Running with the Devil: la spiegazione del finale del film con Nicolas Cage

-

In Running with the Devil, thriller criminale del 2019 scritto e diretto da Jason Cabell, il viaggio della cocaina diventa il filo conduttore di una storia in cui ogni passaggio della filiera nasconde interessi, compromessi e nuove vittime. Il film segue la droga dalle piantagioni colombiane fino ai distributori nordamericani, mostrando come il prodotto cambi forma e valore mentre attraversa territori e passa da una mano all’altra. Al centro dell’indagine ci sono il Cuoco, interpretato da Nicolas Cage, e l’Uomo, a cui dà volto Laurence Fishburne: due figure del narcotraffico incaricate di scoprire perché le ultime consegne siano arrivate con quantità insufficienti e una sostanza adulterata. Intanto, un’agente della DEA cerca di ricostruire la rete criminale e individuare i responsabili.

Il finale porta a compimento questa catena di sospetti con una serie di tradimenti che sembrano chiudere il conto tra i protagonisti. Il Cuoco elimina l’Uomo, responsabile di aver sperimentato una nuova droga all’insaputa del cartello, ma la sua apparente vittoria dura poco: l’agente della DEA lo uccide nella sua stessa casa. Per un momento, la caduta dei due intermediari può sembrare la fine dell’organizzazione. L’ultima immagine, però, riporta lo spettatore al contadino colombiano che continua a produrre e trasportare cocaina. È qui che emerge il significato più importante del film: eliminare i singoli responsabili può interrompere una rotta, ma non basta a distruggere un sistema economico fondato sulla domanda, sul profitto e sulla disponibilità di nuovi sostituti.

La struttura corale di Jason Cabell segue la cocaina lungo la filiera per mostrare un sistema criminale più grande dei suoi protagonisti

Running with the Devil adotta una struttura narrativa frammentata, passando da un personaggio all’altro e da un territorio al successivo. La scelta rispecchia la natura stessa del narcotraffico, un’attività nella quale la responsabilità viene distribuita tra produttori, intermediari, corrieri, distributori e figure di comando. Nessuno controlla necessariamente ogni fase, ma ciascun passaggio contribuisce alla sopravvivenza dell’organizzazione. Il film costruisce così un thriller in cui il movimento della merce conta quanto le azioni dei personaggi: la cocaina cambia proprietario, viene lavorata e trasportata, mentre le persone coinvolte cercano di proteggere la propria posizione.

Per Jason Cabell, ex membro delle forze speciali statunitensi prima di dedicarsi al cinema, il mondo criminale diventa l’occasione per rappresentare una rete di potere in cui la violenza è parte della gestione quotidiana degli affari. La presenza di interpreti come Nicolas Cage, Laurence Fishburne e Cole Hauser contribuisce a dare riconoscibilità a figure che, per gran parte della storia, vengono identificate attraverso soprannomi e funzioni: il Cuoco, l’Uomo, il Boss, il Giustiziere. Questa scelta riduce la centralità dell’identità individuale e mette in primo piano i ruoli che ciascuno ricopre all’interno della catena criminale.

Il Cuoco è un organizzatore metodico, abituato a mantenere il controllo e a considerare ogni problema come una minaccia alla stabilità dell’impresa. L’Uomo, al contrario, è un veterano del traffico che agisce con maggiore impulsività e coltiva l’idea di poter sperimentare una sostanza nuova senza informare i superiori. La loro collaborazione si incrina quando le consegne arrivano adulterate e il cartello pretende spiegazioni. La ricerca del responsabile si trasforma progressivamente in una lotta per la sopravvivenza, perché in questo ambiente un errore commerciale può essere interpretato come un tradimento.

In parallelo, l’agente della DEA segue le tracce lasciate dalla distribuzione della droga, mentre le morti per overdose mostrano le conseguenze che la filiera produce lontano dai suoi centri decisionali. La storia della bambina che perde i genitori a causa della cocaina introduce una dimensione umana che contrasta con il linguaggio economico dei trafficanti. Il prodotto viene trattato come una merce da consegnare nelle quantità concordate, ma dietro quei numeri ci sono vite che il sistema non considera. Questa distanza morale prepara il finale, nel quale la caduta dei protagonisti non equivale necessariamente alla fine del traffico.

