Optimus Prime: Awakening arriva sul grande schermo insieme al ritorno di Transformers: The Movie per il suo 40° anniversario e presenta un’idea sorprendentemente ambiziosa per un corto di appena dodici minuti. Il nuovo racconto dedicato a Optimus Prime parte infatti dalla morte del personaggio nel film del 1986 per trasformarla in un viaggio attraverso differenti realtà, versioni e possibilità della saga. È proprio questa impostazione a far pensare contemporaneamente a Star Wars e allo Spider-Verse: da una parte la dimensione cosmica della visione di Optimus, dall’altra l’incontro con molteplici incarnazioni dello stesso personaggio.
Il risultato assume inoltre un significato particolare perché Awakening rappresenta l’ultima interpretazione di Optimus Prime affidata a Peter Cullen. Il corto utilizza quindi il multiverso dei Transformers come strumento per celebrare un’eredità lunga oltre quarant’anni, mettendo in relazione versioni differenti di Optimus e, attraverso di esse, le diverse epoche del franchise. La componente più interessante arriva però nel finale, quando la celebrazione del passato lascia spazio a un possibile futuro: Optimus decide di interrompere il ciclo della guerra, abbandona la Matrix of Leadership e lascia Megatron davanti a una situazione completamente nuova.
La visione di Optimus Prime richiama il World Between Worlds di Star Wars e trasforma Transformers in uno Spider-Verse
La somiglianza con Star Wars emerge soprattutto nel momento in cui Optimus, dopo la propria morte in Transformers: The Movie, si ritrova immerso nel cosmo durante una sorta di visione o sogno. Qui incontra una presenza misteriosa che si presenta come “What Is When All Are One”, un’entità che cerca di fargli comprendere che la guerra tra Autobots e Decepticon non può continuare all’infinito. La costruzione della sequenza richiama il World Between Worlds di Star Wars, uno spazio separato dalla normale dimensione narrativa nel quale passato, presente e possibilità differenti possono entrare in relazione.
La funzione di questo spazio è fondamentale perché permette a Awakening di portare Optimus fuori dalla continuità della sua singola storia. Il personaggio viene costretto a osservare la propria esistenza da una prospettiva più ampia, mentre “The One” gli mostra le conseguenze della sua eterna battaglia contro Megatron. Optimus ha sempre agito con l’obiettivo di proteggere la Terra, Cybertron e la Matrix of Leadership, quindi la sua identità è stata costruita intorno al ruolo di leader e combattente. La visione introduce però un dubbio radicale: se ogni versione di Optimus finisce per combattere la stessa guerra, forse il problema non è più come vincerla, bensì come interromperla.
Ed è a questo punto che il corto assume una dimensione da Spider-Verse. Optimus vede infatti differenti versioni di se stesso provenienti da varie incarnazioni del franchise: dalla serie animata originale degli anni Ottanta a Transformers Animated, passando per Transformers: Prime e arrivando alle immagini dell’Optimus del primo film live action diretto da Michael Bay. La sequenza trasforma così decenni di storia dei Transformers in un unico percorso visivo. Come nello Spider-Verse, la moltiplicazione delle versioni dello stesso eroe serve a dimostrare che esistono molte incarnazioni dello stesso personaggio, legate da un’identità comune che continua a sopravvivere attraverso universi e continuità differenti.
Il multiverso di Optimus Prime diventa anche il modo con cui Transformers celebra Peter Cullen

Ogni Optimus mostrato nella visione appartiene a un momento differente della storia del franchise, mentre la voce di Cullen rappresenta il filo che permette di riconoscerli come manifestazioni della stessa figura. Il riferimento allo Spider-Verse, quindi, funziona su due livelli: all’interno della storia mostra la molteplicità delle versioni di Optimus, mentre sul piano celebrativo riunisce idealmente le diverse epoche attraversate dal personaggio. La sequenza diventa così una sorta di incontro tra il passato dei Transformers e il loro presente.
