Ecco la serie Netflix in 10 episodi perfetta per i fan de Il Signore degli Anelli

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Chi cerca una grande saga fantasy capace di costruire un mondo complesso, popolato da creature fantastiche e attraversato da una lotta tra bene e male, potrebbe trovare una sorprendente risposta in The Dark Crystal: Age of Resistance.

La serie Netflix del 2019 nasce come prequel del film The Dark Crystal del 1982, diretto da Jim Henson e Frank Oz, e torna sul pianeta Thra molti anni prima degli eventi raccontati nel film originale. Al centro della storia ci sono i Gelfling, creature dall’aspetto quasi elfico costrette a vivere sotto il dominio degli Skeksis, esseri inquietanti che hanno trasformato il potere del Cristallo in uno strumento di controllo.

La serie appartiene a un universo profondamente diverso dalla Terra di Mezzo di J.R.R. Tolkien, e proprio questa distanza permette di comprenderne il fascino. Age of Resistance possiede molti degli elementi che hanno reso il fantasy epico un genere capace di conquistare generazioni di spettatori: una mitologia elaborata, un mondo minacciato da una forza oscura, giovani protagonisti chiamati a mettere in discussione l’ordine esistente e un viaggio destinato a trasformarsi in una ribellione. Il risultato è una produzione che può parlare direttamente a chi ha amato Il Signore degli Anelli, grazie soprattutto alla sua capacità di prendere sul serio il proprio universo narrativo.

The Dark Crystal: Age of Resistance racconta una ribellione contro gli Skeksis

La storia di The Dark Crystal: Age of Resistance si svolge su Thra, un pianeta nel quale i Gelfling vivono sotto il dominio degli Skeksis. Questi ultimi sono creature dall’aspetto simile a grandi uccelli e occupano una posizione di assoluto potere, costruita attorno al controllo del Cristallo. Il sistema che hanno creato sembra stabile e immutabile, fino a quando alcuni Gelfling iniziano a scoprire la verità nascosta dietro il loro dominio.

I protagonisti principali sono Rian, interpretato nella versione originale da Taron Egerton, Brea, doppiata da Anya Taylor-Joy, e Deet, interpretata da Nathalie Emmanuel. I tre appartengono a contesti differenti e affrontano la realtà di Thra attraverso esperienze diverse. Il loro incontro diventa progressivamente il punto di partenza per una presa di coscienza collettiva.

La scoperta più sconvolgente riguarda proprio il Cristallo e il modo in cui gli Skeksis ne sfruttano il potere. La verità trasforma la percezione che i protagonisti hanno del mondo in cui vivono e rende inevitabile il confronto con i loro oppressori. Da quel momento la storia assume la forma di una ribellione, nella quale la ricerca della libertà passa attraverso la conoscenza e la capacità di mettere in discussione una struttura di potere apparentemente invincibile.

La serie riesce così a costruire un’avventura fantasy che procede contemporaneamente su due livelli. Da una parte c’è il viaggio dei protagonisti attraverso Thra, dall’altra la progressiva scoperta della mitologia che sostiene l’intero universo. Ogni elemento contribuisce ad ampliare la percezione del mondo e a rendere la ribellione qualcosa di più grande della semplice opposizione tra pochi personaggi.

The Dark Crystal: Age of ResistancePerché i fan di Tolkien possono apprezzare The Dark Crystal

Il collegamento con Il Signore degli Anelli emerge soprattutto nella costruzione dell’universo fantastico. The Dark Crystal: Age of Resistance presenta creature che possono ricordare, almeno nella loro funzione narrativa, alcuni degli abitanti della Terra di Mezzo. I Gelfling, piccoli esseri dalle caratteristiche quasi elfiche, possono evocare il rapporto che Tolkien ha costruito tra le diverse razze del suo mondo, mentre la minaccia rappresentata dagli Skeksis richiama quella delle grandi forze oscure che dominano il fantasy epico.

Anche il Cristallo occupa una posizione narrativa che può ricordare quella dell’Anello del Potere. Entrambi sono oggetti dotati di un enorme valore all’interno della mitologia e legati al potere esercitato dalle forze antagoniste. La somiglianza, naturalmente, si ferma a un livello generale: le due opere possiedono mitologie, personaggi e regole differenti. Il punto d’incontro risiede soprattutto nella funzione che questi elementi svolgono all’interno del racconto.

La grande differenza riguarda invece il tono e l’identità visiva. L’universo creato da Jim Henson possiede una dimensione più bizzarra e inquietante, rafforzata dalla scelta di utilizzare pupazzi e animatronica per dare vita alle creature. La componente artigianale della produzione contribuisce a rendere Thra immediatamente riconoscibile e crea una sensazione particolare, sospesa tra meraviglia e perturbante.

È proprio questa personalità a impedire alla serie di apparire come una semplice imitazione di altre saghe fantasy. Age of Resistance utilizza alcuni archetipi familiari al genere e li inserisce in un immaginario che appartiene pienamente al mondo di Henson. Per chi arriva da Tolkien, il punto d’ingresso è quindi immediato: il linguaggio della grande avventura è riconoscibile, mentre l’universo che lo utilizza possiede una propria identità.

