Dopo il convincente Mur del 2023 (Nastro d’argento 2024 per il “Cinema del Reale” e candidato al David di Donatello come Miglior documentario), Kasia Smutniak torna alla Festa del Cinema di Roma con la sua opera seconda da regista, Mustang. Scritto insieme a Marella Bombini e prodotto insieme a Domenico Procacci e Laura Paolucci, in associazione con Luce Cinecittà — e con il contributo di Associazione Pietro Taricone e il sostegno di Unione Buddhista Italiana — il film è il racconto in prima persona di una realtà che la ex modella, attrice e documentarista sentiva la necessità di portare all’attenzione del pubblico e di una esperienza nella quale emerge il suo coinvolgimento personale. Forse troppo.
Viaggiare cambia la vita

Cor meum, pondus meum

Non tanto per un problema di equilibrio nello spazio concesso a ciascuna, ma per le scelte operate nel trattarle. Discorsi avviati e non conclusi, figure lasciate sullo sfondo a fare da scenografia (già splendida quella naturale di quei luoghi), occasioni di approfondimento — e di bilancio — non sfruttate lasciano il dubbio che la partecipazione dell’Associazione Pietro Taricone e dell’Unione Buddhista Italiana abbiano potuto lasciare la voce critica fuori campo.
Dietro la macchina da presa si vede meglio

La partecipazione della giovane Sophie non aiuta, tanto più nei panni di artista all’opera mentre realizza uno dei suoi quadri (con uno stile personalissimo, bello, ma decisamente poco utile al racconto, per quanto ‘familiare’), mentre si sente la mancanza di una maggiore attenzione nei confronti dei ragazzi che la scuola hanno resa viva e delle crepe che emergono. Soprattutto pensando allo sfogo della suddetta Kunzom, che tanto ha investito — a livello umano e professionale — in una esperienza che oggi sembra guardare con altri occhi.
Ai posteri…
Colpa della crisi climatica? Di troppo spontaneismo? Di materiali sbagliati? Non è dato — e forse nemmeno possibile — saperlo, ma seduti davanti alle immagini che scorrono sullo schermo resta la sensazione di scene troppo costruite, e di un’operazione più promozionale che documentaria, intorno a una storia importante. Parafrasando una battuta del film secondo la quale “Il dio della natura non è contento” verrebbe da pensare che potrebbe non essere il solo… Speriamo lo sia almeno la Smutniak, promotrice e finanziatrice del progetto, che resta interessante ma lascia in sospeso troppe domande.
Mustang
Sommario
Con Mustang, Kasia Smutniak trasforma un viaggio personale in un racconto di memoria, ma il coinvolgimento emotivo prevale sullo sguardo documentario, lasciando sullo sfondo le voci locali e le contraddizioni di un progetto importante, sincero nelle intenzioni, ma incompleto nella realizzazione.

