The Bouncer – L’infiltrato: la spiegazione del finale del film con Jean-Claude Van Damme

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The Bouncer – L’infiltrato, conosciuto anche con il titolo originale Lukas, è un thriller d’azione franco-belga del 2018 diretto da Julien Leclercq e interpretato da Jean-Claude Van Damme nel ruolo di Lukas, un uomo segnato dalla morte della moglie e costretto a vivere lontano dal proprio passato. Il film utilizza la figura apparentemente classica del buttafuori per raccontare qualcosa di molto più cupo: un padre che cerca di proteggere la propria figlia mentre viene trascinato dentro una rete criminale nella quale la distinzione tra legge e crimine diventa progressivamente impossibile.

Il finale porta questa ambiguità alle estreme conseguenze. Lukas accetta di infiltrarsi nell’organizzazione di Jan Dekkers per evitare la prigione e proteggere sua figlia, ma scopre presto che gli uomini che lo stanno utilizzando come informatore sono altrettanto disposti a uccidere e tradire dei criminali che dovrebbe contribuire a fermare. Quando Maxim Zeroual rivela la propria natura corrotta, Lukas si ritrova completamente solo, ferito e circondato dalla violenza. La sua ultima telefonata a Sarah, seguita dall’accensione dell’automobile, non rappresenta quindi una semplice promessa di salvezza: è il tentativo disperato di tornare alla sola persona per cui ha continuato a combattere.

Julien Leclercq trasforma il classico action movie di Jean-Claude Van Damme in un thriller criminale crepuscolare sulla sopravvivenza

Nel cinema di Julien Leclercq, l’azione è spesso legata a personaggi intrappolati in sistemi più grandi di loro. Dal futuristico Chrysalis a L’Assalto, fino a Rapinatori e ai successivi La terra e il sangue e Vite vendute, il regista ha attraversato generi diversi mantenendo una forte attenzione per il thriller, la criminalità organizzata e gli individui costretti a reagire quando l’ordine istituzionale crolla. The Bouncer – L’infiltrato appartiene precisamente a questa linea.

La particolarità sta però nella presenza di Jean-Claude Van Damme. L’attore porta con sé un immaginario costruito sul corpo, sulla velocità e sull’eroe capace di risolvere fisicamente ogni conflitto. Qui Leclercq lavora in direzione opposta: Lukas è stanco, ferito, silenzioso, quasi consumato dalla propria esistenza. Anche le sue capacità combattive sembrano appartenere a un passato che continua a presentargli il conto.

La sua storia ricorda così quella di molti protagonisti del cinema d’azione, ma con una differenza sostanziale: Lukas non sta cercando una vendetta astratta né vuole dimostrare di essere il più forte. È un padre che cerca di conservare un rapporto con la figlia dopo aver già perso la moglie. Il passato sudafricano, inoltre, rivela che ha già attraversato il confine tra giustizia e vendetta: quando la polizia non riuscì a trovare gli assassini della moglie, Lukas li trovò da solo e fu costretto a fuggire.

Il lavoro di Leclercq consiste quindi nel togliere progressivamente al protagonista l’illusione di poter controllare gli eventi. Lukas entra nell’infiltrazione perché pensa di poterla gestire e uscirne quando vuole; il sistema criminale e quello istituzionale gli dimostrano invece che, una volta entrati, non esistono più vie d’uscita semplici.

Il finale di The Bouncer – L’infiltrato: Lukas viene tradito da Jan e Maxim e scopre che la legge è diventata parte del crimine

Jean-Claude Van Damme in The Bouncer - L'infiltrato
© Director: Julien Leclercq – DoP: Robrecht Heyvaert – (c) LABYRINTHE FILMS, ATCHAFALAYA FILMS, UMEDIA

Il piano conclusivo nasce dalla collaborazione tra Lukas e Lisa. Dopo aver compreso che Jan deve necessariamente stampare il denaro falso per completare l’affare, Lukas convince Lisa a collaborare con le autorità. La donna accetta perché ha capito quanto sia pericoloso continuare a lavorare per Jan: Geert è già morto e lei rischia di fare la stessa fine. La fattoria diventa così il luogo nel quale Lukas pensa finalmente di poter chiudere la missione.

Durante il blitz, però, la situazione precipita. Lukas rivela a Jan di averlo tradito e il criminale gli spara al petto. Sembra la conclusione inevitabile del percorso del protagonista: dopo essere stato utilizzato da tutti, Lukas viene eliminato proprio nel momento in cui crede di avere portato a termine il proprio compito. Jan viene quindi ucciso da Maxim, ma il gesto non ha nulla della giustizia che Lukas si aspettava.

Maxim uccide anche Lisa e ordina ai suoi uomini di appropriarsi del denaro contraffatto. È qui che The Bouncer – L’infiltrato compie il proprio rovesciamento decisivo: il poliziotto che aveva costretto Lukas a infiltrarsi si rivela interessato al denaro tanto quanto i criminali che stava ufficialmente combattendo. La distinzione tra i due mondi scompare definitivamente.

Lukas, però, è ancora vivo. Quando Maxim si avvicina per finirlo, il protagonista riesce a disarmarlo e lo affronta in un combattimento brutale, nel quale la differenza tra poliziotto corrotto e criminale ormai non ha più alcuna importanza. Lukas uccide Maxim e poi elimina anche gli altri membri della sua squadra. Alla fine rimane gravemente ferito, circondato dai corpi degli uomini che hanno cercato di controllarlo.

