Monster: La storia di Lizzie Borden sorprende inserendo Aileen Wuornos, interpretata da Sarah Paulson, nonostante le due donne appartengano a epoche separate da quasi un secolo. Ora lo showrunner Ian Brennan ha chiarito il motivo di questa scelta, spiegando che Wuornos non è stata inserita per creare un collegamento storico diretto, ma per rafforzare uno dei temi centrali della stagione.
Parlando con Tudum, Brennan ha definito Wuornos una figura talmente complessa da poter sostenere da sola un’intera stagione di Monster. Ma è stata soprattutto Ella Beatty, interprete di Lizzie Borden, a spiegare il senso narrativo dell’accostamento: la stagione vuole esplorare una linea ideale tra diverse forme di rabbia femminile, reazione e violenza generate da contesti sociali e personali molto differenti.
La scelta, quindi, non prova a suggerire una relazione reale tra Borden e Wuornos. Serve piuttosto a trasformare la stagione in qualcosa di più ampio rispetto alla semplice ricostruzione del caso Borden, utilizzando due figure criminali appartenenti a periodi diversi per interrogarsi su come società, genere e condizioni di vita influenzino il modo in cui la violenza femminile viene raccontata e interpretata.
Aileen Wuornos collega Monster a una riflessione più ampia sulla rabbia femminile
Ian Brennan ha spiegato che Wuornos è una figura che avrebbe potuto tranquillamente diventare la protagonista di una stagione autonoma:
«È un personaggio così affascinante. Potrebbe facilmente avere una stagione tutta sua.»
La presenza del personaggio nella storia di Lizzie Borden potrebbe sembrare inizialmente fuori posto. Borden divenne una figura celebre dopo gli omicidi di Andrew e Abby Borden nel 1892, per i quali fu processata e poi assolta, mentre Wuornos uccise sette uomini tra il 1989 e il 1990. Le due donne non avrebbero potuto incontrarsi: Lizzie Borden morì nel 1927, quasi trent’anni prima della nascita di Wuornos nel 1956.
È proprio questa distanza temporale a rendere chiaro che il collegamento è simbolico e tematico, non storico. Ella Beatty ha infatti spiegato che la stagione vuole mappare una sorta di continuità nella rappresentazione della violenza femminile:
«La serie esplora un’eredità di rabbia femminile e di reazione alle circostanze in cui queste donne si trovano. Penso che ci sia un collegamento tra Borden e Wuornos che Ryan e Ian volevano tracciare ed esplorare. Credo che anche la storia di Aileen Wuornos servisse a quella domanda e a quell’esplorazione sul perché le donne uccidono.»
La dichiarazione aiuta a capire perché Monster abbia scelto di allontanarsi dalla cronologia lineare. La serie non vuole soltanto raccontare “cosa è successo”, ma costruire un discorso su come determinate figure criminali vengono interpretate, mitizzate o trasformate in simboli culturali.
Aileen Wuornos, già protagonista del film Monster con Charlize Theron e di numerosi documentari, è diventata nel tempo una delle figure più riconoscibili del true crime americano. Lizzie Borden, pur appartenendo a un contesto completamente diverso e non essendo mai stata condannata per gli omicidi dei genitori, ha subito un processo simile di trasformazione in icona popolare.
È questo il punto in cui le due storie si incontrano. Non nei fatti, ma nella loro eredità culturale. Entrambe sono state raccontate per decenni attraverso film, libri e programmi televisivi, spesso oscillando tra mostruosità, vittimizzazione, fascinazione e interpretazioni psicologiche.
La scelta di inserire Wuornos conferma quindi una delle caratteristiche più evidenti di Monster: utilizzare il true crime non soltanto come ricostruzione, ma come strumento per confrontare epoche e figure differenti attraverso temi comuni. In questo caso, la domanda non è tanto cosa accomuni concretamente Lizzie Borden e Aileen Wuornos, quanto perché le storie di donne associate alla violenza continuino a essere raccontate in modo così diverso da quelle degli uomini.


