The State of Us, recensione del film con Samuel Bottomley e Callum Scott Howells – #RoFF21

Jake Harvey e Ollie Gardner raccontano un’amicizia profonda e una notte indimenticabile, tra la paura della perdita, la voglia di vivere e il tempo che resta.

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Presentato nella sezione Freestyle della XXI edizione della Festa del Cinema di Roma, The State of Us segna l’esordio alla regia di Jake Harvey e Ollie Gardner, due giovani filmmaker britannici che scelgono di raccontare una storia intima attraverso una notte destinata a cambiare tutto. Al centro del film ci sono Frankie e Taylor, interpretati rispettivamente da Samuel Bottomley e Callum Scott Howells, due amici legati da un rapporto profondo, cresciuto insieme a loro e diventato parte integrante delle rispettive identità.

Taylor è gravemente malato e trascorre i suoi ultimi giorni in un hospice. Frankie fatica ad accettare la sua condizione e, incapace di rassegnarsi all’idea di perderlo, decide di portarlo fuori dalla struttura per regalargli una notte indimenticabile nella loro Bradford. Ha in mente feste, eccessi, incontri e una corsa fino alla collina da cui osservare i fuochi d’artificio. Un programma apparentemente semplice, che diventa il pretesto per allontanare almeno per qualche ora la paura della fine.

Il paesaggio dello Yorkshire accompagna questa fuga tra strade, locali e luoghi familiari, restituendo al racconto un senso di appartenenza molto concreto. Bradford è la città dei ricordi condivisi, delle esperienze che hanno costruito il legame tra i due ragazzi e di un futuro che, per Taylor, si sta facendo sempre più breve. La notte diventa così uno spazio sospeso, nel quale provare a vivere con la massima intensità proprio quando il tempo sembra sottrarsi a ogni possibilità di controllo.

Samuel Bottomley e Callum Scott Howells: la forza di un legame

Cortesia della Festa del Cinema di Roma

Il cuore di The State of Us è l’intesa tra i suoi protagonisti. Samuel Bottomley e Callum Scott Howells danno vita a un’amicizia credibile, fatta di confidenza, provocazioni, complicità e silenzi che raccontano molto più delle parole. I loro personaggi condividono un linguaggio affettivo costruito negli anni, che si esprime anche attraverso scherzi e comportamenti sopra le righe, mediante i quali riescono a esprimere una vicinanza che sarebbe difficile dichiarare apertamente.

Frankie reagisce alla malattia dell’amico con una vitalità quasi disperata. Il suo bisogno di organizzare un’ultima avventura nasconde la difficoltà di immaginare un mondo in cui Taylor non ci sia più. Ogni eccesso, ogni deviazione e ogni tentativo di prolungare la notte diventano un modo per rimandare il momento in cui dovrà confrontarsi con la perdita. Taylor, dal canto suo, è costretto a vivere una contraddizione dolorosa: mentre il suo tempo si esaurisce, deve anche fare i conti con la sofferenza di chi gli vuole bene e sembra incapace di accettare ciò che sta accadendo.

Le interpretazioni restituiscono questa complessità senza appesantire il racconto: i due attori condividono una naturalezza che rende la loro relazione il vero motore emotivo del film. Il risultato è un ritratto dell’amicizia maschile in cui la vulnerabilità trova finalmente spazio, anche quando si manifesta tramite la rabbia, l’ironia o l’incapacità di affrontare apertamente il dolore.

Ridere davanti alla paura

Uno degli aspetti più riusciti della pellicola risiede nel modo in cui affronta i temi della malattia e della morte, alternando con equilibrio momenti di leggerezza e sfumature malinconiche. La fuga di Frankie e Taylor si trasforma in una successione di situazioni imprevedibili, tra feste, incontri e momenti di caos che sembrano appartenere a una classica storia di formazione. Eppure, dietro l’energia della notte, rimane costantemente presente la consapevolezza che i due ragazzi stanno cercando di conquistare qualcosa di impossibile: altro tempo insieme.

