Mononoke – Il film 3 arriva su Netflix: perché La maledizione del serpente è il capitolo più importante della saga

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Con Mononoke – Il film 3: la maledizione del serpente, disponibile dal 29 settembre su Netflix, la trilogia cinematografica iniziata nel 2024 raggiunge la propria conclusione. Ma definirlo semplicemente il terzo capitolo sarebbe riduttivo. Dopo Lo spirito nella pioggia e Le ceneri della rabbia, il nuovo film porta infatti lo Speziale davanti al Mononoke più temibile incontrato finora e, soprattutto, trasforma ciò che sembravano tre differenti manifestazioni soprannaturali in parti di una storia molto più grande. Netflix presenta esplicitamente La maledizione del serpente come il gran finale della trilogia ambientata nell’Ōoku, costruito per ricongiungere gli indizi disseminati fin dal primo capitolo.

È proprio questa la ragione per cui La maledizione del serpente può essere considerato il capitolo più importante della trilogia. Il film non deve soltanto concludere il nuovo scontro dello Speziale, ma spiegare perché i Mononoke continuino a manifestarsi all’interno dell’Ōoku. Per farlo risale fino alle origini dell’istituzione, trasformando progressivamente il palazzo imperiale da semplice ambientazione in causa stessa dell’orrore che lo attraversa. Il Serpente diventa così qualcosa di più del mostro conclusivo: è la forma assunta da 150 anni di rancori, sacrifici e sofferenze sedimentate all’interno di un sistema costruito per sopravvivere alle persone che lo abitano.

La maledizione del serpente riporta lo Speziale nell’Ōoku per svelare finalmente l’origine dei Mononoke

Dopo gli scontri con il Karakasa e l’Hinezumi, nell’Ōoku sembra essere tornata la pace. Lo Speziale, però, percepisce che qualcosa è rimasto irrisolto. Il nuovo equilibrio viene spezzato quando Yukiko, moglie legittima dell’Imperatore, dà alla luce l’atteso erede maschio e il bambino muore nonostante ogni tentativo di salvarlo. Per Yukiko quella nascita avrebbe dovuto modificare anche un matrimonio ormai svuotato: la perdita del figlio la precipita invece nella disperazione, mentre intorno a lei comincia a svilupparsi una cospirazione capace di minacciare le fondamenta stesse dell’Ōoku. Contemporaneamente il palazzo viene attraversato da tremori inspiegabili, scaglie triangolari iniziano a cadere dal nulla e una serie di morti grottesche annuncia l’arrivo di una nuova presenza.

È il dio serpente, un Mononoke così potente che persino lo Speziale non riesce immediatamente a estrarre la propria Spada Sacra. Come stabilito dalla mitologia di Mononoke, prima di poter eliminare una creatura deve comprenderne Forma, Verità e Ragione: sapere cosa sia, conoscere la verità che l’ha generata e comprendere il motivo della sua esistenza. Questa volta, però, l’indagine non conduce soltanto verso il dolore di una singola persona. Le risposte si trovano 150 anni nel passato, quando l’Ōoku venne istituito da Ama-no-Tsubone, nutrice del terzo Imperatore. È qui che il terzo film cambia la prospettiva dell’intera trilogia: ciò che perseguita il presente non è un incidente isolato, ma qualcosa che accompagna l’istituzione fin dalla sua nascita.

Il Serpente trasforma 150 anni di dolore nell’orrore più grande affrontato dallo Speziale

I Mononoke non sono mai stati semplicemente mostri. Nascono dalle passioni umane, dai rancori, dai desideri repressi e dalle ferite che non riescono a trovare una forma di risoluzione. È il principio fondamentale che permette alla saga di utilizzare l’horror come linguaggio attraverso cui rendere visibile qualcosa che normalmente rimarrebbe nascosto. Netflix descrive infatti il nuovo avversario dello Speziale come generato da sentimenti distorti e rancori accumulati, mentre la sinossi ufficiale collega esplicitamente la sua forza a secoli di odio.

Il Serpente rappresenta allora il punto d’arrivo naturale della trilogia perché non appartiene più soltanto a una persona: appartiene all’Ōoku stesso. Se i primi film avevano mostrato le conseguenze delle regole, delle gerarchie e delle aspettative imposte alle donne che vivevano nel palazzo, La maledizione del serpente sembra interessato alla memoria di quel sistema. Le persone possono morire, cambiare o essere sostituite; l’istituzione continua invece a esistere, conservando sotto la propria magnificenza tutto ciò che è stato necessario sacrificare per mantenerla.

