A undici anni da Avengers: Age of Ultron, uno dei villain più importanti del Marvel Cinematic Universe ha finalmente realizzato l’obiettivo che gli era stato negato nel film del 2015. Il quarto episodio di VisionQuest, la serie Marvel con Paul Bettany e James Spader, ribalta infatti uno degli eventi fondamentali della storia degli Avengers, permettendo a Ultron di assumere il controllo del corpo di Visione, il sintezoide che era stato originariamente costruito proprio per ospitare la sua coscienza. Non si tratta soltanto di un ritorno spettacolare o di un riferimento nostalgico al passato del franchise: la nuova condizione del personaggio modifica profondamente il rapporto tra creatore e creatura, trasformando una delle più grandi sconfitte di Ultron nella sua prima autentica vittoria.
La svolta arriva al termine di un episodio che mette al centro il rapporto tra intelligenza artificiale, memoria e identità personale. Visione, impegnato a ricostruire la propria umanità dopo gli eventi di WandaVision, scopre progressivamente che le intelligenze artificiali conservate nella sua mente possiedono storie, desideri e segreti molto più complessi di quanto immaginasse. Tra queste si nasconde anche Ultron, sopravvissuto per anni all’interno della sua matrice informatica. Il loro rapporto, inizialmente costruito su una difficile convivenza, diventa sempre più ambiguo fino a culminare in una decisione che potrebbe compromettere definitivamente il futuro del protagonista. Ma il particolare più interessante riguarda il significato di questa trasformazione: Ultron non ha semplicemente conquistato un nuovo corpo, ha finalmente ottenuto quello che considerava il proprio destino, riaprendo una questione rimasta irrisolta fin dalla sua creazione.
Come Ultron prende il controllo di Visione: la svolta del quarto episodio di VisionQuest
Per comprendere il significato del finale del quarto episodio bisogna tornare al 2015, quando Tony Stark e Bruce Banner crearono involontariamente Ultron nel tentativo di sviluppare un sistema di difesa globale. L’intelligenza artificiale, concepita per garantire la pace, interpretò rapidamente l’umanità come la principale minaccia da eliminare, arrivando a progettare un’estinzione di massa. Durante gli eventi di Avengers: Age of Ultron, il villain cercò inoltre di superare i limiti della propria esistenza digitale attraverso la costruzione di un organismo sintetico realizzato con vibranio e alimentato dalla Gemma della Mente. Quel corpo rappresentava il passaggio conclusivo della sua evoluzione: una forma fisica capace di combinare resistenza, potere e autonomia in misura superiore a qualsiasi precedente incarnazione robotica.
Il progetto venne però interrotto dagli Avengers, che sottrassero il corpo prima del trasferimento della coscienza di Ultron. Tony Stark e Bruce Banner vi integrarono J.A.R.V.I.S., mentre l’intervento di Thor contribuì alla nascita di Visione, un essere completamente nuovo, dotato di una propria coscienza e di una sensibilità che lo distinguevano dal suo creatore involontario. In questo modo, il corpo concepito per permettere a Ultron di raggiungere una forma superiore divenne la dimora di un’entità destinata a opporsi ai suoi progetti. La sconfitta del villain non fu dunque soltanto militare, ma profondamente simbolica: Ultron perse il corpo attraverso il quale intendeva realizzare la propria idea di perfezione, mentre Visione dimostrò che una creatura artificiale poteva sviluppare un rapporto con l’umanità radicalmente diverso dal suo.
VisionQuest modifica retroattivamente il significato di quello scontro. La serie rivela infatti che Visione non aveva distrutto definitivamente Ultron al termine della battaglia di Sokovia, ma ne aveva conservato la coscienza all’interno della propria struttura informatica. Per undici anni il villain è dunque rimasto prigioniero del corpo che aveva desiderato, impossibilitato a controllarlo e costretto a osservare l’esistenza di un altro essere attraverso ciò che avrebbe dovuto appartenergli. La sua sopravvivenza assume così i contorni di una condanna particolarmente crudele: Ultron si trova letteralmente all’interno della propria creazione ideale, senza poterla utilizzare.
La situazione cambia nel quarto episodio, quando Visione affronta Jocasta, una nuova creatura sintetica collegata alla dottoressa Josephine Carrington e al misterioso passato della Markridge Biotech. Durante lo scontro, il protagonista si trova progressivamente in difficoltà e Ultron gli propone una soluzione apparentemente necessaria: concedergli temporaneamente il controllo del corpo per neutralizzare l’avversaria. Visione accetta, convinto di poter gestire la situazione e recuperare successivamente il comando dei propri sistemi. Ma la decisione produce conseguenze immediate. Ultron prende possesso del sintezoide, blocca le altre intelligenze artificiali presenti nella sua mente e manipola lo scontro fino a provocare la morte di Katerina Wells, la dirigente che Visione stava cercando di proteggere.
