Sebastián Lelio, regista cileno vincitore del premio Oscar per Una donna fantastica, è morto a 52 anni a Santiago del Cile. La sua scomparsa priva il cinema internazionale di una delle voci più riconoscibili del panorama latinoamericano contemporaneo, capace di attraversare generi e produzioni internazionali mantenendo al centro personaggi in lotta con le convenzioni sociali, le identità imposte e le aspettative degli altri.
La notizia è stata confermata dalla famiglia attraverso un comunicato condiviso sui social da Amalia Kassai, compagna del regista. Come riportato da Deadline e dai media cileni, Lelio è morto in seguito a complicazioni di salute, senza che sia stata resa nota una causa specifica. Nel messaggio, i familiari hanno scritto: «Con profondo dolore annunciamo la scomparsa, avvenuta in seguito a complicazioni di salute, del regista cileno Sebastián Lelio. Stiamo attraversando un momento di profonda sofferenza e il suo ricordo resterà per sempre con noi. Era una persona meravigliosa, che ha dato un contributo significativo alla cultura cilena in momenti importanti della sua storia. Come famiglia, chiediamo riservatezza e rispetto in questo momento difficile.»
Il riconoscimento internazionale arrivato con Una donna fantastica ha rappresentato un passaggio storico per il cinema cileno, ma ridurre il percorso di Lelio a quel premio significherebbe trascurare la coerenza di una ricerca autoriale sviluppata nel corso di decenni. I suoi film hanno spesso messo al centro figure costrette a difendere la propria identità davanti a una società incapace di accoglierle pienamente. Uno sguardo che ha trovato forme diverse nel dramma, nel thriller psicologico e nel racconto in costume, senza perdere la propria attenzione per le contraddizioni dell’esperienza individuale.
Da Una donna fantastica a Il prodigio: il cinema di Sebastián Lelio tra identità e conflitto sociale
Il momento decisivo della sua carriera internazionale è arrivato nel 2017 con Una donna fantastica, interpretato da Daniela Vega e Francisco Reyes. Il film racconta la storia di Marina, cameriera e cantante legata sentimentalmente a un uomo più anziano, la cui morte improvvisa la costringe a confrontarsi con il rifiuto e i pregiudizi della famiglia di lui. Presentato alla Berlinale, dove ha ottenuto tre riconoscimenti tra cui quelli per il miglior film e la sceneggiatura, ha poi conquistato l’Oscar nel 2018 come miglior film in lingua straniera: è stato il primo lungometraggio cileno a ottenere il premio.
Prima di quel successo, Lelio aveva già attirato l’attenzione internazionale con Gloria, presentato nel 2013 e interpretato da Paulina García, premiata con l’Orso d’argento per la migliore attrice a Berlino. Negli anni successivi ha ampliato il proprio percorso con produzioni in lingua inglese come Disobedience, con Rachel Weisz e Rachel McAdams, e Gloria Bell, nuova versione del suo stesso film con Julianne Moore. Nel 2022 è arrivato Il prodigio, thriller psicologico ambientato nell’Irlanda del 1862, con Florence Pugh nei panni di un’infermiera chiamata a indagare sul presunto digiuno miracoloso di una bambina. Il film ha ottenuto una candidatura ai BAFTA come miglior film britannico.
Al momento della scomparsa, il regista era impegnato nelle riprese di Chilean Poet, adattamento del romanzo omonimo dello scrittore Alejandro Zambra. Il progetto avrebbe rappresentato un nuovo capitolo del suo rapporto con la cultura e la società cilene, dopo La ola, film del 2025 ispirato alle mobilitazioni femministe studentesche del Paese. Resta ora da capire quale sarà il destino della produzione. La sua filmografia lascia intanto un percorso che ha saputo portare storie profondamente radicate nella realtà cilena davanti a un pubblico internazionale, contribuendo a rendere il cinema del Paese una presenza riconoscibile nel panorama mondiale.

