Tom Hardy è tornato a dominare il panorama delle serie crime con MobLand, ma il suo ruolo televisivo più affascinante potrebbe essere ancora quello interpretato quasi dieci anni fa in Taboo. Mentre il thriller criminale ambientato nella Londra contemporanea continua a seguire le lotte di potere della famiglia Harrigan, un’altra produzione con l’attore britannico rimane al centro delle aspettative degli appassionati. La seconda stagione di Taboo, annunciata dopo il debutto della serie nel 2017 ma mai concretizzatasi, potrebbe finalmente riportare sullo schermo James Keziah Delaney, uno dei personaggi più oscuri e imprevedibili della carriera di Hardy.
Il confronto tra le due produzioni è particolarmente interessante perché, pur appartenendo a epoche differenti, MobLand e Taboo raccontano entrambe uomini che cercano di sopravvivere all’interno di sistemi criminali governati da interessi economici, tradimenti e rapporti di potere. Nella serie di Paramount+, Hardy interpreta Harry Da Souza, un risolutore incaricato di proteggere gli interessi degli Harrigan, una famiglia mafiosa londinese guidata dai personaggi di Pierce Brosnan e Helen Mirren. In Taboo, invece, veste i panni di un uomo tornato dall’Africa nel 1814 per reclamare un’eredità che lo mette contro la Compagnia britannica delle Indie orientali e gli interessi della Corona.
La differenza fondamentale è nel modo in cui le due storie utilizzano il protagonista. Harry Da Souza è un professionista della violenza che cerca di controllare un mondo destinato continuamente a precipitare nel caos. James Delaney, al contrario, sembra essere egli stesso una forza destabilizzante, un personaggio che attraversa le istituzioni e i rapporti sociali del proprio tempo rifiutandone le regole. Per questo, nonostante il successo di MobLand, il ritorno di Taboo potrebbe rappresentare qualcosa di più di una semplice operazione nostalgica: l’occasione per recuperare una delle interpretazioni più personali di Tom Hardy e una serie che aveva trovato un modo originale di raccontare la criminalità attraverso la storia.
Taboo resta uno dei migliori ruoli televisivi di Tom Hardy: James Delaney è l’opposto di Harry Da Souza
Creata da Steven Knight, Tom Hardy e suo padre Chips Hardy, Taboo debuttò nel 2017 con una prima stagione di otto episodi ambientata nella Londra del 1814. La storia segue James Keziah Delaney, un avventuriero ritenuto morto che torna in Inghilterra dopo aver trascorso molti anni in Africa. Alla morte del padre eredita una proprietà apparentemente poco importante, ma destinata a diventare il centro di una contesa internazionale: una porzione di territorio strategica per gli interessi commerciali della Gran Bretagna e degli Stati Uniti.
Fin dal suo ritorno, Delaney appare come una figura difficilmente classificabile. È un imprenditore, un criminale, un uomo segnato da esperienze traumatiche e un manipolatore capace di muoversi tra ambienti sociali molto diversi. Hardy costruisce il personaggio attraverso il silenzio, la presenza fisica e una costante ambiguità morale. James può apparire lucido e calcolatore in un momento, per poi diventare improvvisamente feroce o comportarsi secondo una logica che gli altri personaggi non riescono a comprendere.
È una caratterizzazione diversa da quella di Harry Da Souza in MobLand. Quest’ultimo è un uomo abituato a risolvere problemi che altri hanno creato, una figura di mediazione tra la violenza del mondo criminale e la necessità di mantenerne gli equilibri. Il suo talento consiste soprattutto nel prevedere le conseguenze delle decisioni altrui, intervenendo prima che i conflitti diventino ingestibili. Harry è tanto più efficace quanto più riesce a conservare il controllo; Delaney diventa invece interessante proprio perché sembra sottrarsi a qualsiasi tentativo di controllo.
La differenza riguarda anche la posizione dei due protagonisti all’interno delle rispettive storie. In MobLand, Harry dipende almeno formalmente dalla famiglia Harrigan, della quale deve difendere gli interessi anche quando le decisioni dei suoi membri rischiano di distruggerla. Delaney, invece, torna a Londra con l’obiettivo di costruire un proprio sistema di potere, trasformando un’eredità controversa in uno strumento per sfidare organizzazioni molto più grandi di lui. Nel primo caso, Hardy interpreta l’uomo che tiene insieme un impero criminale; nel secondo, un individuo disposto a mettere in discussione un intero ordine economico e politico.