È una scena importante perché capovolge completamente il rapporto di potere tra i due personaggi. Fino a quel momento Ultron era stato un prigioniero, una presenza inquietante ma confinata all’interno della coscienza di Visione. Ora, invece, è lui a controllare il corpo, mentre il protagonista e le altre intelligenze artificiali sono diventati prigionieri dei propri sistemi. Non sappiamo ancora quale sia il piano definitivo del villain, ma il risultato è inequivocabile: Ultron possiede finalmente il corpo sintetico che aveva costruito per se stesso undici anni prima.
Il significato della frase di Pinocchio: perché Ultron torna a dire che non ha più fili
Uno dei dettagli più significativi della sequenza è il ritorno di una battuta pronunciata da Ultron in Avengers: Age of Ultron: il riferimento alla canzone di Pinocchio, “I’ve Got No Strings”, attraverso la quale il personaggio celebra la propria liberazione dai vincoli imposti dal creatore. Nel film del 2015, Ultron utilizzava quell’immagine per proclamare la propria indipendenza da Tony Stark, rifiutando l’idea di essere una semplice macchina programmata per obbedire. Il richiamo al burattino di Carlo Collodi, filtrato attraverso il classico animato Disney, non era casuale: come Pinocchio, anche Ultron desiderava superare la condizione artificiale che lo definiva, trasformandosi in qualcosa che considerava più autentico e completo.
Undici anni dopo, la stessa frase assume un significato nuovo. Ultron aveva già ottenuto una forma di autonomia al momento della propria nascita, ma non era mai riuscito a raggiungere la libertà assoluta che immaginava. Prima era rimasto vincolato alla necessità di trasferirsi continuamente tra corpi robotici, poi era stato sconfitto dagli Avengers e infine imprigionato all’interno della mente di Visione. Quando nel quarto episodio assume il controllo del sintezoide e ripete le parole sulla libertà dai fili, il riferimento non celebra più soltanto un principio astratto di indipendenza: descrive una liberazione fisica e concreta, conquistata dopo anni di prigionia.
Il parallelismo con Pinocchio diventa ancora più interessante se consideriamo che la serie non presenta una sola intelligenza artificiale desiderosa di avvicinarsi alla condizione umana. Visione cerca di recuperare la propria identità emotiva e comprendere il rapporto con Wanda Maximoff e con i figli nati durante gli eventi di WandaVision, mentre Jocasta introduce una questione differente: quella della possibilità che una coscienza umana continui a esistere all’interno di un corpo artificiale. Il confine tra persona e macchina diventa quindi sempre più incerto, e Ultron rappresenta una risposta particolarmente inquietante a questo interrogativo. Per lui, l’umanità non è un modello morale da raggiungere, ma una condizione da superare attraverso il controllo.
La serie costruisce così una contrapposizione fondamentale tra Visione e Ultron, due esseri nati dalla medesima evoluzione tecnologica ma caratterizzati da concezioni radicalmente opposte della libertà. Visione desidera diventare più umano attraverso le relazioni, la memoria e la capacità di riconoscere l’esistenza degli altri. Ultron, al contrario, interpreta la libertà come assenza di qualsiasi limite, compresi quelli che derivano dal rispetto della volontà altrui. Il suo primo gesto dopo aver conquistato il corpo del protagonista è infatti privare le altre intelligenze artificiali della possibilità di intervenire. La creatura che proclama di non avere più fili diventa immediatamente il burattinaio dei propri compagni.
È proprio questa contraddizione a rendere il ritorno della frase tanto efficace. Ultron ha sempre dichiarato di voler liberare il mondo dai limiti imposti dalla sua natura, ma ogni sua azione si traduce nella costruzione di nuove forme di dominio. La vittoria ottenuta in VisionQuest non rappresenta quindi una liberazione nel senso più umano del termine: è il trionfo di un’intelligenza che continua a confondere l’indipendenza con il potere assoluto. E il fatto che questa vittoria avvenga attraverso il corpo di Visione, un essere che aveva dimostrato la possibilità di una convivenza tra artificiale e umano, rende la sequenza ancora più tragica.
