Resident Evil, Zach Cregger deluso dalle critiche dei fan: «Si è parlato di tutto tranne che del film»

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Il successo commerciale e di critica del nuovo Resident Evil non ha cancellato alcune insoddisfazioni del suo regista. Zach Cregger, autore del reboot uscito nelle sale il 18 settembre 2026, ha raccontato di essere rimasto frustrato dal modo in cui una parte della discussione sul film si è concentrata sul confronto con i videogiochi Capcom, lasciando in secondo piano il valore della storia che aveva scelto di raccontare. Un risultato che riporta al centro una questione ricorrente negli adattamenti: quanto spazio può avere la libertà creativa quando si lavora su un universo già amato da milioni di persone?

Intervenuto nel podcast The Town, Cregger ha spiegato che molte delle conversazioni intorno al film hanno riguardato soprattutto la fedeltà al materiale originale, la presenza dei personaggi storici e il rispetto della lore videoludica. Aspetti che, secondo il regista, hanno finito per oscurare l’intenzione alla base del progetto: realizzare una storia nuova, ambientata nel mondo di Resident Evil, senza ripercorrere necessariamente vicende già conosciute.

Il nuovo Resident Evil sceglie una storia originale invece dei personaggi storici dei videogiochi

Andrea Miltner in Resident Evil (2026)
Foto di Courtesy of Sony Pictures

Il film segue Bryan, un corriere medico interpretato da Austin Abrams, la cui apparentemente ordinaria consegna si trasforma in una lotta per la sopravvivenza. Cregger ha scelto di non costruire il reboot intorno a figure iconiche come Leon S. Kennedy o Jill Valentine, né di riprodurre una trama già affrontata nei videogiochi. Ha preferito introdurre un protagonista inedito e sviluppare una vicenda autonoma all’interno dell’universo della saga.

Una scelta che ha contribuito a distinguere il film dalle precedenti trasposizioni cinematografiche, ma che ha inevitabilmente alimentato il confronto con le aspettative degli appassionati. Per una serie che nel corso degli anni ha costruito un immaginario riconoscibile, fatto di personaggi, creature e riferimenti narrativi, ogni cambiamento può diventare terreno di discussione. Il problema, secondo Cregger, è che l’attenzione verso ciò che mancava rispetto ai giochi ha rischiato di prevalere sull’analisi di ciò che il film proponeva effettivamente.

Il regista, già dietro gli horror Barbarian e Weapons, non ha escluso del tutto la possibilità di tornare a lavorare sul franchise. In passato aveva anche parlato di nuove idee ambientate nello stesso universo. Le sue recenti dichiarazioni, tuttavia, mostrano quanto sia consapevole della pressione che accompagnerebbe un eventuale seguito.

La questione va oltre il caso specifico di Resident Evil. Quando un adattamento introduce elementi originali, si trova a confrontarsi con un pubblico che spesso considera il materiale di partenza un riferimento imprescindibile. La fedeltà può diventare un criterio di giudizio dominante, anche quando un autore sceglie consapevolmente un percorso differente. La sfida per Cregger era proprio questa: utilizzare un mondo già esistente per raccontare qualcosa di nuovo. E, a suo avviso, una parte del dibattito non ha dedicato abbastanza attenzione al risultato di questa scelta.

Chiara Guida
Chiara Guida
Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice e Direttore Responsabile di Cinefilos.it dal 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.
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