Dopo il successo di Carrie di Mike Flanagan, Netflix si prepara a proporre una nuova serie horror che potrebbe conquistare lo stesso pubblico. Si intitola The Body, debutterà l’11 novembre 2026 e promette di esplorare le inquietudini dell’adolescenza attraverso una combinazione di horror psicologico, fanatismo religioso e fenomeni soprannaturali. Sebbene le due produzioni raccontino storie differenti, condividono una sensibilità narrativa che trasforma l’emarginazione, il bullismo e la repressione in qualcosa di profondamente disturbante.
Creata da Quinn Shephard, The Body potrebbe rappresentare il naturale proseguimento dell’esperienza offerta dalla recente trasposizione televisiva del romanzo di Stephen King. Entrambe le serie utilizzano l’orrore come manifestazione di una violenza sociale che precede qualsiasi evento soprannaturale. In Carrie, il trauma nasce dall’isolamento imposto dalla madre e dalle umiliazioni subite a scuola; in The Body, prende forma all’interno di una comunità scolastica religiosa, dove le dinamiche di appartenenza e il desiderio di essere accettati conducono a conseguenze imprevedibili.
The Body e Carrie raccontano lo stesso orrore: quello dell’adolescenza e dell’esclusione
The Body segue un gruppo di studentesse di una scuola cattolica che organizza una festa durante la quale viene celebrato un rituale di iniziazione legato alla squadra di danza. Quello che dovrebbe essere un momento di condivisione si trasforma in un’esperienza terrificante quando le ragazze evocano forze che non sono in grado di controllare. Le protagoniste iniziano ad avere visioni profetiche, scatenando un’ondata di isteria collettiva che coinvolge l’intera cittadina e porta alla luce segreti rimasti a lungo nascosti.
Al centro della vicenda si trova Grace, interpretata da Sofia Wylie, una nuova studentessa che fatica a integrarsi e diventa presto il bersaglio delle ragazze più popolari. Il parallelismo con Carrie White è evidente: entrambe sono giovani outsider la cui vulnerabilità viene sfruttata da un gruppo che considera l’umiliazione una forma di potere. L’esclusione non costituisce semplicemente un elemento della trama, ma diventa il meccanismo attraverso cui la violenza si diffonde all’interno della comunità.
In Carrie, il bullismo culmina nella celebre tragedia del ballo scolastico, quando i poteri telecinetici della protagonista trasformano il desiderio di vendetta in una catastrofe. In The Body, il rituale di iniziazione sembra svolgere una funzione narrativa analoga: un atto collettivo apparentemente innocuo che diventa il punto di rottura oltre il quale le protagoniste perdono il controllo degli eventi.
Un altro elemento condiviso è il rapporto conflittuale con la religione. Nel racconto di King, Margaret White utilizza una fede ossessiva per reprimere la figlia, trasformando la spiritualità in uno strumento di paura e controllo. La serie Netflix affronta invece il contesto religioso attraverso ragazze cresciute in un ambiente cattolico, costrette a confrontarsi con credenze che iniziano a vacillare quando il soprannaturale irrompe nelle loro vite.
La differenza potrebbe rivelarsi significativa. Se Carrie concentra il proprio orrore sulla tragedia individuale di una ragazza perseguitata, The Body sembra interessata soprattutto al contagio della paura all’interno di un gruppo. Le visioni profetiche, i segreti e l’isteria collettiva potrebbero trasformare la storia in una riflessione sui meccanismi attraverso cui una comunità costruisce i propri mostri, attribuendo colpe e responsabilità a chi appare diverso.
La creatrice di The Body cita Carrie tra le sue ispirazioni, ma promette un horror generazionale diverso
Le somiglianze tra le due produzioni non sono casuali. In un’intervista pubblicata da Netflix Tudum, Quinn Shephard ha indicato esplicitamente Carrie tra le principali ispirazioni della serie, insieme a Jennifer’s Body, Creature del cielo e Mean Girls. Un insieme di riferimenti che suggerisce un approccio capace di combinare horror, satira adolescenziale e relazioni femminili complesse.
Shephard ha descritto The Body come una dichiarazione d’amore ai film per adolescenti e ai thriller erotici degli anni Novanta e dei primi Duemila. L’obiettivo sembra essere quello di recuperare l’intensità emotiva e le contraddizioni di quel cinema, reinterpretandole attraverso sensibilità contemporanee. Il rapporto tra desiderio, vergogna e appartenenza potrebbe diventare centrale quanto gli eventi soprannaturali.
La creatrice ha inoltre spiegato di essersi ispirata alla propria adolescenza, utilizzando la serie per rielaborare in chiave satirica alcune esperienze traumatiche legate alla crescita e alla scoperta della propria identità queer. Questa componente autobiografica potrebbe distinguere The Body da un semplice racconto di possessioni o rituali occultistici, trasformando l’orrore in un linguaggio attraverso cui rappresentare la confusione e la vulnerabilità dell’età adolescenziale.
Come accade nelle migliori storie di Stephen King, il soprannaturale potrebbe quindi servire soprattutto a rendere visibile una sofferenza già esistente. È questo, più delle somiglianze superficiali della trama, il motivo per cui The Body appare particolarmente promettente per chi ha apprezzato Carrie di Mike Flanagan.
La serie debutterà su Netflix l’11 novembre 2026 con tutti gli otto episodi disponibili contemporaneamente. Shephard ha anticipato la presenza di numerosi cliffhanger, senza tuttavia confermare eventuali piani per una seconda stagione. La possibilità di sviluppare ulteriormente la storia rimane quindi aperta.
Se riuscirà a mantenere le promesse del materiale promozionale, The Body potrebbe dimostrare ancora una volta che l’horror adolescenziale funziona meglio quando i suoi mostri non provengono soltanto dal soprannaturale, ma dalle regole, dai pregiudizi e dalle crudeltà del mondo in cui i protagonisti sono costretti a crescere.
