quasi dieci anni dal debutto di Yellowstone,
Taylor Sheridan sembra aver compreso che per far sopravvivere la
saga non basta conservarne i simboli: bisogna trovare il coraggio
di andare oltre.
Più
di un secolo dopo la sua pubblicazione, uno dei romanzi più
discussi di Virginia Woolf è
arrivato per la prima volta sul grande schermo. E, almeno secondo
le prime recensioni, l’attesa potrebbe essere stata ripagata.
Virginia Woolf’s Night and
Day ha debuttato con un promettente punteggio
dell’80% su Rotten Tomatoes, raccogliendo reazioni generalmente
positive da parte della critica dopo la sua anteprima al South by
Southwest London. Si tratta del primo adattamento cinematografico
del romanzo Night and Day, pubblicato originariamente nel
1919 e considerato una delle opere più particolari della celebre
autrice inglese.
Ambientato nella Londra dei primi anni del Novecento, il film
racconta la storia di una giovane astronoma determinata a costruire
il proprio futuro senza piegarsi alle aspettative sociali legate al
matrimonio e al ruolo della donna nella società edoardiana. Sullo
sfondo si intrecciano le battaglie del movimento delle suffragette
e i cambiamenti culturali e scientifici che stavano trasformando il
Regno Unito in quel periodo.
L’adattamento affronta una delle
sfide più difficili legate all’opera di Virginia Woolf
Portare Virginia Woolf al cinema non è mai un’impresa semplice.
L’autrice è considerata una delle figure più influenti del
modernismo letterario del Novecento e molte delle sue opere si
fondano su uno stile narrativo estremamente introspettivo,
caratterizzato dal celebre flusso di coscienza che ha reso
immortali romanzi come Mrs Dalloway,
To the Lighthouse e Orlando.
Proprio per questo motivo parte della critica ha accolto con favore
il lavoro della regista Tina Gharavi, che
avrebbe scelto di rendere più accessibile il materiale originale
senza rinunciare completamente ai suoi temi principali. Molte
recensioni hanno elogiato la performance della protagonista
Haley
Bennett, considerata il vero cuore emotivo
dell’opera, oltre alla ricostruzione storica e all’equilibrio tra
romanticismo, ironia e riflessione sociale.
Non sono però mancate alcune riserve. Alcuni critici ritengono
infatti che il film abbia inevitabilmente semplificato la
complessità dell’opera di Woolf, trasformandola in un dramma
storico più tradizionale rispetto alle ambizioni letterarie del
romanzo originale. Altri hanno espresso perplessità verso alcune
scelte stilistiche moderne, come l’utilizzo di una colonna sonora
elettronica in un contesto d’epoca.
Il successo iniziale potrebbe
riportare l’attenzione su una delle opere meno conosciute di
Woolf
Al di là del risultato critico, il vero interesse del progetto
potrebbe risiedere nella sua capacità di riportare al centro
dell’attenzione un romanzo spesso oscurato dalle opere più celebri
dell’autrice.
Quando si parla di Virginia Woolf, infatti, il dibattito tende
quasi sempre a concentrarsi su Mrs Dalloway o Orlando. Night and
Day occupa invece una posizione particolare nella sua bibliografia:
un’opera che anticipa molte delle riflessioni sulla condizione
femminile che diventeranno centrali nella sua produzione
successiva, ma che conserva ancora elementi della narrativa
tradizionale ottocentesca.
Per questo motivo l’adattamento cinematografico potrebbe
rappresentare una porta d’ingresso interessante per un pubblico che
conosce Woolf soprattutto per fama o per il suo ruolo nella storia
della letteratura. Se il passaparola dovesse confermare le prime
impressioni positive, Virginia Woolf’s Night and Day potrebbe
trasformarsi in uno di quei piccoli film capaci di trovare una
seconda vita proprio grazie all’interesse suscitato tra gli
spettatori più curiosi.
Il film ha debuttato nel Regno Unito il 19 giugno e arriverà nelle
sale statunitensi entro la fine del 2026.
Per
milioni di spettatori, Jenna Ortega è ormai
indissolubilmente legata a Mercoledì Addams. Grazie al successo
di Mercoledì
(Wednesday),
l’attrice è diventata il volto di una nuova generazione di fan del
celebre personaggio, conquistando il pubblico con
un’interpretazione fredda, sarcastica e volutamente distante dal
resto del mondo.
Proprio per questo motivo il suo prossimo progetto cinematografico
potrebbe rappresentare una svolta particolarmente interessante
nella sua carriera. Nel film Klara and the
Sun, adattamento del celebre romanzo di
Klara and the Sun,
Ortega interpreterà Klara, un’Amica Artificiale progettata per
offrire compagnia e supporto emotivo a una ragazza malata.
Le
prime anticipazioni suggeriscono un personaggio agli antipodi
rispetto a Mercoledì
(Wednesday).
Se la giovane Addams osserva il mondo con cinismo e diffidenza,
Klara affronta ogni esperienza con curiosità, empatia e una sincera
meraviglia verso l’umanità. Una differenza che potrebbe permettere
all’attrice di mostrare sfumature completamente nuove del proprio
talento.
Klara potrebbe diventare il
personaggio che ridefinisce la carriera di Jenna Ortega dopo
Wednesday
L’aspetto più interessante del progetto non riguarda soltanto il
cambio di registro. Interpretare Klara significa infatti affrontare
una sfida molto più complessa di quanto possa apparire a prima
vista.
Pur essendo un’intelligenza artificiale, Klara è il cuore emotivo
della storia. Il personaggio osserva il comportamento umano senza
comprenderlo pienamente, imparando gradualmente concetti come
l’affetto, la perdita, il dolore e la morte. Si tratta di un
percorso che richiede all’attrice di bilanciare innocenza,
vulnerabilità e crescente consapevolezza, costruendo un personaggio
che evolve costantemente nel corso del racconto.
È
proprio qui che il confronto con Mercoledì
(Wednesday)
diventa particolarmente interessante. Nella serie Netflix, gran parte del fascino del personaggio nasce
dalla sua capacità di reprimere le emozioni e mantenere una
distanza dagli altri. In Klara and the Sun il processo sembra
essere esattamente opposto: il film ruota attorno alla scoperta
delle emozioni e alla progressiva comprensione della complessità
umana.
Non è la prima volta che Ortega dimostra di poter uscire dai
confini del personaggio che l’ha resa famosa. Alcuni momenti di
Wednesday hanno già lasciato intravedere una sensibilità più ampia
dietro la facciata impassibile della protagonista. Tuttavia, Klara
potrebbe offrirle l’occasione di sviluppare questi aspetti in modo
molto più profondo e centrale.
L’adattamento del romanzo di
Kazuo Ishiguro punta a essere uno dei film più ambiziosi
dell’anno
A
rendere il progetto ancora più interessante è il materiale di
partenza. Il romanzo di Kazuo Ishiguro, autore premio Nobel per la
Letteratura, è considerato una delle opere di fantascienza più
sofisticate degli ultimi anni. Attraverso gli occhi di Klara, il
libro riflette su temi come la coscienza, l’amore, il sacrificio e
il significato stesso dell’essere umani.
Dietro la macchina da presa troviamo inoltre Taika
Waititi, autore capace di alternare
leggerezza e profondità emotiva in opere come Jojo Rabbit.
Questa combinazione potrebbe risultare ideale per raccontare una
storia che unisce elementi di fantascienza, dramma e formazione
personale.
Accanto a Ortega ci sarà anche Mia Tharia nel ruolo
di Josie, la ragazza con cui Klara sviluppa un legame destinato a
mettere alla prova tutto ciò che crede di sapere sul mondo.
Per Jenna Ortega, dunque, Klara and the Sun potrebbe rappresentare
molto più di un semplice nuovo ruolo. Potrebbe essere il film
capace di dimostrare definitivamente che il suo talento va ben
oltre il personaggio che l’ha resa una star globale, aprendo una
nuova fase della sua carriera proprio mentre Wednesday continua a
dominare la cultura pop.
Dopo
aver trascorso gran parte dell’ultimo decennio a correre,
combattere e sfidare la morte nei film di Mission:
Impossible, Tom
Cruise è pronto a sorprendere ancora una
volta il pubblico. Warner Bros. ha infatti pubblicato un nuovo
teaser di Digger, il
misterioso progetto diretto dal premio Oscar Alejandro González
Iñárritu che promette di mostrare una
versione dell’attore completamente diversa da qualsiasi cosa abbia
interpretato negli ultimi anni.
Il
film segue un uomo estremamente potente che si ritrova a dover
salvare il mondo da una catastrofe provocata dalle sue stesse
azioni. Il nuovo teaser è costruito in modo particolare: per oltre
due minuti ripercorre la carriera di Cruise attraverso alcune delle
sue interpretazioni più celebri, da Top Gun a
Jerry Maguire,
passando per Collateral e
Edge of
Tomorrow. Solo negli ultimi secondi arriva
il vero obiettivo del video: mostrare per la prima volta il
personaggio di Digger Rockwell.
Le immagini rivelano un Cruise quasi irriconoscibile, con un
marcato accento del sud degli Stati Uniti, abbigliamento da cowboy
e una caratterizzazione che sembra molto distante dall’eroe
d’azione impeccabile a cui il pubblico è abituato. Sebbene il
teaser mostri appena una trentina di secondi del film, è
sufficiente per suggerire che Digger potrebbe essere uno dei
progetti più ambiziosi e imprevedibili della sua carriera.
Digger potrebbe essere il film
che cambia definitivamente la percezione di Tom Cruise come
attore
La scelta di costruire il teaser come una retrospettiva della
carriera dell’attore non appare casuale. Warner Bros. sembra voler
ricordare al pubblico che prima di diventare il simbolo del cinema
spettacolare contemporaneo, Cruise è stato anche uno degli
interpreti più versatili della sua generazione.
Negli ultimi anni il suo nome è stato associato quasi
esclusivamente ai blockbuster ad alto tasso di adrenalina, ma
Digger sembra voler riportare l’attenzione sulle sue capacità
attoriali. Il personaggio creato da Iñárritu appare infatti molto
più vicino alle interpretazioni eccentriche e rischiose che Cruise
ha occasionalmente affrontato in passato, come quella di Les
Grossman in Tropic Thunder.
La trama stessa suggerisce un approccio insolito. Secondo la
sinossi ufficiale, il protagonista è “l’uomo più potente del mondo”
che intraprende una disperata missione per convincere l’umanità di
esserne il salvatore, mentre la catastrofe da lui stesso generata
minaccia di distruggere tutto. Una premessa che richiama in parte
la satira politica e il tono grottesco di Il dottor Stranamore,
uno dei classici più influenti del cinema americano.
Il nuovo film di Iñárritu
potrebbe diventare uno dei protagonisti della prossima stagione dei
premi
Dietro la macchina da presa troviamo uno dei registi più premiati
degli ultimi vent’anni. Alejandro González Iñárritu ha già
conquistato quattro premi Oscar grazie a opere come Birdman e Revenant – Redivivo,
dimostrando una straordinaria capacità di unire ambizione visiva e
profondità tematica.
Anche il cast lascia intuire la portata del progetto. Accanto a
Cruise troviamo interpreti del calibro di Sandra Hüller,
Jesse Plemons,
Riz Ahmed,
John Goodman ed Emma
D’Arcy. Inoltre, la fotografia è firmata da
Emmanuel Lubezki,
collaboratore storico del regista e vincitore di tre Oscar
consecutivi.
Per questo motivo molti osservatori stanno già guardando a Digger
come a un potenziale contendente per la stagione dei premi.
Nonostante tre candidature agli Oscar ottenute nel corso della sua
carriera, Tom Cruise non ha mai vinto la statuetta come miglior
attore. Se il film manterrà le promesse suggerite dai primi
materiali promozionali, Digger potrebbe finalmente offrirgli una
delle occasioni più concrete per raggiungere questo traguardo.
Il film arriverà nelle sale il 2 ottobre, mentre il primo trailer
completo è atteso per il 13 luglio.
Dopo mesi di anticipazioni, HBO
Max ha pubblicato il primo trailer completo di
Stuart Fails to Save the
Universe, offrendo ai fan uno sguardo
più approfondito su quello che si preannuncia come il progetto più
insolito mai nato dall’universo di The Big Bang Theory.
La
nuova serie sarà incentrata su Stuart Bloom, il proprietario del
negozio di fumetti interpretato da Kevin Sussman, che si
ritrova coinvolto in una crisi dalle conseguenze catastrofiche dopo
aver accidentalmente danneggiato un dispositivo creato da Sheldon
Cooper e Leonard Hofstadter. L’incidente scatena una sorta di
collasso della realtà che minaccia il multiverso, costringendo
Stuart a diventare improbabilmente l’unica speranza per salvare
l’universo.
Il
trailer conferma anche il ritorno di diversi personaggi amati dai
fan della sitcom originale. Accanto a Stuart ritroveremo Denise,
Bert e Barry Kripke, mentre alcune rapide sequenze lasciano
intravedere il coinvolgimento di altri volti storici della serie.
Per chi conosce The Big Bang Theory, è immediatamente
evidente che questo spin-off non sta cercando di replicare la
formula originale, ma di espandere il franchise in una direzione
completamente nuova.
Da sitcom a fantascienza
multiversale: perché questo spin-off potrebbe cambiare il
franchise
L’aspetto più interessante di Stuart Fails to Save the Universe non
riguarda tanto i ritorni dei personaggi storici, quanto il radicale
cambio di genere che la serie sembra voler abbracciare.
Per la prima volta nella storia del franchise creato da
Chuck Lorre, il
racconto si sposta apertamente nel territorio della fantascienza,
giocando con universi alternativi, versioni differenti dei
personaggi e scenari che sembrano usciti direttamente da un fumetto
Marvel o DC. Una scelta che, almeno
sulla carta, appare perfettamente coerente con l’identità nerd che
ha sempre caratterizzato The Big Bang Theory, ma che finora era
rimasta confinata alle conversazioni dei protagonisti.
La presenza dello sceneggiatore Zak Penn, noto per il
suo lavoro su diversi blockbuster supereroistici, suggerisce
inoltre che la componente sci-fi potrebbe avere un peso molto più
importante del semplice espediente comico. Il trailer mostra
infatti un’estetica sorprendentemente ambiziosa per una serie nata
da una sitcom, con effetti visivi, realtà alternative e minacce
cosmiche che sembrano avere un ruolo centrale nella trama.
Il ritorno dei personaggi storici
potrebbe essere solo l’inizio delle sorprese
Uno degli elementi che sta già alimentando le speculazioni dei fan
riguarda la possibilità di rivedere alcuni dei protagonisti
principali di The Big Bang Theory.
Sebbene il trailer non mostri apertamente Sheldon Cooper o
Leonard Hofstadter,
la loro presenza viene evocata fin dalle prime immagini attraverso
il dispositivo che dà origine alla crisi multiversale. Inoltre, il
coinvolgimento di personaggi come Beverly Hofstadter, interpretata
da Christine Baranski, e
Ramona Nowitzki, interpretata da Riki Lindhome,
dimostra che la produzione non ha paura di recuperare figure
importanti della serie originale.
Questo apre inevitabilmente la porta a possibili cameo ancora più
significativi. Considerando che il multiverso è al centro della
storia, le opportunità narrative per riportare in scena personaggi
iconici sembrano praticamente infinite.
Dopo il successo di Young Sheldon e
Georgie & Mandy’s First
Marriage, Warner Bros. sembra quindi pronta a
scommettere su una versione molto più audace del franchise. Resta
da vedere se il pubblico accoglierà con entusiasmo questa svolta
fantascientifica, ma una cosa appare già chiara: Stuart Fails to
Save the Universe non assomiglia a nessun altro spin-off di The Big
Bang Theory.
La serie debutterà il 23 luglio su HBO Max con una prima stagione
composta da dieci episodi.
Tra
i tanti progetti in sviluppo nel nuovo DC
Universe di James
Gunn, quello dedicato a Wonder Woman continua
a essere uno dei più attesi. Sebbene il film sia ancora nelle fasi
iniziali e non abbia nemmeno una protagonista ufficiale, un recente
aggiornamento potrebbe aver già rassicurato molti fan sul futuro
della Principessa delle Amazzoni.
A
confermarlo è stata direttamente Ana Nogueira,
sceneggiatrice già coinvolta nel nuovo film di Supergirl e nel
progetto dedicato ai Teen Titans. La scrittrice ha ribadito di
essere ancora al lavoro sul
reboot di Wonder Woman, confermando così che il film continua a
occupare un posto importante nei piani di DC Studios.
A
prima vista potrebbe sembrare una semplice notizia produttiva. In
realtà, dietro questa conferma si nasconde un elemento che potrebbe
influenzare profondamente l’intero universo condiviso costruito da
Gunn e Peter Safran. Ed è proprio qui che entra in gioco una delle
critiche più frequenti rivolte ai franchise supereroistici degli
ultimi anni.
Una sola autrice dietro più
progetti DCU potrebbe garantire quella coesione che molti fan
chiedono da tempo
Uno dei problemi che una parte del pubblico ha evidenziato negli
ultimi anni, soprattutto parlando del Marvel Cinematic Universe, riguarda
la sensazione che alcuni film e serie sembrino appartenere a mondi
narrativi differenti, pur facendo parte dello stesso universo
condiviso.
Il coinvolgimento di Ana Nogueira in più produzioni strategiche del
DCU potrebbe rappresentare una risposta preventiva a questo
rischio. Scrivendo sia Supergirl sia Wonder Woman, e lavorando
anche al film dei Teen Titans, l’autrice si trova in una posizione
privilegiata per costruire collegamenti organici tra personaggi,
eventi e temi narrativi.
Questo non significa che tutti i film avranno lo stesso stile.
Anzi, uno degli obiettivi dichiarati del nuovo DC Universe è
permettere a ogni progetto di mantenere una propria identità. Un
film come Clayface potrebbe
avere tonalità horror, mentre Supergirl esplorerà territori più
fantascientifici. Tuttavia, una supervisione creativa condivisa può
aiutare a mantenere una coerenza generale che renda credibile
l’appartenenza di tutti questi personaggi allo stesso mondo.
Per Wonder Woman questo aspetto potrebbe essere particolarmente
importante. Diana Prince è infatti uno dei pilastri storici
dell’universo DC e il suo debutto nel nuovo corso dovrà
necessariamente avere conseguenze rilevanti sul resto della
narrazione.
Il ritardo del film potrebbe
trasformarsi in un vantaggio per il nuovo universo DC
Il regista statunitense James
Gunn arriva alla premiere di Los Angeles della Warner Bros.
‘The
Flash’ tenutasi al TCL Chinese Theatre IMAX il 12 giugno 2023 a
Hollywood, Los Angeles, California, Stati Uniti. — Foto di
imagepressagency – DepositPhotos
Per molti mesi alcuni fan hanno guardato con preoccupazione alla
mancanza di aggiornamenti sul reboot di Wonder Woman. Rispetto ad
altri progetti già annunciati, il film sembrava procedere più
lentamente, alimentando dubbi sul suo effettivo stato di
sviluppo.
Oggi, però, questo ritardo potrebbe apparire sotto una luce
diversa. Consentire a Wonder Woman di arrivare dopo l’avvio del
nuovo DC Universe offre infatti agli autori l’opportunità di
osservare come reagirà il pubblico ai primi tasselli della nuova
continuità narrativa e di costruire il personaggio all’interno di
un contesto già definito.
Inoltre, se il film di Supergirl dovesse ottenere il successo che
DC Studios spera, Ana Nogueira arriverebbe a Wonder Woman con una
conoscenza ancora più approfondita del funzionamento del nuovo
universo condiviso. Questo permetterebbe di sviluppare Diana Prince
non come un progetto isolato, ma come una figura centrale
all’interno di una strategia narrativa più ampia.
Naturalmente resta ancora molta strada da percorrere. Non esistono
dettagli sulla trama, sul cast o sulla data di uscita. Tuttavia, in
una fase in cui il nuovo DC Universe sta cercando di convincere il
pubblico della propria identità, la scelta di affidare più progetti
chiave alla stessa autrice potrebbe rivelarsi una delle decisioni
più intelligenti prese finora da DC Studios.
Dopo un debutto di stagione che ha lasciato il segno,
House of the
Dragon si prepara a compiere uno dei
passi più delicati dell’intero franchise di Game of Thrones. A soli pochi giorni
dall’uscita del secondo episodio della terza stagione, tutti gli
indizi sembrano puntare verso una trasformazione che potrebbe
ricordare da vicino una delle svolte più controverse della
televisione moderna.
Attenzione: seguono spoiler sul primo episodio della terza stagione
di House of the Dragon.