La forza della serie sta nella costruzione di un mondo fantastico senza ironia

Uno degli aspetti più interessanti di The Dark Crystal: Age of Resistance riguarda il modo in cui la serie tratta il proprio materiale. Il fantasy contemporaneo ha spesso sviluppato un rapporto ironico con i suoi stessi codici, utilizzando l’umorismo per commentare personaggi, situazioni o elementi che appartengono al genere. Age of Resistance segue una direzione differente e affronta il proprio mondo con assoluta convinzione.

Questa scelta è fondamentale perché permette allo spettatore di entrare completamente nella mitologia di Thra. Le creature, le profezie, il conflitto politico, le battaglie e le scoperte dei protagonisti vengono trattati come componenti reali dell’universo narrativo. La serie non chiede allo spettatore di prendere le distanze da ciò che vede: lo invita a credere nel mondo che ha costruito.

È una caratteristica che la avvicina allo spirito di grandi opere fantasy come Il Signore degli Anelli e Le Cronache di Narnia. Anche in questi universi la fantasia funziona perché il racconto accetta le proprie regole e permette al pubblico di immergersi completamente nella storia.

In Age of Resistance, inoltre, la componente visiva ha un ruolo decisivo. La scelta di utilizzare la puppetry legata alla tradizione di Jim Henson rende ogni creatura fisicamente presente e conferisce a Thra una consistenza particolare. Gli Skeksis possono risultare grotteschi e minacciosi nello stesso momento, mentre i Gelfling assumono una dimensione espressiva che permette alla storia di conservare una forte componente emotiva.

Il risultato è un fantasy che può apparire insolito per gli standard contemporanei e proprio per questo mantiene una personalità riconoscibile. La serie dimostra che la spettacolarità di un mondo fantastico può nascere anche dalla sua originalità estetica e dalla coerenza con cui viene rappresentato.

The Dark Crystal: Age of ResistanceRian, Brea e Deet trasformano il fantasy in una storia di formazione

Al centro della serie rimangono comunque i personaggi. Rian, Brea e Deet permettono alla grande mitologia di Thra di essere vissuta attraverso prospettive individuali. La loro evoluzione segue il percorso tipico delle storie fantasy di formazione: all’inizio conoscono soltanto una parte della realtà che li circonda, mentre le successive scoperte modificano completamente il loro modo di vedere il proprio mondo.

La loro ribellione nasce quindi da una presa di coscienza. Scoprire la verità sugli Skeksis significa comprendere che la struttura sociale nella quale sono cresciuti è fondata sulla manipolazione. La conoscenza diventa così il primo strumento della rivolta.

Questa dinamica costituisce uno degli elementi che possono risultare più familiari agli spettatori cresciuti con Tolkien. Anche nella grande fantasy saga lo scontro tra le forze del bene e quelle dell’oscurità acquista forza attraverso personaggi che inizialmente occupano posizioni apparentemente marginali e finiscono per essere coinvolti in eventi molto più grandi di loro.

La differenza sta nel modo in cui Age of Resistance sviluppa questa idea. La serie concentra l’attenzione sulla scoperta della propria identità, sul rapporto con le diverse comunità di Thra e sulla necessità di superare divisioni interne per affrontare una minaccia comune. La ribellione diventa quindi anche un percorso di crescita.

The Dark Crystal dimostra cosa rende ancora efficace il fantasy

Il destino di The Dark Crystal: Age of Resistance è particolare. La serie è stata accolta positivamente dalla critica e ha ottenuto l’89% su Rotten Tomatoes, pur essendo stata cancellata dopo la prima stagione. La sua unica stagione comprende dieci episodi e lascia aperto un universo narrativo che avrebbe potuto svilupparsi ulteriormente.

La cancellazione non cancella però ciò che la serie riesce a costruire. Age of Resistance rappresenta un esempio interessante di come il fantasy possa funzionare quando mette al centro la forza dell’immaginazione, la solidità della mitologia e la costruzione dei personaggi. Thra non viene utilizzata come semplice sfondo per un’avventura: è un mondo dotato di storia, conflitti, creature e regole proprie.

È proprio questo il punto di contatto più importante con Tolkien. La forza de Il Signore degli Anelli deriva anche dalla sensazione che la Terra di Mezzo esista oltre i confini della storia raccontata. The Dark Crystal cerca una sensazione analoga attraverso strumenti completamente differenti, costruendo un universo nel quale ogni creatura e ogni elemento della mitologia contribuiscono alla percezione di un mondo più grande.

Per questo The Dark Crystal: Age of Resistance può essere una scoperta particolarmente interessante per chi cerca una serie fantasy capace di privilegiare l’immaginazione e l’avventura. I suoi riferimenti possono risultare familiari, la sua estetica rimane profondamente legata alla visione di Jim Henson e la storia trova nella ribellione dei Gelfling il proprio centro emotivo. Anche con una sola stagione, la serie lascia l’impressione di un universo capace di andare molto oltre ciò che viene mostrato sullo schermo.

Chiara Guida
Chiara Guida
Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice e Direttore Responsabile di Cinefilos.it dal 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.
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