King of Thieves è tratto da una storia vera? La verità sulla rapina di Hatton Garden

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Diretto da James Marsh e uscito nel 2018, King of Thieves racconta una delle rapine più sorprendenti della recente storia criminale britannica. Al centro del film ci sono un gruppo di anziani criminali che, durante il fine settimana di Pasqua del 2015, progettano di svaligiare il caveau della Hatton Garden Safe Deposit, nel cuore del distretto londinese dei gioielli. A interpretarli sono alcuni dei più celebri attori britannici, tra cui Michael Caine, Jim Broadbent, Tom Courtenay, Michael Gambon, Ray Winstone e Paul Whitehouse, trasformando una vicenda di cronaca in una commedia criminale dai toni sorprendentemente amari.

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Ma quanto c’è di vero in King of Thieves? In questo caso la risposta è particolarmente netta: il film è basato su un crimine realmente avvenuto, il cosiddetto Hatton Garden heist dell’aprile 2015. La rapina coinvolse effettivamente una banda composta in larga parte da criminali esperti e anziani, che riuscirono a penetrare nel caveau attraverso un pozzo dell’ascensore e a perforare una parete spessa circa cinquanta centimetri. Il bottino fu stimato fino a 14 milioni di sterline. La realtà, tuttavia, è più articolata della versione cinematografica: arresti, processi e successive confische raccontano infatti la progressiva dissoluzione di una banda che sembrava aver realizzato il colpo perfetto.

La vera storia della rapina di Hatton Garden: come una banda di anziani criminali riuscì a entrare nel caveau londinese

La vicenda ebbe luogo nel quartiere di Hatton Garden, una zona di Londra storicamente associata al commercio di diamanti e gioielli. La struttura presa di mira era la Hatton Garden Safe Deposit, una società che custodiva beni preziosi all’interno di un caveau sotterraneo. La scelta del periodo non fu casuale: i criminali approfittarono del lungo fine settimana pasquale, quando molte attività della zona erano chiuse e le strade erano molto meno movimentate.

Il 2 aprile 2015, dopo la chiusura della struttura per il fine settimana, i membri della banda iniziarono a muoversi. L’accesso al caveau avvenne attraverso un pozzo dell’ascensore, evitando così di creare un ingresso facilmente riconoscibile dall’esterno. Una volta raggiunto il livello sotterraneo, i ladri si trovarono davanti alla parete del caveau, spessa circa cinquanta centimetri. Per superare quell’ostacolo utilizzarono un potente trapano industriale Hilti DD350.

Il lavoro richiese tempo e diversi tentativi. Le immagini diffuse successivamente dalla polizia mostrarono i danni provocati alla struttura e soprattutto i fori praticati nella parete per aggirare la porta principale del caveau. Una volta aperto il passaggio, i criminali poterono accedere alle cassette di sicurezza e sottrarre quantità enormi di denaro, oro, gioielli e altri oggetti preziosi.

Il valore complessivo della refurtiva venne stimato fino a circa 14 milioni di sterline, rendendo il colpo uno dei più importanti mai realizzati nel Regno Unito. Una parte consistente del bottino, tuttavia, non sarebbe mai stata recuperata. Le successive indagini avrebbero permesso di ricostruire la composizione della banda e i suoi movimenti, mostrando come l’operazione, per quanto accuratamente pianificata, fosse stata compromessa da una serie di errori commessi proprio dai suoi protagonisti.

Tra i principali criminali coinvolti c’era Brian Reader, allora 76enne, considerato una delle figure centrali dell’organizzazione. Reader aveva già una lunga esperienza nel mondo criminale e in passato era stato coinvolto nel riciclaggio dei proventi della celebre rapina Brink’s-Mat. Intorno a lui si muovevano altri veterani del crimine, tra cui John “Kenny” Collins, Daniel Jones e Terry Perkins.

La vicenda aveva inoltre un elemento quasi paradossale: una banda composta da uomini con decenni di esperienza riuscì a superare uno dei sistemi di sicurezza più difficili da violare, ma lasciò dietro di sé una quantità di tracce che avrebbero facilitato il lavoro degli investigatori. Anche questo contrasto è fondamentale per comprendere il fascino esercitato dalla storia su cinema e televisione.

Dal bottino agli arresti: come gli errori della banda portarono alla scoperta dei responsabili del colpo di Hatton Garden

Michael Caine in King of Thieves

La rapina si sviluppò nell’arco di diversi giorni. Il 2 aprile, poco dopo la chiusura della struttura, alcuni membri della banda scesero nel caveau con contenitori utilizzati per trasportare la refurtiva. Nelle ore successive continuarono a lavorare e tornarono sul posto anche nei giorni seguenti. Il fatto che il furto avvenisse durante un lungo periodo festivo permise loro di operare con relativa tranquillità.

Uno degli elementi più controversi dell’indagine riguardò l’allarme della struttura. Nelle prime ore del 3 aprile un segnale d’allarme venne comunicato alla polizia, ma gli agenti non intervennero sul posto. La banda poté quindi proseguire le proprie operazioni senza essere disturbata. Nei giorni successivi i criminali completarono il lavoro e si allontanarono con il bottino.

Il furto venne scoperto ufficialmente il 7 aprile e l’indagine fu affidata alla Flying Squad, l’unità della Metropolitan Police specializzata nella criminalità organizzata e nelle rapine. Nel frattempo, alcune immagini delle telecamere di sorveglianza iniziarono a circolare sui media. I sospetti vennero indicati attraverso soprannomi come “Mr Ginger”, “Mr Strong”, “Mr Montana”, “The Gent”, “The Tall Man” e “The Old Man”, contribuendo a trasformare la vicenda in un caso mediatico.

