The Last Duel è tratto da una storia vera? Quanto è realistico il film di Ridley Scott

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Uscito nel 2021 e diretto da Ridley Scott, The Last Duel (leggi qui la recensione) ricostruisce uno degli episodi giudiziari più controversi della Francia medievale: il duello del 29 dicembre 1386 tra Jean de Carrouges e Jacques Le Gris, due nobili che un tempo erano stati alleati e che finirono per affrontarsi in seguito all’accusa di violenza sessuale mossa da Marguerite de Carrouges, moglie di Jean. Interpretati rispettivamente da Matt Damon, Adam Driver e Jodie Comer, i tre protagonisti sono al centro di una vicenda in cui l’onore aristocratico, la giustizia e la posizione delle donne nella società feudale si intrecciano fino a trasformare un’accusa in una sfida all’ultimo sangue.

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Questo film storico è tratto dal saggio storico The Last Duel: A True Story of Trial by Combat in Medieval France, pubblicato nel 2004 da Eric Jager, e si basa dunque su un caso realmente documentato. Questo, però, non significa che ogni scena corrisponda a ciò che accadde nel XIV secolo: le fonti disponibili restituiscono soprattutto le testimonianze e gli atti legati al procedimento, mentre lasciano ampi spazi d’incertezza sui rapporti personali, sulle motivazioni dei protagonisti e sulla vita privata di Marguerite. La sceneggiatura, firmata da Matt Damon, Ben Affleck e Nicole Holofcener, rielabora alcuni passaggi per raccontare il caso attraverso tre prospettive differenti e mettere in discussione il modo in cui una società dominata dagli uomini stabiliva chi fosse credibile. Per capire quanto sia realistico The Last Duel, occorre quindi distinguere i fatti storici dalle ricostruzioni drammatiche, senza perdere di vista il significato della vicenda.

Il caso di Jean de Carrouges, Jacques Le Gris e Marguerite: quanto corrispondono alla realtà l’accusa e il conflitto tra i protagonisti

Il nucleo storico del film è autentico. Jean de Carrouges era un cavaliere normanno, mentre Jacques Le Gris apparteneva alla cerchia di nobili legati a Pierre d’Alençon, potente conte e figura influente nella regione. I due uomini avevano condiviso rapporti di amicizia e dipendenza politica, ma le loro relazioni si deteriorarono nel contesto delle rivalità per il favore del conte, le cariche e i possedimenti. La pellicola rende questo conflitto particolarmente personale, mostrando una successione di umiliazioni e torti che alimentano il risentimento di Jean nei confronti di Jacques. Le tensioni tra i due sono storicamente plausibili e il deterioramento dei loro rapporti è parte della ricostruzione del caso; alcuni episodi specifici, invece, sono stati inventati o accentuati per rendere più chiara la progressione del conflitto.

Tra le modifiche più evidenti c’è l’assegnazione a Le Gris di una carica che, nel film, sarebbe dovuta spettare a Carrouges. La vicenda storica comprende effettivamente dispute per terre, privilegi e incarichi, oltre a una causa intentata da Jean contro il conte, ma la sceneggiatura semplifica alcuni passaggi e concentra su Jacques una rivalità più articolata. Anche il racconto di un salvataggio reciproco durante una battaglia, mostrato da prospettive differenti, non è attestato dalle fonti: serve a rappresentare come due persone possano ricordare diversamente lo stesso episodio e costruire su quei ricordi interpretazioni opposte del proprio rapporto. Queste aggiunte non cambiano il fatto centrale, ma trasformano una vicenda documentaria in un dramma personale, in cui ogni torto contribuisce a preparare lo scontro finale.