Il Cuoco lascia morire l’Uomo dopo averlo salvato dal fiume e trasforma il tradimento in una condanna definitiva

Running with the Devil - La legge del cartello Nicolas Cage

Il rapporto tra il Cuoco e l’Uomo raggiunge il punto di rottura durante l’attraversamento del confine. Dopo aver scoperto che il suo compagno ha sperimentato una nuova sostanza senza autorizzazione, il Cuoco gli risparmia inizialmente la vita. Il gesto sembra una concessione personale, forse persino una dimostrazione di amicizia, ma resta subordinato alla logica del cartello: la tolleranza è possibile soltanto finché non mette a rischio gli affari. L’Uomo interpreta quella decisione come un’occasione per proseguire, senza comprendere fino in fondo che la fiducia è ormai compromessa.

Durante l’attraversamento di un fiume, l’Uomo cade in acqua e perde lo zaino che contiene la cocaina. Il Cuoco riesce a salvarlo, ma poco dopo scivola da un pendio. L’Uomo lo afferra per impedirgli di precipitare e, per qualche istante, sembra poter ricambiare il gesto ricevuto. Decide invece di lasciarlo cadere, scegliendo di sacrificare il compagno per proteggere il proprio segreto e conservare la possibilità di raggiungere il Boss con il carico recuperato.

La scena ribalta il significato del salvataggio precedente. Il Cuoco aveva lasciato vivere l’Uomo perché riteneva di poter ancora controllare la situazione; l’Uomo, invece, trasforma l’occasione di salvare il compagno in una decisione definitiva, convinto che la sua morte elimini il rischio di essere scoperto. È un calcolo che sembra funzionare: recuperata la cocaina, raggiunge il Boss e ottiene una nuova posizione nella struttura criminale, venendo mandato a Cartagena per occuparsi della produzione.

La sua promozione, però, non rappresenta una vera liberazione. L’Uomo ha guadagnato spazio all’interno dell’organizzazione, ma continua a dipendere da un sistema nel quale ogni avanzamento è revocabile e ogni alleanza può diventare una minaccia. Nel frattempo, la DEA lo rintraccia per le morti delle due donne per overdose e cerca di arrestarlo. Quando l’Uomo arriva a Cartagena, viene catturato dagli uomini del cartello, torturato e infine ucciso. Il film rivela così che la sequenza iniziale, in cui un uomo viene legato a un palo e bruciato, mostrava proprio la sua esecuzione.

La morte dell’Uomo chiude il cerchio narrativo e dimostra che il suo tradimento non gli ha garantito alcuna sicurezza. Aveva sacrificato il Cuoco per proteggere il proprio futuro, ma il suo futuro dipendeva comunque da un’organizzazione che non riconosce legami duraturi. La violenza con cui viene eliminato è la conseguenza estrema di un mondo in cui ogni individuo è valutato per la propria utilità e può essere rimosso quando diventa un problema.

L’agente della DEA uccide il Cuoco, ma l’ultima scena dimostra che la filiera della cocaina continua

Dopo aver organizzato l’esecuzione dell’Uomo, il Cuoco torna alla sua vita quotidiana, apparentemente convinto di essere riuscito a rimettere ordine negli affari. La sua posizione sembra solida: ha eliminato un collaboratore diventato inaffidabile e conserva il favore del Boss. A differenza dell’Uomo, che ha cercato di conquistare autonomia attraverso un esperimento clandestino, il Cuoco si è dimostrato capace di proteggere gli interessi dell’organizzazione e di reprimere ogni deviazione.

L’agente della DEA, tuttavia, è arrivata fino a lui. Quando si presenta a casa sua, il Cuoco capisce di trovarsi davanti a qualcuno che conosce la verità, ma mantiene la calma perché sa che le prove necessarie per incriminarlo potrebbero mancare. La sua sicurezza deriva dalla distanza che ha sempre mantenuto tra sé e gli atti più visibili della filiera: gestisce persone, spostamenti e consegne, ma può contare sul fatto che il sistema distribuisce le responsabilità e rende difficile risalire fino ai vertici.