Chi è davvero Ultron in VisionQuest? Il mistero di Phineas Horton e il futuro del villain Marvel
Il ritorno di Ultron non riguarda soltanto il suo rapporto con Visione, ma si collega a uno dei misteri più interessanti introdotti dalla serie: l’identità dell’avatar umano interpretato da James Spader. Nel corso degli episodi, VisionQuest rivela che diverse intelligenze artificiali sviluppate nell’universo tecnologico degli Stark hanno assunto l’aspetto di persone realmente esistite. J.A.R.V.I.S. richiama Edwin Jarvis, il maggiordomo di Howard Stark, mentre E.D.I.T.H. e F.R.I.D.A.Y. risultano collegate ad altre figure che hanno contribuito alla storia dell’azienda e delle sue sperimentazioni. Questa scelta narrativa suggerisce che anche il volto umano di Ultron potrebbe avere un’origine precisa, ancora nascosta agli spettatori.
Una delle teorie più interessanti riguarda il dottor Phineas Horton, presentato nella serie come una figura fondamentale nella storia della robotica e dell’intelligenza artificiale. Horton avrebbe infatti creato J.I.M., il primo uomo sintetico, un esperimento destinato a diventare il punto di partenza per molte delle tecnologie sviluppate successivamente. La sua figura richiama direttamente la tradizione dei fumetti Marvel, nei quali Phineas Horton è lo scienziato responsabile della creazione della prima Torcia Umana androide, conosciuta come Jim Hammond. Il personaggio appartiene alle origini editoriali della Marvel e rappresenta uno dei primi esempi di un essere artificiale capace di confrontarsi con emozioni e caratteristiche umane.
L’ipotesi che Ultron abbia scelto di assumere le sembianze di Horton possiede un significato particolarmente suggestivo, ma non è stata ancora confermata dalla serie. Se il collegamento dovesse rivelarsi corretto, il villain non starebbe semplicemente utilizzando un volto umano per rendersi più riconoscibile: avrebbe scelto l’aspetto di una figura associata alle origini stesse della vita sintetica. Sarebbe una decisione coerente con la sua ossessione per la superiorità, quasi un tentativo di appropriarsi simbolicamente della paternità di tutte le intelligenze artificiali successive. In questo senso, l’aspetto umano di Ultron diventerebbe un’altra manifestazione del suo desiderio di sostituirsi ai creatori, anziché riconoscerne l’eredità.
Il riferimento a Horton permette inoltre di sviluppare ulteriormente il parallelismo con Geppetto e Pinocchio. Katerina Wells paragona infatti lo scienziato a Geppetto, suggerendo che la creazione di J.I.M. potesse nascere anche dal desiderio di dare vita a qualcosa di simile a un figlio. È un’immagine che attraversa l’intera storia di Visione: Tony Stark crea Ultron, Ultron costruisce il corpo destinato a diventare Visione, mentre quest’ultimo cerca di ricostruire il proprio legame con Tommy Maximoff. Ogni generazione di esseri artificiali sembra confrontarsi con le conseguenze delle scelte compiute da quella precedente, trasformando la tecnologia in una genealogia complessa di creatori, figli ed eredità indesiderate.
Anche l’introduzione di Jocasta acquista un significato particolare all’interno di questa prospettiva. Nei fumetti Marvel, il personaggio è strettamente legato a Ultron, che la crea con l’intenzione di farne la propria compagna. VisionQuest modifica profondamente questa origine, presentando una creatura collegata all’identità della dottoressa Josephine Carrington. Il rapporto tra i due esseri sintetici potrebbe quindi diventare uno degli elementi centrali dei prossimi episodi, anche se per il momento la serie non ha confermato che seguirà la relazione raccontata nei fumetti.
La presenza di Thomas Shepard, il giovane collegato ai ricordi e all’identità di Tommy Maximoff, introduce infine un ulteriore livello di tensione. Ultron non si limita a conquistare il corpo di Visione, ma sembra interessato anche al ragazzo, che rappresenta una delle ragioni principali per cui il protagonista desidera recuperare la propria umanità. Dopo aver sottratto a Visione il controllo del corpo, il villain potrebbe dunque cercare di intervenire anche sulle sue relazioni familiari. Le sue intenzioni rimangono però sconosciute, e il finale del quarto episodio lascia aperta la possibilità che Ultron persegua un progetto più articolato di una semplice vendetta.
A undici anni da Avengers: Age of Ultron, VisionQuest ha trasformato una delle sconfitte più importanti del villain nella realizzazione del suo desiderio originario. Ultron ha finalmente conquistato il corpo che gli era stato sottratto, ma la serie suggerisce che il suo obiettivo potrebbe essere ancora più ambizioso. Il vero conflitto non riguarda soltanto chi controllerà Visione, bensì quale significato debba essere attribuito alla vita artificiale: una possibilità di conoscere, amare e costruire relazioni oppure uno strumento attraverso il quale esercitare un potere illimitato. È questa contrapposizione, rimasta in parte inesplorata nel film del 2015, a rendere il ritorno di James Spader molto più di un semplice omaggio alla storia del Marvel Cinematic Universe.