La
morte di Jacaerys Velaryon nel finale della premiere rappresenta
infatti un momento cruciale per il percorso di Rhaenyra Targaryen. Fino a questo punto la regina
interpretata da Emma
D’Arcy è stata raccontata come una
figura relativamente equilibrata, nonostante le numerose tragedie
che hanno segnato il suo cammino. Tuttavia, la perdita del suo
erede arriva in un momento particolarmente delicato: la conquista
del Trono di Spade sembrava ormai vicina e la fine della Danza dei
Draghi appariva finalmente possibile.
Proprio per questo motivo molti osservatori ritengono che il
prossimo episodio possa segnare una svolta radicale per il
personaggio. Non si tratta soltanto del dolore per un figlio
perduto, ma della distruzione improvvisa di tutto ciò che Rhaenyra
credeva di aver finalmente raggiunto dopo anni di guerra e
sacrifici.
Il vero rischio per House of the
Dragon è ripetere l’errore più discusso di Game of Thrones
Il paragone con Daenerys
Targaryen nasce quasi spontaneamente. Anche la
Madre dei Draghi era stata presentata per anni come una figura
eroica prima di trasformarsi improvvisamente nella cosiddetta “Mad
Queen” durante l’ultima stagione di Game of Thrones. Una
scelta narrativa che ancora oggi divide profondamente il
pubblico.
La questione non riguarda tanto il fatto che una Targaryen possa
diventare più spietata o autoritaria. Nei romanzi di George R. R. Martin,
il potere tende spesso a corrompere anche i personaggi più
idealisti. Il problema è piuttosto il modo in cui questa
trasformazione viene raccontata. Molti spettatori contestarono a
Game of Thrones di aver accelerato eccessivamente la discesa di
Daenerys verso la follia, senza costruire in maniera convincente il
percorso che la portò a distruggere Approdo del Re.
Ora House of the Dragon si trova davanti a una sfida simile. La
versione televisiva di Rhaenyra è stata infatti rappresentata in
modo generalmente più positivo e comprensibile rispetto alla
controparte descritta nel romanzo Fire & Blood. Se gli
sceneggiatori intendono condurla verso una fase più oscura,
dovranno farlo gradualmente e senza sacrificare la coerenza
psicologica costruita nelle stagioni precedenti.
Nei libri Rhaenyra è sempre stata
più ambigua di quanto mostrato dalla serie
Uno degli aspetti più interessanti del dibattito riguarda proprio
la differenza tra la serie e il materiale originale. In Fire &
Blood, Rhaenyra non viene mai descritta come un’eroina senza
macchia. Al contrario, nel corso della guerra sviluppa
progressivamente paranoia, rabbia e un crescente desiderio di
vendetta.
La serie HBO ha invece scelto spesso di mostrarla come una figura
più razionale e moderata, accentuando le responsabilità e gli
errori dei suoi avversari. Questa scelta ha funzionato molto bene
nel costruire l’empatia del pubblico, ma potrebbe rendere più
difficile giustificare eventuali svolte estreme nei prossimi
episodi.
Le stesse dichiarazioni di Emma D’Arcy sembrano
indicare che il percorso di Rhaenyra stia entrando in una nuova
fase. L’attrice ha anticipato che una sorta di fanatismo ideologico
inizierà a influenzare sempre di più le decisioni della regina,
suggerendo che la perdita di Jace potrebbe rappresentare il punto
di non ritorno.
Se House of the Dragon riuscirà a raccontare questa
evoluzione con la necessaria gradualità, potrebbe offrire una delle
storyline più complesse e affascinanti dell’intero universo creato
da George R. R. Martin. In caso contrario, il rischio è quello di
riaprire una ferita che molti fan di Game of Thrones non hanno mai
realmente dimenticato.
Quando si parla delle grandi produzioni televisive dedicate alla
Seconda guerra mondiale, il nome che viene citato più spesso è
quello di Band of
Brothers. La serie prodotta da
Tom
Hanks e Steven Spielberg è
diventata nel tempo un punto di riferimento assoluto per il genere,
grazie alla capacità di raccontare il conflitto attraverso il
legame umano tra i membri della Easy Company. Eppure, dieci anni
dopo, HBO realizzò un’opera che per molti versi si spinse ancora
più in profondità nell’orrore della guerra: The Pacific.
Composta da dieci episodi e distribuita nel 2010, la serie segue le
vicende di alcuni Marines impegnati nel teatro del Pacifico durante
la Seconda guerra mondiale. Basata sulle memorie reali di Eugene
Sledge e Robert Leckie, The Pacific non cerca mai di trasformare il
conflitto in uno spettacolo eroico. Al contrario, punta a mostrare
il prezzo umano della guerra con una durezza che ancora oggi
colpisce lo spettatore.
Paradossalmente, proprio questa intensità rende la serie
estremamente coinvolgente. Una volta iniziata, è difficile
interromperne la visione. Ogni episodio spinge a proseguire per
capire cosa accadrà ai protagonisti, ma allo stesso tempo costringe
lo spettatore a confrontarsi con immagini, situazioni e conseguenze
emotive spesso devastanti. È una serie che si guarda tutta d’un
fiato, ma che raramente lascia spazio all’intrattenimento nel senso
più tradizionale del termine.
Perché The Pacific sceglie di
raccontare la guerra come una lenta distruzione dell’animo
umano
La differenza principale tra The Pacific e Band of Brothers risiede
nell’approccio narrativo. Se la prima miniserie HBO trovava un
equilibrio tra le atrocità del conflitto e il forte spirito di
fratellanza che univa i soldati, The Pacific concentra la propria
attenzione sugli effetti psicologici della guerra sugli
individui.
I
protagonisti non vengono raccontati come eroi destinati a compiere
imprese leggendarie. Sono ragazzi spesso impreparati alla brutalità
che si trovano davanti, costretti a sopravvivere in un conflitto
particolarmente feroce e disumano. La guerra nel Pacifico,
combattuta tra isole tropicali trasformate in inferni di fango,
sangue e paura, diventa il contesto ideale per mostrare come la
violenza possa modificare profondamente una persona.
Uno degli archi narrativi più significativi è quello di Eugene
Sledge, interpretato da Joseph Mazzello.
All’inizio della serie appare come un giovane idealista e
sensibile; episodio dopo episodio assiste a una trasformazione
progressiva che lo porta a confrontarsi con aspetti sempre più
oscuri della propria umanità. Non si tratta semplicemente di
raccontare un soldato che combatte una guerra, ma di mostrare come
la guerra finisca per ridefinire completamente la sua identità.
Questa scelta narrativa rende la serie molto più cupa rispetto a
Band of Brothers. Le battaglie non vengono mai rappresentate come
momenti di gloria, ma come esperienze traumatiche che lasciano
cicatrici permanenti. Anche quando i protagonisti sopravvivono, la
sensazione è che abbiano perso qualcosa di essenziale lungo il
cammino.
Le conseguenze del conflitto
continuano anche lontano dal campo di battaglia
Uno degli aspetti più interessanti di The Pacific è la volontà di
estendere il racconto oltre le operazioni militari. La serie dedica
infatti ampio spazio a ciò che accade lontano dal fronte, mostrando
le famiglie, le fidanzate e le persone che attendono il ritorno dei
soldati.
Questa prospettiva amplia notevolmente il discorso sulla guerra.
Non sono soltanto i combattenti a pagarne il prezzo. Anche chi
resta a casa vive nell’incertezza, nella paura e nella
consapevolezza che nulla potrà tornare davvero come prima. Quando i
protagonisti rientrano, il conflitto non è affatto terminato:
devono imparare a convivere con i traumi accumulati e con un mondo
che nel frattempo è cambiato.
È
proprio questa attenzione alle conseguenze emotive che distingue
The Pacific da molte altre produzioni belliche. La serie non si
limita a raccontare cosa accade durante una battaglia, ma si
interroga su ciò che resta dopo la fine degli scontri. Le ferite
psicologiche diventano parte integrante della narrazione,
trasformando la guerra in una presenza costante anche quando le
armi tacciono.
Un capitolo fondamentale della
trilogia bellica prodotta da Tom Hanks e Steven Spielberg
Negli anni HBO ha costruito una sorta di trilogia ideale dedicata
alla Seconda guerra mondiale composta da Band of Brothers, The
Pacific e Masters of the Air.
Ognuna affronta il conflitto da una prospettiva differente, ma è
probabilmente The Pacific l’opera che sceglie l’approccio più duro
e meno romantico.
Pur non raggiungendo il radicalismo antimilitarista di film come
Va’ e vedi o
Il vento che accarezza
l’erba, la miniserie HBO rifiuta quasi sempre la
spettacolarizzazione della guerra. L’obiettivo non è celebrare il
combattimento, ma mostrare il costo umano che esso comporta.
A
distanza di oltre quindici anni dalla sua uscita, The Pacific
continua così a rappresentare una delle opere televisive più mature
e dolorose mai dedicate alla Seconda guerra mondiale. Non è una
serie semplice da affrontare e in molti momenti può risultare
persino estenuante dal punto di vista emotivo. Proprio per questo,
però, rimane una visione fondamentale per chiunque sia interessato
a comprendere come la televisione possa raccontare la guerra senza
trasformarla in spettacolo.
A
sei mesi dall’arrivo nelle sale, Avengers:
Doomsday si presenta già come uno dei film
più importanti nella storia recente del Marvel Cinematic Universe.
Dopo anni caratterizzati da risultati alterni e da una crescente
frammentazione narrativa, Marvel Studios ha bisogno che il ritorno
degli Avengers diventi un evento capace di riunire il pubblico e
rilanciare la Saga del Multiverso verso il suo
epilogo.
Tra
ritorni clamorosi, nuovi eroi, incursioni multiversali e l’arrivo
di uno dei villain più amati dei fumetti, le aspettative sono
inevitabilmente altissime. Ecco le sei cose che, al momento,
rendono Avengers: Doomsday uno dei film più
intriganti del prossimo anno.
Il ritorno di Steve Rogers potrebbe
essere molto più importante di quanto immaginiamo
La
presenza di Chris Evans è
probabilmente una delle notizie che ha fatto più rumore tra i fan
Marvel. Dopo il finale di Avengers: Endgame, l’arco
narrativo di Steve Rogers sembrava concluso in modo
definitivo. Proprio per questo motivo il suo ritorno appare
particolarmente significativo.
Evans ha sempre dichiarato di voler tornare solo in presenza di una
storia realmente valida. Se ha deciso di rimettere il costume di
Captain America, è lecito pensare che il personaggio abbia un ruolo
centrale negli eventi che porteranno alla crisi del multiverso. Più
che un semplice cameo nostalgico, potrebbe trattarsi di un tassello
fondamentale dell’intera trama.
Robert Downey Jr. come Dottor
Destino è la scommessa più audace della Marvel
Robert Downey Jr. sarà Dottor Destino in
Avengers: Doomsday. Gentile Concessione Disney – (Photo by Jesse
Grant/Getty Images for Disney)
Se il ritorno di Evans ha emozionato il pubblico, quello di
Robert Downey
Jr. ha probabilmente lasciato tutti senza
parole. Dopo aver interpretato Tony
Stark per oltre dieci anni, l’attore tornerà nell’MCU nei panni
di Victor Von Doom.
La scelta è affascinante per diversi motivi. Da un lato introduce
finalmente sul grande schermo una versione ambiziosa di uno dei più
grandi antagonisti della storia Marvel. Dall’altro costringe il
pubblico a confrontarsi con un volto amatissimo associato
improvvisamente al ruolo del principale nemico degli Avengers. È
una decisione che potrebbe ridefinire completamente la percezione
del personaggio e rappresentare una delle interpretazioni più
interessanti della carriera di Downey Jr.
I Fantastici Quattro stanno
finalmente entrando nell’universo principale dell’MCU
Il film The Fantastic Four: First
Steps ha introdotto la Prima Famiglia Marvel in
una realtà separata rispetto all’universo principale. Tutti gli
indizi disseminati nelle scene post-credit suggeriscono però che la
collisione tra questi mondi sia ormai imminente.
Vedere Reed Richards, Sue Storm, Johnny Storm e Ben Grimm
interagire con personaggi come Thor, Sam Wilson e gli altri
Avengers rappresenta uno degli eventi più attesi dai lettori dei
fumetti. Inoltre, il collegamento con Dottor Destino potrebbe
trasformare i Fantastici Quattro nel cuore emotivo e narrativo
dell’intera storia.
Gli Avengers sono più divisi che
mai
Uno degli elementi che rese memorabile Avengers: Infinity
War fu l’incapacità degli eroi di
collaborare pienamente contro Thanos. Doomsday sembra voler riprendere quella
dinamica.
Dopo gli eventi di Thunderbolts* esistono infatti
diverse fazioni che rivendicano il ruolo di Avengers. Da una parte
c’è il gruppo guidato da Sam Wilson, dall’altra i Nuovi Avengers
nati proprio dagli eventi di Thunderbolts*. Le tensioni tra questi
schieramenti potrebbero offrire a Dottor Destino l’occasione
perfetta per colpire, replicando una delle strategie che resero
Thanos così pericoloso.
Il multiverso apre la porta a
incontri impossibili
Se c’è una caratteristica che distingue la Saga del Multiverso
dalle precedenti fasi Marvel, è la possibilità di far incontrare
personaggi provenienti da realtà completamente diverse.
Film come Deadpool & Wolverine
hanno dimostrato che i cameo possono diventare parte integrante
della storia e non semplici apparizioni nostalgiche. Per questo
motivo molti fan si aspettano sorprese importanti in Doomsday, con
il ritorno di volti storici provenienti dai vecchi universi Marvel
cinematografici. La sfida sarà utilizzarli in modo narrativamente
significativo e non come semplice fan service.
Gli X-Men potrebbero rubare la
scena a tutti
Tra gli annunci che hanno accompagnato la produzione del film,
nessuno ha generato tanta curiosità quanto il ritorno degli storici
protagonisti della saga cinematografica degli X-Men.
Le prime anticipazioni mostrano infatti la presenza di personaggi
iconici come Charles Xavier, Magneto e Ciclope, suggerendo che il
contributo dei mutanti sarà molto più importante di una semplice
comparsa. Per molti spettatori si tratta del vero evento storico
del film: vedere finalmente gli X-Men condividere lo schermo con
gli Avengers dopo oltre vent’anni di separazione tra i
franchise.
Se Marvel riuscirà a gestire correttamente questo incontro,
Avengers: Doomsday potrebbe diventare ciò che Infinity War fu per
la Saga dell’Infinito: il momento in cui anni
di storie separate convergono finalmente in un unico grande evento
cinematografico.
Dopo
decenni di tentativi, progetti cancellati e sviluppi mai
concretizzati, Warner Bros. ha finalmente
confermato il ritorno di uno dei franchise animati più iconici
degli anni Ottanta. Durante l’Annecy International Animation Film
Festival 2026, lo studio ha annunciato di essere al lavoro su un
nuovo film dedicato a ThunderCats.
L’annuncio è arrivato attraverso un reel promozionale che mostrava
alcuni dei progetti attualmente in sviluppo presso Warner Bros.
Animation. Tra questi figurava anche ThunderCats, insieme
ad altri ritorni di proprietà storiche dello studio. Al momento non
sono stati diffusi dettagli sulla trama, sul team creativo o sulla
data di uscita, ma la conferma rappresenta comunque una svolta
importante per un progetto che per anni sembrava destinato a non
vedere mai la luce.
La
notizia assume particolare rilevanza considerando la lunga e
travagliata storia produttiva del franchise. Negli ultimi vent’anni
sono stati sviluppati diversi tentativi di rilancio, tra cui un
film animato in CGI e un adattamento live-action affidato a
Adam Wingard, autore
di Godzilla vs. Kong. Nessuno di questi
progetti è però riuscito a superare la fase di sviluppo. Ora Warner
Bros. sembra aver scelto una nuova strada per riportare sullo
schermo Lion-O, Tygra, Panthro, Cheetara e il resto dei guerrieri
di Thundera.
Il ritorno di ThunderCats
conferma che Hollywood sta puntando sempre di più sui grandi
franchise nostalgici
La rinascita di ThunderCats non è un caso isolato. Negli ultimi
anni Hollywood ha riscoperto il valore delle proprietà nate tra gli
anni Ottanta e Novanta, cercando di trasformarle in nuovi universi
narrativi capaci di conquistare sia il pubblico storico sia le
nuove generazioni.
La serie originale seguiva le avventure dei ThunderCats, una razza
di felini umanoidi costretta a fuggire dal proprio pianeta natale e
a ricostruire la propria civiltà sulla Terza Terra, combattendo
contro i Mutanti di Plun-Darr e il malvagio Mumm-Ra. Una miscela di
fantasy, fantascienza e avventura che contribuì a renderla uno dei
cartoni più popolari della sua epoca.
L’interesse di Warner Bros. arriva inoltre in un momento in cui
diversi franchise simili stanno vivendo una seconda giovinezza. Il
successo di nuovi adattamenti di saghe storiche ha dimostrato che
esiste ancora spazio per racconti eroici e mondi fantastici capaci
di parlare a più generazioni. Per questo motivo il ritorno di
ThunderCats potrebbe rappresentare molto più di un semplice film
nostalgico: potrebbe essere il primo passo verso una nuova
espansione del marchio attraverso serie animate, spin-off e
ulteriori produzioni cinematografiche.
Dopo oltre quarant’anni dal debutto della serie originale,
ThunderCats sembra dunque pronto a tornare al centro della scena.
La vera sfida sarà capire se il nuovo progetto riuscirà a
conquistare un pubblico moderno senza perdere quell’identità che ha
reso il franchise un classico dell’animazione.
Dopo quasi vent’anni di tentativi falliti e cambi di produzione, il
film di Gears of War sembra
finalmente prendere forma. Sono infatti emersi i primi dettagli
ufficiali sulla trama dell’adattamento
targato Netflix, che racconterà le origini della leggendaria
Delta Squad, il gruppo di soldati protagonista della celebre saga
videoludica.
Le
nuove informazioni arrivano da un approfondimento pubblicato da
Entertainment Weekly dedicato all’universo Xbox. Secondo quanto
rivelato, il film seguirà una squadra improvvisata di militari
impegnata nella lotta per la sopravvivenza contro i Locust, la
razza sotterranea che minaccia l’esistenza dell’umanità sul pianeta
Sera. Matt Booty, Executive Vice President of Gaming Content and
Studios di Xbox, ha spiegato che il cuore della storia sarà il
legame tra i membri della squadra, definendo la fratellanza e la
collaborazione come elementi centrali dell’identità di Gears of
War.
Si tratta di un aggiornamento particolarmente importante per i fan
storici della serie. Per anni il progetto cinematografico ha
attraversato numerose versioni, passando da Len Wiseman
a Universal Pictures fino ad arrivare a Netflix, che ha affidato la regia a David Leitch e la
sceneggiatura a Jon Spaihts. La
conferma che il film resterà ancorato alla Delta Squad suggerisce
una maggiore fedeltà al materiale originale rispetto ai precedenti
tentativi di adattamento.
Le origini della Delta Squad
potrebbero cambiare il modo in cui Netflix costruirà l’universo di
Gears of War
La scelta di raccontare la nascita della Delta Squad apre scenari
particolarmente interessanti sul piano narrativo. Nei videogiochi
il gruppo è composto da personaggi diventati iconici come Dominic
Santiago, Augustus Cole e Damon Baird, figure che hanno contribuito
a definire il successo del franchise attraverso la trilogia
originale.
Resta però ancora un interrogativo fondamentale: quale fase della
cronologia verrà raccontata? Una delle ipotesi più accreditate è
che il film possa collegarsi agli eventi di Gears of War: E-Day,
il nuovo capitolo della saga ambientato durante il Giorno
dell’Emersione, il momento in cui i Locust emersero dal sottosuolo
dando inizio alla guerra che avrebbe devastato Sera. In questo
scenario, Netflix potrebbe utilizzare il film per raccontare la
formazione iniziale della squadra e gettare le basi di un universo
cinematografico più ampio.
Un’altra possibilità è che il film scelga invece un percorso
originale, ambientandosi tra E-Day e gli eventi del primo
videogioco. Questa soluzione consentirebbe di approfondire
personaggi secondari poco esplorati nei giochi e di costruire
gradualmente l’arrivo di Marcus Fenix, il volto più celebre della
saga. Una strategia simile permetterebbe a Netflix di sviluppare
più film o serie collegate, sfruttando anche il progetto animato
già annunciato e ambientato nello stesso universo.
In ogni caso, il primo vero segnale che emerge da questi dettagli è
rassicurante per i fan: dopo anni di incertezza, il film sembra
voler rispettare il lore, i personaggi e i temi che hanno reso
Gears of War uno dei franchise più importanti nella storia di
Xbox.
