Resident Evil di Zach Cregger si chiude con uno dei finali più cupi mai visti nel franchise, e ora Austin Abrams ha spiegato quale fosse il vero senso della trasformazione conclusiva di Bryan. L’attore ha definito il destino del personaggio “sorprendente” e “tragico”, sottolineando come il film scelga deliberatamente di negargli il classico finale eroico.
La storia segue Bryan, un corriere medico incaricato di effettuare un’ultima consegna prima di tornare dalla compagna incinta. Il viaggio a Raccoon City lo porta però nel cuore dell’epidemia, mentre il pacco che trasporta si rivela fondamentale per la creazione di un antidoto. È proprio qui che il finale ribalta tutto: Bryan riesce ad arrivare fino in fondo, ma finisce per distruggere ciò che stava cercando di salvare.
Secondo Abrams, il punto non è soltanto sorprendere il pubblico. Il finale serve a trasformare Bryan in una sorta di “origin story” tragica, mostrando come il virus riesca a continuare a diffondersi nonostante esistesse una possibile via d’uscita.
Austin Abrams vede il finale di Resident Evil come la nascita tragica di qualcosa di molto più grande
Nel finale, il morso di Bryan ha ormai fatto il suo corso proprio mentre l’antidoto viene completato. Il protagonista si trasforma in una creatura mostruosa, attacca gli scienziati e finisce per distruggere la cura che avrebbe potuto cambiare il destino dell’epidemia.
È questo il paradosso centrale del film: Bryan passa l’intera storia cercando di portare qualcosa a destinazione e, nel momento in cui ci riesce, diventa la causa della sua distruzione. Abrams ha spiegato che questa conclusione funziona proprio perché Cregger non ha paura di “togliere il tappeto da sotto i piedi” del pubblico, una caratteristica già evidente in Barbarian e Weapons.
L’attore ha raccontato anche il lato più fisico della trasformazione, spiegando quanto fosse difficile rendere credibile sul set la forma mostruosa finale:
«Quello che ti passa per la testa è: sembro un fottuto idiota. […] Ma più ti ci butti dentro, più la gente pensa: “Wow, sembra figo”. Zach continuava a dire: “Più mostro. Più ruggito. Più spaventoso. Continua a fare il mostro”.»
Il tono è quasi ironico dietro le quinte, ma sullo schermo il risultato serve a completare una trasformazione che Cregger costruisce come una condanna, non come un potenziamento.
Il finale conferma che questo Resident Evil vuole raccontare una tragedia, non una storia di sopravvivenza classica
A differenza di molte storie della saga videoludica, il film non premia il protagonista con una fuga, una cura o una vittoria parziale. Bryan viene completamente sopraffatto dall’infezione e il suo destino diventa l’ultima parola sul film.
È anche coerente con l’approccio scelto da Cregger: il film non adatta direttamente una storia dei videogiochi e non porta in primo piano personaggi come Leon Kennedy o Jill Valentine. Utilizza invece Raccoon City, Umbrella e gli elementi riconoscibili del franchise per costruire una storia autonoma attorno a Bryan.
Proprio per questo il finale ha un peso diverso. Bryan non è un eroe destinato a diventare parte della mitologia del franchise: è una vittima della stessa catastrofe che definisce quell’universo. La sua trasformazione mostra cosa succede alle persone normali quando il sistema collassa e non arriva nessuno a salvarle.
Abrams, inoltre, ha evitato di suggerire cosa possa accadere dopo l’ultima inquadratura, che lascia Bryan trasformato davanti a un elicottero militare. L’attore ha spiegato di non voler costruire teorie personali e di preferire che ogni eventuale sviluppo futuro serva innanzitutto la storia.
La scelta è rafforzata anche dall’assenza di una scena post-credit: il film non aggiunge ulteriori risposte dopo l’ultima immagine e lascia che la trasformazione di Bryan resti la conclusione definitiva della sua storia.
Questo non esclude altri film. Cregger ha già accennato di avere idee su dove potrebbe andare la saga, e il forte debutto al box office rende il futuro del franchise più plausibile. Ma per ora il finale di Bryan funziona proprio perché non promette nulla: chiude il cerchio di un personaggio che ha passato l’intero film tentando di salvare qualcosa e finisce per diventare parte dell’orrore che voleva fermare.