Anche l’estetica del corto rafforza questa operazione. L’animazione realizzata da The Third Floor mantiene i design classici degli anni Ottanta e li inserisce in un linguaggio più moderno, vibrante e cinematografico. Le sequenze d’azione mettono Optimus contro Megatron, Soundwave, Starscream, Kickback e Shrapnel, arrivando anche alla sorprendente versione di Bumblebee come Decepticon. Il risultato tiene insieme memoria e aggiornamento: il design G1 rimane riconoscibile, mentre la costruzione delle immagini guarda a un’animazione contemporanea.
Il finale di Awakening porta l’idea di Star Wars e Spider-Verse verso una nuova direzione per Transformers
La componente più interessante del corto arriva quando la visione smette di essere soltanto un viaggio attraverso le versioni di Optimus e diventa una scelta. Nel confronto finale con Megatron, Optimus si trova nella posizione abituale del suo personaggio: deve proteggere Bumblebee e affrontare il suo principale nemico. Questa volta, però, la situazione cambia. Quando ha la possibilità di uccidere Megatron, Prime comprende che quella sarebbe soltanto un’altra ripetizione dello stesso conflitto e decide di risparmiare il suo avversario.
La scelta coincide con l’abbandono della Matrix of Leadership. Optimus rinuncia così all’oggetto che identifica il suo ruolo e alla posizione che ha occupato per decenni. Il gesto assume un peso ancora maggiore perché arriva dopo la visione delle sue diverse incarnazioni: dopo aver visto tutte le versioni di se stesso impegnate nella stessa guerra, Prime sceglie di interrompere quella ripetizione. La frase con cui annuncia di voler illuminare la loro “ora più oscura” lascia però aperto il significato della sua nuova missione.
Il cliffhanger rende ancora più evidente la volontà del corto di non chiudere completamente la propria storia. Megatron recupera infatti la Matrix nell’ultima scena, mentre “The One” ha già prospettato un futuro nel quale Bumblebee potrebbe diventare un Decepticon. Sono elementi che modificano profondamente la configurazione tradizionale della saga: Optimus si allontana dal ruolo che ha sempre ricoperto, Megatron entra in possesso della Matrix e Bumblebee potrebbe cambiare schieramento. Nulla di tutto questo conferma ufficialmente una continuazione, però il corto costruisce intenzionalmente uno scenario nel quale molte possibilità rimangono aperte.
In questo senso, il vero incontro tra Star Wars, Spider-Verse e Transformers non riguarda soltanto l’estetica o il modo di rappresentare universi differenti. Awakening prende la dimensione cosmica della visione, la moltiplicazione delle incarnazioni e la trasforma in uno strumento per mettere in discussione la storia stessa di Optimus Prime. Il multiverso serve prima a mostrare tutto ciò che il personaggio è stato e poi a chiedergli cosa potrebbe diventare. È proprio questa trasformazione a rendere il corto qualcosa di più di un semplice tributo: la celebrazione di Peter Cullen e del passato dei Transformers diventa contemporaneamente una porta verso un futuro ancora da raccontare.
Cosa significa davvero il cliffhanger di Optimus Prime: Awakening?

Questa apertura diventa particolarmente interessante alla luce del progetto animato collegato all’Energon Universe sviluppato da Robert Kirkman e Skybound Entertainment, che comprende Transformers, G.I. Joe, Void Rivals e M.A.S.K.. Awakening dimostra infatti una possibile strada per l’animazione dei Transformers: mantenere l’identità visiva G1 e contemporaneamente utilizzare una grammatica moderna, spettacolare e cinematografica. Anche qualora la storia di Optimus non proseguisse direttamente, il corto lascia quindi un modello visivo e narrativo che potrebbe essere significativo per ciò che arriverà dopo.
Il punto centrale rimane però il viaggio di Optimus. Optimus Prime: Awakening parte dalla morte del personaggio, attraversa le sue molte incarnazioni e arriva alla decisione di interrompere la guerra che lo ha definito per decenni. Per questo l’incontro tra Star Wars e Spider-Verse non è soltanto un riferimento visivo: è la struttura attraverso cui il corto racconta il passaggio da una versione del personaggio all’altra. Peter Cullen chiude il proprio percorso come voce di Optimus proprio mentre il personaggio guarda oltre la propria storia, abbandona la Matrix e lascia aperta una domanda fondamentale: cosa può diventare Optimus Prime quando smette di essere semplicemente il leader che combatte Megatron?