Dopo
aver conquistato il botteghino mondiale a vent’anni dall’uscita del
film originale, Il Diavolo veste Prada
2 si prepara a raggiungere il pubblico domestico.
20th Century Studios ha infatti confermato che il sequel sarà
disponibile in streaming su Disney+ e Hulu a partire dal
29 luglio, poco meno di tre mesi dopo il debutto nelle sale
avvenuto il 1° maggio.
Il
film si è rivelato uno dei successi più sorprendenti dell’anno,
raccogliendo
recensioni generalmente positive e ottenendo un punteggio
Certified Fresh del 77% su Rotten Tomatoes. Prima dell’arrivo sulle
piattaforme streaming, gli spettatori potranno acquistare il film
in formato digitale dal 30 giugno, mentre non è stata ancora
comunicata una data ufficiale per l’uscita in Blu-ray e DVD.
L’annuncio conferma una strategia ormai consolidata per i grandi
studi hollywoodiani: sfruttare il successo cinematografico per poi
trasferire rapidamente i titoli sulle piattaforme streaming. Nel
caso del Diavolo veste Prada 2, la finestra relativamente breve tra
sala e streaming dimostra quanto Disney consideri il film un
contenuto di forte richiamo per il proprio catalogo estivo.
Il successo del sequel dimostra
che Miranda Priestly è ancora uno dei personaggi più influenti del
cinema contemporaneo
L’arrivo in streaming rappresenta un nuovo capitolo per un
franchise che molti consideravano concluso. Quando il primo
Il Diavolo veste
Prada uscì nelle sale, il personaggio di Miranda
Priestly interpretato da Meryl Streep divenne
immediatamente un’icona della cultura pop, trasformando battute
come “That’s all” e “Gird your loins” in citazioni entrate
nell’immaginario collettivo.
Il successo del sequel suggerisce che il fascino di quel mondo non
si sia esaurito. In un panorama dominato da remake, reboot e
revival, Il Diavolo veste Prada 2 è riuscito
a intercettare sia il pubblico nostalgico che una nuova generazione
di spettatori, interessata a temi come il potere, l’ambizione
professionale e l’evoluzione dell’industria della moda nell’era
digitale.
L’approdo su Disney+ potrebbe inoltre amplificare
ulteriormente il fenomeno, consentendo al film di raggiungere un
pubblico molto più vasto rispetto alla distribuzione esclusivamente
cinematografica. Per Disney, il sequel rappresenta anche un banco
di prova importante: dimostrare che franchise nati al di fuori dei
tradizionali universi fantasy o supereroistici possono ancora
generare risultati significativi sia al box office sia in
streaming.
La
nuova
serie di Harry Potter
continua a prendere forma e arrivano le prime anticipazioni su uno
dei personaggi più amati dell’intera saga. Nick Frost,
scelto per interpretare Rubeus Hagrid nel reboot targato
HBO, ha rivelato che la sua versione del personaggio sarà diversa
da quella resa iconica dal compianto Robbie Coltrane. Una
scelta che, secondo l’attore, potrebbe non convincere tutti gli
appassionati.
In
un’intervista rilasciata al Times, Frost ha spiegato di voler
rispettare il lavoro svolto da Coltrane, pur cercando una propria
identità per il personaggio. La nuova serie, infatti, avrà a
disposizione molte più ore per sviluppare Hagrid rispetto ai film
originali, permettendo di approfondirne aspetti della personalità
che finora erano rimasti sullo sfondo. L’attore ha anticipato un
Hagrid più riservato, con una caratterizzazione influenzata dalle
sue origini e da un approccio più sfumato rispetto alla versione
cinematografica che il pubblico conosce da oltre vent’anni.
La dichiarazione è particolarmente interessante perché tocca uno
dei punti più delicati dell’intero progetto HBO. Il nuovo Harry
Potter non dovrà soltanto essere fedele ai romanzi di J. K. Rowling, ma
dovrà anche confrontarsi con l’immaginario collettivo costruito dai
film. Hagrid rappresenta uno degli esempi più evidenti di questa
sfida: per milioni di spettatori il volto e la voce di Robbie
Coltrane sono ormai inseparabili dal personaggio.
Un Hagrid più complesso potrebbe
essere il primo vero segnale della filosofia del reboot HBO
Le parole di Frost offrono probabilmente la prima indicazione
concreta su come HBO intenda distinguere la nuova serie dalle
pellicole originali. L’obiettivo non sembra essere quello di
replicare fedelmente ciò che il pubblico ha già visto, ma di
esplorare aspetti dei personaggi che nei film sono stati
necessariamente compressi a causa della durata limitata.
Nel caso di Hagrid, questo potrebbe tradursi in una
rappresentazione più vicina ai romanzi. Nei libri il guardiacaccia
di Hogwarts non è soltanto una figura paterna e protettiva per
Harry, Ron ed Hermione, ma è anche un personaggio impulsivo,
talvolta ingenuo, capace di commettere errori e di trovarsi spesso
al centro di situazioni imprevedibili. Frost ha inoltre citato come
fonte d’ispirazione John Coffey di Il miglio verde,
personaggio che unisce una presenza fisica imponente a una profonda
sensibilità emotiva.
Questa scelta narrativa potrebbe rappresentare il vero valore
aggiunto della serie HBO. Dopo oltre vent’anni di dominio culturale
dei film, il successo del reboot dipenderà infatti dalla sua
capacità di offrire qualcosa di nuovo senza tradire lo spirito
originale della saga. Se HBO riuscirà a costruire versioni più
sfaccettate dei personaggi iconici di Hogwarts, il pubblico
potrebbe accettare cambiamenti che oggi appaiono rischiosi. In caso
contrario, il confronto con le interpretazioni storiche rischierà
di diventare inevitabile.
La nuova serie di Harry Potter debutterà su HBO il 25 dicembre.
L’attesa per la
seconda stagione di
Avatar – La leggenda di Aang non è ancora terminata,
ma l’attenzione dei fan si sta già spostando verso il capitolo
conclusivo della serie. Gordon Cormier, interprete di Aang
nell’adattamento live-action di Netflix, ha infatti anticipato che la terza stagione
sarà qualcosa di senza precedenti, arrivando a definirla
addirittura “il punto più alto di Netflix, della televisione e del
cinema”.
L’attore ha rilasciato le dichiarazioni nel corso di un’intervista
a ScreenRant dedicata al ritorno della serie. Secondo Cormier, la
stagione finale rappresenterà il culmine di tutto ciò che è stato
costruito nei primi due cicli narrativi: dall’introduzione del
mondo e dei personaggi fino all’apprendimento delle arti del
dominio degli elementi da parte di Aang. Il giovane protagonista ha
sottolineato come ogni episodio della terza stagione sarà
caratterizzato da eventi fondamentali per la storia, senza momenti
di transizione o rallentamenti.
Le sue parole assumono un peso particolare perché arrivano da chi
ha vissuto in prima persona la produzione della serie. Cormier ha
dichiarato di essere completamente soddisfatto del lavoro svolto
nella stagione finale, un’affermazione che non aveva mai fatto per
i capitoli precedenti. Un segnale che lascia intuire una produzione
particolarmente ambiziosa, pensata per chiudere la storia con la
stessa forza emotiva e spettacolare che ha reso celebre la serie
animata originale.
La guerra contro il Signore del
Fuoco e la Cometa di Sozin guideranno l’ultimo capitolo della
saga
Le anticipazioni di Cormier confermano indirettamente che la terza
stagione seguirà fedelmente gli eventi di Avatar – La leggenda di Aang. Aang dovrà
completare il suo addestramento, imparare il dominio del fuoco e
prepararsi allo scontro finale contro il Signore del Fuoco Ozai,
mentre l’arrivo della Cometa di Sozin incombe come la minaccia
definitiva destinata a cambiare il destino del mondo.
Si tratta degli eventi più amati dai fan dell’opera originale, che
considerano il terzo libro della serie animata uno dei punti più
alti della storia dell’animazione televisiva. Non sorprende quindi
che Netflix stia investendo gran parte delle proprie risorse
proprio nella conclusione della saga. Lo stesso Cormier ha rivelato
che il combattimento finale ha assorbito una parte significativa
del budget della stagione, lasciando intendere che lo scontro tra
Aang e Ozai sarà uno dei momenti più spettacolari mai realizzati
per la serie.
La sfida per Netflix sarà ora mantenere le promesse. La prima
stagione è stata accolta positivamente e ha dimostrato che un
adattamento live-action di Avatar può funzionare, superando le
difficoltà che il franchise aveva incontrato in passato. Se la
seconda stagione riuscirà a consolidare quanto costruito finora, la
terza potrebbe davvero trasformarsi nell’evento televisivo che
Cormier sta descrivendo. E anche se la storia di Aang si concluderà
con il terzo capitolo, resta aperta la possibilità che l’universo
di Avatar continui attraverso spin-off dedicati ad altri
personaggi, magari esplorando in futuro il mondo di Korra.
La seconda stagione di Avatar: The Last Airbender debutterà su
Netflix il 25 giugno.
Lucca Comics & Games 2026 si prepara
a festeggiare il suo 60° compleanno, insieme alla sua leggendaria
community, da mercoledì 28 ottobre a domenica 1°
novembre. 60 anni di storia e di creatività, di diversità
e di inclusione, di cambiamento, di evoluzioni e metamorfosi, di
arte e, soprattutto, di comunità. Una comunità in cammino, il cui
racconto non può essere rivolto al passato ma deve guardare al
futuro. L’anniversario “Diamond” non è solo l’occasione per
celebrare la storia, ma è il momento per capire cosa Lucca Comics &
Games ha costruito insieme a chi l’ha vissuta in questi
sei decenni e a chi la vivrà, scoprendo insieme cosa potrà accadere
dopo. In sessant’anni non sono cresciuti solo una fiera o un
festival: il fumetto, il gioco, la cultura del fantastico sono
stati per intere generazioni una palestra dell’immaginazione e ora
quelpatrimonio di valori, di storie e di
sogni compongono un’eredità da trasmettere alle nuove
generazioni, la LEGACY di Lucca Comics &
Games, tema di questa edizione.
Legacy come eredità, come
passaggio di testimone, un patrimonio reale di vita, infanzia,
scoperte, cultura, cambiamenti che, per citare Gianni Rodari,
permetterà, a chi vuole crescere, di conoscere la grammatica del
mondo. Ma anche Legacy come quei giochi da tavolo
in cui ogni partita modifica il tabellone in modo
permanente, e chi gioca oggi cambia il modo in cui tutti
gli altri giocheranno domani. È questo che fa da sei decenni la
community di visitatAutori (così il festival definisce il
suo pubblico), è questa la vera anima di Lucca Comics & Games:
ricevere un immaginario e riscriverlo, facendolo suo.
L’infanzia curiosa degli anni ’70,
la giovinezza esplosiva dei comics degli anni ’80, le
contaminazioni dei ’90, la metamorfosi digitale dei 2000,
l’espansione degli anni ’10. Poi la prova più dura: il 2020, l’anno
in cui tutto si ferma e il festival sceglie di non sparire,
trasformando le sfide in opportunità. Il ritorno, la rinascita. La
voglia di continuare una storia che non è solo nostalgia, ma
continua evoluzione e cambiamento.
Una biografia collettiva che ha
creato il solco per quello che è oggi l’immaginario della cultura
pop mondiale e che quest’anno vuole tornare alle sue
origini e ai suoi luoghi. L’Italia, dove Lucca Comics & Games è
nato nel 1966 diventando un’eccellenza del Made in Italy,
che negli anni ha superato i suoi confini, diventando il luogo dove
sperimentare, incontrare, amare, fare amicizia, crescere, giocare,
guidato da un ideale di inclusione, uniti nella diversità.
Proprio come cita il motto dell’Unione Europea, con cui la
manifestazione condivide i valori: è infatti la Commissione Europea
apatrocinare questa edizione mettendo al
centro il nostro paese e la risonanza mondiale della
manifestazione.
A firmare l’affiche del
60esimo – primo e unico esempio di meta-poster presentato
questa mattina durante la conferenza stampa tenutasi presso la
Galleria degli Uffizi di Firenze e organizzata in collaborazione
col Museo, scrigno del Rinascimento italiano – è Claudio
Castellini*, maestro assoluto del fumetto internazionale,
incarnazione vivente della storia di Lucca Comics & Games. Nato
proprio nel 1966, è una delle grandi firme del fumetto bonelliano a
cavallo tra gli anni ‘80 e ‘90 (Dylan Dog e Nathan Never), sino a
diventare una stella internazionale con i supereroi dell’universo
Marvel. Eccellenza italiana
conosciuta in tutto il mondo, capostipite dell’Italian
Invasion, dalle sue mani durante la presentazione del poster
di edizione è avvenuto il passaggio di matita alla piccola stella
del fumetto Louise Stéphant, a simboleggiare la nuova generazione
che eredita il patrimonio di storie e sogni.
Cortesia Lucca Comics & Games
LEGACY: IL META-POSTER E IL
PASSAGGIO DI MATITA
È ai personaggi che hanno
abitato i manifesti storici del festival che Claudio Castellini
dedica il suo lavoro, il primo meta-poster che fa tornare
in scena, insieme, i protagonisti del passato. L’eroina d’oro ‘Lu’
di Zerocalcare che rappresenta ogni visitAutore, il
‘Sandokan’ di Don Maitz come simbolo dell’avventura classica, il
gorilla col robot di Phil Hale a rappresentare la trasformazione,
‘Lady Hope’ di Ted Nasmith per uno sguardo al futuro pieno di
speranza, e infine il drago di Ciruelo che come l’arrivo della
manifestazione rende fantastica la città. Generazioni di
immaginari diversi, riunite in un’unica, dettagliatissima
immagine, piena di simbolismi, citazioni ed easter
egg, da zoomare all’infinito. Al centro, un supereroe, un
gigante, sorregge una bambina, la luminosa protagonista del poster
di Michael Whelan che con la sua semplice veste dialoga idealmente
con il sorridente Yellow Kid, mascotte e prestigioso
premio del festival lucchese dagli anni sessanta a oggi.
Una bambina che solleva la sua matita: è lei la nuova
generazione, colei che disegnerà ciò che verrà dopo. A
rappresentare quella del poster, accanto al gigante Claudio
Castellini, il giovane talento di Louise Stéphant, dieci
anni, vincitrice per due anni consecutivi (2024 e 2025) del
Petit Fauve del Festival International de la Bande
Dessinée d’Angoulême, il concorso che per decenni in Francia ha
premiato e scoperto i talenti della BD.
Con il suo tratto michelangiolesco
nel ritrarre le mani, Castellini firma anche il disegno che
rappresenta il passaggio di testimone: una mano adulta che
consegna una matita in una giovane mano, non un’eredità da
custodire ma uno strumento da usare, il gesto di consegnare
a qualcuno il potere di immaginare il mondo e cambiarlo.
Il passaggio del patrimonio di sogni da una generazione all’altra,
il legame tra la storia e il futuro del festival, si è fatto
realtà: Claudio Castellini, nella culla dell’arte, ha dato
questa mattina la sua matita alla piccola Louise, che
firmerà la variant cover del poster di Lucca Comics &
Games 2026, che verrà presentata durante l’inaugurazione di questa
edizione, il 28 ottobre sul palco del Teatro del Giglio Giacomo
Puccini.
Sessant’anni dopo la sua nascita,
l’edizione LEGACY non vuole solo celebrare il patrimonio
di storie di Lucca Comics & Games, ma donarlo al futuro.
UNA MOSTRA DEDICATA A
CLAUDIO CASTELLINI: TOCCHI DA MAESTRO
Claudio
Castellini, uno dei maestri del fumetto italiano e
internazionale, è celebre per il suo stile dinamico e la
straordinaria potenza anatomica delle sue figure. Primo autore
italiano a lavorare stabilmente per il mercato americano,
Castellini ha ridefinito l’estetica del supereroismo moderno.
Il percorso espositivo Claudio
Castellini: Tocchi da Maestro traccia le tappe fondamentali
della sua carriera attraverso una selezione di tavole originali:
dagli esordi in Bonelli, dove ha legato indissolubilmente il suo
nome alla nascita grafica di Nathan Never e a due numeri cult di
Dylan Dog, fino alle storiche collaborazioni con Marvel e DC Comics
su personaggi iconici come Silver Surfer, Conan, Batman e lo
storico crossover Marvel vs DC. La mostra al palazzo delle
esposizioni della Fondazione Banca del Monte di Lucca, offre
un’analisi approfondita della sua tecnica millimetrica,
focalizzandosi sullo studio del chiaroscuro e sulla plasticità
muscolare che hanno reso il suo segno un punto di riferimento
globale.
LUKE & CLEA – A QUEST FOR
LEGACY
Se il 40esimo anniversario fu
celebrato con un libro (I 40 Ruggenti, If Edizioni), e il
50esimo con un corto di animazione (Marco Soresina) e una storia a
fumetti (Zerocalcare), per il suo anniversario di diamante Lucca
Comics & Games sblocca un nuovo livello e lancia un divertente
pixel game in 8 bit, Luke & Clea – A Quest for
Legacy destinato a diventare un cult. Con uno
stile che omaggia i videogames anni Ottanta, il gioco è
un viaggio nel multiverso del fantastico di Lucca Comics &
Games, con citazioni di giochi arcade, villain, easter
eggs, ma soprattutto i tanti NTSC (Non Tutti Sanno Che…) da
scoprire per ‘salvare’ la storia di Lucca. Un pixel game in 8 bit
che racchiude la storia della manifestazione, ricompone le
sfaccettature di Lucca come quelle di un Diamante, e al contempo
guarda al suo futuro: il 2026 è solo l’inizio. Luke &
Clea – A Quest for Legacy è pensato per accompagnare
e raccontare la manifestazione attraverso uno dei suoi linguaggi.
L’utilizzo di media diversi mira all’inclusività e ha come
obiettivo quello di coinvolgere l’intera community di Lucca. Nato
da un’idea di Emanuele Vietina, Francesco
Bonturi e Sergio Algozzino, diretto e disegnato da
Manuel Macchia(Game Director e Game Design), con
la programmazione e level design di Andrea
Tognetti, il visual, concept e sound design di
Sergio Algozzino, la pixel art di Andrea
Putortì (Lead Artist e Lead Animator) e i testi di
Teo Benedetti (Writing, Dialogues & Quests). Le
musiche per questo speciale progetto sono state realizzate in
collaborazione con il Conservatorio di Musica Luigi Boccherini,
Master MAI & Games. Il gioco sarà disponibile a partire dalla
storica data del 24 settembre 2026, il giorno esatto in cui, nel
1966, tutto ebbe inizio; sarà giocabile via app e proprio il primo
giorno di festival verrà sbloccato l’ultimo, sorprendente,
livello.
LE MOSTRE DI PALAZZO
GUINIGI
Cortesia Lucca Comics & Games
PER I 60 ANNI DI LUCCA,
PALAZZO GUINIGI DEDICA UN INTERO PIANO A LEGACY – LA
MOSTRA
Un intero piano dello storico
Palazzo Guinigi – il secondo – sarà trasformato in una piattaforma
culturale con dispositivi allestitivi adattivi e permanenti
destinati a evolvere nel tempo anche grazie al coinvolgimento del
pubblico. Sarà questo lo spazio che ospiterà la prima
grande mostra volta a celebrare i 60 anni di Lucca Comics &
Games. Un progetto inedito, sviluppato in partnership con
POLI.design, centro per la formazione post-laurea
fondato dal Politecnico di Milano, ecosistema formativo ai vertici
delle classifiche internazionali nell’area Art & Design. Una
collaborazione caratterizzata dalla forte qualificazione
progettuale e istituzionale, grazie all’unione di visione, metodo e
prestigio internazionale per dare forma a una piattaforma culturale
nel cuore della città di Lucca. Una mostra che sarà
LEGACY, evolvendo e interagendo con i visitatori.
Un’experience interattiva per raccontare una storia collettiva che
è passato e futuro insieme. Come i giocatori dei legacy game, i
visitatori potranno intervenire nella mostra, “cambiandola” in modo
permanente. Da oggi si apre la call to action per i fan di Lucca
Comics & Games: chi vorrà potrà inviare un video con il racconto
della sua prima Lucca. Una selezione verrà proiettata in un’area
speciale della mostra, My first Lucca, anch’essa in continuo
mutamento.
