Club Kid, recensione dell’esordio alla regia di Jordan Firstman – #RoFF21

Jordan Firstman dirige e interpreta una commedia drammatica, dolce e irriverente, sulla paternità inattesa, la crescita personale e la possibilità di reinventarsi, con Cara Delevingne e il giovane Reggie Absolom. Al cinema a partire dal 3 dicembre.

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Presentato al Festival di Cannes 2026 nella sezione Un Certain Regard e alla XXI edizione della Festa del Cinema di Roma nella sezione Freestyle, Club Kid segna l’esordio nel lungometraggio di Jordan Firstman, che firma anche la sceneggiatura e interpreta il protagonista. In uscita nelle sale italiane dal 3 dicembre con I Wonder Pictures, il film racconta una paternità inattesa sullo sfondo della nightlife queer newyorkese, trasformando una commedia irriverente in una riflessione sulla crescita, sull’autostima e sulla possibilità di reinventarsi. Con Cara Delevingne e il giovanissimo Reggie Absolom, Firstman costruisce un racconto dolce e provocatorio, in cui diventare grandi significa imparare a prendersi cura di qualcuno senza smettere di fare i conti con se stessi.

Peter, un eterno ragazzo nella notte di New York

Peter (Jordan Firstman) ha trent’anni e una vita che sembra ruotare interamente attorno alle feste. È un promoter di alcuni dei party più esclusivi della scena queer newyorkese e divide il lavoro con Sophie (Cara Delevingne), sua socia in affari. Le notti sono interminabili, le responsabilità rimandate al giorno successivo e ogni occasione diventa un pretesto per continuare a vivere immerso nella musica, negli eccessi e nelle relazioni fugaci.

Peter conosce persone, frequenta ambienti esclusivi e sembra muoversi con disinvoltura in un universo costruito a sua immagine. Dietro questa sicurezza, tuttavia, si nascondono una profonda insoddisfazione e un’autostima fragile. Il suo stile di vita comincia a presentare il conto, compromettendo anche il rapporto professionale con Sophie, stanca della sua incapacità di assumersi responsabilità.

Quando tutto sembra procedere secondo un copione già scritto, alla porta di casa di Peter arriva Arlo (Reggie Absolom), un bambino di dieci anni di cui ignorava l’esistenza. La madre è morta e il piccolo viene affidato alle sue cure. Per Peter, che ha sempre organizzato la propria esistenza intorno ai propri desideri, la notizia è uno shock. Da un giorno all’altro deve confrontarsi con una responsabilità che non aveva mai preso in considerazione: essere padre.

Una paternità inaspettata e dolcissima

Cortesia di I Wonder Pictures

L’incontro tra Peter e Arlo è il cuore emotivo del film. Il bambino porta con sé un mondo di esigenze concrete, domande e fragilità che Peter non sa inizialmente come affrontare. Preparare un pasto, stabilire delle regole, comprendere le necessità di un figlio diventano sfide impreviste per un uomo abituato a vivere senza orari e senza programmi.

La differenza tra i due genera situazioni comiche, spesso irresistibili, ma lascia gradualmente spazio a una tenerezza autentica. Reggie Absolom è una piacevole scoperta: con naturalezza e sensibilità, restituisce un bambino curioso e intelligente, capace di osservare il mondo adulto con uno sguardo tutto suo. La chimica con Firstman è fondamentale per rendere credibile l’evoluzione del loro rapporto.

Peter deve imparare a conoscere Arlo, ma anche a riconoscere le proprie mancanze. La paternità lo costringe a uscire dal proprio egocentrismo e a misurarsi con qualcuno che ha bisogno di lui, indipendentemente dal suo successo, dal suo fascino o dalla sua capacità di intrattenere gli altri. La responsabilità assume così un valore nuovo: diventa una possibilità di crescita e un’occasione per scoprire un’affettività che Peter aveva sempre tenuto a distanza.

Jordan Firstman, oltre la maschera dell’irriverenza

Firstman, già conosciuto per la sua comicità dissacrante e per il suo lavoro come attore, costruisce un protagonista che sembra inizialmente una versione esasperata delle figure irriverenti a cui ha dato vita in precedenza. Peter è caustico, disordinato, provocatorio e apparentemente impermeabile alle conseguenze delle proprie azioni. Con il procedere della storia, però, la maschera comincia a incrinarsi.

È proprio dall’incontro con Arlo che emerge la dimensione più vulnerabile del personaggio. Peter si ritrova a fare i conti con un senso di inadeguatezza che la vita notturna aveva contribuito a nascondere. La festa, con la sua euforia e la sua promessa di appartenenza, diventa anche un modo per evitare il confronto con se stesso.

