Coward, il nuovo film del regista di Close si presenta con il primo trailer: una storia d’amore contro la guerra

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Lukas Dhont, uno dei registi più apprezzati del cinema europeo contemporaneo, torna nelle sale con Coward, il suo nuovo lungometraggio dopo il successo di Girl e Close. MUBI ha diffuso il trailer e il poster ufficiali del film, che arriverà nei cinema italiani il 5 gennaio 2027, portando sul grande schermo una storia ambientata durante la Prima guerra mondiale, tra le trincee del fronte belga. Presentato in anteprima mondiale in concorso al Festival di Cannes 2026, dove i protagonisti Emmanuel Macchia e Valentin Campagne hanno conquistato ex aequo il premio per la Migliore Interpretazione Maschile, il film è stato inoltre scelto dal Belgio come proprio candidato alla categoria Miglior Film Internazionale della 99ª edizione degli Oscar. Un nuovo progetto con cui Dhont sembra voler ampliare la propria ricerca cinematografica sull’identità, sui sentimenti e sulle fragilità umane, confrontandosi questa volta con la violenza della Storia.

Secondo quanto annunciato da MUBI, Coward segue la vicenda di Pierre, un giovane soldato che arriva al fronte durante la Prima guerra mondiale, ritrovandosi improvvisamente immerso in una realtà dominata dalla brutalità e dalla paura. L’incontro con Francis, un ragazzo che sogna di portare il teatro tra i soldati, apre però uno spazio inatteso all’interno di quell’universo di morte. Attraverso la recitazione e la condivisione di un linguaggio artistico, i due protagonisti sviluppano un legame sempre più profondo, destinato a trasformarsi in una delicata storia d’amore. Il palcoscenico diventa così un rifugio dalla violenza delle trincee, un luogo nel quale conservare la propria sensibilità e immaginare un’esistenza diversa da quella imposta dalla guerra. Il trailer anticipa proprio il contrasto tra l’intimità dei sentimenti e la distruzione che circonda i personaggi, elemento centrale della nuova opera del regista belga.

La scelta di ambientare questa storia durante la Prima guerra mondiale rappresenta un’evoluzione interessante nel percorso di Dhont, che nei suoi precedenti lungometraggi aveva esplorato soprattutto le difficoltà della crescita e il rapporto tra identità personale e aspettative sociali. Anche in Coward, tuttavia, sembra emergere il medesimo interrogativo: cosa accade quando il mondo esterno impone agli individui un ruolo incompatibile con ciò che sentono realmente di essere? La guerra amplifica questo conflitto, trasformando la vulnerabilità in una condizione apparentemente inaccettabile e imponendo ai giovani soldati un modello di coraggio fondato sulla resistenza alla violenza. Il film sembra voler ribaltare proprio questa prospettiva, suggerendo che il gesto più coraggioso possa essere quello di difendere i propri sentimenti e rifiutare la brutalità, anziché accettarla come inevitabile.

Coward, Lukas Dhont ritrova i temi di Close e Girl in un racconto tra amore, identità e sopravvivenza

Con Coward, Lukas Dhont torna a collaborare con alcuni dei professionisti che hanno contribuito a definire l’identità artistica dei suoi precedenti film. La sceneggiatura è firmata insieme ad Angelo Tijssens, mentre ritornano il produttore Michiel Dhont, il direttore della fotografia Frank van den Eeden, il compositore Valentin Hadjadj, il montatore Alain Dessauvage, la scenografa Eve Martin e la sound designer Yanna Soentjens. Una continuità creativa particolarmente significativa per un regista che ha costruito il proprio linguaggio attraverso un rapporto strettissimo tra immagini, corpi e dimensione emotiva dei personaggi. In Girl, presentato a Cannes nel 2018, Dhont raccontava la ricerca di identità di una giovane ballerina, mentre in Close, vincitore del Grand Prix a Cannes nel 2022 e candidato all’Oscar come miglior film internazionale, esplorava la fragilità dell’amicizia adolescenziale e le conseguenze della pressione sociale sui sentimenti.

Il nuovo film sembra recuperare alcuni elementi centrali di entrambe le opere, trasferendoli però in un contesto storico nel quale le convenzioni sociali diventano ancora più oppressive. Pierre e Francis vivono infatti in un mondo che richiede loro disciplina, obbedienza e disponibilità al sacrificio, mentre il sentimento che nasce tra i due rappresenta una forma di libertà incompatibile con la logica della guerra. Il teatro assume in questo senso un valore simbolico particolarmente importante: non è soltanto uno strumento di evasione, ma uno spazio nel quale i protagonisti possono esprimere parti di sé che la vita militare costringe a nascondere. La possibilità di interpretare ruoli differenti diventa paradossalmente il mezzo attraverso il quale ritrovare la propria autenticità.

L’accoglienza ricevuta al Festival di Cannes e la candidatura belga agli Oscar confermano le aspettative attorno a un progetto che potrebbe segnare un ulteriore passaggio nella maturazione artistica di Dhont. Resta soprattutto interessante il modo in cui il regista affronterà la rappresentazione della guerra, evitando che la dimensione storica finisca per sovrastare quella intima che ha sempre caratterizzato il suo cinema. Coward sembra infatti voler raccontare non tanto l’eroismo dei soldati quanto il coraggio di chi, anche davanti alla distruzione, continua a difendere la propria umanità. Una prospettiva che trasforma la storia d’amore al centro del film in una riflessione più ampia sulla libertà individuale e sul diritto di sottrarsi alla violenza.

Coward arriverà nei cinema italiani dal 5 gennaio 2027, distribuito da MUBI.

Redazione
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