PIÙ VELOCE DELLA SUA
OMBRA: 80 ANNI DI LUCKY LUKE
Nel 1946, sulle pagine del
Journal de Spirou, debuttava un pistolero capace di
sparare più veloce della sua stessa ombra. A distanza di
ottant’anni, Lucca Comics & Games è onorata di festeggiare il
compleanno di Lucky Luke, la leggendaria creatura
nata dal genio grafico e narrativo di Morris.
Direttamente dagli archivi del
Maestro, i visitatori e le visitatrici potranno ammirare una
straordinaria selezione di tavole originali e copertine storiche
che mostrano l’epopea del West da un punto di vista assolutamente
inedito. Sarà un’occasione unica per ritrovare il destriero Jolly
Jumper, il “fedele” cane Rantanplan e i redivivi fratelli Dalton,
ma anche per incontrare figure storiche come Jesse James, Billy the
Kid e Calamity Jane: eroi di fantasia e protagonisti reali della
frontiera, tutti passati sotto la lente deformante e ironica
dell’Autore.
Un percorso espositivo che guiderà
nel cuore del “western comico” inventato da Morris, un genere
diventato un punto di riferimento e una fonte d’ispirazione
inesauribile per il fumetto, il cinema e la letteratura. Le sale di
Palazzo Guinigi si trasformeranno nello scenario ideale dove nativi
americani, banditi, sceriffi, becchini e ballerine di saloon
accoglieranno il pubblico, trasportandolo direttamente all’interno
del loro affascinante mondo. Si ringraziano per la
collaborazione: Le Edizioni Dupuis, Philippe Blanckaert, Antoine
Mathon, Fanny Blanckaert.
Le celebrazioni di Lucky
Luke continuano… Anche Sergio Bonelli Editore festeggia
gli 80 anni del celebre cowboy Lucky Luke con un’avventura inedita
disegnata da Giorgio Cavazzano su sceneggiatura di Marco Nucci. Un
omaggio tutto italiano al mito del pistolero creato da Morris nel
1946, che sarà disponibile a partire da Lucca Comics & Games
2026.
TILLIE WALDEN: TIME
CAPSULE
Voce della Generazione
Z, la fumettista americana Tillie Walden si è
distinta nel panorama internazionale per la maturità con cui
affronta i temi del racconto di formazione, l’inventiva
con cui esplora le potenzialità del linguaggio del fumetto e la
sensibilità con cui racconta storie delicate e intimiste.
L’autrice, per la prima
volta in Italia, sarà presente a Lucca Comics & Games in
collaborazione con Bao Publishing dal 28 ottobre al 1°
novembre.
Classe 1996, nel 2018 diventa una
delle più giovani vincitrici di un premio Eisner con
Trottole (Oscar INK),
il lavoro autobiografico che l’ha resa famosa in Italia, incentrato
sul mondo del pattinaggio e sulla ricerca della propria identità.
Nel 2021 con Mi stai Ascoltando? (Bao Publishing) vince un
altro prestigioso Eisner Award nella categoria Miglior Graphic
Novel. Con la trilogia young adult Clementine, spin off di
The Walking Dead (SaldaPress) nel 2024
è stata inserita nella selezione dei Lucca Comics Awards. A
settembre 2026, BAO Publishing porterà in Italia Charity e
Sylvia, graphic novel tra fiction e Storia che racconta il
coraggio e le sfide di due donne lesbiche nel Vermont di inizio
Ottocento.
L’esposizione offre un quadro
dettagliato dell’evoluzione stilistica dell’autrice, focalizzandosi
sull’uso narrativo del colore, sulla definizione delle
ambientazioni e sulla complessa indagine psicologica dei
personaggi.
COMICS
Mentre il mondo è sintonizzato a
guardare le partite dei Mondiali, sfidando fusi orari, confini e
tifoserie, gli appassionati e le appassionate della Nona Arte si
uniscono sotto la grande bandiera di Lucca Comics & Games. E con i
primi annunci di oggi, la squadra che scende in campo si delinea
già come un vero e proprio All-Star Team di fuoriclasse del fumetto
mondiale, provenienti ad oggi da tre diversi continenti e nove
Paesi: Giappone, Corea, Taiwan, Stati Uniti, Canada, Italia,
Spagna, Bulgaria e Gran Bretagna.
DA GOLDRAKE A
LA DIVINA COMMEDIA: LA LEGGENDA GO NAGAI PROTAGONISTA DI
LUCCA 60
Nel 160° anniversario delle
relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone, Lucca Comics
& Games ospita l’autore che ha cambiato l’immaginario di intere
generazioni, fin dall’arrivo deflagrante di Grendizer
(Goldrake) sugli schermi televisivi italiani nel 1978: dal
28 al 30 ottobre il Sensei Go Nagai sarà assoluto
protagonista di appuntamenti con il pubblico e momenti celebrativi,
con la collaborazione di J-POP Manga. Go Nagai continua a creare
opere innovative in una vasta gamma di generi, tra cui horror,
fantascienza, robotica, commedia e azione, ed è una figura di
spicco che ha diffuso la cultura manga giapponese nel mondo. Le
opere del Sensei continuano ad essere amate da tutte le
generazioni, godendo di immensa popolarità in Italia e influenzando
profondamente la cultura popolare.
Go Nagai ha anche adattato con
grande audacia il poema epico di Dante Alighieri La Divina
Commedia in un manga, dimostrando la sua capacità espressiva
unica di creare un ponte tra la letteratura classica e la cultura
pop, generando un dialogo culturale. Proprio per quest’opera senza
tempo ha ricevuto il Pegaso per la Cultura, massimo
riconoscimento della Regione Toscana, che gli è stato consegnato il
14 luglio 2025 all’Expo di Osaka. Nell’occasione, il Sensei aveva
espresso il suo amore per l’Italia e il desiderio di voler tornare
proprio a Lucca: l’attesa è finalmente finita.
TŌRU FUJISAWA, LEGGENDARIO
AUTORE DI G.T.O. E G.T.U., PER LA PRIMA VOLTA IN
ITALIA
Ampiamente celebrato da pubblico e
critica per la sua comicità travolgente e la sua tagliente satira
sociale, con la serie G.T.O. – Great Teacher Onizuka,
spin-off del suo celebre manga G.T.O. – Shonan Junai Gumi,
adattata in una serie televisiva e anime, Tōru
Fujisawa ha riscosso un successo mondiale senza
precedenti. Con la sua opera più recente, G.T.U. Great Teacher
Uchiyamada – Mad Yamada Fury
Road, con protagonista il suo amato personaggio Hiroshi
Uchiyamada, è tornato a conquistare il cuore del pubblico italiano.
Il Sensei – per la prima volta in Italia – sarà a Lucca
Comics & Games in collaborazione con Dynit Manga dal 28 al 31
ottobre 2026.
Un’occasione per (ri)scoprire le
sue opere che raccontano, con originalità e un mix di divertimento
e riflessione, temi di carattere sociale sempre attuali, mostrando
le bellezze e le contraddizioni della società giapponese a partire
dal suo sistema scolastico. Tra episodi di bullismo e insegnanti
spesso incapaci di affrontare i problemi dei loro studenti, le
avventure di Eikichi Onizuka e degli altri personaggi delle serie
diventano l’occasione per parlare di coraggio, evoluzione
personale, cambiamento.
FROM WEBTOON TO YELLOW
KID: WELCOME TO JH
Jung Ji-hoon, in arte
JH, è uno dei nomi più rilevanti del webtoon coreano: la
sua capacità di tratteggiare personaggi complessi e tormentati lo
ha reso un autore di culto a livello internazionale. La sua opera
più significativa, The Horizon, ha rivoluzionato il
panorama dei webtoon per profondità e messaggio filosofico,
conquistando una candidatura agli Eisner Award 2024 e lo Yellow Kid
Fumetto dell’anno ai Lucca Comics Awards 2025. Il suo Ho
qualcosa da dirti ha debuttato nel 2026 in edizione cartacea
proprio in Italia, pubblicato da Gaijin. JH sarà presente
tutti i giorni a Lucca Comics & Games in collaborazione con Gaijin
(Renoir Comics) per presentare il terzo e ultimo numero di
Ho qualcosa da dirti (e il relativo box) e le variant
esclusive per la fiera di entrambe le opere.
CHANG SHENG, LA SCINTILLA TAIWANESE
CHE ILLUMINA IL FUMETTO MONDIALE
“All’origine dei miei lavori
c’è spesso una scintilla. La lascio nella mia mente, le consento di
crescere e di svilupparsi. Così, a poco a poco, le storie prendono
forma.” Storie tra il fantascientifico e il fantastico con
straordinarie protagoniste femminili, tratteggiate con uno stile
dettagliato ed estremamente realistico, sono il biglietto da visita
del taiwanese Chang Sheng, candidato agli Eisner
Awards 2026 in ben due categorie (un vero primato per un artista di
Taiwan): miglior adattamento di serie asiatica (Yan) e miglior
artista. Grazie a Toshokan, dal 28 ottobre al 1° novembre
l’autore sarà ospite a Lucca Comics & Games.
IL RITORNO DEL MAESTRO:
FRANK MILLER PROTAGONISTA DI LUCCA 60
Protagonista della Will
Eisner Award Hall of Fame, Yellow Kid Maestro del Fumetto nel 2023,
uno dei creatori più influenti e premiati dell’industria
dell’intrattenimento: Frank Miller è una leggenda
vivente che non ha bisogno di presentazioni, ispiratore di intere
generazioni di autori e autrici, ideale simbolo del tema di questa
edizione. Noto per la sua narrativa intensa, dura e senza
compromessi e per la sua estetica noir cupa, declinata in fumetti,
romanzi e cinema, Miller sarà uno dei grandi protagonisti di Lucca
60 e sarà presente per l’intera durata del festival grazie
alla collaborazione con Panini Comics. E se per il
festival è l’anno del sessantesimo, anche due sue opere che hanno
cambiato il fumetto mondiale festeggiano i loro primi 40 anni:
Batman: Il ritorno del Cavaliere Oscuro (The Dark Knight
Returns) e Daredevil: Rinascita (Daredevil: Born Again).
L’ARCHITETTO DEI MONDI
MARVEL: JONATHAN HICKMAN PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA
Autentica superstar del fumetto
contemporaneo, Jonathan Hickman sarà per la prima
volta in Italia grazie alla collaborazione con Panini
Comics dal 28 ottobre al 1° novembre. Autore statunitense
pluripremiato e bestseller, la cui narrazione visionaria ha
profondamente ridefinito la fiction supereroistica moderna: dopo il
suo ingresso nella casa delle idee nel 2009, è diventato una figura
centrale su Fantastic
Four, Avengers e X-Men, oltre a Secret Wars, evento
crossover che ha ridefinito l’Universo Marvel. Tra gli artefici del
rilancio dell’Universo Ultimate con Ultimate
Spider-Man, attualmente è impegnato su Spider-Man:
Long Way Home insieme ad Adam Kubert. Innovativo e
influente, Hickman continua a spingere i confini espressivi del
fumetto, sia all’interno di universi iconici sia nella creazione di
mondi completamente originali.
PEACH MOMOKO: IL GIAPPONE
INCONTRA L’UNIVERSO MARVEL
Inchiostro, acquerello e un
immaginario unico: Peach Momoko è una delle voci
più originali e riconoscibili del fumetto contemporaneo. L’autrice
giapponese ha conquistato il mondo con il “Momoko-verse”, la linea
che reinterpreta l’Universo Marvel attraverso il filtro delle
leggende popolari e della cultura giapponese e la sua visione
artistica assolutamente unica. Il suo talento va però ben oltre le
tavole a fumetti: Peach Momoko ha firmato illustrazioni per nomi di
rilievo internazionale come TOOL, Linkin Park, BABYMETAL e il One
Piece Trading Card Game, confermandosi come una delle artiste più
versatili e richieste della scena globale. Dal 28 ottobre
al 1° novembre, l’autrice sarà ospite di Lucca Comics & Games in
collaborazione con Panini Comics: oltre a uno stand
dedicato al padiglione Giglio, il pubblico avrà l’occasione di
incontrarla durante firmacopie, panel e talk. Sarà inoltre
coinvolta in un progetto speciale che sarà presto
svelato.
TEMPO, PERDITA, EMOZIONI:
PACO ROCA TORNA A LUCCA
Un autore che non ha bisogno di
presentazioni: maestro del fumetto spagnolo, vincitore di premi in
tutto il mondo con Rughe, considerato un capolavoro del
fumetto contemporaneo (e trasposto in un film d’animazione
candidato agli Oscar), sa evocare emozioni agrodolci con personaggi
commoventi e una narrazione potente. Con la sua capacità rara di
coniugare personale e universale, parlando a chiunque di tempo,
perdita, affetto e memoria, Paco Roca ha
conquistato negli anni il pubblico di Lucca e tutte le giurie: nel
2022 gli è stato assegnato lo Yellow Kid Autore dell’anno, dopo il
Gran Guinigi Miglior Graphic Novel assegnato nel 2008. Forte dei
suoi successi e dell’amore dei lettori e lettrici italiani,
l’autore tornerà a Lucca con Tunué – casa editrice di tutte
le sue opere in Italia – dal 28 ottobre al 1°
novembre.
SETH PER LA PRIMA VOLTA IN
ITALIA… NON È MALE, MALGRADO TUTTO
Per la prima volta in Italia,
arriva uno dei maestri del fumetto nordamericano contemporaneo, una
voce unica al pari di nomi come Chris Ware e Daniel Clowes.
Dal 28 ottobre al 1° novembreSeth (nome
d’arte di Gregory Gallant) sarà a Lucca Comics & Games 2026 in
collaborazione con Coconino Press per presentare la nuova
edizione di La vita non è male malgrado tutto, uno dei
suoi graphic novel più amati. Seth ha dato vita alla serie di albi
Palookaville, iniziata diverse ere geologiche fa come
comic book e attualmente pubblicata con cadenza semestrale in
volumi con copertina rigida. I suoi fumetti sono apparsi sul
New York Times Magazine, su Best American Comics
e su McSweeney’s Quarterly. Le sue illustrazioni e
immagini di copertina sono state pubblicate sulle riviste più
prestigiose, tra le quali il settimanale New Yorker. Oltre
a La vita non è male malgrado tutto Coconino Press ha
pubblicato il suo capolavoro Clyde Fans (2019), realizzato
nel corso di più di vent’anni, e il graphic novel George
Sprott (2022).
BOUM: IL BIANCO E NERO CHE
SORPRENDE L’ANIMA (E CONQUISTA PREMI)
Un bianco e nero ricco e sfumato,
una messa in scena raffinata ed elegante: è così che si presenta
Boum, autrice e illustratrice canadese classe 1985
capace di miscelare sapientemente emozioni e resa naturale, con un
tratto inconfondibile. Nota per la sua serie di vignette
autobiografiche Boumeries, a Lucca lettori e lettrici potranno
scoprire l’opera che, tra i tanti premi, le è valsa l’Eisner Awards
2025 come Best U.S. Edition of International Material, così
descritta dalla critica: “Andando oltre la sua apparenza di fumetto
underground o di graphic novel di tendenza, La medusa è
una splendida sorpresa piena di tenerezza, amore e lacrime”. Grazie
alla collaborazione con Tunué, il pubblico potrà incontrare
Boum in firmacopie e incontri dal 28 ottobre al 1°
novembre.
GARIBALDI A FUMETTI:
ALESSANDRO BARBERO SBARCA A LUCCA CON DAVIDE SAVELLI E IRIS
BIASIO
Punto di riferimento della
divulgazione storica, amatissimo anche dalle nuove generazioni,
protagonista di eventi sold out e contenuti virali, approda ora al
mondo del fumetto. In occasione dell’uscita del suo nuovo libro –
Garribaldi. The British Tour (Rizzoli Lizard) – il
28 ottobreAlessandro Barbero sarà a Lucca Comics
& Games affiancato dai co-autori Davide Savelli e IrisBIasio.
Londra 1864. Garibaldi sbarca in
Inghilterra, ed è subito una star con tanto di merchandising e
traffico di memorabilia! Ispirandosi a questo straordinario
episodio, Barbero e Savelli, per le pluripremiate matite di Iris
Biasio, raccontano un Garibaldi inedito, incontenibile, larger than
life.
IL CIELO È AZZURRO SOPRA
LUCCA: LA SFIDA “MONDIALE” TARGATA MIRAGE COMICS
Nel ventesimo anniversario della
vittoria della nazionale italiana ai Mondiali 2006, Lucca Comics &
Games diventa il campo da gioco per una sfida senza precedenti: un
11 contro 11 che vedrà “in campo” campioni e campionesse del
fumetto globale. E se è vero che – come diceva Vujadin Boskov –
“pallone entra quando Dio vuole”, qui l’incontro – promosso da
Mirage Comics – sarà giocato da due squadre d’eccezione: Italia
– Resto del Mondo, in un match all’ultima vignetta. Novanta
minuti di pura adrenalina in cui gli 11 autori e autrici
italiani sfideranno gli 11 autori e autrici internazionali nella
realizzazione dal vivo di due storie, basate sulle
sceneggiature inedite dei due “capitani” Michael
Bendis e Roberto Recchioni. Annunciati
anche i primi giocatori dei due team rivali: Alex
Maleev e Sara Pichelli. In postazione per
la telecronaca, la voce Rai dell’indimenticabile finale di Berlino
2006, Marco Civoli. Una sfida senza precedenti che
il 29 ottobre animerà l’auditorium San Romano.
SCOTT’S COLLECTABLES E I
SUOI ARTISTI PER LA PRIMA VOLTA A LUCCA
Scott’s Collectables arriva a Lucca
Comics & Games con un esordio d’eccezione, portando la sua
artist alley di autori e autrici nazionali e internazionali
in un’area dedicata allestita nell’Oratorio San Giuseppe.
Per la prima volta una delle realtà internazionali più rilevanti
specializzata nella promozione di artisti, nella valorizzazione
dell’arte originale e nell’organizzazione di esperienze dedicate ad
appassionati e collezioni sarà a Lucca con un prestigioso parterre
di ospiti, tra i quali Martin Simmonds e Marco
Checchetto.
Uno spazio che riunirà alcuni tra i
più importanti esponenti del fumetto nazionale e internazionale,
ciascuno con una postazione dedicata dove fan e collezionisti
potranno incontrare gli artisti e le artiste, ammirare ed
acquistare opere originali e scoprire da vicino il processo
creativo che dà vita alle loro storie.
UPLOAD COMPLETATO: CON
MARIO MORONI, IL PRIMO PROGETTO ITALIANO DA PODCAST A
FUMETTO
C’è un momento in cui un solo
linguaggio non basta più e Mario Moroni, una delle
voci più riconoscibili nel racconto dell’innovazione, creator del
podcast Il Caffettino, lo ha capito e ha scelto di fare una mossa
inaspettata, passando dal medium podcast al medium fumetto. Nasce
così Achille & KiPI – I Disconnessi di m1RC, un progetto
che è solo una graphic novel, ma soprattutto l’evoluzione naturale
di una community attenta, curiosa, appassionata di tecnologia e
nuovi linguaggi. Cyberpunk, cultura digitale e la sensibilità
visiva della Nona Arte contemporanea si fondono in un universo
originale, costruito insieme al pubblico fin dall’inizio: la pagina
Kickstarter già attiva permette di leggere le prime 10 pagine
gratuite e di seguire il progetto, diventando parte del processo
creativo prima ancora che il fumetto esista nella sua forma
definitiva. Il vero traguardo sarà tagliato a Lucca Comics & Games,
community event per eccellenza, quando il fumetto sarà presentato
per la prima volta insieme al team creativo.
VIDEOGAME
LUCCA COMICS & GAMES
CELEBRA FINAL FANTASY VII, YOSHINORI KITASE OSPITE
D’ONORE
Per celebrare l’eredità senza tempo
di FINAL FANTASY™ VII e l’uscita storica di FINAL
FANTASY VII REVELATION, terzo e ultimo capitolo dell’epica e
acclamata serie FINAL FANTASY VII Remake,
Yoshinori Kitasesarà ospite d’onore a
Lucca Comics & Games 2026.
Yoshinori Kitase, Producer della
serie FINAL FANTASY VII Remake e Director dell’originale
FINAL FANTASY VII, parteciperà al festival. Durante le
celebrazioni, Kitase sarà inserito nella Lucca Walk of Fame, in
riconoscimento del suo straordinario contributo all’industria
videoludica e del ruolo avuto nel definire una delle saghe più
amate del mondo gaming.