Firstman affronta questa contraddizione con uno sguardo partecipe, evitando di ridurre il protagonista a una semplice caricatura dell’adulto irresponsabile. La sua interpretazione è efficace soprattutto quando lascia emergere il disagio sotto le battute, mostrando un uomo che ha imparato a essere brillante in ogni situazione e che fatica, invece, a riconoscere le proprie fragilità.

Anche Cara Delevingne offre una presenza significativa nei panni di Sophie. Il suo personaggio rappresenta il contrappunto professionale ed emotivo a Peter: una donna che ha obiettivi concreti e che non può continuare a sostenere l’instabilità del socio, nonostante lei stessa sia soggetta a dipendenza da stupefacenti. Il loro rapporto introduce una riflessione sull’amicizia, sulla fiducia e sui limiti della comprensione reciproca.

Cortesia di I Wonder Pictures

La comunità queer e il significato della famiglia

Uno degli aspetti più interessanti di Club Kid è il modo in cui racconta la scena queer newyorkese. I club sono luoghi di libertà, espressione e incontro, spazi nei quali le persone possono costruire legami al di fuori dei modelli familiari tradizionali. Firstman restituisce l’energia di questo ambiente senza nasconderne gli eccessi e le contraddizioni, dando vita a un universo popolato da personaggi eccentrici, relazioni complicate e amicizie capaci di offrire sostegno.

L’arrivo di Arlo modifica anche il modo in cui Peter guarda alla propria comunità. Il protagonista deve capire come conciliare la vita che ha costruito con le esigenze di un bambino, imparando a distinguere gli spazi in cui può continuare a essere se stesso da quelli che richiedono nuove attenzioni.

Il film trova qui una prospettiva interessante sulla famiglia, intesa come una rete di affetti che può andare oltre i legami biologici e le convenzioni. La comunità queer accompagna Peter nella trasformazione, dimostrando che crescere e assumersi responsabilità non significa necessariamente rinnegare la propria identità. Significa, piuttosto, trovare un equilibrio diverso e comprendere che prendersi cura degli altri può arricchire la propria vita.

Club Kid: crescere senza smettere di essere se stessi

Cortesia di I Wonder Pictures

Il debutto di Firstman alterna con disinvoltura comicità tagliente, sequenze notturne cariche di energia e momenti di autentica malinconia. La fotografia di Adam Newport-Berra restituisce una New York vibrante e fisica, mentre le musiche di Cristóbal Tapia de Veer accompagnano il passaggio dall’euforia dei club a un’intimità più raccolta. Il contrasto tra questi ambienti traduce visivamente il cambiamento dello sguardo di Peter: ciò che prima sembrava sufficiente comincia a rivelare le proprie crepe.

Club Kid racconta soprattutto la possibilità di diventare adulti quando si pensa di avere già trovato il proprio modo di vivere. Peter ha costruito un’identità intorno alla festa, alla libertà individuale e al rifiuto di ogni vincolo. Arlo lo obbliga a guardare oltre queste certezze, offrendogli un’occasione per riconoscere il proprio valore e imparare a costruire un legame che richiede presenza, attenzione e dedizione.

Con il suo esordio, Jordan Firstman firma una commedia drammatica tenera e anticonformista, che trova nella relazione tra padre e figlio il proprio centro emotivo. Perché crescere, a volte, significa accettare che qualcuno entri nella nostra vita e la trasformi completamente, insegnandoci a diventare le persone che non sapevamo ancora di poter essere.

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Sommario

Una commedia drammatica che alterna l’energia della nightlife queer newyorkese a una riflessione dolce e sincera sulla paternità. Jordan Firstman convince nel ruolo di Peter, un eterno ragazzo costretto a rimettere in discussione le proprie priorità dall’arrivo inaspettato del figlio Arlo. Tra ironia, fragilità e affetti, il film racconta la crescita come un percorso imprevedibile, in cui imparare a prendersi cura di qualcuno significa anche imparare a conoscere se stessi.

Camilla Tettoni
Camilla Tettoni
Romana, classe 1997, è laureata in Lettere Moderne all’Università di Siena e in Italianistica all’Università di Bologna, con lode. Ha conseguito un Master in International Journalism presso l’University of Stirling e un corso avanzato in Geopolitica presso la Scuola di Limes. Appassionata di cinema, dal 2025 collabora con Cinefilos.it con recensioni e approfondimenti cinematografici, affiancando attività di critica culturale e pubblicazioni su riviste italiane e internazionali.

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