Questa libertà rende Taboo una serie meno prevedibile sul piano narrativo. Il protagonista non segue necessariamente un percorso di redenzione né cerca di conquistare la simpatia dello spettatore. Le sue scelte sono spesso difficili da giustificare e le sue motivazioni emergono lentamente, attraverso frammenti di passato, relazioni familiari e comportamenti contraddittori. La forza della prima stagione risiede proprio nell’impossibilità di comprendere completamente James Delaney, un personaggio che Hardy interpreta senza cercare di renderlo più rassicurante o moralmente accettabile.
MobLand racconta la mafia contemporanea, Taboo mostra la criminalità nascosta dietro la nascita del capitalismo moderno
Il confronto diventa ancora più interessante quando si considera il contesto delle due serie. MobLand appartiene alla tradizione del gangster drama contemporaneo, un genere che ha trovato alcuni dei suoi esempi più importanti in I Soprano, Boardwalk Empire e, più recentemente, nelle produzioni dedicate alle grandi organizzazioni criminali. La serie ruota attorno a una famiglia che controlla un impero costruito attraverso traffici illegali, intimidazioni e alleanze instabili. Il potere degli Harrigan dipende dalla capacità di utilizzare la violenza, ma anche dalla necessità di mantenere una rete di relazioni sufficientemente solida da garantire la sopravvivenza dell’organizzazione.
Guy Ritchie ha contribuito a definire l’identità della serie, portando nel progetto il proprio interesse per la criminalità britannica. Rispetto a film come Snatch – Lo strappo, RocknRolla o The Gentlemen, tuttavia, MobLand sceglie un approccio più cupo e meno giocoso. Il comportamento dei personaggi è dominato dalla paura di perdere il controllo, mentre i conflitti familiari e le rivalità tra organizzazioni producono una spirale di violenza sempre più difficile da interrompere. L’ironia tipica di parte del cinema di Ritchie lascia frequentemente spazio a una rappresentazione più grave e brutale delle conseguenze del potere criminale.
Taboo affronta una materia simile, ma la sposta all’interno di un contesto storico che modifica profondamente il significato della criminalità. Nella Londra del 1814, la distinzione tra attività commerciale, potere politico e violenza organizzata è molto meno netta di quanto le istituzioni vogliano far credere. La Compagnia delle Indie orientali, al centro del conflitto con Delaney, rappresenta un sistema economico che possiede risorse, influenza politica e strumenti coercitivi paragonabili a quelli di un’autorità statale. La sua attività si sviluppa attraverso rapporti coloniali e strategie commerciali nelle quali gli interessi privati e quelli dell’Impero britannico finiscono frequentemente per coincidere.
È proprio qui che la serie creata da Steven Knight trova una dimensione particolarmente originale. Delaney si muove in un mondo nel quale la criminalità non è necessariamente esterna al sistema economico, ma può costituirne uno degli strumenti fondamentali. La sua lotta contro la Compagnia delle Indie orientali non assume quindi i contorni tradizionali dello scontro tra un criminale e la legge. Al contrario, mette in evidenza come le istituzioni apparentemente rispettabili possano ricorrere alla corruzione, all’intimidazione e alla violenza per proteggere interessi commerciali.
La serie non trasforma questa riflessione in una lezione di storia. Knight utilizza soprattutto i personaggi, gli intrighi e i conflitti per mostrare una società nella quale la ricchezza è inseparabile dal controllo delle rotte commerciali e dei territori. L’eredità ricevuta da Delaney diventa così molto più di un elemento narrativo: è la rappresentazione concreta di un potere economico che può mettere in difficoltà anche le organizzazioni più influenti del tempo. Il protagonista comprende il valore strategico della proprietà e decide di utilizzarlo contro chi vorrebbe impossessarsene, trasformandosi in un avversario particolarmente pericoloso proprio perché conosce le regole del sistema.
In questo senso, Taboo anticipa alcune delle questioni centrali del gangster drama moderno. I suoi personaggi lottano per territori, denaro, influenza e sopravvivenza, ma lo fanno in un’epoca nella quale le strutture del capitalismo internazionale stanno assumendo forme nuove. Dove MobLand mostra un sistema criminale che cerca di conservare il proprio dominio, Taboo racconta la formazione di un mondo nel quale il dominio economico e quello politico diventano sempre più difficili da separare. È una differenza che rende la seconda serie particolarmente ricca dal punto di vista tematico.
