Accident Man: la spiegazione del finale del film con Scott Adkins

-

Diretto da Jesse V. Johnson e interpretato da Scott Adkins, Accident Man è un action thriller del 2018 che costruisce il proprio universo attorno a una comunità di sicari specializzati nell’eliminare i bersagli facendo apparire ogni omicidio come un incidente. Il protagonista, Mike Fallon, è uno degli assassini più abili del gruppo e frequenta abitualmente l’Oasis, un pub che funge da punto d’incontro per professionisti della morte, gestito dall’esperto Big Ray. La sua vita segue regole precise, finché l’uccisione dell’ex compagna Beth, che aspettava un figlio da lui, trasforma un lavoro apparentemente ordinario in una questione personale.

La ricerca dei responsabili porta Mike a scoprire che l’omicidio di Beth è collegato a un sistema di corruzione molto più ampio e che qualcuno all’interno della sua stessa organizzazione ha orchestrato il tradimento. Il finale chiarisce così la vera natura della sua missione: Mike non sta semplicemente vendicando una donna amata, ma sta distruggendo il mondo criminale al quale ha affidato la propria identità. La scelta di abbandonare l’Oasis e diventare una sorta di vigilante apre inoltre la strada a Accident Man: Hitman’s Holiday, sequel che riprende il personaggio e lo costringe a confrontarsi con un nuovo ambiente di assassini e committenti pericolosi.

Come Jesse V. Johnson e Scott Adkins trasformano Accident Man in un action corale tra arti marziali, ironia nera e codici criminali

Accident Man si inserisce nel filone dell’action britannico costruito intorno a combattimenti ravvicinati, personaggi sopra le righe e un umorismo spesso macabro. La sua particolarità sta nell’idea di una comunità professionale di assassini che si comporta come una corporazione: ciascuno possiede una specializzazione, esistono regole condivise e il lavoro viene organizzato attraverso intermediari. L’Oasis è il centro di questo microcosmo, un luogo in cui la violenza viene trattata come una professione e i rapporti personali sono subordinati alla necessità di rispettare gli accordi.

La regia di Jesse V. Johnson, che ha lavorato a numerosi film d’azione e arti marziali, valorizza soprattutto la fisicità degli interpreti e la varietà degli stili di combattimento. Scott Adkins, già protagonista di titoli come Undisputed II: Last Man Standing e Ninja, interpreta un assassino che unisce precisione tecnica, velocità e una notevole capacità di improvvisazione. Mike è un personaggio cinico e ironico, abituato a considerare la morte una componente ordinaria del proprio mestiere. La sua abilità consiste nel trasformare un omicidio in un evento apparentemente casuale, un talento che diventa anche una metafora della sua personalità: ogni cosa deve sembrare sotto controllo, persino quando la situazione precipita.

Il film trae ispirazione dal fumetto britannico Accident Man, creato da Pat Mills e Tony Skinner, e conserva una dimensione volutamente fumettistica. I colleghi di Mike sono caratterizzati da soprannomi e metodi di uccisione riconoscibili: Carnage Cliff usa l’ascia, Poison Pete ricorre ai veleni, mentre Jane the Ripper è un’esperta di spada. Questa galleria di figure eccentriche contribuisce a rendere l’Oasis un ambiente quasi grottesco, nel quale la violenza è diventata una consuetudine sociale.

Sotto la superficie spettacolare, tuttavia, emerge un tema più serio: cosa accade quando un individuo cerca di separare completamente il proprio lavoro dalla propria coscienza? Mike ha imparato a non lasciarsi coinvolgere emotivamente, seguendo il consiglio di Big Ray. La morte di Beth manda in crisi questa regola e gli impone di riconoscere che il sistema nel quale opera non è governato da un codice d’onore, ma da interessi economici e rapporti di convenienza.