La svolta arrivò attraverso gli errori degli stessi criminali. L’operazione, infatti, era stata condotta con metodi estremamente concreti e quasi antiquati, ma proprio questa scelta rese più semplice ricostruire alcuni spostamenti. I membri della banda utilizzarono veicoli riconducibili alle loro attività e, invece di eliminare ogni possibile traccia, continuarono a muoversi con una sicurezza che gli investigatori poterono sfruttare.

Il 19 maggio 2015 la polizia annunciò l’arresto di nove sospetti. Tra loro c’era Brian Reader, individuato come una delle figure principali dell’organizzazione. Nel novembre dello stesso anno Carl Wood, William Lincoln, Jon Harbinson e Hugh Doyle furono formalmente accusati in relazione al furto e alla gestione della refurtiva.

La vicenda giudiziaria proseguì nel 2016. John Collins, Daniel Jones e Terry Perkins si dichiararono colpevoli e ricevettero ciascuno una condanna a sette anni di carcere. William Lincoln ricevette la stessa pena dopo il processo, mentre Carl Wood venne condannato a sei anni. Brian Reader fu condannato a sei anni e tre mesi. Hugh Doyle, coinvolto nell’occultamento e nella gestione dei beni rubati, ricevette una condanna più breve e sospesa.

La storia, però, non si concluse con quelle sentenze. Un altro importante sospettato, Michael Seed, venne arrestato nel 2018 e nel 2019 fu condannato per il suo coinvolgimento nella rapina. Parallelamente, i tribunali imposero ai principali responsabili ingenti ordini di confisca. Nel 2018 quattro membri della banda furono condannati a restituire complessivamente 27,5 milioni di sterline oppure a scontare ulteriori anni di carcere in caso di mancato pagamento.

Cosa è realmente accaduto dopo la rapina di Hatton Garden e quanto King of Thieves modifica la storia vera

Jim Broadbent, Michael Caine e Ray Winstone in King of Thieves

La storia vera di Hatton Garden ha quindi una conclusione molto meno romantica di quella suggerita dall’immagine della grande rapina perfetta. Il colpo riuscì dal punto di vista materiale: i criminali entrarono nel caveau, superarono la parete e portarono via una quantità enorme di beni. Sul piano giudiziario, però, l’organizzazione finì rapidamente per sgretolarsi. Gli investigatori riuscirono a identificare numerosi componenti e i tribunali imposero pene detentive e provvedimenti economici molto pesanti.

Anche il destino della refurtiva rimane una parte significativa della vicenda. Sebbene il valore complessivo del bottino fosse stimato fino a 14 milioni di sterline, soltanto una parte relativamente limitata venne recuperata. Gli ordini di confisca successivi dimostrarono quanto denaro e quanti beni fossero ancora fuori dalla portata delle autorità. La morte di Terry Perkins in carcere nel 2018, inoltre, chiuse definitivamente la parabola di uno dei principali protagonisti della rapina.

King of Thieves prende questa storia documentata e la trasforma in un racconto cinematografico nel quale il fattore generazionale diventa centrale. La scelta di affidare i criminali a interpreti come Michael Caine, Jim Broadbent e Tom Courtenay accentua il contrasto tra l’età avanzata dei protagonisti e l’ambizione del colpo. Il film lavora anche sulla dimensione grottesca delle loro relazioni, sulla crescente tensione interna e sulla difficoltà di dividere un bottino enorme senza alimentare sospetti e conflitti.

È proprio qui che emerge una delle principali differenze tra la cronaca e la sua rappresentazione cinematografica. Il film deve necessariamente condensare una vicenda complessa, combinare persone e avvenimenti e costruire un percorso narrativo coerente. Alcuni dettagli vengono quindi semplificati o drammatizzati, mentre le personalità dei criminali vengono accentuate per creare un gruppo riconoscibile sullo schermo.

Il nucleo della storia, però, rimane quello reale: una banda di criminali esperti e anziani, guidata da Brian Reader, approfittò del fine settimana di Pasqua del 2015 per entrare nella Hatton Garden Safe Deposit e svaligiare il caveau dopo aver perforato una parete di mezzo metro. Il bottino raggiunse un valore stimato di circa 14 milioni di sterline e l’operazione venne considerata una delle più grandi rapine della storia criminale inglese.

Il fascino di King of Thieves nasce quindi dal contrasto tra la straordinarietà del colpo e la normalità quasi dimessa dei suoi protagonisti. Non erano criminali giovani e tecnologicamente sofisticati: erano uomini anziani con una lunga esperienza alle spalle, convinti di poter utilizzare quella conoscenza per compiere un’ultima grande impresa. La realtà dimostrò però che il problema non era soltanto entrare nel caveau. Era riuscire a gestire ciò che sarebbe successo dopo.

La vera storia di Hatton Garden racconta proprio questo paradosso: il colpo più spettacolare può essere compromesso dagli errori più ordinari. La sicurezza del caveau venne violata con una pianificazione accurata, mentre la banda finì progressivamente sotto osservazione a causa delle proprie imprudenze e dei contrasti interni. È questa trasformazione, dalla quasi impensabile riuscita della rapina alla inevitabile dissoluzione del gruppo, a rendere la vicenda perfetta per il cinema criminale e a spiegare perché King of Thieves continui a essere ricordato come uno dei più celebri film ispirati a una rapina realmente avvenuta.

Gianmaria Cataldo
Gianmaria Cataldo
Laureato con lode in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza e iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Lazio come giornalista pubblicista. Dal 2018 collabora con Cinefilos.it, assumendo nel 2023 il ruolo di Caporedattore. È autore di saggi critici sul cinema pubblicati dalla casa editrice Bakemono Lab.
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