Taboo 2, perché il ritorno della serie di Steven Knight potrebbe superare MobLand, ma l’attesa continua
La prima stagione di Taboo aveva costruito un universo narrativo sufficientemente ampio da giustificare una continuazione. Accanto a Tom Hardy, il cast comprendeva Jessie Buckley, Oona Chaplin, Jonathan Pryce e Stephen Graham, interpreti capaci di dare vita a un mondo popolato da personaggi ambigui e spesso in conflitto tra loro. La Londra rappresentata dalla serie era un luogo oscuro, dominato da povertà, violenza, interessi commerciali e tensioni sociali. La ricostruzione storica non cercava semplicemente di riprodurre l’aspetto della città, ma contribuiva a creare un’atmosfera nella quale ogni strada, edificio o ambiente sembrava nascondere una minaccia.
La conclusione degli otto episodi lasciava inoltre spazio a nuove possibilità narrative, allargando idealmente il racconto oltre i confini della capitale britannica. La prospettiva di una seconda stagione è quindi rimasta viva anche perché Taboo non sembrava aver esaurito il proprio universo. A differenza di molte miniserie costruite attorno a una vicenda chiusa, la produzione lasciava intuire un percorso più vasto per Delaney e per le persone che lo accompagnavano.
Il problema, negli anni successivi, è stato soprattutto riuscire a riunire gli impegni dei suoi principali creatori. Steven Knight ha continuato a lavorare a numerose produzioni, consolidando il successo di Peaky Blinders e sviluppando altri progetti televisivi e cinematografici. Tom Hardy, dal canto suo, ha proseguito una carriera caratterizzata da ruoli molto diversi, da Venom fino al ritorno al crime televisivo con MobLand. La volontà di realizzare nuovi episodi non si è quindi tradotta automaticamente nella possibilità di avviare la produzione.
Nel gennaio 2026, Knight è tornato a parlare pubblicamente del progetto, confermando di aver discusso con Hardy alcune idee per il futuro della serie. Lo sceneggiatore ha spiegato che entrambi sanno quale direzione vorrebbero seguire, ma che il principale ostacolo continua a essere trovare lo spazio necessario per realizzarla. Anche Hardy ha successivamente ribadito il proprio interesse per Taboo, parlando di un progetto al quale rimane profondamente legato e di un lavoro creativo ancora in corso. Nonostante questi segnali positivi, la seconda stagione non possiede ancora una data di uscita e non è stato ufficialmente comunicato l’inizio delle riprese.
Il ritorno di Taboo dovrà inoltre affrontare una difficoltà particolare: il tempo trascorso dalla prima stagione. Quasi dieci anni di attesa hanno inevitabilmente modificato sia le aspettative del pubblico sia il panorama delle serie televisive. Nel frattempo, il genere crime ha continuato a evolversi, mentre le produzioni storiche hanno sperimentato nuovi modi di raccontare violenza, politica e conflitti sociali. Per distinguersi, una seconda stagione non potrebbe limitarsi a riprodurre l’atmosfera del 2017: dovrebbe approfondire le contraddizioni di Delaney e trovare nuove ragioni narrative per riportarlo al centro della storia.
Da questo punto di vista, il confronto con MobLand potrebbe persino diventare un vantaggio. La serie di Paramount+ ha confermato quanto Hardy sia efficace nell’interpretare uomini abituati a vivere all’interno della violenza, ma ha anche riportato l’attenzione su una caratteristica che rendeva James Delaney differente: la capacità di apparire contemporaneamente come protagonista, antagonista e forza incontrollabile all’interno dello stesso racconto. Harry Da Souza opera per impedire il collasso di un’organizzazione; Delaney agisce spesso per provocare una trasformazione degli equilibri esistenti, anche quando il prezzo da pagare può essere altissimo.
È per questo che Taboo potrebbe ancora contendere a MobLand il titolo di migliore serie crime interpretata da Tom Hardy. Non perché il dramma storico sia necessariamente superiore a quello contemporaneo, ma perché possiede una combinazione meno convenzionale di elementi: ricostruzione storica, intrigo economico, violenza criminale, suggestioni soprannaturali e un protagonista che sembra appartenere a più mondi senza sentirsi davvero parte di nessuno.
Per il momento, tuttavia, il confronto resta inevitabilmente sbilanciato. MobLand è una serie attiva, con una seconda stagione arrivata su Paramount+ nel settembre 2026, mentre Taboo continua a vivere soprattutto attraverso la forza della sua prima e unica stagione. Il ritorno di James Delaney rimane una possibilità concreta nelle intenzioni dei suoi creatori, ma non ancora un appuntamento televisivo. Se Steven Knight e Tom Hardy riusciranno finalmente a realizzarlo, avranno l’opportunità di dimostrare che il personaggio più interessante dell’attore nel mondo del crime non è necessariamente quello che il pubblico sta seguendo oggi, ma quello che aspetta di rivedere da quasi un decennio.

