Il film di Netflix su Narnia conferma ufficialmente i cambiamenti più significativi (e non si tratta di Aslan)

-

Il primo trailer di Narnia: Il nipote del mago, il nuovo film Netflix diretto da Greta Gerwig, ha finalmente mostrato quale direzione prenderà il reboot delle celebri Cronache di Narnia di C.S. Lewis. Dopo mesi di discussioni sul casting di Meryl Streep come voce di Aslan e sulle modifiche alla storia originale, le prime immagini rivelano una trasformazione che va ben oltre la rappresentazione del leggendario leone. Gerwig sembra intenzionata a reinventare soprattutto l’identità visiva e il tono dell’universo fantasy, abbandonando il realismo delle precedenti trasposizioni per abbracciare un immaginario più colorato, visionario e apertamente fantastico.

Il film adatta Il nipote del mago, romanzo pubblicato nel 1955 che racconta la nascita del mondo di Narnia attraverso le avventure di Digory Kirke e Polly Plummer. I due giovani protagonisti scoprono l’esistenza di altri mondi grazie agli esperimenti magici dello zio Andrew e finiscono per liberare Jadis, destinata a diventare la Strega Bianca, prima di assistere alla creazione di Narnia da parte di Aslan. La scelta di partire dalle origini permette a Gerwig di presentare questo universo attraverso una prospettiva diversa: non un regno magico già esistente nel quale rifugiarsi, ma un mondo che prende forma davanti agli occhi dei protagonisti e degli spettatori. Ed è proprio questo principio, più delle singole modifiche ai personaggi, a spiegare la radicale diversità dell’adattamento.

Narnia: Il nipote del mago, il trailer rivela uno stile visivo molto diverso dai film precedenti

La differenza più evidente tra il nuovo Narnia e la precedente saga cinematografica riguarda il modo di rappresentare la magia. I film iniziati nel 2005 con Le cronache di Narnia – Il leone, la strega e l’armadio avevano costruito un mondo fantastico attraverso un’estetica relativamente realistica, nella quale creature straordinarie, paesaggi naturali e ambientazioni medievaleggianti convivevano secondo una logica visiva riconoscibile. Anche quando apparivano animali parlanti o esseri mitologici, Narnia conservava una dimensione concreta, quasi fisica, come se potesse davvero esistere al di là dell’armadio.

Greta Gerwig sembra interessata a un’esperienza opposta. Il trailer introduce scenari caratterizzati da colori intensi, composizioni elaborate e una qualità visiva che sfiora il surrealismo. Il passaggio dalla Gran Bretagna del mondo ordinario agli universi attraversati da Digory e Polly diventa una trasformazione radicale dello spazio cinematografico. Luoghi come Charn, il regno d’origine di Jadis, non vengono presentati soltanto come ambientazioni esotiche, ma come realtà governate da un’immaginazione che sembra non conoscere limiti. Il risultato richiama più da vicino il cinema fantastico di La fabbrica di cioccolato che l’estetica epica e naturalistica delle precedenti avventure di Narnia.

Questa impostazione assume un significato particolare quando il trailer mostra Aslan emergere attraverso una rappresentazione cosmica, circondato dalle stelle, mentre la sua presenza accompagna l’esplosione di colori che dà forma al nuovo mondo. L’immagine traduce visivamente uno degli elementi fondamentali del romanzo: la creazione di Narnia attraverso il canto del leone. La magia non è più soltanto una forza che agisce all’interno della realtà, ma diventa il principio stesso attraverso il quale quella realtà viene generata. Gerwig sembra quindi trasformare il film in un’esperienza sulla nascita dell’immaginazione, facendo coincidere la creazione del mondo fantastico con la libertà espressiva del cinema.

Greta Gerwig cambia l’epoca e trasforma Narnia in un fantasy ispirato al rock

Il rinnovamento non riguarda soltanto scenografie ed effetti visivi. Una delle modifiche più significative rispetto al romanzo di Lewis è lo spostamento dell’ambientazione iniziale nella Gran Bretagna del secondo dopoguerra, anziché nell’epoca edoardiana. Si tratta di una scelta tutt’altro che marginale, perché modifica il contesto storico nel quale Digory e Polly scoprono l’esistenza degli altri mondi e potrebbe avere conseguenze sulla cronologia degli eventuali film successivi. Il rapporto tra il mondo reale e Narnia è sempre stato uno degli elementi essenziali della saga: cambiare il periodo storico significa intervenire anche sul modo in cui quel rapporto può essere raccontato.