DA DEVIL MAY CRY A ŌKAMI:
HIDEKI KAMIYA, L’UOMO CHE HA SCRITTO PAGINE FONDAMENTALI DELLA
CULTURA POP INTERATTIVA
Arriva a Lucca Hideki
Kamiya, uno dei game designer più visionari della
storia del medium: a lui si devono capolavori assoluti
come Resident Evil 2, Devil May Cry,
Viewtiful Joe, Ōkami, Bayonetta e The
Wonderful 101. Un percorso straordinario che lo ha
visto protagonista in Capcom, Clover Studio e PlatinumGames, dove
ha ridefinito interi generi videoludici. Oggi, alla guida del suo
nuovo studio CLOVERS, sta dirigendo il sequel di
Ōkami in collaborazione con Capcom; uno dei
progetti più attesi dalla community videoludica mondiale.
Hideki Kamiya sarà a Lucca giovedì 29 e venerdì 30
ottobre.
L’EX SENIOR ARTIST DI
ROCKSTAR GAMES ARRIVA A LUCCA COMICS & GAMES 2026
Senior Artist presso Rockstar Games
(2001–2016), Stephen Blissè accreditato
per aver definito lo stile artistico del franchise Grand Theft
Auto, a partire dalle iconiche copertine di GTA III e
GTA: Vice City. Il suo stile distintivo ha contribuito anche
all’identità visiva dei successivi titoli della serie GTA, oltre a
Red Dead Redemption e L.A. Noire.
Prima di consolidare la sua
carriera nel mondo dei videogiochi, Bliss ha affinato il suo
linguaggio grafico nella Tokyo degli anni ’80, lavorando per la
maison Hysteric Glamour. Negli anni ’90 ha collaborato con Massive
Attack, MTV, Nintendo e Sega.
Oggi Bliss è un artista e muralista
affermato a livello internazionale, con mostre personali a Londra,
New York e Los Angeles, e murales pubblici da Miami a Guam.
Continua a lavorare su progetti di illustrazione commerciale, con
un portfolio che include DC Comics, The Washington Post e
Bloomberg.
La sua partecipazione a
Lucca Comics & Games è un’opportunità unica per incontrare
l’artista dietro alcune delle immagini più iconiche della cultura
videoludica mondiale.
NARA STUDIO E CYDONIA
PORTANO WONDERFUL NEORAN VALLEY A LUCCA
Dopo l’incredibile successo della
campagna Kickstarter, che ha raccolto oltre 1 milione di dollari
diventando il videogioco con la campagna di crowdfunding di maggior
successo mai realizzata sulla piattaforma da un team italiano,
Wonderful Neoran Valley, l’indie
sviluppato da Nara Studio, sarà protagonista a Lucca Comics & Games
2026 con una serie di attività dedicate. Tra gli
appuntamenti previsti, che verranno svelati nei prossimi mesi, ci
saranno anche diversi meet & greet con il team di sviluppo guidato
dal content creator Cydonia, Creative Director del
progetto.
LUCCA COMICS & GAMES 2026
ACCOGLIE DANIEL DOCIU, LEGGENDA DELLA CONCEPT ART
INTERNAZIONALE
Nato a Cluj, in Romania,
Daniel Dociu è da oltre trent’anni una delle figure più
influenti dell’intrattenimento interattivo. Come Chief Art
Director di ArenaNet, ha definito l’identità
visiva di Guild Wars e Guild
Wars 2, vincendo medaglie agli Spectrum Awards e il
Grand Master Award all’EXPOSÉ 9. Tra le sue esperienze anche EA,
Squaresoft e Amazon Game Studios. A Lucca, un’occasione
rara per incontrare chi ha ridefinito il worldbuilding visivo nei
videogiochi.
NOAH FALSTEIN, UNO DEI
PADRI FONDATORI DELL’ERA D’ORO DELLE AVVENTURE
GRAFICHE
Game designer dal 1980,
Noah
Falstein è tra i primi dieci dipendenti di Lucasfilm
Games, poi diventata LucasArts, e ha collaborato con George Lucas e
Steven Spielberg su titoli come The
Secret of Monkey Island e Indiana Jones and the Last
Crusade. Oggi è Director of Experience Design presso
la George Lucas Educational Foundation, di nuovo allo
Skywalker Ranch dopo 35 anni. A Lucca firmerà copie di
Ribelli, Pirati e Tentacoli – La storia di
LucasArts di Andrea Contato
(Mondiversi/Tora Edizioni), volume di cui ha scritto
l’introduzione. Falstein sarà ospite dal 28 al 30 ottobre con talk
e firmacopie.
TORA EDIZIONI PORTA A
LUCCA CHRIS DARRIL, UNA DELLE FIGURE PIÙ INFLUENTI DEL VIDEOGIOCO
ITALIANO CONTEMPORANEO
Ospite di Tora
Edizioni, Chris Darril, creatore di
Bye Sweet Carole e della serie
Remothered, presenterà al festival
l’artbook ufficiale diBye Sweet
Carole, frutto della collaborazione con Li-le Sewing
Machine, con materiali artistici e contenuti inediti sul gioco.
Un’opera da record: candidata agli Annie Awards, vincitrice di un
Webby, sei Telly Awards e premiata agli Italian Video Game Awards.
Lucca 2026 sarà il primo incontro ufficiale tra Darril,
Tora Edizioni e la community.
BURNING FARMHOUSE PRESENTA
MARMOREA, IL VIDEOGIOCO HORROR CHE TRASFORMA LA TOSCANA IN UN
MISTERO SECOLARE
Ambientato tra le Alpi Apuane e la
Versilia, il titolo segue Guido, tornato nel borgo di Pietralba per
indagare sulla scomparsa del fratello tra cave di marmo e segreti
che affondano le radici nel passato toscano. Il team sarà al
festival con un talk dedicato. Uscita prevista nel 2026 per PC.
COLLECTIBLE, GAMES E
FANTASY
L’area Nord Est della città di
Lucca si rinnova, lo spazio dedicato al mondo Collectible – già
presente in piazza Santa Maria e nel padiglione San Francesco nella
scorsa edizione – vede nascere ora all’interno del Giardino degli
Osservanti un nuovo padiglione multimarca dedicato ai principali
player internazionali del mondo Collectible e non solo.
LA MAGIA DI POP MART
ARRIVA PER LA PRIMA VOLTA A LUCCA
Per la prima volta a Lucca Comics &
Games arriverà POP MART, leader mondiale nel settore dei designer
collectibles e dell’intrattenimento pop. Un debutto che assume un
significato particolare anche per il brand che celebra il 16°
anniversario. POP MART, nota per le sue creazioni iconiche come THE
MONSTERS, SKULLPANDA, CRYBABY, MOLLY, DIMOO e HIRONO, promette al
pubblico di Lucca esperienze esclusive, attivazioni speciali e
sorprese pensate appositamente per l’occasione, portando a Lucca la
propria magia.
POKÉMON 30
Pikachu guiderà tutta la
Pokémon crew verso i festeggiamenti del 30° anniversario a Lucca
Comics & Games. Un compleanno unico per The Pokémon
Company che non solo conferma la sua presenza, ma che celebrerà con
iniziative e attività memorabili. Pokemon Play Lab per LC&G
2026 cambia casa per trasferirsi in una location monumentale
esclusiva ma soprattutto ideale per tutti gli aspiranti allenatori:
la rinnovata Palestra Bacchettoni. Una vera palestra nel cuore
dell’area est di Lucca, in un edificio grande e accogliente, appena
restaurato per un’esperienza unica ed irripetibile. Una location in
grado di ospitare e intrattenere tutta la Pokémon community
presente in città con laboratori, novità in tiratura limitata,
mostra di prodotti unici e meet & greet con i Pokémon più
amati.
Ma le sorprese del mondo Pokémon
non finiscono qui… la “Road to Lucca” è appena iniziata e toccherà
altre tappe che evolveranno nella condivisione di altre iniziative
senza precedenti, pensate apposta per la community di Lucca Comics
& Games. Gotta catch ’em all!
BANDAI CARD GAMES, UN
PADIGLIONE DEDICATO E L’ANTEPRIMA DI NARUTO CARD GAME
In piazza Santa Maria sarà
inaugurato un padiglione monografico di Gametrade interamente
dedicato ai Trading Card Game diBandai: ONE PIECE Card Game, Gundam Card Game,
DRAGON BALL SUPER CARD GAME Fusion World, Masters e Digimon Card
Game. Inoltre, a Lucca Comics & Games 2026 arriverà, in
anteprima assoluta italiana,Naruto Card
Game, il nuovo gioco di carte collezionabili ispirato
all’universo del celebre manga e anime di Masashi Kishimoto. Atteso
per il 2027, il titolo rappresenta una delle novità più importanti
del catalogo Bandai, portando il mondo dei ninja del Villaggio
della Foglia nel panorama dei TCG e offrendo ai fan un nuovo modo
di vivere le avventure di Naruto attraverso sfide strategiche e
collezionismo.
MARKO DJURDJEVIC TORNA CON
ORKEN
Accanto ai grandi fenomeni già
entrati nell’immaginario globale, Lucca Comics & Games guarda anche
alla crescita di nuovi universi narrativi. Marko
Djurdjevic, artista, concept designer e autore noto a
livello internazionale, porterà al festival
Orken, progetto dark fantasy creato da
SIXMOREVODKA, lo studio guidato dallo stesso Djurdjevic, e
presentato per la prima volta a Lucca nel 2017. Al centro c’è Edom,
un mondo primordiale abitato da orchi lontani dallo stereotipo dei
mostri della leggenda: figure arcaiche, custodi di una civiltà
antica, immerse in un universo costruito attraverso mito,
geografia, culture, religioni e memoria storica. La forza di
Orken sta nel suo approccio transmediale: artbook,
materiali narrativi e nuovi sviluppi editoriali concorrono alla
costruzione di un mondo coerente e riconoscibile, aperto al
fumetto, all’illustrazione e al racconto epico, con la
partecipazione di artisti italiani come Gigi Cavenago e Matteo
Scalera, autori delle variant cover degli artbook.
LE ILLUSTRAZIONI DI
MAGIC: THE GATHERING CON REBECCA GUAY E SCOTT M.
FISCHER
Rebecca Guay ci
porterà in un altro territorio in cui l’universo fantastico prende
forma attraverso l’immagine e il gioco. Guay è un’artista tra le
più amate dell’illustrazione fantasy internazionale, capace di
lasciare un segno profondo nell’immaginario di Magic: The
Gathering e in quello del fumetto. Dopo gli esordi tra
Marvel Comics e DC Comics, Guay ha lavorato
alla serie Vertigo Black Orchid e all’universo di The
Sandman. Ha illustrato oltre 150 carte di Magic: The
Gathering, firmando anche graphic novel legate al mondo di
Magic e lavori come l’antologia DC/Vertigo A Flight of
Angels e The Last Dragon per Dark Horse Comics. Il
suo percorso si è poi aperto al lavoro espositivo e di galleria,
con opere e installazioni che conservano la stessa intensità
visionaria delle sue illustrazioni più note. Guay ha recentemente
lavorato al suo primo mazzo completo di tarocchi, ARTMS: A
Rebecca Guay Tarot.
Su un versante più dinamico e
muscolare dell’immaginario fantasy si colloca invece Scott
M. Fischer, autore capace di attraversare gioco, fumetto e
grandi saghe popolari con uno stile immediatamente riconoscibile.
Illustratore di oltre 160 carte di Magic: The Gathering,
Fischer ha lavorato anche per Dungeons & Dragons e per
alcuni dei più importanti mondi dell’editoria fantasy e del
fumetto. È stato autore regolare delle copertine per le serie Dark
Horse Comics sul “Buffyverse” di Joss Whedon: Buffy the Vampire
Slayer, Angel e Angel & Faith, e ha firmato
lavori collegati a universi come The
Witcher e La Ruota del Tempo. Due ospiti che
saranno a Lucca grazie alla splendida collaborazione con Boose Mtg.
La road to Lucca inizierà già dal 10-11-12 luglio con l’arrivo del
Paupergeddon Summer Edition al Polo Fiere di Lucca.
PAOLO BARBIERI, 30 ANNI DI
IMMAGINARIO
Tra le grandi celebrazioni di
questo 2026 anche i 30 anni di attività dell’italiano Paolo
Barbieri, artista profondamente legato alla storia del
festival. Il suo rapporto con Lucca Comics & Games è cresciuto
negli anni attraverso progetti diventati parte dell’identità visiva
della manifestazione: dall’universo de L’Orlando Curioso
al calendario Lords for the Rings, dai contributi per
l’Area Performance fino al poster ufficiale del 2021, tra i più
riconoscibili delle ultime edizioni. Nel suo lavoro, Barbieri ha
attraversato mito, fantasy e immaginario epico, confrontandosi
anche con Dante e con la potenza visionaria della Commedia
attraverso il suo Inferno di Dante illustrato. Avrà così luogo,
sabato 31 ottobre alle 21 nell’Auditorium del Suffragio, il
Concerto in Arte, una serata realizzata da Lucca
Crea in collaborazione con il Conservatorio di Musica Luigi
Boccherini, in cui musica e immagine dialogheranno attraverso le
colonne sonore che hanno nutrito l’immaginario dell’artista. La
selezione, curata dallo stesso Barbieri, attraverserà cinema,
animazione e grandi saghe: da Joe Hisaishi a John Williams, Hans
Zimmer ed Ennio Morricone, fino ai temi di Star Blazers,
Lupin III e Il Signore degli Anelli. Un
appuntamento immersivo per raccontare, attraverso il suono e la
visione, una carriera costruita dentro l’immaginario fantastico e
in dialogo costante con Lucca. A coronare le celebrazioni, in
occasione di Lucca Comics & Games uscirà per Sergio Bonelli Editore
il volume celebrativo dell’anniversario, “Trent’anni di disegni
sbagliati”. L’opera ripercorre le tappe salienti della carriera di
uno dei più significativi artisti della fantasy italiana,
mettendone in luce il ruolo di precursore e innovatore nel panorama
editoriale. Il volume racconta inoltre come il suo percorso
creativo si intrecci, fin dagli esordi, con la storia stessa di
Lucca Comics & Games, testimoniando un legame profondo e
continuativo con il Festival. A coronare le celebrazioni, in
occasione di Lucca Comics & Games uscirà per Sergio Bonelli Editore
il volume celebrativo dell’anniversario,Trent’anni di disegni
sbagliati. L’opera ripercorre le tappe salienti della carriera
di uno dei più significativi artisti della fantasy italiana,
mettendone in luce il ruolo di precursore e innovatore nel panorama
editoriale. Il volume racconta inoltre come il suo percorso
creativo si intrecci, fin dagli esordi, con la storia stessa di
Lucca Comics & Games, testimoniando un legame profondo e
continuativo con il Festival.
ANNUNCIATI I 5 FINALISTI
DEL BOARD GAME DESIGNER OF THE YEAR 2026
Lucca Comics & Games 2026 annuncia
i cinque finalisti del Board Game Designer of the
Year, il prestigioso riconoscimento promosso da Lucca Crea
in collaborazione con SAZ Italia, dedicato all’eccellenza creativa
degli autori di giochi italiani e internazionali. A contendersi il
titolo saranno Bruno Cathala, maestro della
collaborazione creativa e tra i designer europei più eclettici e
prolifici; Johannes Goupy, voce francese in rapida
ascesa capace di coniugare meccaniche originali e atmosfere
coinvolgenti; Tomáš Holek, autore versatile che
spazia con naturalezza dai giochi per famiglie ai titoli più
esigenti; Reiner Knizia, vera leggenda del game
design internazionale e simbolo di innovazione sistemica; e
Paolo Mori, voce inconfondibile nel fondere
meccaniche eleganti e temi storici. Il vincitore sarà annunciato
durante la serata di premiazione al Teatro del Giglio
Giacomo Puccini, nell’ambito del festival.
MUSIC
Anche quest’anno protagonista del
festival, la musica di Lucca Comics & Games animerà la città con
grandi ospiti e serate imperdibili che faranno scatenare i
visitatori. Il Giardino degli Osservanti con il
palco a vocazione fandom, piazzale Verdi
coinvolgerà invece il pubblico con concerti e performance live, il
Foro Boario dove si terranno gli appuntamenti
serali, il Teatro del Giglio Giacomo Puccini e,
infine, il grande palcoscenico a cielo aperto, il centro
storico di Lucca, con la rete in filodiffusione che
accompagnerà con la sua musica tutti i momenti e i luoghi del
festival.
YŌKO KANNO PER LA PRIMA
VOLTA IN ITALIA: A LUCCA E…
Tra gli appuntamenti musicali più
attesi di Lucca Comics & Games 2026 c’è senz’altro l’arrivo per la
prima volta in Italia di Yōko Kanno, compositrice,
arrangiatrice, performer e produttrice musicale tra le figure più
importanti della musica per anime, videogiochi, cinema e
televisione. Colonna sonora di riferimento per generazioni di
spettatori e ascoltatori, il suo nome è legato in modo
indissolubile a Cowboy Bebop, anime culto che ha trovato
nella musica uno degli elementi decisivi della propria identità.
Tra le sigle più note e riconoscibili della produzione anime a
cavallo del XXI secolo c’è infatti Tank!, l’apertura jazz
firmata da Kanno insieme ai suoi SEATBELTS, entrata
nell’immaginario globale anche grazie all’iconico “3, 2, 1,
let’s jam”. E ancora, Ghost in the Shell: Stand Alone
Complex, Macross Frontier, Darker than Black
e Genesis of Aquarion. Con generi, linguaggi e formati
diversi, dalla musica per videogiochi, con la serie Nobunaga’s
Ambition, alle collaborazioni per il cinema, fino a progetti
di rilievo istituzionale come Ray of Water e Hana wa
Saku, inno di rinascita dopo il Grande Terremoto del Giappone
Orientale del 2011. Yoko Kanno sarà a Lucca sabato 31
ottobre e domenica 1° novembre dove sarà celebrata e
incontrerà finalmente i fan italiani ed europei. E il 3
novembre ci sarà un vero e proprio evento epocale: al
Teatro Nazionale di Milano, in anteprima europea,
la Sensei si esibirà in Piano Me: il progetto solista che
unisce pianoforte dal vivo e immagini. L’evento, un vero unicum nel
calendario dei concerti di musica classica dell’autunno 2026, è una
produzione di Let Me See e Yellow Echos.
TORNA IL POP-PUNK DEI
FINLEY
Torna a Lucca il pop-punk dei
Finley, che venerdì 30 ottobre saliranno sul palco
di Piazzale Verdi dopo il grande successo del tour
per i vent’anni dall’uscita di TUTTO È POSSIBILE, il loro
primo album, doppio disco di platino con 160.000 copie vendute. La
storica band composta da Pedro (voce), Ka (chitarra), Dani
(batteria) e Ivan (basso), nata tra i banchi di scuola, che ha
calcato i più prestigiosi palchi d’Europa e che da sempre propone
concerti ricchi di energia, farà scatenare il pubblico di Lucca con
il suo sound generazionale e gli inconfondibili brani del suo
repertorio.
I CAVALIERI DEL RE A
TEATRO
Dalle sigle degli anime anni ’80 e
’90 al palco di Lucca Comics & Games 2026: tornano I
Cavalieri del Re, autori di oltre 40 indimenticabili
colonne sonore che hanno fatto la storia di un’intera generazione,
tra cui L’Uomo Tigre, Lady Oscar,
Yattaman, Ransie la Strega, Gigi la
Trottola e Devilman. Il gruppo sarà protagonista di
due appuntamenti durante il festival: un inedito e
speciale concerto al Teatro del Giglio Giacomo
Puccini venerdì 30 ottobre, che sarà anticipato da una
light version sul palco di piazzale Verdi giovedì
29 ottobre, due occasioni per rivivere insieme, dal vivo, le
melodie che hanno accompagnato l’infanzia di tantissimi
appassionati. Lucca li aspetta con il loro repertorio
intramontabile, pronto a far cantare il pubblico a squarciagola
sulle note che hanno fatto la storia di un genere.
FESTEGGIARE I 60 ANNI CON
L’EVENTO BLASTER
L’appuntamento per il primo dei
party organizzati per festeggiare il 60° anno di Lucca Comics &
Games è sabato 31 ottobre al Foro Boario con la serata
Blaster, il party alternativo che unisce clubbing e live
show. Mixando le sottoculture dalla scena musicale (metal,
punk, rock, elettronica) al mondo nerd, crea uno spazio nuovo e
inclusivo, perfetto per scatenarsi a Lucca Comics & Games. Un
evento che saprà sorprendere, perché ogni serata blaster la
tematica cambia e cambia la line up di band a seconda del genere
musicale, e il personaggio Alieno cambia il suo outfit. Non ci
resta che lasciarci coinvolgere dalle sonorità alternative Blaster
e dare il via alle celebrazioni per l’anniversario Diamond!
