Guillermo del Toro non ha perso l’amore per il mondo dei kaiju e dei mecha. Il regista premio Oscar ha rivelato che gli piacerebbe tornare a lavorare su un film di questo tipo dopo Pacific Rim, spiegando che proprio l’incontro tra mostri giganteschi e robot rappresenta ancora oggi uno dei territori creativi che sente più vicini.
Durante una sessione AMA su Reddit, un fan gli ha chiesto se esistesse la possibilità di vederlo nuovamente alle prese con un film dedicato a kaiju o robot giganti. Del Toro ha risposto senza esitazioni, ricordando anche perché accettò di dirigere Pacific Rim a partire dal soggetto di Travis Beacham: per lui, l’idea di fondere creature colossali e tecnologia meccanica resta un vero “sweet spot” creativo.
La dichiarazione non equivale ancora all’annuncio di un nuovo progetto, ma dice molto su come del Toro continui a percepire Pacific Rim. Non come una parentesi commerciale all’interno della sua filmografia, ma come uno dei film che considera più personali e divertenti da realizzare, proprio perché gli permise di sperimentare con linguaggio visivo, design e tono.
Pacific Rim resta uno dei film che Guillermo del Toro sente più suoi, tra kaiju, mecha e “Smart-Stupid”
Del Toro ha spiegato che il punto di partenza di Pacific Rim fu proprio l’idea di rendere centrale il rapporto tra due piloti costretti a fidarsi l’uno dell’altro. Per questo insistette sul concetto del doppio pilota nei Jaeger: dietro la spettacolarità dei combattimenti, voleva che il film parlasse di fiducia, connessione e affinità tra esseri umani.
Il regista ha ricordato anche quanto si fosse divertito a sperimentare con l’estetica dei kaiju, lavorando su elementi che allora considerava relativamente nuovi per il genere: combattimenti notturni, pioggia, luci al neon e creature trattate come vere presenze sceniche. Del Toro ha osservato come alcune di quelle soluzioni visive siano poi diventate più comuni nei film di kaiju successivi.
Tra i concetti che aveva coniato durante la lavorazione c’erano anche “GothTech”, cioè la fusione tra estetica gotica e tecnologia, e soprattutto “Smart-Stupid”: l’idea che una premessa apparentemente assurda — costruire robot giganteschi per combattere mostri altrettanto giganteschi — dovesse essere trattata con la massima serietà possibile.
È proprio questa combinazione tra immaginazione sfrenata e convinzione assoluta nel mondo raccontato che rende Pacific Rim ancora oggi un film particolarmente riconoscibile nella sua carriera.
Del Toro ha poi spiegato cosa lo affascina dei kaiju: non soltanto la loro scala, ma la loro qualità quasi ornamentale e astratta. Alcune creature derivano da animali riconoscibili, mentre altre sembrano costruite come oggetti di pop art, con forme volutamente eccessive e quasi architettoniche. È un tipo di design che il regista continua ad amare profondamente, tanto da citare apertamente la sua passione per Ultraman, Ultra Q e Ultra Seven.
Il possibile ritorno ai kaiju non sembra comunque imminente. Del Toro è già impegnato con altri progetti, tra cui l’adattamento animato di The Buried Giant di Kazuo Ishiguro, e continua ad accarezzare idee molto diverse, da una nuova versione de Il fantasma dell’Opera fino ai suoi storici interessi per H.P. Lovecraft.
Per ora, quindi, non esiste un nuovo Pacific Rim firmato da del Toro all’orizzonte. Ma il fatto che il regista continui a considerare quel genere uno dei suoi spazi creativi preferiti lascia aperta una possibilità che, fino a oggi, sembrava tutt’altro che scontata.