Ancora più sorprendente è il tono suggerito dal trailer, che accompagna le immagini con Stairway to Heaven dei Led Zeppelin. L’utilizzo del celebre brano rock introduce un’energia lontana dall’immaginario musicale tradizionalmente associato alle trasposizioni di Lewis. Non significa necessariamente che la canzone sarà presente anche nel film, ma rappresenta una dichiarazione d’intenti precisa sul piano promozionale. Gerwig non sembra voler ricostruire un fantasy classico attraverso i codici già consolidati dal genere: punta invece a un universo nel quale spiritualità, meraviglia e suggestioni della cultura pop possano convivere.

La scelta si avvicina a un’estetica glam rock, nella quale la teatralità e l’eccesso visivo diventano strumenti per raccontare qualcosa di profondamente fantastico. Il riferimento ideale è quello di un immaginario capace di evocare David Bowie, dove le identità si trasformano e il confine tra dimensione reale e dimensione immaginaria perde progressivamente consistenza. Si tratta di un’interpretazione stilistica suggerita dalle prime immagini, non della conferma che il film adotterà integralmente questo linguaggio. Tuttavia, il contrasto con le precedenti trasposizioni è già abbastanza netto da indicare una volontà precisa: il nuovo Narnia vuole essere riconoscibile come un’opera di Greta Gerwig prima ancora che come un nuovo capitolo di un franchise.

Da Barbie a Narnia: perché reinventare C.S. Lewis potrebbe essere la scelta più importante del reboot

Il percorso cinematografico di Greta Gerwig aiuta a comprendere questa direzione. Con Piccole donne, la regista aveva già dimostrato di saper affrontare un classico letterario senza limitarsi a riprodurne fedelmente la struttura, utilizzando il montaggio e la costruzione temporale per proporre una prospettiva personale sul racconto. Con Barbie, invece, aveva trasformato un universo popolare e immediatamente riconoscibile in uno spazio cinematografico artificiale, dominato dal colore, dalla teatralità e dalla riflessione sull’identità. Narnia sembra collocarsi idealmente tra queste due esperienze: l’adattamento di un’opera letteraria molto amata e la costruzione di un mondo visivo che non cerca di nascondere la propria natura fantastica.

La decisione di iniziare da Il nipote del mago rafforza questa possibilità. Sebbene sia stato pubblicato dopo Il leone, la strega e l’armadio, il romanzo racconta eventi cronologicamente precedenti e permette di esplorare l’origine di elementi destinati a diventare fondamentali per l’intera saga. Digory e Polly, interpretati da David McKenna e Beatrice Campbell, diventano così i primi testimoni di una mitologia in formazione. Accanto a loro troviamo Daniel Craig nel ruolo dello zio Andrew, Emma Mackey in quello di Jadis e Meryl Streep come voce di Aslan. Il film non deve quindi limitarsi a presentare personaggi familiari: ha l’opportunità di spiegare perché il mondo nel quale vivranno le avventure successive possieda determinate regole, conflitti e significati.

Naturalmente, un approccio così personale comporta anche dei rischi. I romanzi di C.S. Lewis intrecciano avventura, allegoria religiosa e riflessione morale attraverso una scrittura che spesso trova la propria forza nella semplicità. Un’estetica troppo spettacolare potrebbe alterare questo equilibrio, trasformando il senso del meraviglioso in una successione di immagini elaborate. Allo stesso tempo, però, sarebbe riduttivo giudicare la fedeltà di un adattamento soltanto attraverso la somiglianza delle scenografie o la riproduzione letterale degli eventi. La questione decisiva sarà capire se Gerwig riuscirà a conservare il significato spirituale ed emotivo dell’opera di Lewis proprio attraverso il suo linguaggio cinematografico.

Narnia: The Magician’s Nephew arriverà nei cinema nel febbraio 2027, prima del debutto su Netflix previsto per il 2 aprile. Il trailer non permette ancora di stabilire se il progetto riuscirà a conciliare le aspettative dei lettori con una visione autoriale così marcata, ma chiarisce già un aspetto fondamentale: Greta Gerwig non sembra interessata a ricreare semplicemente la Narnia che il pubblico ricorda. Vuole mostrare come potrebbe apparire quel mondo se venisse immaginato nuovamente, partendo dal momento stesso della sua nascita.

Redazione
Redazione
La redazione di Cinefilos.it è formata da un gruppo variegato di appassionati di cinema. Tra studenti, critici, giornalisti e aspiranti scrittori, il nostro gruppo cresce ogni giorno, per offrire ai lettori novità, curiosità e informazione sul mondo della settima arte.
- Pubblicità -

ALTRE STORIE

- Pubblicità -