MOVIE
L’Area Movie di Lucca Comics &
Games, a cura di QMI, torna anche per questa edizione come uno dei
punti di riferimento della manifestazione per tutti gli
appassionati di cinema, serie TV e intrattenimento. Da sedici anni
luogo d’incontro tra gli spettatori e i protagonisti
dell’audiovisivo, l’Area Movie proporrà anche quest’anno un
programma ricco di anteprime, incontri, eventi speciali e contenuti
esclusivi. Le prime novità e gli ospiti del piccolo e grande
schermo dell’edizione 2026 saranno annunciati prossimamente.
APRE LA BIGLIETTERIA EARLY
BIRD
Al via oggi a partire dalle 13.00
la vendita dei biglietti Early Bird per Lucca Comics &
Games – Community since 1966. Sarà possibile acquistare
biglietti abbonamenti a prezzo ridotto fino alla mezzanotte di
venerdì 24 luglio, con un tetto massimo di 80.000
biglietti.
La biglietteria ordinaria aprirà il
1 settembre, a partire da questa data sarà
possibile acquistare biglietti giornalieri e le diverse tipologie
di abbonamento a prezzo di listino.
Il futuro di Jumpers potrebbe già essere in fase di
brainstorming creativo. Dopo il successo al box office del film
Pixar, uno dei protagonisti, Bobby Moynihan, ha
rivelato la sua idea per un possibile sequel che ribalterebbe
completamente le regole del primo capitolo. Una proposta
volutamente folle, che però ha già ottenuto il supporto del cast e
acceso il dibattito sulla direzione futura del franchise.
In un’intervista recente, Moynihan
– voce del personaggio King George – ha spiegato che
Jumpers 2 dovrebbe fare esattamente il
contrario del film originale. Se nel primo capitolo la studentessa
Mabel trasferisce la propria coscienza in un castoro robotico, nel
sequel dovrebbe essere George a “saltare” in un corpo umano. In
questa nuova versione della storia, Mabel sarebbe impegnata in una
campagna elettorale per diventare sindaca, mentre George
diventerebbe il suo consulente politico. L’idea è stata accolta con
entusiasmo anche da Piper Curda, doppiatrice di
Mabel, che si è detta immediatamente favorevole a tornare nel
ruolo. Il regista Daniel Chong e la produttrice
Nicole Paradis Grindle hanno però ribadito che, al
momento, Pixar non ha ancora dato alcun via libera ufficiale,
sottolineando come ogni eventuale sequel debba nascere da una
storia realmente valida.
La proposta arriva in un momento
particolarmente interessante per Pixar. Jumpers ha infatti rappresentato una
rarità recente per lo studio: un film originale capace di superare
le aspettative, incassando oltre 372 milioni di dollari e ottenendo
un consenso critico molto alto. In un’epoca in cui Pixar tende
sempre più spesso a puntare sui sequel dei suoi franchise storici,
il successo del film riapre la discussione sulla sostenibilità
delle nuove proprietà intellettuali. L’idea di Moynihan, pur nata
come provocazione, evidenzia proprio questa tensione tra
sperimentazione e continuità: da un lato la voglia di espandere un
mondo narrativo fresco, dall’altro la necessità di non ripetere
semplicemente le formule già utilizzate.
Il possibile futuro di
Jumpers tra sequel, serie spin-off e nuove
sperimentazioni Pixar
Se da un lato l’idea di un
Jumpers 2 sembra ancora
lontana dall’approvazione ufficiale, dall’altro il team creativo
non esclude affatto di tornare in quell’universo. Il regista Daniel
Chong ha dichiarato che Pixar è sempre interessata a un sequel, ma
solo nel caso in cui emerga una storia realmente forte. Anche la
produttrice Nicole Paradis Grindle ha confermato che esiste un
“desiderio concreto” di rivedere quei personaggi, pur senza impegni
formali.
Le idee sul tavolo, tuttavia, non
si fermano alla sala cinematografica. Moynihan ha scherzato sulla
possibilità di una serie Disney+ dal titolo Pond Rules,
mentre altre ipotesi includono versioni ancora più estreme del
franchise, tra cui scenari alla Fast & Furious con castori
al volante di veicoli tematici fino allo spazio. Proposte ironiche,
certo, ma indicative di quanto il mondo di Jumpers
abbia già generato un immaginario sufficientemente ricco da poter
essere espanso.
In un contesto più ampio, Pixar
continua a bilanciare nuove idee e franchise consolidati, come
dimostrano i progetti futuri legati a Gli Incredibili 3 e
Coco
2. Proprio per questo, anche se un sequel di
Jumpers non è imminente, il film potrebbe
rappresentare un tassello importante nella strategia dello studio:
testare nuove storie originali in grado di diventare,
potenzialmente, le prossime grandi saghe dell’animazione
moderna.
Keanu Reeves potrebbe presto aggiungere un
nuovo franchise alla sua carriera già ricchissima. L’attore è
infatti in trattative per recitare in un nuovo film LEGO
ibrido live-action e animazione, prodotto da Universal
Pictures. Un progetto che segna un ulteriore spostamento della star
di John
Wick verso grandi universi cinematografici, questa volta
nel segno dell’iconico brand di mattoncini danesi.
Secondo quanto riportato da
Deadline, il film è in
sviluppo da circa sei anni e ha attraversato numerose versioni di
sceneggiatura prima di trovare una direzione stabile. La svolta
sarebbe arrivata con il coinvolgimento del regista Josh
Cooley, premio Oscar per Toy Story 4, che ha già collaborato
con Reeves proprio nel franchise Pixar dove l’attore ha doppiato il
personaggio di Duke Caboom. Reeves dovrebbe
tornare a interpretare questo ruolo anche in Toy
Story 5, attualmente in forte successo al box
office. Il nuovo film LEGO sarà prodotto da The LEGO
Group, con Jill Wilfert e Ryan Christians alla produzione,
e si inserisce in un franchise che ha già incassato oltre 1,1
miliardi di dollari al cinema.
La possibile partecipazione di
Reeves rappresenta un passaggio significativo per la strategia dei
LEGO movies. Dopo il boom del primo The
LEGO Movie e il progressivo rallentamento dei
capitoli successivi, Universal sembra intenzionata a rilanciare il
brand puntando su una figura capace di unire carisma, ironia e
appeal globale. Reeves, già amato per la sua versatilità tra
azione, commedia e ruoli iconici, potrebbe essere l’elemento ideale
per riportare il franchise al centro dell’attenzione del grande
pubblico. Allo stesso tempo, la scelta di un formato ibrido tra
live-action e animazione suggerisce la volontà di sperimentare un
linguaggio più dinamico e moderno, in grado di distinguersi dalle
precedenti incarnazioni del brand.
Il LEGO movie con Keanu Reeves
potrebbe rilanciare un franchise in cerca di una nuova
identità
Il franchise LEGO ha vissuto una
parabola molto chiara: un debutto folgorante nel 2014 con
The LEGO Movie, seguito da sequel e
spin-off che non sono riusciti a replicare lo stesso impatto
culturale e commerciale. In questo contesto, l’arrivo di Keanu Reeves potrebbe rappresentare non solo
un’operazione di casting, ma un vero tentativo di ridefinire
l’identità della saga.
La scelta di Josh Cooley come
regista aggiunge ulteriore interesse al progetto. Dopo il successo
critico di Toy Story 4 e il più recente Transformers One, Cooley ha dimostrato una
capacità particolare nel gestire universi narrativi già
consolidati, trovando nuove angolazioni emotive e narrative. Il suo
coinvolgimento, unito alla presenza di Reeves, suggerisce un film
che potrebbe puntare tanto sull’umorismo quanto su una struttura
più avventurosa e caratterizzata.
Se l’accordo dovesse andare in
porto, il nuovo film LEGO potrebbe diventare uno dei progetti più
curiosi della prossima fase di Hollywood: un ibrido tra nostalgia,
sperimentazione e star power, con Keanu Reeves al centro di un
universo fatto di mattoncini, ma con ambizioni decisamente più
grandi del previsto.
Dopo due stagioni di attesa,
House of the Dragon ha
finalmente portato sullo schermo la Battaglia della
Gola, uno degli scontri più devastanti della Danza dei
Draghi. La sequenza mostrata nel primo episodio della terza
stagione è spettacolare, caotica e visivamente impressionante, ma
introduce anche alcuni dei cambiamenti più radicali mai apportati
dalla serie al materiale originale di George R.R.
Martin.
Dalla morte di Jacaerys Velaryon
all’assenza di Nettles, passando per il ruolo di Rhaena Targaryen e il destino della Triarchia, ecco tutte
le principali differenze tra la versione televisiva e quella
raccontata in Fuoco e Sangue.
Jacaerys non muore da eroe per
salvare i fratelli
La differenza più
discussa riguarda proprio la morte di Jacaerys
Velaryon. Nel libro, Jace prende parte alla battaglia per
proteggere i suoi fratellastri, Aegon il Giovane e
Viserys, che stanno lasciando Dragonstone a bordo della
nave Gay Abandon. Quando la
Triarchia attacca, il principe interviene in loro difesa a cavallo
di Vermax. Nel tentativo di salvare i bambini, viene abbattuto
dagli uomini nemici dopo che il suo drago precipita tra le navi. La
sua è una morte eroica, che lo consacra come uno dei personaggi più
nobili della guerra.
Nella serie HBO, invece, Aegon e
Viserys non sono nemmeno presenti nello scontro. Jace muore dopo
aver esitato ad attaccare Sheepstealer, riconoscendo Rhaena sul
dorso del drago. La distrazione permette alla Triarchia di colpire
Vermax e uccidere il giovane principe. Il sacrificio viene quindi
sostituito da una tragedia accidentale.
Aegon e Viserys vengono esclusi
dalla battaglia
L’assenza dei figli minori di
Rhaenyra modifica profondamente il peso emotivo
dell’evento. In Fuoco e Sangue, la Battaglia della
Gola segna infatti la separazione dei due fratelli:
Viserys viene catturato
dalla Triarchia e dato per morto;
Aegon riesce a salvarsi,
approdando infine a Dragonstone.
La perdita di Viserys devasta
Rhaenyra e contribuisce alla sua futura instabilità emotiva.
Eliminando questa sottotrama, la serie riduce drasticamente le
conseguenze immediate della battaglia sulla famiglia della
regina.
Nettles è stata completamente
eliminata
Uno dei cambiamenti più controversi riguarda
Nettles. Nel romanzo, Nettles è una giovane
bastarda che riesce a conquistare il drago selvatico Sheepstealer
grazie alla pazienza e all’intelligenza, nutrendolo ogni giorno con
pecore rubate. La sua presenza è fondamentale per diversi motivi:
dimostra che il legame con i draghi potrebbe non dipendere
esclusivamente dal sangue Targaryen; diventa una delle figure più
misteriose della Danza; alimenta la futura rottura tra Daemon e
Rhaenyra.
Nella serie, Nettles non esiste.
Tutto il suo arco narrativo viene trasferito a Rhaena
Targaryen.
Rhaena diventa
responsabile della morte di Jace
La sostituzione di Nettles comporta
ulteriori conseguenze. Nel libro, Sheepstealer combatte
regolarmente dalla parte dei Neri e non ha alcun ruolo nella morte
di Jace. Nella serie, invece, Rhaena porta un drago appena
reclamato direttamente in battaglia senza averne il pieno
controllo. Sheepstealer attacca indiscriminatamente alleati e
nemici, contribuendo indirettamente alla morte del principe. Si
tratta di un cambiamento enorme che potrebbe ridefinire
completamente il futuro del personaggio.
Il rapporto tra Daemon e Rhaenyra
cambia radicalmente
Le conseguenze più importanti
potrebbero arrivare nei prossimi episodi. In Fuoco e
Sangue, Rhaenyra arriva a sospettare che tra
Daemon e Nettles sia nata una relazione amorosa. Accecata dalla
gelosia e dalla paranoia, ordina la morte della ragazza. Daemon,
avvertito del pericolo, aiuta Nettles a fuggire e la vicenda segna
la definitiva rottura tra marito e moglie.
Con Nettles assente, la serie
sembra voler sostituire questo conflitto con qualcosa di ancora più
doloroso: il desiderio di vendetta di Rhaenyra contro Rhaena,
colpevole della morte di Jace, e la conseguente necessità di Daemon
di proteggere sua figlia. Il risultato è un conflitto meno legato
alla gelosia e più alla tragedia familiare.
Sharako Lohar muore nella
battaglia
Anche la Triarchia
subisce modifiche sostanziali. Nel libro, Sharako
Lohar sopravvive alla Battaglia della
Gola e riesce a tornare a Essos, dove la sua
gestione della guerra contribuisce alla successiva dissoluzione
della Triarchia e allo scoppio della cosiddetta Guerra
delle Figlie.
La serie sceglie invece di uccidere
Sharako durante lo scontro, chiudendo immediatamente la sua
parabola narrativa. Questo potrebbe significare che HBO intende
ridurre drasticamente il ruolo futuro delle Città Libere nella
storia.
Driftmark viene devastata
Entrambe le versioni concordano su
un punto: il prezzo della vittoria dei Neri è altissimo. La
Triarchia riesce comunque a devastare Driftmark e
infliggere perdite enormi alla flotta Velaryon. Tuttavia, il libro
insiste maggiormente sulle conseguenze economiche e strategiche del
disastro, mentre la serie privilegia il dramma personale dei
protagonisti.
La Battaglia della Gola perde il
suo significato simbolico
Forse la differenza più importante
è proprio questa. In Fuoco e Sangue, la Battaglia della Gola rappresenta il
momento in cui la Danza dei Draghi smette definitivamente di essere
una disputa dinastica e diventa una tragedia collettiva: figli
perduti, eredi spezzati, innocenti travolti dalla guerra.
Nella serie HBO, lo scontro assume
una dimensione più intima. Il fulcro emotivo diventa il rapporto
tra Rhaena, Jace, Daemon e Rhaenyra, spostando l’attenzione dalla
devastazione del regno alle ferite interne della famiglia
Targaryen.
Perché HBO ha cambiato così tanto
il significato di questa battaglia?
Le ragioni sembrano essere
principalmente narrative. Eliminare Nettles
consente di ridurre il numero dei personaggi e rafforzare il ruolo
di Rhaena. Allo stesso tempo, trasformare la morte di Jace in una
tragedia familiare prepara il terreno per nuovi conflitti tra i
protagonisti principali. Resta però il dubbio che accompagna
House of the Dragon fin dal debutto: fino
a che punto è possibile modificare il racconto di George
R.R. Martin senza alterarne il significato?
Per molti lettori, la Battaglia
della Gola rappresenta
il primo vero passo falso della terza stagione. Per altri,
invece, si tratta di un coraggioso tentativo di costruire una
tragedia diversa, più personale e imprevedibile. La risposta
definitiva arriverà solo con i prossimi episodi.
Ecco l’intervista di Eva
Carducci a Milly Alcock, nuova Supergirl del grande
schermo, insieme a Jason Momoa che torna nei panni di un
personaggio DC per interpretare Lobo, e al regista del film
Craig Gillespie. Supergirl arriva nei cinema
italiani il 25 giugno distribuito da Warner Bros.
Supergirl, il nuovo film dei DC Studios,
uscirà nei cinema di tutto il mondo quest’estate distribuito da
Warner Bros. Pictures, con Milly Alcock nel doppio ruolo di Supergirl/Kara
Zor-El. Craig Gillespie dirige il film da una sceneggiatura di Ana
Nogueira.
Quando un
avversario inaspettato e spietato colpisce troppo vicino a casa,
Kara Zor-El, alias Supergirl, è costretta a stringere
un’improbabile alleanza intraprendendo un’epica avventura
interstellare all’insegna della vendetta e della giustizia. Accanto
a Milly Alcock recitano Matthias Schoenaerts, Eve Ridley, David
Krumholtz,Emily Beecham, con David Corenswet e Jason Momoa.
Il film è
prodotto dai responsabili dei DC Studios Peter Safran e James
Gunn, basato sui personaggi DC, con Supergirl ispirata ai
personaggi creati da Jerry Siegel e Joe Shuster. Nigel Gostelow,
Chantal Nong Vo e Lars P. Winther sono i produttori esecutivi.
Dietro la macchina da presa, Gillespie è affiancato dal direttore
della fotografia Rob Hardy, dallo scenografo Neil Lamont, dai
montatori Tatiana S. Riegel e Fred Raskin, dai costumisti Anna B.
Sheppard e Michael Mooney, dal supervisore agli effetti visivi
Geoffrey Baumann, dalla music supervisor Susan Jacobs e dalla
compositrice Claudia Sarne.
DC Studios
presenta una produzione Troll Court Entertainment, una produzione
The Safran Company, un film di Craig Gillespie: “Supergirl”.
Distribuito da Warner Bros. Pictures, il film arriverà al cinema il
25 giugno 2026.
La terza stagione di House of the Dragon si è aperta con
uno degli eventi più attesi dai lettori di Fuoco e Sangue:
la
devastante Battaglia della Gola. Ma se lo
spettacolo della sequenza ha conquistato molti spettatori, le
modifiche apportate da HBO al materiale originale di George R.R.
Martin hanno scatenato una vera e propria rivolta tra i fan.
Il debutto della nuova stagione ha
infatti portato subito alla morte di Jacaerys
Velaryon, uno dei momenti più tragici della Danza dei
Draghi. Tuttavia, il modo in cui il principe perde la vita si
discosta in maniera significativa dal racconto presente nel libro,
alimentando un’ondata di polemiche sui social.
“Perché far ricadere su Rhaena il peso della morte di suo
fratello? Oltre ad aver rovinato la sua storyline, ora la stanno
trasformando nell’assassina di Jace”, ha scritto un utente su
X.
Un altro fan ha aggiunto:
“Jace è morto cercando di salvare i suoi fratellini, non perché
Rhaena non riuscisse a controllare il suo drago.”
Le critiche non riguardano soltanto
Rhaena, ma anche la caratterizzazione dello stesso Jacaerys, che
secondo molti perde il suo sacrificio eroico per diventare vittima
di una concatenazione di errori.
Nel romanzo di George
R.R. Martin, la Battaglia del Gullet ha conseguenze ancora più
drammatiche per la famiglia di Rhaenyra. I giovani Aegon il
Giovane e Viserys, figli della regina, si
trovano infatti coinvolti nello scontro. È proprio nel tentativo di
proteggerli che Jace trova la morte, trasformandosi in un autentico
eroe tragico.
La serie elimina completamente la
presenza dei due bambini durante la battaglia, modificando così il
significato emotivo dell’evento. Per molti lettori, questa scelta
priva la sequenza della sua componente più devastante e riduce la
portata del sacrificio del personaggio.
Rhaena prende il posto di
Nettles
A generare ulteriori discussioni è
anche la decisione di affidare a Rhaena Targaryen parte dell’arco narrativo di
Nettles, personaggio amatissimo dai lettori ma
completamente assente nella serie.
In Fuoco e Sangue, è
infatti Nettles a conquistare Sheepstealer, dando vita a una
dinamica destinata a incrinare il rapporto tra Daemon e Rhaenyra.
HBO ha invece deciso di trasferire questo ruolo alla figlia di
Daemon, aprendo scenari completamente nuovi.
Diversi fan ritengono che questa
scelta finirà inevitabilmente per alterare il futuro della coppia
protagonista.
“Non sopravviverò a vedere Daemon e Rhaenyra distruggersi di
nuovo per proteggere Rhaena”, ha commentato un’altra
spettatrice.
Una scelta divisiva
Nonostante le polemiche, c’è anche
chi invita alla prudenza. Alcuni spettatori ritengono che gli
sceneggiatori stiano semplicemente preparando sviluppi futuri più
incisivi e che sia troppo presto per giudicare l’impatto
complessivo dei cambiamenti.
Una cosa, però, appare già
evidente: la Battaglia della Gola ha riacceso il dibattito che
accompagna House of the Dragon fin dalla sua nascita. Fino
a che punto un adattamento può allontanarsi dal materiale originale
senza perdere ciò che rende memorabile una storia?
Per ora, la risposta del fandom
sembra piuttosto chiara: la spettacolarità non basta se, nel
processo, vengono sacrificati alcuni dei momenti più amati di
Fuoco e Sangue.
La premiere della terza stagione di
House of the Dragon ha confermato definitivamente
uno dei cambiamenti più controversi rispetto a Fuoco e Sangue: Nettles non esiste in questa versione
della storia. Al suo posto c’è Rhaena Targaryen, che reclama Sheepstealer e prende parte
alla Battaglia della Gola. Una scelta che, almeno
inizialmente, poteva sembrare una semplice semplificazione
narrativa. In realtà, le sue conseguenze sono enormi.
Nell’opera di George R.R.
