Per anni Netflix e Disney+ sono state raccontate come due piattaforme destinate a contendersi pubblico, franchise e tempo degli spettatori. Eppure, una delle serie fantasy più importanti dell’attuale catalogo Disney è appena comparsa proprio sulla piattaforma rivale: dal 4 ottobre le prime due stagioni di Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo sono disponibili anche su Netflix, Italia compresa, pur continuando a rimanere su Disney+. Non si tratta di un trasferimento della serie, ma di una finestra temporanea di tre mesi che anticipa l’arrivo della terza stagione.
La scelta fa parte di un nuovo e più ampio accordo di licensing tra Disney e Netflix, che comprende film e serie provenienti dal catalogo del gruppo. Oltre a Percy Jackson, l’intesa coinvolge i cinque film di L’Era Glaciale, serie come Will Trent, Shifting Gears, Felicity, Revenge e This Is Us e, successivamente, anche alcuni titoli Disney e Pixar. Ma Percy Jackson rappresenta probabilmente il caso più interessante perché non è un prodotto concluso o semplicemente recuperato dal catalogo: è una serie Disney+ ancora pienamente attiva, con una nuova stagione pronta a debuttare.
Ed è qui che l’operazione diventa più interessante della semplice presenza di un titolo Disney su Netflix. Disney sta sostanzialmente utilizzando la piattaforma concorrente come una gigantesca vetrina promozionale. Chi scoprirà Percy, Annabeth e Grover attraverso Netflix potrà recuperare le prime due stagioni, ma per continuare immediatamente la storia dovrà spostarsi su Disney+, dove la terza stagione debutterà il 20 novembre. La concorrenza nello streaming, almeno in questo caso, lascia quindi spazio a una strategia molto più pragmatica: raggiungere il pubblico ovunque si trovi e provare successivamente a riportarlo sulla propria piattaforma.
Percy Jackson su Netflix mostra come sta cambiando la guerra dello streaming tra Disney e i suoi concorrenti
Il tempismo rende difficile considerare casuale la scelta di Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo. La finestra Netflix è iniziata il 4 ottobre e durerà soltanto tre mesi, mentre la terza stagione arriverà su Disney+ poche settimane dopo, il 20 novembre. Netflix diventa quindi una sorta di enorme porta d’ingresso nell’universo televisivo tratto dai romanzi di Rick Riordan: offre agli spettatori tutto ciò che serve per raggiungere la nuova stagione, ma non il nuovo capitolo stesso.
È una differenza fondamentale rispetto alle tradizionali operazioni di licensing. Per anni le piattaforme hanno cercato di costruire cataloghi il più possibile esclusivi, nella convinzione che trattenere film e serie all’interno del proprio ecosistema fosse uno dei principali strumenti per convincere gli spettatori ad abbonarsi. Disney ha incarnato perfettamente questa filosofia con il lancio di Disney+, riportando progressivamente sotto il proprio controllo numerosi contenuti che precedentemente circolavano su servizi concorrenti. Adesso la strategia sembra diventare più selettiva: l’esclusività continua a essere fondamentale per i prodotti più importanti, ma alcuni titoli possono acquisire maggiore valore proprio uscendo temporaneamente dai confini della piattaforma.
Percy Jackson è quasi il laboratorio perfetto per sperimentare questa logica. La serie con Walker Scobell, Leah Sava’ Jeffries e Aryan Simhadri ha già costruito il proprio pubblico attraverso due stagioni, mentre la terza rappresenterà un nuovo passaggio nell’adattamento della saga letteraria. Portare i primi sedici episodi su Netflix significa mettere l’intera storia già raccontata davanti a un pubblico potenzialmente molto più ampio proprio nel momento in cui Disney ha bisogno di attirare attenzione sul suo ritorno.
La cosa interessante è che Disney non sta rinunciando a nulla di essenziale. Le prime due stagioni continuano a essere disponibili su Disney+, mentre la terza non fa parte dell’accordo e rimane un’esclusiva della piattaforma. Netflix guadagna per tre mesi una serie fantasy riconoscibile e già affermata; Disney ottiene contemporaneamente ricavi dalla licenza e soprattutto una possibilità di raggiungere spettatori che potrebbero non aver mai pensato di cercare Percy Jackson su Disney+.
Netflix potrebbe diventare una vetrina per le serie delle piattaforme concorrenti
Il caso Percy Jackson suggerisce quindi qualcosa di più ampio sul futuro dello streaming. Dopo anni trascorsi a costruire ecosistemi sempre più chiusi, Hollywood sembra riscoprire un principio molto più antico: un contenuto può diventare più prezioso quando viene visto da più persone. L’esempio di numerose serie tornate improvvisamente popolari dopo l’arrivo su Netflix ha mostrato quanto la piattaforma possa funzionare anche come amplificatore per produzioni nate altrove.
Il nuovo accordo con Disney porta questa idea un passo oltre, perché Percy Jackson non viene rilanciato dopo la conclusione della serie: viene utilizzato mentre il franchise è ancora in piena espansione. Se l’esperimento riuscirà a trasformare una parte degli spettatori Netflix in pubblico della terza stagione su Disney+, potrebbe diventare un modello particolarmente interessante anche per altri titoli. Invece di chiedere al pubblico di abbonarsi a una piattaforma per scoprire una serie, si può portare temporaneamente quella serie dove il pubblico è già presente e conservare in esclusiva il capitolo successivo.
Naturalmente questo non significa che Disney sia pronta ad aprire indiscriminatamente il proprio catalogo. I suoi brand principali restano uno degli strumenti fondamentali attraverso cui Disney+ costruisce la propria identità, e l’accordo riguarda una selezione precisa di produzioni. Proprio questa selettività, però, rende Percy Jackson significativo: dimostra che persino una serie originale ancora in corso può essere utilizzata al di fuori della propria piattaforma quando esiste un vantaggio strategico.
Per gli spettatori italiani il risultato immediato è molto più semplice: le prime due stagioni di Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo possono ora essere viste sia su Netflix sia su Disney+. Ma dietro questa doppia disponibilità c’è un esperimento che potrebbe raccontare parecchio della prossima fase dello streaming. La guerra tra piattaforme non è finita; semplicemente, i grandi gruppi stanno iniziando a capire che qualche volta il concorrente può essere anche il posto migliore dove trovare il proprio prossimo spettatore.


