Kingdom Hearts diventerà finalmente una serie TV: Disney prepara il primo adattamento dopo 24 anni

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Dopo oltre due decenni trascorsi tra videogiochi, mondi Disney e una delle mitologie più intricate del panorama videoludico, Kingdom Hearts è finalmente pronto a compiere il salto sul piccolo schermo. Disney ha annunciato ufficialmente lo sviluppo della prima serie animata tratta dal franchise di Square Enix, destinata a Disney+ e Disney Channel.

L’annuncio è arrivato durante il Disney Entertainment Showcase al D23, dove è stata mostrata anche una prima poster art del progetto. Al momento non sono stati comunicati una data di uscita, il cast vocale o dettagli precisi sulla trama, ma la conferma rappresenta un passaggio storico per una saga nata nel 2002 dall’incontro apparentemente impossibile tra gli universi Disney e l’immaginario dei giochi di ruolo di Square Enix.

La grande domanda riguarda inevitabilmente cosa racconterà la serie. Kingdom Hearts conta ormai 14 videogiochi pubblicati tra capitoli principali, prequel, midquel e spin-off, tutti collegati da una continuità narrativa estremamente articolata. Portare questo universo in televisione significa quindi decidere se ripercorrere la storia originale di Sora oppure costruire qualcosa capace di riorganizzarne la mitologia per un pubblico completamente nuovo.

La serie di Kingdom Hearts dovrà trovare il modo di raccontare Sora e i mondi Disney senza perdersi nella mitologia dei videogiochi

Il cuore della saga rimane Sora, giovane eroe che impugna il Keyblade e attraversa differenti mondi insieme a Paperino e Pippo. Nel corso dei giochi, il trio ha incontrato personaggi provenienti da numerosi classici Disney, mentre la storia si è progressivamente allargata attraverso figure come Riku, Kairi e numerosi altri custodi del Keyblade.

È proprio questa struttura a rendere Kingdom Hearts particolarmente adatto a una serie animata. Ogni mondo Disney può potenzialmente diventare una nuova tappa dell’avventura, mentre una trama orizzontale potrebbe collegare gli episodi e sviluppare progressivamente il conflitto principale. Allo stesso tempo, però, adattare fedelmente tutti gli eventi dei videogiochi rischierebbe di trasformarsi rapidamente in un’impresa molto più complessa.

Curiosamente, non è la prima volta che Disney tenta di trasformare Kingdom Hearts in una serie. Dopo il successo del gioco originale venne infatti realizzato un pilot animato per Disney Channel. Gran parte del cast vocale avrebbe dovuto riprendere i rispettivi ruoli, con l’eccezione di Haley Joel Osment, voce inglese di Sora, che non era disponibile per problemi di calendario. Il progetto venne successivamente abbandonato mentre Square Enix continuava ad ampliare la saga attraverso nuovi videogiochi.

Il regista di quel pilot, Seth Kearsley, tornò a parlarne nel 2022, quando pubblicò online l’animatic del progetto prima che Disney ne chiedesse la rimozione. A distanza di oltre vent’anni da quel primo tentativo, quindi, Kingdom Hearts avrà finalmente una nuova possibilità.

Anche il momento scelto non sembra casuale. Square Enix sta lavorando a Kingdom Hearts IV, nuovo grande capitolo della saga, mentre il franchise continua a prepararsi per una nuova fase della propria storia. Una serie televisiva potrebbe permettere a Disney di raggiungere un pubblico molto più ampio proprio mentre l’universo videoludico torna al centro dell’attenzione.

C’è poi un’altra opportunità: rendere Kingdom Hearts comprensibile anche a chi non ha mai giocato un singolo capitolo. Negli anni la complessità della cronologia è diventata quasi una caratteristica distintiva della saga, ma una serie potrebbe selezionare gli elementi essenziali e ricostruire il viaggio di Sora attraverso una narrazione più lineare, senza necessariamente rinunciare alla profondità dell’originale.

Per Disney sarà probabilmente questa la sfida decisiva. Kingdom Hearts non funziona soltanto perché permette a Sora di incontrare alcuni dei personaggi più celebri della storia dell’animazione: dietro il crossover esiste una storia costruita attorno ad amicizia, memoria, identità, perdita e legami capaci di sopravvivere alla separazione. Preservare questo nucleo emotivo, semplificando dove necessario una mitologia cresciuta per 24 anni, potrebbe essere la chiave per trasformare uno dei franchise videoludici più particolari di sempre in una serie capace di vivere anche lontano dalle console.

Redazione
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