Martin Scorsese avrebbe potuto dirigere Angelina Jolie nei panni di Cleopatra VII, dando vita a uno dei progetti cinematografici più ambiziosi e sorprendenti della sua carriera. Il film, sviluppato per Sony Pictures, non è però mai arrivato alla produzione. A distanza di oltre un decennio, il regista ha raccontato come una vicenda apparentemente estranea al progetto abbia contribuito a comprometterne la realizzazione: l’attacco informatico che nel 2014 travolse Sony, in seguito alle tensioni internazionali provocate dalla commedia The Interview con Seth Rogen e James Franco.
Scorsese ha ricostruito la vicenda durante il primo episodio di Crafty, la serie originale di Tribeca dedicata al processo creativo dei grandi cineasti. Come riportato da Variety, il regista ha collegato il destino del suo Cleopatra alle conseguenze dell’attacco informatico subito da Sony nel novembre 2014. «Stavamo per realizzare Cleopatra», ha ricordato, spiegando con tono ironico che la controversia nata intorno al film di Seth Rogen aveva finito per compromettere anche il suo progetto. Scorsese ha poi confermato che Jolie avrebbe interpretato la sovrana egiziana, aggiungendo che il risultato sarebbe stato «davvero selvaggio».
La rivelazione riporta l’attenzione su uno dei film mai realizzati più intriganti del cinema contemporaneo, ma racconta anche quanto possano essere fragili le grandi produzioni hollywoodiane. Il progetto non sarebbe stato fermato da difficoltà artistiche o da una revisione della sceneggiatura, almeno secondo la ricostruzione offerta dal regista, bensì dalle conseguenze di una crisi aziendale e mediatica senza precedenti. Le parole di Scorsese non dimostrano tuttavia che l’attacco informatico sia stato l’unica causa della cancellazione: restituiscono soprattutto la sua interpretazione di una vicenda che coinvolse direttamente i vertici dello studio.
Cleopatra di Martin Scorsese: il progetto con Angelina Jolie travolto dallo scandalo Sony
La sceneggiatura del film avrebbe dovuto essere firmata da Eric Roth, autore che avrebbe successivamente collaborato con Scorsese a Killers of the Flower Moon del 2023. La presenza di Roth, insieme a quella di Jolie e Scorsese, suggerisce quanto il progetto fosse concepito come una produzione di primo piano. Al centro della storia ci sarebbe stata Cleopatra VII, ultima sovrana della dinastia tolemaica e figura storica già immortalata sul grande schermo da Elizabeth Taylor nel kolossal del 1963 diretto da Joseph L. Mankiewicz.
Il contesto che contribuì a destabilizzare Sony fu quello dell’uscita di The Interview, commedia satirica del 2014 incentrata su un immaginario complotto per assassinare il leader nordcoreano Kim Jong-un. L’attacco informatico contro Sony Pictures portò alla diffusione di migliaia di comunicazioni riservate, rivelando tensioni interne, trattative e giudizi particolarmente duri su alcune star di Hollywood.
Tra i messaggi emersi figuravano quelli del produttore Scott Rudin indirizzati all’allora dirigente Sony Amy Pascal, nei quali Angelina Jolie veniva descritta in termini fortemente offensivi. Le email contribuirono ad alimentare una controversia pubblica che coinvolse diversi protagonisti dell’industria cinematografica. È in questo clima che Scorsese colloca il fallimento del suo progetto, pur senza attribuire a Rogen una responsabilità diretta nella cancellazione.
Resta soprattutto la curiosità per ciò che il regista avrebbe potuto fare con una figura complessa come Cleopatra. La sua filmografia ha spesso esplorato personaggi dominati dall’ambizione, dal potere e dalle contraddizioni morali, da The Aviator a The Wolf of Wall Street, fino a Killers of the Flower Moon. Un film sulla sovrana egiziana avrebbe potuto offrirgli l’occasione di confrontarsi con un grande racconto storico e politico, reinterpretando una figura troppo spesso ridotta alla sua dimensione romantica.
Non esistono indicazioni, nelle dichiarazioni riportate, che il progetto possa essere recuperato. Ma il racconto di Scorsese aggiunge un nuovo capitolo alla storia dei grandi film mai realizzati di Hollywood, ricordando come anche un regista del suo prestigio possa vedere sfumare un’opera per circostanze lontane dalle scelte creative.
