The Dog Stars – Le Stelle Dopo la Fine: intervista a Ridley Scott, Jacob Elordi, Josh Brolin e Guy Pearce

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Dal 26 agosto al cinema, The Dog Stars – Le Stelle Dopo la Fine porta sul grande schermo il romanzo post-apocalittico di Peter Heller attraverso lo sguardo di Ridley Scott. In occasione della conferenza stampa internazionale, il regista e i protagonisti Jacob Elordi, Josh Brolin e Guy Pearce hanno raccontato l’adattamento, il lavoro sul set, le location italiane e una storia che, pur immaginando un futuro devastato, guarda con inquietante attenzione al presente.

Ridley Scott sull’adattamento del romanzo di Peter Heller

Ridley Scott: Volevo trovare il modo di rendere la storia cinematograficamente più potente e di portarla nella direzione che sentivo più giusta per il film.

C’è, per esempio, un elemento che emerge nel terzo atto, quando Hig arriva in un luogo che ha sempre immaginato potesse essere migliore. Troviamo quello che sembra quasi un santuario, ma che in realtà è più simile a una fabbrica di carne umana. Pensate alla carne umana come cibo. È un’immagine molto forte, ma appartiene alla logica estrema di questo mondo.

Jacob Elordi su cosa significa interpretare Hig in un mondo dopo la fine

Jacob Elordi: Hig vive in un mondo nel quale tutto ciò che conosciamo è scomparso o è diventato pericoloso. La sua relazione con Jasper è fondamentale perché rappresenta una delle poche forme di umanità che gli sono rimaste. Il rapporto tra loro cambia continuamente e proprio questa imprevedibilità rende il viaggio interessante.

Sul set Ridley crea un’atmosfera particolare, quasi pericolosa e inafferrabile. Non sai mai bene in quale direzione stai andando. Sperimenta molto mentre lavori e questo ti porta a fare altrettanto. C’è stata molta improvvisazione e molta libertà.

Josh Brolin e Jacob Elordi in The Dog Stars - Le stelle dopo la fine (2026)
Foto di Fabio Lovino/Fabio Lovino – © 2026 20th Century Studios.

Ridley Scott ha definito Hig e Jasper “La Strana Coppia”

Josh Brolin: Mi piace molto come riferimento. Ridley l’ha definita proprio “La Strana Coppia” e penso che sia perfetto. Mi vengono in mente Jack Lemmon e Walter Matthau. Matthau diceva: “Se pulisci quel posacenere ancora una volta, ti spacco la testa con quello”. Ecco, siamo quella strana coppia lì.

Tra Hig e Jasper esiste una tensione continua, ma anche una forma di dipendenza reciproca. Sono molto diversi, e proprio per questo funzionano insieme. In un mondo distrutto, il loro rapporto diventa anche una delle poche occasioni per ritrovare qualcosa di simile alla normalità.

Ridley Scott, perché scegliere le Dolomiti invece del Canada

Ridley Scott: Ero in Canada a fare i sopralluoghi per il film, a Calgary. Il Canada è maestoso, ma se entri nella foresta per fare pipì, ti giri e improvvisamente non sai più dove sei. Muori lì. Ci sono lupi e orsi. L’ho trovato intimidatorio.

Avevo già fatto dei sopralluoghi sulle Dolomiti, dove il cibo è migliore. Così ho detto alla mia piccola troupe: “Qualcuno è spaventato da questo posto? Io sì, quindi andiamo tutti in Italia”. Abbiamo trovato nei paesaggi italiani quello che cercavamo. Le Dolomiti hanno una dimensione spettacolare ma anche un senso di isolamento perfetto per la storia. E poi abbiamo lavorato a Cinecittà.

Il rapporto di Ridley Scott con la grande tradizione cinematografica italiana

Ridley Scott: Ricordo quando ho incontrato Fellini e Sergio Leone. Fellini mi ha portato in giro per la sua barca gigante, per il suo set. Era molto inglese, indossava un trench Macintosh Burberry. È stato fantastico. L’Italia ha una storia cinematografica straordinaria e lavorare qui significa inevitabilmente confrontarsi con quella tradizione.

Guy Pearce sul parallelo della storia con la Pandemia di COVID

Guy Pearce: È stato davvero interessante girare questo film subito dopo esserci messi alle spalle il COVID. Per molte persone è stata un’esperienza tragica, perché hanno perso dei cari. Ma per il resto di noi è stato anche un campanello d’allarme strano e scioccante: l’intero pianeta stava vivendo la stessa cosa contemporaneamente.

Ovviamente l’ambientazione del nostro film è molto più estrema, ma, come dice Ridley, la sensazione è che non sia così lontana dalla realtà. Quel tipo di scenario sembra davvero essere dietro l’angolo.

Ridley Scott e il suo rapporto con la critica

Ridley Scott: No. Non ho mai più letto un critico in vita mia, né recensioni buone né cattive. Con tutto il rispetto per voi ragazzi, so che mi ucciderete per averlo detto, ma non leggo le mie stesse rassegne stampa.

La ragione è semplice: sono stato scottato da una critica distruttiva su Blade Runner. Da allora ho deciso che non mi sarebbe più interessato sapere cosa pensano i critici dei miei film. Continuo invece a leggere moltissime notizie.

Jacob Elordi Margaret Qualley The Dog StarsGuy Pearce commenta il lavoro con Margaret Qualley

Guy Pearce: Lavorare su una dinamica padre-figlia così viscerale richiede una fiducia immediata sul set. Con Margaret c’è stata subito un’intesa naturale. Abbiamo cercato di restituire tutta la distanza emotiva tra i due personaggi senza mai scivolare nel retorico.

Il loro rapporto vive di silenzi, incomprensioni e risentimenti mai del tutto risolti. Nelle scene chiave non ci siamo risparmiati. Il bello di recitare insieme è stato proprio far emergere la verità di una relazione dolorosa ma inevitabile.

Ridley Scott sulle ambizioni di The Dog Stars – Le Stelle Dopo la Fine

Ridley Scott: Spero che il film lasci qualcosa su cui riflettere. È una storia ambientata nel futuro, ma non volevo che sembrasse lontana da noi. Il mondo di The Dog Stars è estremo, ma le paure che lo attraversano sono molto concrete: la sopravvivenza, l’isolamento, la perdita e soprattutto la necessità di capire di chi ci si possa fidare quando tutto il resto è scomparso.

In fondo è questo che mi interessava: non soltanto raccontare la fine del mondo, ma raccontare cosa rimane degli esseri umani quando il mondo che conoscevano non esiste più.

Dal 26 agosto al cinema.

Chiara Guida
Chiara Guida
Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice e Direttore Responsabile di Cinefilos.it dal 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.
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