L’umorismo diventa una forma di resistenza, una maniera per sottrarre la malattia alla sua dimensione più solenne e restituire ai protagonisti il diritto di essere giovani, irriverenti e persino irresponsabili. La morte entra così nella quotidianità, accanto alla musica, al divertimento e alle delusioni sentimentali. The State of Us trova la propria voce proprio in questo equilibrio, lasciando che la comicità alleggerisca il dramma senza cancellarne il peso.

La narrazione, tuttavia, non rinuncia alle convenzioni del coming of age e, in alcuni passaggi, la successione di avventure rischia di rendere più prevedibile il percorso dei personaggi. La componente sentimentale emerge con maggiore forza quando il film rallenta e permette ai due amici di confrontarsi con ciò che li aspetta: sono proprio i momenti in cui la spontaneità degli interpreti prende il sopravvento a restituire tutta la fragilità della storia.

Il tempo che resta

Cortesia della Festa del Cinema di Roma

The State of Us parla della perdita, ma anche del tempo e della difficoltà di accettare i limiti della nostra esistenza. Frankie cerca di proteggere Taylor dalla sofferenza, e contemporaneamente tenta di proteggere se stesso da un futuro che non riesce ancora a immaginare. La sua corsa contro il tempo rivela quanto possa essere complicato distinguere il desiderio di aiutare qualcuno dal bisogno personale di evitare il dolore.

La notte trascorsa insieme diventa allora un passaggio di crescita per entrambi. Taylor deve affrontare il pensiero della propria fine, mentre Frankie è chiamato a comprendere che continuare a vivere non significa dimenticare chi si è perso. L’amicizia si trasforma in un’eredità emotiva, qualcosa che sopravvive alla presenza fisica e continua a influenzare il modo in cui guardiamo il mondo.

La collina e i fuochi d’artificio assumono un valore simbolico proprio perché riportano i personaggi a un ricordo condiviso, a un luogo capace di tenere insieme passato e futuro. La bellezza di quell’istante non risolve il dolore e non offre consolazioni semplici. Permette, piuttosto, di riconoscere che anche un momento destinato a finire può conservare un significato duraturo.

The State of Us: un esordio sincero e coinvolgente

Cortesia della Festa del Cinema di Roma

Con il loro primo lungometraggio, Jake Harvey e Ollie Gardner dimostrano una notevole sensibilità nel rappresentare un legame che si confronta con la paura della perdita e con la ricerca di un significato, anche quando ogni risposta sembra sfuggire. La dimensione collettiva della storia, gli incontri e le deviazioni nella notte, rimane sempre legata alla relazione intima tra Frankie e Taylor, che regala al film la sua direzione emotiva.

The State of Us è un’opera agrodolce che trova nei suoi protagonisti il punto di forza più evidente. Qualche passaggio si affida a formule narrative già conosciute, ma l’autenticità del rapporto tra i due ragazzi e la capacità di alternare risate e malinconia rendono il racconto sinceramente coinvolgente.

Rimane, soprattutto, una riflessione sul valore del tempo condiviso e sull’accettazione: come si continua a vivere quando una persona fondamentale sta per andarsene? Il film non pretende di “risolvere” una domanda così dolorosa. Ci ricorda, però, che l’amore e l’amicizia possono aiutarci ad attraversarla, lasciandoci ricordi capaci di accompagnarci anche dopo l’addio.

The State of Us
3.5

Sommario

Con sensibilità e malinconia, The State of Us racconta il legame tra due amici alle prese con la paura della perdita e il desiderio di vivere ogni istante fino in fondo. Samuel Bottomley e Callum Scott Howells convincono grazie a un’intesa autentica, in un film capace di alternare ironia e commozione. Qualche passaggio segue percorsi narrativi già conosciuti, ma la sincerità del racconto e la sua riflessione sul tempo condiviso lasciano il segno.

Camilla Tettoni
Camilla Tettoni
Romana, classe 1997, è laureata in Lettere Moderne all’Università di Siena e in Italianistica all’Università di Bologna, con lode. Ha conseguito un Master in International Journalism presso l’University of Stirling e un corso avanzato in Geopolitica presso la Scuola di Limes. Appassionata di cinema, dal 2025 collabora con Cinefilos.it con recensioni e approfondimenti cinematografici, affiancando attività di critica culturale e pubblicazioni su riviste italiane e internazionali.

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