È ambientato a Birmingham, nel cuore dell’Inghilterra, ma potrebbe svolgersi ovunque il racconto di I See Buildings Fall Like Lightning, il film diretto dalla regista Clio Barnard (autrice di Ali & Ava – Storia di un incontro) e presentato prima alla Quinzaine des cinéastes all’ultimo Festival Cannes e ora in concorso alla Festa del Cinema di Roma. Tratto dall’omonimo romanzo di Keiran Goddard (in Italia edito da E/O con il titolo Vedo palazzi cadere come fulmini). Protagonisti di questo sono cinque amici, legati sin dall’infanzia, e ritrovatisi ora ad aver varcato la soglia dei trent’anni con delle esistenze molto diverse da quelle che si aspettavano di avere.
Si costruisce così, mattone dopo mattone, un film che si fa carico del denso materiale narrativo di partenza, nel quale si affrontano impegno civile, conseguenze della gentrificazione urbana, ma anche le difficoltà di un’intera generazione nel trovare un proprio posto nel mondo senza tradire i propri sogni di gioventù. E ancora amicizia fraterna, rimpianti, nostalgia, depressione, il tutto mentre il mondo che si conosceva cambia radicalmente al venir giù di palazzi e all’edificarsene di nuovi. Barnard non si fa però spaventare da cotanti elementi e insieme allo sceneggiatore Enda Walsh (autore anche di Hunger, Piccole cose come queste e Die, My Love) trova il giusto equilibrio per ognuno di essi, componendo un film tanto intimo nell’esplorazione del privato dei suoi protagonisti, quanto capace di aprirsi all’universale e guardare con malinconia al mondo che stiamo costruendo.
La trama di I See Buildings Fall Like Lightning
Il film si concentra dunque su cinque amici, Patrick, Shiv, Rian, Oli e Conor. Sono cresciuti insieme e insieme sognavano tutto ciò che avrebbero fatto nella vita. Ora hanno trent’anni e quei sogni non si sono realizzati proprio come se li erano immaginati. Patrick (Anthony Boyle) e Shiv (Lola Petticrew) sono innamorati come sempre, ma la loro relazione viene scossa quando un vecchio segreto riapre vecchie ferite. Il carismatico Oli (Jay Lycurgo), da sempre l’anima della festa, sta esagerando con le droghe e sta spegnendosi giorno dopo giorno. Conor (Daryl McCormack) sta invece per diventare papà e ha un progetto imprenditoriale che potrebbe cambiare tutto. Solo Rian (Joe Cole) ha lasciato il quartiere, si è trasferito a Londra e ha fatto un sacco di soldi. Si sente però solo e distaccato, gli mancano casa e la comunità, la sua “famiglia” di amici intimi. Le loro vite si snodano così in una città che, come loro, cambia giorno dopo giorno, senza che si possa far nulla per invertire la rotta.
Cosa ne è stato di tutti quei sogni?
Salvo qualche breve incursione in una Londra dove puoi alzare lo sguardo quanto vuoi, ma continuerai a vedere palazzi anziché il cielo, I See Buildings Fall Like Lightning si svolge così interamente in un’Inghilterra periferica, sgualcita, piena di strade vuote e case dietro le cui mura si svolgono situazioni al limite. Contesti inglesi più volte visti sul grande schermo (ad esempio grazie alla regista Andrea Arnold con Fish Tank e il recente Bird) e che ancora una volta fanno da sfondo ideale alle vicende di personaggi esistenzialmente in crisi, divenendo la perfetta esteriorizzazione del loro stato emotivo interno. Un senso di fragilità, o meglio di imminente crollo emotivo, racchiuso già nel bellissimo titolo, ma la cui rappresentazione viene poi effettivamente accostata nel montaggio a precisi episodi della vita dei protagonisti del film.
