Uno dei più discussi flop cinematografici delle sorelle Wachowski ha trovato un estimatore d’eccezione in Brandon Sanderson. Il celebre autore fantasy ha infatti assegnato a Speed Racer un 10/10, definendo sostanzialmente perfetto il film del 2008 diretto dalle creatrici di Matrix. Un giudizio particolarmente interessante considerando quanto l’opera sia stata criticata e commercialmente penalizzata al momento della sua uscita.
Sanderson ha parlato del film durante una puntata del podcast Intentionally Blank, inserendolo tra i migliori lavori di Lana e Lilly Wachowski. Lo scrittore ha elogiato proprio alcune delle caratteristiche che contribuirono alla controversa accoglienza originale: l’estetica estremamente colorata, il tono volutamente sopra le righe e la componente sentimentale della storia. Elementi che, secondo Sanderson, non rappresentano difetti ma costituiscono il cuore dell’identità del film.
Il giudizio dello scrittore arriva quasi vent’anni dopo un’accoglienza completamente diversa. Speed Racer incassò circa 93 milioni di dollari nel mondo a fronte di un budget riportato di 120 milioni, trasformandosi in un insuccesso commerciale. Con il passare degli anni, però, la reputazione del film è cambiata radicalmente: quello che nel 2008 appariva a molti come un eccesso visivo è diventato precisamente il motivo per cui l’opera delle Wachowski continua a essere riscoperta.
Speed Racer è diventato un cult proprio grazie agli elementi che inizialmente divisero il pubblico
Tratto dal celebre manga e anime giapponese, Speed Racer segue il diciottenne Speed, interpretato da Emile Hirsch, giovane pilota profondamente legato alla propria famiglia e alla Racer Motors. Quando rifiuta la proposta della potente Royalton Industries, il ragazzo entra in conflitto con un sistema dominato da interessi economici e competizioni manipolate.
La storia porta Speed a partecipare al pericoloso rally Crucible, trasformando quella che apparentemente potrebbe sembrare una semplice avventura automobilistica in uno scontro tra una famiglia indipendente e le grandi corporation che controllano il mondo delle corse. Nel cast figurano anche Christina Ricci, John Goodman, Susan Sarandon e Matthew Fox.
All’epoca dell’uscita, però, le aspettative erano inevitabilmente condizionate dal nome delle Wachowski. Dopo l’impatto culturale di Matrix, pubblico e critica si aspettavano un altro tipo di fantascienza. Speed Racer scelse invece una direzione quasi opposta: colori saturi, montaggio frenetico, scenografie artificiali e una rappresentazione della realtà che cercava deliberatamente di riprodurre sullo schermo il linguaggio dell’animazione.
È proprio questa radicalità ad aver favorito la successiva rivalutazione. Il film non tenta realmente di trasformare un anime in un’opera live-action convenzionale, ma cerca di trasferirne grammatica, velocità ed esagerazione direttamente nel cinema. Una scelta che nel 2008 poteva risultare straniante e che oggi appare molto più vicina alla sperimentazione visiva diventata comune nel cinema contemporaneo.
Il 10/10 di Sanderson è naturalmente un giudizio personale, ma fotografa bene la particolare seconda vita del film. Speed Racer non è diventato un cult nonostante le caratteristiche che contribuirono al suo fallimento: è diventato un cult proprio perché quelle caratteristiche, con il tempo, hanno trovato un pubblico disposto ad apprezzarle. E quasi vent’anni dopo, il più grande successo del film potrebbe essere proprio quello di essere sopravvissuto al proprio flop.