Anche la figura del serpente acquista così una particolare efficacia simbolica. Si muove sotto la superficie, rimane invisibile finché non emerge e sembra avvolgere un luogo che per generazioni ha continuato a presentarsi come ordinato e immutabile. L’orrore di Mononoke funziona proprio perché la creatura soprannaturale non interrompe improvvisamente l’ordine: rivela che quell’ordine era già costruito sopra qualcosa di mostruoso. Per questo lo Speziale non può limitarsi a combattere. Prima di estrarre la spada deve conoscere la storia che tutti gli altri hanno avuto interesse a dimenticare.

La trilogia di Mononoke ha attraversato l’Ōoku partendo dalle donne ai margini fino ad arrivare al cuore del potere

La costruzione dei tre film rende ancora più evidente questo percorso. Netflix ha sottolineato come ogni capitolo sposti deliberatamente il punto di vista verso una donna collocata più in alto nella gerarchia dell’Ōoku: Lo spirito nella pioggia seguiva una nuova arrivata; Le ceneri della rabbia portava l’attenzione sulle Ochurou, le concubine d’élite; La maledizione del serpente arriva infine alla Midaidokoro, la donna di rango più elevato dell’intero sistema.

Non è quindi soltanto una progressione narrativa, ma quasi un movimento fisico verso il centro del potere. Più la trilogia penetra nell’Ōoku, più diventa evidente che il problema non possa essere ricondotto esclusivamente alle persone che occupano temporaneamente determinate posizioni. Cambiano i volti e cambiano le vittime, mentre la struttura che produce desideri repressi, rivalità e sofferenza continua a funzionare. Arrivare alla moglie dell’Imperatore significa raggiungere apparentemente il vertice della gerarchia femminile, ma Mononoke può proprio attraverso Yukiko mostrare il paradosso di quel potere: essere la donna più importante dell’Ōoku non significa necessariamente essere libera dalle aspettative che lo governano.

È una scelta che permette inoltre alla trilogia cinematografica di conservare l’identità della serie originale senza limitarsi a ripeterne la struttura episodica. Lo Speziale rimane il punto fermo, l’investigatore soprannaturale che attraversa storie diverse cercando Forma, Verità e Ragione, ma l’Ōoku offre ai tre film un unico organismo narrativo dentro cui accumulare conseguenze. Quello che accade in un capitolo non scompare con l’eliminazione del Mononoke: lascia una traccia che il film successivo può recuperare.

La maledizione del serpente chiude la trilogia riportando Mononoke alle origini del proprio orrore

Dietro questa continuità rimane fondamentale Kenji Nakamura, qui accreditato come chief director, mentre la regia del terzo film è affidata a Tomoaki Koshida, con sceneggiatura di Yasumi Atarashi. L’animazione è realizzata da Studio KAFKA ed EOTA, mentre Taku Iwasaki firma ancora una volta la musica. La trilogia iniziata nel 2024 era stata concepita come un ritorno a un universo che aveva costruito la propria identità attraverso una contaminazione radicale tra folklore giapponese, horror psicologico e sperimentazione visiva; il sito ufficiale presenta esplicitamente il terzo capitolo come la conclusione della grande saga ambientata nell’Ōoku.

È anche per questo che l’estetica di Mononoke non può essere separata da ciò che racconta. Colori violentemente saturi, superfici che ricordano stampe e tessuti, prospettive deformate e composizioni che sembrano rifiutare uno spazio realistico trasformano ogni ambiente in una manifestazione dello stato emotivo dei personaggi. L’Ōoku è magnifico proprio mentre diventa soffocante: la bellezza dell’immagine non attenua l’orrore, ma ne diventa parte. Dietro la perfezione decorativa esiste un sistema che nasconde ciò che non può permettersi di mostrare.

La maledizione del serpente porta questa idea alla sua conclusione più logica. Per capire il mostro presente bisogna tornare alla nascita del luogo che lo ha prodotto. I segreti della famiglia Mizorogi, il rapporto tra la terza moglie legittima e Ama-no-Tsubone e la vera ragione delle successive apparizioni dei Mononoke convergono verso una verità comune, mentre lo Speziale si trova davanti a quello che il materiale ufficiale descrive come l’incarnazione della storia oscura dell’Ōoku.

È qui che il terzo film può dare un significato diverso anche ai due precedenti. Lo spirito nella pioggia e Le ceneri della rabbia non erano semplicemente due casi soprannaturali ambientati nello stesso luogo: erano sintomi. Il Serpente è ciò che accade quando finalmente si cerca la malattia che li ha prodotti.

Ed è per questo che Mononoke – Il film 3: la maledizione del serpente è probabilmente il capitolo decisivo della trilogia. Non perché presenti necessariamente il nemico più grande, ma perché costringe lo Speziale a fare ciò che la saga ha sempre richiesto prima di poter estrarre la propria spada: guardare oltre il mostro, trovare la verità e capire quale dolore umano gli abbia dato una forma.

Mononoke – Il film 3: la maledizione del serpente è disponibile dal 29 settembre 2026 su Netflix.

Redazione
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