L’immagine delle torri residenziali che crollano diventa infatti una metafora, oltre che della precarietà abitativa, delle disuguaglianze e di un’economia sempre più legata alla proprietà immobiliare, anche dei suoi cinque protagonisti, ognuno a suo modo in conflitto con la versione di sé che è diventato. Shiv vive intensamente il presente e sa cogliere la bellezza dei piccoli gesti quotidiani; Rian, invece, è bloccato in una condizione di distacco, lontano dal calore della comunità in cui è cresciuto. Per Oli il tempo è invce deformato dagli effetti delle dipendenze, mentre Patrick affronta con lucidità e rabbia le contraddizioni del capitalismo contemporaneo. Conor, infine, cerca disperatamente di sostenere il peso delle responsabilità familiari e lavorative, reprimendo le proprie fragilità.
Nel raccontarli, sceneggiatore e regista riescono abilmente a tradurre in linguaggio cinematografico la struttura del romanzo, composto da cinque monologhi in prima persona, senza ricorrere alla voce fuori campo. Il risultato è un film corale dove le vicende dei cinque amici si intrecciano senza la minima confusione per lo spettatore, e ciascuna di esse è capace di riflettere il diverso rapporto che i protagonisti hanno con il tempo, indagando le difficoltà dell’età adulta in una società che ha disatteso le promesse della giovinezza, mettendo a rischio la sicurezza economica, il senso di appartenenza e la possibilità di immaginare un futuro.
I See Buildings Fall Lightning racconta con naturalezza una generazione e il suo mondo
I See Buildings Fall Like Lightning è però avvincente non solo perché porta sullo schermo con grande onesta una generazione e le sue difficoltà. Fosse stato così, il messaggio di fondo sarebbe rimasto più circoscritto e il film sarebbe assomigliato maggiormente ad altri titoli sullo stesso argomento. L’opera di Barnard, invece, fa sì che dai suoi protagonisti si possa arrivare a parlare di classe operaia, di disuguaglianze lavorative ed economiche. Insomma, i trentenni di Goddard, Walsh e Barnard sono personaggio in cui è estremamente facile immedesimarsi, ritrovare qualcosa di sé e del proprio gruppo di amici, comprese le riflessioni che vengono fatte sulle ingiustizie presenti nel mondo. Ingiustizie che suonano qui reali perché messe in bocca a personaggi che potrebbero davvero averci a che fare.
Il film rivendica così anche l’importanza degli investimenti pubblici nelle comunità marginalizzate, ricordando come risorse apparentemente modeste possano cambiare concretamente le vite delle persone. È questa idea di public luxury, una ricchezza collettiva accessibile a tutti, a rappresentare il messaggio conclusivo dell’opera. Ma è solo uno dei tanti elementi di naturalezza di un film che ne offre molteplici. Si ride e si sorride, ci si emoziona nei momenti di maggior intensità drammatica e ci si esalta in quelli di maggior euforia. I cinque interpreti svolgono a loro volta un lavoro eccezionale nel conferire dignità e valore ad ogni scena, badando bene a mantenere con la loro recitazione il giusto equilibrio di ognuna di esse, senza calcare, senza esagerare.
Perché I See Buildings Fall Lightning doveva anche essere un film capace di reggersi su solide fondamenta (si perdoni la metafora scontata) e saper affrontare col giusto calibro tanto la commedia quanto il dramma. Così, progressivamente, l’emozione si consolida e ci si ritrova irreparabilmente affezionati a questi personaggi così sbandati, forse mal assortiti, che faticano a riconoscersi proprio come può capitare ad ognuno di noi, ma capaci anche di perdonarsi e saper segnalare agli altri la propria posizione in questo mare in tempesta che è il mondo. Finisce così che, anche dopo i titoli di coda, il film continua a vivere nello spettatore, come solo quelle opere di grande sincerità e delicatezza sanno fare.
I See Buildings Fall Like Lightning
Sommario
I See Buildings Fall Like Lightning è un film corale intenso e sincero, capace di intrecciare con equilibrio dramma e commedia per raccontare le disillusioni di una generazione e le disuguaglianze sociali che ne condizionano il futuro.