L’accusa di Marguerite è il punto in cui il film affronta la questione più delicata. La donna denunciò Jacques Le Gris per una violenza sessuale avvenuta nel 1386, sostenendo che lui e un complice, Adam Louvel, si fossero presentati nella sua abitazione mentre Jean era lontano. Il caso è documentato e portò a un procedimento davanti alle autorità giudiziarie, che culminò nell’autorizzazione di un duello giudiziario. Le fonti storiche disponibili non offrono però una registrazione completa degli eventi come quella che ci si aspetterebbe da un processo moderno: gran parte delle informazioni deriva da cronache e testimonianze legate a una società nella quale la parola di una donna era sottoposta a forti pregiudizi. Il film sceglie di rappresentare l’accusa come fondata, una decisione narrativa coerente con la ricostruzione proposta da Jager, ma che va distinta dalla possibilità di dimostrare ogni dettaglio attraverso documenti contemporanei.

La differenza più significativa riguarda proprio la rappresentazione della violenza. Nel film, l’aggressione viene mostrata attraverso una dinamica incentrata su Le Gris, mentre la ricostruzione storica riportata da Jager comprende anche la partecipazione di Louvel e descrive una violenza fisica più brutale, con Marguerite immobilizzata e ferita. Gli sceneggiatori hanno modificato la scena per evitare che la vicenda diventasse soprattutto una questione di ricostruzione forense e di verifica delle circostanze materiali. La scelta permette di concentrare l’attenzione sul consenso e sulla distanza tra la percezione dell’aggressore e l’esperienza della vittima. Sul piano storico, tuttavia, si tratta di una semplificazione rilevante: il film conserva il senso dell’accusa, ma altera alcuni dettagli della sua dinamica.

Il processo medievale e il duello del 1386: le differenze tra la ricostruzione di Ridley Scott e le testimonianze storiche

The Last Duel

Anche il procedimento giudiziario viene condensato. Nel film, le udienze sembrano concentrarsi in pochi passaggi decisivi, mentre il caso reale si sviluppò nell’arco di diversi mesi e coinvolse ulteriori testimonianze. Tra le persone chiamate in causa figuravano Adam Louvel, indicato come complice, e una domestica di Marguerite; le testimonianze furono raccolte in un sistema giudiziario nel quale le differenze di status sociale influenzavano profondamente il trattamento degli interrogati. Alcuni testimoni di condizione inferiore furono sottoposti a tortura, una pratica ammessa in determinati contesti dell’epoca e considerata allora uno strumento per ottenere la verità. Il film omette questi passaggi, comprensibilmente per non disperdere il racconto, ma la loro assenza attenua la durezza concreta del sistema giudiziario medievale.

La pellicola inserisce inoltre un interrogatorio in cui Marguerite viene sottoposta a domande intime sulla sua vita sessuale e sulla possibilità che la gravidanza fosse il risultato di un rapporto con Le Gris. L’episodio esprime bene la condizione di una donna costretta a vedere la propria reputazione e la propria condotta sottoposte al giudizio degli uomini. Tuttavia, secondo la ricostruzione storica del caso, la gravidanza non fu considerata una prova decisiva per stabilire la responsabilità dell’imputato. La scena sintetizza in forma drammatica un insieme di pregiudizi e di pressioni sociali che sono storicamente credibili, ma non va letta come una trascrizione letterale delle domande rivolte a Marguerite durante il procedimento.

Il duello finale, invece, è molto vicino alla documentazione storica. Il combattimento ebbe luogo il 29 dicembre 1386, alla presenza della corte e di un pubblico numeroso, dopo che il re Carlo VI autorizzò il ricorso al giudizio di Dio. In un duello giudiziario, l’esito dello scontro era interpretato come manifestazione della volontà divina: la vittoria di Carrouges avrebbe confermato la sua causa, mentre la sconfitta avrebbe avuto conseguenze gravissime anche per Marguerite, esposta al rischio di essere condannata per falsa accusa. Il film restituisce la brutalità del confronto e la centralità delle armature e delle armi, ma modifica alcuni dettagli della sequenza. Le cronache descrivono variazioni nei passaggi del combattimento e nel momento in cui i due contendenti abbandonarono le armi più ingombranti; la versione cinematografica organizza questi elementi in modo più spettacolare e leggibile.

