Habeas Corpus costruisce la propria storia attorno a un caso che sembra avere tutti gli elementi della cronaca giudiziaria: un giovane condannato per un duplice omicidio, un processo che potrebbe essere stato profondamente ingiusto e un gruppo di persone deciso a dimostrare che il sistema ha mandato in prigione un innocente. La serie crime portoghese di Netflix creata da Luiz Villaça, Leonardo Moreira e Donna Oliveira segue Inez Franco, avvocata penalista che ha abbandonato la professione dopo essere sopravvissuta a un’aggressione in tribunale e che insegna ora all’università. È proprio da lì che decide di tornare a confrontarsi con la giustizia, formando un gruppo di studenti per riesaminare la condanna di Jonathan Ferreira.
La domanda sorge quasi inevitabilmente guardando la serie: la storia di Jonathan è realmente accaduta? La risposta è più interessante di un semplice sì o no. Jonathan Ferreira, Inez Franco e il caso giudiziario al centro di Habeas Corpus sono frutto della finzione, ma la serie nasce dall’esperienza reale dell’Innocence Project Brasil, organizzazione impegnata nell’analisi delle possibili condanne di innocenti e nella revisione degli errori giudiziari. Non esiste quindi un “vero Jonathan” al quale ricondurre direttamente la vicenda: è il meccanismo che lo condanna, piuttosto, ad avere radici molto concrete nella realtà.
Habeas Corpus non racconta un caso realmente accaduto, ma si ispira al lavoro dell’Innocence Project Brasil
La sceneggiatura firmata da Leonardo Moreira non ricostruisce uno specifico processo né trasforma in personaggi televisivi i componenti dell’Innocence Project Brasil. I protagonisti, le loro storie personali e i casi criminali raccontati nella serie sono stati creati per la fiction. L’ispirazione reale riguarda invece il principio sul quale poggia l’intera storia: una condanna definitiva non significa necessariamente che la persona condannata sia colpevole.
L’Innocence Project Brasil è un’associazione senza scopo di lucro che si occupa proprio di potenziali errori giudiziari. L’organizzazione analizza casi nei quali esistono elementi per ritenere che una persona innocente possa essere stata condannata e, quando emergono prove sufficienti per contestare quella decisione, lavora affinché il caso possa essere riportato davanti alla giustizia.
È sostanzialmente ciò che Habeas Corpus trasferisce nella propria struttura narrativa. Inez e i suoi studenti diventano una versione romanzata e semplificata di questo modello di intervento: partono da una condanna già pronunciata, mettono in discussione il modo in cui è stata raggiunta, riesaminano gli elementi utilizzati contro l’imputato e cercano ciò che il processo originale potrebbe avere ignorato.
La differenza è importante perché permette di capire il particolare realismo della serie. Habeas Corpus non chiede allo spettatore di riconoscere dietro Jonathan Ferreira una persona realmente esistita. Costruisce invece una vicenda inventata utilizzando problemi, procedure e fallimenti che appartengono al mondo reale. È per questo che alcuni passaggi possono dare l’impressione di assistere alla ricostruzione di un autentico caso di cronaca.
Il caso di Jonathan Ferreira riflette un problema reale della giustizia brasiliana: le condanne basate sul riconoscimento
Il collegamento più significativo tra la fiction e la realtà riguarda proprio gli errori giudiziari in Brasile. Secondo i dati riportati alla base dell’approfondimento sulla serie, nel 2023 la Corte Suprema brasiliana ha annullato 377 condanne o arresti ritenuti ingiusti, accomunati dall’utilizzo del riconoscimento della persona sospettata da parte delle vittime come unica prova.
È un elemento particolarmente delicato perché il riconoscimento può assumere forme molto diverse. Alcune identificazioni sono state effettuate personalmente, altre attraverso fotografie. Uno dei problemi segnalati riguarda proprio il modo nel quale vengono gestite le immagini dei sospettati: in alcuni casi le fotografie sarebbero state mostrate alle vittime attraverso raccolte non adeguatamente regolamentate o persino inviate tramite WhatsApp.
Nel 2022 sono state introdotte regole più rigide per disciplinare il riconoscimento fotografico, ma questo non elimina automaticamente le conseguenze delle procedure utilizzate precedentemente. L’avvocata Lucia Helena de Oliveira, parlando di uno dei propri assistiti, ha sottolineato proprio l’esistenza di persone condannate prima dell’introduzione delle nuove linee guida e ancora detenute.