Perché Lukas sopravvive e accende l’auto dopo aver telefonato alla figlia: il finale non celebra la vendetta, ma lascia aperta la possibilità di tornare da Sarah

Jean-Claude Van Damme nel film The Bouncer - L'infiltrato
© Director: Julien Leclercq – DoP: Robrecht Heyvaert – (c) LABYRINTHE FILMS, ATCHAFALAYA FILMS, UMEDIA

La scena conclusiva è brevissima e proprio per questo assume un peso particolare. Lukas, devastato dalle ferite, riesce a telefonare alla figlia. Sarah gli chiede se verrà a prenderla e lui risponde di sì. Subito dopo, l’automobile si mette in moto. È un’immagine volutamente semplice dopo la carneficina della fattoria: per un istante il film abbandona il linguaggio dell’azione e torna alla relazione che ha motivato ogni scelta del protagonista.

Questo dettaglio cambia anche la lettura della violenza precedente. Lukas ha ucciso Jan, Maxim e gli uomini di quest’ultimo, ma il film non presenta la sua vittoria come una liberazione definitiva. Non c’è una celebrazione, non c’è un ritorno trionfale alla normalità. Lukas è vivo, ma è gravemente ferito e ha appena attraversato un’altra esperienza che lo avvicina ancora una volta alla persona che era fuggita dal Sudafrica.

L’accensione dell’auto assume quindi un valore quasi simbolico. All’inizio del film Lukas è un uomo fermo, bloccato in un’esistenza precaria e incapace di lasciarsi alle spalle ciò che è accaduto. Alla fine torna a muoversi. La destinazione non è una nuova missione e nemmeno una vendetta: è sua figlia. Il movimento dell’automobile diventa così la prima vera possibilità di futuro.

Resta tuttavia un margine di ambiguità. Il film non mostra ciò che accade dopo la telefonata e non trasforma la sopravvivenza di Lukas in una soluzione completa. La sua identità, il passato sudafricano e le conseguenze delle sue azioni rimangono irrisolti. Il finale è dunque aperto, ma non nel senso di un semplice espediente per lasciare spazio a un eventuale seguito: Lukas può continuare a vivere, ma dovrà farlo portandosi dietro tutto ciò che ha fatto.

Il vero significato del finale di The Bouncer – L’infiltrato: Lukas combatte la corruzione per sua figlia, ma non può cancellare la violenza che lo ha definito

Alice Verset in The Bouncer - L'infiltrato
© Director: Julien Leclercq – DoP: Robrecht Heyvaert – (c) LABYRINTHE FILMS, ATCHAFALAYA FILMS, UMEDIA

Il significato più profondo del finale sta proprio nella contraddizione di Lukas. Il protagonista combatte contro criminali e poliziotti corrotti, ma per farlo deve ricorrere alla stessa violenza che lo ha accompagnato per tutta la vita. Non diventa improvvisamente un uomo innocente. Il film non cancella il suo passato e non trasforma la vendetta per la moglie in una giustificazione assoluta.

La differenza rispetto agli uomini che lo circondano sta nella motivazione che ancora gli permette di immaginare un futuro. Jan vuole il denaro e il potere; Maxim vuole il denaro sfruttando la propria posizione istituzionale; Lukas, invece, continua a cercare una strada verso Sarah. Questo non rende moralmente semplice ciò che fa, ma spiega perché il suo ultimo gesto sia una telefonata anziché un’altra uccisione.

Anche la corruzione di Maxim assume allora un significato centrale. Lukas era stato costretto a scegliere tra il carcere e l’infiltrazione perché gli uomini che lo controllavano sostenevano di rappresentare la legge. Alla fine scopre che quella legge era diventata parte dello stesso meccanismo criminale. Il protagonista non viene salvato dalle istituzioni: deve salvarsi da solo, come aveva già fatto in Sudafrica.

Ed è proprio qui che il finale evita di essere una semplice fantasia di rivalsa. Lukas vince fisicamente, ma il prezzo della vittoria è enorme: Geert e Lisa sono morti, Jan e Maxim sono stati eliminati, e lui stesso è quasi morto. La frase implicita dell’ultima scena è quindi che sopravvivere non significa uscire indenni dalla violenza. Significa avere ancora una ragione per andare avanti.

Quando Lukas accende l’auto, quella ragione ha il volto di Sarah. Il film chiude così il cerchio tornando al rapporto padre-figlia che aveva dato origine a tutto. The Bouncer – L’infiltrato non racconta la redenzione di un uomo che torna innocente; racconta la possibilità, molto più fragile, che un uomo profondamente segnato dalla violenza possa ancora scegliere di tornare verso qualcuno che ama. Ed è proprio questa promessa, ancora incerta e tutta da verificare, a rendere l’ultima immagine più significativa della vittoria ottenuta nello scontro finale.

Gianmaria Cataldo
Gianmaria Cataldo
Laureato con lode in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza e iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Lazio come giornalista pubblicista. Dal 2018 collabora con Cinefilos.it, assumendo nel 2023 il ruolo di Caporedattore. È autore di saggi critici sul cinema pubblicati dalla casa editrice Bakemono Lab.
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