Martin, Nettles rappresentava un elemento destabilizzante
nel rapporto tra Rhaenyra e Daemon, mettendo in discussione
fiducia, gelosia e lealtà. La serie HBO trasforma invece quel
conflitto in qualcosa di ancora più devastante: un dramma familiare
che coinvolge direttamente la morte di Jacaerys Velaryon. Il
risultato è un cambiamento che non modifica soltanto un personaggio
secondario, ma ridefinisce il destino emotivo dei protagonisti.
Perché House of the
Dragon ha sostituito Nettles con Rhaena e cosa perde
rispetto ai libri
In Fuoco e Sangue, Nettles
è una “seme di drago”, una bastarda di umili origini che riesce
nell’impresa apparentemente impossibile di reclamare Sheepstealer,
uno dei draghi selvatici più imprevedibili di Westeros. La sua
presenza ha un enorme valore simbolico: dimostra che il legame con
i draghi non appartiene esclusivamente ai Targaryen “puri” e mette
in crisi l’idea stessa di superiorità dinastica.
Eliminandola, House of the Dragon
rinuncia a una delle figure più affascinanti e sovversive della
Danza dei Draghi. Nettles incarnava la possibilità di rompere le
gerarchie del sangue, introducendo una prospettiva diversa
all’interno di un conflitto dominato da privilegi ereditari e
ossessioni genealogiche.
La scelta di affidare Sheepstealer
a Rhaena appare invece più funzionale alle esigenze televisive. Il
pubblico conosce già il personaggio, è emotivamente coinvolto nella
sua storia e non richiede ulteriori introduzioni in una stagione
che deve gestire decine di protagonisti. Tuttavia, questa soluzione
sacrifica una delle riflessioni più interessanti di Martin: il
fatto che il potere non appartenga necessariamente a chi nasce per
esercitarlo.
Cortesia di Sky
Come cambia il rapporto tra
Rhaenyra e Daemon senza la storia di Nettles
Nei libri, Nettles diventa il
centro di una delle crisi più profonde tra Rhaenyra e Daemon. Le
voci su una relazione tra il principe e la giovane seme di drago
raggiungono la regina attraverso Mysaria. Convinta che Nettles
abbia sedotto Daemon e utilizzato persino la stregoneria per
ottenere Sheepstealer, Rhaenyra ordina la sua esecuzione.
Daemon, però, sceglie di proteggere
Nettles e la aiuta a fuggire. È uno dei momenti più ambigui
dell’intera Danza dei Draghi: Martin non chiarisce mai
definitivamente la natura del loro rapporto, lasciando spazio a
interpretazioni che oscillano tra amore, affetto paterno e sincera
ammirazione.
La serie difficilmente avrebbe
potuto replicare questa dinamica. Dopo due stagioni impegnate a
rafforzare il legame tra Daemon e Rhaenyra, trasformare
improvvisamente il principe in un marito infedele avrebbe rischiato
di apparire incoerente. Inoltre, la caratterizzazione televisiva di
Rhaenyra è molto diversa da quella del libro: meno paranoica, meno
incline a lasciarsi consumare dalla gelosia personale.
Sostituendo Nettles con Rhaena, HBO
conserva il conflitto ma ne cambia completamente la natura. Non si
tratta più di un tradimento sentimentale. Diventa il dramma
impossibile di una madre che ha perso il figlio e di un padre
disposto a tutto pur di salvare la propria figlia.
Perché la morte di Jace rende
questa versione ancora più tragica di Fuoco e Sangue
Il cambiamento più radicale
riguarda proprio la Battaglia della Gola. Nel materiale
originale, Nettles combatte con Sheepstealer senza provocare la
morte di Jacaerys. Nella serie, invece, è il caos generato dal
drago selvatico di Rhaena a innescare la tragedia. Jace riconosce
la cugina e rinuncia a colpirla. Quella frazione di secondo
permette ai nemici di trascinare Vermax verso il mare e uccidere
l’erede di Rhaenyra. La conseguenza è devastante: Rhaena diventa,
anche se involontariamente, corresponsabile della perdita più
dolorosa subita dalla regina dopo Lucerys.
Questo rende il futuro conflitto
infinitamente più complesso. Rhaenyra avrebbe tutte le ragioni per
pretendere giustizia. Allo stesso tempo, Rhaena non agisce per
egoismo o malvagità: desiderava aiutare la propria famiglia,
conquistare finalmente un posto nel mondo e dimostrare il proprio
valore. Anche Daemon si troverà intrappolato tra due fedeltà
inconciliabili. Da una parte la moglie devastata dal lutto,
dall’altra la figlia che ha commesso un errore irreparabile. Non
esiste una scelta giusta. Ed è proprio questa impossibilità a
rendere il dramma ancora più potente rispetto alla vicenda di
Nettles.
House of the
Dragon sta preparando la trasformazione di Rhaenyra
in una nuova “Mad Queen”?
Cortesia di Sky
Dietro questa modifica si nasconde
però un interrogativo più ampio. La serie rischia di utilizzare la
morte di Jace e il conflitto con Rhaena per spingere
progressivamente Rhaenyra verso una deriva sempre più oscura,
replicando un percorso che molti spettatori hanno già vissuto con
Daenerys Targaryen in Game of Thrones. È una scelta
delicata. Nei libri, il deterioramento psicologico di Rhaenyra
nasce da una serie di perdite, tradimenti e pressioni politiche che
si accumulano lentamente. Ogni passo verso la brutalità appare il
risultato di un logoramento progressivo.
Introducendo un nemico interno così
vicino e doloroso, House of the Dragon
accelera inevitabilmente questo processo. Il rischio è trasformare
il dolore della protagonista in una giustificazione narrativa per
una futura caduta nella follia, riproponendo uno schema che il
pubblico ha già contestato.
Allo stesso tempo, se gestita con
la necessaria complessità, questa nuova dinamica potrebbe offrire
qualcosa di ancora più tragico: non la storia di una donna
consumata dalla sete di potere, ma quella di una madre incapace di
distinguere tra giustizia e vendetta dopo aver perso tutto ciò che
aveva cercato di proteggere. L’eliminazione di Nettles, dunque, non
è un semplice dettaglio da adattamento. È una decisione che
ridefinisce i temi stessi della Danza dei Draghi. Nei
libri il conflitto nasceva dal sospetto e dalla gelosia. Nella
serie nasce dal lutto. E forse è proprio questo a renderlo ancora
più devastante.
La premiere della terza stagione di
House of the Dragon ha
finalmente portato sullo schermo la Battaglia della Gola, uno degli eventi più
devastanti della Danza dei Draghi. In mezzo al caos di
navi in fiamme e draghi che si scontrano nei cieli, emerge però un
elemento che molti spettatori potrebbero non conoscere fino in
fondo: la Triarchia. Chi sono questi alleati dei
Verdi? Perché Corlys Velaryon reagisce con
autentico terrore quando ne riconosce le insegne? E quale ruolo
avranno ancora nel futuro della guerra?
Dietro quello che potrebbe sembrare
un semplice esercito mercenario si nasconde infatti una lunga
storia di vendette, interessi economici e rivalità politiche. La
Triarchia rappresenta il modo in cui George R.R. Martin allarga il
conflitto oltre i confini di Westeros, mostrando come le guerre
dinastiche attirino inevitabilmente attori esterni pronti a
sfruttarne le debolezze. E il loro intervento nella Gola dimostra
che, nella Danza dei Draghi, nessuna battaglia resta confinata a
una sola famiglia.
Chi è davvero la Triarchia e
perché è diventata il nemico storico di Corlys Velaryon
La Triarchia, conosciuta anche come
il Regno delle Tre Figlie, è un’alleanza formata dalle Città Libere
di Lys, Myr e Tyrosh. Gli spettatori di Game of Thrones hanno già sentito
nominare questi territori di Essos attraverso il viaggio di
Daenerys Targaryen, ma in House of the Dragon assumono
un’importanza politica e militare decisiva.
Originariamente, la Triarchia
nacque con uno scopo apparentemente nobile: liberare le Stepstones
dai pirati e rendere sicure le rotte commerciali. Il problema
arrivò quando il controllo delle vie marittime si trasformò in uno
strumento di potere economico. I pedaggi imposti alle navi
divennero sempre più onerosi e finirono per colpire direttamente
gli interessi di Corlys Velaryon, il più grande navigatore di
Westeros e padrone di Driftmark.
Fu allora che Corlys e
Daemon Targaryen decisero di intervenire
militarmente nelle Stepstones, sottraendo alla Triarchia il
controllo di un’area strategica. Da quel momento nacque un odio
destinato a durare decenni. Quando Otto Hightower cerca alleati
contro i Neri, non deve convincere la Triarchia con grandi
promesse: offre semplicemente l’occasione di vendicarsi di due
uomini che avevano umiliato il Regno delle Tre Figlie.
Cortesia di Sky
Perché l’attacco della Triarchia
cambia completamente la guerra tra Verdi e Neri
L’arrivo improvviso della flotta
guidata da Sharako Lohar dimostra quanto la
posizione di Rhaenyra fosse più fragile di quanto apparisse. Fino a
quel momento, il blocco navale dei Velaryon aveva strangolato
Approdo del Re, impedendo rifornimenti e rafforzando il vantaggio
strategico dei Neri.
La Battaglia della Gola interrompe questo
equilibrio. Anche se Corlys riesce a ottenere una vittoria sul
piano strettamente militare, le conseguenze sono devastanti. Una
parte significativa della sua flotta viene distrutta, Driftmark
subisce gravi danni e soprattutto Jacaerys Velaryon perde la
vita.
È qui che emerge uno dei temi
centrali di House of the Dragon: la differenza tra vincere
una battaglia e vincere una guerra. I Neri possono rivendicare il
successo tattico, ma ne escono indeboliti emotivamente,
politicamente e militarmente. La Triarchia fallisce nel distruggere
completamente il blocco, ma riesce comunque a cambiare il corso del
conflitto. È la dimostrazione che spesso non servono vittorie
assolute per alterare la storia: basta infliggere la ferita giusta
nel momento giusto.
Cosa succede alla Triarchia nei
libri dopo la Battaglia della Gola
Nei romanzi di George R.R. Martin,
le conseguenze della sconfitta sono altrettanto drammatiche. La
flotta superstite torna a Essos profondamente indebolita e iniziano
subito accuse reciproche tra Lys, Myr e Tyrosh. Molti ritengono che
Sharako Lohar abbia deliberatamente preservato le proprie navi,
sacrificando quelle delle città alleate.
Quella che era nata come una
potente coalizione commerciale si trasforma rapidamente in
un’organizzazione divorata dalla sfiducia. Intrighi, assassinii
politici e lotte interne portano infine allo scoppio della
cosiddetta Guerra delle Figlie, un conflitto civile che coinvolge
non soltanto le tre città, ma anche altre potenze del
continente.
Martin utilizza così la Triarchia
per mostrare quanto siano fragili le alleanze costruite
sull’interesse anziché sulla condivisione di ideali. Finché esiste
un nemico comune, l’unità può reggere. Ma una volta venuto meno
quell’obiettivo, riaffiorano egoismi e rivalità impossibili da
contenere.
Le differenze tra House of the
Dragon e Fuoco e Sangue potrebbero cambiare il destino della
Triarchia
La serie HBO ha però introdotto una
modifica significativa rispetto al materiale originale. In
Fuoco e Sangue, Sharako Lohar sopravvive alla Battaglia
della Gola abbastanza a lungo da fare ritorno a casa e diventare
protagonista delle successive lotte di potere all’interno della
Triarchia.
Nella versione televisiva, invece,
Sharako muore durante lo scontro contro Alyn di Hull. Si tratta di
un cambiamento tutt’altro che marginale. Eliminare il leader della
Triarchia direttamente sul campo di battaglia potrebbe infatti
comprimere o modificare profondamente gli eventi successivi,
riducendo il peso narrativo delle vicende di Essos o affidandole ad
altri personaggi.
Questa scelta evidenzia ancora una
volta il diverso approccio della serie rispetto al libro. House
of the Dragon tende a concentrare l’attenzione sulle
conseguenze emotive immediate delle battaglie, privilegiando
l’impatto sui protagonisti principali rispetto alle più ampie
ramificazioni geopolitiche. Eppure il messaggio resta identico:
ogni guerra produce onde d’urto che si propagano ben oltre il luogo
in cui è iniziata.
La Triarchia potrebbe aver perso la
Gola, ma ha già ottenuto ciò che conta davvero nella Danza dei
Draghi: contribuire a spezzare il futuro che Rhaenyra aveva
immaginato. Perché nelle storie di George R.R. Martin non esistono
nemici minori. Esistono soltanto nuove ferite destinate ad
allargarsi.
Sony
Pictures ha diffuso il primo trailer ufficiale di
Klara e
il Sole (Klara and the Sun), il nuovo
film di fantascienza diretto da Taika Waititi e
tratto dall’omonimo romanzo di Kazuo Ishiguro, autore premio Nobel
per la Letteratura.
Il film
arriverà nelle sale il 23 ottobre 2026 e rappresenta uno dei
progetti più attesi della seconda parte dell’anno. Dopo il successo
di Mercoledì e in attesa della terza
stagione della serie Netflix, Jenna Ortega si prepara a mostrare un lato
completamente diverso del suo talento interpretativo, vestendo i
panni di Klara, un’intelligenza artificiale progettata per
combattere la solitudine umana.
Le immagini
pubblicate mostrano un’atmosfera luminosa e quasi idilliaca, molto
distante dalle ambientazioni gotiche che hanno reso celebre
l’attrice negli ultimi anni. In uno degli scatti più suggestivi,
Klara corre attraverso un vasto campo immerso nella luce del sole,
mentre altre fotografie la mostrano accanto ad Amy
Adams, che interpreta Chrissie, uno dei personaggi centrali
della storia.
Di cosa parla Klara e il Sole e
cosa mostrano le prime immagini
Ambientato in
un futuro distopico, Klara e il Sole segue la storia di
Klara, una sofisticata “Artificial Friend”, un robot creato per
offrire compagnia e sostegno emotivo agli esseri umani. Attraverso
il suo sguardo innocente e curioso, il racconto esplora temi come
l’amore, la famiglia, l’identità e il rapporto sempre più complesso
tra uomini e intelligenze artificiali.
Accanto a
Jenna Ortega e Amy Adams, il cast
comprende anche Mia Tharia, Aran Murphy, Natasha Lyonne,
Steve Buscemi, Harry Greenwood e Sophia
Bryant-Taukiri.
Le prime
immagini sembrano suggerire un approccio visivo particolarmente
delicato e poetico, in linea con il romanzo di Ishiguro. Dietro la
superficie luminosa e rassicurante, tuttavia, si nasconde una
riflessione profonda sulla natura delle emozioni e sul ruolo
dell’intelligenza artificiale in una società futura sempre più
dipendente dalla tecnologia.
Con la regia di Taika Waititi e un
materiale di partenza particolarmente apprezzato da pubblico e
critica, Klara e il Sole si candida a diventare uno dei
titoli di fantascienza più interessanti della stagione
cinematografica autunnale.
L’universo di Sea of
Thieves è pronto a salpare verso il grande schermo. Il
celebre videogioco piratesco di Xbox avrà infatti un adattamento
live-action, prodotto da Destin Daniel
Cretton, il regista attualmente impegnato con Spider-Man: Brand New Day. L’annuncio
conferma come Hollywood continui a investire con decisione nel
mondo dei videogiochi, trasformando alcune delle proprietà
intellettuali più amate dai giocatori in nuovi franchise
cinematografici.
La notizia è stata rivelata da
Entertainment Weekly, che ha confermato il coinvolgimento
di Cretton attraverso la sua casa di produzione, Hisako
Films. Al momento non è stato scelto il regista che
guiderà il progetto, né sono stati annunciati dettagli sul cast o
una finestra d’uscita. A commentare l’adattamento è stato
Matt Booty, vicepresidente esecutivo e chief
content officer di Xbox, sottolineando come la vera anima di
Sea of Thieves non risieda in un singolo protagonista: «Il
personaggio principale di Sea of Thieves è il giocatore e la
comunità. Non si tratta di chiedersi chi siano gli eroi o quale sia
la trama. È un gioco profondamente sociale e cooperativo, e da
questo si può intuire quale sarà il tono del film». Nato nel 2018
grazie allo studio britannico Rare, il titolo ha superato i
40 milioni di giocatori, diventando la proprietà
originale di maggior successo nella storia di Xbox.
Ed è proprio questo l’aspetto più
interessante dell’operazione. A differenza di adattamenti come
The Last of Us o Fallout, che partivano da universi narrativi già
definiti, Sea of Thieves è un’esperienza costruita
sulla libertà dei giocatori e sulle storie emerse spontaneamente
dalla comunità. La sfida per Hollywood sarà quindi trasformare un
“sandbox” multiplayer in un racconto cinematografico coerente senza
tradirne lo spirito. Se riuscirà nell’impresa, il film potrebbe
aprire una nuova strada per le trasposizioni videoludiche,
dimostrando che anche i giochi privi di una trama tradizionale
possono generare storie capaci di coinvolgere il grande
pubblico.
Il successo di Sea of Thieves
potrebbe ridefinire il modello delle trasposizioni dai
videogiochi
Negli ultimi anni il cinema ha
scoperto il potenziale delle proprietà videoludiche, passando da
una lunga serie di adattamenti fallimentari a successi globali.
Film come Super Mario Bros. e A Minecraft Movie
hanno dimostrato che la fedeltà all’identità dei giochi conta
quanto la capacità di reinventarli per il linguaggio
cinematografico. In questo contesto, Sea of Thieves
rappresenta forse la sfida più complessa e affascinante.
Il videogioco di Rare non ha mai
avuto un protagonista fisso o una missione principale dominante. I
suoi momenti più memorabili nascono dalle alleanze improvvisate,
dai tradimenti tra equipaggi, dalle esplorazioni in mare aperto e
dalle avventure condivise. Non è un caso che negli anni abbia
ospitato persino crossover con Pirati dei Caraibi,
dimostrando quanto il suo immaginario piratesco sia flessibile e
ricco di possibilità narrative.
L’adattamento live-action potrebbe
quindi scegliere una strada originale: raccontare un gruppo di
personaggi inediti alle prese con il caos imprevedibile che ha reso
celebre il gioco, piuttosto che cercare di replicare una trama
inesistente. In un momento delicato per Xbox, tra ristrutturazioni
interne e timori legati al futuro dell’industria, il film assume
anche un valore simbolico. È la conferma che Sea of
Thieves resta uno degli asset più importanti del marchio
Microsoft e che Rare intende continuare a espandere il proprio
universo ben oltre i confini del videogioco. Se il progetto saprà
catturare il senso di avventura e di comunità che ha conquistato
milioni di giocatori, potrebbe trasformarsi nel prossimo grande
successo della nuova era delle trasposizioni videoludiche.
Dopo il sorprendente successo del
primo film, A Minecraft Movie Squared punta ad
alzare ulteriormente la posta in gioco. Il regista Jared
Hess ha anticipato che il sequel sarà “più grande, più
folle e più divertente”, con nuove ambientazioni, creature iconiche
del videogioco e un’avventura che porterà Steve e Alex al centro di
una missione senza precedenti nell’Overworld. Una promessa che
lascia intendere come il franchise cinematografico di Minecraft sia
pronto ad abbracciare finalmente tutta la ricchezza dell’universo
creato da Mojang.
Nel corso di un’intervista con
Entertainment Weekly, Hess e la responsabile di Mojang
Studios Kayleen Walters hanno rivelato alcuni
dettagli sul film. Walters ha sottolineato l’importanza di
introdurre Alex, l’avatar femminile storico di Minecraft interpretata da
Kirsten Dunst, definendola una
presenza fondamentale per rappresentare pienamente il mondo del
gioco sul grande schermo. Hess ha invece spiegato che il sequel
esplorerà numerose location inedite: «È molto più ambizioso.
Saltiamo continuamente da un posto all’altro attraverso
ambientazioni davvero uniche. È più grande, più folle e più
divertente». Il regista ha inoltre confermato che Steve
(Jack
Black) e Alex intraprenderanno una missione epica
nell’Overworld, ampliando le proprie capacità per affrontare sfide
sempre più complesse. Secondo quanto riportato, le riprese erano
già iniziate da diverse settimane a fine maggio e il film resta
fissato nelle sale per il 23 luglio 2027.
La direzione intrapresa dal sequel
rivela una maggiore fiducia nelle potenzialità narrative del brand.
