David Fincher e Quentin Tarantino hanno avuto idee decisamente diverse sul numero di ciak da realizzare durante le riprese di Le nuove disavventure di Cliff Booth. Il regista, noto per la sua meticolosa ricerca della ripresa perfetta, avrebbe inizialmente voluto limitarsi a cinque o sei tentativi per ogni inquadratura. Tarantino, coinvolto nel progetto come sceneggiatore, ha invece insistito perché lavorasse secondo il suo metodo abituale, arrivando a chiedere 28 ciak per ogni setup.
L’aneddoto emerge da un’intervista congiunta pubblicata da Empire Magazine, nella quale i due cineasti hanno raccontato alcuni retroscena della lavorazione. Fincher ha ricordato la reazione di Tarantino quando gli aveva comunicato l’intenzione di contenere il numero di riprese: “Ricordo che all’inizio dissi a Quentin: ‘Voglio assicurarmi di conoscere tutto alla perfezione, perché vorrei limitarmi a cinque o sei ciak’. E lui rispose: ‘COSA?! Voglio l’effetto completo, amico. Voglio 28 ciak per ogni singola inquadratura!’ Io dissi: ‘Va bene, va bene!’”
La particolarità dell’episodio sta nell’inversione dei ruoli rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare. Fincher è spesso associato a una direzione estremamente esigente, mentre Tarantino, in questo caso, si è fatto promotore di un metodo ancora più insistente. La richiesta sembra aver avuto anche una componente di complicità: lo sceneggiatore voleva che il regista potesse lavorare senza rinunciare alla propria ossessione per il dettaglio. Il risultato racconta qualcosa del rapporto creativo tra i due e delle aspettative riposte in un progetto che riporta sullo schermo Cliff Booth.
Da Zodiac a Mank, la ricerca della ripresa perfetta è il marchio di Fincher
Tarantino avrebbe avuto modo di osservare direttamente il metodo del collega sul set, definendolo un “intenso artista delle marionette” e imitandone il modo di dirigere gli attori: “No, no, no, così non va. Avvicinati. Bene, fermati, fermati. Va bene, rifacciamolo.” Una descrizione ironica, ma coerente con la reputazione costruita da Fincher nel corso della sua carriera. In Zodiac, per esempio, il regista avrebbe interrotto una ripresa per un filo fuori posto sulla camicia di un personaggio e dedicato un intero pomeriggio a un’inquadratura della mano di Jake Gyllenhaal mentre gettava alcuni documenti in auto.
Gli esempi non mancano neppure negli altri film. Andrew Garfield ha raccontato che la scena in cui il suo personaggio distrugge un computer in The Social Network richiese più di tredici ciak, mentre per Mindhunter è stata riferita una sequenza arrivata a 75 ripetizioni. Ancora più emblematico il caso di Mank: secondo il racconto di Charles Dance, la scena della cena culminante superò i cento ciak, fino a quando Gary Oldman sbottò: “David, ho fatto questa scena cento cazzo di volte.” La risposta del regista fu: “Sì, lo so, ma questa è la centounesima. Si riparte!”
Il paragone più immediato è spesso quello con Stanley Kubrick, celebre per aver sottoposto gli interpreti a un numero eccezionale di ripetizioni, mentre il metodo di Clint Eastwood rappresenta quasi l’estremo opposto, con una o due riprese considerate generalmente sufficienti. In questo contesto, l’intesa tra Fincher e Tarantino assume un significato particolare: Le nuove disavventure di Cliff Booth sembra aver trovato nella libertà concessa al regista una delle condizioni della propria identità. Il film arriverà in IMAX il 25 novembre e su Netflix il 23 dicembre 2026.