L’agente non si lascia intimidire e gli spara. La morte del Cuoco sembra completare il lavoro della DEA, eliminando un intermediario di rilievo e interrompendo una parte della rete. La scena presenta però una soluzione ambigua: l’uccisione è una risposta immediata a un criminale che potrebbe sfuggire alla giustizia, ma non dimostra che il traffico sia stato davvero smantellato. Il film non mostra un processo, una confessione pubblica o una ricostruzione completa dell’organizzazione. Mostra soltanto la fine di un uomo che, fino all’ultimo, si era sentito protetto dal proprio ruolo.

È l’immagine conclusiva a chiarire il senso di questa apparente vittoria. Il contadino colombiano, già visto all’inizio della filiera, continua a produrre e trasportare cocaina. La sua presenza riporta la narrazione al punto di partenza e suggerisce che la catena non dipende da un singolo intermediario. Il Cuoco e l’Uomo sono stati eliminati, ma la produzione continua a esistere, pronta ad alimentare nuovi percorsi e a coinvolgere altri individui. La rotta può cambiare, così come i responsabili della distribuzione, mentre il mercato resta in grado di rigenerarsi.

Il finale di Running with the Devil suggerisce che eliminare i trafficanti non basta a fermare un’economia fondata sul profitto

Nicolas Cage in Running with the Devil

Il significato complessivo del finale nasce dal contrasto tra la conclusione delle vicende individuali e la continuità del sistema. Il Cuoco e l’Uomo muoiono perché hanno infranto le regole del cartello o sono diventati un rischio per i suoi interessi. Le loro scelte hanno conseguenze dirette, ma non modificano le condizioni che rendono possibile il traffico. Il contadino continua a produrre, i distributori possono essere sostituiti e la domanda di cocaina rimane fuori dal campo d’azione immediato dei personaggi. Il film costruisce così una visione circolare della criminalità organizzata: i singoli vengono consumati dal sistema che contribuiscono a sostenere.

Anche la DEA ottiene un risultato limitato. La morte del Cuoco rappresenta una vittoria concreta contro un operatore importante, ma il finale non permette di affermare che l’intera organizzazione sia stata smantellata. L’ultima immagine impedisce allo spettatore di confondere la punizione dei responsabili con la soluzione del problema. La filiera sopravvive perché si fonda su una struttura distribuita, nella quale produzione e distribuzione possono continuare anche dopo la perdita di un intermediario.

Le morti per overdose, e soprattutto quella dei genitori della bambina, mostrano il costo umano che rimane ai margini degli affari. I trafficanti discutono di quantità, qualità e affidabilità delle consegne; le vittime, invece, non hanno alcun controllo sulle decisioni che determinano la loro sorte. Il film mette in relazione questi due livelli senza trasformarli in un discorso esplicito: da una parte il linguaggio del profitto, dall’altra le conseguenze irreversibili di un prodotto venduto come merce.

La conclusione di Running with the Devil non offre quindi una vera catarsi. Il Cuoco e l’Uomo pagano per le proprie azioni, ma la loro morte non interrompe la circolazione della droga. Il titolo stesso richiama una corsa che sembra non avere un traguardo definitivo: ciascun personaggio cerca di sopravvivere al passaggio successivo, mentre l’organizzazione continua a muoversi oltre le singole esistenze. Il finale lascia così una prospettiva cupa, in cui la giustizia può colpire alcuni responsabili senza riuscire a intaccare le condizioni che permettono al sistema di riprodursi. La filiera della cocaina resta attiva perché nessuna delle morti raccontate dal film è sufficiente a fermarla.

Gianmaria Cataldo
Gianmaria Cataldo
Laureato con lode in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza e iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Lazio come giornalista pubblicista. Dal 2018 collabora con Cinefilos.it, assumendo nel 2023 il ruolo di Caporedattore. È autore di saggi critici sul cinema pubblicati dalla casa editrice Bakemono Lab.
- Pubblicità -

ALTRE STORIE

- Pubblicità -