Anche la morte di Le Gris e le sue ultime parole derivano dalla tradizione documentaria del caso. Il cavaliere sconfitto continuò a proclamarsi innocente, invocando Dio e la propria anima, mentre Carrouges risultò vincitore e Marguerite venne scagionata. Il film conserva questo passaggio perché rende evidente una contraddizione fondamentale: il verdetto pubblico stabilì l’esito giudiziario, ma non poteva restituire alla donna ciò che aveva subito né eliminare le disuguaglianze che avevano condizionato il procedimento. Alcuni dettagli della morte sono stati modificati per rendere lo scontro più crudo sullo schermo, mentre vengono omessi aspetti successivi della vita di Carrouges, tra cui ulteriori controversie legali e il premio economico associato alla vittoria.

Quanto è realistico The Last Duel: la verità storica, il punto di vista di Marguerite e il significato del finale

The Last Duel film 2021

The Last Duel è complessivamente fedele al quadro storico generale, ma si concede libertà importanti nella ricostruzione dei rapporti personali e di alcuni momenti del processo. La rivalità tra Carrouges e Le Gris, l’accusa di Marguerite, il ricorso al duello giudiziario e la data dello scontro appartengono alla storia documentata. Le conversazioni private, molte motivazioni individuali e diversi episodi che preparano il conflitto sono invece ricostruzioni narrative. La distinzione più importante riguarda il modo in cui il film racconta Marguerite: le fonti dell’epoca restituiscono soprattutto la sua posizione nel caso giudiziario, mentre la pellicola immagina la sua quotidianità, il rapporto con il marito e la consapevolezza dei rischi che comportava denunciare un nobile.

La struttura in tre capitoli, ciascuno legato alla prospettiva di un protagonista, rende esplicito il problema dell’attendibilità dei racconti. Le versioni di Jean e Jacques sono condizionate dall’orgoglio, dall’interesse personale e dalla loro idea di onore; quella di Marguerite rivendica invece la necessità di ascoltare chi, nel sistema sociale del tempo, disponeva di meno potere per essere creduto. La scelta di assegnarle l’ultimo capitolo, presentato come la verità, è una presa di posizione degli autori. Eric Jager ha giudicato plausibile questa interpretazione, sottolineando quanto la testimonianza di Marguerite fosse dettagliata e quanto fosse rischioso per una donna del XIV secolo esporsi pubblicamente con un’accusa simile. Resta una valutazione storica fondata sulle fonti disponibili, non la possibilità di ricostruire ogni momento della vicenda con certezza assoluta.

Il valore del film sta proprio nel collegare il caso medievale a una domanda ancora attuale: chi viene creduto quando le versioni dei fatti si scontrano e il potere influenza il giudizio? Ridley Scott non realizza una ricostruzione giudiziaria neutrale, ma usa un episodio reale per mostrare come una società possa subordinare la parola di una donna all’onore degli uomini e alle convenzioni del proprio tempo. Le libertà narrative non cancellano la base storica; rendono però necessario distinguere ciò che sappiamo da ciò che il film sceglie di immaginare.

In conclusione, The Last Duel è tratto da una storia vera e conserva con buona fedeltà gli snodi principali del caso del 1386. La ricostruzione della violenza, i rapporti tra i protagonisti e alcuni passaggi processuali sono stati modificati o condensati, mentre la rappresentazione della prospettiva di Marguerite costituisce una scelta interpretativa consapevole. Il film è dunque attendibile nella cornice storica e nell’esito del duello, ma non va considerato una trascrizione letterale delle fonti. La sua forza risiede nella capacità di riportare al centro una donna la cui vicenda è stata tramandata soprattutto attraverso le parole e gli interessi degli uomini che la circondavano.

Gianmaria Cataldo
Gianmaria Cataldo
Laureato con lode in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza e iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Lazio come giornalista pubblicista. Dal 2018 collabora con Cinefilos.it, assumendo nel 2023 il ruolo di Caporedattore. È autore di saggi critici sul cinema pubblicati dalla casa editrice Bakemono Lab.
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