The Pitt si prepara ad aprire un nuovo capitolo per Michael “Robby” Robinavitch, dopo aver portato il personaggio interpretato da Noah Wyle sempre più vicino al limite nelle prime due stagioni. Il medical drama di HBO Max continuerà a raccontare la pressione quotidiana del Pittsburgh Trauma Medical Center, ma la terza stagione segnerà soprattutto l’inizio di un percorso personale destinato ad accompagnare Robby ancora a lungo.
Ospite di Dropping Names, il programma condotto da Brent Spiner e Jonathan Frakes, Wyle ha spiegato che dietro la dimensione ospedaliera di The Pitt esiste fin dall’inizio anche un percorso legato alla salute mentale del suo protagonista. Se nella prima stagione Robby non era nemmeno consapevole di trovarsi all’interno di questo processo e nella seconda non poteva più negarlo, sarà con la stagione 3 che comincerà realmente ad affrontarlo.
La differenza è importante perché non significa che The Pitt presenterà improvvisamente un Robby guarito o completamente diverso. Al contrario, Wyle anticipa una trasformazione molto lenta, destinata a svilupparsi nel corso di diverse stagioni. Il trauma del personaggio diventa così qualcosa di più di una sottotrama: è uno degli strumenti attraverso cui la serie continua a raccontare le conseguenze psicologiche lasciate dalla pandemia.
The Pitt 3 inizierà il lungo percorso di Robby verso la guarigione
Parlando dell’evoluzione del personaggio, Noah Wyle ha chiarito che la terza stagione rappresenterà soltanto il punto di partenza di un arco narrativo molto più ampio:
«Credo che ci vorranno alcune stagioni per portarlo a una condizione di salute e completezza. Questa era in un certo senso la tesi: The Pitt come quella fossa collettiva in cui siamo rimasti tutti dal COVID e dalla quale non riusciamo davvero a uscire. Possiamo identificare quella sensazione e personificarla in un personaggio che possa essere, in qualche modo, indicativo per tutti noi mentre cerca di risalire?»
Le parole di Wyle chiariscono anche una delle idee più interessanti dietro il personaggio. Robby porta con sé fin dalla prima stagione il trauma per la morte del suo mentore durante la pandemia, mentre la seconda lo ha progressivamente condotto verso un punto di rottura emotiva. Il suo comportamento è diventato sempre più difficile da ignorare proprio mentre si preparava ad affrontare un periodo sabbatico.
La stagione 3 non dovrebbe quindi raccontare la conclusione di quella crisi, ma il momento in cui Robby inizia finalmente a riconoscere la necessità di affrontarla. Wyle aveva già parlato in precedenza di “piccoli passi” verso una condizione mentale più sana e aveva persino immaginato un percorso complessivo di circa sei anni prima che il personaggio possa raggiungere una maggiore serenità.
Una trasformazione così graduale potrebbe avere conseguenze importanti anche sulle relazioni costruite nelle prime due stagioni. Il rapporto tra Robby e Dana Evans, interpretata da Katherine LaNasa, è rimasto in una posizione più fragile, mentre quello con la dottoressa Baran Al-Hashimi ha raggiunto un punto particolarmente delicato dopo la minaccia di Robby di rivelare la sua condizione medica. Rimane inoltre aperta la frattura con Jack Langdon, nata durante la prima stagione.
Se il percorso anticipato da Wyle inizierà realmente a produrre i primi effetti, The Pitt 3 potrebbe quindi mostrare Robby non soltanto alle prese con se stesso, ma anche con le conseguenze che il suo stato emotivo ha avuto sulle persone che lavorano accanto a lui.
La nuova stagione dovrebbe riprendere la storia circa quattro mesi dopo gli eventi del 4 luglio raccontati nella seconda, rendendo improbabile qualsiasi cambiamento radicale immediato. Ed è proprio questo a rendere interessante la direzione anticipata da Wyle: The Pitt non sembra voler trasformare la salute mentale in un problema da introdurre e risolvere rapidamente, ma in un processo lungo, fatto di progressi, ricadute e rapporti da ricostruire.
The Pitt 3 debutterà su HBO Max a gennaio. Per Robby, il nuovo turno al Pittsburgh Trauma Medical Center potrebbe quindi rappresentare qualcosa di più del ritorno al lavoro: sarà l’inizio di un percorso che potrebbe accompagnare il personaggio per buona parte della serie.