Chi ha ordinato l’omicidio di Beth e perché Mike scopre che il tradimento arriva dall’interno dell’Oasis

Scott Adkins nel film Accident Man

La vendetta di Mike prende avvio quando scopre che Beth è stata uccisa durante quello che sembra un tentativo di rapina finito male. La donna era incinta e la notizia trasforma la perdita in qualcosa di ancora più devastante. I presunti responsabili sono morti poco dopo l’aggressione, circostanza che insospettisce Mike: consultando il rapporto della polizia, capisce che dietro l’apparente casualità dell’omicidio potrebbero esserci Mick e Mac, due colleghi specializzati nel simulare crimini comuni per coprire le proprie eliminazioni.

I due ammettono di aver ucciso Beth, ma sostengono di non conoscere il mandante. Mike li affronta e li sconfigge, mentre Big Ray cerca di ricordargli che un professionista non dovrebbe mai lasciarsi guidare dai sentimenti. La situazione, però, è ormai sfuggita al controllo dell’organizzazione. Attraverso Charlie, la compagna di Beth, Mike scopre che la donna stava raccogliendo informazioni compromettenti su Pankot Petroleum, una compagnia petrolifera indiana coinvolta in attività illegali. I documenti le erano stati forniti da Archie Rudd, il contabile che Mike aveva eliminato all’inizio del film.

La pista conduce a Leonard Kent, che prima di morire rivela l’esistenza di un ulteriore livello nella catena di comando. Una registrazione contiene infatti la prova che dietro l’operazione c’è un mandante ancora più potente. Nel frattempo, i sicari dell’Oasis vengono mobilitati contro Mike: Mick e Mac arrivano per eliminare Kent, ma lo scontro si trasforma in una carneficina. Mac muore per errore durante il conflitto, Mike uccide Mick e successivamente affronta gli altri membri del gruppo. Anche Jane the Ripper e Atal Zim, il magnate che aveva commissionato l’eliminazione di Beth, vengono uccisi.

La sequenza ha un significato preciso: Mike sta smantellando progressivamente la struttura che ha reso possibile l’omicidio. La morte di Beth non è stata un episodio isolato, ma il risultato di una rete di interessi che coinvolge criminalità organizzata, affari e professionisti disposti a eliminare chiunque rappresenti una minaccia. Zim cerca persino di corrompere Mike, dimostrando di considerare ogni conflitto una questione negoziabile. Il protagonista rifiuta: a quel punto, il denaro non può più ricomporre la frattura aperta dalla morte della donna e del bambino che aspettava.

Perché Big Ray lascia andare Mike e Milton muore con il veleno nascosto nel cerotto

Scott Adkins in Accident Man

La resa dei conti definitiva avviene all’Oasis, dove Mike torna per affrontare Milton, l’uomo che assegna gli incarichi ai sicari. Riproducendo la parte restante della registrazione di Kent, rivela che Milton aveva ordinato di eliminarlo nell’agguato iniziale e aveva coinvolto Mick, Mac e Cliff per cancellare ogni possibile testimone. Il tradimento assume così una dimensione più ampia: Milton aveva orchestrato l’intera operazione per proteggere gli interessi dei suoi committenti e mantenere intatto il sistema di cui era uno degli intermediari principali.

Big Ray reagisce con furia quando comprende di essere stato coinvolto in quella cospirazione. Aggredisce Milton, che viene infine avvelenato attraverso un cerotto sviluppato da Fred e consegnato a Mike durante gli eventi precedenti. L’oggetto, apparentemente innocuo, diventa l’ultima arma della vicenda: Milton lo applica senza sapere che contiene una sostanza letale e muore lentamente. Anche in questo caso, la morte viene costruita attraverso un espediente che richiama la specializzazione di Mike e il principio su cui si fonda l’intero film: l’apparenza può nascondere un meccanismo mortale.

La reazione di Big Ray è particolarmente significativa perché il personaggio ha avuto un ruolo quasi paterno nella vita di Mike. Il flashback racconta infatti come, da adolescente, il protagonista fosse stato vittima di bullismo e avesse scoperto casualmente un assassino. Dopo averlo osservato e ricattato, aveva ottenuto la possibilità di essere addestrato. Big Ray lo aveva preso sotto la propria protezione, insegnandogli il mestiere e facendogli commettere il primo omicidio. Il rapporto fra i due, dunque, è sempre stato attraversato da una contraddizione: Ray gli ha dato una famiglia e una professione, ma lo ha anche introdotto in un mondo nel quale la violenza è una regola e la fedeltà può essere pretesa con il ricatto.