È su questa zona grigia che una serie come Habeas Corpus trova il proprio terreno narrativo. Una volta che un sospettato viene identificato, arrestato, processato e condannato, ribaltare quella versione dei fatti significa mettere in discussione non soltanto una prova, ma l’intera catena di decisioni che ha trasformato un sospetto in un colpevole agli occhi della giustizia e dell’opinione pubblica.
Jonathan Ferreira è inventato, ma la possibilità che una persona possa trovarsi intrappolata in un simile meccanismo non lo è.
Gli errori giudiziari rendono Habeas Corpus una storia universale, non soltanto brasiliana
La scelta di utilizzare l’Innocence Project Brasil come riferimento permette inoltre alla serie di allargare il proprio discorso. Le condanne ingiuste non rappresentano infatti un problema esclusivamente brasiliano. Il materiale alla base della serie richiama anche studi e statistiche internazionali che mostrano quanto sia difficile stabilire la reale dimensione del fenomeno.
Uno studio citato sulla popolazione dei condannati a morte negli Stati Uniti ha stimato che almeno il 4,1% potrebbe essere successivamente scagionato. Altre stime collocano tra il 2% e il 10% la possibile percentuale di innocenti tra le persone condannate negli Stati Uniti, mentre l’errata identificazione da parte dei testimoni viene indicata come un elemento ricorrente nelle condanne poi riconosciute come ingiuste.
Sono numeri provenienti da contesti giudiziari differenti e che quindi non possono essere trasferiti automaticamente alla situazione brasiliana. Servono però a spiegare perché il punto di partenza di Habeas Corpus risulti immediatamente comprensibile anche fuori dal Brasile: il sistema giudiziario è costruito per arrivare a una decisione, ma nessun sistema amministrato da esseri umani può essere completamente immune dall’errore.
La serie trasforma questa possibilità in tensione narrativa. Se Jonathan fosse semplicemente un innocente perseguitato da un singolo antagonista, il conflitto sarebbe molto più tradizionale. Il problema diventa invece più inquietante quando la sua condanna appare come il risultato di una successione di procedure, interessi e decisioni che hanno finito per costruire una verità giudiziaria difficile da smontare.
Il finale di Habeas Corpus porta fino in fondo la domanda centrale della serie: chi decide quale sia la verità?
È proprio per questo che il finale di Habeas Corpus acquista un peso maggiore se letto alla luce dell’ispirazione reale della serie. L’indagine di Inez non riguarda soltanto la possibilità di stabilire se Jonathan sia colpevole o innocente: costringe i personaggi a interrogarsi su come sia stata costruita la verità che lo ha mandato in prigione e su quanto sia difficile correggere un sistema dopo che quel sistema ha già emesso il proprio verdetto.
La presenza di Marina, legata tanto al caso quanto al passato di Inez, complica ulteriormente questa prospettiva. La ricerca della verità non avviene mai in uno spazio neutrale: interessi personali, istituzioni e soggetti economicamente potenti entrano continuamente in collisione con il lavoro del gruppo. Il confronto con lo studio legale interessato a mantenere in piedi la condanna di Jonathan porta così la serie oltre il semplice legal drama basato sulla ricerca della prova decisiva.
Ed è qui che l’ispirazione all’Innocence Project Brasil diventa davvero significativa. Il punto non è sostenere che il caso mostrato nella serie sia accaduto realmente, ma ricordare che ottenere una revisione significa spesso combattere contro una verità che il sistema ha già considerato definitiva. Dimostrare un errore significa inevitabilmente riconoscere che investigatori, testimoni, pubblici ministeri, giudici o procedure possono avere fallito.
Per questo Habeas Corpus riesce a sembrare una storia vera pur non essendolo. Jonathan Ferreira non è una persona reale e Inez Franco non ricostruisce uno specifico caso dell’Innocence Project Brasil. Ma la possibilità che un innocente venga condannato, che un riconoscimento sbagliato contribuisca a costruire un’accusa e che siano necessari anni per correggere l’errore appartiene alla realtà dalla quale la serie ha scelto di partire.
La finzione serve quindi a condensare quel problema in una storia capace di trasformarlo in thriller. E una volta conosciuto il legame con l’Innocence Project Brasil, la domanda più inquietante lasciata dalla serie non è più se Habeas Corpus sia realmente accaduto. È quante storie simili possano essere accadute senza diventare una serie Netflix.



