Squid Game di Netflix non ha praticamente nulla a che vedere con l’horror di Stephen King. È possibile individuare alcune affinità tematiche tra le storie dello scrittore e la serie coreana di successo, ma il titolo Netflix è privo degli elementi tipici dell’horror tradizionale. Eppure, curiosamente, una nuova produzione della piattaforma sembra riuscire a combinare alla perfezione le dinamiche di sopravvivenza di Squid Game con il terrore soprannaturale delle opere di Stephen King.
La serie in questione è Dead-End Job, costruita intorno a una premessa semplice. Il protagonista è Hyuk-jun, un uomo in difficoltà e ormai disperato, che decide di accettare alcuni lavori part-time attraverso un’agenzia misteriosa. Ben presto, ogni incarico si trasforma in una lotta per la sopravvivenza, richiamando i giochi della serie Squid Game. Ogni nuovo lavoro porta con sé una minaccia soprannaturale, degna di un romanzo di Stephen King.
Le somiglianze con Squid Game diventano ancora più evidenti quando Dead-End Job trasforma gli incarichi di Hyuk-jun in vere e proprie prove. Per ogni lavoro, il protagonista deve fare i conti con un conto alla rovescia e rispettare una serie di regole e condizioni per riuscire a sopravvivere. Come accade nei libri di Stephen King, anche questa serie horror di Netflix trova il terrore nelle situazioni quotidiane e nelle difficoltà ordinarie dei lavori manuali e meno qualificati.
Nel corso dei suoi otto episodi, Dead-End Job presenta persino mostri che sembrano usciti direttamente dall’immaginario di Stephen King: un clown malvagio, una nebbia mortale e un’auto a guida autonoma. Considerando l’efficacia con cui la serie costruisce il proprio orrore mescolando elementi di Squid Game e delle storie dello scrittore, il suo ottimo rendimento su Netflix non sorprende.
Dead-End Job scala rapidamente le classifiche Netflix: ecco perché
Nell’ultima settimana di ottobre, Dead-End Job è salita in classifica fino a diventare una delle serie non in lingua inglese più viste su Netflix (secondo i dati pubblicati da Tudum). A pochi giorni dal debutto aveva già superato i 5 milioni di visualizzazioni. Considerando il crescente interesse del pubblico, è probabile che il dato aumenti ulteriormente nella seconda settimana di programmazione.
Il successo iniziale di Dead-End Job è comprensibile. La serie non è esattamente un sostituto di Squid Game, ma riesce a soddisfare la stessa voglia di horror e sopravvivenza grazie alla struttura basata sulle prove e alle svolte soprannaturali. Inoltre, mantiene alta l’attenzione degli spettatori introducendo in ogni episodio un nuovo lavoro part-time, trasformato in una sorta di gioco mortale. Nel frattempo, inserisce anche un commento sociale sottile su questioni concrete come il capitalismo e la precarietà lavorativa.
Dead-End Job merita una seconda stagione dopo il finale della prima
È quasi sorprendente che Dead-End Job venga attualmente presentata da Netflix come una miniserie. La struttura narrativa offre infatti notevoli possibilità di sviluppo e il fatto che la storia sia originale lascia ampio spazio a eventuali nuovi capitoli. A questo si aggiunge un finale caratterizzato da un importante cliffhanger, che prepara perfettamente il terreno per una seconda stagione.
In passato, Netflix e gli altri servizi di streaming non hanno esitato a rinnovare miniserie inizialmente concepite come racconti autoconclusivi. Considerando i risultati ottenuti da Dead-End Job, anche questa produzione sembra avere buone possibilità di tornare in futuro. Il rinnovo della serie horror dipenderà soprattutto dall’andamento delle visualizzazioni nelle prossime settimane.
Se il pubblico continuerà a crescere, Dead-End Job potrebbe diventare il prossimo fenomeno di Netflix sulla scia di Squid Game. Anche senza raggiungere la stessa viralità, la serie ha le carte in regola per costruirsi un’identità riconoscibile nel panorama horror e, potenzialmente, superare persino alcune trasposizioni televisive delle opere di Stephen King. L’auspicio è che possa tornare almeno per un’altra stagione.