Quando Big Ray permette a Mike di andarsene, però, non sceglie di seguirlo. Gli impone di non tornare mai più all’Oasis, riconoscendo implicitamente che il protagonista ha oltrepassato un limite dal quale non è possibile tornare indietro. Mike ha ucciso colleghi, distrutto l’organizzazione e smascherato il sistema di cui Ray faceva parte. Il loro legame affettivo non basta a ricomporre la frattura. Il gesto finale dell’ex mentore è quindi una forma di congedo: gli concede la libertà, ma rinuncia a considerarlo ancora uno dei suoi uomini.

Il significato del finale di Accident Man e il passaggio alla nuova avventura di Hitman’s Holiday

Scott Adkins in una scena di Accident Man

Dopo aver lasciato l’Oasis, Mike dichiara di voler proteggere la città come vigilante. È una trasformazione importante, perché il protagonista abbandona il sistema degli incarichi e dei compensi per attribuire alla propria violenza una finalità diversa. Il film non suggerisce che sia diventato un uomo moralmente irreprensibile: resta un assassino, e la sua idea di giustizia continua a passare attraverso la forza. Tuttavia, la scelta segna una rottura con la logica che aveva regolato la sua esistenza. Prima uccideva per denaro, rispettando gli ordini di un’organizzazione; ora vuole decidere autonomamente chi meriti di essere fermato.

La vendetta per Beth è stata anche un percorso di emancipazione da Big Ray. Mike scopre che il codice di comportamento dell’Oasis era una convenzione utile a proteggere gli affari, non una garanzia di lealtà. La morte della donna gli ha mostrato il costo di quella separazione fra lavoro e sentimenti: finché il sistema funzionava, poteva fingere che ogni omicidio fosse soltanto un incarico. Quando la violenza ha raggiunto la sua vita privata, quella distinzione è diventata impossibile. Il finale lascia quindi un personaggio ancora ambiguo, che cerca una nuova identità senza riuscire a liberarsi degli strumenti con cui ha imparato a vivere.

Questa conclusione prepara direttamente Accident Man: Hitman’s Holiday, sequel del 2022 ancora interpretato da Scott Adkins. Il nuovo capitolo riprende Mike dopo gli eventi del primo film e lo porta a Malta, dove viene coinvolto in un incarico che lo costringe a proteggere il figlio di un potente boss mafioso. La vacanza e il nuovo lavoro si trasformano presto in un’altra successione di scontri con assassini e criminali, riportando il protagonista in un ambiente nel quale la sopravvivenza dipende dalla capacità di anticipare le mosse degli avversari.

Il seguito conserva quindi il personaggio e il suo universo, ma sposta il conflitto su una nuova missione. La scelta di Mike di diventare vigilante non lo sottrae definitivamente al mondo criminale: la sua abilità continua a renderlo una figura ricercata e coinvolta in situazioni pericolose. Il finale di Accident Man funziona così come una conclusione autonoma della vendetta per Beth e, allo stesso tempo, come passaggio verso un’altra avventura. La sua vera trasformazione rimane però aperta: Mike ha spezzato il rapporto con l’organizzazione che lo ha formato, ma deve ancora capire se sia possibile costruire una vita diversa senza ricorrere continuamente alla violenza.

Gianmaria Cataldo
Gianmaria Cataldo
Laureato con lode in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza e iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Lazio come giornalista pubblicista. Dal 2018 collabora con Cinefilos.it, assumendo nel 2023 il ruolo di Caporedattore. È autore di saggi critici sul cinema pubblicati dalla casa editrice Bakemono Lab.
- Pubblicità -

ALTRE STORIE

- Pubblicità -