Se il primo film aveva scelto una struttura più accessibile per
introdurre il pubblico all’universo di Minecraft, A Minecraft
Movie Squared sembra intenzionato a parlare direttamente anche
ai giocatori di lunga data. Non si tratta soltanto di aumentare la
scala dello spettacolo: l’obiettivo appare quello di trasformare la
libertà e la varietà del videogioco in una vera identità
cinematografica. È una sfida non banale per un franchise nato da
un’esperienza priva di una trama prestabilita, ma proprio per
questo capace di offrire possibilità quasi infinite.
Alex, Endermen e oggetti incantati
potrebbero cambiare il volto della saga
Tra gli elementi più interessanti
emersi dall’intervista c’è il riferimento al colore viola presente
nel materiale promozionale del film. Hess e Walters hanno infatti
confermato che gli oggetti incantati avranno un
ruolo importante nella nuova avventura, suggerendo un
coinvolgimento molto più significativo degli
Endermen, rimasti ai margini nel primo
capitolo.
Questa scelta potrebbe aprire la
porta ad alcuni degli aspetti più iconici del videogioco. Dopo che
il conflitto principale del primo film si era concentrato sullo
scontro tra Overworld e Nether, il sequel sembra pronto a espandere
il proprio immaginario introducendo creature come
Blaze e Wither Skeleton, entrambe
legate ai materiali necessari per affrontare le sfide più avanzate
del gioco. Sullo sfondo aleggia anche l’ipotesi più affascinante:
l’arrivo dell’Ender Dragon, il boss finale di
Minecraft e uno degli elementi più richiesti dai fan.
L’inclusione di Alex rappresenta
inoltre un passaggio simbolico importante. Non solo perché amplia
il gruppo dei protagonisti, ma perché restituisce alla
trasposizione cinematografica uno dei volti più riconoscibili
dell’esperienza originale. Se il primo film aveva dimostrato che
Minecraft poteva funzionare al cinema, A Minecraft Movie
Squared dovrà ora dimostrare di poter evolvere in una saga
capace di sorprendere senza perdere il senso di scoperta e
creatività che ha reso il videogioco un fenomeno globale.
Mentre il suo misterioso decimo e
ultimo film da regista continua a sfuggire a ogni previsione,
Quentin Tarantino ha già iniziato
un nuovo progetto. Il regista di Pulp Fiction e C’era una volta a… Hollywood è infatti impegnato nelle
riprese di Tangled Up in Blue, il nuovo film
diretto da Jamie Adams nel quale recita accanto a Kylie
Minogue. Una notizia che sorprende perché, ancora una
volta, Tarantino sceglie di mettersi in gioco come attore,
allontanando ulteriormente il momento in cui il pubblico scoprirà
quale sarà davvero il suo ultimo lungometraggio da regista.
Secondo quanto riportato da
Deadline, le riprese di Tangled Up in Blue sono
attualmente in corso in Galles. Alcune immagini dal set, pubblicate
dal quotidiano gallese Nation.Cymru, mostrano Tarantino
insieme a Kylie Minogue durante la lavorazione del film. Al momento
non sono stati diffusi dettagli sulla trama né sui personaggi
interpretati dai due protagonisti, ma il cast comprende anche
Jason Isaacs, RZA,
Sofia Boutella e Allison
Williams. Il progetto segna inoltre la seconda
collaborazione tra Tarantino e Jamie Adams dopo Only What We
Carry (2026), confermando un sodalizio artistico che si sta
consolidando lontano dai riflettori delle grandi produzioni
hollywoodiane.
La vera notizia, tuttavia, è ciò
che questo progetto racconta del momento creativo attraversato da
Tarantino. Da anni il regista ribadisce l’intenzione di chiudere la
propria carriera dietro la macchina da presa con il decimo film, ma
il continuo rinvio di questa scelta suggerisce un autore meno
interessato alla costruzione del proprio mito finale e più
desideroso di esplorare territori differenti. Tra ruoli da attore,
sceneggiature affidate ad altri registi e persino il teatro,
Tarantino sembra voler ridefinire il proprio rapporto con il cinema
prima di pronunciare il suo definitivo addio alla regia.
Il mistero del decimo film di
Tarantino continua ad alimentare le aspettative
L’avvio di Tangled Up in
Blue si inserisce in una fase particolarmente intensa della
carriera del regista. Parallelamente alle riprese del film di
Adams, Tarantino sta infatti lavorando nel Regno Unito alla sua
prima grande avventura teatrale, The Popinjay
Cavalier, una commedia ambientata nell’Europa degli anni
Trenta dell’Ottocento descritta come un racconto di travestimenti,
inganni e romanticismo avventuroso filtrato attraverso il suo stile
ironico e sopra le righe.
Tutto questo rende ancora più
incerto il destino del celebre “film numero dieci”. Dopo aver
accantonato The Movie Critic, il progetto
ambientato nel 1977 che avrebbe potuto vedere il ritorno di
Brad
Pitt, Tarantino non ha più rivelato quale direzione
intenda seguire. Nel frattempo, però, i suoi fan potranno ritrovare
parte della sua scrittura ne The Adventures of Cliff
Booth, sequel spirituale di C’era una volta a…
Hollywood diretto da David Fincher e
scritto proprio dal cineasta americano.
L’impressione è che Tarantino stia
volutamente sottraendosi alla pressione di dover realizzare “il
film definitivo”. Più che correre verso una conclusione annunciata,
il regista sembra deciso a sperimentare, collaborare e divertirsi
con forme narrative diverse. E forse è proprio questa libertà
creativa, oggi, il vero colpo di scena nella carriera di uno degli
autori più influenti del cinema contemporaneo.
Basata sul libro di George
R. R. Martin, Fuoco e Sangue, House
of the Dragon racconta di come Casa
Targaryen sia stata quasi annientata all’apice del suo potere.
A differenza di Game
of Thrones, basato sui romanzi di Cronache
del Ghiaccio e del Fuoco, House of the Dragon si basa
su un “trattato storico” interno all’universo narrativo che offre
una panoramica della storia dei Targaryen e rivela il destino di
decine di personaggi precedenti a Daenerys.
Game of Thrones è noto per le
sue morti brutali, e il prequel sui Targaryen non fa eccezione.
House of the Dragon ha già mostrato la
morte di alcuni personaggi canonici, sebbene l’adattamento
televisivo affronti alcuni dettagli in modo diverso. Mentre la
maggior parte degli spettatori di Game of
Thrones si aspetta violenza esplicita, per alcuni
potrebbe essere utile sapere in anticipo come moriranno tutti i
membri del cast di House of the
Dragon.
Jacaerys Velaryon – Ucciso da
balestre in battaglia
L’orgoglio dei membri più
anziani di Casa Targaryen porta alla morte della maggior parte dei
loro figli. Dopo la perdita di Lucerys (Luke) nel finale della
prima stagione, il figlio maggiore di Rhaenyra, Jacaerys (Jace),
muore nella
première della terza stagione di House of the
Dragon. Proprio come nella serie, nel libro
Jacaerys muore nella Battaglia della Gola, ed è una delle tante
vittime chiave dei Targaryen che hanno un impatto significativo
sulla Danza dei Draghi.
La morte di Jacaerys Velaryon è uno
shock per il resto della sua famiglia e per i Neri nel loro
complesso, poiché avviene quando la vittoria sembrava ormai certa.
Nella Battaglia della Gola, quando il suo drago Vermax viene ferito
dalle balestre, Jace salta giù dal dorso del drago, solo per essere
a sua volta colpito. Prima di morire, Jace stringe un’alleanza
fondamentale per i Neri reclutando Lord Cregan Stark di Grande
Inverno.
Criston Cole – Ucciso dagli
arcieri in battaglia
Cortesia di Sky
Ser Criston Cole non è destinato a
sopravvivere fino alla fine di House of the
Dragon, a meno che la serie non si discosti
significativamente dal materiale originale. Ser Criston Cole è uno
dei personaggi più controversi di questa storia e il suo desiderio
di vendicarsi di Rhaenyra non si affievolisce mai.
Serve fedelmente Re Aegon II fino
alla sua morte, diventando Primo Cavaliere del Re quando Aegon si
stanca delle strategie conservatrici di suo nonno Otto
Hightower. Detto questo, Cole trova comunque una morte
soddisfacente: muore nella battaglia conosciuta come il Ballo del
Macellaio, colpito da Robb Rivers e altri due arcieri. Rivers, il
cui cognome suggerisce che sia un bastardo di Casa Blackwood, è
considerato il più abile arciere di Westeros ai suoi tempi.
Aegon Targaryen – Avvelenato da un
assassino sconosciuto
La seconda stagione di
House of the Dragon ha dedicato molto
tempo a presentare Aegon Targaryen come personaggio, ma, come molti
membri della sua famiglia, è quasi certo che morirà alla fine del
prequel di Game of Thrones. In Fuoco e Sangue, Aegon si
dimostra incredibilmente compiacente una volta salito al Trono di
Spade, cosa che gli costerà la vita.
Dopo aver “vinto” la guerra civile,
Re Aegon II non fa nulla per contrastare l’avanzata degli eserciti,
trascorrendo il suo tempo a contemplare il suo futuro matrimonio
con Cassandra Baratheon e a commissionare statue dei suoi fratelli
defunti. Con gli eserciti verdi decimati e l’arrivo di nuovi
nemici, il Consiglio Ristretto si rende conto troppo tardi che
Aegon è un re terribile. Aegon viene poi trovato morto con le
labbra insanguinate. Il suo assassino non viene mai identificato
con certezza, sebbene Larys Strong e Corlys Velaryon siano tra i
sospettati.
La serie sembra aver intrapreso una
strada diversa con Aegon II. Nella seconda stagione di
House of the Dragon, viene gravemente
ferito dopo uno scontro con Aemond. Aegon riesce a tornare ad
Approdo del Re ancora vivo, ma a stento. Sebbene questo accada
anche nei libri, non è stato Aemond a ferire suo fratello. Questo
ulteriore conflitto tra Aegon e Aemond suggerisce che
House of the Dragon abbia in serbo
qualcosa di più. Con ogni probabilità, la serie rivelerà, una volta
per tutte, chi ha ucciso il re.
Larys Strong – Giustiziato da
Cregan Stark
Larys è uno dei
principali sospettati dell’omicidio di Aegon. Quando Cregan Stark
arriva ad Approdo del Re, diversi cospiratori vengono condannati.
Molti scelgono di unirsi ai Guardiani della Notte per evitare
l’esecuzione, ma Larys sceglie la morte. Viene decapitato da Cregan
con la sua spada, Ghiaccio. La sua ultima
richiesta è che Cregan gli rimuova il piede ferito dal cadavere,
richiesta che viene esaudita. Ghiaccio passa a Eddard Stark e in
seguito viene riforgiata in due lame: Lamento della Vedova,
posseduta da Joffrey Baratheon, e Giuramento, da Brienne di
Tarth.
Sebbene questa sia la morte di
Larys Strong nel libro, il possibile cambiamento nella sorte di
Aegon II nello show potrebbe significare che anche il destino di
Larys Strong sarà modificato. Se la serie rivelasse che un altro
personaggio uccide Aegon, Larys potrebbe intraprendere un percorso
completamente nuovo.
Mysaria – Uccisa per le strade di
Approdo del Re
House of the dragon 2×05
Mysaria sembra morire nell’episodio
9 della prima stagione, “Il Consiglio Verde”, in un incendio.
Tuttavia, sopravvive perché avrebbe dovuto svolgere un ruolo
importante nella guerra, e ritorna nella seconda stagione di
House of the Dragon. Durante la Danza dei
Draghi, funge da Maestra dei Sussurri non ufficiale di
Rhaenyra.
Se la serie seguirà la trama dei
libri, Mysaria avrà una delle morti più brutali in
House of the Dragon. Quando Rhaenyra
fugge da Approdo del Re, Mysaria rimane indietro e viene fatta
prigioniera dalle forze dei Verdi. Le viene detto che se riuscirà a
camminare nuda per le strade della città mentre viene frustata, le
sarà concesso di vivere. Mysaria muore prima di completare il
percorso.
Corlys Valaryon – Muore per cause
naturali
La morte di Corlys Valaryon
in House of the Dragon dipende da quanto
la serie deciderà di approfondire gli eventi successivi alla guerra
civile dei Targaryen, dato che egli muore un paio d’anni dopo la
sua conclusione. Corlys sopravvive alla Danza dei Draghi e funge da
reggente per il figlio di Rhaenyra, Re Aegon III, quando questi
eredita il trono in giovane età. Corlys muore di vecchiaia e viene
sepolto in mare.
Le sue nipoti, Baela e Rhaena, sono
le uniche sopravvissute alla guerra, e lui, tormentato dal senso di
colpa del sopravvissuto, dedica il resto della sua vita a
proteggere l’eredità della famiglia. La morte di Corlys Valaryon
potrebbe effettivamente verificarsi in House of the
Dragon, ma se ciò accadesse, avverrebbe probabilmente
nella quarta stagione, e solo se la serie continuasse la narrazione
fino al regno di Re Aegon III.
Rhaenys Targaryen – Muore in
battaglia sul dorso di un drago
Rhaenys muore
nella seconda stagione e la serie è rimasta relativamente
fedele alla sua fine narrata in Fuoco e Sangue. Sia nel
libro che nella serie HBO, Rhaenys cavalca il suo drago Meleys e si
scontra con Aemond e Aegon, entrambi in sella ai loro draghi.
In inferiorità numerica, Rhaenys e
Meleys vengono uccisi, ma Aegon rimane gravemente ferito e Aemond
governa Westeros al suo posto durante la convalescenza. Rhaenys
sapeva di non poter sopravvivere alla battaglia, ma si lanciò
comunque all’attacco. Esiste un interessante parallelismo tra la
morte di Rhaenys e quella di sua figlia Laena. Laena desiderava
morire “da cavaliera di draghi” e ordinò a Vhagar (allora suo
drago) di ridurla in cenere piuttosto che morire di parto.
Joffrey Velaryon – Caduta dal
dorso di un drago mentre si lancia in battaglia
Sebbene condivida il nome
con uno dei personaggi più odiati di Game of
Thrones, Joffrey Velaryon in House of the
Dragon si rivela un personaggio molto più coraggioso
e molto meno sadico. Sfortunatamente, essere completamente diverso
da Joffrey Lannister non basta a salvare Joffrey Velaryon, ed è uno
dei personaggiche morirà prima della fine della
serie (a patto che la sua storia rimanga fedele al materiale
originale, ovviamente).
Joffrey, figlio di Rhaenyra, muore
durante una rivolta ad Approdo del Re. Temendo per la sicurezza del
suo drago, cerca di ribaltare le sorti della battaglia cavalcando
Syrax, il drago di sua madre, ma precipita per 60 metri. Il suo
drago Tyraxes e molti altri draghi vengono uccisi dai rivoltosi.
Poiché i fratelli maggiori di Joffrey sono morti entrambi prima di
lui, egli è per un breve periodo erede al Trono di Spade. La morte
di Joffrey e dei suoi fratelli sottolinea le tragedie portate dalla
guerra.
Aemond Targaryen – Muore in
battaglia a dorso di drago
Aemond Targaryen è un
altro dei personaggi destinati a morire. Coloro che speravano in
uno scontro tra Aemond e Daemon vedono esaudito il loro desiderio.
Aemond in sella a Vhagar e Daemon in sella a Caraxes si affrontano
sopra l’Occhio degli Dei, il lago più grande di Westeros.
Entrambi i draghi vengono
gravemente feriti prima che Daemon salti giù da Caraxes e trafigga
Aemond nel suo occhio rimasto, facendo precipitare in acqua sia i
cavalieri che i draghi. I corpi di Aemond e Vhagar vengono
ritrovati anni dopo. Aemond è moralmente colpevole quanto il resto
della sua famiglia, ma si considera devoto a loro e scende in
battaglia più volte per proteggere la pretesa al trono di suo
fratello (cosa che nella serie non è del tutto vera).
Helaena Targaryen – Muore
suicida
Tra tutte le morti
previste in House of the Dragon, una
delle più tragiche ed emozionanti sarà probabilmente quella di
Helaena Targaryen, già protagonista di alcune delle scene più
difficili da guardare della serie. Dato che il suo declino è già
iniziato, è anche possibile che la sua morte avvenga prima della
fine della terza stagione.
Dopo la morte dei suoi figli (ne
aveva due nei libri), Helaena cade in depressione e alla fine si
getta da una delle torri del castello. Helaena è descritta come una
giovane donna dolce e introversa, amata dagli abitanti di Approdo
del Re, e i suoi figli erano ancora piccoli quando muoiono. La loro
morte è tra gli eventi più orribili dell’universo di ASOIAF.
Otto Hightower – Decapitato per
ordine di Rhaenyra
Rhys
Ifans è stato uno dei membri del cast più noti di
House of the Dragon, e il suo
personaggio, Otto Hightower, probabilmente ha una scena di morte
non dissimile da quella di Ned Stark ne Il Trono di Spade in
Fuoco e Sangue. Otto viene giustiziato come traditore
quando le forze di Rhaenyra conquistano Approdo del Re, mentre sua
figlia, Alicent, e sua nipote, Helaena, vengono tenute prigioniere.
Otto era determinato ad avere qualcuno del suo sangue sul Trono di
Spade e ha manipolato sua figlia per raggiungere questo
obiettivo.
Alcuni credono che Otto sia il vero
cattivo di House of the Dragon, e molti
personaggi importanti considerano la sua morte una vittoria.
Rhaenyra sta combattendo una guerra per diventare la prima regina
regnante di Westeros, mentre le azioni di Otto sono tutte
finalizzate a sostenere una società patriarcale in cui la sua
famiglia conquisti il trono. Dato che la morte di Otto avviene
dopo la conquista di Approdo del Re da parte di Rhaenyra, è
probabile che si verifichi nella terza stagione di
House of the Dragon.
Alicent Hightower – Muore di
febbre
Cortesia di Sky
Nonostante sia al centro del
conflitto per il Trono di Spade che dilania i Sette Regni in
House of the Dragon, Alicent muore in
modo relativamente non violento (sebbene tutt’altro che piacevole).
Sopravvive alla guerra e trascorre i suoi ultimi giorni in una
torre, piangendo la morte dei suoi figli, e verso la fine della sua
vita arriva a odiare il colore verde.
Alicent è un personaggio complesso
perché sostiene la pretesa al trono del suo malvagio figlio, ma ha
anche subito anni di maltrattamenti. Alicent prende queste
decisioni perché cerca di ottenere un po’ di potere per sé stessa.
La sua morte la rende una figura tragica perché, a prescindere da
ciò che ha fatto per migliorare la propria vita, ha solo portato a
ulteriore dolore. Muore in giovane età a causa di un’epidemia di
Febbre Invernale.
Daemon Targaryen – Muore in
battaglia sul dorso di un drago e non viene mai ritrovato
Daemon è diventato uno
dei personaggi più amati dai fan di House of the
Dragon, grazie soprattutto all’interpretazione di
Matt
Smith, ed è probabile che avrà anche una scena di
morte memorabile quando uscirà definitivamente di scena. Daemon
muore in un’epica battaglia contro Aemond, trafiggendo l’avversario
in un occhio con la sua spada Sorella Oscura.
Dopo che entrambi gli schieramenti
vengono gettati nelle acque dell’Occhio degli Dei, il drago di
Daemon, Caraxes, riesce a raggiungere la riva prima di morire, ma
il corpo di Daemon non viene mai ritrovato. Daemon è un personaggio
moralmente ambiguo, ma è devoto all’eredità di suo fratello ed è
disposto a tutto pur di far salire al trono Rhaenyra, anche a costo
di azioni immorali. Potrebbe essere riuscito a preservare l’eredità
di Rhaenyra, dato che i loro due figli, Aegon e Viserys,
sopravvivono alla guerra ed ereditano il trono.
Rhaenyra Targaryen – Divorata viva
da un drago
Cortesia di Sky
Tra tutti i personaggi principali,
Rhaenyra Targaryen è forse destinata alla morte più orribile e
improvvisa. Dopo essere stata cacciata da Approdo del Re dai
rivoltosi, Rhaenyra vaga per Westeros, cercando di racimolare
abbastanza denaro per fuggire dal paese. Viene catturata a Roccia
del Drago dalle forze di Aegon, dove il suo fratellastro la dà in
pasto al suo drago Sunfyre.
Rhaenyra lotta
incessantemente per diventare la prima regina regnante dei Sette
Regni, ma ciò la conduce solo alla rovina. Il suo destino
riflette il tema centrale di House of the
Dragon: l’inutilità del conflitto. La morte di
Rhaenyra viene svelata nel quarto episodio della terza stagione di
Game of Thrones, “Now His Watch Is Ended”, quando Joffrey Baratheon
racconta a Margaery Tyrell questi eventi, che ora sono entrati a
far parte della storia di Westeros.